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DAL GENNAIO AL 28 APRILE 1945 L'AGONIA DELLA CITTA' DI VICENZA

 

 

 

Alleati killer e burocrazia aliena

 

 

di Giorgio Marenghi

 

 

 

 

Gennaio 1945. Vicenza è una città spettrale, pazienza per le luci notturne che o non ci sono o sono quelle dell’oscuramento, azzurrine, poche, in alcuni casi è il colore bianco a mostrare al viandante la via, giusto per non cadere in qualche buca messa lì dalla bontà alleata.

 

 

Il municipio non smette mai di lavorare e di lavoro ne ha davvero tanto. Il podestà, l’ultimo della serie, Antonio Corna, un “prestato alla politica”, fa il suo dovere. Presente in ufficio è presente pure quando serve un aiuto di braccia, piccone in mano lavora come tutti a spostare montagne di detriti, puntellare il puntellabile, organizzare e disciplinare le masse popolari che ora, se sfilano, lo fanno per ricevere una minestra od un buono per l’alimentazione giornaliera.

 

 

I superlavoratori sono i pompieri, ma quelli, si sa, lo fanno per “vocazione” anche se alcuni di loro sono lì per sfuggire ad altre incombenze di carattere militare. Poi c’è la Protezione civile, l’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) che con i suoi potenti carrettini e qualche badile fa miracoli.

 

 

Non dobbiamo dimenticare un centinaio di vigili urbani che coi loro rapporti riempiono la scrivania del povero Corna. D'altronde la burocrazia anche sotto le bombe non muore, anzi rinvigorita più che mai offre il meglio della sua abbondanza di relazioni , note, segnalazioni, avvisi, ecc.

 

 

Ovviamente di cosa volete che si occupi in quel frangente? Va per la maggiore il rapporto sui bombardamenti, poi seguono le segnalazioni sul latte, ovvero quanto e a chi darlo, con la tessera o senza tessera, le baruffe sull’uso della benzina, che è in mano ai tedeschi che la centellinano, quasi fosse un Merlot d’annata. Tanti sono gli argomenti e le relative questioni di cui la burocrazia si occupa.

 

 

Collante necessario, a volte deborda, ma diciamo la verità, come starebbe in piedi un municipio a cui giorno dopo giorno crollano i muri. Dare da dormire agli sfollati di un quartiere è un’impresa titanica, rifornire gli ospedali, seppellire i morti, curare i rapporti con uno stralunato occupante tedesco, non è cosa da poco. E per farlo servono i rapporti, serve un ordine gerarchico e che funzioni.

 

 

Questo per la verità succede, vuoi un po’ per la testa di legno che hanno i fascisti, e anche perché quando le necessità sono al limite della sopravvivenza salta fuori un surplus di energia, di dedizione agli altri, scoperti come “fratelli” anche se illustri sconosciuti.

 

 

Succede ai rapporti dei vigili urbani, una sorta di angelo burocratico che deve sovraintendere ad una infinità di cose, da un traffico automobilistico inesistente, alla conta dei cadaveri, alla vigilanza delle case e dei quartieri diroccati, perché l’occasione fa l’uomo ladro.

 

 

Dunque gennaio del 1945. Tutto sta andando alla malora in quel gennaio, freddo, ostile, misero, come i vestiti che indossano quei pazzi di cittadini vicentini che restano in città nonostante un anno e passa di bombardamenti alleati. Già gli Alleati, i loro proclami sono pieni di accenni alla libertà, alla democrazia, ma se il buon giorno si vede dal mattino, beh la democrazia inglese e americana deve essere sembrata, a chi non capiva di politica, una faccenda maledettamente ingarbugliata.

 

 

“Forse pensano che siamo in troppi”, avrà detto qualche concittadino in quel gennaio del 1945, “e allora stanno cercando di aiutarci a venir fuori da una crisi economica”. Certo chi lavora sodo sono i becchini ma non è mai successo che questa categoria fosse trainante per l’economia di un paese civile. Ma, dubbi a parte, vediamo adesso come la burocrazia, che è uguale in ogni paese, abbia aiutato la città a conservare memoria degli “aiuti” Alleati.

