TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

Ufficio Istruzione sez.20^

 

 

 

INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO

Artt.366 e 367 c.p.p.

Art.25 R.D. 602/1931                                     N.721/88F R.G.G.I.  N.2643/84A R.G.P.M.

 

 

 

 

L’anno millenovecentonovantaquattro il giorno 5 del mese di marzo alle ore 16.15 negli uffici della Questura di Venezia,

Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore,

 

assistito dai sottoscritti op. ammm/va Izzo e m.o. Antonio Russo della Guardia di Finanza. E' presente il Sovrintendente Capo Roberto Emireni della DIGOS presso la Questura di Venezia.

è comparso DIGILIO CARLO il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l'imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (arttt651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell'art. 78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l'istruttoria proseguirà, risponde:

 

Sono Carlo Digilio, in atti già generalizzato.

 

E' presente il difensore di fiducia, dr. proc. Giovanni Battista Maggiolo del Foro di Venezia.

 

Interrogato sui fatti di cui al proc. pen. 721/88F, risponde:

 

Mi sono reso disponibile nella data di ieri ad effettuare un sopralluogo, unitamente a personale della DIGOS di Venezia, al fine di rintracciare il casolare di cui ho parlato in data 19 febbraio 1994 nonchè l'abitazione, a Vittorio Veneto, del professor FRANCO.

 

Faccio innanzitutto presente che il nome del paese dove si trova il casolare, che nel precedente interrogatorio mi ero riservato di indicare, e PAESE, in provincia di Treviso. Ho visionato tale località durante il sopralluogo, ma a causa dell'urbanizzazione praticamente non è rimasto nulla delle vecchie case e non mi è stato possibile, proprio per questi cambiamenti dei luoghi, individuare dove fosse il casolare che con ogni probabilità non esiste più.

D'altronde non ho mai saputo a chi appartenesse e quindi non sono in grado di fornire all'Ufficio altri elementi per la sua individuazione. Ho invece individuato senza difficoltà le due case ove ha abitato, in tempi successivi, il prof. FRANCO.

 

Una delle case è prossima alla Stazione ferroviaria di Vittorio Veneto e l'altra non molto distante.

Mi sono anche ricordato che la moglie del prof. FRANCO, che io ho visto due o tre volte in occasione di visite al professore, si chiama DE POLI.

 

Posso aggiungere, sempre in relazione ai luoghi, che la libreria di Ventura a Treviso era nel centro della città e per quell'epoca era abbastanza grande.

Non ho mai visto VENTURA con altre vetture se non la MINI rossa con cui ci recammo a Paese.

D'altronde non abbiamo più avuto occasione di fare tragitti in macchina insieme.

 

Sciogliendo la riserva del precedente interrogatorio, posso dire che la persona che si trovava nel casolare a fare la guardia era DELFO ZORZI che vidi in quella occasione per la prima volta.

Ovviamente in quella occasione non mi si presentò con il suo vero nome e ciò avvenne solo successivamente.

Si comportava in modo piuttosto determinato e con me fu anche piuttosto brusco e diffidente.

 

In relazione alle armi che ho visto, posso precisare, oltre a quelle che ho già elencato nel precedente interrogatorio, che c'era una Machine Pistol "M.P.42" nonchè un fucile cal. 8 semiautomatico di precisione, di fabbricazione tedesca del 1943, "G43" Mauser.

Non vi erano armi bianche se non una baionetta, forse di uno dei fucili Mauser.

Le armi nel loro insieme davano l'idea di una collezione poichè c'erano diverse armi e più o meno una per tipo con relativi caricatori e munizioni.

Per quanto concerne l'esplosivo, la sostanza a scaglie di cui ho accennato era bianca con i riflessi rosacei.

Non fui in grado di rendermi conto di che esplosivo si trattasse poichè, come ho già detto, ebbi pochissimi minuti prima che i due tornassero nella stanza.

Non c'erano pistole.

 

Posso ancora aggiungere che quando ci trovavamo nel casolare, VENTURA, che non era assolutamente pratico di armi, mi chiese di indicargli quali fossero i fucili migliori. Sollecitato dalle mie domande accennò al fatto che il suo gruppo intendeva compiere un attentato.

Io gli diedi qualche indicazione generica sulle armi in buone condizioni e su quelle praticamente inutilizzabili, che egli intendeva vendere.

Posso sin d'ora dire che, nel corso di un successivo incontro Ventura mi disse che il suo gruppo, con uno di quei fucili, doveva compiere un attentato nei confronti di un'alta personalità dello Stato, ma non riuscii mai a sapere chi fosse.

 

A questo punto mi sembra necessario meglio focalizzare e spiegare quale sia stata la mia storia politica. Io ereditai da mio padre la simpatia per la democrazia occidentale, uno dei cui aspetti all'epoca era il mantenimento del nostro Paese con le sue istituzioni nell'ambito dell'alleanza atlantica. in quella fase i sistemi democratici erano ancora infatti seriamente minacciati dalle forze dei Paesi dell'Est e l'Italia in particolare.

 

Mio padre del resto, nella sua qualità di tenente della Guardia di Finanza, nel periodo della Liberazione, rientrando dalla Grecia, aveva collaborato con formazioni di partigiani "bianchi" ed era un componente del direttivo composto da sei persone del Comitato di Liberazione Nazionale di Venezia.

