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LA RITIRATA TEDESCA E L'INSURREZIONE PARTIGIANA NEL VICENTINO  

 

La Liberazione: aprile-maggio 1945

 

di Pierluigi Damiano Dossi "Busoi"

 

 

[A cura del centro Studi Storici "Giovanni Anapoli" di Montecchio Precalcino [che ci ha concesso la ripubblicazione e che ringraziamo]

 

 

Cronologia

 

 

24-25 aprile 1945: Sciopero e Insurrezione Generale.

25/26 aprile 1945: Vicenza e la rapina alla Banca d’Italia.

26 aprile 1945: La ritirata tedesca investe il Vicentino.

Controllo partigiano del territorio.

23/24 aprile 1945: La Liberazione di Rubbio (Altopiano 7 Comuni).

25 aprile 1945: La Liberazione di Conco (Altopiano 7 Comuni).

25 aprile 1945: La Liberazione di Calvene (Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

25/26 aprile 1945: La Liberazione di Caltrano (Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

26 aprile 1945: La Liberazione di Lugo e Fara (Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

26 aprile 1945: Mason Vicentino (Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

26 aprile 1945: La Liberazione di Enego e Foza (Altopiano 7 Comuni).

26 aprile 1945: La Liberazione di Crespano del Grappa – Tv (Pedemontana del

Grappa).

26 aprile 1945: La Liberazione di Fontanelle di Conco, Santa Caterina di Lusiana e

Crosara di Marostica (Altopiano 7 Comuni).

26 aprile 1945: Malo (Prelessini Orientali).

26 aprile 1945: Monteviale (Prelessini Orientali).

26 aprile 1945: Ghisa di Montecchio Maggiore (Valle dell’Agno).

26 aprile 1945: Zona Arzignano e Val Chiampo.

26/27 aprile 1945: La Liberazione di Lusiana (Altopiano 7 Comuni)

26/27 aprile 1945: La Liberazione di Zugliano, S. Giorgio di Perlena, Salcedo, Mure e

Molvena (Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

27 aprile 1945: La Liberazione di Carrè e Chiuppano (Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

27 aprile: Sarcedo (Pedemontana Altopiano 7 Comuni). 

Il Vallo Veneto.

26 aprile 1945: Vò di Brendola (Ovest Vicentino).

26/27 aprile 1945: Lonigo e Alonte (Basso Vicentino occidentale).

26/28 aprile 1945: Agugliaro, Albetone, Barbarano, Villaga, Mossano, Nanto

e Castegnero (Basso Vicentino orientale). 

27/28 aprile 1945: Montebello – Altavilla Vicentina (Ovest Vicentino).

27/28 aprile 1945: Quinto Vicentino (Est Vicentino).

27/29 aprile 1945: Montegaldella, Montegalda e Grisignano di Zocco

(Basso Vicentino orientale).

28 aprile 1945: Ospedaletto, S. Croce Bigolina e Campedello di Vicenza

(Sud-Est Vicentino).

28 aprile 1945: Noventa Vicentina (Basso Vicentino).

28 aprile 1945: Via Pozzetto di Montecchio Maggiore (Ovest Vicentino).

La Liberazione di Vicenza.

28 aprile 1945: la Liberazione di Vicenza.

28 aprile: Monte Crocetta di Vicenza.

28 aprile: Monticello Co. Otto – Vicenza.

La pianura Alto Vicentina e Bassanese.

25/26 aprile 1945: Villaverla (Alto Vicentino).

26/27 aprile 1945: Villaverla e Montecchio Precalcino (Alto Vicentino).

27 aprile 1945: Zanè (Alto Vicentino).

27 aprile 1945: Thiene (Alto Vicentino).

27 aprile 1945: Contrà Pozzan di Sarcedo (Alto Vicentino).

27 aprile 1945: Schiavon – Pianezze (Bassanese).

27 aprile 1945: Marsan di Marostica (Bassanese).

27 aprile 1945: Cassola (Bassanese).

27 aprile 1945: Dueville (Alto Vicentino).

27 aprile 1945: Sandrigo (Alto Vicentino).

28 aprile 1945: Marano Vicentino (Alto Vicentino).

28 aprile 1945: Barcon di Sarcedo e Thiene (Alto Vicentino).

28/30 aprile 1945: La pianura a sud di Marostica - Bassano – Romano d’Ezzelino e

Liberazione di Bassano del Grappa.

29 aprile 1945: Caldogno (Alto Vicentino).

29 aprile 1945: La Liberazione di Montecchio Precalcino (Alto Vicentino).

30 aprile 1945: La Liberazione di Breganze (Alto Vicentino).

La montagna Vicentina.

26/29 aprile 1945: La Liberazione di Recoaro, Valdagno e Cornedo Vicentino

(Valle dell’Agno).

26/30 aprile 1945: La Liberazione di Schio (Val Leogra).

27 aprile 1945: Treschè Conca di Roana (Altopiano 7 Comuni).

27/28 aprile 1945: La Liberazione della Val Chiampo e Arzignano.

27/28 Aprile 1945: Monte Pian di Malo (Prelessini Orientali).

27/29 aprile 1945: La Liberazione della piana di Asiago (Altopiano 7 Comuni).

28 aprile 1945: Mosson di Cogollo del Cengio (Val d’Astico).

28/29 aprile 1945: Staro – Valli del Pasubio (Val Leogra).

28/29 aprile 1945: Torrebelvicino (Val Leogra).

28/29 aprile 1945: Enego (Altopiano 7 Comuni).

28/30 aprile 1945: Pedemontana Altopiano 7 Comuni da Breganze a Marostica.

28/30 aprile 1945: La ritirata tedesca in Val Brenta.

29 aprile 1945: Contrà Selva di Montebello Vicentino (Prelessini Meridionali).

29 aprile 1945: Seghe di Velo d’Astico (Val d’Astico).

29 aprile 1945: Stoner di Enego (Altopiano 7 Comuni).

30 aprile 1945: Fontanelle di Conco (Altopiano 7 Comuni).

30 aprile/2 maggio 1945: Pedescala e Settecà (Val d’Astico).

30 aprile/7 giugno 1945: Valdagno (Valle dell’Agno).

1 maggio 1945: Tonezza (Altopiano di Tonezza).

1 maggio 1945: Carrè (Alto Vicentino).

2 maggio 1945: E’ ufficialmente proclamata la fine delle ostilità in Italia.

2 maggio 1945: S. Pietro Valdastico (Val d’Astico).

2/8 maggio 1945: Arsiero (Val d’Astico).

3 maggio 1945: Pedescala e Rotzo (Val d’Astico e Altopiano 7 Comuni).

4 maggio 1945: Vattaro di Vigolo Vattaro (Altopiano della Vigolana – Tn).

4 maggio 1945: Buso della Speluga e Colle dello Spigolo - Lusiana

(Altopiano 7 Comuni).

6 maggio 1945: Strada del “Costo” - Cogollo del Cengio

(Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

9 maggio 1945: Montecchio Maggiore (Ovest Vicentino).

15 maggio 1945: Monte Civillina di Recoaro Terme

(Valle dell’Agno-Prelessini Orientali).

17 maggio 1945: Località Tezze di Covolo - Lusiana (Altopiano 7 Comuni).

19 maggio 1945: Località Costalunga della Valle dei Fagari – Arsiero (Val d’Astico).

Altri episodi minori o poco documentati.

 

 

 

La Liberazione del Vicentino

 

 

La ripresa dell’offensiva Alleata corrisponde, nell’Italia occupata, a un nuovo incremento e a una riorganizzazione e unificazione delle forze partigiane che, nei mesi precedenti l’insurrezione, tornano a crescere numericamente fino a raggiungere la consistenza dell’estate ’44, per arrivare poi, a ridosso della Liberazione, a cifre non del tutto verificabili.[1]

 

 

Il governo del sud, la Chiesa cattolica, gli Alleati e i CLN sono divisi sul ruolo che le formazioni partigiane devono avere nell’insurrezione finale, soprattutto perché ciascuno vede, nel peso che queste possono assumere, delineato il proprio ruolo politico. L’idea che l’insurrezione rappresenti non solo l’ultimo momento della “Guerra di Liberazione” dallo straniero, ma anche una rottura definitiva con il passato e l’inizio di un cambiamento politico e sociale, non è un’idea condivisa neppure all’interno del CLN.

 

 

Gli stessi Alleati, preoccupati della possibilità che l’insurrezione partigiana prenda una piega “pericolosamente politica”, a cui sono contrari, effettuano i lanci, privilegiando l’invio di materiale come esplosivi e plastico, che possa servire più che altro ad azioni di sabotaggio e antisabotaggio, il “materiale bellico vero e proprio dovrà essere fornito con criteri selettivi e controllati”.

 

 

Le formazioni, in particolare quelle garibaldine, fino all’ultimo sperano invece nell’invio di armi adatte allo scontro frontale e diretto con i tedeschi. Da parte loro i CLN, seppur divisi sulla “qualità” del cambiamento politico, hanno bisogno, per essere legittimati come strutture portanti del nuovo Stato, di far partecipare le formazioni partigiane direttamente nelle azioni finali. L’accordo raggiunto disciplina il ruolo delle formazioni a cui è affidata, quale compito principale e fondamentale, la salvaguardia del patrimonio industriale dell’Italia settentrionale, indispensabile per la sopravvivenza economica del Paese ma, dopo la cacciata tedesca, la parola d’ordine nei confronti delle formazioni è smobilitazione, disarmo e passaggio dei poteri al governo di occupazione militare alleato. Le formazioni dovrebbero essere impegnate nelle azioni di sabotaggio che anticipa, solo anticipa, la Liberazione, che deve avvenire per mano Alleata.

 

 

I CLN accettano tutto ciò, credendo di poter recuperare terreno a Liberazione ultimata. Ritengono infatti, che una dimostrazione del proprio valore sul campo avrebbe deciso la loro partecipazione alla spartizione dello spazio politico meglio di qualunque accordo sulla carta.

 

 

Così all’inizio dell’aprile ’45, quando già l’offensiva Alleata sul territorio italiano ha inizio e le forze tedesche in ritirata vanno concentrandosi nel Veneto, anche in tutto il Vicentino si vedono intensificarsi le azioni di sabotaggio. Ad esempio, nella notte tra il 12 e il 13 aprile, con un’azione congiunta delle formazioni, sono fatti saltare dei ponti, in modo da tagliare alcune vie di fuga e convogliare la ritirata delle truppe nazi-fasciste che giungevano da Verona-Vicenza o da Recoaro-Valdagno, lungo tre principali vie di comunicazione con la Germania: la Vallarsa, la Valdastico e la Valsugana. [2]

 

 

I reparti tedeschi che attraversano il Veneto e il Vicentino, si ritirano in modo ben più organizzato di quel che si dice e si crede; almeno inizialmente non danno l’impressione un esercito in rotta: colonne lungo le principali vie di comunicazione, ma soprattutto piccoli reparti che seguono strade interne, per poi ricongiungersi in posti prestabiliti prima di affrontare le montagne; è una ritirata comunque organizzata, con regolari “posti tappa” che garantiscono pasti caldi e alloggiamento, distribuzione di viveri e spesso anche di pane fresco, assistenza medica con ospedali da campo, assistenza logistica con officine mobili e centri di “pronto soccorso”. Evidentemente l’efficienza tedesca ha modo di esplicarsi anche in frangenti drammatici.

 

 

Se poi la ritirata diventa più caotica, ciò è in gran parte merito, soprattutto in pianura, degli incessanti attacchi dell’aviazione Alleata, ma anche dei continui sabotaggi ed imboscate alle vie di comunicazione portate dai partigiani, che scardinano l’organizzazione germanica: “Nella città di Padova la rivolta principale era iniziata la notte fra il 26 e il 27 aprile, quando noi ci trovavamo fra il Po e l’Adige. Il mattino del 27 aprile le autorità fasciste della città chiesero le condizioni della resa, finendo poi per firmare una resa incondizionata davanti al Comitato di Liberazione Nazionale. Rimaneva, tuttavia, ancora il problema delle forze tedesche ancora presenti in città e nei dintorni. Si trattava, fra l’altro, dei resti della 26^ Divisione Corazzata che era stata mandata nelle retrovie per prepararsi a resistere sulla Linea Veneta [Vallo Veneto]. Ed i partigiani si erano lanciati contro queste truppe, ovunque esse si trovassero. Avevano anche catturato un Tiger intatto in città ed avevano aperto il fuoco su colonne tedesche in molti punti. [...] Nel complesso, i partigiani della zona di Padova catturarono più di 15.000 prigionieri tedeschi, e ne uccisero 497, nel corso di poche ma intense battaglie. Le perdite subite dai partigiani ammontano a 224 uomini. Non si può certo negare che l’opera svolta dai partigiani fosse imponente”.

 

 

 

La ritirata tedesca lascia dietro di sé, così come nell’estate precedente, saccheggi, distruzioni, tante vittime civili e partigiane. Il concentramento di unità della Wehrmacht decise ad ogni costo a risalire verso nord, unito alla volontà dei partigiani locali di sbarrare loro il passo, fa sì che l’Alto Padovano e il Basso Trevigiano siano teatro, fra il 27 e il 29 aprile, di una sanguinosa serie di rappresaglie perpetrate dai soldati tedeschi contro la popolazione in seguito agli attacchi subiti: nei massacri di Santa Giustina in Colle, S. Giorgio in Bosco, Villa del Conte, S. Martino di Lupari e Castello di Godego, perdono la vita decine di civili innocenti.

 

 

La Provincia di Vicenza è attraversata dai nazi-fascisti in ritirata da ovest verso est e da sud verso nord. In ogni località le formazioni partigiane devono affrontare colonne nemiche che, in ordine sparso e ancora bene armate, si aprono la strada verso l’Alpenvorland, ma pure ancora risolute a posizionarsi sulla linea difensiva delle Prealpi, la Linea Blu.

 

 

Molti partigiani cadono gli ultimi giorni, non solo per i combattimenti effettuati a ridosso della città e dei paesi, ma anche per l’intensificarsi di imboscate e trappole nazi-fasciste: una delle tecniche più utilizzate dalle colonne tedesche è quella della “civetta”, che coglie di sorpresa e non lasciava scampo. I partigiani, ma spesso anche qualche civile “coraggioso”, persuasi dell’arrivo di pochi soldati arrendevoli, si ritrovano invece dinnanzi a truppe numerose e agguerrite disposte a tutto pur di passare.

 

 

La Valle dell’Alpone (Vr) insorge il 24 Aprile e il 25 è libera. La Valle del Chiampo insorge nei giorni 26 e 27, ma è completamente libera solo il 28. I centri della Valle dell’Agno sono occupati dai partigiani, però a Valdagno ci sono scontri fino al 27 Aprile e nei dintorni di Recoaro l’ultimo scontro avviene il 28.

 

 

Schio e la Val Leogra, possono considerarsi libere il 29 Aprile, dopo un’aspra battaglia e l’accordo tra il Comando del 1° Regg. Artiglieria della 1^ Divisione Paracadutisti del Col. Bruno Schram (rappresentato dal maggiore Laun e dal capitano Magold) e il Comando della Divisione “Garemi”, rappresentato da suo comandante, Nello Boscagli “Alberto”.

 

 

Il 27 Aprile a Sandrigo cadono in un agguato i comandanti della Divisione “Monte Ortigara”, “Ottavio”, “Nettuno” e “Sergio”, a conclusione di una caccia all’uomo durata sino agli ultimi giorni di guerra, organizzata ed attuata con caparbietà dalle SS e dalla “Banda Carità”.

 

 

A Thiene il 28 Aprile il Comando della Brigata “Martiri di Granezza” riceve la resa della X^ Mas.

 

 

La città di Vicenza insorge e si libera il 28 Aprile. Gli Alleati arrivano nel capoluogo nel pomeriggio del 28. Il 29 sui muri della città è affisso il manifesto del CLN Provinciale che si è costituito in Giunta Provvisoria di Governo.

 

 

Il 29 i partigiani entrano a Bassano del Grappa. La liberazione completa della città avviene però il 30 Aprile. Le formazioni dell’Altopiano liberano tutti i centri abitati, ma devono difendere e presidiare il territorio fino alla fine di aprile: devono impedire ai tedeschi di salire in Altopiano, di attestarsi a difesa, di saccheggiare, uccidere, o ritirarsi per la Val d’Assa e la Valsugana.

 

 

Gli Alleati giungono nei centri maggiori della provincia fra il 29 e il 30 Aprile, trovando dal Basso Vicentino alle vallate le popolazioni in festa e i partigiani impegnati nell’ordine pubblico, nella difesa delle fabbriche e dei paesi e nell’opera di arresto dei nazi-fascisti.

 

 

I Comitati di Liberazione Nazionale assumono le funzioni di direzione politica e amministrativa delle comunità. Non cessano però le perdite: nella Val d’Astico il 30 Aprile gli abitanti di Pedescala, Forni e Settecà provano la ferocia neo-nazista del terrore e degli incendi con 83 vittime; la zona è liberata il 2 maggio.

 

 

24-25 aprile 1945: Sciopero e Insurrezione Generale.

 

 

Il 24 aprile, poco prima di mezzogiorno, giunta la notizia dell'insurrezione di Genova e Torino, Sandro Pertini, Leo Valiani e Emilio Sereni diramano l'ordine dello sciopero e dell'insurrezione generale fissati per il giorno successivo dalle ore 13:00.

 

 

Il 25 aprile, da Radio Milano Libera, Sandro Pertini lancia l’appello: “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”.

 

 

Contemporaneamente: “Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, delegato dal solo Governo legale italiano, in nome del Popolo e dei Volontari della Libertà, assume tutti i poteri di amministrazione e di governo per la continuazione della guerra di liberazione al fianco delle Nazioni Unite, per l’eliminazione degli ultimi resti del fascismo e per la tutela dei diritti democratici. Gli italiani devono dargli il pieno appoggio. Tutti i fascisti devono fare atto di resa alle autorità del CLN e consegnare le armi. Coloro che resisteranno saranno trattati come nemici della Patria e come tali sterminati”.

 

 

Il Generale Cadorna, comandante generale del Corpo Volontari della Libertà, fissa ai patrioti i doveri dell’ora: “il CLN ha lanciato l’appello all’insurrezione nazionale. E’ dovere di tutti i veri patrioti della nuova Italia di impugnare le armi, di non indugiare. Pertanto tutte le unità:

 

1) attacchino con la massima decisione il nemico nazifascista ovunque opponga resistenza e procedano alla cattura e alla sorveglianza di chi s’arrende;

2) ostacolino la ritirata di coloro che tentassero mettersi in salvo riparando in montagna;

3) occupino e presidino tutti gli edifici pubblici, caserme, depositi, sedi di servizi di pubblica utilità, impianti e stabilimenti industriali;

 

4) provvedano al servizio di ordine pubblico stroncando con la massima severità ogni tentativo di turbare il normale svolgimento della vita cittadina;

5) ...

 

 

Dopo la caduta della Linea Gotica, e l’attraversamento del fiume Po, i tedeschi non sono più in grado di effettuare un ordinato ripiegamento e sono anzi costretti ad abbandonare, prima del guado, ingenti quantitativi di armamento. L’ordine di ritirata verso nord ha come meta, poi dimostratasi velleitaria, la nuova linea difensiva nelle Prealpi, la Linea Blu, preceduta dal Vallo Veneto che “rappresenta lo schermo meridionale, la primissima linea di questo articolato sistema difensivo”.

 

 

Nel Vicentino, la scarsa bibliografia che si è interessata dell’argomento, ha ricostruito il veloce superamento da parte americana dell’insidioso Vallo Veneto, e della tanto temuta Linea Blu, motivandola con una generica superiorità militare Alleata e per la “rotta caotica” dei tedeschi.

 

 

Anche in questo caso la memorialistica e il localismo ha nascosto la molteplicità e complessità di questi eventi.

 

- In primo luogo, emerge un numero impressionante di vicende belliche, che nei giorni della Liberazione hanno interessato tutto il Vicentino, da sud a nord; molte di più di quelle precedentemente conosciute.

 

- Per il Basso Vicentino, sembra emergere chiaramente che, accanto all’incalzare degli Alleati, un ruolo decisivo nel disarticolare ulteriormente le formazioni tedesche in ritirata, è stato assolto dalle formazioni territoriali della Resistenza.

 

 

Infatti, pur con costi elevati in vite umane, i partigiani sono spesso riusciti ad impedire ai nazi-fascisti di installarsi, per azioni di retroguardia, nelle fortificazioni del Vallo Veneto, attaccando direttamente i reparti, sabotando i ponti e facendo da guida ai reparti Alleati avanzanti. Di tutto ciò, non si aveva memoria, se non limitatamente a singoli episodi, spesso non compresi nella loro rilevanza, quando persino denigrati.

 

- Per l’Alto Vicentino, è emerso, invece, l’esistenza di una strategia comune fra le formazioni partigiane montane e territoriali, garibaldine e autonome, spesso aiutate direttamente dalla popolazione, parroci in testa. Infatti, già dal 24 aprile le formazioni partigiane iniziano a controllare militarmente il territorio pedemontano, e liberano i primi centri abitati dai presidi nazi-fascisti; successivamente, spesso con successo, impediscono alle truppe nazi-fasciste in ritirata di salire sull’Altopiano dei 7 Comuni e di Tonezza, per attestarsi nelle fortificazioni della Linea Blu e per poter utilizzare le vie di fuga alternative alle valli principali del Brenta, dell’Astico e dell’Agno-Leogra.

 

 

Queste “azioni d’arresto” hanno però un elevato tributo in vite umane tra i combattenti, e talvolta terminano anche con rabbiose stragi di civili, come a Valdagno, Pedescala, Treschè Conca e Valle di S. Floriano.

 

- Per quanto riguarda la ritirata germanica, poi, tradizionalmente definita una “rotta caotica”, ci si è resi conto che aveva caratteristiche ben diverse da quelle tramandate.

 

 

Molti reparti, probabilmente i più integri e ancora operativi, hanno seguito in gran parte itinerari prestabiliti, dividendosi in gruppi, e percorrendo arterie stradali secondarie, per poi ricongiungersi in prossimità degli imbocchi delle valli e nella pedemontana.

 

 

Anche l’assistenza logistica nel corso della ritirata è risultata buona, anzi eccezionale se si considera la tragica situazione militare, con la supremazia aerea Alleata e il continuo pungolo partigiano. Spesso, i reparti in ritirata hanno trovato lungo i loro percorsi fabbricati già organizzati, sicuri e asciutti dove poter riposare, consumare un pasto caldo e nascondere i loro automezzi; posti di rifornimento e distribuzione del carburante, dei viveri e persino di pane fresco; regolari aggiornamenti via radio o con segnalazioni luminose; aiuti tecnici per le riparazioni dei mezzi o per il superamento dei ponti crollati; infine, appoggio militare in caso di attacco.

