RAGGRUPPAMENTO OPERATIVO SPECIALE CARABINIERI
REPARTO EVERSIONE
OGGETTO: processo verbale di sommarie informazioni rese da: DIGILIO CARLO nato a Roma il 07.05.1937, in atto detenuto in luogo extrapenitenziario noto al Servizio Centrale di Protezione.
L'anno 1995, il giorno 7 del mese di Marzo, alle ore 10.30, nel luogo di cui sopra, davanti a noi ufficiali di polizia giudiziaria Capitano GIRAUDO Massimo e Brig. BROCCOLUCCI Massimo, appartenenti al Comando in intestazione; su delega verbale del G.I. di Milano, dott. G. SALVINI, concessa in data 06-03.1995, il sig. DIGILIO Carlo, in rubrica generalizzato, ha spontaneamente risposto alle domande postegli come qui sotto riportato:
SOTTUFFICIALE DELL'ARMA DEI CARABINIERI DI VITTORIO VENETO INSERITO NEL GRUPPO SIGFRIED.
A.D.R.: premetto che non ho cognizione diretta dell'appartenenza di un sottufficiale dell'Arma di tale Stazione Carabinieri al GRUPPO SIGFRIED tuttavia il prof. FRANCO, persona che era me sopraelevata mi disse in un contesto di assoluta affidabilità e spontaneità che il comandante della Stazione Carabinieri citata era inserito nel GRUPPO SIFGRIED.
A.D.R.: Sì mi parlò di tale sottufficiale quale comandante della Stazione Carabinieri.
A.D.R.: Il periodo a cui intendo riferirmi è da ricomprendere negli anni 1966 e 1967.
A.D.R.: Il nome MARZOLI GIUSEPPE che voi mi riferite non mi richiama alla mente ricordi nitidi, tuttavia non è certamente per me un nome nuovo anzi poichè mi avete fatto vedere i periodi in cui il MARZOLI ha retto il comando della Stazione Carabinieri credo che lo stesso possa identificarsi con la persona cui mi faceva cenno il prof. FRANCO.
A.D.R.: I nomi: POLI, MARELLO, MIELE, PACCHIANA e COGO invece nulla mi dicono.
A.D.R.: Il Comando Stazione Carabinieri di Serravalle non mi ricorda alcunchè.
A.D.R.: Non sono in grado di definire con esattezza la funzione del sottufficiale, anche perchè il prof. FRANCO, quale appartenente alla struttura di intelligence che ho già indicato e cioè la C.I.A. era un vero professionista che raramente si lasciava andare a confidenze o consentiva che notizie certe sulla sua reale attività trapelassero alla sua rete di informatori, quale ero io. In ogni caso posso specificare due fondamentali: il sottufficiale costituiva punto di riferimento logistico per l'approvvigionamento di armi in caso di imprevisto e immediato allarme. Desidero precisare che la parola imprevisto va intesa nel senso che il FRANCO, non pressato da esigenze temporali, poteva autonomamente approvvigionarsi, con le sue conoscenze, del materiale logistico di cui necessitava. Il secondo fondamentale era la possibilità di segnalare e quindi di reclutare che aveva il sottufficiale che discendeva direttamente dalla conoscenza che aveva del territorio su cui esercitqava la giurisdizione. Voglio ancora precisare che il tempo ha oggi attenuato il prestigio e l'autorità dei Comandanti di Stazione Carabinieri nei centri urbani, invece all'epoca essi godevano di vasta influenza.
A.D.R.: Il prof. FRANCO non mi fece nessun altro riferimento a comandanti di Stazione Carabinieri coinvolti nel GRUPPO SIGFRIED, nè sarebbe stato logico in quanto il mio rapporto con lui era intriso di deferenza e rispetto e scevro di curiosità in quanto non prevista nel rapporto tra un informatore ed il suo capomaglia. Comunque faccio presente che dall'insieme dei discorsi effettuati avevo percepito che era un costume diffuso all'epoca orientarsi sull'appoggio logistico dell'Arma dei Carabinieri anche perchè capillarmente diffusa sul territorio. Tralaltro anche se è difficile oggi rappresentare a parole l'atmosfera in cui si viveva all'epoca, era nostra percezione che l'Arma rappresentasse l'ultimo baluardo in difesa dei valori tradizionali e della libertà in un momento in cui le organizzazioni comuniste era al massimo della loro propaganda sovversiva.
