TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

Ufficio Istruzione sez.20^

 

 

 

INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO

Artt.366 e 367 c.p.p.

Art.25 R.D. 602/1931                                     N.721/88F R.G.G.I.  N.2643/84A R.G.P.M.

 

 

 

 

L’anno millenovecentonovantatre il giorno 27 del mese di novembre alle ore 12.30 nel Tribunale di Milano, Ufficio istruzione

Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore,

 

assistito dal sottoscritto m.o. Antonio Russo della Guardia di Finanza. E' presente il Sovrintendente Capo Roberto Emireni della DIGOS di Venezia.

è comparso DIGILIO CARLO il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l'imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (arttt651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell'art. 78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l'istruttoria proseguirà, risponde:

 

Sono Carlo Digilio, in atti già generalizzato.

 

E' presente il difensore di fiducia, dr. proc. Giovanni Battista Maggiolo del Foro di Venezia.

 

Interrogato sui fatti di cui al proc. pen. 721/88F, dichiara:

 

L'Ufficio fa presente a Digilio che MONTAVOCI Giampietro risulta dalla documentazione acquisita essere stato informatore del S.I.D. a partire dal 1978, fornendo informazioni sugli ambienti di estrema destra di Venezia.

Risulta anche che egli avesse contatti in Cecoslovacchia anche a fini di addestramento. Posso dire che non sono mai stato a conoscenza di rapporti fra il MONTAVOCI e il S.I.D. Sicuramente il MONTAVOCI viaggiava molto nei Paesi allora denominati dell'est europeo, sicuramente in Romania e Jugoslavia e probabilmente anche in altri paesi.

Aveva anche un'attività di commercio di beni italiani che servivano in quei Paesi e viceversa.

 

Sempre parlando di sommozzatori, come il MONTAVOCI, mi sono ricordato di un altro giovane un po' più grande di MONTAVOCI e molto esperto come sub. Si chiama Roberto ROTELLI, frequentava anche lui gli ambienti di destra di Venezia pur non essendo molto impegnato e credo che sia stato gravemente ammalato per problemi alla gola.

 

Il ROTELLI era esperto nelle immersioni con bombole del tipo a calce sodata e aveva anche un peschereccio con altri suoi amici con cui aveva raggiunto la zona di mare dove si trovano quelle navi affondate di cui ho parlato nei precedenti verbali. Da queste navi aveva effettuato recuperi di parti di interesse tipo fregi, bussole, timoni e altro.

In queste navi erano certamente presenti anche degli esplosivi, ma su questo punto e su un eventuale interessamento del ROTELLI non saprei dire di più.

Vicino a queste navi c'era, affondato, anche un sommergibile tedesco.

 

Per quanto concerne l'esplosivo recuperato da "laghetti", mi sono ricordato delle circostanze di rilievo che necessitano di fare un passo indietro per spiegarne la genesi.

 

Intorno al 1967-1968, con Marcello SOFFIATI mi occupai di acquisire qualche informazione circa un grossissimo furto di esplosivo che era avvenuto a Bosco Chiesa Nuova, sopra Verona, in danno di una ditta che si occupava di sbancamenti e approntamento di strade.

In una cava di questa ditta era stata rubata una tonnellata di esplosivo e la circostanza creò allarme nella struttura cui SOFFIATI faceva riferimento. Si temevano infatti attentati in danno degli americani stanti anche i fermenti che allora iniziavano.

Andai anch'io insieme a SOFFIATI in quell'altopiano di Bosco Chiesa Nuova per raccogliere delle informazioni.

Dalle notizie che riuscimmo a raccogliere, che poi furono sviluppate dalla struttura cui SOFFIATI si riferiva, risultò che parte di quell'esplosivo era stato avviato dai trafugatori via nave da Venezia verso Cipro.

 

Posso dire che certamente questo traffico si situava in un contesto politico attinente alla situazione cipriota, ma non saprei dire chi fossero gli acquirenti. Comunque, sempre da Venezia, dopo il fallimento del cosiddetto golpe Borghese, vi furono molte persone dell'ambiente di destra che si liberarono di armi e di esplosivi e appunto questo materiale partì negli anni successivi, sempre via mare, da Venezia per varie destinazioni, generalmente verso la zona di Cipro o la Grecia.

 

A domanda dell'Ufficio, poichè mi si chiede se il referente della C.I.A. di nome BANDOLI con cui era in contatto SOFFIATI si chiamava Gianni, ricordo effettivamente che costui veniva chiamato appunto Gianni o Johnnie, all'americana.

E' appunto nel contesto di cui ho appena parlato che nacque con SOFFIATI il discorso dei "laghetti" cui ho fatto riferimento nel precedente interrogatorio.

SOFFIATI, infatti, mi chiese se io conoscevo quale fosse il sistema tecnico per ripulire dalla ruggine un moschetto che era stato recuperato in acqua dolce e che doveva essere ripulito.

Io gli dissi, sulla base delle conoscenze che avevo anche a seguito di letture su riviste di armi, che si poteva usare una soluzione al 20% di acido cloridrico e acqua nella quale mettere a bagno per qualche giorno le parti metalliche dell'oggetto che poi bisognava sciacquare abbondantemente con acqua corrente. Questo sistema avrebbe appunto consentito il recupero delle parti metalliche.

 

Nello spiegargli ciò, chiesi a SOFFIATI di spiegarmi quali fossero le esatte condizioni del moschetto recuperato poichè in caso di grave danno alla struttura non sarebbe stato comunque possibile fare niente.

 

Egli mi rispose che era un moschetto Mauser 98K della seconda guerra mondiale che era stato recuperato non dal mare, ma da acque dolci e che quindi non era particolarmente corroso dalla ruggine. Mi disse che mi chiedeva queste informazioni a richiesta di una persona di Mantova a lui legato della quale non mi precisò il nome.

Seppi in seguito dallo stesso SOFFIATI che il sistema che gli suggerii aveva dato esisto positivo sul ripristino del moschetto che aveva solo incrostazioni calcaree che era stato abbastanza facile dissolvere.

 

SOFFIATI mi specificò che sebbene questo fosse solo il primo recupero, ne sarebbero seguiti altri in quanto quei laghetti erano una cassaforte di molto materiale bellico gettato lì a fine guerra dai tedeschi in ritirata dalla linea del Po.

 

Certamente in quelle acque c'erano armi, proiettili d'artiglieria e mine anticarro.

 

Ricordo un accenno di SOFFIATI ad una melma che doveva comunque essere spostata dal fondo per effettuare il recupero e questa era l'unica piccola difficoltà da superare. Mi specificò anche che non c'erano particolari problemi di profondità perchè si trattava di acque basse.

 

Mi sono anche ricordato che qualche tempo dopo la richiesta di MAGGI da me rifiutata di aiutarlo nello smontaggio di mine anticarro, egli mi chiese se conoscevo qualcuno che potesse aiutarlo in un'attività di smontaggio di bombe a mano SRCM al fine di recuperare le capsule detonanti al fulminato di mercurio che, riunite in un certo numero, potevano servire come secondo detonatore da usarsi per esplosivi sordi.

 

Io gli risposi che così come avevo rifiutato la sua prima richiesta, allo stesso modo rifiutava la seconda anche perchè, fra l'altro, si trattava di un'attività ben più rischiosa della prima.

 

L.C.S. CARLO DIGILIO                                                                                                                Il Giudice Istruttore GUIDO SALVINI

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