TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

Ufficio Istruzione sez. 20^

 

 

 

 

INTERROGATORIO DELL'IMPUTATO

 

- artt.366 e 367 c.p.p.-

- art.25 R.D. 602/1931 -

 

N.2/92F  R.G.G.I.

N.9/92A  R.G.P.M.

 

 

Il giorno 4 gennaio 1996, alle ore 17.35, in località nota all'Ufficio tramite il Servizio Centrale di Protezione,

 

Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore, assistito dai sottoscritti, Ass. Giud. Sig.ra G. Izzo e m.c. Antonio Russo della Guardia di Finanza.

 

Avvisato, non presente, il Pubblico Ministero dr.ssa Grazia Pradella.

 

 

è comparso DIGILIO Carlo il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l'imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (artt.651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell'art.78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l'istruttoria proseguirà, risponde:

 

Sono Carlo Digilio, già generalizzato.

 

Regolarmente avvisato, è presente il difensore di fiducia, dr.proc. Giorgio Barbesti.

 

Interrogato sui fatti di cui al proc.pen.2/92F, dichiara:

Si dà atto che, in osservanza delle recenti disposizioni di legge, il presente atto viene registrato con idonea apparecchiatura fornita dall'Ufficio.

L'Ufficio chiede a DIGILIO ulteriori precisazioni sui seguenti argomenti.

 

 

SOPRANNOME OTTO

 

 

Effettivamente il soprannome OTTO era quello che mi era stato attribuito nell'ambiente sia a Mestre sia a Venezia e che si è diffuso inizialmente quasi per caso.

Anche il prof. FRANCO era stato soprannominato così nell'ambito delle sue amicizie tedesche in quanto aveva un camerata di nome OTTO che gli era molto caro, e credo che anche la mia amicizia con FRANCO abbia contribuito ad attribuirlo anche a me.

 

 

PROF.LINO FRANCO

 

 

In merito al prof. FRANCO posso aggiungere che egli combattè a Cassino insieme a reparti della Repubblica Sociale Italiana e strinse durante questi eventi stretti rapporti e amicizie importanti con personalità tedesche fra cui il famoso generale Kesselring che comandava la zona militare e tutta la linea.

Nell'ambito di questi rapporti fece da consulente per i tedeschi, dimostrando capacità eccezionali, nell'istruire i militari, anche italiani, nell'uso del fucile mitragliatore F Gevaert 15 e diede consigli ai tecnici tedeschi per il miglioramento tecnico dell'arma che era particolarmente usata dai reparti paracadutisti.

Del resto, sulla linea del Centro Italia c'erano anche i migliori reparti combattenti della R.S.I.

In seguito, nel dopoguerra, il prof. FRANCO entrò in contatto con gli ambienti americani in funzione anticomunista proprio grazie alle sua speciali capacità.

Gli americani gli misero a disposizione sia mezzi finanziari sia un capannone a Monfalcone e un paio nel triestino dove lavorare delle leghe metalliche per elicotteri ed aerei militari che dovevano esser poi inviati negli Stati Uniti.

In sostanza era la prima lavorazione dei pezzi.

 

In questa attività fu coadiuvato da Sergio MINETTO che poteva spostarsi facilmente utilizzando la sua attività di riparatore di frigoriferi .. Probabilmente MINETTO, grazie alla sua attività, si era proprio occupato del trasporto di pezzi disponendo di mezzi adatti al trasporto di oggetti pesanti.

L'attività del prof. FRANCO a Trieste e Monfalcone avvenne intorno agli anni '50/'60 e cioè poco dopo la guerra in quanto per gli americani era un elemento interessante e fu ingaggiato subito.

 

 

GILBERTO CAVALLINI

 

 

Poichè l'Ufficio mi chiede quali fossero le armi, in particolare le armi lunghe, che CAVALLINI mi chiese di controllargli e farne la manutenzione, ricordo che c'erano dei Garand, dei M.A.B. 38, degli M12 e qualche vecchio STEN.

Mi meravigliava in particolare del fatto che avesse degli M12 perchè sono mitra in dotazione alle Forze di Polizia italiane.

Per tranquillizzarmi mi ricordo che mi mostrò uno o due tesserini in cui egli appariva quale sottufficiale della Guardia di Finanza e c'era la regolare foto in divisa.

Ricordo che erano tesserini color verde.

Ricordo che CAVALLINI venne anche una volta al Poligono di tiro e mi fece delle pressioni per tornare a trovarmi lì, ma io glielo vietai perchè era troppo pericoloso.

A CAVALLINI, intorno al 1980, ho fornito anche alcuni silenziatori.