SERGIO MINETTO
A.D.R.: Conosco Sergio MINETTO a cavallo tra il 1966 ed il 1967 unitamente al noto Marcello SOFFIATI che me lo presentò come il suo capo.
A.D.R.: L'incontro ebbe luogo a Verona in Piazza BRA' ed il MINETTO si presentò con il suo nome. Ricordo che in quell'occasione fu molto affabile e che il SOFFIATI lo chiamava per nome. Credo che tale rapporto molto stretto tra i due derivasse da una stretta conoscenza del MINETTO con il Bruno SOFFIATI, probabilmente questa familiarità scaturiva dall'essere stato forse compare ci cresima del figlio.
A.D.R.: Preciso che fino all'incontro con il MINETTO il mio rapporto con le strutture di intelligence statunitensi in questioni politiche passavano attraverso il SOFFIATI, il quale mi aveva detto di fare riferimento oltre al MINETTO, anche al noto John BANDOLI.
A.D.R.: La conoscenza con il MINETTO, o meglio la necessità che io lo conoscessi, scaturì dall'esigenza di non esporre il SOFFIATI in quanto personaggio noto per le sue simpatie di destra, in una operazione di contatto estremamente delicata con persone il cui credo politico era dubbio. Scendendo nel concreto fu lo stesso SOFFIATI a chiedermi di sostituirlo in una operazione di valutazione e classificazione di un insieme di armi che inizialmente mi vennero qualificate come collezione del noto Giovanni VENTURA, ma che successivamente, come già verbalizzato avevao ben altra finalità. In sostanza tale prima operazione piuttosto complessa ebbe anche lo scopo di mettermi alla prova e quindi, nel dubbio, la vicenda fu minimizzata e presentata con un aspetto diverso da quello reale. Volendo ulteriormente approfondire io avrei dovuto sostituire il SOFFIATI, che avrebbe dovuto ricevere l'incarico dal prof. FRANCO nella valutazione delle armi del VENTURA che in quel periodo stava incominciando quell'opera di costruzione di una sua immagine politica che dal nazismo stava transitando al nazimaoismo. L'essere avvicinato ed il suo frequentare una persona di note e palesi idee di estrema destra avrebbe potuto compromettere la transizione dell'immagine politica pubblica. Il SOFFIATI, evidentemente consigliatosi con il MINETTO sull'incarico avuto dal FRANCO optò per un mio coinvolgimento a fronte anche di un ottimo bagaglio culturale nel campo delle armi.
A.D.R.: Non ho alcun elemento per indicare una subordinazione del FRANCO rispetto al MINETTO o viceversa, anzi sono propenso a ritenere che si trattasse di persone allo stesso livello, in contatto fra loro che si appoggiavano reciprocamente per supporti personali e logistici. Caratterialmente devo però far osservare che il FRANCO appariva certamente più spigliato.
A.D.R.: Sì la mia conoscenza del FRANCO fu successiva a quella del MINETTO.
A.D.R.: Nel corso dell'incontro il MINETTO accennò in maniera molto generica alla valutazione di una non specificata collezione di armi, sarà soltanto il FRANCO circa venti giorni dopo, presentatomi sempre dal SOFFIATI ad approfondire il compito a cui ero stato destinato e di cui ho già fatto ampio riferimento nei verbali in cui si menzionano gli accessi al casolare di Paese.
A.D.R.: Il primo incontro con il prof. FRANCO avvenne a Vittorio Veneto ove mi recai unitamente al SOFFIATI, in treno, e alla stessa stazione ferroviaria furono fatte le presentazioni.
