PARTE QUINTA UNA FAVOLA VERA

 

Cosa abbiamo capito della strategia eversiva, delle bombe nelle banche, dei programmi "rivoluzionari" dell'estrema destra neo-fascista o neo-nazista? Tutti i personaggi che abbiamo fin qui esaminato sono "autentici" o nascondono due o tre versioni del loro comportamento criminale che ancora ci sfuggono? Facciamo il punto su Freda, Ventura, Loredan e sulle loro "coperture"...

 

 

 

Che bilancio possiamo trarre da tutte le cose che sono state scritte fin qui? Ci troviamo di fronte ad una vicenda che impegna parecchio, non è facile destreggiarsi tra profili così complicati di individui che sembrano scatole cinesi o matrioske.

 

Abbiamo iniziato con Alberto Sartori poiché è la figura più “scoperta” nell’intreccio eversivo che è la spina dorsale di questo racconto-documento. Più scoperta ma anche “coperta”, perché il suo tentativo di mimetismo certamente aveva lo scopo di confonderci le idee.

 

 

Quanto abbiamo capito di tutti questi avvenimenti, profili di personaggi, ecc.?  Innanzitutto appare chiaro, lampante, che ci si trova davanti ad una operazione (quella di Piazza Fontana soprattutto) “criptata”, cioè costruita in laboratorio con mezzi sofisticati per essere creduta come “semplice” operazione terroristica.

Lo è stata negli effetti immediati, ma il vero scopo fu “politico”, produrre influenza “stabilizzante” sulle alte istanze di potere modificandone nel contempo alcuni equilibri. Tutto questo è successo all’interno delle élites che guidano/guidavano il nostro mondo occidentale. Questo è stato vero nel 1969-1970 ma lo è, con mezzi diversi, anche oggi.

 

 

Sartori è stato “circuito” (dal duo Ventura-Loredan) o si è lasciato circuire? Aveva proprio bisogno di lasciare Napoli dove aveva un lavoro sicuro alla SAMOPAN (ma poi abbiamo visto che la ditta stava per chiudere) o è saltato sul primo aereo per raggiungere il Veneto spinto dal suo “istinto” informativo o da un irrefrenabile bisogno di soldi?

 

 

E che dire di Ventura che si traveste da “compagno”, che frequenta il bel mondo degli intellettuali di sinistra per riverniciarsi a nuovo e approfondire il suo tentativo di infiltrazione? Stesso discorso per Pietro Loredan, il “Conte rosso”, a torto considerato un “partigiano”, in realtà un “agente provocatore” neanche tanto bene in arnese a causa del suo caratteraccio confuso e un pochino “squilibrato”.

 

 

L’unico di cui si può dire poco sul versante della mimetizzazione è Franco Freda, alle origini missino nel partito padovano, poi alfiere di una ideologia “ariana”, neo-nazista, con variazioni sul tema agganciate alla saga delle “Guardie Rosse” cinesi e del Mao-Tze-Tung pensiero.

 

 

 

Dai documenti abbiamo capito che Loredan aveva profuso energie e soldi per costruirsi un gruppetto di ex partigiani in cui aveva travasato una decina di giovani fascisti della zona del Trevigiano. Tutti costoro, Loredan, il Conte, li chiamava “i miei Ordinovisti”, dalla sigla “Ordine Nuovo” che apparteneva al più pericoloso gruppo dell’estrema destra extraparlamentare (responsabile assieme ad altri della strage di Milano del 12 dicembre 1969).

 

 

Ventura faceva invece capo a Franco Freda, il procuratore legale di Padova, appassionato di antisemitismo e curioso di apprendere i meccanismi di funzionamento degli ordigni esplosivi in genere. Ventura invece curava i libri, aveva ambizioni editoriali e faceva di tutto per diventare un buon 007 di estrema destra.

 

 

Questo terzetto (Loredan, Ventura, Freda) abbiamo capito che era in contatto con altre organizzazioni, la prima e la più importante è senza dubbio Avanguardia Nazionale, il cui capo, Stefano Delle Chiaie, curava i collegamenti con il Nord eversivo e fascista.

