TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO
Ufficio Istruzione sez.20^
INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO
Artt.366 e 367 c.p.p.
Art.25 R.D. 602/1931 N.721/88F R.G.G.I. N.2643/84A R.G.P.M.
L’anno millenovecentonovantaquattro il giorno 16 del mese di aprile alle ore 12.00 nel Tribunale di Milano, Ufficio Istruzione, ,
Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore,
assistito dai sottoscritti op. ammm/va Izzo e m.o. Antonio Russo della Guardia di Finanza. E' presente il Sovrintendente Capo Roberto Emireni della DIGOS presso la Questura di Venezia.
è comparso DIGILIO CARLO il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l'imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (arttt651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell'art. 78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l'istruttoria proseguirà, risponde:
Sono Carlo Digilio, in atti già generalizzato.
E' presente il difensore di fiducia, dr. proc. Giovanni Battista Maggiolo del Foro di Venezia.
Riprendendo il racconto mi sembra ora necessario meglio precisare i miei RAPPORTI CON DELFO ZORZI
Posso innanzitutto dire che dopo l'episodio del casolare, rividi Delfo ZORZI a Mestre alcune volte, la prima ad una notevole distanza di tempo appunto dall'episodio del casolare.
Fu il dott. MAGGI a dirmi che Delfo ZORZI aveva iteresse a parlarmi e mi sembra che fu lo stesso MAGGI, telefonando allo ZORZI, a concordare gli appuntamenti con me a Mestre sul Corso del Popolo.
Con Delfo ZORZI vi furono tre o quattro incontri di questo tipo e cioè passeggiando in strada nel centro di Mestre.
ZORZI si mosrava sempre molto riservato e circospetto, non mi presentò mai nessun amico e non voleva parlare in luoghi pubblici come bar o caffè, ma sempre solo per strada camminando. Voleva sempre camminare abbastanza in fretta e parlando si guardava in giro. Credo che solo una volta ci incontrammo anche in compagnia del dott. MAGGI sempre camminando per le vie di Mestre.
Li incontrai insieme allorchè ricevetti una delle due proposte di cui ho già parlato nel precedente interrogatorio e cioè la proposta di aiuto o per smontare le mine anticarro o per smontare delle vecchie SRCM al fine di recuperare le capsule detonanti da usarsi come secondo detonatore.
Non sono però proprio in grado di ricordare in quale di queste due occasioni incontrai a Mestre il dott. MAGGI e ZORZI insieme.
Di DelfoZORZI sapevo, attraverso il dott. MAGGI, che aveva a Mestre una palestra di arti marziali che tuttavia non frequentai mai. AORZI era comunque un tipo molto freddo che in occasione dei vari incontri non diede mai confidenza e non raccontò particolari sulla sua persona e sulle sue abitudini. In ostanza si comportava da professionista.
Non ho quindi mai conosciuto altre persone di Mestre che gravitassero intorno a lui sia nella militanza politica sia nella frequentazione della palestra.
D'altronde io abitavo a Venezia e rispetto a Venezia, Mestre è una realtà piuttosto separata e quindi non avevo possibilità o ragioni di conoscere l'ambiente intorno allo ZORZI.
Ritornando un momento invece all'ambiente di Venezia, posso specificare che oltre al dott. MAGGI avevo conosciuto PAOLO MOLIN che era militante di ORDINE NUOVO ma sul piano prevalentemente di interesse teorico e abbandonò ORDINE NUOVO allorchè vi fu il decreto di scioglimento e i conseguenti rischi giudiziari.
Ho già poi fatto cenno a MONTAVOCI e a BOFFELLI, quest'ultimo un personaggio di rilievo secondario.
Vidi una volta a casa di MAGGI, Francesco NEAMI di Trieste e non ricordo altre persone di Trieste nè di altre città vicine.
