TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO
Ufficio Istruzione sez.20^
INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO
Artt.366 e 367 c.p.p.
Art.25 R.D. 602/1931 N.721/88F R.G.G.I. N.2643/84A R.G.P.M.
L’anno millenovecentonovantatre il giorno 30 del mese di ottobre alle ore 12.20 nel Tribunale di Milano, Ufficio istruzione
Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore,
assistito dal sottoscritto m.o. Antonio Russo della Guardia di Finanza. E' presente il Sovrintendente Capo Roberto Emireni della DIGOS di Venezia.
è comparso DIGILIO CARLO il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l'imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (arttt651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell'art. 78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l'istruttoria proseguirà, risponde:
Sono Carlo Digilio, in atti già generalizzato.
E' presente il difensore di fiducia, dr. proc. Giovanni Battista Maggiolo del Foro di Venezia.
Interrogato sui fatti di cui al proc. pen. 721/88F, dichiara:
Per quanto concerne la vicenda della mia fuga a Santo Domingo attraverso la Svizzera, posso aggiungere che effettivamente ricevetti il passaporto a Lugano, ma devo dire che l'incontro con chi me lo fornì non fu un incontro casuale.
Infatti avevo già avuto in Italia l'indicazione in merito alla persona cui potevo rivolgermi per munirmi di tale documento.
In sostanza quando arrivai a Lugano mi fu sufficiente dare la mia fotografia alla persona che mi era stata indicata e in due ore il passaporto fu pronto.
Per cui quella persona con la barbetta e i capelli rossicci che ho indicato nel verbale in data 25.6.1993 è una persona che mi era stata segnalata e descritta appunto per questa incombenza.
Ritornando al ruolo svolto da Marcello SOFFIATI e poichè l'Ufficio mi comunica che effettivamente esservi stata a Valencia una base di riferimento degli Ustascia con la presenza della figlia di Ante Pavelic, posso confermare che questa base a Valencia è una circostanza che mi riferì il SOFFIATI ed egli mi fece anche capire di esservi stato personalmente.
SOFFIATI disponeva anche dei numeri di telefono che consentivano di mettersi in contatto con costoro.
Marcello SOFFIATI mi disse che questi Ustascia si rifornivano anche in Cecoslovacchia di attrezzature di buon livello tecnologico quali, ad esempio, acciai per molle per armi, cioè le molle di recupero, occhiali che consentivano tramite angoli retrovisori di sventare o di fare perdinamenti, microfoni e silenziatori; ricordo in particolare che SOFFIATI mi fece vedere il disegno di un prototipo di silenziatore della fabbrica d'armi cecoslovacca "CZ".
Non sono in grado di dire se SOFFIATI seguisse queste cose nell'ambito della sua attività informativa o come simpatizzante di ORDINE NUOVO.
SOFFIATI mi diceva che negli uffici che lui frequentava erano noti i contatti fra elementi croati oltre confine e la CIA in funzione di difesa da un'invasione dall'Est che gli elementi croati avrebbbero potuto preannunziare osservando sul territorio eventuali movimenti di truppe o rilevando l'allestimento di postazioni missilistiche. Certamente quindi c'erano grossi interessi comuni.
Riprendendo sempre il discorso sul ruolo di SOFFIATI, posso precisare che egli faceva riferimento specificamente agli uffici della F.T.A.S.E., cioè la "FORCE TREATY ATLANTICA SOUTH EUROPE" in pratica la centrale operativa e logistica del Patto Atlentico per il Sud-Europa che era di stanza a Verona.
Ovviamente aveva un sottufficiale americano cui egli faceva riferimento per tale attività e che egli ebbe modo di indicarmi come sergente BANDOLI.
Precisando quanto già detto in data 9.10.1993, è chiaro che un'attività del genere, come mi raccontava il SOFFIATI, verteva da un lato sul controllo della sicurezza delle basi e delle installazioni americane in Veneto, e ciò ovviamente comportava informazioni sui gruppi di estrema sinistra, e d'altro lato però verteva sul controllo di qualsiasi movimento di esplosivo o attività anche di gruppi di estrema destra che potesse verificarsi nella zona.
Quindi l'attività di informazione copriva entrambi i settori.
Posso dire che avendo conosciuto bene Marcello SOFFIATI, egli appariva una persona anonima e forse di non grande levatura, ma in realtà era molto più attento di quanto potesse sembrare e mi aveva fatto cenno a diverse attività di informazione, anche importanti, cui aveva partecipato.
Riprendendo il discorso dell'esplosivo già estratto dal suo contenitore metallico e che mi fu mostrato a Mestre, mi è venuto in mente che questa sorta di corona circolare con un piccolo foro nel mezzo, come una grossa forma di formaggio, si trovava nel portabagagli di un'autovettura, in un box, appunto a Mestre.
Non sono però assolutamente in grado di ricordare a chi facesse riferimento questo box.
La forma di esplosivo era alta una diecina di centimetri e del diametro di circa quaranta ed era di colore giallino.
Posso aggiungere che SOFFIATI aveva proprio un tesserino, mi sembra giallo, che gli consentiva l'accesso alle basi americane. Mi fece vedere il tesserino, ma di sfuggita e quindi non ricordo cosa vi fosse scritto.
Fra le altre attività di SOFFIATI ricordo che egli mi parlò di informazioni che egli raccoglieva in quegli anni sugli esuli cileni in Italia, soprattutto nelle Università e nei centri culturali, nomi e indirizzi che poi passava al suo referente. Inoltre cercava di fornire notizie se tali esuli si appoggiassero a gruppi di estrema sinistra italiani.
Con riferimento invece alle vicende concernenti ORDINE NUOVO mi disse che il furto con scasso a Nizza nel caveau di una banca dalla quale erano stati asportati molti lingotti d'oro e nel quale era coinvolto ALBERT SPAGGIARI aveva avuto dei riflessi in Italia nel senso che parte di quanto asportato fu monetizzato e poi servì per aiutare dei latitanti italiani o finanziare qualche attività.
Se non erro si tratta di un episodio del 1975 o 1976 e SOFFIATI me ne parlò qualche tempo dopo.
In relazione al medesimo episodio SOFFIATI mi disse che parte dei lingotti era invece stata portata in Spagna, alle Isole Baleari, e nascosta sott'acqua.
Uno degli italiani coinvolti nella vicenda, essendo un sommozzatore, si stava appunto occupando del recupero o dello spostamento di tali lingotti quando, durante l'operazione, ebbe la testa tranciata da un motoscafo.
L.C.S. CARLO DIGILIO Il Giudice Istruttore GUIDO SALVINI