TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO
Ufficio Istruzione sez.20^
INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO
Artt.366 e 367 c.p.p.
Art.25 R.D. 602/1931 N.721/88F R.G.G.I. N.2643/84A R.G.P.M.
L’anno millenovecentonovantaquattro il giorno 9 del mese di maggio alle ore 12.00 nel Tribunale di Milano, Ufficio istruzione
Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore,
assistito dal sottoscritto m.o. Antonio Russo della Guardia di Finanza. E' presente il Sovrintendente Capo Roberto Emireni della DIGOS di Venezia.
è comparso DIGILIO CARLO il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l'imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (arttt651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell'art. 78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l'istruttoria proseguirà, risponde:
Sono Carlo Digilio, in atti già generalizzato.
E' presente il difensore di fiducia, dr. proc. Giovanni Battista Maggiolo del Foro di Venezia.
Interrogato sui fatti di cui al proc. pen. 721/88F, dichiara:
Poichè l'Ufficio mi fa rilevare l'importanza di chiarire le attività anche all'estero di tutte le persone gravitanti nell'ambiente di Ordine Nuovo, posso riferire con precisione in merito al significato del mio viaggio in Spagna.
MISSIONE IN SPAGNA
Mi recai in Spagna in occasione di una grossa celebrzione relativa al generale Francisco FRANCO. Non riesco a ricordare se si trattò dei funerali del generale o della commemorazione ad un anno dalla morte dello stesso. Era comunque autunno.
L'Ufficio mi fa presente che il generale FRANCO è morto nel novembre 1975, ma anche in tal modo non sono in grado di fissare se io mi recai in Spagna nel 1975 o nel 1976 perchè, come ho già avuto modo di segnalare, ho difficoltà ad ancorare in modo preciso gli avvenimenti ad una data precisa.
Mi recai comunque in Spagna con il compito di contattare Eliodoro POMAR, che al tempo risiedeva a Madrid credo in quanto latitante in relazione al processo per il golpe Borghese.
Si trattava di un incarico che discendeva dalla CIA e che precedentemente era stato affidato a Marcello SOFFIATI.
Il senso dell'incarico era quello di avere notizie sui movimenti e sulle attività di Eliodoro POMAR, che era un importante fisico nucleare ed era un profondo conoscitore delle centrali termo-nucleari ed era già stato responsabile, in Italia, del Centro EURATOM di Ispra.
POMAR aveva fornito la disponibilità di strutture pertinenti a tale Centro nel 1970 per ricoverare armi pesanti tipo mitragliatrici in ordine al progetto di golpe del 1970.
Si trattava di armi che venivano dall'estero, probabilmente dal Belgio, nell'ambito dell'Alleanza Atlantica.
POMAR era molto stimato come fisico nucleare ed erano giunte addirittura notizie secondo cui egli poteva essere "acquistato" da strutture di Paesi dell'Est per utilizzarne le capacità.
Del resto in quel momento a Madrid egli non versava in buone condizioni economiche e conosceva persone anch'esse esuli in Spagna ma comunque sempre di paesi dell'Est e poteva darsi che qualcuno di questi, in contatto in realtà con il proprio governo, gli avanzasse qualche proposta.
In sostanza si temeva che potesse passare al campo comunista.
Marcello SOFFIATI, che pure si era recato varie volte in Spagna, preferì affidare a me tale incarico in quanto egli aveva una scarsa conoscenza dei problemi tecnici e sapeva poco di armi, settore di cui in quel momento POMAR si stava occupando.
Andai quindi io, in pratica, al suo posto.
Feci il viaggio da solo in treno e sia per il biglietto sia per l'ordinario mantenimento ebbi una somma da SOFFIATI.
Il contatto che avevo a Madrid, tramite SOFFIATI, era tale Mariano SANCHEZ COVISA, ex combattente delle camice azzurre franchiste, responsabile di una piccola orgnizzazione denominata "Guerriglieri di Cristo Re".
Incontrai COVISA a Madrid e tramite lui presi alloggio in una pensione del centro.
Posso precisare che questo COVISA era in contatto con i Servizi Speciali spagnoli.
Riuscimmo, dopo qualche difficoltà, a incontrare l'ingegnere POMAR che abitava non lontano dal Paseo de Florida, prossima alla "Stazione del norte" cioè una stazione ferroviaria diversa dalla stazione centrale di Madrid.
Per parlare con POMAR io utilizzai la presentazione di Covisa ed il pretesto di essere interessato alla fabbricazione di un modello di mitraglietta che per quei tempi era considerato molto avanzato.
POMAR infatti, in un suo laboratorio, aveva realizzato o stava realizzando un progetto di mitraglietta che assomigliava ad un INGRAM e che aveva il caricatore inseribile nell'impugnatura.