 

 

Stiamo vedendo il mese di gennaio 1945 e allora ecco un foglio che ci cava la curiosità con il suo elenco di miserie.

 

 

 

Inizia la conta dei danni e dei caduti

 

 

 

"Incursione aerea nemica- recita il rapporto del Comandante dei Vigili Urbani di Vicenza – del 4 gennaio 1945. Spettabile Ufficio di Polizia Urbana. Si informa Codesto Spettabile Ufficio che nell’incursione nemica di oggi 4 gennaio 1945, sono state colpite le seguenti località:  Alcune bombe sono cadute a Porta Castello e precisamente sul fabbricato dell’albergo Crosara,  altre bombe ancora in Piazzale e Viale Roma, dove sono rimasti danneggiati i fabbricati circostanti, qui si devono contare due morti e alcuni feriti. Altre bombe sono cadute alla stazione ferroviaria, lungo la strada ferrata e lungo il Viale Venezia fino al Ponte Furo, è rimasto alquanto danneggiato il fabbricato della stazione stessa.

 

Altre bombe sono cadute in Viale Dalmazia e Viale Eretenio interrompendo completamente il transito. Pure il Vescovado rimaneva quasi distrutto dalla caduta di alcune bombe. Via Corpus Domini sono cadute altre bombe, in alcune ultime località non si ha da segnalare né morti né feriti. Tanto per dovere. Il Comandante dei Vigili Urbani".

 

 

Nel foglietto di malacopia, verrebbe da dire, il segretario Giarolli aveva scritto: "Verso le ore 12 e mezza del 4 gennaio 1945 alcuni velivoli di una grossa formazione aerea nemica sganciarono sulla città un centinaio circa di bombe….I morti fra la popolazione civile furono 2 e 16 i feriti".  

 

 

Su un altro foglietto ancora, firmato Lorenzi Guido, si legge: "Feriti ricoverati all’Ospedale civile n.16, tre dei quali sono deceduti fra cui un tedesco”. Feriti ricoverati al Seminario n.2, nessuno deceduto. Al cimitero sono stati trasportati  due salme di militari tedeschi. Nessun civile".

 

 

 

Cambia la musica, un aereo solo ma le bombe sono le stesse....

 

 

 

E il 4 gennaio è andato. Con la sua scia di sangue e di rovine. Dobbiamo aspettare l’11 per avere un’altra segnalazione, questa volta cambia la composizione aerea del nemico. Un solo aereo ma pestifero.

 

 

"Ieri sera – è sempre Giarolli che ci informa – 10 gennaio, poco prima delle ore 21, da un apparecchio nemico isolato venne sganciata una bomba lungo il viale della Pace, che causò la demolizione parziale della casa di abitazione che sorge di fronte all’ingresso principale delle Casermette. Nessuna vittima. Altre tre bombe furono lanciate dallo stesso apparecchio in aperta campagna nella frazione di Settecà".

 

 

Al 31 di gennaio si continua con “Pippo”, il carogna alleato che tiene sempre tonica la gente di Vicenza.

 

"Il 31 gennaio 1945 verso le ore 23,50 un isolato aereo ha sganciato 14 bombe di medio calibro, di cui 2 rimaste inesplose in località Culdeola presso l’Anconetta. Delle quattordici bombe una ha colpito la linea ferroviaria Vicenza Schio, le rimanenti sono cadute nei campi senza provocare danni né vittime".

 

 

Una nottata da metterci la firma, avranno pensato in molti. Peccato che il mese di febbraio si apra con segnali poco incoraggianti.

 

 

 

Arriva febbraio con "Pippo" a ore strane....

 

 

 

"Verso le ore 16 e mezza – scrive Giarolli – del giorno 6 febbraio 1945 un apparecchio isolato ha sganciato quattro bombe nella località S. Lazzaro; tre di dette bombe hanno colpito qualche capannone dell’arsenale ferroviario, una è caduta all’esterno. Dodici furono i feriti, di cui tre gravemente, Lo stesso aereo ha compiuto anche azioni di mitragliamento".

