TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

Ufficio Istruzione sez. 20^

 

 

 

 

INTERROGATORIO DELL'IMPUTATO

 

- artt.366 e 367 c.p.p.-

- art.25 R.D. 602/1931 -

 

N.2/92F R.G.G.I.

N.9/92A R.G.P.M.

 

 

Il giorno 6 novembre 1995, alle ore 16.30, in Verona, Ospedale Borgo Trento,

 

Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore, assistito dal sottoscritto m.c. Antonio Russo della Guardia di Finanza.

 

Avvisato, non presente, il Pubblico Ministero dr.ssa Grazia Pradella.

 

è comparso DIGILIO Carlo il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l'imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (artt.651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell'art.78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l'istruttoria proseguirà, risponde:

Sono Carlo Digilio, già generalizzato.

Regolarmente avvisato, è presente il difensore di fiducia, dr.proc. Giorgio Barbesti, Via Alcide de Gasperi N° 60 Crema.

 

Interrogato sui fatti di cui al proc.pen.2/92F, dichiara:

Si dà atto che, in osservanza delle recenti disposizioni di legge, il presente atto viene registrato con l'ausilio di un registratore e di una audiocassetta nuova e sigillata che viene aperta alla presenza delle citate persone.

 

Intendo rispondere e faccio alcune precisazioni sulla questione dei

 

PASSAPORTI ARGENTINI

 

Effettivamente MALCANGI aveva due documenti argentini nel periodo in cui noi eravamo a Villa d'Adda. Sono documenti che anch'io ho visto e mi sembra che si trattasse di due passaporti.

MALCANGI mi propose di utilizzarne uno per andare a Santo Domingo, ma io rifiutai in quanto questi documenti non avevano il timbro originale di rilascio e non erano completamente compilati per cui non mi davano affidamento.

Inoltre io all'epoca non parlavo lo spagnolo e quindi se ne avessi usato uno rischiavo di essere facilmente scoperto.

Credo che sia stato lo stesso MALCANGI a darne uno a CARUSO il quale aveva assoluto bisogno di un documento per espatriare.

Effettivamente ad un certo punto MALCANGI, a Villa d'Adda, non ebbe più questi passaporti che mi faceva vedere spesso e ciò avvenne dopo una visita di CARUSO.

MALCANGI era molto orgoglioso di avere questi passaporti in quanto diceva che per averli bisognava avere delle amicizie importanti in Sud-America.

Voglio dire che io non sapevo falsificare passaporti, ma avevo imparato come si modificano carte di identità sostituendo il timbro a secco con un pezzo di plastica ricavato da piastrelle di circuito stampato, ricreando così la parte del documento sottostante.

 

 

CONOSCENZA CON BATTISTON

 

 

Ho conosciuto per la prima volta BATTISTON a Venezia fra il 1970 e il 1971, presentatomi dal dr. MAGGI.

Lo rividi poi a Milano in quanto era amico di mio cognato DEDEMO che lavorava presso il garage della famiglia BATTISTON.

Rividi ancora BATTISTON a Venezia intorno al 1974 e il dr. MAGGI mi impose di ospitarlo a casa mia a S.Elena perché aveva bisogno di aiuto.

Certamente dormì a rotazione a casa mia e di altre persone perchè solo in questa maniera ci si può fermare a lungo in una città come Venezia senza dare nell'occhio.

Una persona che poteva aiutare in quel periodo camerati in difficoltà, così come faceva il dr. MAGGI, era l'avvocato CARLET.

Il dr. MAGGI .aveva inoltre un grande ascendente sulla famiglia che gestiva Lo Scalinetto e cioè la PINA e suo marito. Può darsi che BATTISTON abbia dormito anche da loro.

Non ricordo, almeno in questo momento, altri luoghi in cui BATTISTON possa avere dormito.

L'ho comunque rivisto in seguito a Madrid e a Caracas.

A Caracas con BATTISTON c'era un altro italiano che era un veneto molto sospettoso che si chiamava ROBERTO.

Avevo già visto questo italiano a Piazzale Roma, a Venezia, intorno al 1976 mentre era insieme al dr. MAGGI.

Me lo presentò del resto come un ordinovista in quanto apparteneva alla "famiglia" e quindi era una persona di cui avere fiducia.

 

 

MACCHINA PER SCRIVERE GIOCATA FRA ME E MAGGI

 

 

Io possedevo una macchina per scrivere REMINGTON 23 meccanica, era una piccola portatile.

Il dr. MAGGI una volta me la vinse a poker e passò quindi nella sua disponibilità per un certo periodo.

Il gioco del poker era del resto una abitudine a casa di MAGGI.

Per riaverla dovetti vincergliela a sempre a poker, cosa che avvenne.