 

Al di là di questi collegamenti politici (che poi serviranno nella “campagna di autunno” del 1969) sono emersi tanti particolari che, messi assieme, trasfigurano questi tre estremisti di destra, ce li fanno apparire in una luce diversa, come se qualcuno li avesse caricati a molla e li avesse “liberati” per osservarne il percorso e il comportamento.

Mi riferisco alla mia idea delle “briciole di pane”, segnalino molto usato da tutti e tre questi individui. Mi spiego: Franco Freda, nel 1969 aveva conosciuto un tale Ruggero Pan, uno studente universitario di filosofia che era stato raccomandato da Giovanni Ventura, come un giovane che poteva essere “utile”. Freda acconsente e gli fa frequentare il suo studio di procuratore legale in Padova.

 

Solo che Freda nel 1969 inizia a parlare di terrorismo, di bombe, al cattolico e un po’ “impreparato” Ruggero Pan. Nella primavera-estate del 1969 sappiamo che scoppiano bombe a Milano, alla Fiera, a Torino, a Roma, ecc. Poi è la volta della notte dei “treni”. In agosto. Di tutto questo lavoro della cellula neonazista padovana Ruggero Pan viene a sapere molto, forse troppo. Anche dell’esistenza di depositi di armi.

 

E si deve tener presente che questo studente non era un “militante” di Ordine Nuovo, era solo un confuso giovane alla ricerca di una sua identità culturale e politica. Ma a Freda interessa che lui sappia come ci si forma per diventare un “soldato politico”. Quindi in parole povere Freda, che dovrebbe curare il lato clandestino del suo lavoro politico, apre una breccia di non poco conto. E semina dietro di sé una bella scia di bricioline di pane che porteranno poi Ruggero Pan a trasformarsi, prima in favoreggiatore, poi in testimone di accusa.

 

La stessa cosa, ma più in grande, viene organizzata da Giovanni Ventura. Il nostro libraio di Castelfranco Veneto cosa combina? Prende il suo amico Guido Lorenzon e gli spiattella date, nomi, numero di attentati, modalità degli stessi, caratteristiche dell’organizzazione “piramidale” terroristica, ecc. La cosa è più consistente del suo “camerata” Freda, nel senso che Ventura racconta quasi tutto, e sul 12 dicembre di Milano, proferisce parole che si imprimono nella mente dell’amico Lorenzon. Il quale, come sappiamo, dopo la strage, non potendone più, va da un avvocato e fa partire una pista di indagine.

 

Dunque Freda ha creato un suo “testimone”, gli ha addirittura fornito armi, perché le tenesse in custodia. Ha seminato le sue bricioline di pane senza curarsi dei rischi evidenti. Certe cose anche un eversore rincoglionito sa benissimo che non devono essere dette, pena l’avviamento di una “catena di S.Antonio” infinita e l’arrivo alla porta di un carcere giudiziario.

 

Ventura ha fatto di più, ha creato il suo “testimone” e oggettivamente lo ha spinto nelle braccia della Giustizia.

 

 

 

Ora ragioniamoci un po’ su: è credibile una organizzazione del genere?

 

Non metto in discussione tutto quello che è stato poi addebitato a Freda e a Ventura, ci sono i riscontri della loro attività terroristica del 1969, la “prima” e la “seconda linea”, gli attentati ai treni (8-9 agosto) coordinati da Ventura e da Freda. Tutto esatto. E’ andata così. Ma per Piazza Fontana che doveva essere la miccia per far esplodere il Paese-Italia ci possiamo accontentare di due seminatori di bricioline di pane, quali i Freda e i Ventura? Di qualche altro giovinotto di cattive speranze del milieu universitario di Giurisprudenza di Padova?

 

Io dico di no. Anche perché le bricioline di pane non vengono seminate solo da Freda e Ventura. Prendiamo la famiglia Ventura: oltre a Giovanni, il più anziano (e leader bombarolo), c’è anche Angelo, più giovane ma non di tanto, che segue sempre il fratello. Al punto che porta un carico di armi da guerra (pistole, mitra, bombe a mano, esplosivo) a casa di Ruggero Pan.