 

 

Si noti la diversità di questa azione nemica: l’attacco viene portato alle 16 e 30 quando in gennaio, ancora un pochino ci si vede, infatti l’obiettivo dell’arsenale ferroviario viene centrato e per di più il pilota alleato può permettersi pure una sventagliata di colpi con la mitragliera di bordo.

 

 

L’8 febbraio il rapporto ci informa su fatti di diversa natura. "Si informa Codesto Spettabile Ufficio – questa è la prosa del Comandante – che ieri sera verso le ore 20 un incursore nemico ha sorvolato la città lasciando cadere nella zona di San Bortolo parecchie bombe dirompenti di piccolo calibro molte delle quali a scoppio ritardato. Si deve segnalare sette feriti fra i quali due in modo grave.

 

Incidente tranviario: Ieri stesso verso le ore 7,20 certo Cimino Alfiero di Michele della classe 1916 residente a Venezia, Capo Nocchiere al Sottosegretariato di Stato per la Marina di stanza a Montecchio Maggiore, volendo salire sopra un convoglio tranviario in corsa mentre questo percorreva il Corso San Felice di questa città non essendo ben riuscito ad aggrapparsi al convoglio in oggetto, veniva travolto e trascinato dalla ruote della I vettura per oltre 50 metri rimanendo maciullato. Tanto per dovere".

 

 

 

Il nemico ora spunta di giorno...

 

 

 

Il 9 febbraio però i conti con il nemico dobbiamo farli di giorno o quasi.

 

"Si informa Codesto Spettabile Ufficio che questa mattina verso le ore 5 un incursore nemico sorvolava la città e lasciava cadere 2 bombe di grosso calibro nell’interno della stazione ferroviaria, dove rimanevano alquanto danneggiati due carri ferroviari e lievi danni alla linea ferroviaria. Una terza bomba cadeva nel Comune di Arcugnano ed una quarta in aperta campagna in località Settecà di questo Comune, queste ultime due non hanno provocato alcun danno.

 

Non si ha da segnalare alcun danno alle persone. In questi giorni la maggior parte dei Vigili Urbani sono stati messi a disposizione dell’ufficio alloggi per segnalare all’ufficio stesso le abitazioni vuote in seguito allo sfollamento della città. In tutti gli altri servizi eseguiti dai Vigili stessi nulla di importante da segnalare. Tanto per dovere".

 

 

 

Se gli spietati killer alleati avevano sempre colpito alla sera o alla mattina presto con il buio, il 13 febbraio cambiano tattica e si presentano alla luce del giorno.

 

"Si informa Codesto Spettabile Ufficio che ieri verso le ore 15,30 quattro caccia bombardieri nemici provenienti da sud sorvolavano sopra il campo di aviazione e mitragliavano le batterie controaeree site in località Ponte Marchese, dove hanno sganciato anche una bomba.

 

Non si deve registrare né feriti e danni materiali. Questa mattina verso le ore 7,30 altri quattro caccia bombardieri nemici sorvolavano la città ed hanno sganciato cinque bombe alla stazione ferroviaria e mitragliato le officine delle ferrovie. Per fortuna non si lamentano né morti e feriti, soltanto lievi danni al materiale ferroviario e l’edificio della stazione stessa. Altre due bombe sono cadute nel Comune di Bolzano Vicentino. Tanto per dovere".

 

 

 

Tanto per dovere...

 

 

 

Il 14 febbraio è il Municipio nella persona dell'ingegnere Capo ad avvisare che:

 

"Nelle ultime incursioni aeree sono rimaste danneggiate le linee esterne di alimentazione delle sirene d’allarme. Data l’urgenza di ripristinare tempestivamente detti impianti è stata incaricata la ditta Marzemin Bruno, la quale ha eseguito immediatamente le riparazioni necessarie. …..".