 

 

 

25/26 aprile 1945: Vicenza e la rapina alla Banca d’Italia

 

 

I fatti:

 

Alle prime ore del mattino del 23 aprile ‘45 il segretario del partito fascista repubblicano Pavolini ordina alle brigate nere delle città che rimangono in mano tedesca di convergere su Milano. “Fucilare tutti i prigionieri e raggiungere a tutti i costi Milano”, era il contenuto della telefonata in codice. Una marcia che doveva avere fine solo con la “bella morte” nel “ridotto alpino”, in Valtellina, che aveva le stesse funzioni dell’Alpenfestung per la dirigenza nazionalsocialista, nel quale doveva essere condotta dai repubblicani l’estrema battaglia dell’onore. Non essendo stato predisposto nulla per il ridotto in Valtellina, la convergenza di tutte le brigate nere a Milano in sostanza era una ritirata con lo scopo di seguire le truppe tedesche in Germania in vista di un’ultima difesa finale. Il tutto senza tanta convinzione e quindi realizzazione.

 

 

La ricostruzione dei reparti di brigate nere che raggiungono Milano, effettuata da Lazzero nel suo studio, riporta che dal Veneto e dalla Liguria non è arrivato nessuno, dal Piemonte solo la 36^ brigata “Piagentini” e dall’Emilia una sola compagnia della “Pappalardo”. Le forze più consistenti provengono dalla Lombardia per ragioni geografiche e logistiche.

 

 

A Vicenza il 26 aprile 1945 il federale Radicioni convoca tutti i componenti della 22^ brigata nera “Faggion” a Palazzo Littorio (Palazzo Folco in Contrà S.Marco), e ai presenti, “riferendosi all’ordine già ricevuto in federazione relativo allo spostamento delle forze della brigata a Milano, disse che coloro che volevano rimanere rimanessero con lui e gli altri che non volevano se ne andassero pure a casa per conto loro”.

 

 

L’unico progetto messo a punto e attuato dalla RSI in questi ultimi giorni, è la gestione finanziaria: il 25 aprile il PFR è in grado di riscuotere presso la Banca d’Italia il mandato di un miliardo di Lire emesso dal Ministero delle Finanze “per spese di casermaggio, armamento ecc. per il Corpo Ausiliario Squadre di azione Ccnn”.

 

 

La sera precedente Mussolini con il suo seguito ha lasciato Milano nel disperato tentativo di fuga. “Dove sono finiti i mille milioni che il fascismo ha rubato all’ultima ora al popolo italiano?” si chiedeva Il Popolo, organo della Dc, il 25 maggio 1945, pubblicando in prima pagina la foto della ricevuta n.655, intestata al PFR, datata 25 aprile 1945 e per la somma appunto di un miliardo di Lire.

 

 

Se lo sono probabilmente chiesto anche tutte le federazioni fasciste che stavano aspettando il denaro da dare agli uomini e che non lo vedevano arrivare. E qualche gerarca “ingegnoso” ha aggiustato la faccenda a modo suo. Il federale di Vicenza, Raimondo Radicioni, racconta nel dopoguerra ai giudici della Corte d’Assise Straordinaria che egli stava aspettando dal Governo di Salò l’invio di 50 milioni di Lire, per poter pagare tutti i dipendenti civili e militari della federazione. La Corte d’Assise concluse che, se anche il governo di Salò aveva spedito il denaro che doveva servire a pagare i dipendenti, dar loro un «viatico» di sei mesi nell’eventualità di prolungare la resistenza, “gli eventuali portatori o furono rapinati per strada oppure pensarono loro a cambiare la destinazione al denaro perché questo a Vicenza non giunse mai”.

 

 

Il tempo stringe e Radicioni non vedendo tornare i messi che ha inviato a Milano, pensa bene di rivolgersi direttamente alla Banca d’Italia, a “quell’Istituto, cioè, che, con l’osservare di tutte le forme di legge, fa il servizio di tesoreria per i pagamenti per conto dello Stato”. Il mattino del 25 aprile 1945 spedisce al direttore della Banca d’Italia di Vicenza, dr. Gaetano Montanari, una lettera di richiesta per ottenere la somma di 50 milioni di Lire con la minaccia di ricorrere a qualunque mezzo, se la Banca non acconsentiva.

 

 

Al netto rifiuto del direttore, Radicioni insiste di persona: si reca armato, seguito da una scorta di ufficiali, tra cui il suo vice Jacopo Ugo Basso, e parecchi militi armati di mitra, e ordina, come nelle più classiche rapine del cinema, che siano bloccati tutti gli accessi alla banca finché non gli si versava il denaro, e minacciando di far saltare la «sacrestia» se non obbedivano.

 

 

Ad un certo momento, approfittando del trambusto, il direttore riesce ad allontanarsi dall’ufficio con l’intenzione di andare in Prefettura, ma è prontamente inseguito dal Radicioni e dai suoi uomini armati. Davanti al “capo della Provincia”, il Montanari si ostina nel rifiuto e il Radicioni nelle minacce, tanto che Filippo Mirabelli, dopo aver un po’ tergiversato finisce per apporre il visto alla richiesta scritta del federale per il pagamento di 10 milioni di Lire, “dichiarando che era lui che comandava in quel momento in Vicenza”.

 

 

Il Montanari, torna in Banca dove poco dopo arriva il magg. Alessandro Toffanin per ritirare i 10 milioni concessi, ma invece di dargli il denaro, gli dice che occorreva anche il visto dell’Intendente del Ministero delle Finanze. Il Montanari quindi si avvia, assieme al Toffanin e sempre scortato da militi armati. All’Intendenza il clima è tesissimo, stava “per scoppiare la violenza”, in quanto l’Intendente, il dr. Giuseppe Catalano, non si trova e il suo vice, il dr. Enrico Albiero, non vuole apporre il visto sul pagamento poiché non autorizzato. Si decide a firmare soltanto quando il Radicioni lo minaccia di arresto, e dopo aver ottenuto dal federale una dichiarazione “di scarico di responsabilità”. Alla fine la transazione è raggiunta e al Toffanin sono consegnati i 10 milioni di Lire in contanti, rimanendo d’accordo che il resto della somma sarebbe stata versata all’indomani.

 

 

Nel frattempo il direttore della Banca d’Italia riesce a nascondere 38 milioni in contanti e ordina ai dipendenti che la cifra rimanente sia consegnata a mezzo di vaglia, sistema che in pratica rende difficile, se non impossibile, la riscossione. Il giorno dopo il Toffanin non vuole tornare alla Banca d’Italia e allora il Radicioni manda il furiere Ottavio Compagner, sempre accompagnato da una scorta di militi armati.

 

 

Ma quando questi vede che sono stati preparati dei vaglia in pagamento, fa “una casa del diavolo”, minacciando il finimondo se non gli consegnavano denaro contante, mentre qualcuno dei militi minaccia con il mitra gli impiegati, tanto che il cassiere Emilio Boccacci finisce per consegnare 4 milioni di Lire.

 

 

Una volta ottenuta questa seconda tranche di denaro, il federale Radicioni riunisce i suoi uomini e distribuisce ad ognuno un “premio di mimetizzazione di £ 25.000” che, spiega Guido Corsini, addetto all’Ufficio “I” della federazione, costituisce un anticipo sullo stipendio “che avrebbe dovuto servire per il tempo in cui noi avremmo dovuto subire degli spostamenti senza possibilità di una normale paga mensile”.

 

 

In sostanza, il 26 aprile 1945, il federale lasciava liberi gli uomini di scegliere se tornare a casa, nascondersi ed organizzare una sorta di resistenza, oppure proseguire la ritirata con le truppe germaniche. 

 

 

In quella stessa giornata, fin dalla prima mattina, inizia la Liberazione della città di Vicenza: a piccoli gruppi i partigiani prigionieri nelle carceri di S. Biagio sono scarcerati, prima gli uomini e poi le donne, ma già nel pomeriggio tutti i detenuti politici usciti dal carcere sono avvisati di mettersi al sicuro perché Vittoriano Vancini, già agente dell’UPI/GNR, poi BdS-SD/”Banda Carità” di corso Padova, girava per la città armato “per cercare di ucciderne quando ne incontrava, onde così vendicare l’agonizzante Rsi”.

 

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: [5]

- 22^ brigata nera “Faggion” di Vicenza.

- Filippo Mirabelli, Raimondo Radicioni, Jacopo Ugo Basso, Guido Corsini, Alessandro Toffanin, Ottavio Compagner, Ettore Pivetta e altri.

- “Banda Carità” - “Italienische Sonderabteilung” - “Reparto speciale italiano” del Servizio di Sicurezza delle SS tedesche (BdS-SD).

- Vittoriano Vancini e ... Marchesi.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Sonia Residori, La “pelle del diavolo”: la giustizia di fronte alla violenza della guerra civile (1943-1945), Ed.Istrevi – Quaderni sulla Resistenza e la RSI, Vicenza 2010, in http://http://www.istrevi.it/lab/page/qe_map.php?p=17-LB-QR01-Residori.

- Sonia Residori, L’ultima valle. La Resistenza in Val d’Astico e il massacro di Pedescala e Settecà (30 aprile e 2 Maggio 1945), Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2015 (da bozza Niente altro che polvere, pag.142-145).

- Ricciotti Lazzero, Le Brigate nere. Il partito armato della repubblica di Mussolini, Ed. Rizzoli, Milano 1983, pag.244-246.

- Dianella Gagliani, Brigate nere. Mussolini e la militarizzazione del Partito Fascista Repubblicano, Ed.Bollati-Boringhieri, Torino 1999, pag.262.

- Piero Sebastiani, La mia guerra con la 36° Brigata nera fino al carcere, Ed. Mursia, Milano 1998, pag.108.

- Il Popolo del 25 maggio 1945.

- Archivio Tribunale di Vicenza, Corte d’Assise Straordinaria.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

- ASVI, CLNP, b.12 fasc.5, b.14 fasc.4, b. 17, fasc. M

 

 

 

26 aprile 1945: La ritirata tedesca investe il Vicentino

 

 

Nel pomeriggio un reparto appartenente alla 26^ Divisione Corazzata del 1° Corpo Paracadutisti imbocca la Valle dellAgno, per risalire a Priabona, Malo e Schio, quando viene attaccata dai partigiani del Btg. “Ismene” della Brigata “Martiri della Valleogra” che con una grossa mina riescono a bloccare strada e colonna.

- In loc. Gambelaite, sulla strada Recoaro-Campogrosso, negli ultimi tre tornanti prima della galleria, i tedeschi fanno brillare delle mine che interrompono l’arteria. [7]

 

 

 

Controllo partigiano del territorio

 

 

 

23/24 aprile 1945: La Liberazione di Rubbio (Altopiano 7 Comuni).

Liberazione del primo paese dell’Altopiano e del Vicentino.

 

 

Nella notte sono attaccati i cantieri della Todt sul Giavarino, Cimo, Saline, e fatti saltare tutti i compressori e le perforatrici. I tedeschi si barricano nella caserma e al mattino si ritirano verso Gallio. Molti operai, abbandonato il lavoro, imbracciano le armi preparate da tempo per quel momento e raggiungono i posti di guardia per vigilare che altre truppe nemiche non salgano al paese ormai liberato. Sul campanile compare la bandiera tricolore, festeggiata anche da aeroplani americani con giri a volo radente. E’ il primo paese del Vicentino ad essersi liberato dai nazi-fascisti.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 329.

 

 

 

25 aprile 1945: La Liberazione di Conco

(Altopiano 7 Comuni).

 

 

Liberazione del secondo paese dell’Altopiano e del Vicentino.

 

I partigiani attaccano e fanno saltare un deposito di munizioni ed esplosivo della Todt a Tortima di Conco, nei pressi del fabbricato di Antonio Crestani di Sebastiano. Anche il presidio tedesco e della polizia trentina(CST) di Conco è attaccato ed è costretto a lasciare il centro, attestandosi a Campomezzavia e Bocchetta Conco, ma dopo un duro scontro i tedeschi sono sopraffatti e la sera stessa Conco è liberata. E’ il secondo paese dell’Altopiano e del Vicentino, dopo Rubbio il giorno precedente, ad essersi liberato dai nazi-fascisti.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag.182.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.8

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

25 aprile 1945: La Liberazione di Calvene

(Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

I fatti:

 

Dall’alba scontri tra nazi-fascisti e partigiani in tutta la zona. I presidi “russi” di Zanè e Cogollo del Cengio, dopo circa cinque mesi di permanenza, si dirigono precipitosamente verso Arsiero. Verso sera i partigiani della Brigata “Martiri di Granezza” occupano il Municipio di Calvene e alle ore 22:00 il paese è completamente liberato. E’ il terzo paese del Vicentino ad essersi liberato dai nazi-fascisti.

 

Tra l’altro, durante gli scontri i nazi-fascisti saccheggiano e danno alle fiamme l’abitazione di Valentino Brazzale di Domenico a Monte di Calvene; in località Piani di Calvene, prelevano una bovina proprietà di Giovanni Brazzale di Girolamo; in via Molan di Lugo Vicentino, saccheggiano e danno fuoco a stalla e fienile di Francesco Dalla Costa di Gio Maria.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 331.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.9

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

25/26 aprile 1945: La Liberazione di Caltrano

(Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

Una squadra della Brigata “Mameli”, comandata da Luisa Urbani “Juna”, vice commissario della Brigata, la notte del 25 libera Caltrano e prende possesso del ricco magazzino della Todt. E’ il quarto paese del Vicentino ad essersi liberato dai nazi-fascisti.

 

 

Durante gli scontri, è catturato anche il collaborazionista Romolo Mancini: 10 una bomba a mano gettata nella sua abitazione ne permette la cattura, e la successiva esecuzione presso la forneria Dagli Orti di via Zoion (ore 0:30 del 26 aprile 1945). Al mattino del 26, la Brigata garibaldina “Mameli” consegna il paese già rastrellato agli uomini della Brigata “Martiri di Granezza” della Divisione autonoma “Monte Ortigara”.

 

 

Tra i danni causati alla popolazione, si segnalano, tra gli altri: in via Roma di Contrà Villa, il danneggiamento, per lo scoppio dell’ordigno partigiano, dell’abitazione di Genesio Attocchi di Luciano e Maria Colombo di Pietro, data in locazione al Mancini, e per la stessa ragione anche il danneggiamento deii fabbricati di Belsamino “Massimino” Brazzale di Giovanni, e di Sebastiano Ceroni di Dante; in Contrà Madonnetta di Caltrano, l’incendio causato dai nazi-fascisti dell’abitazione di Maria Dal Santo di Sebastiano “Marin”.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 330.

- Aramin (Orfeo Vangelista), Rapporto Garemi, Milano 1969, pag.89.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.11

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

26 aprile 1945: La Liberazione di Lugo e Fara Vicentino 

(Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

A Lugo Vicentino il Btg. “Arnaldi” della Brigata “Martiri di Granezza”, del Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, a Lugo costringe alla resa il reparto sanità della X^ Mas, e a Fara Vicentino il Btg. “Cesena” della 25^ brigata nera “Capanni” che dopo un’ora di assedio è costretto alla resa. Negli scontri della X^ Mas muoiono Pasquale Fierro e Giovanni Borghesi, della 25^ BN “Capanni”, Mario Brighetti.

 

I nazi-fascisti coinvolti: [12]

- Btg. “Cesena” della 25^ brigata nera “Capanni”.

- Giulio Bedeschi, Mario Brighetti, e altri.

- Reparto sanità della X^ Mas.

- Pasquale Fierro, Giovanni Borghesi.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag.175.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag.331.

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag.60.

- Liverio Carollo (a cura di), Dall’Isonzo al Chiavone. Vicende di guerra del partigiano Attilio Crestani, Ed. Amici della Resistenza ANPI-AVL, Thiene 2012, pag.173-175.

- Benito Gramola, La 25^ brigata nera “A. Capanni” e il suo comandante Giulio Bedeschi. Storia di una ricerca, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (VR) 2005.

- Riccardo Maculan, Maurizio Gamberini, Battaglione Fulmine X^ Flottiglia MAS. Cronaca e immagini tratte da documenti e memorie dei suoi reduci (marzo 1944-aprile 1945), Ed. Menin, Schio 2009, pag.114.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

26 aprile 1945: Mason Vicentino

(Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

I fatti:

 

Alle ore 23:00 del 26 aprile i partigiani fanno saltare il ponte sul torrente Laverda, in via Nagaredo-Braglio,sulla strada provinciale Mason-Marostica.

 


Bibliografia e fonti:

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.13

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

26 aprile 1945: La Liberazione di Enego e Foza

(Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

I fatti:

 

I partigiani del Btg. “Dalla Costa”, Brigata “Fiamme Verdi” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, occupano e liberano Enego e successivamente Foza.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag.186.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

26 aprile 1945: La Liberazione di Crespano del Grappa 

(Pedemontana del Grappa).

 

 

 

I fatti:

 

I partigiani della Brigata “Martiri del Grappa”, occupano e liberano Crespano del Grappa.

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag.359 note.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

26 aprile 1945: La Liberazione di Fontanelle di Conco, S. Caterina di Lusiana e Crosara di Marostica

(Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

I fatti:

 

Sciopero generale nei cantieri della Todt: quasi tutti gli operai dal mattino del 26 aprile disertano in massa il lavoro. A Fontanelle di Conco il comando tedesco è attaccato dai partigiani della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, Divisione “Monte Ortigara”; verso le ore 12:00 i tedeschi iniziano il ripiegamento e verso le ore 18:00 Fontanelle è Liberata.

 

Sempre il 26, verso le ore 15:00 tutti i militari al servizio della Todt, a cui si aggiungono quelli di S.Caterina di Lusiana e Crosara di Marostica, scendono verso la pianura e Bassano del Grappa.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco del CST e Todt non individuato.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag.183.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag.332.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

26 aprile 1945: Malo

(Prelessini Orientali).

 

 

- Virgilio Danieli di Benedetto, cl.17, da Monte di Malo; partigiano del Btg. Territoriale “Cesare Battisti”, fucilato presso il Cimitero di Schio il 27.4.45.

- Antonio Marchioro, cl.19, da Malo; partigiano del Btg. Territoriale “Cesare Battisti”, fucilato presso il Cimitero di Schio il 27.4.45.

 

I fatti:

 

Il 26 aprile due partigiani del battaglione territoriale “Cesare Battisti” operante nella zona di Malo, Virgilio Danieli ed Antonio Marchioro, stanno trasportando un carico di munizioni ed esplosivo con un carretto trainato da una bicicletta. Fermati da una pattuglia tedesca sono condotti al loro comando e il giorno successivo fucilati presso il Cimitero di SS. Trinità a Schio.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non individuato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Quaderni della Resistenza - Schio, Vol. 14, Ed. "Gruppo Cinque" (Emilo Trivellato, Valerio Caroti, Domenico Baron, Remo Grendene, Giovanni Cavion), Schio (Vi) 1981, pag.740.

- Luca Valente, Una città occupata. Schio-Val Leogra settembre 1943 – aprile 1945, Vol. III, Ed. Menin, Schio (Vi) 2001, pag.131, 155.

 

 

 

26 aprile 1945: Monteviale

(Prelessini Orientali).

 

 

 

La vittima:

- Attanasio Spagola di Gaetano e Maddalena Francescato, cl.23, da Enego; già artigliere Alpino, partigiano del Btg. garibaldino “Ismene”, trucidato dai tedeschi il 26.4.45.

 

I fatti:

 

Durante gli scontri tra i nazi-fascisti e i partigiani del Btg. “Ismene” della Brigata garibaldina “Martiri della Val Leogra” per il controllo della zona collinare di Monteviale, è ucciso il partigiano Attanasio Spagola. Le dinamiche della sua uccisione non sono chiare, ma che si tratti di esecuzione lo dimostrerebbe il fatto che il giorno stesso sono catturati dai partigiani 10 tedeschi del presidio di Monteviale e cinque sono fucilati, probabilmente per ritorsione, in Piazza Marconi.

 

In località False, il 28 è giustiziata una spia fascista, certo Camillo Montini “Malgari”, e il giorno successivo, ai bordi di una cava lungo il versante della collina che guarda verso Gambugliano, sono fucilati dai partigiani del “Passatore”, 16 soldati tedeschi. L’8 febbraio 1951 le salme vengono riesumate da una fossa comune e in singole casse trasportate al cimitero comunale. Nel 1957, unitamente ai 5 soldati tedeschi fucilati in piazza a Monteviale il 2 maggio ‘45 (Karl Zancher; Walter Holdeurang; Erich Grassle; Heinz Neumann; Helmitt Gortz), sono trasferite nel cimitero di guerra di Costermano (Vr).

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non individuato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giovanni Bertacche, Terre False. La Resistenza tra Monteviale e Madonna delle Grazie, Ed. La Serenissima, Vicenza 2010, pag. 27-28, 58-64, 89-91.

- Benito Gramola, Tino Marchetti, Maria Grazia Rigoni, “Tu che passi sosta e medita”. Monumenti, cippi, lapidi della Resistenza sull’Altopiano, Ed. AVL, Quaderno n° 3, Vicenza 2003, pag. 74.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

26 aprile 1945: Ghisa di Montecchio Maggiore

(Valle dell’Agno).

 

 

La vittima:

- Marziano Salvato “Romeo” di Angelo, cl.19, da Arzignano; partigiano.

 

I fatti:

 

Scontro tra tedeschi e partigiani del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione garibaldina “Garemi”, e muore in combattimento il partigiano Marziano salvato “Romeo”.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 - Reparto tedesco non individuato.

 

Bibliografia e fonti:

 - Vittoriano. Nori, Arzignano nel vortice della Guerra 1940-1945, Arzignano, 1989, pag.221.

 

 

 

 

26 Aprile 1945: Zona Arzignano e Val Chiampo

 

 

La vittima:

- Pietro Nascita, cl.1872, da Tezze di Arzignano; civile.

 

 

I fatti:

 

Il Btg. “Martiri della Val Chiampo” della Brigata “Rosselli”, nel fondovalle dell’Alta Val Chiampo disarma 120 SS tedesche; e in un altro scontro ha la meglio su un gruppo di altri 45 tedeschi di cui 5 rimangono uccisi. Altro scontro tra Arzignano e Montorso tra i partigiani della “Rosselli” e i tedeschi, con un bilancio di 16 prigionieri, un morto e un ferito per i secondi. A Tezze di Arzignano, durante un ulteriore scontro, è colpito a morte dalle SS tedesche l’anziano civile Pietro Nascita.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparti tedeschi non individuati.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Vittoriano Nori, Arzignano nel vortice della Guerra 1940-1945, Arzignano, 1989, pag.221.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

26/27 aprile 1945: La Liberazione di Lusiana

(Altopiano 7 Comuni).