 

 

RAPPORTI CON DELFO ZORZI

 

 

In relazione ai rapporti con Delfo ZORZI, posso aggiungere che dopo i due incontri al casolare di Paese, di cui ho ampiamente parlato, ci vedemmo di nuovo a Mestre ed egli mi chiese di ripetergli quella sorta di lezione che il prof.FRANCO aveva fatto nel casolare sull'approntamento di un innesco con fili elettrici e fiammiferi antivento per provocare l'accensione.

Io allora gli ripetei pedissequamente la lezione che gli aveva fatto il prof. FRANCO e, dopo averlo fatto, involontariamente lo provocai dicendo che la sua memoria, in quel settore, era labile.

Di fronte a questa mia osservazione ZORZI si risentì e rispose in modo orgoglioso che non era affatto un incapace, ma che aveva già studiato delle migliorie e messo a punto, tramite un elettrotecnico, un altro sistema che comportava l'uso di un timer per chiudere il circuito e provocare una accensione sicura e rapida.

 

Domanda dell'Ufficio: Quando avvenne questo discorso?

 

Risposta: Più o meno nel periodo in cui avvenne l'attentato alla Scuola Slovena di Trieste.

Quel giorno eravamo noi due soli in Corso del Popolo, a Mestre, sotto i portici.

Per combinare questo incontro ZORZI si era fatto vivo per telefono ricercandomi direttamente e senza intermediazioni.

 

 

LOCALE DELL'AVVOCATO CARLET

 

 

Poichè l'Ufficio mi chiede ulteriori ragguagli circa la sua ubicazione, posso precisare che per raggiungere il palazzo ove era ubicato il locale, partendo dalla zona di Venezia dove c'è il Teatro La Fenice, si attraversa il ponticello di pietra che fiancheggia quello di legno dell'Accademia e si

passa sul lato dove c'è appunto il palazzo dell'Accademia.

 

 

SILENZIATORI DEL GRUPPO

 

 

Riprendendo quanto ho già dichiarato in data 6.11.1995, posso precisare che dopo il controllo che io effettuavo sui silenziatori, verificando in modo sommario che non fossero arrugginiti, io li ho passati in diverse occasioni alle seguenti persone: il dr. MAGGI, Giorgio BOFFELLI, Delfo ZORZI e Giampiero MONTAVOCI.

Tutti nel gruppo me li chiedevano e non mi lasciavano mai in pace.

All'interno dei silenziatori, guardando attraverso il foro si vedeva del feltro.

La disponibilità di questi silenziatori era a cavallo del 1970.

 

 

Ricevo lettura integrale dell'interrogatorio reso in data 21.12.1995 e posso confermare che tale verbale corrisponde esattamente ai miei ricordi.

 

Si dà atto che al DIGILIO viene mostrato un album fotografico trasmesso dalla DIGOS di Venezia in data 28.12.1995 contenente le fotografie di un bunker.

 

DIGILIO dichiara: E’ esattamente il bunker che si trova sopra la scogliera nella zona Canale dei Petroli e a cui ho fatto cenno nell'interrogatorio in data 10.11.1995.

Era il bunker in uso ai subacquei del gruppo San Marco di cui faceva parte ROTELLI.

 

 

L.C.S. alle ore 18.35     CARLO DIGILIO                                                                 Il Giudice Istruttore GUIDO SALVINI

 

 

IL GIUDICE ISTRUTTORE GUIDO SALVINI NON HA LA SOLIDARIETA' PIENA DEI COLLEGHI DEL TRIBUNALE DI MILANO

 

 

 

TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

Ufficio Istruzione sez. 20^

 

 

N.2/92F                                                                                                                                                                    Milano, 29 febbraio 1996

 

Oggetto: Procedimento penale nei confronti di Rognoni Giancarlo ed altri.

 

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

dr.ssa Grazia Pradella   SEDE

 

 

Trasmetto, per opportuna e specifica conoscenza in relazione alle indagini preliminari in corso concernenti Delfo ZORZI, copia delle dichiarazioni rese in data 4.1.1996 da Carlo DIGILIO, relative ad un incontro con lo stesso ZORZI avvenuto a Mestre nell'autunno del 1969.

Colgo l'occasione per invitarla nuovamente a valutare l'importanza di un forte impegno comune, con me e con gli altri Colleghi interessati, che renda possibile la massima incisività delle indagini e il massimo sfruttamento, nell'interesse della verità, del patrimonio di contatti e di conoscenze di cui ciascuno è portatore.

Cordiali saluti.

Il Giudice Istruttore

GUIDO SALVINI

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