 

 

Gli Alleati stavano dunque facendo un lavoro scientifico, pezzettino per pezzettino avevano deciso di smontare sia il morale che la struttura stradale, ferroviaria, e civile delle zone attorno a Vicenza. Quindi non solo Palladio ma anche l’ambiente rurale. Il 15 febbraio 1945 la giornata va così:

 

"Si informa questo Spettabile Ufficio che ieri verso le ore 15,30 quattro cacciabombardieri nemici, sorvolavano la zona di Lisiera dove hanno sganciato quattro bombe sul ponte della ferrovia distruggendo due piloni del ponte stesso, già danneggiato da precedenti incursioni. Poco più tardi gli stessi apparecchi sorvolavano la città e mitragliavano un treno fermo alla stazione ferroviaria, non si lamentano danni alle persone.

 

Questa mattina verso le ore 9,40 quattro o cinque cacciabombardieri nemici sorvolavano la città e sganciavano dieci bombe alla stazione ferroviaria otto delle quali sono scoppiate e due inesplose. Sono stati colpiti due treni, un vagone si trova in fiamme e sembra che questo sia carico di munizioni. Non si lamentano morti né feriti, ma soltanto danni al materiale ferroviario. Tanto per dovere".

 

 

 

Al verbalizzante gli muore il padre...

 

 

 

E invece un morto c’è stato e questo apre un caso umano. Nientemeno che il padre di chi aveva scritto il Rapporto! Ma leggiamo la nota scritta a penna:

 

"Sì, c’è stata una vittima e questa, purtroppo, nella persona del padre del verbalizzante Pedron [che sarebbe poi il Comandante dei Vigili Urbani, ndr].

 

 

 

Ma la vita continua e dopo il lutto per il padre del Comandante dei Vigili Urbani di Vicenza lo stesso Pedron ritorna a innaffiare di ottimismo i maggiorenti del Comune. E’ la volta del 21 febbraio 1945 e queste sono le news del giorno:

 

"Questa mattina verso le ore 7,45 quattro caccia bombardieri nemici sorvolavano la città e dopo di avere mitragliato nella zona di Campo Marzio sganciavano otto bombe alla stazione ferroviaria che sono cadute nel tratto compreso fra la passerella di S.Agostino e la stazione ferroviaria. Sono stati colpiti e incendiati due vagoni di benzolo e altri danni al materiale e alle linee ferrate.

 

Non si lamentano morti né feriti. Un apparecchio incursore colpito in pieno da una raffica di mitraglia dalla contraerea si è incendiato ed è caduto nei pressi della località Olmo di questo Comune, un secondo apparecchio che si dice sia stato colpito ha potuto allontanarsi. Tanto per dovere".

 

 

 

Il nostro elenco di disgrazie va avanti con il sommario del 20 febbraio 1945:

 

"Si informa Codesto Spettabile Ufficio che ieri sera verso le ore 21 un caccia bombardiere nemico, dopo di avere sorvolato a lungo la città, lasciava cadere numerose bombe di piccolo calibro nella zona compresa fra la Via S.Croce, Via Paolo Bonollo e Viale Mazzini, molte delle quali sono cadute nell’interno dello stabilimento “Montecatini".

 

In Via S.Croce alcune bombe cadute sopra la casa del dott. Ferriani sita nella suddetta Via al n.1 che esplose al 3° piano hanno recato gravi danni al fabbricato stesso. Per tutta la zona si trovano sparse bombe inesplose, per le quali questo Comando ha provveduto ad informare il Comitato di protezione antiaerea. Non si ha da segnalare morti né feriti. Tanto per dovere".

 

 

 

La serie continua con il rapporto del 23 febbraio 1945:

 

"Si informa Codesto Spettabile Ufficio che questa mattina verso le ore 8, quattro incursori nemici sorvolavano la città dirigendosi verso le Tavernelle, dove hanno sganciato una bomba e mitragliato un treno che si trovava fermo nelle vicinanze di questa ultima località.