 

 

A S. Giacomo di Lusiana i partigiani tentano di far capitolare il presidio tedesco, forte di 200 uomini, barricati e trincerati nelle scuole e nel Distaccamento della GNR a villa Consolaro, e circondati da una fitta rete di filo spinato e di cavalli di frisia. I comandanti della Brigata “Fiamme Rosse”, Giovanni Mosele “Ivan” e Federico Covolo “Brocca”, verso le 21:30 danno il segnale di attacco che dura tutto il giorno e la notte. Il 27, verso le 10:00 del mattino, cala una fitta nebbia che permette ai tedeschi di prelevare una ventina di ostaggi.

 

Verso le 15:00 il comando tedesco invita l’arciprete don Zanella a proporsi come mediatore. Dopo una serie di contatti l’arciprete propone un incontro conclusivo tra tedeschi e partigiani a metà strada tra il comando partigiano a Sciessere e quello tedesco a S. Giacomo. La proposta viene accettata da ambo le parti e con l’incontro si stabiliscono le condizioni per la resa e il disarmo del presidio tedesco.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 - Reparto tedesco non individuato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag.178-180.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag.333-337.

- Romeo Covolo (a cura di), Rigoni Pasqua Marina “Zurla”. La moglie del partigiano. “Ricordi e confessioni della moglie del Comandante “Broca”, Ed. AVL, Quaderno n. 10 Luglio 2014, pag.117-118.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

26/27 aprile 1945: La Liberazione di Zugliano, S. Giorgio di Perlena, Salcedo, Mure e Molvena

(Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

 

La vittima:

- Luigi Simoni di Giovanni, cl. 24, da Zugliano; partigiano della “Martiri di Granezza” e già combattente a Granezza nel settembre ’44; torturato e trucidato dai brigatisti della “Capanni” il 26.4.45.

 

 

I fatti:

 

A Zugliano i nazi-fascisti bloccano le quattro vie del centro, piazzandovi le mitragliatrici pesanti. Dalla cella campanaria e dalla torretta delle scuole elementari tengono sotto tiro i partigiani insediati sul Monte Rosso. Un partigiano, ferito in combattimento, è catturato, torturato e poi ucciso dai brigatisti della BN “Capanni”. Il 27 mattina, fatti evacuare i nazi-fascisti dal paese e snidato il presidio tedesco delle Cartiere Burgo, Zugliano è liberato congiuntamente da un reparto della Brigata “Mameli” (“Villa”) e della “Martiri di Granezza” (“Folco”). La sera stessa sono liberi e presidiati dai partigiani anche S.Giorgio di Perlena, Salcedo, Mure e Molvena; il comando della Brigata “Martiri di Granezza” si insedia a Zugliano e inizia le trattative di resa con il comando della X^ Mas di Thiene.

 

I nazi-fascisti coinvolti: [14]

- Reparto tedesco non individuato.

- 25^ brigata nera Forlì-Cesena “Capanni”.

- Giulio Bedeschi.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag. 175.

- Ferdinando Offelli, Raccolta di materiale sulla Resistenza a Zugliano, Zugliano 1995, pag. 11, 202-203, 212.

- Marcello Cimino, Ettore Serio, Giuseppe Cardaci (a cura di), La Sicilia nella Resistenza. Quaderno di “Cronache parlamentari siciliane”, Ed. ISRC, Palermo 1975, pag. 53-58.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 332.

- Benito Gramola, La 25^ brigata nera “A. Capanni” e il suo comandante Giulio Bedeschi. Storia di una ricerca, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (VR) 2005, pag. 31-34, 37-38, 48-49, 52-53.

- Benito Gramola, La storia della “Mazzini” raccontata da “Folco” ai giovani d’oggi. Memorie Partigiane, Thiene 2008, pag. 94-95.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.15

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

27 aprile 1945: La Liberazione di Carrè e Chiuppano

(Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

 

 

Il 27 aprile il Btg. “Fulmine” della X^ Mas parte da Chiuppano e Carrè con destinazione Thiene, e i partigiani della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, occupano i due paesi; a Chiuppano i partigiani catturano i componenti locali della BN e il loro capo, Francesco Faccin detto “Bivi”, già segretario del fascio e da un mese diventato anche commissario prefettizio; è giustiziato il 3 maggio ’45 a Chiuppano con i brigatisti Giovanni Segalla (“dell’appalto”) e Pietro Giulio Dalle Carbonare.

 

I nazi-fascisti coinvolti: [16]

- Distaccamento di Chiuppano della 22^ brigata nera “Faggion”.

- Francesco Faccin detto “Bivi”, Pietro Giulio Dalle Carbonare e Giovanni Segalla.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag.338, 418.

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag.28.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

27 aprile 1945: Sarcedo

(Pedemontana Altopiano 7 Comuni).

 

 

Le vittime:

- Leopoldo Baggio, da Sarcedo; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, deceduto dopo la Liberazione per malattia contratta in guerra.

- Armido Fanton, cl. 24, da Sarcedo; partigiano del Distaccamento di Sarcedo, Brigata “Martiri di Granezza”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, è catturato dai tedeschi il 27.4.45, lungo la strada che dalla località “al Cavalino” conduce alla piazza di Sarcedo, nei pressi di Casa Strobbe (oggi entrata Scuole Medie di Sarcedo); caricato su un camion che si dirige verso Sandrigo e la Strada Provinciale “Marosticana”, superato Montecchio Precalcino, in via Forni, lungo il torrente Astico è fatto scendere e spinto verso via Bentivoglio; fatti pochi metri, all’inizio della “cavedagna” che si stacca sulla sinistra, viene ucciso con i calci dei fucili sulla testa e lasciato lì insepolto.

 

- Lino Missaggia “Tanaca”, cl. 25, nato ad Aosta e residente a Calvene; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, caduto in combattimento a Sarcedo il 27.4.45.

 

- Alfredo Talin “Alfredo” di Ferruccio e Elvira Talin, cl. 23, da Thiene, studente universitario; ha combattuto a Granezza come comandante di Compagnia della “Mazzini”; catturato l’8 ottobre 1944 a Thiene, portato a Padova (BdS-SD/Banda Carità), è deportato nel Lager di Bolzano, con destinazione finale Mauthausen, ma non raggiunta perché distrutta la rete ferroviaria dagli Alleati. Trasferito al sotto-campo di Vipiteno, riesce a fuggire e a rientrare a casa; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, caduto in combattimento a Sarcedo il 27.4.45; è decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.

 

- Giuseppe Canale di Giovanni Battista e Maria Ambroso, cl. 13, nato a Lugo Vicentino e residente a Zugliano; già “Reduce di Russia” dove è decorato nell’agosto 1942 di Medaglia d’Argento al Valor Militare sul campo; partigiano della “Mazzini”, è catturato il 25.9.44 con il cognato Giovanni Tagliapietra, portato a Padova (BdS-SD/“Banda Carità”) per alcuni mesi e poi deportato nel Lager di Bolzano, con destinazione finale Mauthausen, ma non raggiunta perché distrutta la rete ferroviaria dagli Alleati. Trasferito al sotto-campo di Vipiteno, con Talin riesce a fuggire e a rientrare a casa; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, caduto in combattimento a Sarcedo il 27.4.45.

 

I fatti:

 

La notte del 26 aprile un gruppo di partigiani della Brigata “Martiri di Granezza” tenta di far saltare il ponte sul Torrente Igna sulla strada provinciale “Gasparona” tra Thiene e Sarcedo, utilizzando l’esplosivo recuperato il giorno prima disarmando i fascisti di presidio a Salcedo. Durante l’operazione di sabotaggio, transita per il ponte, diretto verso Thiene un sidecar tedesco; individuati i partigiani, ne nasce uno scontro a fuoco dove i due tedeschi restano feriti, ma i partigiani devono sospendere l’operazione.

 

 

Il mattino seguente una colonna tedesca, dopo essere stata attaccata dai partigiani in località Cavallino, sale verso la piazza di Sarcedo; sono le 8:00 del mattino e l’attacco partigiano si fa più intenso; comanda il gruppo di una quindicina di uomini del Brigata “Martiri di Granezza”, il partigiano Tarcisio Pigato “Lupo”; danno loro manforte un gruppo di cinque partigiani del distaccamento locale, comandati da Antonio Carollo “Viola”. Nello scontro cadono in combattimento 3 partigiani (Missaggia, Talin e Canale), un quarto, Armido Fanton, catturato, è seviziato e barbaramente ucciso a Montecchio Precalcino.

 

 

Intanto in piazza i tedeschi, per tentare di uscire dalla trappola dopo due ore di combattimenti, decidono di prendere in ostaggio tredici civili, con la volontà di fucilarli qualora i partigiani continuassero l’attacco. Nei pressi della piazza, il fienile di Giuseppe Cappellotto è in fiamme, incendiato da un sidecar tedesco rovesciatosi sotto il portico; vengono chiamati i pompieri perché l’incendio minaccia le case vicine. Il maggiore tedesco Georg Siemon, comandante il presidio tedesco di Thiene e persona disponibile al dialogo, avvisato telefonicamente, interviene per mediare: avvertiti i partigiani che se non si fermano non poteva fare nulla, dà ordine ai suoi compatrioti di liberare gli ostaggi e li invita a rimettersi in strada con i camion; i partigiani, anche se hanno ricevuto nuovi rinforzi da Zugliano, accettano di ritirarsi.

 

 

Sempre il 27, nel pomeriggio, dopo un rastrellamento tedesco lungo la sponda destra del Torrente Astico, in risposta ad un ulteriore attacco partigiano in zona Breganze (feriti tre tedeschi tra cui un ufficiale), vengono catturati in Contrà Santagiuliana di Sarcedo, in via Albaretto: Costantino, Silvio e Valentino Santagiuliana, Valle e Guido Santacaterina da Chiuppano (guardiafili), Gianbattista Ferasin “Pomaro” da Zugliano e Giovanni Dalla Valle. I tedeschi, portati i prigionieri di fronte all’Osteria “da la Jole” e allineati lungo l’argine della roggia (ora coperta), vogliono fucilarli, ma alla fine il comandante tedesco li lascia andare, forse rendendosi conto dell’inutilità di quell’esecuzione.

 

 

Muore subito dopo la Liberazione, per malattia contratta durante il periodo della Resistenza, il partigiano Leopoldo Baggio.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 - Reparti tedeschi non identificati.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag.401.

- Giacomo Cappellotto, Liverio Carollo, Loris Marcon, Sarcedo: pagine di storia dal 1935 al 1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1990, pag.83-116.

- Giovanni Sartoratti, Achtung, Achtung! Storie di preti e di Wehrmacht al Barcon, Ed. Gregoriana L., Padova 2003, pag.107-114.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag.36-41.

- Documentario in dvd, Resistere a Montecchio Precalcino. Storia della Guerra di Liberazione 1943-1945 nei luoghi del presente, Ed. CSSMP, Regia Diego Retis e Pierluigi Dossi, Montecchio Precalcino (Vi) 2011. Lungometraggio storico della durata di 133 minuti, suddivisi in 13 capitoli.

- Le porte della Memoria. Pubblicazione annuale in occasione del “Giorno della Memoria”, a cura dell’ Amm. Comunale, Amici della Resistenza, Anpi, Avl, Anei, Aned di Thiene (Vi), 2010; I thienesi nel lager di Bolzano 1944-1945.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

Il Vallo Veneto

 

 

 

Dopo la caduta della Linea Gotica, ma soprattutto dopo il tardivo attraversamento del fiume Po, i tedeschi non sono più in grado di effettuare un ordinato ripiegamento e sono anzi costretti ad abbandonare oltre il grande fiume ingenti quantitativi di armamento. I tedeschi, “nell’immensa arena della Pianura Padana si trovano alle calcagna 3000 corazzati e 2000 aerei sopra la testa, che avevano un unico obiettivo: distruggerli”. L’ordine di ripiegamento verso nord ha come meta la nuova linea difensiva nelle Prealpi, la Linea Blu, preceduta dal Vallo Veneto che “rappresenta lo schermo meridionale, la primissima linea di questo articolato sistema difensivo”. A disarticolare ulteriormente le formazioni tedesche in ritirata, oltre all’incalzare degli avversari e degli aerei, un ruolo decisivo lo assolvono le formazioni della Resistenza che diventano ogni giorno più forti, grazie anche all’apporto di molti civili che si uniscono ai partigiani, “si armano e si spargono nella campagna coll’intento di impedire possibili danni da parte delle truppe tedesche in ritirata”.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: [17]

- 26^ Panzer-Division, 2° Btg. del 9° Panzer-Granadier-Regiment.

- 1^ e 4^ Fallschirmjäger Division.

- 305^ Infanterie-Divison.

- 90^ Panzer-Granadiers-Division.

- 94^ Infanterie-Divison.

- 42^ Jäger-Division.

- Reparti di presidio ai magazzini logistici tedeschi.

 

 

 

26 aprile 1945: Vò di Brendola

(Ovest Vicentino).

 

 

Le vittime:

- Italo Balzarin, cl.05, da Brendola; disertore RSI, trucidato a Vò di Brendola il 26.4.45.

- Vittorio Caluri, cl.1889, civile, trucidato a Vò di Brendola il 26.4.45.18

- Angelo Fasolo, cl.22, da Brendola; disertore RSI, trucidato a Vò di Brendola il 26.4.45.

- Maria Oiani in Menon, cl.11, civile, trucidata a Vò di Brendola il 26.4.45.

 

 

I fatti:

 

Il 26 aprile ’45, Angelo Fasolo e Italo Balzarin, probabilmente disertori del Reparto Marina del Sottosegretariato della Marina Repubblicana di Montecchio Maggiore o di altro reparto della RSI, s’incamminano ancora in divisa lungo la strada che porta a Vo’ per far ritorno a casa. Giunti nelle vicinanze dell’abitato della frazione i due incrociano alcuni fascisti della BN, o secondo altre fonti dei tedeschi, che riconoscendoli come disertori, fanno fuoco uccidendoli. Muoiono insieme a loro, Maria Oiani e probabilmente anche Vittorio Caluri, che si trovavano probabilmente lì per caso e forse stavano parlando con i due disertori. I tre (o quattro) corpi sono lasciati sul ciglio della strada.

 

La Memoria:

 

Un cippo con foto dei caduti e lapidi è stato posto sul luogo dell’eccidio. Si segnala che sul fronte della base in pietra una prima lapide commemora i due uomini, sul lato sinistro un’altra lapide, molto più asciutta, la donna; nessun riferimento invece a Vittorio Caluri. Ecco i testi:

Qui/liberi e sereni nella fortezza/il 26 aprile 1945/furono immolati/vittime innocenti/ della barbarie nazi-fascista/ITALO BALZARIN/e/ANGELO FASOLO/per una nuova Italia/i loro spiriti godono Iddio/tutelino libera l’Italia.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.19

- Brigatisti neri non identificati.20

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Mario Faggion, Gianni Ghirardini, San Valentino di Brendola 12 luglio 1944, Ed. Amm. Comunale e Anpi Brendola, Lonigo (Vi) 1991, pag.6.

- Procura militare di Padova 279/2000/RGNR. Fonte CPI 11/88, Fonte CIT AUSSME, N 1/11, b. 2131.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

26/27 aprile 1945: Lonigo e Alonte

(Basso Vicentino occidentale).

 

 

 

Nel Basso Vicentino occidentale, tra i Colli Berici e i Prelessini Meridionali, quella che si è sviluppata negli ultimi due giorni di guerra per il superamento del Vallo Veneto, non è stata fortunatamente la temuta battaglia finale, ma solo improvvisi scontri tra partigiani e truppe tedesche e combattimenti di breve durata tra retroguardie tedesche e avanguardie americane appoggiate dai partigiani. Solo in alcuni casi gli scontri si sono tramutati in vere e proprie battaglie, per quanto circoscritte a piccole aree. Questo evolversi della situazione, così come il sacrificio di partigiani e civili che hanno permesso di evitare a tutta l’area maggiori lutti e rovine, non è mai entrato a far parte della memoria collettiva locale e di riflesso anche nella sua scarna bibliografia.

 

 

Le vittime:

- Attilio Antonin, cl.25, da Lonigo, meccanico; patriota, ucciso dai tedeschi il 26.4.45 ad Almisano di Lonigo.

- Giuseppe Baglieri di Giorgio, cl.22, da Modica di Ragusa; già carrista, partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, trucidato in via Rotonda, località S. Tomà di Lonigo il 26.5.45.

- Riccardo Bettero, cl.1896, coniugato con Pasqua Scarlassare; civile, dipendente dei Mistrorigo, ucciso dai tedeschi il 26.4.45 ad Almisano di Lonigo.

- Pietro Burattin di Enrico, cl.20, da Lonigo, bracciante; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, fucilato a Lonigo, via Marona, il 26.4.45.

- Ettore Castiglion di Emilio e Giuseppina Baviero, cl.01, da Lonigo, coniugato con Amelia Valentini, con prole, meccanico; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, ucciso nei pressi della chiesetta di S. Marina a Lonigo il 26.4.45.

- Giovanni Faggian, cl.21, da Lonigo; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, caduto in combattimento il 26.4.45 a Lonigo.

- Dino Fasolin di Natale, cl.25, da Lonigo, meccanico; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, fucilato a Lonigo, via Marona, il 26.4.45.

- Giuseppe Fattori di Mario e Margherita Nardi, cl.25, nato a Montebello Vicentino e residente a Lonigo, agricoltore; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, trucidato in via Rotonda, località S. Tomà di Lonigo il 26.5.45. [19] 

- Angelo Fortuna di Giuseppe e Angela Zuffellato, cl.19, da Lonigo, operaio; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, trucidato in via Rotonda, località S. Tomà di Lonigo il 26.5.45.

- Giuseppe Fortuna di Emilio e Assunta Nogara, cl.13, da Genova, sfollato a Lonigo, coniugato con Letizia Silvagni, padre di due figli; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, trucidato nei pressi della chiesetta di S. Marina a Lonigo il 26.4.45.

- Giuseppe Furlanetto, cl.20, da Alonte, proprietario terriero e studente; civile, trucidato a Villa Rosa, sulla collina i Corlanzone di Alonte il 27.4.45.

- Valentino Furlanetto, cl.08, da Alonte, proprietario terriero; civile, trucidato a Villa Rosa, sulla collina i Corlanzone di Alonte il 27.4.45.

- Antonio Fusato, cl.01, da Alonte, bracciante, dipendente dei Furlanetto; civile, trucidato a Villa Rosa, sulla collina i Corlanzone di Alonte il 27.4.45.

- Luciano Fusato di Antonio, cl.27, da Alonte, bracciante, dipendente dei Furlanetto; civile, trucidato a Villa Rosa, sulla collina i Corlanzone di Alonte il 27.4.45.

- Silvio Lora, cl.26, da Lonigo, meccanico; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, ucciso dai tedeschi il 26.4.45 ad Almisano di Lonigo.

- Andrea Mistrorigo, cl.1894, da Lonigo; civile, ucciso dai tedeschi il 26.4.45 ad Almisano di Lonigo.

- Luigi Mistrorigo, cl.1899, da Lonigo; civile, ucciso dai tedeschi il 26.4.45 ad Almisano di Lonigo.

- Giovanni Motta, sardo; già carrista, partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, ucciso in combattimento il 26.4.45; il suo corpo è ritrovato assieme ai quattro fucilati di via Marona.

- Rino Speroniero, cl.24, da Alonte, bracciante, bracciante, dipendente dei Furlanetto; civile, trucidato a Villa Rosa, sulla collina i Corlanzone di Alonte il 27.4.45.

- Guido Valle di Francesco e Maria Nicoletti, cl.28, da Lonigo, carrettiere; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, trucidato nei pressi della chiesetta di S. Marina a Lonigo il 26.4.45.

- Alberto Zigiotto di Giuseppe, cl.29, da Lonigo, meccanico; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, fucilato a Lonigo, via Marona, il 26.4.45.

- Angelo Zigiotto di Giuseppe, cl.24, da Lonigo, operaio; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, fucilato a Lonigo, via Marona, il 26.4.45.

 

 

I fatti:

 

Giovedì 26 aprile le colonne tedesche di retroguardia raggiungono la periferia sud di Lonigo. Dalle 15:30 avvengono scontri a fuoco quasi simultanei nelle località di San Tomà, Santa Marina, Cimitero, Stamberga e Corlanzone di Alonte. I partigiani attaccano in esecuzione dell’ordine di impedire ai tedeschi di posizionarsi di retroguardia nelle fortificazioni del Vallo Veneto, sui Colli Berici e sulla sponda sinistra del fiume Guà.

 

A Lonigo, presso la chiesetta di Santa Marina, poco dopo aver disarmato sei tedeschi, vengono catturati e giustiziati i partigiani Valle e Giuseppe Fortuna, mentre Castiglion, datosi alla fuga attraverso i campi, è falciato da raffiche di mitra. In località San Tomà, sul ciglio stradale di via Rotonda, nel pomeriggio vengono ritrovati, uccisi a colpi di mitraglia sul petto, i cadaveri dei partigiani Baglieri, Fattori e Angelo Fortuna. Il primo presenta anche lo sfondamento del cranio. Quattro giovani partigiani sono catturati nelle vicinanze della fattoria Castellan, in via Cimitero, mentre stanno portando aiuto ai compagni impegnati in località Santa Marina. Portati al comando germanico in Piazza Garibaldi (Albergo Croce Verde), nonostante le rassicurazioni date all’arciprete monsignor Caldana e al comandante partigiano Luciano Bettini, sono fucilati uno alla volta in via Marona, a nord di Lonigo; con loro sarà rinvenuto anche il corpo del partigiano sardo Motta, caduto in combattimento. Ildegarte Polster, l’interprete austriaca che ha partecipato ai colloqui, rischia a sua volta di essere fucilata, ma lo intuisce appena in tempo e riesce a fuggire.

 

Ad Almisano di Lonigo, la sera del 26 aprile, verso le 21:15, i due fratelli Mistrorigo dopo aver udito rumori sospetti, sono freddati sull’uscio della loro casa da quattro tedeschi. Bettero, dipendente dei Mistrorigo, saputa la notizia, lascia la sua casa per raccogliere notizie, ma viene ucciso lungo il percorso.

 

La mattina dopo, sempre ad Almisano, sono rinvenuti i corpi di due partigiani, Antonin e Lora, entrambi presentano ferite di arma da fuoco alla testa e al collo. Sempre quella notte scontri tra partigiani e tedeschi in località Case Palù di Sossano.

 

La mattina di venerdì 27 aprile, verso le ore 8:00, a Corlanzone di Alonte, una settantina di tedeschi irrompe sotto una pioggia battente nell’aia di Ca’ del Diavolo. Subito i soldati iniziarono a picchiare coi calci dei fucili e dei mitra alla testa, ai fianchi e alle gambe i fratelli Valentino e Giuseppe Furlanetto.

