TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

Ufficio Istruzione sez.20^

 

 

 

INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO

Artt.366 e 367 c.p.p.

Art.25 R.D. 602/1931                                     N.721/88F R.G.G.I.  N.2643/84A R.G.P.M.

 

 

L’anno millenovecentonovantatre il giorno 25 del mese di giugno alle ore 12.00 nel Tribunale di Milano, Ufficio istruzione

Avanti a Noi, dr. Guido Salvini, Giudice Istruttore,

assistito dal sottoscritto brig. Antonio Russo della Guardia di Finanza,

è comparso DIGILIO Carlo il quale, ammonito sulle conseguenze cui si espone l’imputato che rifiuta di dare o dà false indicazioni sulla propria identità personale (artt.651, 495 c.p.) ed avvertito che ai sensi dell’art.78 c.p.p. ha la facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui è processo, ma che in ogni caso l’istruttoria proseguirà, risponde:

 

Sono e mi chiamo Carlo Digilio, 

nato a Roma il 7.5.1937,

attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Venezia,

di professione impiegato amministrativo

Sono già condannato.

 

Invitato quindi a nominare un difensore di fiducia e ad eleggere domicilio per le notificazioni, risponde:

Confermo la nomina del dr. proc. Giovanni Battista Maggiolo del Foro di Venezia, Sestiere San Marco n.3472, (941 - 5222816, fax 5209362) che è presente. 

 

Interrogato sui fatti di cui al mandato di comparizione emesso dall'Ufficio in data 12.6.1993, dichiara:

Intendo rispondere e, in ordine agli avvenimenti seguiti al mio allontanamento da Verona, posso dire quanto segue.

Io fui arrestato il 10.6.1982 su mandato di cattura del G.I. di Venezia per detenzione di munizioni oltre i limiti consentiti e fui scarcerato il 22 giugno.

Fui anche sospeso dalla direzione del poligono a causa di tale imputazione.

Mi trasferii quindi a Verona anche per poter passare un periodo lontano dalla situazione che si era creata e in pratica per vacanza e abitai in un alloggio in Via Stella che mi fu messo a disposizione da SOFFIATI.

Era un alloggio un po' malmesso e io mi ero offerto di fare alcune riparazioni e migliorie.

 

Quando fu arrestato Bressan io mi trovavo appunto a Verona e SOFFIATI mi comunicò il numero di telefono di tale CINZIA DI LORENZO che gli era stato fornito dal dr. MAGGI.

In pratica SOFFIATI mi buttò fuori di casa fingendo di aiutarmi e dandomi il numero di telefono di questa DI LORENZO che avrebbe potuto ospitarmi.

Io ho sempre sospettato che, poichè quel numero era presente nei documenti sequestrati a BRESSAN, si trattasse di una trappola di MAGGI e SOFFIATI per farmi catturare.

SOFFIATI, per accompagnarmi alla stazione ferroviaria, chiese un passaggio ad un suo amico che ritengo fosse SPIAZZI. Era quest'ultimo che guidava la macchina. Ricordo che la persona che dovrebbe essere SPIAZZI era un uomo molto alto e robusto e io lo vidi solo in quella occasione.

Da Verona giunsi a Milano in treno e telefonai a questa donna.

Raggiunsi l'abitazione di costei, in un paesino tra le montagne, prendendo un taxi in quanto non sapevo come arrivarci diversamente non conoscendo i luoghi.

Arrivai molto tardi a casa della DI LORENZO e la mattina dopo si presentò un uomo che aveva dei regali per lei, ricordo una bottiglia di vino ed una torta.

Quest'uomo, che non avevo mai visto prima, era ETTORE MALCANGI.

Con MALCANGI, che preferiva che io non rimanessi dalla DI LORENZO, ripartimmo, credo proprio quel giorno, in macchina, alla volta di una casa di cui egli disponeva nel bergamasco.