Questo progetto derivva da alcuni disegni del colonnello PIAZZI che si erano diffusi nell'ambiente e che SPIAZZI si lamentava che tale idea gli fosse stata in qualche modo rubata.
Era stato SOFFIATI a suggerirmi di usare questo discorso dell'arma come punto di contatto con POMAR e come modo per avvicinarlo.
Io mi presentai a POMAR, ovviamente, come militante di destra dell'area veneta amico di SOFFIATI e interessato a apere quali fosero gli sviluppi della produzione di quest'arma. POMAR fu molto disponibile dopo avere saggiato le mie buone conoscenze tecniche. mi condusse nel suo laboratorio che era al primo piano di un edificio dove aveva sede anche un convento di monache.
Questi locali gli erano stati affittati tramite SANCHEZ COVISA.
POMAR mi disse che i lavori andavano a rilento in quanto mancava la materia prima come le canne egli otturatori tanto che egli stava addirttura pensando di cedere il progetto ad altri in grado di realizzarlo come i croati che pure avevano una base in Spagna.
Mi fece vedere l'attrezzatura e in particolare un tornio, una piccola fresa, un trapano verticale e una grossa taglierina per lamiere, una saldatrice elettrica.
Mi accorsi comunque che l'intera struttura non era operativa per la fabbricazione di armi anche perchè l'impianto elettrico non poteva sostenere il lavoro contemporaneo di più macchinari.
D'altronde c'erano delle lamiere sagomate e non saldate, quelle che in gergo tecnico si chiamano le casse dell'arma. Alla fine capii che il progetto dell'arma era stato ceduto da POMAR ai Servizi Speciali spagnoli e che anche in cambio le Autorità spagnole gli avevano dato del denaro ed un lavoro garantito presso una centrale nucleare spagnola.
D'altronde l'arma era già stata realizzata altrove grazie a tecnici reperiti dal COVISA e quest'ultimo mi confermò che un buon posto di lavoro era stato comunque trovato a POMAR in modo confacente alle sue capacità. D'altro canto era il periodo in cui in Spagna stava appunto iniziando l'apprestamento di centrali nucleari.
A questo punto la mia missione informativa aveva avuto esisto positivo. D'altronde nel centro di Madrid la zona tra Placa del Sol e Placa de Espana incontrai ROGNONI il quale, avendomi già conosciuto a Venezia, mi riconobbe e mi chiese se ero lì per POMAR.
Alla mia risposta cautamente positiva, mi disse che stavo perdendo il mio tempo in quanto POMAR avev già venduto il progetto ai Servizi spagnoli e tale conferma fu per me conclusiva in merito alle notizie che dovevo assumere.
Vicino a casa di POMAR mi fermò una persona che personalmente non conoscevo e che mi si presentò come CONCUTELLI. Evidentemente mi aveva visto insieme a POMAR e mi chiese se ero venuto per parlare appunto con POMAR.
io gli risposi di sì ed egli mi fece delle dissertazioni sulla fabbricazione della famosa arma e in genere sulle armi. Io a un certo punto mi sganciai usando come scusa il fatto che dovevo andare a telefonare a mia moglie. Ci salutammo e la cosa finì lì.
In quei giorni, a Placa de Espana, dove c'erano anche dei telefoni pubblici inaugurati da poco, vidi insieme all'ingegnere POMAR un altro italiano che egli stesso mi presentò.
POMAR mi disse poi che si trattava di ELIO MASSAGRANDE di Verona.
In quei giorni c'erano a Madrid molti italiani presenti alla commemorzione in onore del generale FRANCO.
Ritengo di non avere conosciuto personalmente Vincenzo VINCIGUERRA, ma non escludo che questi mi abbia visto durante qualcuna delle cerimonie o delle manifestazioni di quei giorni.
Sicuramente vidi DELLE CHIAIE, credo in Placa del Sol, mentre egli stava in un capannello con varie persone.
mi avvicinò e mi chiese se ero un italiano e se per caso, come altri, ero latitante. Io gli risposi evasivamente che ero a Madrid per le cerimonie in onore di FRANCO, ma anche per un viaggio di piacere in compagnia di mia moglie.
D'altro canto l'ingegnere POMAR mi aveva messo sull'avviso in merito all'opportunità di evitare DELLE CHIAIE che cercava di conglobare italiani presenti a Madrid.
Rimasi a Madrid in tutto per otto o dieci giorni, tornando poi in treno in Italia.
Mi sganciai da POMAR adducendo motivi di famiglia ed in particolare dissi che mia madre stava male.
Giunto in Italia preparai una relazione scritta e la consegnai a SOFFIATI andando da lui a Verona.
Ho avuto la sensazione che il contenuto di tale relazione non sia pervenuto solo al Comando di Verona o comunque ai referenti a cui era diretto, ma che vi siano state delle fughe di notizie nell'ambiente della destra imputabili allo stesso SOFFIATI e che la notizia del mio viaggio a Madrid si fosse quindi diffusa.