 

Sono stati colpiti dei vagoni di munizioni che sono esplosi provocando un gran panico fra gli abitanti del vicinato, e rotture di molti vetri delle case vicine. Non si hanno da segnalare né morti e né feriti. Tanto per dovere”.

 

 

 

Gli Alleati impazziscono per la ferrovia...

 

 

 

Il 22 febbraio le bombe cadono ancora sulle zone periferiche di Vicenza:

 

"Si informa Codesto Spettabile Ufficio che anche questa notte un incursore nemico ha sorvolato costantemente fino a questa mattina sopra la città e in specialmodo lungo la linea ferroviaria, da Tavernelle a Torri di Quartesolo, e sono state sganciate parecchie bombe di piccolo calibro (bombe a farfalla) nei dintorni delle officine delle ferrovie dello Stato, molte delle quali sono inesplose….".

 

 

 

Il 25 febbraio verso le ore 22 il solito incursore isolato sgancia quattro bombe in località Settecà, bombe che cadono in aperta campagna. Routine.

 

Ma il 28 febbraio altro è il tono del “solito” rapporto di Pedron:

 

"Si informa Codesto Spettabile Ufficio che oggi verso le ore 12,10 [proprio all’ora di pranzo! Ndr]  n.12 bombardieri nemici dopo di avere sorvolata la città hanno sganciato parecchie bombe in Campo Marzio, stazione ferroviaria e Via Gogna. Si lamentano un morto e n.5 feriti con gravi danni materiali allo scalo ferroviario.

 

Alle ore 14,50 altri n.18 apparecchi nemici sganciavano bombe nel centro della città, sono rimaste danneggiate le scuole Magistrali di Via Riale e case adiacenti. Corso Fogazzaro, è rimasto completamente distrutto l’edificio dell’Unione Industriali e tutti gli altri fabbricati compresi fra la Banca d’Italia e la stradella Garofolino fino alla tipografia Commerciale compresa, tre bombe hanno distrutto la trattoria del “Garofolino” sita in Via S.Marcello dove il proprietario certo Tadiello Gottardo con la sua famiglia si trovano rinchiusi tutt’ora nella sottostante cantina salvi. Via Vescovado, è stata colpita la casa del Clero. Via S.Apostoli, sono state gravemente danneggiate le case di proprietà del Sig. De Angeli e la casa con annesso laboratorio di Cera Girolamo.

 

Con questa incursione si lamentano n.4 morti e n.27 feriti e gravi danni a parecchi fabbricati.

 

Verso le ore 15,20 altri dodici apparecchi nemici hanno sganciato parecchie bombe nella zona di Campo Marzio, ferrovie dello Stato fino all’altezza della passerella di S.Agostino, provocando gravissimi danni a materiale ed agli edifici delle ferrovie stesse. In questa incursione non si ha potuto fin’ora accertare se vi sono stati morti e feriti.

 

Altra incursione nemica verso le ore 17,10 di caccia bombardieri che hanno sorvolato e mitragliato il locale campo di aviazione dove sono state sganciate otto bombe. In quest’ultima incursione non sembra vi siano vittime umane. Lievi danni materiali. Tanto per dovere".

 

 

 

Dopo una incursione di questo peso, anzi dopo il gruppo di incursioni del 28 febbraio, la città è attonita e il Municipio non lo è da meno. Il “povero” Corna [bisogna capirlo ndr] non ne può più. Ma per stendere una informativa al Capo della Provincia [Prefetto] è ancora sufficientemente lucido:

 

"Delle tre incursioni aeree nemiche di ieri, la seconda ha colpito in modo particolare il centro della città. Come è noto sono rimasti danneggiati un fabbricato di Via Riale, un gruppo di fabbricati in Corso Fogazzaro e adiacenze, un gruppo di case in Via SS. Apostoli e alcune case in Via S.Francesco Vecchio.

 

Gran numero di bombe è caduto sul Campo Marzo danneggiando irreparabilmente viale e piantagioni.

I morti sinora accertati sono 16 ma si teme che purtroppo aumentino non essendo ancora finito lo sgombero delle macerie del palazzo già sede dell’Unione Industriali.

