TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO
Ufficio Istruzione sez.20^
INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO
Artt.366 e 367 c.p.p.
Art.25 R.D. 602/1931 N.721/88F R.G.G.I. N.2643/84A R.G.P.M.
L’anno millenovecentonovantatre il giorno 3 del mese di agosto alle ore 12.00 nel Tribunale di Milano, Ufficio istruzione
Avanti a me, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore,
assistito dal sottoscritto brig. Antonio Russo della Guardia di Finanza,
è comparso DIGILIO Carlo il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l’imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (artt.651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell’art.78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l’istruttoria proseguirà, risponde:
Sono e mi chiamo Carlo Digilio, già generalizzato.
E’ presente il difensore di fiducia, dr. Proc. Giovanni Battista Maggiolo del Foro di Venezia.
Interrogato sui fatti di cui al proc.pen.721/88F, dichiara:
Prendo atto che poiché l’Ufficio mi chiede, ad integrazione della mia narrazione in merito alla permanenza nella casa con il Malcangi, se io abbia conosciuto in un momento precedente il Malcangi o la Di Lorenzo, posso dire che avevo visto la Di Lorenzo a Milano in occasione del battesimo di mio nipote, figlio di mia sorella Rachele.
Non ricordo invece di avere conosciuto, prima di questi avvenimenti, il Malcangi.
Il Malcangi, quando io mi recai a Zurigo, mi aveva promesso l’aiuto di un suo amico, certamente del suo ambiente, ma di fatto questa persona non mi ha accompagnato. Io di aiuti di questo tipo non ne volevo sapere e per le stesse ragioni, volendo dare un taglio ai rapporti con questo ambiente, rifiutai anche la possibilità di avere dal Malcangi un passaporto italiano.
Poiché l’Ufficio mi chiede di Lorenzo Prudente, posso dire che non lo ricordo fra i visitatori di Villa d’Adda. L’ho conosciuto però a Santo Domingo perché era amico di Malcangi, di Enrico Caruso e di Maurizio.
Per quanto concerne Enrico Caruso, non ricordo di averlo incontrato a Villa d’Adda. Mi sembra però che Malcangi lo abbia casualmente incontrato in paese mentre facevamo la spesa e io dovevo ritirare un paio di scarpe.
Poiché l’Ufficio è interessato a sapere quali altre persone io abbia visto con il dr. Maggi, posso dire che una o due volte con il Maggi ho visto Delfo Zorzi, che gravitava nell’hinterland di Mestre e che se non sbaglio aveva una palestra. Mi riferisco alla metà degli anni ’70, direi intorno al ’75.
Poiché l’Ufficio mi chiede di Martino Siciliano, posso dire che questo nome non mi dice nulla ed anche la fotocopia di fotografia che l’Ufficio mi mostra non mi dice nulla.
Come ho già avuto occasione di dire, ho conosciuto Fachini solo nel 1980/1981, era con Maggi, a Venezia, ad una fermata di vaporetti; non l’avevo mai visto prima e mi fu presentato con il nome di Fiorenzo e mi disse che faceva il rappresentante.
Non ho notizia di un punto di incontro a carattere pubblico o privato delle persone che ruotavano intorno a Maggi nella zona di Chioggia o Sottomarina.
Ricordo invece che Maggi per le riunioni utilizzava dei locali a Mestre dove c’era anche un esperto di trattamento dei capelli, tanto è vero che scherzosamente Maggi mi disse che se volevo poteva mettermi a posto i capelli, avendo io cominciato a perderli molto presto. Io però non ci sono mai andato.
Poiché l’Ufficio mi chiede se io abbia conosciuto altre persone di Verona oltre al Soffiati, posso dire di no o comunque nessuno di significativo.
Posso però dire che Soffiati, dai discorsi che ho sentito fra lui ed un’altra persona, aveva rapporti con gli ustascia croati, i quali venivano in Italia e, come lui raccontava, andavano sino in Spagna avendo una base a Valencia. Gli ustascia trafficavano in armi e c’erano rapporti di scambio con gli italiani. Se ben ricordo, un ustascia fu ucciso in circostanze oscure, si diceva ad opera dei Servizi jugoslavi.