A.D.R.: Oiuchè attraverso il SOFFIATI era stata stabilita una certa elastica familiarità il MINETTO non mi interpellò mai con il mio nome in codice di "ERODOTO".
A.D.R.: Non è possibile quantificare il numero delle volte in cui ho incontrato il MINETTO, ciò perchè il livello di familiarità era tale per cui raramente si discuteva esclusivamente di lavoro, ma si univano sempre anche argomenti conviviali, comunque, certamente ci siamo visti moltissime volte.
A.D.R.: Posso escludere categoricamente di essere mai giunto ad un incontro con il MINETTO dopo una concordazione telefonica. Tutte le volte in cui l'ho incontrato l'avviso mi veniva dato per interposta persona, spesso e volentieri il Marcello SOFFIATI.
A.D.R.: Mai mi sono state rappresentate dal SOFFIATI particolari modalità di incontro, voglio dire che venivqa semplicemente concordato un giorno, un'ora ed un luogo a voce. Per particolari esigenze gli incontri erano decentrati nel noto appartamentino di via Stella.
A.D.R.: Preciso che raramente sorgeva la necessità di queste precauzioni in quanto nè io nè il MINETTO avevamo un colore politico appariscente, tralaltro la professione ufficiale del MINETTO, artigiano frigoriferista, non destava il benchè minimo sospetto.
A.D.R.: Vi sono state delle volte, agli inizi degli anni '70 in cui ho incontrato il MINETTO senza la presenza del SOFFIATI. Gli incontri comunque avvenivano quasi sempre dietro avviso di quest'ultimo ed avevano luogo vicino a Piazza San Marco alla trattoria "LA RIVETTA". Posso escludere che gli incontri fossero destinati esclusivamente a me e probabilmente, ma non ho dati di fatto per confortarlo e mi baso sulle mie impressioni ed intuizioni dell'epoca, il MINETTO, coperto dalla sua professione, che lo portava a girare di frequente, approfittava di spostamenti per reperire ricambi di pezzi e riparazioni, per mantenere i contatti con la rete che ritengo fosse formata in via preferenziale da ex commilitoni della "X MAS". Posso precisare che mi fece cenno, una volta, di provenire dalla sede dell'Associazione Marinai, che è contingua all'arsenale.
A.D.R.: Alla vostra richiesta di conoscere il criptonimo di MINETTO desidero fare presente che lo stesso certamente ne aveva uno poichè, ciò, discende direttamente e concretamente dal far parte di una struttura di intelligence, ma il portarlo a conoscenza di propri subordinati avrebbe rappresentato un rischio che, non meritava, per le condizioni ambientali del momento, di essere corso. Voglio precisare meglio che si riteneva di muoversi in un ambiente non ostile in cui l'utilizzo di criptonimi sarebbe stato più un rischio che non una garanzia di sicurezza. Quando il MINETTO mi incontrò per la penultima volta nell'agosto 1982 nell'apartamento di via Stella, quando ero in libertà provvisoria e poco prima di divenire latitante, lo stesso era interessato a conoscere il grado di pericolosità politica di quanto mi era successo. Preciso meglio che l'interesse del MINETTO ERA ESSENZIALMENTE QUELLO DI SALVAGUARDARE IL mARCELLO soffiati che era allora ancora un agente operativo e, in secondo luogo, a prescindere da un coinvolgimento del SOFFIATI, stabilire la mia affidabilità psicoemotiva in quel difficile momento, vi fu cioè, quindi, anche un intento paternalistico di tranquillizzazione.