A domanda dell'Ufficio: nulla mi dice il nome di Cesare TURCO che l'Ufficio mi comunica essere stato un militante di ORDINE NUOVO di Udine.
Tornando a DELFO ZORZI in uno di questi incontri vi fu la proposta che egli mi fece di collaborare al progetto di evasione di Giovanni VENTURA. Anche in questo caso ci incontrammo camminando per una via di Mestre e l'incontro fu combinato dal dott. MAGGI.
Colloco questo incontro in un periodo prossimo all'estate, potrebbe essere giugno perchè ricordo che faceva abbastanza caldo, non sono tuttavia in grado di individuare con sicurezza l'anno. Comunque era già avvenuta la proposta del dr. MAGGI di smontaggio delle mine anticarro.
Delfo ZORZI prese con me il discorso un po' alla larga e mi accorsi che si era rivolto a me come se fossi stato un attivista e un compartecipe dei suoi ideali, circostanze queste che evidentemente gli pareva di aver desunto dai precedenti incontri non sapendo che per il fatto del casolare io avevo ricevuto uno specifico incarico.
Mi disse che dai tempi in cui c'eravamo incontrati al casolare, era stata portata avanti una battaglia per la vittoria dei loro ideali, anche con l'apporto di "strutture" e lui aveva fatto molto.
In questa battaglia, secondo ZORZI, c'era chi come VENTURA aveva avuto dei problemi e a questo punto andava aiutato ed aiutarlo era un fatto doveroso. Mi disse quindi che esisteva un progetto per farlo evadere dal carcere di Treviso dove si trovava.
Mi mostrò quindi, a conferma del progetto in corso, e della serietà delle sue intenzioni, il calco in cera di una chiave cui ho già fatto cenno nell'interrogatorio in data 29 gennaio 1994.
Era incollata su una tavoletta di legno, era una chiave piuttosto grossa, con uno stelo robusto e con la forma irregolare del tipo a farfalla. Non c'era nel calco l'impugnatura.
Delfo ZORZI mi disse che bisognava fare da questo calco una chiave vera in quanto era la chiave della cella di Giovanni VENTURA nel carcere di Treviso. Disse che personalmente avrebbe avuto difficoltà a fare questa copia in quanto non conosceva un fabbro di fiducia ed essendo egli conosciuto nella zona.
Esporsi personalmente era rischioso. Gli serviva qualcuno, non conosciuto, che potesse realizzare la chiave fuori dal suo ambiente. Io a Mestre non ero conosciuto e potevo benissimo rendermi disponibile per questo compito.
Io gli risposi che non conoscevo nessuno in grado di fare la chiave e ZORZI allora mi disse che se anche non avessi potuto collaborare per fare la chiave, potevo darmi da fare personalmente per partecipare alla liberazione di VENTURA trovando anche altre persone disponibili ad agire presso il carcere.
Io risposi "perchè non te ne occupi direttmente tu" e allora ZORZI mi rispose aprendosi su quello che era avvenuto in precedenza.
Mi disse che un suo diretto intervento per liberare VENTURA era pericoloso in quanto egli stesso era compromesso nei medesimi fatti o i fatti collegati. Infatti egli aveva preso parte direttamente all'attentato che era sempre avvenuto il 12 dicembre a Roma presso la Banca Nazionale del Lavoro e aveva potuto collocare l'ordigno, cosa che non era risultata facile, grazie alla collaborazione del "figlio di un direttore di banca".
ZORZI nel dire questo si atteggiava come un militante che si era molto impegnato in una azione quasi eroica cercando di far leva su di me per stimolare un mio corrispondente impegno.
Io gli dissi che eventualmente per impegnarmi avrei dovuto sapere cosa rischiavo e quasl fosse stato il ruolo delle vicende di VENTURA e in tal modo feci anch'io una piccola leva per stimolarlo a dire qualcosa in più.
