RAGGRUPPAMENTO OPERATIVO SPECIALE CARABINIERI
REPARTO EVERSIONE
OGGETTO: processo verbale (vecchio rito) di sommarie informazioni testimoniali rese da: DIGILIO CARLO nato a Roma il 07.05.1937, detenuto in luogo extrapenitenziario noto al Servizio Centrale di Protezione.
L'anno 1995, il giorno 24 del mese di Marzo, alle ore 15.00, presso gli uffici del Comando Provinciale Carabinieri di Verona. Avanti a noi sottoscritti ufficiali di polizia giudiziaria Capitano GIRAUDO Massimo e Brigadiere BOTTICELLI Gianfranco, effettivi al reparto in intestazione, è presente DIGILIO Carlo in oggetto generalizzato, il quale, su delega verbale del G.I. di Milano, dott. Guido SALVINI comunicata in data 23 c.m., ha spontaneamente risposto, alle domande postegli, come riportato:
A.D.R.: Prendo atto che mi viene fatta leggere la descrizione dei quattro silenziatori, uno predisposto per il calibro 22 e tre per il calibro 7,65, rinvenuti in Castelfranco Veneto. Dalla lettura posso affermare con certezza che le modalità di costruzione dei suddetti sono diversi dalla visione esplosa che ebbi modo di vedere, come già noto, in mano al SOFFIATI.
FIGURA DI ZIO OTTO IN RELAZIONE AL COLONNELLO AMOS SPIAZZI
Voglio specificare, dietro la richiesta di ricordare ulteriori particolari, che nell'episodio già narrato al dott. SALVINI, a cui affermo l'esistenza di una persona soprannominata ZIO OTTO, vicina, o, comunque conosciuta dal Colonnello Amos SPIAZZI, che il fatto ebbe luogo nel 1976, fu provocato dalla necessità del SOFFIATI di avere ulteriori specifiche costruttive sull'arma su cui stava lavorando l'ingegner Eliodoro POMAR. Anche se non è a mia conoscenza diretta, ritengo che la visita allo SPIAZZI non fosse stata improvvisata, ma oggetto di un preventivo contatto tra questi ed il SOFFIATI.
Affermo ciò in quanto, altrimenti, non vi sarebbe una logica nel timore dello SPIAZZI ad uscire di casa e nel suo non fare accedere ad essa. Delegò quindi un giovane, del quale non sono in grado di indicare la qualità e l'intensità dei rapporti con lo SPIAZZI, che uscì dalla sua abitazione. Il SOFFIATI tranquillizzò il giovane che era rimasto colpito dalla mia presenza e gli disse che eravamo entrambi interessati a quanto doveva spiegarci.
Intendo sottolineare che la tipologia dell'otturatore che mi fu mostrato era assolutamente inusuale per quell'epoca. Preciso ancora che era una soluzione tecnica innovativa ed estremamente interessante, in quanto collocava parte dell'otturatore sopra la canna ed evitava il rilevamento dell'arma in questione, cioè consentiva un tiro molto preciso in quanto rimaneva sempre puntata sul bersaglio senza dispersione di colpi al disopra del punto mirato, in poche parole poteva concorrere egregiamente con la consorella UZI (israeliana) uscita in quel periodo, ciò spiega l'interesse informativo del SOFFIATI e quindi dell'organo di intelligence statunitense che aveva, tra l'altro, tutto l'interesse a che la mia missione in Spagna godesse del maggiore apporto informativo possibile.
Voglio cioè dire che una mia specifica conoscenza mi avrebbe utilmente accreditato verso il POMAR. Tornando alla presentazione, che fu di prammatica e non nominativa, faccio presente che il SOFFIATI disse al giovane di illustrarmi come era stato lavorato il pezzo dell'arma dallo ZIO OTTO che lui (il giovane) aveva visto all'opera. Intendo quindi ribadire con assoluta certezza che il giovane non si identifica con lo ZIO OTTO ma sarebbe certamente in grado di indicarne l'identità.
Poichè mi viene rappresentata l'estrema importanza sia per la mia posizione sia per la globalità dell'indagine dell'identificazione di ZIO OTTO, intendo fornire tutti i particolari fisici che ricordo sul giovane. Si trattava di un uomo dell'età apparente leggermente inferiore ai 30 anni, di corporatura longilinea a struttura ovoidale, ben curato, alto circa cm. 175, setto nasale sottile dall'accento sicuramente veneto, non aveva nessun segno particolare evidente, non portava occhiali da vista. Si espresse con perizia. Non ho mai più visto questa persona.