I feriti ricoverati all’ospedale sono 39 nella grandissima maggioranza dei casi non gravi.

 

Per quanto riguarda particolarmente il Comune devo informare che sono rimasti danneggiati il fabbricato comunale di Via Riale, sede del Deposito Provinciale e di Istituto Scolastico, la fronteggiante Biblioteca Bertoliana e due piccoli edifici del Campo Marzo.

 

Demolita è rimasta la cabina elettrica di trasformazione di San Marcello, tuttavia nella stessa serata le Aziende Industriali Municipalizzate avevano potuto ugualmente alimentare in gran parte le zone servite da detta cabina. Gravi danni hanno pure riportato gli impianti filoviari e le linee elettriche; distrutte sono pure rimaste le linee elettriche verso la stazione, la quale è però alimentata non dalle Aziende ma da un’altra società distributrice. Gli impianti dell’acquedotto e del gas hanno subìto solo lievi danni in Viale Roma.

 

E’ rimasta pure distrutta la circonvallazione Sud, ma dai posti di blocco all’ingresso della Città è stato possibile avviare il traffico lungo la circonvallazione Nord rimasta intatta.

 

Agli Uffici Municipali si sono presentati per l’assistenza numero 39 sinistrati, accolti dall’apposito ufficio regolarmente costituito; essi sono stati soccorsi attraverso l’Ente Comunale di Assistenza sia collocati per il vitto e l’alloggio presso l’Asilo Salvi che dispone a tale scopo di letti attrezzati.

 

E’ purtroppo da deplorare la scomparsa di due dipendenti comunali che si presumono morti.

 

Desidero confermare che subito dopo le incursioni e mentre perdurava ancora l’allarme tanto io che il Vicepodestà abbiamo immediatamente visitato i luoghi colpiti dando le opportune disposizioni per un pronto servizio di assistenza e di sgombero delle macerie.

 

E’ stata rilevata la grave indisciplina del pubblico che anziché permanere nei rifugi durante l’allarme ne esce inconsideratamente per poi affollarsi in modo inconsulto alle porte d’accesso sotto l’assillo del pericolo imminente con la possibilità di gravi incidenti. In vista di ciò il Vicepodestà ha disposto e diretto personalmente un apposito servizio d’ordine a mezzo dei Vigili Urbani che sono subito tutti affluiti al Municipio rimanendo a disposizione del Comando per ogni eventualità.

 

I servizi municipali hanno durante la giornata di ieri funzionato ininterrottamente fino alle ore 21 sia per le disposizioni di carattere urgente sia per l’assistenza ai sinistrati. Il servizio è stato curato oltre che da me e dal Podestà, dal Segretario Generale e dal Vice Segretario Generale. Aggiungo che l’Ente Comunale di Assistenza ha ricevuto disposizioni di assistere i sinistrati con la più pronta, larga e cordiale assistenza concreta possibile.

 

Il Comando Tedesco, da me subito interessato, ha posto a disposizione litri 40 di benzina per il funzionamento delle autoambulanze e delle auto funebri nelle tristi circostanze.

 

I funerali delle vittime sono stati fissati per le ore 7 del 3 corrente al Cimitero Maggiore. Il Podestà".

 

 

 

Caspita! Mancano le sirene!

 

 

 

Dopo queste parole del podestà il Municipio trova la forza di rimediare alle devastazioni effettuate dagli Alleati. Ma non passano molti giorni che si ritorna alla solita elencazione. L’11 marzo verso le ore 21 "un apparecchio nemico dopo di avere sorvolato la città in lungo, sganciava due bombe di grosso calibro in località fra Settecà e la Stanga di questo Comune, e parecchie altre bombe a farfalla lungo la strada Provinciale di Vicenza-Padova…".

 

 

Il 21 marzo il Podestà prende carta e penna e scrive all’Ing. Prinzi delle Aziende Industriali Municipalizzate (A.I.M.) e lo sveglia:

 

"Su richiesta del Comandante Provinciale dell’U.N.P.A. disponete che al più presto entro pochissimo tempo venga allacciata alla corrente la sirena esistente presso le Aziende Municipalizzate che deve venire usata per il segnale di allarme aereo".

