TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO
Ufficio Istruzione sez.20^
INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO
Artt.366 e 367 c.p.p.
Art.25 R.D. 602/1931 N.721/88F R.G.G.I. N.2643/84A R.G.P.M.
L’anno millenovecentonovantaquattro il giorno 20 del mese di settembre alle ore 13.30 nel Tribunale di Milano, Ufficio istruzione
Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore,
assistito dalla sottoscritta Ass. giudiziaria Izzo e dal m.o. Antonio Russo della Guardia di Finanza. Sono presenti il dr. Savio e il Sovrintendente Capo Roberto Emireni della DIGOS di Venezia.
è comparso DIGILIO CARLO il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l'imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (arttt651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell'art. 78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l'istruttoria proseguirà, risponde:
Sono Carlo Digilio, in atti già generalizzato.
Avvisato, non presente il difensore di fiducia, dr. proc. Giovanni Battista Maggiolo del Foro di Venezia.
Interrogato sui fatti di cui al proc. pen. 721/88F, dichiara:
Prendo atto che l'Ufficio è interessato ad approfondire:
MISSIONE IN SPAGNA E CONOSCENZA CON ELIODORO POMAR
Prendo atto innanzitutto che Eliodoro Pomar ha dichiarato di non conoscermi. Ritengo che abbia affermato ciò solo per prudenza in quanto della sua vita e della sua persona posso citare numerosissimi particolari.
Innanzitutto ho dormito a casa sua in Paseo De Florida per tre o quattro notti. Mi aveva invitato lui e così ho evitato di andare in albergo.
Ricordo che era una casa assai lussuosa, direi una casa d'epoca, e c'era la sua convivente, che si chiama Maria Mascetti, che ricordo era anche la sua segretaria. Questa donna era molto premurosa e gentile, cucinava molto bene, ricordo in particolare il suo risotto con fegatini.
In quel periodo pomar aveva in casa parecchie cartelle di atti relativi credo al processo Borghese che studiava anche insieme ad altri italiani, evidentemente come lui imputati che venivano a trovarlo dal sud della Spagna.
Uno di questi dovrebbe essere Flavio CAMPO, che stava vicino a Malaga, e altri venivano da Barcellona. Pomar dava indicazioni sulla condotta processuale da tenere.
Mi ricordo in questo momento che la località dove stava Flavio Campo vicino a Malaga si chiama Torremolinos.
Quando io ero a casa sua, Pomar mi chiese di aiutarlo a fare il miglioramento di un disegno relativo ad una parte dell'arma che aveva in progettazione ed esattamente il sistema di scatto dell'arma.
C'era un disegno precedente, ma malfatto, che andava migliorato.
Preciso che Pomar non aveva una grande esperienza di armi non riusciva a sistemare questo particolare e mi chiese quindi di aiutarlo.
I pregi di questa arma erano sostanzialmente due: il minor alzamento della canna in seguito allo sparo, ottenuto grazie ad un sistema di collocazione della massa dell'otturatore sopra la canna, e un sistema semplice di scatto. In più il caricatore era inserito direttamente nell'impugnatura il che rendeva più contenute le dimensioni dell'arma.
Erano quelli i tempi di migliorie tecniche nel settore delle armi leggere. Quest'arma in progettazione di fatto già si avvicinava ad armi come l'INGRAM o l'UZI israeliana.
Io fui ospitato anche perchè Pomar aveva una stanza per gli ospiti ed ebbi la netta impressione che, grazie alla mia presenza, evitasse di dover ospitare altri italiani che on gli piacevano, probabilmente del giro di Delle Chiaie, persona che egli non gradiva assolutamente.
Fu proprio a casa di Pomar che mi resi conto che egli era in difficoltà economiche, nonostante il suo apparente benessere, in quanto la direzione dell'ISPRA gli aveva sospeso lo stipendio essendo egli inquisito nel processo relativo al golpe Borghese.
A casa di Pomar assistetti quindi ad un paio di sue concitate telefonate con il direttore del Centro, nel corso delle quali egli pretendeva lo stipendio e minacciava il direttore di rivelare, in caso contrario, le notizie sulla sistemazione di mitragliatrici all'interno del Centro di ISPRA in occasione del golpe Borghese.
Si tratta della sistemazione di quelle armi di provenienza dal Belgio di cui ho già fatto cenno nei precedenti interrogatori.
Ricordo che Pomar in quel periodo dal punto di vista economico era veramente a terra tanto che si era ridotto a riparare i televisori per il condominio.
In sostanza per quanto concerne il progetto di arma, lui disponeva di una foto dell'otturatore e di una serie di disegni piuttosto malfatti e nell'officina avevano preparato solo i pezzi più facilmente costruibili, come le astine guidamolla, il sistema di scatto e l'impugnatura dove doveva contenere l'otturatore.
