RAGGRUPPAMENTO OPERATIVO SPECIALE CARABINIERI
REPARTO EVERSIONE
OGGETTO: processo verbale (vecchio rito) di sommarie informazioni testimoniali rese da: DIGILIO CARLO nato a Roma il 07.05.1937, detenuto in luogo extrapenitenziario noto al Servizio Centrale di Protezione.
L'anno 1995, il giorno 30 del mese di Marzo, alle ore 09.00, presso gli uffici del Comando Provinciale Carabinieri di Verona. Avanti a noi sottoscritti ufficiali di polizia giudiziaria Capitano Massimo GIRAUDO e Brigadiere Massimo BROCCOLUCCI, effettivi al Comando in intestazione, è presente DIGILIO Carlo in oggetto generalizzato, il quale, su delega verbale del G.I. di Milano, dott. Guido SALVINI comunicata in data 29 c.m., ha spontaneamente risposto, alle domande postegli, come riportato:
APPROFONDIMENTI IN MERITO AL "PROFESSORE"
A.D.R.: Prendo atto che mi viene fatto il nome di tale PAGANOTTO Fabio che, nulla mi ricorda. Voglio precisare che a seguito del vostro invito a cercare di rammentare il nome del "professore" sono riuscito a ricordare che il cognome finiva con una doppia "elle" o, meglio aveva nel suo termine due lettere "elle".
A QUESTO PUNTO SI DA ATTO CHE VENGONO SOTTOPOSTI AL DIGILIO I QUATTROCENTOCINQUANTA NOMI E COGNOMI DEI RESIDENTI IN VIA ISONZO DI VERONA I QUALI NON VENGONO ALLEGATI PERCHE' FACILMENTE RIPRODUCIBILI IN QUALUNQUE TEMPO, DAL TERMINALE ANAGRAFICO.
A.D.R.: Preso atto di quanto sottopostomi vi è solo un cognome che mi sembra riportarsi a quanto mi disse il SOFFIATI: quello di GUNNELLA Pietro.
A.D.R.: Prendo atto che mi viene detto che il GUNNELLA pur risultando essere effettivamente un professore di lingue e filosofia esso risulta abitare al civico nr.2. Tale civico non mi rammenta alcunchè e ribadisco che il mio ricordo si lega alla cifra otto.
A.D.R.: Prendo atto che mi viene fatto il cognome BONATELLI. Anche questo cognome, forse per la presenza delle due elle, mi sembra mi richiami qualcosa alla memoria.
A.D.R.: Prendo atto che mi viene fatto notare che vi sono altri cognomi con la doppia elle nella parte terminale della parola, tuttavia il loro suono pronunciato non mi richiama nulla, mentre GUNNELLA e BONATELLI mi hanno risvegliato qualcosa.
A.D.R.: Prendo atto che mi viene comunicato che BONATELLI Cecilia è stata la moglie di PAGANOTTO Fabio, che questi è residente all'interno 8 del civico 2 di Lungadige Campagnola, strada prossima a via Isonzo. Prendo atto che mi viene fatto notare che anche il LUNGADIGE richiama alla mente un fiume, così come avevo affermato nel precedente verbale del 24 u.s.. Sinceramente non so cosa dirvi, il numero 8 lo collego a quella confidenza del SOFFIATI che vi prego di credere fu puntuale e non ripetuta.
A.D.R.: Prendo atto che mi viene comunicato che il GUNNELLA ed il PAGANOTTO sono residenti nello stesso civico di via Isonzo e che il papà della moglie di quest'ultimo era professore di filosofia. Ribadisco quanto già detto ho cercato di riportarvi il mio ricordo di una confidenza risalente a quindici anni prima fattami una sola volta.
PRECISAZIONI IN MERITO AL MODO DI COMUNICARE DI SERGIO MINETTO
A.D.R.: Prendo atto che mi viene fatto notare una contraddizione presente nel mio verbale redatto su Sergio MINETTO. E' vero che io ho affermato che il MINETTO non ha mai utilizzato il telefono per gli incontri da effettuare con me, in quanto era sempre il SOFFIATI ad informarmi. E' anche vero che ho precisato che l'ultimo incontro con il MINETTO ebbe luogo a seguito di una mia telefonata. Voglio spiegarvi che ciò vi appare in contrasto, ma è stato un mio errato esprimermi o meglio un mio non completo rappresentare i fatti.
L'ultimo incontro non avvenne su iniziativa del MINETTO, come lo erano stati tutti gli altri nell'ambito della mia carriera informativa, anche perchè sono certo che non avrebbe commesso questo sbaglio ma fui io in un momento di bisogno ed urgenza a contattarlo, peraltro da una cabina telefonica. Anche se non fu esplicitato nella conversazione telefonica che ebbi con il MINETTO questi non poteva non venire all'incontro ne mi rimproverò per il modo in cui lo avevo contattato. In quel momento io ero una persona potenzialmente pericolosa, poteva cioè in me scatenarsi una reazione emotiva che avrebbe potuto ripercuotersi negativamente sulla struttura informativa. In questi casi è sempre bene assecondare la persona debole e non irritarla per poterla meglio controllare.
SPECIFICAZIONE IN MERITO AL COLLOQUIO CON IL DOTT. MAGGI.
A.D.R.: Poichè mi viene fatto rilevare che nel colloquio con il dott. MAGGI sulle responsabilità dello ZORZI io avrei fatto riferimento all'attentato alla banca di Roma (verbale del 16 aprile 1994) e quindi mi viene chiesto se io abbia mai riferito al dottore di quanto appreso sul ruolo operativo dello ZORZI nella strage di Piazza Fontana, faccio presente che io nel discorso affrontato con il dott. MAGGI nel 1978 - 1979 non feci assolutamente riferimento alla banca di Roma, gli dissi che sapevo della bomba deposta nella banca, e ripeto, mai precisai quale, in quanto intendevo riferirmi esclusivamente alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano sita in Piazza Fontana.
