L'INDAGINE PERFETTA MA ARRIVATA TARDI
“Zio Otto”, un rompicapo protetto all’incrocio tra le agenzie dello spionaggio e la manovalanza fascista degli anni Settanta…
L’appellativo di “Zio Otto” ha percorso in lungo ed in largo tutta la strategia della tensione, i suoi decenni, le sue comparse, le stragi e i vari reati di eversione impegnando un magistrato coraggioso, supportato da ufficiali dei Carabinieri altrettanto coraggiosi, in una caccia all’uomo “ombra”, sfuggente depositario di innumerevoli segreti.
Carlo Digilio, è lui il “presunto” e contestato “Otto”, è nato a Roma il 7 maggio del 1937, residente a Venezia-S.Elena, calle Locchi n.2, nonostante i “depistatori”, a detta degli inquirenti e di un suo piccolo pubblico di complici, tutti militanti nell’estrema destra di “Ordine Nuovo”, è risultato essere l’effettivo possessore dell’appellativo di “Zio Otto”.
Un appellativo pesante e di cui avrebbe volentieri fatto a meno se non fosse stato per la testardaggine e la professionalità di chi gli ha dato la caccia, il Giudice Istruttore del Tribunale di Milano, il dott. Guido Salvini, che dopo aver capito chi e cosa aveva in mano, non lo ha più mollato, suggerendogli con le dovute maniere una collaborazione preziosa e completa sugli anni della “strategia della tensione”.
Digilio inizia a interessarsi di politica nei primi anni 60 quando si trasferisce da Roma nel Veneto e si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Venezia. Il servizio militare interrompe però il suo interesse per gli studi. E la morte del padre Michelangelo, un militare di carriera, avvenuta per un incidente stradale nel gennaio del 1967, lo motiva nel ripercorrere la tradizione di famiglia, ovvero il servizio a favore dello spionaggio Alleato, svolto dal padre sia durante la guerra che nel secondo dopoguerra. Michelangelo Digilio, tenente della Finanza, infatti aveva cominciato a collaborare in qualità di informatore con l'Oss, l'organismo di intelligence che in seguito si trasformerà nella Cia, già nel corso del secondo conflitto mondiale.
I testimoni dei numerosi processi in cui Carlo Digilio è incorso hanno sempre precisato che il giovane non ha mai intrapreso alcuna professione, probabilmente perché aveva già avviato, grazie alle conoscenze del padre, una collaborazione con i Servizi di spionaggio americani, un inserimento nell’ambiente delle basi Nato del Veneto, all’interno di una rete di informatori italiani.
«Il mio primo reclutatore - disse - fu il capitano David Carret della Marina militare degli Stati Uniti di stanza a Verona che aveva già conosciuto mio padre».
Carlo Digilio rilevò non solo il ruolo del padre all'interno della struttura, ma anche lo stesso nome in codice, "Erodoto", conseguendo lo stipendio di 300 mila lire nei primi anni '70.
Carlo Digilio, negli anni dell'università, entrò anche a far parte del Centro Studi Ordine Nuovo. Il primo nucleo di questa organizzazione fu fondato a Venezia nell'aprile del 1957 da Giangastone Romani e Carlo Maria Maggi, per poi diramarsi nel Veneto.
E con Ordine Nuovo inizia la carriera criminale di Carlo Digilio. Prima la “partecipazione al disciolto partito fascista”, poi la “detenzione illegale di armi comuni, da guerra, clandestine, munizioni e alterazione di armi”. (Proc.Rep.Venezia, 16.09.92)
E’ così che Digilio diventa un esperto di armi e di esplosivi ma accumula anche un bel numero di reati (fino al settembre del 1982). La Procura della Repubblica di Venezia dispone la carcerazione del condannato che dovrebbe espiare 8 anni e tre mesi, nonché 15 giorni, di reclusione.
Ma Digilio non entra in carcere e vive per alcuni mesi in clandestinità coperto dalla rete di Ordine Nuovo (e probabilmente anche da quella americana). Poi fugge dall’Italia, nel 1982, e approda a Santo Domingo (Repubblica Dominicana) dove si fa anche una famiglia.
Inizia da qui la serie dei verbali di interrogatorio, che decorrono dall’anno 1992, quando lo Stato Dominicano lo arresta e lo espelle verso l’Italia. E con la lettura di questi verbali si viene a conoscere tutta (o quasi) l’attività illegale di Digilio e il suo rapporto sia con Ordine Nuovo che con la “strategia della tensione” dei tragici anni 70/80.
(CONTINUA CON LA PUBBLICAZIONE DEI VERBALI DI INTERROGATORIO)