 

 

 

Al Comitato Provinciale di Protezione Antiaerea il 23 marzo scrive pure il Prefetto Filippo Mirabelli che stigmatizza:

 

"Oggetto: bombe e spezzoni incendiari. Ai Podestà e Commissari Prefettizi, agli Enti ed Uffici.

L’aviazione nemica ha ripreso il lancio notturno di bombe incendiarie e particolarmente di spezzoni incendiari. Tali spezzonamenti notturni costituiscono un gravissimo pericolo essendo gli uffici pubblici chiusi durante la notte. E’ assolutamente indispensabile che i Capi degli Enti ed Uffici dispongano, a mezzo dei componenti le squadre di primo intervento, di turni adeguati durante la notte presso tutti gli edifici dipendenti tanto del Capoluogo quanto della Provincia.

 

Si ricorda che basta un uomo di coraggio per salvare un palazzo. Siano sempre pronte riserve di acqua e di sabbia con i relativi attrezzi per soffocare principii d’incendio".

 

 

 

Il  30 marzo 1945 Il Podestà scrive al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco che si diano da fare per recuperare una scorta di benzina affinchè le macchine siano in grado di far fronte alle chiamate e al lancio di spezzoni incendiari.

 

 

Il 4 aprile inizia con una boccata d’ossigeno, ovvero la comunicazione che la Banca Popolare di Vicenza, spinta a ciò dall’infaticabile Corna, ha messo mano al portafoglio e ha offerto ventimila lire perché sia assicurata assistenza ai sinistrati.

 

 

C’è anche chi traccheggia e perde tempo. E’ il caso di un centinaio di bombe a farfalla che dormono nei terreni agricoli di Ponte Alto. Così scrive al Podestà la signora Ambrosini Ester vedova Zanini, di Ponte Alto:

 

"Scuserete se durante questi giorni assai difficili in cui ci troviamo vengo a voi con questo mio scritto che forse non è di Vostra competenza, ma dato il caso che anche noi agricoltori siamo spronati continuamente a rafforzare la produzione alimentare, credo sia mio dovere esporVi le mie condizioni: “Da circa un mese e mezzo son cadute nella mia proprietà sita in Ponte Alto 228 (vicinanze officine dello Stato) circa un centinaio di bombe farfalla, gettate da apparecchi nemici notturni, su una superficie di circa sette campi vicentini, ostacolando così ogni lavoro agricolo perché quasi ogni giorno ne esplodono. Ho avvertito più volte gli Uffici dell’U.N.P.A. ed altre autorità competenti, ma senza alcun risultato. Così ho pensato di rivolgermi a Voi, sperando che in qualche modo possiate sollecitare per il rastrellamento dei suddetti ordigni."

 

 

 

Che qualche “smagliatura” sia presente nella macchina organizzativa del Municipio di Vicenza appare ancora più chiaro se pensiamo al danno grave patito dall’organizzazione dell’allarme aereo. Il meccanismo della sicurezza era partito negli anni 1939-1940 con grande pompa, sventolando lampadine azzurre o bianche a seconda di chi le ordinava alle fabbriche. Dopo quasi cinque anni di guerra è comprensibile che qualche piccola crepa possa essersi prodotta nel meccanismo della protezione antiaerea e degli allarmi, ma che al 9 aprile 1945 si proponga, come da protocollo comunale n.5183 [timbrato per visione il 12 aprile 1945] di pagare il signor Pertile Giuseppe per lire 775 “quale compenso spettante per suono della campana a stormo in mancanza delle sirene” è una cosa che sa di idiozia e di incapacità straordinarie.

 

 

 

In questa galleria degli orrori, bombe e dissesto burocratico e idiozia degli uomini compresi, non può mancare una “vittoria”.