Ma questo carico fa un giro tortuoso, nel senso che vengono richiesti di ospitare per un certo periodo queste armi anche altri due personaggi del mondo di Castelfranco e Treviso: Franco COMACCHIO, impiegato come perito presso una ditta di maglierie, socialista, e Giancarlo MARCHESIN, consigliere comunale pure lui socialista. Questi due amici si interpellano, dopo le bombe del 12 dicembre si parlano, uno dice all’altro quello che gli hanno chiesto (depositare il carico di armi prelevato dalla casa di Ruggero Pan e conservarlo fino a nuovo ordine dei Ventura) e scatta l’idea di “conservare le armi per avere una prova contro i fascisti”.

 

[INEDITO: La versione di GIANCARLO MARCHESIN, socialista, sull'occultamento delle armi della cellula fascista di Freda-Ventura nella sua abitazione]

 

 

Un po’ ingenua come spiegazione da far scivolare sulla scrivania dei magistrati ma parzialmente veritiera, anche perché il duo socialista fa giungere ad un anonimo avvocato della stessa area politica le informazioni del caso. Freda e Ventura, le armi, noi socialisti presi in mezzo per via delle conoscenze, ecc. ecc.

 

[INEDITO: Gli interrogatori di FRANCO COMACCHIO, il militante socialista che ha conservato il deposito di armi e che ha nascosto l'esplosivo nei pressi di Paderno del Grappa]

 

 

E’ questo giro vorticoso di “finti errori” di parte fascista (le bricioline) e il giro parallelo dell’ambiente socialista veneto e dell’ambiente democristiano di sinistra (la “gola profonda” Guido LORENZON che si confida con l’onorevole POLI, DC) che ci procura più di qualche ragionevole dubbio.

C’è da aggiungere che ci vorranno vent’anni per arrivare a sapere (da parte dei magistrati ovviamente) che Ventura e Freda avevano i loro agganci con la strategica cellula di ORDINE NUOVO di Mestre-Venezia, guidata da Carlo Maria MAGGI. E quindi noi, con il senno di poi, adesso sappiamo che CARLO DIGILIO, l’armiere degli estremisti di destra e uomo dei servizi segreti americani di Verona e Vicenza (INSCOM) era lo snodo di tutta la strategia eversiva con relativo aggancio internazionale.

 

Ai tempi dell’inchiesta del giudice STIZ  di Treviso e poi del giudice D’AMBROSIO di Milano non si era ancora giunti ad individuare DIGILIO, quale artificiere e informatore USA.

 

Al punto in cui siamo nella disamina dei documenti e delle ipotesi di indagine possiamo comunque permetterci di mantenere i nostri dubbi sul duo FREDA-VENTURA. Se poi aggiungiamo LOREDAN con le sue manie (i razzi antigrandine da esportare in Albania, le altre “stranezze” da matto che lo fanno un personaggio da commedia più che da tragedia) e infine SARTORI con la sua “missione” antifascista basata sul suo coinvolgimento nell’operazione industriale della LITOPRESS (anche lui con il suo “sostegno al compagno Giovanni Ventura” e la sua smania di sanare i debiti) arriviamo a capire che l’orizzonte è vasto, ce n’è per tutti i gusti, sinistra e destra siedono alla stessa tavola, si frequentano, si compromettono.

 

E’ questa l’operazione “criptata”? Quella, come sopra abbiamo ipotizzato, elaborata da menti sopraffine?

 

No di certo. Casomai questo è il cascame di seconda categoria che però ha una valenza importante, perché seguendo la logica dei singoli individui appartenenti alle varie “aree” politiche ci si avvicina alla “cospirazione”.  Per il materiale fin qui riportato ed esaminato direi che è meglio fermarsi qui, nello sviluppare ipotesi di indagine. C’è ancora bisogno di documenti, che prossimamente evidenzieremo, per allargare o ridimensionare il discorso.

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