Io fui contento di riaverla indietro poichè avevo saputo da altri "giocatori", fra cui MONTAVOCI, che MAGGI l'aveva usata per battere a macchina sia volantini di destra sia finti volantini di sinistra collegati a vicende eversive.

Di conseguenza io rischiavo di essere coinvolto in cose in cui non c'entravo ed ero quindi interessato a rientrare in possesso della macchina.

 

 

PISTOLA OTTO LEBEL

 

 

Nel gruppo c'era un revolver "OTTO LEBEL" di fabbricazione francese.

Mi fu chiesta la cortesia di pulirla e smontarla perchè era molto vecchia ed ero l'unico che conoscendo le armi potevo fare lavori del genere.

 

 

SILENZIATORI DEL GRUPPO

 

 

E' vero che nel gruppo di Venezia circolavano silenziatori per pistole.

Io avevo l'incarico di controllarli e verificarli.

Me ne passarono per le mani circa una trentina ed erano piuttosto buoni e fatti con materiale cromato e io non li smontai mai, ma all'interno, come si vedeva dal buco, c'erano dei feltri.

Io normalmente, dopo il controllo, li davo a Montavoci che veniva per conto del dr. MAGGI.

Li ricevevo da Roberto ROTELLI che portava materiale croato-ustascia dalla ex-Jugoslavia.

Questi traffici iniziarono nei primi anni '70 fino al 1978 quando dissi a MAGGI che mi ero stufato di fare quel lavoro.

MAGGI fece "spallucce", ma era un po' seccato perchè secondo lui ognuno doveva dare il suo contributo all'ideale.

MONTAVOCI si occupava comunque di distribuire materiale ai camerati di altre città, almeno fino al 1975/1976.

 

Ritornando all'episodio delle mine anticarro mostratemi da MAGGI, posso aggiungere che, accanto alla vettura all'interno della quale si trovavano le mine già smontate, c'era proprio il MONTAVOCI e la vettura, come ora sono riuscito a focalizzare, non si trovava in un garage ma in un sottoportico semi chiuso di una viuzza laterale di Corso del Popolo, a Mestre, non lontano da Piazza Barche.

 

MONTAVOCI mi disse trionfante "hai visto che lavoro siamo riusciti a fare?", accennando alle mine smontate da cui era stato tratto l'esplosivo giallino. Girava voce che nel gruppo di Venezia vi fosse disponibilità di gelignite.

Io stesso, nel 1970/1971, vidi ROTELLI con un paio di candelotti di questa sostanza, avvolti in carta di colore rossastro, e a mia richiesta egli mi disse che la usava per sfondare paratie di navi affondate da recuperare.

ROTELLI a un certo punto mi accennò al fatto che la gelignite trasudava e io gli consigliai di metterla all'asciutto, ad esempio usando della segatura e che era necessario, se la teneva in casa, di spostarla per questioni di sicurezza.

Lui mi disse che l'avrebbe portata in uno dei bunker tedeschi dell'ultima guerra che si trovano ancora lungo la costa.

 

 

ATTENTATO ALLA SCUOLA SLOVENA DI TRIESTE

 

 

ZORZI mi disse che MAGGI metteva a disposizione dei camerati la sua macchina per varie necessità.

Ne deduco che ZORZI possa averla utilizzata anche per l'attentato alla Scuola Slovena, episodio di cui peraltro non so nulla se non quanto ho già dichiarato.

 

 

SERGIO MINETTO

 

 

Poichè l'Ufficio mi chiede quale autovettura avesse MINETTO, posso confermare che era un'autovettura di colore grigio/metallizzato e benchè non mi intenda molto di macchine, mi è rimasto impresso il fatto che fosse una vettura francese, Peugeot o Renault.

Ricordo che, viste le simpatie politiche del soggetto, io mi stupii che non avesse un'autovettura di marca tedesca.

A D.R.: Ero presente al matrimonio di Marcello SOFFIATI sia in chiesa che al rinfresco. Anzi mi incaricai io di comprare il riso per gettarlo sugli sposi.

Fu una cerimonia modesta, con la presenza dei parenti, di qualche amico intimo di Marcello e di qualcuno di Colognola.

Ricordo che, oltre a me, c'erano BANDOLI, MINETTO e un altro amico personale di Marcello che faceva il camionista.

Posso aggiungere che MINETTO era molto amico di Marcello ed era anche in buoni rapporti con suo padre Bruno il quale si accalorava con lui in discussioni sulla massoneria e sulla situazione politica ed economica dell'Italia.

Anch'io ero talvolta presente a queste discussioni e ricordo che in queste discussioni MINETTO interveniva in modo raro ma "ad hoc", cioè con estrema precisione su alcuni punti e questo mi colpiva molto.