Durante il tragitto, guidando MALCANGI in modo spericolato, andammo a sbattere contro un muro e io ne riportai contusioni e disturbi vari alla schiena, ad un ginocchio e ad una spalla che mi fecero stare male per parecchio tempo e di cui ancora oggi porto le conseguenze.

Arrivammo a questa casa in autostop appunto perchè la macchina di MALCANGI si era distrutta nell'incidente.

Rimasi in questa casa per lungo tempo sino alla mia partenza per Santo Domingo.

Faccio presente che sia io che MALCANGI eravamo piuttosto malmessi in salute tanto che MALCANGI stava a letto sino a mezzogiorno ed aveva disturbi alla spina dorsale.

Io mi sono ripreso molto a fatica dagli esiti dell'incidente.

Ripeto che non riesco a ricordare il nome del paese vicino alla casa. Io in paese non andavo praticamente mai.

In casa, in cui provvedevo praticamente a fare da mangiare e a tutte le incombenze domestiche, in quel periodo sono venuti a trovare MALCANGI, per quanto ora ricordo a distanza di anni e dopo lo shock dell'incidente e della latitanza, alcune volte la sorella del MALCANGI, una donna sui 40/45 anni, e un ragazzo di nome ANGELO, piuttosto corpulento amante del vino e della buona tavola. Non ricordo altre visite.

Non posso aggiungere altro se non che si trattava di una casa molto vecchia, tipo casa colonica, con un orto.

MALCANGI mi magnificò le possibilità che poteva offrire Santo Domingo dove vantava amicizie ed appoggi.

Faccio presente che i nostri rapporti durante la coabitazione non sono mai stati buoni e del resto era una persona pigra e presuntuosa.

Decisi di partire per Santo Domingo nella primavera del 1985 ove sapevo che avrei ritrovato MALCANGI.

Il tragitto del mio viaggio fu il seguente: passai il confine a Lugano, presi l'aereo a Zurigo, feci scalo a Madrid e arrivai a Santo Domingo.

Ovviamente si era posto il problema di avere documenti utili per il mio soggiorno all'estero.

Nego di avere falsificato o fatto falsificare i documenti in Italia.

Passai il confine a piedi mescolato fra la gente e senza alcun documento falso. Avevo con me la mia carta di identità che non mi fu chiesta.

Comprai il passaporto in una piazzetta lungo il lago di Lugano da una persona con una barbetta rossastra che aveva un po' l'aria di essere un tossicomane. Io avevo la mia fotografia, mi disse che aveva un passaporto buono e nel giro di qualche ora, dopo che gli diedi la fotografia mi fece avere il documento a posto.

Lo pagai circa 900.000 lire.

Io gli raccomandai di mettere sul passaporto dati compatibili con la mia persona. Con questo documento andai a Zurigo.

 

Riuscii a fare il viaggio e a comprare il passaporto con qualche soldo che avevo da parte e inoltre MALCANGI, per i lavori che avevo fatto in casa e per sdebitarsi in qualche modo, mi diede circa 1 milione.

 

A Santo Domingo abitai prima nella capitale e poi a Santiago dove un amico di MALCANGI, tale CANTONI che era un ex poliziotto, aveva iniziato una attività di lavorazione di pelli e scarpe cui anche il MALCANGI partecipò con scarso successo.

Poi io tornai nella capitale, cioè nella città di Santo Domingo, dove ho lavorato in una pizzeria, e da quel momento i miei rapporti con MALCANGI praticamente si interruppero salvo un'occasione in cui venne a chiedermi dei soldi che io gli diedi e che non mi furono mai restituiti.

Fra gli amici di MALCANGI, a Santo Domingo, ebbi occasione di conoscere un filatelico di Milano, di nome GIANALFONSO, che era lì in vacanza.

 

Nel 1988/1989 la faccia di costui comparve su un giornale italiano che aveva il mio avvocato Victor Polanco e dove si parlava dell'arresto di questo GIANALFONSO per detenzione di munizioni.