Essendo militare il suo nominativo era rimasto sempre riservato e anche dopo la guerra si è cercato di fare in modo che rimanesse tale. Mio padre aveva partecipato alla liberazione di Venezia e al disarmo e alla cattura della guarnigione tedesca a Venezia.

Inoltre, oltre a tale attività di partigiano, durante e dopo la guerra era stato informatore dell'O.S.S., che erano i servizi di sicurezza militari americani, con il nome in codice di "Erodoto". Mio padre aveva i suoi referenti a Verona presso la base della FTASE. Alla sua morte, per le ragioni che ho già accennato, mi fu chiesto se anch'io intendevo collaborare come aveva fatto lui. Ovviamente non era un'attività a tempo pieno, ma ciò comportava singole attività di informazione.

 

Le persone a cui ho fatto riferimento per tale lavoro sono state diverse e presentate in tempi successivi. La cosa ovviamente rivestiva carattere di assolutà riservatezza. Si trattava comunque di americani i quali usavano anche, per facilitare i collegamenti, dei loro connazionali di origine italiana. Non avevo un nome in codice particolare. Facevo riferimento, se necessario, al nome in codice di mio padre. Fu quindi in tale veste che io fui chiamato a Verona per assumere l'incarico di recarmi a Vittorio Veneto dal prof. FRANCO che cercava una persona non conosciuta nell'ambiente della destra e che fosse esperto di armi.

Sono questi, quindi, i motivi per cui io sono entrato in contatto e ho frequentato persone come Ventura o persone di ORDINE NUOVO di Venezia.

Ritengo giustificato spiegare quasi siano stati i miei incarichi, anche se erano sottoposti ad un vincolo di riservatezza, per la semplice ragione che nei processi a mio carico sono stato definito e tratteggiato come organizzatore del gruppo eversivo Ordine Nuovo nell'ambito veneziano e ciò non corrisponde a verità.

Al prof. FRANCO relazionai tutto compreso il progetto di attentato di cui VENTURA mi aveva parlato. in merito, il prof. FRANCO annotò tutto e ricevette da me il percussore. In tutto ci vedemmo tre o quattro volte sempre in relazione alla vicenda del casolare e all'attività di Ventura.

Il prof. FRANCO in sostanza, già prima dell'incontro con me, seguiva l'attività di Ventura in quanto riteneva che fosse un soggetto da tenere sotto controllo poichè aveva una collocazione a destra, ma vantava anche frequenti contatti con mbienti di sinistra e si riteneva avesse un gruppo di persone intenzionato a compiere attentati anche se a livello dimostrativo.

Ovviamente la mia relazione confermò tali dati.

Con VENTURA ebbi alcuni incontri, oltre a quello del casolare, sia per acquisire notizie da riferire sia a carattere personale come quello della cessione delle monete. Ventura, per quello che percepivo, aveva una visione della politica in termini di "investimento".

 

Mi disse che disprezzava l'M.S.I., cosa che spesso ripeteva, e che l'avvenire era collegato anche all'azione di gruppi di sinistra in quanto il mondo ormai era proiettato in quella direzione.

Questa impostazione sembrava collegata ad una volontà di Ventura di spingere in avanti sia i gruppi di destra che quelli di sinistra per fare precipitare la situazione. Diceva di avere avuto dei finanziamenti, per questa attività, dai Servizi da Roma. Mi disse che lo stesso ruolo di agente dei Servizi era anche di Delfo ZORZI.

 

Ventura diceva di ispirarsi alla linea di intervento che era stata discussa al convegno POLLIO a Roma alcuni anni prima, linea caratterizzata da interventi di piccoli gruppi che non dovevano conoscersi tra loro.

Riservandomi di focalizzare meglio il contesto in cui avvenne, posso riferire una serie di discorsi che mi fece Ventura e che si collocano sostanzialmente nel medesimo ambito della proposta di visionare le armi nel casolare.

 

Mi chiese infatti se io, come esperto di armi, mi intendevo anche di esplosivi e soprattutto del loro metodo di accensione. Io lo lasciai parlare e lui mi disse che in quella fase aveva proprio  un paio di problemi tecnici che riguardavano l'innesco e l'accensione.

Il primo era collegato alla necessità di trovare il sistema per attivare il detonatore, mentre il secondo si riferiva proprio alla ricerca del modo come accendere la sostanza attivante.

Io gli dissi che non ne sapevo niente, ma che poteva consultare una pubblicazione di libera vendita che si chiamava "Il manuale del fuochino". Ovviamente riportai anche questo discorso di Ventura al prof. FRANCO.

Mi riservo di riferire altri particolari circa questi problemi di Ventura riordinando i miei ricordi sul punto. 

 

Poichè l'Ufficio mi chiede se io abbia conosciuto FREDA personalmente, devo dire di no. Non mi sembra di avere conosciuto nemmeno altri elementi di Padova dell'ambiente di Freda.

 

Mi riservo di completare la verbalizzazione avvenuta oggi e nei precedenti interrogatori non appena mi verrà applicata la detenzione extrapenitenziaria. Faccio presente che le informazioni già fornite giustificano tale richiesta e che altre informazioni, anche con riferimento a fatti specifici, sono in mio possesso e che queste vengono al momento taciute solo al fine di preservare la mia incolumità.

 

L.C.S.   CARLO DIGILIO                                                                                                   Il Giudice Istruttore GUIDO SALVINI

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