A.D.R.: L'ultimo incontro con il MINETTO avvenne immediatamente dopo quello già verbalizzato realizzatosi con il colonnello Amos SPIAZZI, relativo alla nota denuncia di un'arma regolarmente detenuta che cercavo di vendere. Lo chiamai telefonicamente da una cabina telefonica sita nei pressi di Porta Vescovo, mentre ero atteso dal MALCANGI che avevo lasciato in un bar della zona. Effettuai la chiamata presso la sua abitazione e gli dissi che avevo bisogno di vederlo immediatamente. Non fece alcuna obiezione e credo mi raggiunse a Porta Vescovo in un tempo inferiore a dieci minuti. Mi raggiunse con la sua macchina, di cui non ricordo il tipo, ma rammento che era di colore grigiastro. Quando parcheggiò io non lo raggiunsi ma lo aspettai a distanza e ci sedemmo poi su una panchina dei giardini pubblici. In quella occasione gli rappresentai che sarei andato all'estero grazie all'aiuto di un amico, che nella fattispecie si identificava nel MALCANGI, e che volevo la sua autorizzazione a poter spendere il suo nome nel caso fossi stato in difficoltà. Credo di avergli specificato che mi sarei recato nella Repubblica Dominicana. Il MINETTO, rimproverandomi bonariamente per non essere rimasto a collaborare nella struttura che avrebbe fatto andare le cose diversamente, mi autorizzò a spendere il suo nome, recandomi presso una qualunque Legazione diplomatica o consolare statunitense del paese in cui mi sarei recato o, comunque di qualunque altro, specificando che avrei dovuto rivolgermi ad un addetto alla sicurezza, con ciò intendendo qualcuno della Central Intelligence Agency, in modo da non colloquiare con una persona qualsiasi. Una volta messo a contatto con tale persona avrei dovuto fare il suo nome specificando che avevo lavorato per l'Agenzia. Fui grato di ciò al MINETTO perchè comunque mi aveva fornito un punto di riferimento. Tornai quindi dal MALCANGI e da allora non ho più visto il MINETTO.
A.D.R.: Come già noto ebbi modo di spendere il nome del MINETTO nel 1992, nella prima settimana di settembre, presso il Consolato degli Stati Uniti d'America sito a Santo Domingo.
A.D.R.: Il contatto avvenne mediante il mio semplice presentarmi al posto di guardia del Consolato ove dopo aver mostrato il mio passaporto falso a nome MARTINELLI Pierino e aver chiesto di poter accedere per risolvere un problema amministrativo, mi recavo all'interno dello stabile ed al primo impiegato di una certa età, a mio avviso perciò affidabile, ho chiesto in lingua spagnola di avere un colloquio riservato con l'ufficiale della "seguridad". Dopo un'attesa di circa dieci minuti sono stato fatto accomodare in un ufficio ove ad attendermi c'era una persona che si è presentata ma della quale non ricordo il nome, di circa quarantacinque anni di età, prestante fisicamente, leggermente stempiato, capelli di colore castano.
L'ufficio si trovava a piano terra. La persona parlava molto bene il castigliano per cui non ebbi alcuna difficoltà ad esporre il mio problema. Dissi cioè che in Italia a cavallo tra gli anni '60 e '70 avevo collaborato con la C.I.A., in stretto contatto con il sig. Sergio MINETTO di Verona. Fattigli presenti i miei problemi economici offrii di riprendere una collaborazione informativa.
La persona, fissandomi un appuntamento dopo tre o quattro giorni, nel pomeriggio, mi disse che avrebbe verificato quanto dichiarato. Nel secondo incontro con questa persona, che fu di maggiore durata questi specificò che la verifica aveva avuto esito positivo e mi propose, con un compenso da stabilirsi sulla base della serietà dimostrata, di raccogliere informazioni sugli esuli cubani8 anticastristi, per gli scopi che ho già illustrato al dott. SALVINI. In merito al compenso preciso che mi disse che gli informatori locali venivano pagati circa 1500 pesos al mese, cioè circa 150 dollari, nel mio caso, poichè ero italiano ed avevo già lavorato avrebbe richiesto, in considerazione dei risultati portati e dello scarso rischio che ciò comportava, di poter pagare circa 300 dollari mensili. Trattandosi di compenso aggiuntivo, rispetto a quello della mia attività lavorativa, tale integrazione mi avrebbe bastevolmente aiutato.