Delfo ZORZI mi rispose allora, con una espressione critica nei confronti di VENTURA, che "VENTURA era quello delle bombe inesplose" e in tal modo aveva messo in pericolo l'organizzazione lasciando importanti prove materiali. Fece altri accenni critici nei confronti di VENTURA dicendo che era vero che questi era coperto dal SID, ma ciò comportava comunque comportarsi con un minimo di intelligenza e di precauzione, mentre egli aveva fatto delle confidenze ad un professore raccontandogli quasi tutta la storia e consentendo così proprio l'inizio delle indagini nei confronti del suo gruppo.
Delfo ZORZI ribadì comunque che nonostante ciò e forse proprio per quello VENTURA andava aiutato a sfuggire agli inquirenti e che comunque le persone che si fossero impegnate nell'esecuzione del progetto, avrebbero avuto una grossa ricompensa in quanto esistevano i fondi e se non fossero stati militanti che si impegnano per ragioni ideali, sarebbero stati adeguatamente pagati. Aggiunse che i fondi venivano direttamente da Roma, dal SID.
Io comunque gli risposi che non ero disponibile e ZORZI mi disse che almeno qualche cosina avrei dovuto fare e che avrei potuto almeno occupare della questione del fabbro.
Insistette molto e in pratica mi obbligò ad incontrarsi il giorno dopo allo stesso posto e in tale occasione comunicargli se avevo potuto rintracciare un fabbro. Io accettai di vederlo il giorno dopo ma non cercai nessun fabbro.
Accettai di andare al secondo incontro perchè temevo che un netto rifiuto scoprisse la mia reale posizione. D'altro canto Delfo ZORZI aveva ribadito che aveva voluto parlare con me perchè MAGGI aveva garantito per me dando per sicuro che io avrei collaborato e io volevo mostrare una apparente disponibilità.
Così l'indomani ci rivedemmo, io gli dissi che non avevo trovato alcun fabbro e di nuovo feci presente a ZORZI che comunque si trattava di una cosa che io non mi sentivo di fare non sapendo del resto per il reclutamento di eventuali persone a chi rivolgermi.
ZORZI si mostrò seccato e perse un po' la sua solita freddezza.. Mi disse con tono duro che lui non poteva occuparsi di questo progetto, anche perchè in quel periodo c'era una situazione molto seria in corso da risolvere. Egli infatti aveva ricevuto l'incarico di attivare degli elementi affinchè compissero delle operazioni diversive compiendo attentati in diverse città d'Italia. in tal modo l'accadere di nuovi attentati avrebbe potuto mettere in difficoltà gli inquirenti dando una carta in più alla difesa di VENTURA e degli altri arrestati.
Interpretai questa sua apertura come l'ultimo tentativo per smuovermi, ma io gli confermai la mia indisponibilità facendogli presente che il mio stato d'animo di attivarmi eventualmente contro voglia sarebbe stato alla fine più di danno che di aiuto.
Delfo ZORZI era seccato, disse che ne avrebbe parlato con MAGGI e il discorso finì.
Alle ore 14.30 l'interrogatorio è sospeso per una breve pausa.
Alle ore 16.00 viene riaperto il verbale con l'ausilio dell'Ass. Capo della DIGOS di Milano, FORMISANO Eduardo.
In merito a quanto appreso da DELFO ZORZI ebbi conferma da MARCELLO SOFFIATI.
Racconto di Marcello SOFFIATI (di Carlo Digilio)
Intorno al '75 andai un giorno a pranzo a casa di Marcello SOFFIATI a Colognola ai Colli (VR) e pranzò con noi anche suo padre. il quale preferiva pranzare a casa e non in trattoria. Arrivando a casa di Marcello io assistetti proprio alla conclusione di una discussione abbastanza animata fra padre e figlio nel corso della quale percepii che il padre stava rimproverando Marcello in relazione alle sue amicizie ed alle sue frequentazioni con "certa gente" di Venezia fra cui Delfo ZORZI da cui in precedenza Marcello aveva ricevuto serie minacce.