Accadde infatti, dopo qualche tempo, l'arresto a Madrid dell'ingegnere POMAR e di altri latitanti italiani che gravitavano intorno a lui e al suo laboratorio e d'altronde anche sulla televisione italiana apparve un servizio in cui si vedevano i pezzi di armi che POMAR mi aveva mostrato.
Girò quindi la voce che io avessi qualche responabilità nell'operazione che aveva portato alla cattura degli italiani e i miei rapporti con l'ambiente di destra veneziano si raffreddarono ulteriormente.
Aggiungo che POMAR, nel suo laboratorio, aveva degli schizzi della mitraglietta che quindi non vidi dal vero ma solo in disegno.
Successivamente un altro avvenimento contribuì a far peggiorare i miei rapporti con l'ambiente veneziano e si tratta del seguente episodio.
MINACCIA AL GIUDICE GIANCARLO STIZ
Faccio presente che io a Venezia conobbi, in un contesto veramente amichevole, un capitano di lungo corso di nome Moreno SAGRAMORA.
Costui, che attualmente dovrebbe avere circa 40 anni, è nipote del giudice Giancarlo STIZ il quale aveva condotto le prime indagini su Freda e Ventura.
Un giorno lo incontrai a Venezia in Piazza San Marco. Ricordo che era estate, direi giugno o luglio, verosimilmente nel 1980, ma non posso essere certo dell'anno.
Nell'ambito del nostro colloquio egli mi disse che suo zio aveva ricevuto varie minacce che provenivano dall'ambiente di destra a causa appunto dell'inchiesta che, ormai una diecina di anni prima, aveva condotto.
Mi chiese quindi se conoscevo qualcuno in modo tale da potermi interessare per far placare queste minacce.
Io mi presi a cuore la cosa, anche perchè ero con Moreno in buoni rapporti di amicizia, e parlai quindi della questione con MAGGI e con SOFFIATI.
Dissi loro, in sostanza, che le minacce contro il giudice erano senza senso in quanto gravemente squalificanti perchè era noto che il giudice STIZ aveva fatto solo il suo dovere di magistrato e non aveva mostrato alcuna faziosità. Dissi loro, che d'altronde VENTURA e gli altri avevano fatto i loro errori e quindi avevano pagato e facendo così ricordai a MAGGI e a SOFFIATI quanto sapevo di tali minacce al fine di fare una sorta di pressione su di loro.
Devo dire che SOFFIATI mi diede l'impressione di non sapere nulla di questa vicenda, mentre MAGGI minimizzò con il suo solito diplomatico modo di fare.
Comunque io avevo portato il mio messaggio e questa era la cosa importante.
A domanda dell'Ufficio, non sono in grado di spiegare se le minacce di cui parlava SAGRAMORA fossero giunte direttamente al giudice STIZ oppure fosero originate da comunicazioni al giudice Stiz da parte di un'altra Autorità Giudiziaria circa progetti in suo danno che fossero emersi nel corso di indagini.
Comunque in seguito non ebbi più notizie della vicenda da SAGRAMORA.
La famiglia di SAGRAMORA è originaria di Zero Branco, vicino a Treviso, e se non sbaglio egli sarebbe attualmente titolare di un'agenzia di cambio a Venezia nella zona di Piazza San Marco.
Prendo atto che dalle indagini svolte dall'Autorità Giudiziaria di Bologna risulta effettivamente l'esistenza di un progetto di omicidio in danno del giudice Giancarlo STIZ sviluppatosi nel 1980 ad opera di elementi veneti di Ordine Nuovo.
Posso dire che non sapevo nulla delle indagini giudiziarie relative ad un simile progetto nè della concretezza e della fondatezza di un progetto simile.
Di fatto, comunque, il mio intervento presso MAGGI e SOFFIATI peggiorò i miei rapporti con quell'ambiente e in pratica venni emarginato.
Non escludo che tali avvenimenti abbiano anche influito sulla condotta nei miei confronti soprattutto da parte di MAGGI che si è sempre mosso nel senso di scaricare su di me alcune responsabilità.
Voglio ancora far presente che alla fine del 1977 rifiutai di assumere l'incarico a tempo pieno per la CIA in quanto ciò avrebbe comportato un impegno che per taluni suoi aspetti non mi andava e avrebbe comportato il non poter dire di no anche a incarichi sgraditi o contrari alla mia moralità.
E' possibile che a tempo pieno lavorasse da qualche anno Marcello SOFFIATI.
D'altro canto, per quanto mi concerne, si profilava per me un maggiore impegno nella segreteria del poligono e intendevo seguire questa strada che era ovviamente assai più tranquilla.
L.C.S. CARLO DIGILIO Il Giudice Istruttore GUIDO SALVINI