 

Quando il giovane Giuseppe, studente dell’ultimo anno di ragioneria, è impiccato con una corda al raggio della porta, l’anziano padre lo prende per le gambe invocando pietà in ginocchio. Intanto vengono ferocemente percossi anche i braccianti dell’azienda Furlanetto: Rino Speroniero, Antonio Fusato e suo figlio Luciano. Devastata la casa, sottratti oro, soldi, salami e sfondate le botti di vino, alle ore 10:00 i cinque uomini sono costretti a caricarsi sulle spalle i sacchi di patate rubate dai tedeschi in una fattoria vicina; fatti salire sino a Villa Rosa, è fatta loro scavare la fossa e poi trucidarli con colpi di pistola alla testa.

 

Sempre il 27 aprile, le avanguardie corazzate dell’88^ Divisione americana “Blue Devils”, i “Diavoli Blu” (2° Btg. del 350° Regg. Fanteria, appoggiato dal 752° Btg. Carri e dall’805° Btg. Cacciacarri), guadato l’Adige, dal veronese si stanno aprendo la strada verso Vicenza parallelamente alla strada nazionale 11, la Verona-Vicenza. Un reparto americano giunto nei pressi di Almisano di Lonigo, aiutati dalle segnalazioni dei partigiani, fanno un pesante uso della loro artiglieria corazzata per eliminare la resistenza tedesca asserragliata nelle postazioni del Vallo Veneto, all’altezza del caposaldo di Villa Favorita a Monticello di Fara.

 

A sud, a Bagnolo di Lonigo, alle 17:30, il 2° Btg del 361° Regg. Fanteria (91^ Divisione americana “Powder River”), trova la dura resistenza tedesca che riesce però a superare con il contributo determinante dei partigiani. Alle ore 22:00, Lonigo è liberata e ripulita dalla resistenza delle ultime retroguardie tedesche della 4^ Divisione paracadutisti. Alle ore 22:00, il 1° Btg. si attesta in località Casette di Orgiano, a 3,5 km a sud di Lonigo, dove si accampa, e il 3° Btg. resta di riserva nei pressi di Zimella (Vr). Alle ore 5:00 di venerdì 28 aprile, anche il 1° e il 3° Btg. del 361° Regg. Fanteria raggiungono Lonigo, per proseguire subito verso Vicenza, mentre il 2° Btg., con l’aiuto dei partigiani, stanno ancora eliminando gli ultimi gruppetti di resistenza tedesca nei dintorni. Il 1° Btg. entra a Vicenza alle 16:45, alle 21:30 tocca al 3° Btg., e più tardi ancora il 2° Btg. partito da Lonigo alle 11:15.

 

Alle ore 16:00 del 27 aprile, un reparto esplorante del 363° Regg. Fanteria riesce ad arrivare a Colloredo di Sossano, dove trova una consistente resistenza tedesca asserragliata nelle case. A sera tutto il Regg. raggiunge Sossano. Il giorno successivo, alle ore 12:00, il 2° Btg., dopo numerosi piccoli scontri e dove la retroguardia tedesca ha fatto saltare un ponte, dopo aver attraversato un canale nei pressi di Villa del Ferro, a sud di S. Germano dei Berici in Val Liona, , raggiunge il Borgo di Campolongo. Dopo aver attraversato da sud a nord i Colli Berici, alle 22:45 tutti e tre i Btg. si riuniscono a Debba di Vicenza, dove passano la notte.

 

Il 361° Regg., il 29 aprile, esce da Vicenza alle 5.00 del mattino, attraversa il Brenta a bordo di mezzi anfibi Dukw, e alle 14,00 l’intero regimento ha guadato il fiume. Al tramonto, dopo aver attraversato Cittadella e Castelfranco, il 3° Btg. del 361° raggiunge Treviso, seguito a ruota dal 363°.

 

 

La Memoria:

Una lapide in pietra posta nel passaggio ad archi sotto Palazzo Pisani, nel centro storico di Lonigo ricorda i nomi dei 22 partigiani e i civili caduti nella Liberazione di Lonigo il 26 e 27 aprile 1945. Manca il nome del 23°, il partigiano sardo Giovanni Motta. Una stele in pietra grigia, resa quasi illeggibile dal tempo e dall'incuria, ai bordi di via Rotonda, una strada a traffico intenso, ricorda i partigiani Giuseppe Baglieri, Giuseppe Fattori e Angelo Fortuna. Un monumento in marmo bianco in spazio di rispetto collocato tra i cipressi, non lontano dalla chiesa sconsacrata di Santa Marina dove alcuni sono caduti (in fondo ad una laterale chiusa di via Turati) ricorda alcuni patrioti e partigiani leoniceni vittime della barbarie nazifascista: Ettore Castiglion, Giuseppe e Angelo Fortuna, Giuseppe Balieri (recte Baglieri), Giuseppe Fattori e Guido Valle.

 

Nella piccola frazione di Corlanzone di Alonte, un monumento in spazio di rispetto, base squadrata e cinque colonne mozze raccolte nella sommità, collocato in un bordo della piazzetta della chiesa presso il muro di cinta del giardino della canonica, ricorda le vittime dell’eccidio con foto e lapide in pietra bianca, lapide che riporta i dati anagrafici delle cinque vittime.

 

 

Anche queste stragi resteranno impunite. Il fascicolo n.1191(“armadio della vergogna”), stilato dai carabinieri di Lonigo il 20.12.45, e firmato dal maresciallo comandante Angelo Mosca, fa capire come si sarebbe potuto celebrare immediatamente almeno il processo contro i responsabili della strage di via Marona di Lonigo. Infatti, il 29 gennaio ’46, il maggiore Grundmann, che ha ordinato la strage, è a disposizione delle autorità italiane, ma nessuno lo interroga sui 4 trucidati di via Marona. La testimonianza di monsignor Caldana, del 15 giugno ‘46, avviene dopo che l’ufficiale tedesco è già stato liberato dagli americani. Dopo l’“archiviazione provvisoria” da parte del giudice Santacroce, negli anni ’90 il fascicolo arriva sul tavolo del procuratore militare di Padova, Sergio Dini che ne chiede l’archiviazione al GIP “al di là di ogni considerazione sulla prescrizione dei reati”. Il 26 febbraio 1997 il GIP Massimo Bocchini decreta “non doversi procedere azione penale per ... infondatezza del reato... La fucilazione di cinque uomini catturati in armi e in atteggiamento ostile alle forze germaniche non appare essere atto contrario ai principi di diritto bellico e quindi illecito” (sic!).

 

I nazi-fascisti coinvolti: [21]

 

- 3° Btg., 10° Regg., della 4^ Fallschirmjäger Division - 4^ Divisione Paracadutisti.

 - Alfred Grundmann, ... Gebhardt, ... Katzenbach e altri.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Carlo Camporiondo, Orrori e stragi nei paesi del Basso Vicentino. Anni di guerra 1944-1945, Ed. Tip.Crivellato, Lonigo (Vi) 1945, pag.17-30, 34-37.

- Carlo Camporiondo, Storie dei nostri garibaldini, Tipografia Crivellato, Lonigo (Vi) 1947, pag.40.

- Egidio Mazzadi, Lonigo nella storia. Parte terza, Ed. Cartografica Veneta, Lonigo (Vi) 1989, pag.624-625.

- Mimmo Franzinelli, Le stragi nascoste. L’armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti 1943-2001, Ed. Mondadori, Milano 2002, pag. 149, 182-184.

- Paolo Savegnago, Le organizzazioni Todt e Pöll in provincia di Vicenza. Servizio volontario e lavoro coatto durante l’occupazione tedesca (novembre 1943-aprile 1945), Vol. I e II, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2012.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 169-175, 225, 311-315.

- «Terra nostra», numero unico del 22 luglio 1945; articolo di M. Fiandini, Documenti della Liberazione – come gli americani entrarono a Lonigo, pag. 2.

- Procura militare di Padova, registro generale 1191; 1951/96/RGNR; 279/2000/RGNR, Fonte CIT AUSSME, N 1/11, b. 2131.

- http://www.toscananovecento.it/wp-content/uploads/2014/03/Gentile-Le-stragi-nazifasciste in-Toscana-1943-45.pdf.

- http://www.fondazionecipriani.it/Kronologia/Archivio.php?DAANNO=1997&AANNO=199 8&id=&start=90.

- rete.comuni-italiani.it/wiki/Lonigo/Lapide_ai_partigiani_caduti_nel_1945.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi: Corte d’Assise Straordinaria (CAS); Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP); fondi: Corte d’Assise Straordinaria (CAS); Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP); Danni di guerra.22

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

26/28 aprile 1945: Agugliaro, Albetone, Barbarano, Villaga, Mossano, Nanto e Castegnero (Basso Vicentino orientale).

 

 

Nel Basso Vicentino orientale, tra i Colli Euganei e i Colli Berici, quella che si è sviluppata negli ultimi due giorni di guerra per il superamento del Vallo Veneto, non è stata fortunatamente la temuta battaglia finale, ma solo improvvisi scontri tra partigiani e truppe tedesche e combattimenti di breve durata tra retroguardie tedesche e avanguardie americane appoggiate dai partigiani. Solo in alcuni casi gli scontri si sono tramutati in vere e proprie battaglie, per quanto circoscritte a piccole aree. Questo evolversi della situazione, così come il sacrificio di partigiani e civili che hanno permesso di evitare a tutta l’area maggiori lutti e rovine, non è mai entrato a far parte della memoria collettiva locale e di riflesso anche nella sua scarna bibliografia.

 

“I resti del 2° Battaglione del 9° Reggimento granatieri corazzati vengono messi in marcia al mattino con l’ordine di costituire un blocco su entrambi i lati della linea ferroviaria tra Cologna Veneta e Montegaldella, sulla riva settentrionale del Bacchiglione, per impedire l’attacco delle punte corrazzate nemiche ai ponti della ferrovia” (caporale Kurt Baden della 26^ Panzerdivision).

 

La Task Force “Giorge” (3° Btg. del 362° Regg. Fanteria, 755° Btg. Carri e 804° Btg. Cacciacarri) della 91^ Divisione americana, penetra in profondità e non dà ai tedeschi la possibilità di trincerarsi in posizioni difensive, anzi vengono spesso obbligati a ritirarsi “in una situazione doppiamente precaria a causa dei continui agguati organizzati dai partigiani”, che spesso affiancano i reparti americani nei combattimenti e come guide.

 

Dopo aver superato il nido di resistenza fissato dai tedeschi a Campiglia dei Berici, proseguendo l’avanzata verso nord la Task Force “Giorge” viene impegnata in vari combattimenti, come ad Agugliaro, Albettone, Ponte di Barbarano, Barbarano e a Villaga. Superati questi ostacoli le avanguardie americane sono nel cuore del sistema difensivo del Vallo Veneto tra i Colli Berici ed Euganei. La strada della Riviera Berica “è però assai più utilizzata dalle colonne della Wehrmacht in ritirata rispetto alle stradine di campagna fino a quel momento percorse. Ogni volta che la colonna della 91^ è costretta a fermarsi per fronteggiare una retroguardia nemica, viene a sua volta attaccata da tergo da altri reparti germanici che si ritirano sulla medesima strada: tedeschi ed americani procedono d pari passo, gli uni cercano una disperata salvezza, gli altri di tagliare fuori il maggior numero possibile di unità nemiche”. Indispensabile in quei frangenti il contributo dei partigiani.

 

Le vittime:

 

- Florio Campesato; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, morto in combattimento a Nanto il 28.4.45;

- Ampelio Costa, cl.30; patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, morto in combattimento a Castagnero il 28.4.45.

- Silvio Dalla Libera di Pio e Carlotta ..., cl. 23, da Barbarano Vicentino (VI); patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato presso Villa Veronesi a Bastia di Rovolon (Pd) il 27.4.45.

- Luigi De Rosso “Mario”, cl. 13, maestro e tenente di complemento, da Mossano (VI); partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato presso Villa Veronesi a Bastia di Rovolon (Pd) il 27.4.45.

- Bernardino detto Dino Dominidiato; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, morto in combattimento a Bosco di Nanto il 28.4.45.

- Emilia Fagani ved. Pilastro; civile, trucidata a Bosco di Nanto il 28.4.45.

- Germano Formaggio; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, morto in combattimento a Nanto il 28.4.45.

- Silvio Gallo, da Mossano; patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato il 28 - 29.4.45.

- Giuseppe Marin di Giordano Umberto e Elsa Mucchietto, cl. 27, da Ponte di Mossano (VI) patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato presso Villa Veronesi a Bastia di Rovolon (Pd) il 27.4.45.

- Giuseppe Menegatti, cl.10; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, morto in combattimento a Castagnero il 28.4.45.

- Valentino Merlin, da Mossano; patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato il 28-29.4.45.

- Mario Morecchiato, cl. 1892, da Mossano; patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato il 28-29.4.45.

- Vito Moro di Pietro, cl. 1900, agricoltore, da Mossano (VI); patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato presso Villa Veronesi a Bastia di Rovolon (Pd) il 27.4.45.

- Guido Quadri, cl. 05, negoziante di bestiame, da Ponte di Mossano; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, morto in combattimento a Ponte di Mossano il 27.4.45.

 

I fatti:

 

Tra il 26 e il 27 aprile, ad Albetone hanno luogo combattimenti tra truppe Alleate e i tedeschi che opponevano resistenza; ne seguirono bombardamenti e mitragliamenti aerei e cannoneggiamenti. Il centro di maggiore resistenza tedesca si ha a mezzogiorno e alla mattina in Villa Antonia, che dà luogo a combattimenti brevi ma intensi.

 

Sparsi nell’area tra i Colli Berici ed Euganei sono dislocati vari magazzini tedeschi (vestiario e casermaggio, generi alimentari, tabacchi e biciclette, liquori e generi di conforto, ecc.), che corrono il serio rischio, o di essere svuotati dai “legittimi” proprietari in ritirata, o di essere saccheggiati dalla popolazione. Al fine di salvaguardare dei beni che potranno risultare molto utili per affrontare il primo dopoguerra, il locale CLN presieduto da Leo Graziani, in accordo con il tenente Vasco Pagliarusco della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, impartisce ai patrioti disposizioni perché oltre a ostacolare ogni possibile arroccamento tedesco durante la ritirata, siano salvaguardati i magazzini.

 

Con questo obiettivo è organizzato anche l’attacco al magazzino di liquori e generi di conforto sito nelle ex scuole elementari di via della Conciliazione a Ponte di Mossano. Promotori dell’iniziativa sono il conte Alfredo Macola, un antifascista monarchico di origini piemontese e agente del dazio per il mandamento di Barbarano, il maestro e tenente di complemento Luigi De Rosso e Giuseppe Melato, ex alpino della Julia, partigiani della Brigata “Silva”.

 

Verso le ore 8:00 del 27 aprile un gruppo di circa 10 patrioti tenta di occupare il magazzino, ma nonostante l’intensa sparatoria, il colpo di mano non riesce, anzi sopraggiungono altri tedeschi del vicino comando di Bastia di Rovolon (Pd), che costringono i patrioti alla fuga: riescono a cavarsela Giovanni Melato, Alessandro Anzolin “Papin” e altri, vengono invece catturati Alfredo Macola, Luigi De Rosso, Vito Moro, Giuseppe Marin e Silvio Dalla Libera. Finito di rastrellare l’abitato di Ponte di Mossano, il comandante tedesco ordina ad alcuni suoi uomini di portare a piedi i 5 prigionieri sino al comando di Villa Veronesi a Bastia di Rovolon (Pd). Il magazzino viene abbandonato e lasciato alla mercé degli abitanti che lo svaligiano completamente.

 

Verso mezzogiorno, dopo circa 6 km a piedi, i 5 prigionieri e la scorta tedesca arrivano a Villa Veronesi dove li attende un improvvisato tribunale formato da ufficiali e sottufficiali tedeschi. Il processo dura solo pochi minuti e la sentenza sembra positiva: assoluzione e immediato rilascio. I 5 prigionieri sono messi brutalmente alla porta e spinti verso la campagna, ma improvvisamente vengono falciati alle spalle da raffiche di armi automatiche; non è risparmiato loro nemmeno il “colpo di grazia” sparato a bruciapelo.

 

Colpito alla mano durante la fucilazione e fortunosamente sopravvissuto anche al “colpo di grazia” alla testa, una delle vittime, il conte Alfredo Macola, riesce a rimettersi in piedi, rocambolescamente raggiungere l’Ospedale di Noventa Vicentina, e rimettendoci alla fine solo un occhio e tre dita.

 

La notte del 27 e la mattina del 28 aprile, a Ponte di Nanto e a Nanto, ci sono scontri tra le artiglierie della 91^ Divisione americana “Powder River” e nuclei di resistenza tedeschi. In particolare, contro una grossa sacca di resistenza tedesca a Bosco di Nanto, sono inviati alcuni carri armati del 775° Btg. in appoggio ai partigiani della Brigata “Silva” guidata da “Aquila Nera”. In questo scontro, muore in combattimento il partigiano Dino Dominidiato, mentre è uccisa per rappresaglia una civile, la signora Emilia Fagani ved. Pilastro.

 

Il 28 aprile, ore 7:30, lungo la Riviera Berica, tra Nanto e Castagnero, in uno scontro a fuoco muoiono i partigiani Giuseppe Menegatti e Ampelio Costa: «...che erano assieme ad un soldato tedesco armato di pistola e moschetto. Il Menegatti e il Costa, disarmarono il militare e in quel frattempo giungeva tre automobili con a bordo altri soldati tedeschi. Il Costa sparò un colpo di fucile contro la prima macchina. I soldati risposero stando sulla macchina uccidendo il Costa, mentre il Menegatti veniva poco dopo ucciso con un colpo di pistola sulla schiena».

 

Sempre lungo la Riviera Berica, a Ponte di Nanto, i partigiani attaccano un comando di paracadutisti tedeschi. Scrive il generale Heinz Trettner, comandante della 4^ Fallschirmjäger Division - 4^ Divisione Paracadutisti: “Lo Stato maggiore fu attaccato al mattino del 27 aprile nel suo Quartier Generale a sud di Vicenza, ma grazie alla vigile attenzione delle sentinelle fu capace di respingere i partigiani. Questi allora bloccarono l’unica strada percorribile trincerandosi nella campagna circostante. All’avvicinarsi delle truppe corazzate americane si dovette tentare una forzatura del blocco e lo Stato maggiore perse nel tentativo tre uomini e tutti i suoi mezzi, sette furono i feriti”.

 

Sempre il 28 aprile, nel cortile antistante Villa Barbaran-Tescari, vicino alla chiesa di Nanto, un reparto tedesco ha uno scontro a fuoco con i partigiani: cadono in combattimento Florio Campesato e Germano Formaggio.

 

Per snidare i tedeschi asserragliati di retroguardia nelle fortificazioni del Vallo Veneto e in quelle realizzate a difesa della città di Vicenza, americani e partigiani hanno ancora diversi scontri con i tedeschi, come a Lumignano e Longare, sino alle porte di Vicenza, a Longara, S. Croce Bigolina e Campedello, ma alle 17:25 del 28 aprile la Task Force “Giorge” entra in città.

 

La sera del 28, il generale Livesay, comandante della 91^ Divisione americana da disposizioni di spingersi dal fiume Brenta in avanti con rapidità per prendere Bassano, Cornuda e Treviso. Il 29 mattina, alle ore 3:00 la Task Force “Giorge” lascia Vicenza. A Lisiera viene coinvolta in un primo combattimento. Alle ore 11:00 passa il Fiume Brenta e organizza una testa di ponte a Fontaniva (Pd).

 

La Memoria:

 

Monumento eretto in via Albetoniera a Bastia di Rovolon (Pd), luogo dell’esecuzione dei 4 patrioti. Nel cimitero comunale di Mossano, nella Cappella dei Caduti per la Patria, sono ricordati oltre al tenente Luigi De Rosso “Mario”, Giuseppe Marin, Vito Moro e Guido Quadri, anche Silvio Gallo, Valentino Merlin e Mario Morecchiato, “morti per rappresaglia” nei giorni 27 e 28 aprile 1945. I partigiani Dominato, Formaggio e Campesato sono sepolti presso la Cappella dei Caduti di Nanto e ricordati anche all’esterno con una lapide.

 

A Mossano, piccolo centro agricolo alle pendici dei Colli Berici, la memoria collettiva ricorda la strage come frutto non di un’azione partigiana, ma del tentativo di alcuni “foresti”, cioè non appartenenti alla piccola comunità locale, di appropriarsi per fini personali dei beni contenuti nel magazzino; un obiettivo di cui i “locali” coinvolti nella vicenda sarebbero del tutto ignari, se non persino trascinati contro la loro volontà:

 

- il conte Alfredo Macola, antifascista monarchico, assiduo ascoltatore di Radio Londra è in contatto, se non componente, il CLN locale; abita a Ponte di Mossano, ma ha la colpa di avere origini piemontesi e di essere soprattutto il “daziaro” del Comune di Barbarano, cioè addetto alla riscossione delle imposte sui consumi gravante sulle merci anche per Mossano, allora Comune unificati.

- Giuseppe Melato “Bepi” (Alpino della “Julia” e partigiano della Brigata “Silva”) e Silvio Dalla Libera, hanno il torto di essere da Barbarano Vicentino, paese limitrofo, ma anche loro “foresti”, nonché commercianti;

- Il tenente De Rosso è di Ponte di Mossano, quindi un “locale”; maestro elementare e partigiano della Brigata “Silva”, è però ricordato solo come “tenente in convalescenza”, e sorvolando sul perché del suo coinvolgimento nell’azione;

- Vito Moro, agricoltore di Ponte di Mossano, anch’esso un “locale”, è ovviamente coinvolto nell’azione per caso...”

- Guido Quadri, morto in combattimento, avrebbe il torto di essere un commerciante di bestiame, ma è di Ponte di Mossano, quindi anch’egli coinvolto per caso nell’azione;

- Giuseppe Marin, giovane agricoltore di Ponte di Mossano, secondo la memoria storica locale non partecipa nemmeno all’azione; mentre si spara per occupare il magazzino e subito dopo si scappa per sfuggire al rastrellamento tedesco, “proprio in quel momento passava per la strada, ignaro di tutto, il giovane Giuseppe Marin sopra un carretto carico di fieno [...] I partigiani, vistisi alle strette, nascosero alcune armi nel carretto sotto il fieno, e poi si nascosero [...] I tedeschi si accorsero di tutto e presero come prigioniero il giovane Giuseppe Marin [...]” (sic!)