Era chiaro che la discussione fra Bruno e Marcello SOFFIATI riguardava vicende politiche.
Al termine del pranzo io e Marcello andammo a fare una passeggiata fermandoci intorno al parco della chiesa che si trovava proprio in cima al colle nei pressi della casa di SOFFIATI.
Passeggiando Marcello SOFFIATI con cui io ero in confidenza si sfogò con me. Marcello mi disse che suo padre lo aveva rimproverato in quanto era al corrente di una violenta lite effettivamente avvenuta fra lo stesso Marcello e Delfo ZORZI.
Marcello mi disse che era venuto a sapere che Delfo muoveva esplosivi, aveva contatti riservati a Roma all'interno di strutture dello Stato ed aveva materialmente deposto l'ordigno alla BNL di Roma. ZORZI aveva saputo di queste notizie di cui era in possesso SOFFIATI e fra i due vi era stata una lite abbastanza violenta durante la quale SOFFIATI aveva accusato Delfo di non essere un militante con "etica da militare", bensì un mercenario ed un assassino, perchè aveva preso parte a fatti come quelli del 12.12.1969, e cioè attentati che mettevano a rischio la vita di innocenti.
Ricordo che Marcello testualmente mi riferì le parole rivolte a ZORZI "mercenario e assassino".
Nell'ambito della lite ZORZI aveva malmenato Marcello che era più debole fisicamente e lo aveva minacciato pesantemente intimandogli di non aprire bocca su quello che era successo.
A domanda dell'Ufficio, credo che all'epoca nè ZORZI nè altri sospettassero dell'attività informativa svolta dal Marcello SOFFIATI per la C.I.A. La voce della sua attività si diffuse nell'ambiente di destra molto più tardi, direi intorno al 1979/80 inoltre a metà degli anni '70 Marcello si muoveva con molta disinvoltura negli ambienti di destra di varie città senza dare adito ad alcun sospetto.
Peraltro a livello di una mia impressione penso che se ZORZI avesse saputo qual'era il ruolo di SOFFIATI avrebbe tenuto con lui un comportamento diverso.
SOFFIATI sempre in quell'occasione mi disse che dopo la lite il dr. MAGGI si premurò di ricomporre le due parti. Lo sfogo di SOFFIATI con me fu certamente un momento di debolezza in quanto è ovvio che in un determinato ambiente confidenze di questo genere non devono essere fatte.
In un'altra occasione Marcello SOFFIATI mi disse che ZORZI come Giovanni VENTURA aveva strane amicizie di sinistra cioè fra elementi filocinesi ma non mi specificò altro.
Non ricordo al momento altre confidenze a cui si lasciò andare il Marcello SOFFIATI. Posso aggiungere che l'invito a pranzo avvenne un giorno d'estate allorchè io mi trovavo a Verona in occasione di qualche mio impegno. Ricordo trattarsi di un periodo estivo in quanto passeggiavamo sotto gli alberi vicino alla chiesa in una giornata di sole e luce.
In merito a questi avvenimenti ho avuto in seguito un'altra conferma:
Discorsi con CARLO MARIA MAGGI
Come già ho avuto modo di spiegare nel corso degli anni '70 io ho frequentato la casa del dr. MAGGI saltuariamente ma con una certa continuità per incontri a carattere amicale che sfociavano spesso con una cena o una partita a carte. Le persone che vi incontravo erano sempre le stesse e cioè MONTAVOCI, BOFFELLI, ogni tanto Marcello SOFFIATI con il quale a volte vi era Claudio BRESSAN, entrambi che venivano da Verona. Una volta, come ho già detto, è venuto NEAMI e forse occasionalmente qualche altro amico invitato dal dottore.