 

 

Infatti a forza di insistere il 10 aprile 1945 il Podestà può vantarsi di aver “strappato” ai tedeschi ben 200 litri di benzina per far correre ambulanze, vigili del fuoco, ecc. Ma neanche fosse benzina di sua proprietà il podestà Corna, intimorito dal fatto che dopo non ne avrebbe avuta più, scandisce esattamente come deve essere usata, anzi non usata, tanto è poca.

 

"Dovrà essere usata solamente nei casi per ciò previsti". Con questa formula Corna arriva ai vertici della taccagneria. Ma lo capiamo perché dev’essere stata dura riuscire a farsela rilasciare dai padroni di casa. I tedeschi.

 

 

 

Una burocrazia aliena

 

 

 

Ma non è solo Corna a lavorare nel suo ufficio come se nel resto d’Italia il popolo andasse regolarmente al lavoro, al mare, in montagna, a divertirsi. C’è pure la Prefettura Repubblicana che gonfia di avvisi e di urgenze il povero podestà. Quello che colpisce è che la burocrazia va avanti per inerzia, garantisce i servizi fino all’ultimo secondo prima della “liberazione”.

 

 

Così è per le squadre di primo intervento notturno in caso di allarmi aerei (16 aprile 1945, sic!), ma anche il 18 aprile c’è una nota della Prefettura repubblicana che impone ai Podestà e Commissari Prefettizi la costituzione presso il Consiglio Provinciale dell’Economia di “un ufficio di coordinamento per i lavori di pubblica utilità”.

 

 

Cioè mentre tutt’attorno il mondo crollava e gli Alleati bombardavano e mitragliavano a più non posso, questi “funzionari” vivevano in un mondo “altro”, creavano un Ufficio che "ha lo scopo di unificare e disciplinare…i servizi ed i lavori relativi alla ricostruzione ed alla riparazione delle opere danneggiate dalle offese belliche, con particolare riguardo a quelle atte ad assorbire la mano d’opera disponibile e alla riattivazione di strade, ponti, linee ferroviarie ecc.".

 

 

 

Un Prefetto preveggente...

 

 

 

Il Prefetto Mirabelli Filippo deve passare alla storia per le sue doti di preveggenza, infatti dopo appena 10 giorni da questa missiva piena di spirito di ricostruzione le porte del Municipio si sarebbero chiuse per i fascisti repubblicani e si sarebbero aperte quelle di qualche prigione (ma per poco).

 

 

A dar man forte al Prefetto Mirabelli ci si mette un altro “alieno”, il Commissario Federale (nientemeno! Ndr) del Partito Fascista Repubblicano, Raimondo Radicioni, che vuole gli venga recapitata (il 23 aprile!) la lista dei danni, dei morti, degli edifici abitabili e di quelli lesionati, dei senzatetto, e dei soldi da distribuire ai sinistrati.

 

 

Sul tasto dei soldi Radicioni, tra il 23 aprile, che come visto è la data della lettera al Podestà per la lista dei danni, e il 27 che è la data della famosa rapina della Brigata Nera ai danni della Banca d’Italia di Vicenza (una cinquantina di milioni), non può certo dire di aver avuto un comportamento comprensibile.

 

 

La fine dei bombardamenti coincide con la fine di tutte queste missive, traccia burocratica di un altro mondo che era già morto molto tempo prima, ma non lo sapeva, non se ne era accorto.

 

 

Concludiamo con una contabilità mortuaria, tanto per cambiare. Se i fascisti della città ormai, in aprile, hanno perso il senso della realtà (approfittatori a parte) quelli che lo conservano invece sono gli Alleati che danno sfogo alla loro sadica ferocia uccidendo per nulla, solo per il gusto  di incutere terrore, ben trentaquattro civili vicentini, falciati (e “liberati”) il giorno 27-28 aprile 1945 dalle mitraglie dei caccia a cui evidentemente era stata data carta bianca.

 

 

Anche questi vicentini meriterebbero di essere ricordati nella contabilità dei caduti per la “liberazione” stilata dal Municipio di Vicenza dopo la fine della guerra. 

 

 

Giorgio Marenghi