 

Nel cimitero comunale di Mossano c’è una chiesetta, un sacello dove la piccola comunità onora tutti i suoi caduti della I^ e 2^ Guerra Mondiale, comprese le vittime civili, i “morti per rappresaglia”, e giustamente anche di chi è morto successivamente per “malattia contratta in guerra”. Ricorda e raccoglie le sepolture anche di Luigi De Rosso “Mario”, Giuseppe Marin, Vito Moro e Guido Quadri, ma anche di Silvio Gallo, Valentino Merlin, Mario Morecchiato, di cui non si conosce, ad oggi, come, dove e perché siano stati uccisi, ma solo che sono “morti per rappresaglia” nei giorni 27 e 28 aprile 1945.

 

Di contro, a Rovolon, piccolo centro agricolo padovano alle pendici dei Colli Euganei e confinante con Mossano, non è rimasta memoria della strage pur avvenuta nel suo territorio. Nella scarna bibliografia su Rovolon non c’è infatti cenno al grave delitto perpetrato a Villa Veronesi; solo in un libro, curato dal Centro Studi Ettore Lucini per il 50° della Liberazione nel padovano, vengono ricordati i 4 caduti vicentini e si accenna brevemente alla vicenda. Ma della cosa non ci si deve stupire, perché le vittime non sono di Rovolon, e le loro salme, recuperate due giorni dopo, vengono subito portate a Mossano e Barbarano.

 

Una ulteriore dimostrazione del forte legame che lega le piccole comunità contadine della pianura veneta, la troviamo anche nel manifesto, datato 30 settembre ‘45, dove il sindaco di Rovolon chiama tutti i “compaesani” ad accogliere “con pia esultanza i suoi figli migliori che ritornano alla casa paterna [...] Ritornano dunque fra noi Aldo Montemezzo, Massimiliano Navarrini e Luigi Pasqualin”.

 

Anche in questo caso alla piccola comunità non interessa conoscere e ricordare come, dove e perché siano morti, ma interessa che siano tornati, “fra noi”.

 

I tre caduti sono 3 partigiani di Rovolon, fucilati per rappresaglia l’11 novembre 1944 al “Ponte dei Marmi” di Vicenza, assieme ad altri 7 ostaggi tutti provenienti dalle carceri di Padova.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco del presidio di Bastia di Rovolon – Villa Veronesi.

- Altri reparti tedeschi non individuati.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Carlo Gentile, I crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-1945, Ed. Einaudi, Torino 2015, pag. 195-196,

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 169-175, 214-217, 225, 311.

- Paolo Savegnago, Le organizzazioni Todt e Pöll in provincia di Vicenza. Servizio volontario e lavoro coatto durante l’occupazione tedesca (novembre 1943-aprile 1945), Vol. I e II, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2012, pag. 167-169 II Vol.

- Carlo Segato, Flash di vita partigiana, Altavilla Vicentina e dintorni, Padova 1999, pag. 163-173.

- Flavio Marin, L’eccidio di Villa Veronesi a Bastia di Rovolon, dattiloscritto, copia in CSSMP.

- Claudio Grandis (a cura di), Rovolon. Storia di una comunità dei Colli Euganei, Ed. Cierre-Comune di Rovolon, Sommacampagna 2011.

- AAVV, Poesie – racconti – ricerche – interviste - grafica. Dall’antifascismo alla guerra di Liberazione. Elaborati delle scuole medie e superiori di Padova e provincia per il 50° della Liberazione, Ed. Centro Studi Ettore Lucini, Padova 1996, pag. 63.

- Franco Holzer, Rovolon. Amore per una terra, Ed. Adle, Padova 1997.

- Giuliano Gambin, Nanto e la sua Storia, Ed. Pro Loco Nanto, Nanto (VI) 2011, pag. 202-203.

- Il Giornale di Vicenza del 24 giugno 1945.

- Ufficio Anagrafe del Comune di Mossano (allora unito con Barbarano), Atti di morte.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.23

- Archivio Procura Militare di Verona (APMVR), Procura Militare di Padova (PMPD).24

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

27/28 aprile 1945: Montebello – Altavilla Vicentina

(Ovest Vicentino).

 

 

La sera del 25 aprile ’45, quando le avanguardie corazzate del 351° Regg. Fanteria dell’88^ Divisione americana “Blue Devils”, i “Diavoli Blu”, sono già penetrati a Verona, il 350° Reggimento Fanteria svolta verso est sull’asse Verona-Vicenza. Il 27 aprile la sua Task Force, costituita dal 2° Btg., appoggiato dal 752° Btg. Carri e dall’805° Btg. Cacciacarri, sotto una pioggia battente libera S. Bonifacio (Vr), e dopo ripetuti scontri con le retroguardie tedesche, costituite soprattutto da nidi di mitragliatrici, Panzerfaust e cecchini, raggiunge Gambellara e poi Montebello. Più a sud, giunti nei pressi di Almisano di Lonigo e aiutati dalle segnalazioni dei partigiani, gli americani fanno un pesante uso della loro artiglieria corazzata per eliminare la resistenza tedesca asserragliata nelle postazioni del Vallo Veneto all’altezza del caposaldo di Villa Favorita a Monticello di Fara.

 

Alle 19:00 un'autocolonna tedesca è avvistata dai caccia americani a Olmo di Creazzo e viene totalmente distrutta. Alle ore 23:00, le avanguardie americane sono a 12 km da Vicenza, dove fanno sosta per qualche ora.

 

Alle ore 5:30 del 28 aprile, le punte avanzante e meccanizzate del 350° Regg. Fanteria si mettono in moto passando per Olmo di Creazzo: ogni volta che un nido di resistenza tedesca viene sopraffatto poche centinaia di metri dopo bisogna affrontarne un altro; sovente i tedeschi si defilano per lasciar passare i mezzi corazzati ed attaccare poi sui fianchi le colonne americane meno protette. Alle spalle della Task Force dell’88^ Divisione americana “Blue Devils”, avanzano il 1° e il 3° Btg. del 350° Regg. Fanteria, e a seguire tutto il 351° Regg. Fanteria.

 

Alle ore 8:00, sotto una leggera pioggerellina gli americani sono alle porte della città di Vicenza; a condurre ora l’avanzata è il 3° Btg. Fanteria, sopportato dagli Sherman del 752° Btg. Carri. Vicenza in quel momento è già in parte sotto il controllo dei partigiani, pronti ad accogliere i primi liberatori assieme alla folla e al suono delle campane. Ma la battaglia non è ancora finita, per ripulire alcuni quartieri dalle ultime sacche di resistenza occorre combattere ancora: fascisti braccati e isolati cecchini tedeschi tengono sotto tiro incroci e strade e devono essere stanati.

 

Dal mattino sino alle ore 18:00, presso la casa rurale di Antonio Pranovi a Valmarana di Altavilla, avviene un duro scontro tra tedeschi asserragliati e partigiani appoggiati dall’artiglieria americana. Scontri tra tedeschi e americani e partigiani in località Biron di Sotto. Alle 14:00, in via Piancoli di Vicenza, un attacco coordinato tra due autoblindo americane e un reparto partigiano contro nucleo di resistenza tedesca. In viale S. Lazzaro scontri con cannoneggiamento tra tedeschi e americani. In viale S. Felice e Mazzini scontri e cannoneggiamento dei carri armati americani.

 

Alle 15:00 del 28 aprile, il 351° Regg. Fanteria riceve l’ordine di partire da Vicenza e lanciarsi verso Sandrigo e Marostica e prendere Bassano; all’imbrunire il 3° Btg. del 350° Regg. Fanteria si mette in moto sulla Strada nazionale 53, puntando su S. Pietro in Gù.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- C. Segato, Flash di vita partigiana. Altavilla Vicentina e dintorni, pag. 180-183

- Paolo Savegnago, Le organizzazioni Todt e Pöll in provincia di Vicenza. Servizio volontario e lavoro coatto durante l’occupazione tedesca (novembre 1943-aprile 1945), Vol. I e II, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2012.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 169-175, 225, 311-315.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.25

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

27/28 aprile 1945: Quinto Vicentino

(Est Vicentino).

 

 

Le vittime:

 

- Sisto Meneghetti; partigiano capo squadra del Btg. “S. Pietro in Gù”, Brigata “2a Damiano Chiesa”, Divisione “Vicenza”, trucidato dai tedeschi il 28.4.45.

- ... Mozzi; partigiano del Btg. “S. Pietro in Gù”, Brigata “2a Damiano Chiesa”, Divisione “Vicenza”, caduto in combattimento il 27.4.45.

- ... Missaggia; partigiano del Btg. “S. Pietro in Gù”, Brigata “2a Damiano Chiesa”, Divisione “Vicenza”, caduto in combattimento il 27.4.45.

 

 

I fatti:

 

Il 27 aprile avviene uno scontro a fuoco in territorio di Quinto vicentino in cui cadono due partigiani della Brigata “2^ Damiano Chiesa”, il giorno successivo, è catturato e trucidato Sisto Meneghetti.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi). 27/29 aprile 1945: Montegaldella, Montegalda e Grisignano di Zocco (Basso Vicentino orientale).

 

Le vittime:

 

- Fedele Bastianello, cl.1869; civile, ferito mortalmente in territorio di Grisignano di Zocco il 28.4.45.

- Angelo Benvegnù; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato in via Monte Pulgo a Montegalda il 28.4.45.

- Silvano Bortoli Capuz di Marco, cl. 26, da Ghizzole di Montegaldella; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato a Colzè di Montegalda il 28/29.4.45.

- Zefferino Bortoli Capuz di Carlo, cl. 26, da Ghizzole di Montegaldella; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato a Colzè di Montegalda il 28/29.4.45.

- Amedeo Crivellaro, partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato in via Zocco a Montegalda il 28.4.45.

- Giovanni Fracca; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato lungo la ferrovia Treviso-Ostia il 27.4.45.

- Giuseppe Fracca; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato lungo la ferrovia Treviso-Ostia il 27.4.45.

- Antonio Mosele; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato lungo la ferrovia Treviso-Ostia il 27.4.45.

- Ernesto Nizzetto; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato in via Monte Pulgo a Montegalda il 28.4.45.

- Mario Pizzaghello, cl.23; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, ferito mortalmente in territorio di Grisignano di Zocco il 28.4.45.

- Elio Saggin, cl.24; partigiano; della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, ferito mortalmente in territorio di Grisignano di Zocco il 28.4.45.

- Arturo Tiso; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato in via Zocco a Montegalda il 28.4.45.

- Narciso Zamunaro, cl. 01, nato a Longare, residente a Ghizzole di Montegaldella; partigiano della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”, trucidato a Colzè di Montegalda il 28/29.4.45.

 

 

I fatti:

 

Il 27 aprile ‘45, lungo la ferrovia Treviso-Ostiglia, in territorio di Montegalda, i tedeschi catturano 3 partigiani (Giovanni e Giuseppe Fracca e Antonio Mosele) in missione di sabotaggio e li fucilano sul posto.

 

Tra il 27 e il 28 aprile a Montegaldella avviene un duro scontro tra tedeschi e americani del 361° Regg. Fanteria - 91^ Divisione “Powder River”, appoggiati dai partigiani e con l’uso di mezzi corazzati da entrambe le parti. Il parroco di Montegaldella, così racconta: “Durante la giornata un forte nucleo di soldati tedeschi fermatosi in paese piazzò su tutte le strade cannoni e mitragliatrici. Dai preparativi era facile capire che i tedeschi volevano opporre anche sulle rive del Bacchiglione un po’ di resistenza agli alleati che li inseguivano. E la resistenza fu fatta e fu (così dissero gli inglesi (Sic!)) la più forte dopo quella del Po. Il fuoco cominciò alle ore 19 e durò ininterrottamente fino alle 23. Partito il grosso dell’esercito e fatto saltare il ponte sul Bacchiglione, diminuì, ma continuò fino alle 6 del desiderato 29 aprile (probabile 28 aprile), quando arrivarono i primi carri armati alleati”.

 

Il 28 aprile, in territorio di Montegalda, scontri a fuoco tra tedeschi, americani e partigiani: in via Monte Pulgo sono catturati e assassinati Angelo Benvegnù e Ernesto Nizzetto; lungo la strada che collega Montegalda a Grisignano del Zocco, in territorio di Montegalda sono catturati e subito passati per le armi Amedeo Crivellaro e Arturo Tiso, e in territorio di Grisignano di Zocco sono feriti mortalmente altri 2 partigiani e un anziano civile, Mario Pizzaghello, Elio Saggin e Fedele Bastialello, che moriranno nei giorni successivi.

 

La notte tra il 28 e il 29 aprile una squadra partigiana ha uno scontro a fuoco con un reparto tedesco lungo il fiume Bacchiglione: sono catturati 3 partigiani, poi trucidati a Colzè di Montegalda.

 

La Memoria:

 

Un cippo in piazza a Ghizzole di Montegaldella ricorda i tre partigiani uccisi a Colzè di Montegaldella nella notte tra il 28 e il 29 aprile ’45.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- PA. Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag. 74, 92 e 95.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 214.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag. 374, 499 e 501.

- Paolo Savegnago, Le organizzazioni Todt e Pöll in provincia di Vicenza. Servizio volontario e lavoro coatto durante l’occupazione tedesca (novembre 1943-aprile 1945), Vol. I e II, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2012, pag. 167-169 II Vol.

- Tito Ferretto, La vita a un filo, Grisignano di Zocco 2000.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.26

- Archivio Storico Comune di Montegaldella.

- Archivio Parrocchiale di Ghizzole di Montegaldella (VI), Libro Cronistorico.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino.

 

 

 

 

28 aprile 1945: Ospedaletto, S. Croce Bigolina e Campedello di Vicenza

(Sud-Est Vicentino).

 

 

Le vittime:

 

- Sergio Boesso, cl.24, da Vicenza, calzolaio; patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”.

- Silvano Boesso, cl.27, da Vicenza, sarto; patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”.

- Pietro Bortolan, patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”.

- Alessandra Bortolaso in Sgreva di Luigi, cl.18, da Vicenza, casalinga; civile.

- Luigi Bortolaso, cl.1890, da Vicenza, bracciante; civile.

- Giuseppe Corato, patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”.

- Otello Dalla Rosa, cl.14, da Vicenza, capo Uff. Tecnico Comunale di Vicenza; partigiano, capo squadra di Campedello della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”.

- Narciso Gentilin, cl.1898, nato a Piazzola sul Brenta (Pd) e residente a Vicenza, operaio; patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”.

- Domenico Rigodanzo, patriota della Brigata “Silva”, Divisione “Vicenza”.

- Riccardo Sgreva, cl.12, da Vicenza, portalettere; civile.

- Angelo Sgreva di Riccardo e Alessandra Bortoloso, cl.44, nato a Montecchio Maggiore e residente a Vicenza; civile.

- Antonio Tosato, cl.1877, da Vicenza; civile.

- Antonio Tosato di Antonio, cl.12, da Vicenza, operaio tessile; civile.

- Emma Tosato in Zilio di Antonio, cl.05, da Vicenza, casalinga; civile.

- Alessandro Zilio, cl.04, nato a Longare e residente a Vicenza, muratore; civile.

 

I fatti:

 

Il mattino del 28 aprile, alle porte di Vicenza la zona di Ospedaletto, Santa Croce Bigolina e Campedello è presidiata da reparti di SS tedesche. Verso le ore 8:00 del mattino, in Cà Tosate, militari tedeschi tentano di appropriarsi di alcune biciclette presso l’abitazione della famiglia Dalla Rosa. Le donne che in quel momento erano sole in casa gridano, facendo intervenire Otello Dalla Rosa, che si oppone energicamente ai tedeschi, uno di questi estrasse la pistola scaricandogliela addosso. Vedendo questo, un altro giovane della famiglia spara dalla finestra contro i tedeschi e li uccide.

 

Alle ore 11:00 del mattino, con l’avvicinarsi degli americani da sud e già sotto attacco partigiano da  Monte Bella Guardia, le SS tedesche decidono di posizionarsi a difesa sulla riva sinistra del Bacchiglione. Durante questa operazione, nel tentativo di appropriarsi di due barche per l’attraversamento, in zona Cà Tosate un gruppo di tedeschi si imbatte in alcuni civili che stanno tentando di mettersi al riparo dagli scontri, massacrandoli: si tratta di Narciso Gentilin, Luigi Bortolaso, Riccardo Sgreva genero del Bortolaso e la figlia Alessandra che teneva in braccio il piccolo Angelo di nove mesi. Un altro gruppo di SS tedesche, intercettano un altro gruppo di civili, Antonio Tosato con i figli Antonio ed Emma con ilmarito Alessandro Zilio, e li trucidano.

 

Alle ore 12:30, lungo la Riviera Berica vengono uccisi dai tedeschi due fratelli, Sergio e Silvano Boesso. Lo stesso giorno, sempre in zona Cà Tosate, sono uccisi altri 3 patrioti: Pietro Bortolan, Giuseppe Corato e Domenico Rigodanzo. Un po’ più a nord, a Ospedaletto, in casa di Alessandro Zocca, fittavolo, padre di dodici figli, dei quali due prigionieri in Germania: “... un infame tedesco [...] entrò nella mia famiglia – immaginando ci fosse[ro] partigiani, e senza dire parola alcuna sparò un colpo – vidi mio figlio piegarsi e morire all’istante”. Il figlio ha sedici anni e il padre è preso da una rabbia furiosa che “... mi gettai come una bestia sopra il tedesco con tutte le mie forze di uomo lavoratore anche benché la mia tarda età e la mia stanchezza per aver tanto lavorato in questi anni di guerra – non mi sarebbe riuscito a tale vendetta – ma la vista di mio figlio cadavere mi scatenai come una vipera e con l’aiuto di mia figlia le abbiamo schiacciato la testa. Ma questa vendetta non potrà mai allontanarmi dai miei occhi la scena terribile”.

 

La Memoria:

- A Campedello di Vicenza un obelisco ricorda i caduti del 28 aprile 1945; sulla Strada Provinciale “Riviera Berica” una lapide commemora i fratelli Boesso; il 28 aprile 2013 il locale gruppo alpini ha inaugurato una lapide a ricordo dei caduti di Ca’ Tosate.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto SS tedesche non identificato.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- AA.VV., Vicenza e i suoi caduti 1848-1945, Ed. Amm. Comunale di Vicenza, Vicenza 1988, pag.467-487.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag.422.

- Sonia Residori, L’ultima valle. La Resistenza in Val d’Astico e il massacro di Pedescala e Settecà (30 aprile e 2 Maggio 1945), Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2015 (in bozza, Niente altro che polvere, pag. 159).

- http://www.vicenzapiu.com/documenti/37%20vittime.pdf.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Comitato di Liberazione Provinciale (CLNP).

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

28 aprile 1945: Via Pozzetto di Montecchio Maggiore.

 

 

Le vittime:

- Vito Gioia di Arcangelo e Rosaria Longo, cl.21, da Castellammare del Golfo (Tr); disertore RSI/Sottosegretariato di Stato alla Marina Repubblicana di Montecchio Maggiore.

- Camillo Scarcella di Giuseppe e Nicolina Mione, cl.20, da Castellammare del Golfo (Tr); macchinista, disertore RSI/Sottosegretariato di Stato alla Marina Repubblicana di Montecchio Maggiore.

 

I fatti:

 

Il 28 aprile ’45, Vito Gioia e Camillo Scarcella, disertori del Reparto Marina del Sottosegretariato della Marina Repubblicana di Montecchio Maggiore, sono nascosti presso l’abitazione di Domenico Gioppo, in via Pozzetto a Montecchio Maggiore. Alcuni soldati tedeschi penetrano nell’abitazione e trovano all’interno i due marinai repubblichini disertori che abbattono subito a colpi di mitra, per poi darsi al saccheggio. Gioia muore subito, Scarcella, ferito mortalmente, è ricoverato presso l’ospedale cittadino dove muore il giorno successivo.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.

 

Bibliografia e fonti:

- http://www.castellammareonline.it/main3/genealogy12.html

- http://www.castellammareonline.it/main3/genealogy06.html

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

28 aprile 1945: Noventa Vicentina (Basso Vicentino).

 

 

 

Le vittime:

 

- Italo Adelfonsi di Andrea, cl.21, da Noventa Vicentina; partigiano della Brigata garibaldina “Luigi Pierobon”, caduto in combattimento il 28.4.45.

- Attilio Bellin di Alessandro, cl.06, da Noventa Vicentina; partigiano della Brigata garibaldina “Luigi Pierobon”, caduto in combattimento il 28.4.45.

- Ugo “Ughetto” Splendore di Luigi, cl.25, da Noventa Vicentina; partigiano della Brigata garibaldina “Luigi Pierobon”, caduto in combattimento il 28.4.45.

- Rino Todesco di Marc’Antonio, cl.24, nato a Campiglia dei Berici e residente a Noventa Vicentina; partigiano della Brigata garibaldina “Luigi Pierobon”, caduto in combattimento il 28.4.45.

 

I fatti:

Il 362° Regg. Fanteria della 91^ Divisione americana “Powder River”, il 27 aprile è posizionato a protezione del ponte sull’Adige a Legnago (Vr). Alle ore 14:30 viene costituita la la Task Force “George”, composta dal 3° Btg del 362° Regg. Fanteria, 8 mezzi corazzati del 775° Btg. Carri e 12 dell’804° Btg. Controcarri, il 1° Plotone del 91° Reparto da Ricognizione e un distaccamento della 91^ Compagnia Trasmissioni.

 

“I resti del 2° Battaglione del 9° Reggimento granatieri corazzati vengono messi in marcia al mattino con l’ordine di costituire un blocco su entrambi i lati della linea ferroviaria tra Cologna Veneta e Montegaldella, sulla riva settentrionale del Bacchiglione, per impedire l’attacco delle punte corrazzate nemiche ai ponti della ferrovia” (caporale Kurt Baden della 26^ Panzerdivision).

 

Alle ore 16:00 gli elementi esploranti sono mandati in avanscoperta a controllare la rete stradale ad est di Cologna Veneta e malgrado qualche scaramuccia e alcuni scontri d’artiglieria con i tedeschi, come a Pontealto di Poiana Maggiore e in via Bergoncino a Noventa Vicentina, avanzano fino a Campiglia dei Berici dove, in Piazza vecchia trovano una più consistente opposizione, comunque messa a tacere dal fuoco dei blindati. Gli americani sono severamente impegnati poco più a nord da una piccola unità di fanteria tedesca appoggiata da sette carri. Un altro gruppo di carri nemici viene sgominato dai mezzi corazzati americani nei pressi di Barbarano. Il 28 aprile, alle 17:25, riesce a raggiungere Vicenza anche la Task Force “George”.

 

 

A Noventa Vicentina, non interessata se non marginalmente dall’avanzata dell’avanguardia americana, il 27 mattina i partigiani obbligano alla resa il locale Distaccamento della 22^ brigata nera di Vicenza (Caserma di via Roma), e il 28 mattina, alle ore 7:00, trattano la resa del locale presidio e ospedale militare tedesco (Feld Lazaret) insediato nelle scuole di via Marconi in cambio del via libera ai pochi tedeschi rimasti.