Non vi era alcuna possibilità nè per il MAGGI, nè per me di equivocare: il riferimento era alla strage del 12 dicembre. Il MAGGI comprese benissimo a cosa mi riferivo in quanto il litigio del SOFFIATI con lo ZORZI era inerente proprio alle responsabilità dell'ultimo nella strage. Faccio presente che mi riferisco al litigio rappresentato nel mio verbale del 03 agosto 1993. Voglio quindi precisare, poichè effettivamente non si intuisce appieno quanto da me dichiarato, che il diverbio tra il SOFFIATI e lo ZORZI se è vero che prese spunto dalla disponibilità di esplosivo di quest'ultimo, è altrettanto vero che mai si sarebbe arrivati al litigio se il SOFFIATI, come mi fece intendere, non avesse avuto il timore, e quindi fece l'errore di rappresentarlo, che la detenzione di simile materiale accompagnata alla precedente esperienza stragista, sarebbe potuta essere foriera di altri tragici eventi.
Poichè il SOFFIATI mi disse che il MAGGI era intervenuto con funzioni di pacere, esso era perfettamente a conoscenza delle responsabilità dello Zorzi, tant'è che lo stupore che colse il MAGGI nel 1978 - 1979 quando gli feci la sopracitata chiara e nitida allusione derivava sia dal fatto che l'episodio non era stato affatto dimenticato e soprattutto che anche io ne ero a conoscenza.
A.D.R.: Non ho mai rappresentato ai miei superiori della rete informativa la confidenza dello ZORZI sul suo ruolo di depositore dell'ordigno all'interno dell'istituto di credito, per due ordini di motivi che adesso vado a rappresentare e dei quali voglio evidenziare l'estrema delicatezza per le responsabilità statunitensi che ne scaturiscono.
A) l'episodio del litigio ZORZI - SOFFIATI, che non sono in grado di collocare temporalmente, è comunque da me appreso successivamente alla confidenza dello ZORZI, anzi proprio poco tempo dopo questa rivelazione. Il litigio è comunque già all'epoca, un fatto vecchio, esso è, quindi, successo antecedentemente alla confidenza. Per seguire la mia logica dovete immedesimarvi nel mio ruolo informativo e nella terribile gravità di ciò che ZORZI mi aveva confidato nel tentativo di reinglobarmi operativamente: io vengo informato dall'autore della strage del suo ruolo in essa e contemporaneamente minacciato ma, nello stesso tempo, o meglio poco dopo, so con certezza, per quanto sopra esposto, che il SOFFIATI conosce il mio stesso segreto, non me ne ha mai parlato esplicitamente e, nello stesso tempo, è parte della rete informativa. Ciò, in relazione a quanto vado ad esporre al punto "B", mi diede la certezza che per la mia sopravvivenza era meglio stare zitti.
B) Premetto che quanto vado ad esporre deve essere interpretato e letto in un'ottica di intelligence, e che, quanto esposto, non avevo mai dichiarato per la estrema delicatezza in esso insita: io dipendevo informativamente, ovvero il mio superiore nella rete informativa era, all'epoca dei fatti, il Capitano David Carrett della Marina statunitense. Per le mie conoscenze nel campo delle armi vengo episodicamente sottratto alla sezione informativa del CARRETT, che nulla aveva a che vedere con aspetti politici, ma era bensì destinata a questioni di mera sicurezza militare, per essere impiegato nella sezione nella quale era inserito Marcello SOFFIATI di cui non sono in grado di indicare i superiori.
Perchè, voglio precisare, sia il MINETTO che il FRANCO che il BANDOLI erano cittadini italiani, per cui, per quanto organizzati gerarchicamente, era parte della rete informativa ma, non ne erano i gestori, ovvero il MINETTO, che rappresentava la punta più alta, raccoglieva le notizie provenienti da fonti, ma le direttive operative venivano certamente da un militare statunitense a me non noto.
Quando nel casolare di Paese io vedo il FRANCO, comincio a supporre che è evidentemente in atto un qualcosa del quale non sono a conoscenzaq e che il FRANCO decisamente mi dirà di non seguire in quanto il mio compito era esclusivamente quello di una valutazione delle armi.
Questo avvertimento a non approfondire, ed il fatto che lo stesso FRANCO aveva fatto apportare una miglioria alle tecniche esplosivistiche del gruppo, con l'utilizzo del fiammifero antivento, mi hanno convinto che mi trovavo nella pericolosissima situazione di una fonte informativa, di una sezione non operativa, che per motivi di mere conoscenze, era dovuto entrare in contatto con una sezione operativa, della quale nulla doveva sapere perchè, nè il CARRETT, nè gli altri componenti della sezione del SOFFIATI, avevano mai fatto cenno a qualcosa che fosse diverso dalla valutazione delle armi.
Lo stesso litigio del SOFFIATI va visto in quest'ottica e cioè quella di chi, più piccolo perno della rete informativa della sua sezione, è venuto ad apprendere cose nelle quali, non era a conoscenza nel momento in cui venivano messe in atto.
Si dà atto che il presente verbale dopo rilettura viene chiuso in data in luogo di cui sopra alle ore 13.30.
CARLO DIGILIO CAPITANO MASSIMO GIRAUDO BRIGADIERE MASSIMO BROCCOLUCCI