Non ho mai visto a casa di MAGGI il Delfo ZORZI. Il dr. MAGGI non mi considerava un militante anche in considerazione del fatto che sapeva che mio padre era stato membro del C.L.N. di Venezia. I rapporti politici con lui si limitavano da parte sua alla consegna di qualche opuscolo o qualche libro di Julius EVOLA.
Una sera allorchè io ero già segretario del poligono di tiro a segno del Lido di Venezia e quindi nel 1978/79 presenti solo io e MAGGI il discorso cadde su eventi degli anni precedenti. MAGGI mi chiese di prendere una piccola parte o iniziativa tipo sottoscrizione di petizioni o altre cose di tipo politico, come se volesse sondare una mia eventuale disponibilità. Io a quel punto gli risposi seccamente di no perchè gli feci presente che avevo una carica ed un lavoro che rendevano assolutamente necessario tenersi lontano dalla politica e cioè appunto la segreteria del poligono di tiro a segno.
Continuando il discorso gli rinfacciai poi di aver mandato da me negli anni precedenti persone come Delfo ZORZI che avevano cercato di coinvolgermi in certe attività eversive.
MAGGI mi rispose cercando di minimizzare dicendo che erano cose vecchie di poco conto, io allora sbottai, gli dissi che sapevo della rissa fra SOFFIATI e ZORZI, sapevo della bomba deposta da ZORZI a Roma e sapevo che proprio MAGGI aveva cercato di ricomporre la lite. Gli dissi "queste ti sembrano cose di poco conto?".
MAGGI rimase un attimo sorpreso e poi con riferimento a ZORZI esclamò "lo ha fatto per motivi ideali " e aggiunse se non vuoi collaborare il discorso è chiuso, era solo una domanda.
Ebbi l'impressione che MAGGI non immaginasse che io ero al corrente dello scontro tra SOFFIATI e ZORZI e quindi fosse rimasto toccato della mia improvvisa osservazione.
Poichè l'Ufficio mi chiede se io abbia mai conosciuto
DARIO ZAGOLIN
posso dire quanto segue:
io personalmente non ho mai conosciuto questa persona, il nome però venne fuori in un discorso nella casa di Villa d'Adda in cui io stavo con Ettore MALCANGI e qui venne un giorno a trovarci Angelo NANGELI che è un amico di MALCANGI. Una sera Angelo ANGELI parlando dei suoi trascorsi raccontò che al tempo del colpo di stato dei colonnelli era stato in Grecia e qui l'ambiente di destra greco gli aveva segnalato la presenza in Grecia di questo ZAGOLIN in merito al quale dagli ambienti del F.N. erano giunte notizie negative. Angeli quindi in Grecia avrebbe dovuto controllarlo e metterlo in condizioni di non nuocere. Effettivamente lo trovò ma si limitò a rispedirlo in Italia.
Questo ZAGOLIN negli ambienti del Fronte Nazionale era considerato un infiltrato ed un elemento pericoloso che forniva informazioni a qualche struttura ma non saprei dire di più.
Parlando di Padova e del Fronte Nazionale mi è venuto in mente che in quella città vi era un tal Bepi ex sergente della Legione Straniera che appunto seguiva l'attività del F.N. A livello di mia deduzione posso dire che questo Bepi potesse sapere qualcosa di più dello ZAGOLIN. Per quanto concerne il Fronte Nazionale posso affermare che partecipai al concentramento che avvenne innanzi all'arsenale di Venezia di fronte la Marina Militare, anche se poco dopo vi fu un contrordine. Erano presenti fra gli altri i fratelli GERACE OSVALDO e LIVIO che erano entrambi ex combattenti della Repubblica Sociale Italiana, il primo dei quali capitano delle Brigate Nere. io sono stato convocato all'appuntamento da Marino che era figlio di Osvaldo e non era un militare.
Alle ore 19,37 viene sospeso l'interrogatorio che proseguirà a data da destinarsi.
Fatto, letto e sottoscritto. CARLO DIGILIO Il Giudice Istruttore GUIDO SALVINI