 

Alle ore 9:30 un reparto tedesco di retroguardia tenta però un colpo di mano per riprendere il controllo del paese, ma i partigiani si oppongono e nel “combattimento del Foro boario” la Brigata garibaldina “Pierobon” conta 4 caduti in combattimento. Alle 10:30 arrivano le prime autoblinde americane del 362° Regg. Fanteria, e Noventa Vicentina è definitivamente liberata.

 

La Memoria:

- Una lapide in Piazza a Noventa Vicentina ricorda tra i partigiani Caduti, anche i 4 partigiani morti nel “combattimento del Foro boario” del 28.4.45.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Distretto Scolastico di Noventa Vicentina, Fuori da “Hacht und Hebel” - “Notte e Nebbia”, Noventa Vicentina 1996, pag.65-72.

- http://www.centrostudifeltrin.it/ElencoCaduti.aspx

- Il Giornale di Vicenza del 18.10.45.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.28

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

La Liberazione di Vicenza

28 aprile 1945: la liberazione della città

 

 

 

Le vittime:

 

- Giuseppe Bastesin, cl.1894, da Vicenza, fornaio; partigiano della Divisione “Vicenza”, ucciso dai tedeschi via Luciano Manara a Vicenza il 28.4.45.

 - Ersilia Benatti, cl.1885, nata a Torri di Quartesolo e residente a Vicenza, casalinga; civile, uccisa dai nazi-fascisti a Vicenza il 28.4.45.

- Alberto Beretta, cl.1885, nato a Zimella (Vr) e residente a Vicenza, rappresentante; civile, ucciso dai nazi-fascisti a Vicenza il 28.4.45. [28]

- Ramorino Bertoia, cl.02; civile, ucciso dai tedeschi in territorio di Creazzo il 28.4.45

- Edoardo Caoduro, cl.1883, da Torri di Quartesolo, agricoltore; partigiano della Divisione “Vicenza”, ucciso dai nazi-fascisti a Vicenza il 28.4.45.

- Armando Girotto, cl.1898, da Vicenza, commerciante; civile, ucciso dai nazi-fascisti a Vicenza il 28.4.45.

- Alessandro Lazzaris, da Vicenza, partigiano del Brg. D. Chiesa, Divisione “Vicenza”, ferito mortalmente dai nazi-fascisti il 28.4.45, muore nei giorni successivi.

- Clementina Lazzaris, cl.14, da Vicenza; partigiana del Brg. D. Chiesa, Divisione “Vicenza”, uccisa dai nazi-fascisti a Vicenza il 28.4.45.

- Angela Marchesin, cl.1893, nata a Sandrigo e residente a Vicenza, casalinga; civile, uccisa dai nazi-

fascisti a Vicenza il 28.4.45.

- Erminio Marchetti, cl.33, da Vicenza; civile, ferito mortalmente dai nazi-fascisti il 28.4.45, muore il 5 maggio.

- Leandro Mercante, cl.08, da Vicenza; partigiano del Btg. “Ismene”, Divisione “Garemi”, ferito mortalmente dai nazi-fascisti il 28.4.45, muore il 30 aprile.

- Guerrino Mosele, cl.19, nato in Germania, meccanico; civile, ucciso dai tedeschi via Luciano Manara a Vicenza il 28.4.45.

- Giuseppe Pinton, cl.1876, nato a Padova, benestante; civile, ucciso dai tedeschi via Luciano Manara a Vicenza il 28.4.45.

- Luigi Recchia, cl.1880, nato a Castelgomberto, operaio; civile, ucciso dai tedeschi via Luciano Manara a Vicenza il 28.4.45.

- Federico Scarso, cl.1888, da Vicenza, muratore; partigiano della Divisione “Vicenza”, ucciso dai nazi-fascisti a Vicenza il 28.4.45.

- Giuseppe Scuccato, cl.1877, da Vicenza, agricoltore; civile, ucciso dai tedeschi via Luciano Manara a Vicenza il 28.4.45.

- Giuseppe Testa, cl.1877, da Vicenza, fuochista; civile, ucciso dai tedeschi via Luciano Manara a Vicenza il 28.4.45.

- Alfredo Vecchi, cl.13, da Vicenza; partigiano della Divisione “Vicenza”, ucciso dai tedeschi via Luciano Manara a Vicenza il 28.4.45.

- Guido Zemin, cl.25, da Altavilla Vicentina, tornitore; partigiano della Divisione “Vicenza”, ucciso dai nazi-fascisti a Vicenza il 28.4.45.

- Giuliano Ziggiotti di Tommaso e Elena Galli Righi, cl.10, nato a Vicenza e residente a Trissino, sposato e padre di due figli, avvocato e dirigente diocesano del Movimento laureati cattolici e membro del consiglio diocesano degli uomini di Azione Cattolica, già designato dal CLNP a Presidente della Provincia di Vicenza; è ucciso dalle SS tedesche a Vicenza il 28.4.45.

- Mario Zocca, cl.29, nato a Bolzano Vicentino e residente a Vicenza; civile, ucciso dai nazi-fascisti a Vicenza il 28.4.45.

 

 

I fatti:

 

I tedesco in ritirata attraversando e abbandonando la città di Vicenza sparano a ogni uomo trovato in strada, affacciato a una porta o a una finestra. Uccidono così un civile al confine tra Creazzo e Vicenza (Ramorino Bertoia), e altri 7 cittadini nel quartiere cittadino oggi di Santa Bertilla, in via Manara, poco oltre Porta Santa Croce e i Cappuccini (Giuseppe Bastesin, Guerrino Mosele, Giuseppe Pinton, Luigi Recchia, Giuseppe Scuccato, Giuseppe Testa, Alfredo Vecchi), e altre 12 vittime tra civile e partigiani, uomini e donne, anziani e ragazzi, cadono in episodi isolati durante le ore convulse della Liberazione di Vicenza.

 

La Memoria:

 

Un monumento in spazio di rispetto, al civico 33 di via Luciano Manara a Vicenza ricorda i nomi delle 7 vittime civili insieme a quelle del bombardamento aereo alleato del 14 maggio 1944 (22 vittime).

Lastre in pietra ospitate nel giardino antistante il Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza ricordano i caduti della lotta di Liberazione.

 

Per il contributo dato alla lotta di liberazione la città di Vicenza è stata insignita di Medaglia d’Oro al Valor Militare dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro l’11 marzo 1995.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 

- Reparti tedeschi non identificati. Probabilmente, svolgendo normalmente un ruolo di retroguardia e arresto, si tratta nella gran parte dei casi di reparti del 1^ e 4^ Fallschirmjäger Division – 1^ e 4^ Divisione paracadutisti. Viceversa, nel caso dell’omicidio dell’avv. Zigiotti, già scelto dal CLNP di Vicenza per ricoprire la carica di Presidente della Provincia, è probabile che il reparto SS fosse in diretto collegamento con il BdS-SD e la “Banda Carità”, impegnati sino all’ultimo nell’eliminazione dei dirigenti della Resistenza vicentina.

 

Bibliografia e fonti:

 

- AA.VV., Vicenza e i suoi caduti 1848-1945, Ed. Amm. Comunale di Vicenza, Vicenza 1988, pag.467-487.

- Carlo Segato, Flash di vita partigiana. Altavilla Vicentina e dintorni, Altavilla Vicentina (Vi) 1999, pag.159.

- Gianlorenzo Ferrarotto, Per non dimenticare la strage di Monte Crocetta, Gruppo Alpini di Maddalene, Gruppo Artiglieri di Maddalene e Circolo San Giuseppe Maddalene, Vicenza 2003.

- AA.VV., Vicenza e i suoi caduti 1848-1945, Ed. Amm. Comunale di Vicenza, Vicenza 1988, pag.396-487.

- Mario Faggion, Gianni Ghirardini, Figure della Resistenza vicentina. Profili e testimonianze, Ed.Odeonlibri-Ismos, Magrè di Schio (Vi) 1997, pag.150 e 204.

- Benito Gramola (a cura di), Fraccon e Farina. Cattolici nella Resistenza, Ed. La Serenissima, Vicenza 2001, pag.200.

- Giovanni Battista Zilio, Il clero vicentino durante l’occupazione nazifascista, Vicenza 1975, pag.116 e 280.

- http://www.storiavicentina.it/resistenza-partigiana/79-vicenza-clandestina-i.html

- http://www.vicenzapiu.com/documenti/37%20vittime.pdf

- http://www.albodoroitalia.it/reg/veneto/vicenza/com

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia (UNUCI).29

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

28 aprile: Monte Crocetta di Vicenza.

 

 

Le vittime:

 

- Gaetano Andriolo “Merican”, cl.21; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi, caduto in combattimento sul Monte Crocetta il 28.4.45.

- Angelo Benetti ”Villa”, cl.28; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi, sfuggito inizialmente alla trappola di Monte Crocetta è poi ferito a morte in combattimento il 28.4.45.

- Alfredo Biasi, cl.32, da Vicenza; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Fortunato Cantele, cl.25, nato a Mason Vicentino e residente a Vicenza, fittavolo; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Mario Caoduro, cl.29, da Vicenza, studente; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Cesare Elistoni di Alfonso, cl.27, da Costabissara, operaio; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Boris Kobiacov “Boris” di Mikail, cl.12, nato in Siberia; soldato sovietico e partigiano, vice comandante del Distaccamento “Lampo”, Brg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”; è sepolto presso il Campo d’Onore di Torino.

- Domenico Marcon, cl.1871, nato a Sarcedo e residente a Vicenza, bovaro; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Lorenzo Matteazzi, cl.25; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Pasquale Pantanella “Professore”, cl.26, partigiano e interprete del Distaccamento “Lampo”, Brg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”; sfuggito alla trappola di Monte Crocetta è raggiunto, e catturato, per poi essere ucciso a Motta di Costabissara, nei pressi della Chiesa il 28.4.45.

- Sereno Patalli “Gigante”, cl.23; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi, caduto in combattimento sul Monte Crocetta il 28.4.45.

- Gaetano Pegorarotto, cl.1868, nato a Barbarano Vicentino e residente a Vicenza, invalido; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Pietro Porra “Tripoli”, cl.22, da Priabona di Monte di Malo; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi, caduto in combattimento sul Monte Crocetta il 28.4.45.

- Eugenio Narciso Rigo “Pantera”, cl.21, da Peschiera dei Muzzi di Sovizzo; partigiano; comandante del Distaccamento “Lampo”, Brg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”; catturato dai tedeschi a Monte Crocetta e fucilato in località Albera di Vicenza il 28.4.45.

- Elio Rodighiero, cl.23, da Vicenza, operaio; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Angelo Rossato, cl.1874, nato a Grumolo delle Abbadesse e residente a Vicenza, bracciante; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Giuseppe Rossato di Angelo, cl.10, da Vicenza, vigile del fuoco; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Rino Rossi, cl.26, da Bagnolo Po (Bo); partigiano della Brg. “Argiuna”, Divisione “Vicenza”, ucciso dai tedeschi in zona Monte Crocetta il 28.4.45.

- Angelo Sartori, cl.1863, nato a Dueville e residente a Vicenza, pensionato; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Silvano Sartori di Angelo, cl.12, da Vicenza, impiegato; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Francesco Sbabo, cl.1883, da Costabissara, stradino; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Antonio Sesso, cl.05, da Vicenza, manovale; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Adriano Spadoni, cl.1897, da Comacchio (Fe), operaio; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Attanasio Spagola “Foresta”, cl.23; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi, caduto in combattimento sul Monte Crocetta il 28.4.45.

- Mario Tecchio “Fris”, cl.23, da Montecchio Maggiore; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi, caduto in combattimento sul Monte Crocetta il 28.4.45.

- Girolamo Zanonato, cl.1895, da Quinto Vicentino, operaio; civile, ucciso nella strage tedesca di Monte Crocetta del 28.4.45.

- Silvio Zaupa “Diretto”, cl.23, da Gambugliano; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi, caduto in combattimento sul Monte Crocetta il 28.4.45.

- circa 20 Partigiani Ignoti “russi”, già disertori del 263° Battaglione Orientale passati alla Resistenza ed ex prigionieri sovietici; partigiani del Distaccamento “Lampo”, Brg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”; catturati dai tedeschi sul Monte Crocetta, di loro non si è saputo più nulla, eccetto di uno, trovato seviziato e impiccato nei pressi di Thiene.

 

 

I fatti:

 

Il mattino del 28 aprile, in località Albera, periferia nord occidentale di Vicenza, vengono catturati e fucilati dai partigiani, comandati da Eugenio Narciso Rigo “Pantera”, tre repubblichini componenti del medesimo nucleo famigliare e residenti lungo la Strada del Biron: Leonillo Carlassara (cl.02), suo fratello Mario (cl.05) e il nipote Franco (cl.28), tutti e tre militi della GNR di Vicenza. Subito dopo i partigiani si appostano per attaccare una colonna tedesca. Intanto una sessantina di persone, per sfuggire al pericolo degli ultimi rastrellamenti tedeschi e ai bombardamenti americani sul vicino aeroporto Dal Molin non ancora liberato, trovano riparo in una galleria risalente alla 1^ Guerra Mondiale alle pendici di Monte Crocetta. Il rifugio era già stato attrezzato e sul fondo era stata ricavata una ulteriore rientranza in cui le donne avevano posto dei “mestelli” ed altro materiale.

 

Dopo un primo scontro molto sanguinoso, che vede schierati i Distaccamenti “Lampo” e “Fra Sardo” del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione garibaldina “Garemi”, appoggiati da almeno un carro armato americano e da parecchi partigiani territoriali contro un reparto di paracadutisti della 1^ Divisione, i tedeschi issano la bandiera bianca. Il partigiani “Pantera” e “Professore”, che funge da interprete, vanno a trattare la resa nella villa in cui ha sede il comando tedesco, cadendo invece in una trappola. Tentano di fuggire, ma sono quasi tutti catturati o uccisi.

 

A questo punto esistono due versioni dei fatti: secondo la prima, tre partigiani fuggiaschi si avviano alla grotta, uno (Domenico Oliviero) vi si intrufola mescolandosi ai presenti, mentre gli altri due continuano la fuga e raggiunti, sono l’uno ferito a morte (“Villa”), l’altro catturato come ostaggio e ucciso pochi chilometri più a nord (“Professore”). Alle ore 11:00 i soldati tedeschi arrivano davanti alla imboccatura della caverna. Per costringere i civili ad uscire, fanno esplodere una bomba a mano all’interno provocando la rottura delle lampade che servivano ad illuminarla. I civili terrorizzati escono con le mani alzate. Un tedesco entra nella grotta completamente buia e lascia partire una raffica che colpisce i “mestelli”, ferendo anche l’Oliviero alle gambe. Nonostante il dolore, il partigiano riesce tacendo a non farsi notare. Altri militari tedeschi avevano nel frattempo diviso le donne dagli uomini, addossandoli al muro del portico della casa attigua alla galleria. Incuranti delle suppliche e delle implorazioni di pietà, un attimo dopo le scariche dei mitra abbattono i poveretti, vecchi e ragazzi, fulminandoli tutti ad eccezione di quattro che riescono miracolosamente a sopravvivere: Italo Matteazzi, è ferito alla testa, si finge morto e scampa al colpo di grazia poiché coperto da altri cadaveri; Alfonso Elisoni, padre di Cesare, è ferito alla schiena e viene creduto morto; Eugenio Carmucci, è solo ferito al polpaccio; Carlo Zanonato di Girolamo, riesce al primo crepitare dei mitra a strisciare fino alla imboccatura della caverna e dileguarsi. Partiti i tedeschi anche Oliviero, nonostante le ferite, riesce a dileguarsi.

 

Secondo l’altra versione una decina di soldati germanici vengono fatti segno di colpi di arma da fuoco da parte di un civile, certo Cunico, i tedeschi penetrano allora nella grotta/rifugio antiaereo, fanno uscire i civili che vi si erano rifugiati e li perquisiscono, ma la perquisizione non dà alcun esito; a nulla servono le preghiere delle mogli e delle figlie, i maschi vengono fatti proseguire e ad uno ad uno, a raffiche di mitra, vengono abbattuti.

 

Il resto del Btg. “Ismene”, al comando di Ferruccio Manea “Tar”, rallentato e impegnato in altri scontri con tedeschi e repubblichini del Btg. “NP” della X^ Mas in cui riesce ad impossessarsi di un camion, di una mitragliatrice pesante contraerea e tre mortai, sia pur in ritardo, giunge a Monte Crocetta quando è già in corso un ulteriore scontro sostenuto dal Distaccamento di Guglielmo Baruffato “Passatore”; prende posizione e con l’appoggio anche di carri armati americani ha inizio l’ultima fase della battaglia che volge rapidamente al termine nella tarda mattinata del 28; molti tedeschi vengono catturati, moltissimi sono i caduti soprattutto tedeschi. La vendetta a questo punto è spietata; resta a tutt’oggi imprecisato il numero di tedeschi e repubblichini – fino a qualche centinaio - giustiziati nella zona, e la collaborazione attiva della popolazione civile nell’occultare i cadaveri.

 

La Memoria:

Un monumento eretto nel 1947 in via Falzarego a Vicenza, ricorda i nomi delle 16 vittime civili e di un partigiano, Rossi Rino. Una lapide murata in strada vicinale del Monte Crocetta, ex chiesetta della Trinità: commemora i partigiani caduti sull’omonimo colle. Una seconda lapide, murata al n. 30 di Strada Pasubio, ricorda il luogo dove è stato fucilato il comandante del distaccamento partigiano protagonista del primo scontro, Narciso Rigo “Pantera”.

 

I nazi-fascisti coinvolti: [30]

- Reparti della 1^ Fallschirmjäger Division – 1^ Divisione paracadutisti.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Gianlorenzo Ferrarotto, Per non dimenticare la strage di Monte Crocetta, Gruppo Alpini di Maddalene, Gruppo Artiglieri di Maddalene e Circolo San Giuseppe Maddalene, Vicenza 2003.

- AA.VV., Vicenza e i suoi caduti 1848-1945, Ed. Amm. Comunale di Vicenza, Vicenza 1988, pag. 467-487.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag.235-246.

- Il Giornale di Vicenza del 27 maggio 1945, La strage di Monte Crocetta.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

28 aprile: Monticello Co.Otto – Vicenza

 

 

La vittima:

 

- Enzo Bottaro di ... e Maria Boaria, cl. 25, da Vicenza, staffetta del Btg. “Anibo”, Brigata “Stella”, Divisione “Garemi”, ucciso dai tedeschi a Monticello Co. Otto il 28.4.45.

 

 

I fatti:

 

Il 28 aprile 1945, ore 13:30, Guido Griguol (di Fortunato), capo settore della Divisione “Vicenza” e la staffetta Enzo Bottaro partono armati e in bicicletta dal Municipio di Monticello diretti a Vicenza. In via Nicolosi, all'altezza di Casa Scambi, i due vengono fermati da un pattuglione tedesco: Griguol riesce a fuggire, mentre Enzo Bottaro, catturato, è immediatamente fucilato sul posto.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

Reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi: Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP); Danni di guerra.31

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

La pianura Alto Vicentina e Bassanese. 25/26 aprile 1945: Villaverla (Alto Vicentino).

 

 

 

I fatti:

 

I guastatori della Divisione “Monte Ortigara” fanno saltare due ponti sul torrente Timonchio: il “ponte rosso” (perché in mattoni) di Villaverla, che blocca così la strada provinciale “del Costo” alle porte di Villaverla, e impedisce di proseguire per Thiene, e il ponte di Novoledo, che dalla strada provinciale “del Costo” permetteva l’accesso a Novoledo e Dueville.

 

Dopo l’azione contro i ponti, la squadra che ha eseguito il sabotaggio, rinforzata da partigiani della Brigata “Loris” di Novoledo, si posizionano al “Pontaron”, una leggera altura lungo la strada che dalla provinciale “del Costo” porta a Capovilla di Caldogno: fermano con una bomba una macchina tedesca, cui segue una violenta sparatoria contro una colonna tedesca che sale da Capovilla. Alle due azioni parteciparono anche il comandante Giacomo Chilesotti “Loris”, Albino Chiumento “Bill” e Italo Mantiero “Albio”.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Italo Mantiero, Vicende di guerra 1943-1945. Con la Brigata Loris, Ed. AVL, Vicenza 1984, pag. 189-190.

- Benito Gramola (a cura di), Memorie Partigiane di D. Martin e A. Giudicotti, S. Martino di Lupari (VR) 2006, pag. 86-87.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

26/28 aprile 1945: Villaverla e Montecchio Precalcino (Alto Vicentino).

 

 

 

La vittima:

 

- Fortunato Spinella di Luigi e Margherita Dall’Igna, cl. 17; partigiano caduto in combattimento (Medaglia di Bronzo al Valor Militare).

 

I fatti:

 

Alla “Polveriera di Cà Orecchiona” in località Moraro di Montecchio Precalcino, i repubblichini della GNR di guardia scappano già la sera del 25 aprile, e il responsabile tedesco si allontana senza eseguire l’ordine di distruggere la fabbrica. Il mattino del 26 aprile, la “polveriera” è occupata e difesa sino alla Liberazione dai partigiani locali del Btg. “Campagnolo”, Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, e della Brigata “Loris”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”.

 

Con l’intensificarsi del transito anche per il territorio di Montecchio Precalcino delle truppe tedesche in ripiegamento, gli uomini della “Mameli” e della “Loris” provano a contenere i saccheggi a danno della popolazione, attaccando i gruppi nazi-fascisti più piccoli, tentando di deviare dai centri abitati i reparti più consistenti e disarmando i brigatisti locali. In quei giorni a Povolaro, Dueville, Novoledo e Montecchio Precalcino sono catturati qualche centinaio di tedeschi e repubblichini, subito occultati in improvvisate prigioni nascoste nella campagna e in collina.

 

A Novoledo di Villaverla, in via Vegre, in uno scontro a fuoco con i partigiani della “Loris” organizzati a posto di blocco, restano uccisi un capitano e un maresciallo della contraerea Luftwaffe (Flak); uno dei quattro soldati che erano con loro e che riescono a fuggire, ferito mortalmente, muore successivamente all’Ospedale Militare della Luftwaffe di Caldogno.[Le vittime sono il capitano Wilhelm Dörfer, il maresciallo Wilhelm Abel e il soldato Joseph Witzel. Il giorno dello scontro a fuoco non è il 28 come riportato da Gramola in "Memorie Partigiane", bensì il 26, come riportato nei certificati ufficiali di morte dei tre soldati tedeschi. La squadra partigiana che ha ingaggiato lo scontro a fuoco era composta da Antonio Giudicotti “Tom”, Pierino Mantiero e Michele Zolin, successivamente vengono raggiunti anche da Italo Mantiero “Albio” e Valentino Fabris “Scala” (Storia Vicentina, di G. Marenghi, L’ultimo giorno di guerra del capitano X, cit., pag. 4-5)].

