Sito di ricerca storica - giornalismo d'inchiesta
Archivio documenti, sentenze della magistratura, ricostruzione dei profili politici e criminali dei quadri della "strategia della tensione" attivi negli anni '70/80, analisi sulla "centralità" del Veneto nel terrorismo fascista.

Foto di sinistra: Carlo Maria Maggi, medico, di Venezia, il capo di ORDINE NUOVO (gruppo stragista neofascista responsabile delle maggiori stragi nel Nord Italia negli anni dal 1969 agli anni '80) , Condannato all'ergastolo il 20 giugno 2017, morto a Venezia il 26 dicembre 2018. I funerali sono stati effettuati nel più assoluto isolamento e controllati dalla Polizia. Foto di destra: Maurizio Tramonte, condannato all'ergastolo assieme a Maggi il 20 giugno 2017. Tutte le informazioni che lo riguardano si trovano sotto la voce di menù "Attentato di Brescia".

Foto di sinistra: Generale Arma dei Carabinieri Francesco Delfino, nato a Platì (Calabria), negli anni '70 Capitano del Nucleo Investigativo Carabinieri di Brescia. Foto di sinistra: Carlo Digilio, esperto di armi da guerra ed esplosivi, vicino agli ambienti terroristici del gruppo mestrino-veneziano di Ordine Nuovo. Tutte le informazioni all'interno alla voce di menù "Carlo Digilio- Zio Otto".

Foto di sinistra: Giovanni Ventura, coordinatore del gruppo di estrema destra diretto da Franco Freda. All'interno i verbali di interrogatorio di Ventura resi al Giudice D'Ambrosio. Foto di destra: Il capo del gruppo neonazista di Padova, il procuratore legale Franco Freda.

La strage di Milano in Via Fatebenefratelli, sede della Questura. Alla fine della cerimonia per l'onoranza di un busto raffigurante il Commissario Calabresi le autorità sono state investite dal lancio di una bomba ananas, lanciata dall'anarco-fascista (collegato a Ordine Nuovo e a servizi segreti esteri) Gianfranco Bertoli. L'obiettivo era il ministro dell'Interno on. Mariano Rumor, democristiano vicentino.

Foto di sinistra: Guido Giannettini al processo di Catanzaro per la strage di Piazza Fontana. Collaboratore del S.I.D. (Servizio Informazioni Difesa) e sempre in contatto con il generale Maletti è stato condannato in prima istanza alla pena dell'ergastolo, ma poi il suo percorso giudiziario lo ha in pratica assolto. Foto di destra: il Generale Gianadelio Maletti, numero due del Servizio Segreto e capo del reparto "D" (controspionaggio e difesa) si è distinto per innumerevoli silenzi sulla sua condotta nelle indagini. Sapendo di rischiare una condanna abbandona il paese dopo la conclusione del processo e si rifugia a Joahannesburg in Sudafrica.