I pezzi erano sagomati ma non saldati fra loro anche perchè non c'era la corrente sufficiente per far funzionare la saldatrice.
Non avevano invece fatto nè l'otturatore nè la canna che erano i pezzi più complicati.
Per quanto concerne l'officina, posso dire che erano due stanzette poste a forma di elle. Aggiungo che prima, in quei locali, c'erano sistemati dei cani mastini a difesa del condominio, cosa che mi disse pomar stesso, e si sentiva ancora che prima c'erano dei cani.
Per quanto concerne il progetto di armi, Pomar stava facendo finta con Massagrande di portare avanti il progetto stesso, ma in realtà, essendo stato aiutato da COVISA e da altri spagnoli economicamente, aveva già ceduto il progetto che poi Covisa aveva realizzato, con i suoi operai, per i Servizi spagnoli.
L'arma poi fu effettivamente costruita e provata e funzionava bene. Ovviamente, essendo un'arma senza fabbrica e senza numero di matricola, doveva essere usata dai Servizi Speciali per operazioni coperte.
Questa cessione di Pomar del progetto agli spagnoli mi fu confermata tanto da Sanchez Covisa quanto da Giancarlo Rognoni che anche lui sapeva che il progetto era stato venduto.
Preciso che all'epoca Rognoni abitava nella casa di Leon Degrelle a Madrid, il quale era introdotto negli ambienti militari e Rognoni stava con lui anche perchè non voleva immischiarsi con il gruppo di Delle Chiaie.
Oltre che ai Servizi spagnoli, il progetto fu passato dallo stesso pomar al gruppo di croati che aveva una sede a Valencia dove mi sembra che ci fosse proprio una parente di Ante Pavelic, già capo degli Ustascia.
Ciò in un periodo successivo mi fu detto da Soffiati che più volte si era recato a Valencia dai croati.
Oltre all'aiuto economico era stato promesso a Pomar dagli spagnoli anche un buon posto di lavoro nel settore nucleare, settore che in Spagna si stava avviando allora. Non posso però affermare con certezza che egli abbia poi ottenuto questo lavoro.
Sempre per quanto concerne Pomar, posso dire che era una persona piuttosto bassa di statura, di modi distinti, con un leggero accento siciliano; infatti se non sbaglio era di Palermo.
Prendo visione di una serie di 9 fotografie raffiguranti persone all'incirca sui 40/50 anni che l'Ufficio mi mostra e riconosco senza ombra di dubbio Eliodoro POMAR nella persona di cui alla fotografia n.5.
Posso aggiungere che Pomar mi aveva anche chiesto di poter visionare un lotto di armi che erano a Madrid nella disponibilità di un gruppo di oppositori portoghesi di destra che dovrebbe essere stato l'E.L.P.; questo gruppo aveva sede sia a Madrid sia in una località prossima al confine portoghese.
Era venuto anche a casa di Pomar un elemento portoghese di cui non ricordo il nome, ma che riconoscerei benissimo se lo vedessi in fotografia.
Pomar mi aveva chiesto di aiutarlo in questa attività di visione di armi in quanto ne avrebbe avuto un beneficio sia in termini economici che di prestigio.
Io non potevo rifiutare apertamente, ma non avevo nessuna intenzione di accettare un simile incarico. Quindi, dato che l'accesso a questo lotto di armi era imminente e doveva avvenire nel giro di pochissimi giorni, inventai una scusa dicendo che mia madre era ammalata e che pertanto dovevo partire immediatamente per l'Italia.
Appresi in seguito da SOFFIATI che avevo fatto benissimo a non immischiarmi in quell'affare poichè si trattava di una fornitura in cui in qualche modo era coinvolta anche la C.I.A. e quindi sarebbe accaduto un travalicamento di attività.
Per quanto concerne i
RAPPORTI FRA I GRUPPI ITALIANI A MADRID
durante il mio soggiorno in Spagna ho focalizzato quanto segue.
C'era indubbiamente un gruppo numeroso che faceva capo a Delle Chiaie, il quale cercava di conglobare il maggior numero di latitanti possibile.
Si opponeva, d'altro lato, a Delle Chiaie la figura certamente di rilievo rappresentata da Eliodoro Pomar. Un po' in mezzo stava Rognoni, il quale era anche autonomo sul piano logistico in quanto abitava presso Leon DEGRELLE.
Con Rognoni c'erano anche, credo, la moglie, un altro milanese alto e magro con gli occhiali di cui però non ricordo il nome, potrebbe essere Zaffoni o Zaffone o qualcosa del genere.
Uno dei motivi di antagonismo di Pomar con DELLE CHIAIE era la cessione da parte dei Servizi spagnoli a Delle Chiaie di un lotto di Ingram che dovevano servire nella zona di Santander per operazioni sporche contro i Baschi.