 

La sera del 26 aprile Dueville subisce l’ultimo bombardamento Alleato: l’obiettivo è ancora la stazione ferroviaria e il Lanificio Rossi con i suoi magazzini militari. La notte tra il 26 e 27 Aprile la squadra di Novoledo della “Loris” tenta di disarmare i tedeschi dell’aeroporto in località Braglio di Thiene, ma l’azione fallisce e viene ferito a morte il partigiano Fortunato Spinella.

 

Dall’alba di venerdì 27 aprile il transito dei vari reparti in ritirata inizia ad aumentare e con essi anche i saccheggi a danno della popolazione. Il mattino del 27 aprile a Montecchio Precalcino, lungo via Roma, tra Contrà Capo di Sotto e la chiesa parrocchiale, tre caccia-bombardieri americani attaccano in picchiata una colonna di paracadutisti germanici (Fallschirmjäger) che, partiti dall’Ospedale Militare tedesco di Villa Nievo-Bucchia, sono diretti a Thiene, in località Barcon. I partigiani della Brigata “Loris” di Montecchio, guidati da Giuseppe Lonitti “Marcon”, approfittano della situazione per attaccare anche da terra. Gli automezzi germanici che sfuggono all’assalto congiunto partigiano-americano, giunti in via Astichello (attuale Strada Provinciale) subiscono un secondo attacco aereo. Sebbene i tedeschi, prima di abbandonare i mezzi danneggiati, tentino di distruggere il materiale, le armi e le munizioni in essi contenuti, notevole è la quantità recuperata, tra cui un cannone Flak 37 da 88 mm, una mitraglia da 20 mm, e ben dieci automezzi tra auto e camion.

 

Il 28 aprile, alle ore 10:30, a Novoledo di Villaverla, una colonna tedesca di circa 70 uomini accetta di deporre le armi e di arrendersi ai partigiani del Brigata “Loris”.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 33

 

- Reparto della 1^ o 4^ Fallschirmjäger Division, 1^ o 4^ Divisione paracadutisti.

- Altri reparti tedeschi non individuati.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Italo Mantiero, Vicende di guerra 1943-1945. Con la Brigata Loris, Ed. AVL, Vicenza 1984, pag. 151-165, 190-193.

- “Zaira” Meneghin Maina, Tra cronaca e storia. La Resistenza nel Vicentino, Ed. Teti, Segrate (Mi) 1989, pag.27.

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag.174.

- Galdino Pendin, Villaverla 1943-1983: la Resistenza 40 anni dopo, Villaverla (VI) 1983, pag.38, 71-75.

- Palmiro Gonzato e Lino Sbabo, C’eravamo anche noi. Ricordi della Resistenza a Montecchio Precalcino, Ed. ANPI, Vicenza 1996, pag.103-104.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag.231.

- Benito Gramola (a cura di), Memorie Partigiane di D. Martin e A. Giudicotti, S. Martino di Lupari (Vr) 2006, pag.93.

- Girolamo De Vicari, 1914-2014 Centenario della Latteria Sociale Vittorio Emanuele III poi Caseificio Sociale Cooperativo Centro, Ed. Graf. Leoni, Breganze 2014, pag.79-81.

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, Montecchio Precalcino. Albo d’Onore dei Combattenti la “Guerra di Liberazione” (8 settembre 1943-29 aprile 1945), Ed. CSSMP, Montecchio Precalcino (Vi) 2006, pag.17, 229.

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 27-29 aprile 1945. Ultimi giorni di guerra a Dueville e la falsa rappresaglia tedesca, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2015.

- Documentario in dvd, Resistere a Montecchio Precalcino. Storia della Guerra di Liberazione 1943-1945 nei luoghi del presente, Ed. CSSMP, Regia Diego Retis e Pierluigi Dossi, Montecchio Precalcino (Vi) 2011. Lungometraggio storico della durata di 133 minuti, suddivisi in 13 capitoli.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.34

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).35

 

 

 

 

27 aprile 1945: Zanè (Alto Vicentino).

 

 

Le vittime:

 

- Luigi Apolloni, cl. 28, da Carré; partigiano della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, fucilato nei pressi di Villa Rossi ad Arsiero il 27.4.45. Gli Apolloni sono tra i maggiori produttori di formaggio dell'Altopiano di Asiago già dai primi decenni del '900.

- Giovanni Ciscato, cl.26, da Carré; partigiano della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, fucilato nei pressi di Villa Rossi ad Arsiero il 27.4.45.

- Antonio Dall’Igna, cl.1890, da Zané; civile, muore presumibilmente in concomitanza allo scontro tra partigiani e tedeschi in località Pontare di Zanè del 27.4.1945; dall’anagrafe comunale, però, risulterebbe morto il 26.4.1945.

- Giuseppe Dal Maso, cl.23, da Zané; partigiano della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, ferito a morte in combattimento il 27.4.45 in località Pontare di Zané, muore il giorno successivo. Il Giuseppe Benetti, di cui parla don Antenore, è sempre Giuseppe Dal Maso, Benetti è il cognome della madre

- Aldo De Marzi, cl.24, da Zanè; partigiano della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, morto in combattimento il 27.4.45 in località Pontare di Zané.

- Pietro Saccardo, cl.26, da Thiene; partigiano della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, fucilato nei pressi di Villa Rossi ad Arsiero il 27.4.45.

- Antonio Toniolo, cl.26, da Zané; partigiano della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, fucilato nei pressi di Villa Rossi ad Arsiero il 27.4.45.

- Germano Toniolo, cl.26, da Zané, cugino di Lelio; partigiano della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, fucilato nei pressi di Villa Rossi ad Arsiero il 27.4.45.

- Lelio Toniolo, cl.24, da Zané, cugino di Germano; partigiano della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”, fucilato ad nei pressi di Villa Rossi ad Arsiero il 27.4.45.

 

 

I fatti:

 

Una colonna tedesca proveniente da Marano Vicentino e diretta a Thiene viene mitragliata nel pomeriggio, vicino al ponte sul Torrente Rostone, da caccia Alleati. Verso le 17:00 tedeschi e partigiani si scontrano i Contrà Cuso di Zanè. Nelle vicinanze del ponte di Contrà Pontare i partigiani catturano otto tedeschi, ma l’intervento di un autocarro di commilitoni, dopo uno scontro prolungato, rovescia la situazione con l’uccisione di tre partigiani e la cattura di altri sei, tutti appartenenti ai btg. “Martiri di Carrè” e “Urbani” della Brigata garibaldina “Mameli”. Tra i tedeschi rimane ucciso un ufficiale del Gruppo Comando e un caporale della Flak, un altro tedesco della Flak resta ferito. I sei partigiani catturati sono trasportati con un camion fino ad Arsiero, dove vengono rinchiusi nelle cantine di Villa Rossi. La mediazione tentata dall’arciprete di Arsiero, chiamato dai padroni di casa, non ha successo, e alle ore 20:25 dello stesso giorno i 6 partigiani sono fucilati, a circa 350 metri dalla Villa.

 

La Memoria:

In ricordo dei partigiani Dal Maso e De Marzi, morti in combattimento, è stata eretta una croce in cemento all’incrocio tra via monte Summano e via Trieste a Zané. Riporta la seguente iscrizione: “Questo simbolo di redenzione a pio ricordo dei nostri morti per la Liberazione – 27 aprile 1945”.

 

Sul luogo dell’uccisione dei sei partigiani, nei pressi di villa Rossi ad Arsiero, è stata eretta una grande croce in cemento alla cui base è inserita una lapide che recita: “A MEMORIA / APOLLONI LUIGI DI ANNI 17 /CISCATO GIOVANNI DI ANNI 19 / SACCARDO PIETRO DI ANNI 19 / TONIOLO ANTONIO DI ANNI 19 / TONIOLO GERMANO DI ANNI 19 / TONIOLO LELIO DI ANNI 21 / DELLA BRIGATA MAMELI / DIVISIONE GARIBALDI / FURORE TEUTONICO / QUI NOBILI VITE INFRANSE / 27 APRILE 1945 / IL SACRIFICIO SERENAMENTE AFFRONTATO / DA DIO ACCOLTO PURO ATTO DI DEDIZIONE / RIMANE MONITO IMPERITURO / DI FORTE FEDE E SPERANZA / NELL’ALTO DESTINO DELLA PATRIA”.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 

- Reparto tedesco della Flak non individuato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag.66 e 186.

- Quaderni di storia e di cultura scledense, n.34, Ed. Libera associazione culturale “Livio Cracco”, di Ezio Maria Simini, Eccidi e stragi di militari, civili e partigiani nell’alto Vicentino (1943-1945), Schio (Vi) 2014, pag.44-50.

- Comitato Veneto-Trentino, Brigate d’assalto “Garemi”, Padova 1978, Elenco Caduti, pag. 161-173.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).36

- CSSMP, di don Antenore, Carrè ai suoi Patrioti Caduti, opuscolo stampato nel primo dopoguerra.

 

 

 

 

27 aprile 1945: Thiene (Alto Vicentino).

 

 

 

Le vittime:

 

- Peppino Lorusso, cl.23, da Conversano (Ba), studente in Giurisprudenza; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”

- Mario Novielli, nato a Trani e residente a Modena, studente in Ingegneria; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”

 

 

I fatti:

 

Verso le ore 9:00 del 27 aprile, a Thiene, in Via Bassani, i primi partigiani della Brigata “Martiri di Granezza” tentano di entrare in città, subito respinti a colpi di mitragliatrice da un reparto di paracadutisti tedeschi giunti in quel momento da Zugliano. Il primo ad essere ferito è Mario Novielli; quando Peppino Lorusso, ferito di striscio ad una gamba, lo vede cadere, non esita a soccorrerlo e a caricarselo sulle spalle, ma mentre sta per mettersi in salvo un gruppo di SS tedesche lo obbliga a proseguire con il suo carico verso il centro. Giunti presso il Comando Piazza tedesco i due partigiani feriti sono dapprima medicati per poi, nel pomeriggio, fucilati. Lorusso e Novielli, sono stati sepolti con tutti gli onori il 3 maggio ‘45, assieme a Giacomo Chilesotti, Alfredo Talin, Pietro Saccardo e Mariano Bonato.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 

- Reparto tedesco della SS non individuato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Mario Dilio, Puglia Antifascista, Ed. Adda, Bari 1977.

- AA.VV., Omaggio a Peppino Lorusso, Ed. Antifascisti Conversanesi, Quaderno n. 1, Conversano 2006.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag.178-180, 182-186, 382-392, 423,425-431.

- Liverio Carollo (a cura di), G. Giulianatti “Gianco”. Fra Thiene e le colline di Fara, Ed. Amici della Resistenza ANPI-AVL, Thiene (Vi) 2009, pag. 139.

- Liverio Carollo (a cura di), Dall’Isonzo al Chiavone. Vicende di guerra del partigiano Attilio Crestani, Ed. Amici della Resistenza ANPI-AVL, Thiene (Vi) 2012, pag. 177.

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag. 175-178.

- Riccardo Maculan, Maurizio Gamberini, Battaglione Fulmine X^ Flottiglia MAS. Cronaca e immagini tratte da documenti e memorie dei suoi reduci (marzo 1944-aprile 1945), Ed. Menin, Schio 2009 pag.115-122.

- Archivio Amici della Resistenza di Thiene; copia del memoriale del maggiore tedesco Georg Siemon, comandante il presidio tedesco di Thiene.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

27 aprile 1945: Contrà Pozzan di Sarcedo (Alto Vicentino).

 

 

 

Le vittime:

 

- Alfredo Fabris “Franco”, da Zugliano; già insegnante e alpino, Capo di Stato Maggiore della Brigata “Martiri di Granezza”, Divisione “M. Ortigara”; catturato e trucidato dalle SS di Villa Cabianca nei pressi di Contrà Pozzan di Sarcedo il 27.4.45. E’ decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria ed a lui è dedicata la Scuola secondaria di Zugliano.

- Marco Fantin, cl. 1865, da Contrà Pozzan di Sarcedo; civile, assassinato dai tedeschi nella propria abitazione il 27.4.45.

 

 

I fatti:

 

Alfredo Fabris “Franco”, già catturato all’alba del 28 marzo ‘45 a Monte di Calvene con “Ferrara” e Francesco Zaltron “Silva”, è consegnato alle SS della “Banda “Carità” di Villa Cabianca di Longa di Schiavon. Il 27 aprile riesce a fuggire nel tentativo di raggiungere Zugliano e il comando della sua Brigata, ma è raggiunto lungo gli argini del torrente Astico dalle SS che riescono a ferirlo. A sud di Sarcedo, passa vicino a Contrà Pozzan, ma non si ferma per non compromettere i residenti e continua verso Casa Contin. Le SS che lo credono comunque nascosto nelle case della contrada, cominciano a perquisire e a sparare attraverso porte e finestre, uccidendo così l’anziano Marco Fantin e ferendo sua figlia Antonia (cl. 01). Alla fine, indirizzati da una spia fascista del luogo, si dirigono verso Casa Contin; ma anche lì “Franco” non si è fermato, ha proseguito un po’ verso sud, verso Montecchio Precalcino, e in aperta campagna, ai bordi di un fosso, si ferma sfinito; raggiunto dalle SS e dalla spia, viene finito con un colpo alla testa.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 

- BdS-SD – Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD - Italienische Sonderabteilung (Banda Carità);

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 27 Aprile 1945. Longa di Schiavon - Novoledo – Dueville – Sandrigo. Una trappola per i Comandanti della Divisione Partigiana “Monte Ortigara”, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2015.

- Giacomo Cappellotto, Liverio Carollo, Loris Marcon, Sarcedo: pagine di storia dal 1935 al 1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1990, pag. 83-116.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 401.

- Archivio Istituto Veneto sulla Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea (IVSREC), ora Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea dell'Università di Padova, Palazzo del Bo.38

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

27 aprile 1945: Schiavon – Pianezze (Bassanese).

 

 

 

Le vittime:

 

- Giovanni Groppo, cl. 15, da Villaraspa di Mason; partigiano della Brigata “Giovane Italia”, Divisione “Monte Ortigata”, caduto in combattimento a Schiavon il 27.4.45.

- Giuseppe Piva, cl. 20, da Villaraspa di Mason; partigiano della Brigata “Giovane Italia”, Divisione “Monte Ortigata”, caduto in combattimento al Ponte della Valletta di Mason il 27.4.45.

- Adino Zanettin, cl. 18, da Villaraspa di Mason; partigiano della Brigata “Giovane Italia”, Divisione “Monte Ortigata”, caduto in combattimento a Schiavon il 27.4.45.

 

 

I fatti:

 

Il 27 aprile ’45, durante azioni di disturbo a colonne tedesche in ritirata sulle strade provinciali “Marosticana” e “Gasparona” cadono in combattimento 3 partigiani della Brigata “Giovane Italia”, Divisione “Monte Ortigata”:

- Lungo la strada provinciale “Gasparona”, al Ponte della Valletta, al confine tra i comuni di Marostica e Pianezze, è colpito a morte dai tedeschi il partigiano Giuseppe Piva;

- a Schiavon, nei pressi della strada provinciale “Marosticana”, all’inizio della strada che porta a Mason (via Roncaglia di Sopra) sono uccisi i partigiani Giovanni Groppo e Adino Zanettin; tra l’altro, in uno scontro tra partigiani e tedeschi in via Roma di Panezze, è danneggiata l’abitazione di Genero Francesco di Giuseppe.

 

La Memoria:

 

Cippo commemorativo in via Roncaglia di Sopra di Schiavon, nel luogo dell’uccisione dei partigiani Groppo e Zanettin.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 

- Reparti tedeschi non individuati.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.39

- Il Giornale di Vicenza del 30.10.2007, pag. 32.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

27 aprile 1945: Marsan di Marostica (Bassanese).

 

 

 

La vittima:

 

- Aristide Nonis “Noce”, cl. 22, nato a Belluno e residente a Bassano del Grappa; diplomato all’Istituto Magistrale di Bassano e ufficiale d’Artiglieria in Grecia, dopo l’8 settembre ’43 entra nella Resistenza, prima sul Grappa e successivamente sulle colline della destra Brenta; vice comandante della Brigata “Giovane Italia”.

 

 

I fatti:

 

La mattina del 27 aprile, Aristide Nonis “Noce”, parte in bicicletta dalla casa della famiglia Frison sulle colline di S. Benedetto di Marostica, è sua intenzione raggiungere Villa Cabianca a Longa di Schiavon per partecipare alle trattative di resa delle SS di Mario Carità (BdS-SD/ Italienische Sonderabteilung) come rappresentante della Brigata “Giovane Italia”, in quanto, Antonio Borsato “Aquila”, il comandante della Brigata, non può essere presente. Giunto a Marsan di Marostica, è intercettato forse da tedeschi in ritirata che vogliono impossessarsi della sua bicicletta, o forse che si sono accorti che è armato, ma non è da escludere che i sicari provengano appositamente per lui da Villa Cabianca. Sta di fatto che senza esitazione quei tedeschi lo uccidono con una “raffica di mitra”.

 

Quel 27 aprile 1945 vede la morte, l’eliminazione fisica, oltre che del Comandante “Noce”, anche di altri comandanti partigiani provenienti o diretti a Longa di Schiavon: Alfredo Fabris “Franco”, Giordano Bruno Azzolin “Paniti”, Attilio Andreetto “Sergio”, Giovanni Carli “Ottaviano” e Giacomo Chilesotti “Loris”. Un po’ troppi e importanti per non pensare a un coinvolgimento diretto di Mario Carità.

Sulle modalità e le motivazioni della sua morte le opinioni sono discordi, ma sta di fatto che come ricorda “Zaira” Meneghin: “Il 27 aprile, mentre si recava alla Longa a trattare la resa come rappresentante della brigata...”, fu ucciso.

 

La Memoria:

 

Nel luogo del suo assassinio è collocata a ricordo una lapide a muro. “Noce” è sepolto al Cimitero di Marostica nella tomba ai “Caduti della Resistenza”, dove figurano le foto di 20 patrioti, tra cui quelli di Vanin, Possamai, Vivian e Zaira Meneghin Maina.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 

- BdS-SD – Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD - Italienische Sonderabteilung (Banda Carità);

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 27 Aprile 1945. Longa di Schiavon - Novoledo – Dueville – Sandrigo. Una trappola per i Comandanti della Divisione Partigiana “Monte Ortigara”, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2015.

- “Zaira” Meneghin Maina, Tra cronaca e storia. La Resistenza nel Vicentino, Ed. Teti, Segrate (Mi) 1989, pag.114 e 174.

- Giuseppe Pupillo, Una giovinezza difficile. Testimonianze di donne e uomini che furono giovani durante il periodo bellico (1940-1945), Ed. Centro Studi Berici-Istrevi, Sossano (VI) 2008, pag.296.

- Benito Gramola, “Monte Grappa tu sei la mia Patria”. La Brigata “Martiri del Grappa”, Ed. AVL di Bassano, Rossano Veneto 2003.

- Benito Gramola (a cura di), Tullio Carlesso. Da Marsan alla Cabianca. Vicende dei patrioti del battaglione “Vanin” (Brigata “Giovane Italia”), Fara Vicentino 2015, pag.22-25.

 

 

 

 

27 aprile 1945: Cassola (Bassanese)

 

 

 

Le vittime:

 

- Rino Beltramello; cl.36; civile, ucciso il 27.4.45 investito con premeditazione da un’auto tedesca a Cassola.

- Olga Agnese Gheno, cl. 23, da Cassola; civile, uccisa il 27.4.45 da una raffica di mitra a Cassola (Vi).

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag. 376 e 505.

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag. 22.

 

 

 

 

 

27 aprile 1945: Dueville (Alto Vicentino).

 

 

 

Le vittime:

 

- Giuseppe Bertinazzi; cl. 20, nato a Grumolo delle Abbadesse e residente a Dueville, agricoltore fittavolo, già soldato in Jugoslavia; partigiano territoriale della Brigata “Loris”; è ucciso nel primo pomeriggio del 27.4.45 in Contrà Astichelli, a nord-est di Dueville, da tedeschi in ritirata e saccheggio.

- Ferdinando Bozzo; cl. 1889, nato a Brendola e residente a Dueville, presso il casello ferroviario di via Caprera, ferroviere; civile, il 27/04/45 viene assassinato da soldati tedeschi mentre è alla finestra della sua abitazione; come nel caso di Rossato, anche Bozzo è ucciso, “senza motivazione apparente, singolarmente e in luoghi fuori dal centro abitato”, da truppe in ritirata o, come nel suo caso, forse proprio dagli uomini del reparto Flak che sostituisce i paracadutisti-SS della prima strage, e che da sud, da via Caprera, entrano a Dueville.

- Giuseppe Brambilla; probabilmente lombardo, partigiano territoriale della Brigata “Mameli”, Btg. “Livio Campagnolo, 1° Distaccamento, Squadra di Caldogno, caduto in combattimento nei pressi del “piano caricatore” della Stazione ferroviaria di Dueville, durante l’attacco lanciato dai partigiani per occupare Dueville nel pomeriggio del 27.4.45.

- Nicola Dal Santo di Giuseppe, cl. 03, nato a Caltrano e residente a Dueville, via Molino, agricoltore; partigiano “territoriale” della “Mameli”, Btg “Livio Campagnolo, 2° Distaccamento, Squadra di Dueville. Dalle ore 7:00 del 28.04.45, 300 soldati tedeschi si stabiliscono presso l’azienda agricola del padre e vi rimangono sino alla sera alle ore 19:00; Nicola, è catturato e legato con altre due persone nella stalla, ma dopo un tentativo di fuga viene ucciso.

- Giovanni Dari di Giuseppe e Pasqua Ricciardelli, cl. 25, nato e residente a Castel Bolognese (Ra); partigiano territoriale della Brigata “Loris” di Dueville; imprigionato dai tedeschi a Vicenza con Pasquale Ruffo e Guido Giacomin, riesce a evadere, e il mattino del 27 aprile raggiunge Dueville; lo stesso giorno è ferito mortalmente in via Orsole (oggi Martiri della Libertà), nei pressi della Trattoria “alla Berica”, durante l’attacco dei paracadutisti-SS.

- Isaia Frazzini; cl. 18, nato a Siena, sfollato a Dueville, impiegato; partigiano territoriale della Brigata “Mameli”, Btg “Livio Campagnolo, 2° Distaccamento, Squadra di Dueville; è ucciso il 27.4.45 in via Dante, durante l’attacco dei paracadutisti-SS.