Ricordo che insieme a MALCANGI lavoravano due italiani, un tale Enrico e un tale Maurizio, e se ben ricordo uno dei due rientrò poi in Italia e fu arrestato.

Per quanto concerne sempre il mio passaporto, vi sono numerosi timbri del Venezuela. Ciò è dovuto al fatto che il permesso massimo di soggiorno per motivi turistici a Santo Domingo era di tre mesi e in pratica si era costretti a uscire e a rientrare alla scadenza di tale periodo.

 

Poichè l'Ufficio mi chiede se io abbia conosciuto qualche italiano a Caracas, posso dire che MALCANGI mi diede il numero di telefono di tale BATTISTON, che abitava a Caracas. Io gli telefonai dandogli i saluti di MALCANGI e poi lo incontrai un momento.

Nulla mi dice invece il nome ROBERTO RAHO come nome di un cittadino italiano abitante a Caracas che io potrei avere conosciuto.

Prendo atto che la famiglia BATTISTON era all'epoca proprietaria dell'officina "SANREMO" presso cui aveva lavorato mio cognato DEDEMO a Milano.

Devo dire che non lo sapevo.

 

Quanto alla patente, che l'Ufficio mi mostra, me la procurai a Boccacica, una zona sul mare di Santo Domingo, da un italiano che era un trafficone.

A me serviva per dare forza alla credibilità del passaporto in quanto io non ho mai guidato e come patente di guida non mi serviva a nulla.

Feci la fotografia in un box automatico di istantanee per strada.

Se non sbaglio me la procurai circa un anno dopo il mio arrivo a Santo Domingo.

A Santo Domingo poi ho condotto una vita tranquilla, legandomi ad una ragazza del posto con la quale ho avuto una bambina.

Ovviamente, avendo i documenti falsi, non ho mai potuto riconoscere mia figlia.

Mi stavo proprio interessando al Consolato italiano della mia situazione generale poco prima di essere arrestato in quanto, secondo MALCANGI, io non avevo più di tre anni e a quel punto potevo prendere in considerazione l'idea di presentarmi spontaneamente. In tal modo anche la mia situazione familiare avrebbe potuto in qualche modo aggiustarsi.

Invece fui arrestato e ciò avvenne, per coincidenza, il giorno dopo il rientro di MALCANGI in Italia come mi fu detto dall'avv. Polanco.

Credo che MALCANGI sia partito un sabato sera e io fui arrestato la mattina del lunedì seguente.

Non ho idea di dove possa essere MALCANGI in Italia, nel senso che forse sarà tornato a casa sua. So che ha una moglie ed una figlia dominicane.

 

Prendo visione delle fotografie allegate alla nota in data 12.6.1993 della Questura di Venezia e posso dire che questa persona era una persona con un accento triestino, che vidi una volta a casa del dr. MAGGI e che mi fu presentato da costui come un suo amico.

Ciò avvenne una di quelle sere in cui si giocava a carte, presente anche il MONTAVOCI con cui il triestino ebbe un alterco per futili questioni di gioco (nota ufficio, si tratta di FRANCESCO NEAMI di Trieste).

A domanda dell'Ufficio, ho conosciuto GIANCARLO ROGNONI in tempi lontanissimi, incontrando casualmente il MAGGI.

Prendo atto che l'Ufficio è interessato a sapere se io abbia fatto un viaggio a Madrid.

Posso dire che io ho fatto un solo viaggio a Madrid, in compagnia di una donna italiana cui ero legato. in quei giorni vi erano anche i funerali di FRANCISCO FRANCO a cui io ho partecipato e ricordo che fu anche uno spettacolo scenografico.

Colloco quindi il viaggio nel 1975 che mi sembra che sia l'anno in cui morì FRANCO.

In quel viaggio non vi furono altre situazioni o incontri di carattere politico e quindi escludo di avere incontrato in quella occasione VINCIGUERRA, ROGNONI o DELLE CHIAIE.

 

 

L.C.S. CARLO DIGILIO                                                          il giudice istruttore GUIDO SALVINI

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