Soffiati andava quasi ogni anno in Spagna e mi disse che il progetto degli italiani a Madrid di fabbricare mitragliette era fallito perché non erano stati in grado di assemblare le armi e di trovare le canne e quindi il progetto era stato ceduto agli ustascia che avevano trasportato il tutto nel loro laboratorio a Valencia.
Da quello che diceva Soffiati il laboratorio italiano era a Madrid.
Soffiati mi parlò di un ingegnere che seguiva questa attività a Madrid e che si chiamava Pomar.
Soffiati diceva che il disegno di queste mitragliette era stato un’invenzione di Spiazzi e che Spiazzi si lamentava che gli avevano rubato l’idea.
Mi fu detto che la base di Valencia era interessata anche alla situazione portoghese dove c’erano dei contatti.
Soffiati aveva un camper molto bello ed era con questo che andava in Spagna, alcune volte accompagnato dalla moglie.
Soffiati veniva qualche volta a trovarmi al poligono, mentre io andavo a trovarlo alla sua trattoria di Colognola ai Colli, nel veronese. Nella trattoria c’era suo padre che dichiarava senza nessun problema di essere massone.
Soffiati parlava sempre di suoi rapporti con Servizi segreti americani e di avere frequentato anche delle basi. Qualche volta a Colognola ho visto che venivano a cercarlo delle persone con grosse macchine con targa straniera e con i vetri fumè. Il periodo era quello intorno al 1981/1982.
Ribadisco che di mestrini ho conosciuto solo Delfo Zorzi che però ho visto solo un paio di volte. Zorzi era invece molto legato a Maggi.
In relazione a Soffiati, posso aggiungere il seguente episodio.
Io, un giorno, mi trovavo nella sua trattoria di Colognola ed era presente anche suo padre. Premetto che Soffiati aveva l’incarico di raccogliere informazioni nella zona di Verona che potevano servire ai Comandi americani, in particolare il Comando FTASE di stanza a Verona e le basi circostanti come Vicenza e Aviano, in ordine alla sicurezza del territorio e alla prevenzione di possibili atti contro queste caserme.
Soffiati aveva una retribuzione per tale incarico e un tesserino giallo che gli consentiva l’accesso alle varie basi.
Tornando all’incontro a Colognola, avvenuto intorno al 1982, sentii, nel corso di una discussione fra Soffiati e il padre, che Delfo Zorzi aveva avuto un grosso diverbio proprio con Marcello Soffiati in quanto Zorzi lo aveva minacciato affinchè non rivelasse in nessun ambito il fatto che lo stesso Zorzi deteneva dell’esplosivo.
Non sono però in grado di riferire in quale epoca fosse avvenuto il diverbio fra Zorzi e Soffiati. L’esistenza di questo diverbio era nota anche al dr. Maggi il quale cercò anche di mettere pace fra i due.
Vi sono altre circostanze che potrei in ipotesi riferire, ma non mi sento abbastanza tranquillo e vorrei rifletterci.
L.C.S. CARLO DIGILIO il giudice istruttore GUIDO SALVINI
Si riapre il verbale e Digilio dichiara: Vorrei che le Autorità facessero qualcosa per consentirmi di rivedere mia moglie, Maria Magdalena Roman, e mia bambina, Paula Carolina, che ho lasciato da sole a Santo Domingo nell’ottobre del 1992 anche in disagiate condizioni economiche, anzi prive in pratica di qualsiasi aiuto. Da parte mia posso dire che una volta più tranquillo in merito alle loro condizioni ritengo di poter riferire circostanze utili alle indagini in corso e in particolare in relazione a movimenti di esplosivi a Venezia e a Mestre nella metà degli anni ’70.
L.C.S. CARLO DIGILIO il giudice istruttore GUIDO SALVINI