MINETTO in particolare faceva notare a Bruno SOFFIATI che non si poteva essere nostalgici come lui perchè i tempi erano cambiati e ci volevano altri metodi e altre intelligenze.

Posso aggiungere che mi sforzerò di mettere meglio a fuoco gli argomenti e voglio ancora dire che mi trovo bene sul piano logistico e umano sotto la tutela di personale dei Carabinieri.

Anche la mia situazione di salute va migliorando.

 

L.C.S.   CARLO DIGILIO                                        Il Giudice Istruttore GUIDO SALVINI

 

QUESTO DOCUMENTO IN DATA 7 NOVEMBRE 1995 METTE IN LUCE LE DIFFICOLTA' DEL GIUDICE ISTRUTTORE GUIDO SALVINI NEL MANTENERE LA ROTTA DELLA SUA ISTRUTTORIA NONOSTANTE I TANTI OSTACOLI FRAPPOSTI DA ALTRI UFFICI E ALTRI PERSONAGGI NON DEL TUTTO TRASPARENTI NELLA GESTIONE PROFESSIONALE DI INCHIESTE DELICATISSIME.

 

 

TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

UFFICIO ISTRUZIONE  sez. 20^

 

N.2/92F                                                                                                                                               Milano, 7 novembre 1995

 

Oggetto: Procedimento penale nei confronti di ROGNONI Giancarlo ed altri.

 

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

dr.ssa Grazia Pradella - SEDE

 

 

Trasmetto copia dell'interrogatorio reso in data 6.11.1995 da Carlo DIGILIO alla presenza del suo nuovo difensore di fiducia.

Segnalo che, nonostante molte difficoltà e titubanze, è prospettabile un recupero della collaborazione del soggetto che ha già comunque confermato alcune circostanze significative.

Purtroppo le condizioni di salute di DIGILIO, anche se in via di miglioramento, non consentono lunghi interrogatori e ciò rallenta la possibilità di approfondire gli argomenti e affrontare i temi più gravi.

Alla luce di recenti deplorevoli iniziative, ritengo che allo stato il pericolo maggiore sia costituito dall'intervento di altri Uffici presso il DIGILIO, intervento che avrebbe l'unico risultato di apportare danni ulteriori alle indagini in corso.

Segnalo in proposito un episodio veramente increscioso.

Sabato, 29 ottobre u.s., nel pomeriggio, mi ha telefonato dal suo Ufficio di Roma il dr. Giovanni Salvi, ponendomi singolari domande sulla posizione di DIGILIO e in particolare se fosse stato interrogato sui rapporti con CAVALLINI, quali fossero le sue condizioni di salute e così via.

Il dr. Salvi non è minimamente interessato, in relazione ai processi pendenti dinanzi a lui, alla posizione di DIGILIO. Dopo avermi posto le domande cui ho fatto cenno, ha affermato di essere comunque in quel momento occupato e che mi avrebbe richiamato, cosa che non ha fatto. Era chiaramente percepibile che egli stesse parlando con qualcuno accanto e infatti il giorno successivo i giornali hanno riportato che nel pomeriggio di sabato il dr. Casson si era recato a Piazza Adriana, a Roma, (ove ha l'ufficio il dr. Salvi) per salutare alcuni colleghi prima dei suoi noti impegni calcistici.

E' quindi chiaro che il dr. Salvi stava ponendo domande per conto terzi.

Nei giorni successivi, la stampa di Bologna ha riportato la notizia che il dr. Casson aveva inviato alla Procura di Brescia un rapporto-esposto nei miei confronti relativo agli interrogatori MAMBRO-FIORAVANTI-CAVALLINI-DIGILIO prospettando non so quali illeciti.

Le domande del dr. Salvi servivano quindi a integrare le notizie che il dr. Casson stava raccogliendo nella sua "contro-indagine".

La pubblicazione della notizia dell'esposto del dr. Casson sui giornali di Bologna conferma inoltre che per tale Ufficio la violazione del segreto istruttorio è ritenuta un dovere.

In proposito e nell'inviarLe il presente interrogatorio, Le confermo il divieto assoluto di trasmettere a terzi atti della nostra istruttoria, a Lei trasmessi in copia, trattandosi in ogni caso di atti coperti dal segreto istruttorio del procedimento n.2/92F e che come tali devono essere richiesti, se necessario, all'Ufficio che li ha redatti.

Considerata l'estrema importanza e delicatezza delle prossime audizioni di Carlo DIGILIO, faccio presente che mi farebbe piacere concordare con Lei le date di tali audizioni, trattandosi di atti istruttori estremamente delicati al cui successo sono legate le residue speranze di sviluppare gli elementi contenuti nella nostra e nella Sua istruttoria.

Cordiali saluti.

 

Il Giudice Istruttore

GUIDO SALVINI

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