A.D.R.: Non ricevetti mai soldi dal MINETTO bensì dal Marcello SOFFIATI, all'epoca avevo un compenso forfettario e non fisso che mi veniva sempre dato in contanti ed in valuta italiana e che al massimo raggiunse le 250mila lire.
A.D.R.: Il mezzo di spostamento, preferito dal MINETTO, nell'ambito della città, era la bicicletta.
A.D.R.: Posso descrivere il MINETTO come persona molto prudente, estremamente intelligente, più fornito di esperienza che di cultura, certamente abile nel suo lavoro anche perchè dotato di uno spiccato spirito di osservazione. Lo ricordo come molto legato ai suoi valori e propugnatore degli americani quali tutori della libertà per il nostro Paese.
A.D.R.: Non ricordo che vi siano mai state affermazioni di distinguo del MINETTO tra l'atlantismo e l'americanismo.
A.D.R.: Mi risulta che il MINETTO si recasse periodicamente presso la base FTASE di Verona e ci andasse a piedi o in bicicletta, anche per la difficoltà a parcheggiare l'autovettura. Dico mi risulta in quanto spesso veniva ribadito che solo le persone a ciò titolate potevano accedere alla base NATO e quindi il MINETTO ed il SOFFIATI.
A.D.R.: Non ho mai visto un tesserino od un passi per l'accesso alla base NATO di pertinenza del MINETTO.
A.D.R.: Sì sono entrato all'interno della base NATO di Verona, esattamente in un lasso di tempo ricompreso tra il primo incontro con il MINETTO ed il primo incontro con il FRANCO. Ci recammo nella base militare per avere la risposta definitiva sul cambio di incarico tra il SOFFIATI e me, per la questione del VENTURA. Il MINETTO si trovava già all'interno della base, io mi trovavo con il SOFFIATI, una persona di cui non ricordo il nome ed il BANDOLI che fu colui che ci permise di accedere. Proprio questa fu una delle occasioni in cui il MINETTO disse che essendo io un saltuario non era il caso che mi facessi vedere in quel luogo, tant'è che incontrato il MINETTO uscimmo subito dalla base per recarci in piazza BRA'.
A.D.R.: Non sono in grado di discriminare l'appartenenza del MINETTO ad una struttura di un organismo di informazione atlantico o statunitense. Il MINETTO era molto circospetto e prudente e parlava sempre di "americani", mentre il SOFFIATI indicava la C.I.A. come datore di lavoro.
A.D.R.: Sì, il MINETTO era massone, non ricordo la loggia, ma condivideva le idee di Bruno SOFFIATI, riconducibile a Palazzo Giustiniani.
A.D.R.: Non conosco nè ho mai sentito nominare un commercialista veronese a nome GLISENTI.
A.D.R.: Il BERTONI, fioraio in Verona che voi mi nominate era certamente un amico del SOFFIATI Marcello, ma non sono in grado di dire se facesse parte della struttura informativa.
A.D.R.: Non ho elementi per stabilire se lo SPIAZZI ed il MINETTO si conoscessero.
A.D.R.: Sò per certo che il MINETTO ed il MAGGI si conoscevano, quest'ultimo frequentava il MINETTO per le sue idee politiche, ma non sono in grado di dire se conosceva il ruolo da questi rivestito.
A.D.R.: Non sono in grado di dire se il MINETTO conoscesse qualcuno della famiglia VENTURA, lo ZORZI oppure il FREDA, ritengo però che pur nella genericità dell'incarico offertomi dal MINETTO e precisato esclusivamente dal FRANCO ritengo, a buona logica, che il primo sapesse perfettamente il compito che mi apprestavo a dover svolgere, ma che per motivi di prudenza non ne parlasse e ne lasciasse la trattazione al prof. FRANCO.
Si dà atto che in data ed in luogo di cui sopra, alle ore 15.45, il presente verbale, previa rilettura, viene sottoscritto.
CARLO DIGILIO Capitano MASSIMO GIRAUDO - Bg. MASSIMO BROCCOLUCCI