Una parte di queste Ingram, forse due o tre, non erano poi state restituite agli spagnoli da Delle Chiaie.
Pomar temeva quindi che queste Ingram rimaste a Delle Chiaie e il mitra senza nome che egli voleva fabbricare andassero confusi causando un suo possibile coinvolgimento in episodi dei quali non era responsabile.
Questo fatto della cessione delle Ingram a Delle Chiaie mi fu raccontato tanto da Pomar quanto da Covisa e in particolare quest'ultimo mi raccontò che aveva inseguito Delle chiaie e i suoi per tutta la Spagna per recuperare quelle due o tre Ingram che non erano state restituite.
Come ho già accennato, vidi Delle Chiaie in Plaza del Sol con altri italiani del suo gruppo che non riesco, però, a focalizzare.
RAPPORTI CON IL GIAPPONE
Posso innanzitutto dire che in ORDINE NUOVO c'era una forte corrente di interesse sul piano ideologico e culturale verso le esperienze del militarismo giapponese e dei circoli giapponesi che esprimevano anche un'ideologia esoterica come quella di Mishima. C'erano proprio dei Circoli Culturali Mishima frequentati da ordinovisti.
Era inoltre apprezzato il nazionalismo giapponese in concorrenza con i comunisti e con gli americani.
Ricordo che una volta vidi Delfo Zorzi a Venezia, casualmente, in compagnia di una donna giapponese.
Zorzi studiava la lingua giapponese e si era poi saputo nell'ambiente che in seguito era andato a stabilirsi in Giappone.
Il Giappone, indubbiamente, offriva garanzie di discrezione e di sicurezza in quanto è un Paese lontano, non facilmente raggiungibile anche da Forze di Polizia e molto chiuso nei suoi rapporti con l'estero.
Ritengo quindi che ci fosse un canale preferenziale cui non erano estranei i nostri Servizi che avevano fatto di tutto per mettere in contatto gli ambienti di Ordine Nuovo con gli ambienti della destra patriottica giapponese.
C'erano sicuramente dei contatti anche fra elementi veneti e l'ambasciata di Tokio a Roma, città dove del resto Zorzi si recava spesso. Aveva vinto anche una borsa di studio del Governo giapponese.
Nell'ambiente di Ordine Nuovo venivano anche distribuiti, opportunamente tradotti, degli opuscoli giapponesi.
L'Ufficio mi chiede di un certo
ANGELO FACCIA RESIDENTE A BARCELLONA
Questo nome al momento non mi dice nulla, però ricordo che SOFFIATI negli ultimi tempi della nostra collaborazione e cioè tra il 1976-1977, controllava cioè teneva sotto il proprio controllo, tramite elementi spagnoli, un italiano a Barcellona il quale era un punto d'appoggio per DELLE CHIAIE.
Questo italiano, quando si presentava qualcuno proveniente dall'Italia, telefonava a Delle Chiaie o si metteva in contatto con lui, smistando il fuoriuscito direttamente a Madrid, se del caso, o trovando un'altra sistemazione che Delle Chiaie gli suggerisse.
In sostanza questo italiano di Barcellona fungeva da primo smistamento per gli uomini di Avanguardia Nazionale.
Appresi in seguito che Marcello SOFFIATI, tramite questo controllo, pensava di mettere le mani su Delle Chiaie.
Marcello SOFFIATI faceva questo lavoro di controllo per la C.I.A. e anche perchè personalmente si era convinto che un uomo come Delle Chiaie fosse controproducente per il futuro della destra italiana avendo avuto rapporti equivoci e pericolosi per i Servizi italiani. Lo stesso Soffiati del resto si recava a Barcellona per questo incarico.
SOFFIATI usava l'espediente di recarsi in Spagna con il camper, insieme alla famiglia; in sostanza fingeva di essere un turista. Stava in Spagna due o tre giorni e poi rientrava.
Si dà atto che alle ore 16.00 il verbale viene sospeso per una breve pausa.
Alle ore 17.15 si procede ad un confronto fra il Sig. DIGILIO e il Sig. Angelo FACCIA, come da separato verbale.
Alle ore 18.20 viene riaperto il presente verbale.
Al momento non mi sembra di avere altro da aggiungere, posso solo dire che riflettendo sul momento della mia permanenza in Spagna sono certo che si trattasse della commemorazione ad un anno dalla scomparsa del generale FRANCO e quindi forse nel novembre del 1976.
Mi trattenni una dozzina di giorni dopo avere fatto il viaggio in treno.
La manifestazione delle "camice azzurre" partiva dal centro della città, percorreva la camminata dell'Escorial sino alla Valle de los Caidos, fuori Madrid, dove c'è il monumento ai caduti franchisti della guerra civile.
L.C.S. CARLO DIGILIO Il Giudice Istruttore GUIDO SALVINI