CONOSCENZA TRA AMOS SPIAZZI E SERGIO MINETTO
MODALITA' DI COMUNICAZIONE TRA GLI APPARTENENTI ALLA RETE INFORMATIVA
Sensibilizzato sulla importanza di verificare il dichiarato antiatlantismo dello SPIAZZI ed in merito alla probabilità che esistessero mezzi di comunicazione tra gli aderenti alla rete informativa statunitense presente in Verona più sofisticati rispetto a quanto fino ad ora da me rappresentato, desidero fornire ulteriori dati per le investigazioni in atto.
Ribadisco innanzitutto che gli incontri tra me fonte ed il MINETTO capomaglia per il Triveneto avvenivano sempre per interposta persona tramite l'agente SOFFIATI (specifico che il SOFFIATI sarà fonte fino alla metà degli anni '70, diventerà agente in un periodo compreso tra il 1974 ed il 1975). Quando erano particolarmente delicati essi avvenivano nel noto domicilio di via Stella.
Desidero fare presente, prima di continuare nell'esposizione che il significato della parentetica, nonchè i miai contatti diretti con militari americani e le modalità del mio reclutamento, saranno esposti in un successivio verbale. Poichè mi viene nuovamente chiesto se si trattasse di una rete ifnormativa della NATO o della CIA e poichè mi viene fatto osservare che dalle investigazioni in atto vi sono più indizi che rendono verosimile la prima ipotesi, intendo ribadire che i miei datori di lavoro mi hanno sempre parlato di attività da svolgersi nell'interesse degli Stati Uniti con ciò naturalmente intendendo che esso era anche l'interesse degli alleati; nessuno, se non il SOFFIATI, mi ha mai detto di lavorare per la CIA. Nell'anno 1980 Marcello SOFFIATI mi ha rappresentato che nel caso avessi avuto bisogno di contatti delicati anche dal o verso l'estero avrei potuto fare riferimento ad una persona qualificata come PROFESSORE.
Non sono in grado di dire se con tale qualifica si volesse alludere all'esercizio di una particolare professione o questo fosse solo un soprannome. Non ho mai visto tale persona nè sono in grado di darvi alcun particolare sulla sua famiglia. Il SOFFIATI, ma intendo far presente che sono trascorsi 15 anni da allora e che si trattò di una notizia isolata, credo mi disse che il PROFESSORE doveva essere contattato per via epistolare al civico 8 di via Isonzo in Verona.
Vi ripeto che questo è il mio ricordo e non mi sento quindi di darvi una certezza assoluta, ho comunque il ricordo netto che la via facesse riferimento ad un fiume. Questa persona, apparendo insospettabile, veniva utilizzata per la combinazione di incontri delicati.
Specifico che quando A e B dovevano incontrarsi, A scriveva al PROFESSORE indicando data luogo ed ora dell'appuntamento, il PROFESSORE, a sua volta, comunicava a B quanto ricevuto epistolarmente. Con ciò intendo che gli incontri tra A e B avvenivano solo per l'effettiva discussione di quanto oggetto della visita e in luoghi ritenuti non pericolosi, ovvero, erano eliminati tutti i rischi connessi ad una pluralità di incontri e a luoghi non protetti.
Il SOFFIATI mi disse anche che lo stesso PROFESSORE manteneva i contatti oltre che tra gli agenti statunitensi ed alle persone per questi lavoranti anche tra questi ed estremisti di destra a loro collegati anche latitanti e situati all'estero. In questo caso veniva utilizzata la tecnica della doppia busta: il mittente scriveva al PROFESSORE in doppia busta, questi ricevutala provvedeva all'inoltro al destinatario del plico interno. Il SOFFIATI aggiunse che anche il MASSAGRANDE aveva beneficiato dei servizi del PROFESSORE per le sue comunicazioni con lo SPIAZZI.
Lo stesso PROFESSORE era il tramite per gli incontri tra il MINETTO e lo SPIAZZI. Questa informazione mi fu data con certezza dal SOFFIATI ma ho ricordo, anche se meno nitido, che lo stesso MINETTO mi rappresentò quanto esposto. A causa del ricordo meno nitido non sono in grado di dirvi l'anno in cui il MINETTO mi fece la confidenza, questa comunque mi fu fatta in virtù del vincolo che mi legava al MINETTO.
Si dà atto che il presente verbale, dopo rilettura viene chiuso, in data e luogo di cui sopra alle ore 18.09.
Capitano Massimo GIRAUDO CARLO DIGILIO