TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO
Ufficio Istruzione sez.20^
INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO
Artt.366 e 367 c.p.p.
Art.25 R.D. 602/1931 N.721/88F R.G.G.I. N.2643/84A R.G.P.M.
L’anno millenovecentonovantatre il giorno 9 del mese di ottobre alle ore 13.00 nel Tribunale di Milano, Ufficio istruzione
Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore,
assistito dal sottoscritto m.o. Antonio Russo della Guardia di Finanza. E' presente il Sovrintendente Capo Roberto Emireni della DIGOS di Venezia.
è comparso DIGILIO CARLO il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l'imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (arttt651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell'art. 78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l'istruttoria proseguirà, risponde:
Sono Carlo Digilio, in atti già generalizzato.
E' presente il difensore di fiducia, dr. proc. Giovanni Battista Maggiolo del Foro di Venezia.
Interrogato sui fatti di cui al proc. pen. 721/88F, dichiara:
Mi sento in questo momento, a richiesta dell'Ufficio in merito a quanto accennato alla conclusione dell'interrogatorio in data 3 agosto scorso, di riferire una vicenda che ritengo di interesse in merito all'attività del gruppo di Mestre e Venezia.
Nei primi anni '70, potrebbe essere il 1971 o 1972, il dottor MAGGI mi chiese un favore a cui non potevo acconsentire e che comunque non ero in grado di fargli.
Infatti egli mi disse che il suo gruppo aveva recuperato delle mine anticarro, probabilmente residuati del periodo dell'ultima guerra, e che voleva avere un aiuto tecnico per smontarle e cioè aprirne l'involucro di metallo e disinnescarle.
Io gli dissi che mi intendevo certamente di armi, ma che non mi intendevo di esplosivi e non volevo comunque collaborare ad una operazione del genere.
MAGGI mi disse che avrebbe cercato altrove.
Qualche tempo dopo, penso proprio accompagnato dal MAGGI, ebbi occasione di vedere a Mestre una di queste mine già smontata; l'involucro di metallo era già stato tolto ed era rimasta la ciambella di esplosivo di colore giallino che ritengo fosse T4. Non sono asssolutamente in grado di ricordare in quale luogo mi fu mostrata questa forma di esplosivo. Ho tuttavia il ricordo di un garage pertinente a qualche abitazione.
MAGGI mi disse che questo esplosivo era stato ripescato dall'acqua ove non si deteriorava mai ed accennò al recupero anche di altre mine del genere in "laghetti" e in parte in mare vicino a Venezia.
Mi accennò a subacquei che avevano effettuato tali recuperi.
Non sono assolutamente in grado di dire se tale esplosivo sia stato usato, ciò perchè, dopo il mio rifiuto a collaborare di tali discorsi, non vi fu più cenno con MAGGI.
Tale vicenda si colloca, come ho già accennato, nel periodo in cui avevo da poco conosciuto il MAGGI e lo avevo visto una volta casualmente con GIANCARLO ROGNONI a Venezia alla fermata dei battelli dell'Accademia.
A domanda dell'Ufficio, non sono in grado di dire chi del gruppo di MAGGI abbia effettuato i recuperi.
Posso solo dire, ma solo a livello di indicazione, che MONTAVOCI aveva in seguito lasciato alcune volte dei respiratori al poligono e quindi almeno lui certamente aveva esperienza di subacqueo. Si tratta dell'occasione in cui, come ho già detto nei precedenti interrogatori, ebbi dei diverbi con MONTAVOCI perchè si comportava maleducatamente e pretendeva di lasciare quello che voleva negli uffici del poligono.
Ricollegandomi ai riferimenti fatti in data 3.8.1993 in merito alla violenta discussione fra SOFFIATI e ZORZI, posso dire che tale discussione, sfociata anche in una vera e propria colluttazione fra i due, aveva origine proprio dalla detenzione da parte di ZORZI dell'esplosivo cui ho fatto cenno.
Infatti SOFFIATI mi disse che egli aveva raccolto varie notizie in merito alla disponibilità di esplosivo da parte di MAGGI e di ZORZI e quest'ultimo lo aveva pesantemente minacciato e malmenato affinchè ciò non fosse assolutamente divulgato.
Devo dire che appresi questo da SOFFIATI non negli anni '80, ma assai prima e cioè intorno al 1975, in un momento quindi assai più vicino a tali avvenimenti.
Ribadisco con assoluta sicurezza che SOFFIATI lavorava per la C.I.A. e per gli americani di stanza in Veneto. E' possibile che ZORZI abbia avuto notizia da MAGGI del ruolo svolto da SOFFIATI e temesse interferenze o indicazioni in favore di tale struttura.
Posso dire che la C.I.A. e gli americani in quel periodo e in quella zona geografica erano interessati a tenere sotto controllo i movimenti di esplosivo sia in relazione alla sicurezza delle loro basi sia in relazione ad operazioni di intelligence circa gli avvenimenti italiani e quindi le notizie nella disponibilità del SOFFIATI interessavano coloro per cui lavorava e giustificavano le preoccupazioni di MAGGI.
La confidenza di SOFFIATI con me trova spiegazione nel fatto che mio padre, nel periodo della guerra e fino al 1966 aveva lavorato per gli americani dell'O.S.S. sempre nel campo della sicurezza e informazione militare e conseguentemente SOFFIATI mi vedeva un po' sulla sua stessa linea d'onda.
Voglio ribadire che io non ho mai fatto parte di ORDINE NUOVO e cioè non ho mai aderito a tale organizzazione e alla sua ideologia. Io avevo orientamenti e riferimenti ben diversi.
L.C.S. CARLO DIGILIO Il Giudice Istruttore GUIDO SALVINI