- Ettore Giacomin di Giovanni, cl. 1884, nato a Rovolon (Pd) e residente a Dueville, capo reparto al Lanificio Rossi di Dueville, la sua famiglia è proprietaria e gestore dell’Osteria “alla Berica”; civile, il 27/04/45 viene assassinato dai paracadutisti-SS all’interno dell’Osteria “alla Berica”.

- Guido Giacomin di Ettore, cl.25, da Dueville, studente; partigiano territoriale della Brigata “Mameli”, Btg. “Livio Campagnolo”, 2° Distaccamento, Squadra di Dueville; catturato dai tedeschi nella primavera del ‘45 e in attesa di essere deportato in Germania è imprigionato alla Caserma “Sasso” di Vicenza, sede della Feld-Gendarmerie tedesca; assieme ad altri due partigiani, Giovanni Dari e Pasquale Ruffo, sfruttando la confusione della ritirata tedesca, riesce a evadere e al mattino del 27 aprile raggiunge Dueville; lo stesso giorno è assassinato dai paracadutisti-SS all’interno dell’Osteria “alla Berica”.

- Francesco Giaretton; cl. 1900, nato a Bolzano Vicentino e residente a Dueville, macellaio; partigiano territoriale della “Mameli”, Btg. “Livio Campagnolo”, 2° Distaccamento, Squadra di Dueville; nel tardo pomeriggio del 27.4.45, dopo il ripiegamento dal centro di Dueville, viene ucciso in via Villanova, a ovest di Dueville, da tedeschi in ritirata e saccheggio.

- Guido Marillo; da Castelnovo (Vr); partigiano territoriale della Brigata “Mameli”, Btg. “Livio Campagnolo”, 1° Distaccamento, Squadra di Caldogno, caduto in combattimento nei pressi del “piano caricatore” della Stazione ferroviaria di Dueville, durante l’attacco lanciato dai partigiani per occupare Dueville nel pomeriggio del 27.4.45.

- Dimitri Micailov “Dimitrio”; ex prigioniero sovietico; partigiano territoriale della Brigata “Mameli”, Btg. “Livio Campagnolo”, 1° Distaccamento, Squadra di Caldogno, caduto in combattimento nei pressi del “piano caricatore” della Stazione ferroviaria di Dueville, durante l’attacco lanciato dai partigiani per occupare Dueville nel pomeriggio del 27.4.45.

- Gaetano Militti; cl. 18, da Dueville; partigiano territoriale della Brigata “Mameli”, Btg. “Livio Campagnolo”, 2° Distaccamento, capo nucleo della Squadra di Dueville; operaio e guardia ferroviaria militarizzata, è ricordato come “il più bello del paese”; il 27.04.45 è il primo a cadere in via Garibaldi sotto il fuoco dei paracadutisti-SS mentre dall’Osteria “alla Berica” tenta di scavalcare la rete di recinzione.

- Giovanni Palsano; cl. 1892, nato a Vicenza e residente a Dueville, agricoltore fittavolo; civile, è ucciso il 28.04.45 in via Corvo da tedeschi in ritirata e saccheggio.

- Giuseppe Pasciutti di Francesco, cl. 20, nato a Lacedonia (Av), sfollato a Dueville, studente; partigiano territoriale della Brigata “Mameli”, Btg “Livio Campagnolo”, 2° Distaccamento, Squadra di Dueville; è ucciso il 27.04.45 sul sagrato della chiesa di Piazza Monza, durante l’attacco dei paracadutisti-SS.

- Folco Portinari di Luciano e Margherita Navilli, cl. 28, nato a Migliorino (Ferrara), residente a Ferrara, sfollato con la famiglia prima a Vicenza poi a Dueville presso Casa Padovan in via IV Novembre, studente; civile, il 27.04.45 viene ucciso dai paracadutisti-SS mentre da Piazza Monza cerca di raggiungere casa.

- Francesco Rizzato di Giovanni e Anna Dal Maso, cl. 23, da Zanè; partigiano del Btg. “Francesco Urbani” della “Mameli”; in missione a Caldogno, si aggrega al Btg. “Campagnolo” e partecipa all’attacco a Dueville; caduto in combattimento nei pressi del “piano caricatore” della Stazione ferroviaria di Dueville, durante l’attacco lanciato dai partigiani per occupare Dueville nel pomeriggio del 27.4.45.

- Bortolo Rossato; cl. 1884, da Dueville, via Garibaldi n.60 (oggi n.213), a est di Dueville; civile, è ucciso il 27.04.45, “senza motivazione apparente, singolarmente e in luoghi fuori dal centro abitato”, nell’orto di casa, da tedeschi in ritirata e saccheggio.

- Pasquale Ruffo; cl. 20, nato a Napoli e residente a Dueville, studente e partigiano territoriale della Brigata “Loris” di Dueville; imprigionato dai tedeschi a Vicenza con Giovanni Dari e Guido Giacomin, riesce a evadere, e il mattino del 27 aprile raggiunge Dueville; lo stesso giorno è assassinato dai paracadutisti-SS all’interno dell’Osteria “alla Berica”.

- Visonà Alberto; cl. 23, nato e residente a Valdagno, studente di giurisprudenza, in contatto già prima del ‘43 con Antonio Giuriolo e il Partito d’Azione clandestino; nell’aprile ‘43 viene arrestato con altri giovani di Valdagno, ma è liberato il 27 luglio dopo la caduta del regime fascista; partecipa alla lotta partigiana nella Brigata di Giustizia e Libertà “Rosselli”, nelle valli del Chiampo e dell’Agno; a Dueville è in missione, ospite dello zio, direttore del locale Lanificio Rossi, e quel 27 aprile interviene in appoggio dei fratelli Guido “Bonomo” di presidio in via Garibaldi; è assassinato dai paracadutisti-SS all’interno dell’Osteria “alla Berica”.

 

 

I fatti:

 

All’alba del 27.4.45 la popolazione inizia a saccheggiare i magazzini abbandonati dai tedeschi in ritirata. Nel timore che tutto quel materiale sia depredato, il locale CLN decide di chiedere l’aiuto dei partigiani.

 

Alle ore 9:00 arriva con un camioncino il comandante della Brigata “Mameli” Roberto Vedovello “Riccardo”, accompagnato da 9 partigiani. Prima di affrontare il problema saccheggio, “Riccardo” distribuisce i suoi pochi uomini in modo da poter tener sotto controllo tutte le vie d’accesso al paese, infine, aiutato da alcuni elementi del CLN locale, riesce a far cessare le ruberie. Nel frattempo, a rinforzo dei pochi uomini distribuiti da “Riccardo”, arrivano i partigiani territoriali locali che tramutano in veri e propri posti di blocco gli accessi al centro di Dueville.

 

Alle ore 13:00, da est, arriva una motocarrozzetta tedesca; subito i partigiani che presidiano quell’entrata aprono il fuoco, feriscono il passeggero, mentre l’autista riesce a fuggire. Poco tempo dopo ecco giungere alcuni camion carichi di paracadutisti-SS; scendono a poco più di 500 metri dal centro del paese, e con una manovra particolarmente decisa e veloce entrano nelle case, catturano circa 100 ostaggi, e danno alle fiamme le ultime 5 abitazioni che li separano dal contatto diretto con i partigiani attestati all’incrocio fra via Garibaldi e via Orsole (oggi via Martiri della Libertà).

 

Mentre “Riccardo”, 7 dei suoi uomini, e i partigiani territoriali che sono con loro, riescono a non entrare in contatto con gli attaccanti e ad allontanarsi dal paese, per i partigiani del presidio est, quando si rendono conto della consistenza del reparto nazista è ormai troppo tardi per riuscire a sganciarsi: bloccati dal fuoco nemico, dopo un breve tentativo di resistenza, alcuni trovano altro riparo che all’interno della Trattoria “alla Berica”, mentre altri cercano disordinatamente altre vie di fuga verso il centro del paese. I nazisti irrompono nel locale e bloccano tutti i presenti; liberano le 4 donne e il bambino, mentre gli 8 uomini sono fatti prima uscire dal locale e allineare lungo il muro esterno, quindi fatti rientrare. Una volta nuovamente all’interno della trattoria, le SS fanno uscire dal gruppo 2 persone, uno risparmiato forse per l’avanzata età, l’altro liberato perché milite della GNR, mentre altre 2 riescono a nascondersi in cantina. Le SS aprono il fuoco e uccidono i 4 uomini rimasti e lanciano alcune bombe a mano all’interno della cantina. Nel contempo i nazisti continuano ad avanzare verso il centro del paese, dove uccidono altre 4 persone, 3 partigiani e un civile.

 

L’intera azione di rastrellamento dura forse meno di un’ora; le SS dimostrano di avere fretta, risalgono subito sui camion e già alle ore 14:30 sono pronte a partire. Vengono sostituite nel presidio del paese e nella gestione degli ostaggi da un reparto della Flak, ed è proprio durante la permanenza in paese di questo secondo reparto che avviene un secondo scontro dove sono uccisi altri 4 partigiani, ma si giunge anche alla liberazione di tutti i 100 ostaggi. Sempre lo stesso giorno, ma in altri momenti e luoghi, ci sono ulteriori 4 vittime, e il 28 aprile altre 2; nel corso della giornata sono almeno 150 le abitazioni saccheggiate, e circa una decina quelle incendiate o distrutte.

 

 

La sequenza dei fatti:

 

- 27/4/45 (ore 13-14): attacco tedesco a Dueville, con morti in combattimento ed esecuzioni sommarie anche di civili; oltre 100 ostaggi catturati e concentrati presso il “campo sportivo”.

- 27/4/45 (ore 16-18): attacco partigiano per occupare Dueville, con morti in combattimento e infine accordo tedesco-partigiano con ripiegamento partigiano e liberazione di tutti gli ostaggi.

- 27 e 28/4/45: singole uccisioni di partigiani e civili in luoghi fuori dal centro abitato; saccheggi e violenze causate da soldati tedeschi in ritirata.

- 29/4/45: Liberazione di Dueville.

 

 

La Memoria:

 

Lapide in marmo dei caduti di Dueville nella II^ Guerra Mondiale all’interno della Chiesa, entrando, nella prima apside a destra, e una lapide in bronzo (errata e incompleta) posta sulla parete nord dell’ex Osteria “alla Berica” in via Garibaldi a Dueville e inaugurata nel 2007.

 

 

Sino ad oggi le ricostruzioni verbali e scritte di questi fatti, sono state contraddittorie, confuse e imprecise. Gli avvenimenti, particolarmente articolati, che coprono l’arco di 2 giornate e che si sviluppano in luoghi diversi, sono stati trasformati e deformati in un singolo, breve episodio, molto lontano da quanto è realmente accaduto. La lapide di via Garibaldi, che “L’Amministrazione Comunale di Dueville pose il 25 Aprile 2007” sulla parete dell’ex Osteria “Alla Berica”, “in memoria delle vittime dell’eccidio del 27 Aprile 1945”, riportata i nomi solo di 14 vittime. Inoltre, 6 di esse non sono morte durante l’«eccidio», e alcune nemmeno lo stesso giorno, come Giuseppe Bertinazzi, Ferdinando Bozzo, Nicola Dal Santo, Francesco Giaretton, Giovanni Palsano e Bortolo Rossato; viceversa, 5 sono i Caduti di quel 27 aprile che sono stati totalmente dimenticati dalla storiografia locale, essi sono Giovanni Dari, Giuseppe Brambilla, Guido Marillo, Dimitri Micailov e Francesco Rizzato.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

 

- BdS-SD – Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD - Italienische Sonderabteilung (Banda Carità);

- Reparto SS-Fallschirmjäger - Paracadutisti-SS.

- Reparto Flak di Vivaro.

- Reparto Paracadutisti-SS (SS-Fallschirmjäger). Questo reparto, arriva a Dueville circa alle ore 13 ed è disinteressato al saccheggio quanto alla rappresaglia, viceversa ha fretta di eliminare l’ostacolo rappresentato dai partigiani del presidio “alla Berica”, e di lasciare Dueville. Questo comportamento avvalla la tesi che il loro obiettivo non sia la rappresaglia per la motocarrozzetta attaccata dai partigiani, bensì l’eliminazione dei comandanti la Div. Partigiana “M. Ortigara” (Giacomo Chilesotti “Loris” e Giovanni Carli “Ottaviano”), presenti in zona in quei momenti e da tempo tenacemente ricercati dal BdS-SD, il servizio di sicurezza delle SS, di cui fa parte la famigerata “Banda Carità” (Italienische Sonderabteilung).

- Reparto Flak. Questo reparto della Flak (Dienststelle L 29165, Lg Pa. Muenchen 2 – Der Standort-Gruppenäelteste Vivaro), che ha il suo Comando a Vivaro, in Villa Perazzolo, svolge funzioni sia di “Pronto intervento logistico-militare”: il suo ruolo nei giorni della Liberazione è quello di garantire alle truppe in ritirata copertura militare e assistenza logistica, nonché svolgere compito di “retroguardia” rispetto all’avanzata Alleata.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 27-29 Aprile 1945. Ultimi giorni di guerra a Dueville e la falsa rappresaglia tedesca, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2015.

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 27 Aprile 1945. Longa di Schiavon - Novoledo – Dueville – Sandrigo. Una trappola per i Comandanti della Divisione Partigiana “Monte Ortigara”, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2015.

- Nell’aprile 1984 il prof. Italo Mantiero, il Comandante “Albio” della Brigata “Loris”, dà alle stampe il suo memoriale: Con la Brigata Loris. Vicende di guerra 1943-1945. Giulio Vescovi, con sincerità intellettuale e diplomazia afferma nella presentazione che il libro di Mantiero non può “allontanarsi dai sentimenti di chi ha vissuto le vicende narrate, né può essere estraneo alle emozioni di chi vi è stato in mezzo”. Sempre nell’aprile 1984, stimolato dal libro di Mantiero, il mensile di Dueville “Metro”, con un articolo a firma di Luigi Fabris tenta una prima ricostruzione “storica” dei fatti accaduti a Dueville quel tragico 27 aprile. Le conclusioni parlano da sole: “Ancor oggi, la gente ne parla mal volentieri, spesso rifugiandosi nell’anonimato, perché ... è una questione delicata che può urtare tante persone”. L’anno successivo (aprile 1985), anche a seguito di una serie di lettere giunte al giornale dopo il primo articolo, “Metro” torna sull’argomento, ma le cui conclusioni non sono molto diverse: “sui nomi, sulle responsabilità, sulle scelte operate allora, su episodi di fondamentale importanza per la ricostruzione della verità, ci siamo trovati di fronte ad un muro”. Nel 1990 il dott. Roberto Vedovello, il Comandante “Riccardo” della Brigata “Mameli”, rompe un silenzio durato 45 anni e da Cavalese, nella trentina Val di Fiemme, prende carta e penna e risponde a Mantiero, tracciando il suo resoconto dei fatti accaduti a Dueville. Un intervento che ha ritenuto necessario solo: “per impedire che poche, maldestre ed insensate righe di un astioso personaggio potessero anche solamente gettare un’ombra sull’onore degli uomini della mia Brigata”.

Nel 1996, arriva un nuovo contributo: Palmiro Gonzato e Lino Sbabo, partigiani della “Mameli” di Levà, pubblicano il loro memoriale: "C’eravamo anche noi. Ricordi della Resistenza a Montecchio Precalcino". Un libro che tra molti altri episodi descrive anche l’intervento delle squadre di Levà del Btg. “Livio Campagnolo” della “Mameli” nell’azione del 27 aprile a Dueville.

 

Nel 2006, in appendice al libro Memorie Partigiane, curato da Benito Gramola, Francesco Binotto firma: Cronaca di una rappresaglia: Dueville 27 aprile 1945. Un “racconto scritto” che sembra solo voler confermare la “versione ufficiale”, visto che nulla, o quasi, di nuovo ha avanzato. Nel novembre del 2007, per l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della Provincia di Vicenza “Ettore Gallo”, Paolo Tagini e Pierluigi Dossi realizzano a Cavalese (Trento) un’intervista filmata con il Comandante della Brigata “Mameli”, il dott. Roberto Vedovello “Riccardo”. Un mese dopo viene registrato da Pierluigi Dossi anche l’incontro, dopo 62 anni, tra Palmiro Gonzato, partigiano di Levà, e il suo comandante di brigata, Roberto Vedovello.

 

Nel 2011 Giuseppe Bozzo dà alle stampe le sue memorie, Gocce di Storia, dove racconta la terribile esperienza di IMI, sia durante l’internamento in Germania, che nei giorni del suo rientro a casa. Nel libro Bozzo ricorda anche il dolore patito nell’apprendere che il padre era morto poco prima del suo ritorno, ucciso durante i tragici fatti che hanno interessato Dueville negli ultimi giorni di guerra. Il cav. Bozzo parlando di quella vicenda scrive:

 

“Diciassette furono i civili innocenti che caddero sotto il piombo nazista per un evento bellico che poteva essere evitato. Parecchie furono le testimonianze udite in quei giorni e spesso discordanti fra loro, a seconda del credo politico del narratore o della sua personale incipiente convenienza partitica”.

Sempre nel 2011, il Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino, realizza un lungometraggio storico in dvd, Resistere a Montecchio Precalcino. Vi sono raccontate anche le vicende che riguardano l’azione condotta dal Btg. “Livio Campagnolo” per la liberazione di Dueville, con importanti interviste inedite al dott. Arrigo Martini “Ettore”, Commissario del Battaglione, e a Palmiro Gonzato, Capo Squadra di Levà del Btg. “Livio Campagnolo”.

- Documentario in dvd, Resistere a Montecchio Precalcino. Storia della Guerra di Liberazione 1943-1945 nei luoghi del presente, Ed. CSSMP, Regia Diego Retis e Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, Montecchio Precalcino (Vi) 2011. Lungometraggio storico della durata di 133 minuti e suddiviso in 13 capitoli.

- Benito Gramola (a cura di), Memorie Partigiane di D. Martin e A. Giudicotti – in appendice di Francesco Binotto, Cronaca di una rappresaglia: Dueville 27 aprile 1945, S. Martino di Lupari (VR) 2006, pag.107-109.

- Benito Gramola (a cura), La formazione del Partito d’Azione vicentino. La brigata “Rosselli”, Divisione partigiana “Vicenza”, Ed. Rossato, Valdagno 1997.

- Francesco Binotto e Benito Gramola (a cura di), L’ultimo viaggio dei Comandanti Chilesotti, Carli, Andreetto: ricostruzione e antologia - Intervista a Mary Arnaldi – Gli ultimi giorni a Sandrigo di Giovanni Mattiello “Gioanin”, Ed. AVL di Vicenza, Quaderno n° 8 - Marzo 2012.

- Emilio Franzina, “la provincia più agitata”. Vicenza al tempo di Salò attraverso i Notiziari della Guardia nazionale repubblicana e altri documenti della Rsi (1943-1945), Ivsrec, Padova 2008, pag. 182.

- Comitato Veneto-Trentino, Brigate d’assalto “Garemi”, Padova 1978, Elenco Caduti, pag. 161-173.

- Italo Mantiero, Vicende di guerra 1943-1945. Con la Brigata Loris, Ed. AVL, Vicenza 1984, pag. 304.

- Renato Camurri, Antonio Giuriolo e il “partito della democrazia, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (VR) 2008.

- Antonio Trentin, Antonio Giuriolo, (2° ed. agg.) Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2012, pag.81, 104, 115, nota 30.

- Liverio Carollo (a cura di), di Giancarlo Giulianati, Fra Thiene e le colline di Fara. Memorie di una staffetta della “Mazzini”, Ed. Amici della Resistenza ANPI-AVL, Thiene 2009, pag. 59.

- Ugo De Grandis, Il “Caso Sergio”. La ricostruzione di un movimento scissionista nel cuore delle Brigate “Garemi”, Schio 2008, pag. 301.

- Zaira Meneghin Maina, Tra cronaca e storia. La Resistenza nel Vicentino, Ed. Teti, Milano 1989.

- Palmiro Gonzato e Lino Sbabo, C’eravamo anche noi. Ricordi della Resistenza a Montecchio Precalcino, Ed. ANPI, Vicenza 1996.

- Giuseppe Bozzo, Gocce di Storia. Storia e diario di un ex internato 1943-1945, Dueville 2011.

- Lia Carli Miotti, Giovanni Carli e l’Altopiano di Asiago, Ed. Zanocco, Padova 1947.

- AA.VV., Gloria eterna ai Caduti per la Libertà della Provincia di Ravenna, Ed. ANPI, Ravenna 1951.

- Paolo Savegnago, Le organizzazioni Todt e Pöll in provincia di Vicenza. Servizio volontario e lavoro coatto durante l’occupazione tedesca (novembre 1943-aprile 1945), Vol. I e II, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2012.

- Metro. Rivista mensile di Dueville, n. di aprile, novembre e dicembre 1984, aprile 1985.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi: Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP), Danni di guerra, Ruoli matricolari e Schede personali; Catasto Italiano 1935-39 e Registri delle partite.

- Archivio di Stato di Forlì-Cesena (ASFC); Ruoli matricolari e Schede personali.

- Archivio Comune di Dueville (ACD); Registro Atti di Morte e Sussidi Militari.

- Istituto Geografico Militare (IGM); Mappe d’Italia aggiornate 1935-38, scala 1:25.000.

 

 

 

 

La morte dei comandanti della Divisione "Ortigara"

 

 

 

Le vittime:

 

- Attilio Andreetto “Sergio”; cl.19, da Bevilacqua Boschi (Vr), studente di Matematica; già sergente degli Alpini, già comandante della Brigata “Garemi” e della Brigata “Pasubiana” del Gruppo Brigate “Garemi”, infine vice comandante della Brigata“Loris” della Divisione autonoma “M.Ortigara”. E’ decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare.

- Giordano Bruno Azzolin “Paniti” di Giovanni e Felicita Menegon, cl.18, da Sandrigo; già sergente maggiore pilota, vice-comandante del Btg. partigiano territoriale “Sandrigo”, Brigata “2^ Damiano Chiesa” della Divisione “Vicenza”. E’ decorato con Croce di Guerra al Valor Militare.

- Giovanni Carli “Ottaviano”, cl.10, da Asiago, laureato in ingegneria a Padova, collabora con l’Università patavina e nello stesso tempo insegna negli Istituti Industriali (a Forlì, Vicenza,Padova). Sposa Lia Miotti, il cui fratello è Federico Miotti, parroco a Mason. E’ l’anima, la guida e il coordinatore della Resistenza altopianese e “autonoma”. Alla costituzione della Divisione “M.Ortigara” è nominato Commissario politico. E’ decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare.

- Giacomo Chilesotti “Nettuno-Loris” di Pietro e Maria Tomba, cl.12, da Thiene, ingegnere meccanico e ufficiale del 4° Regg. Genio Alpini di Bolzano, figlio di una ricca famiglia di proprietari terrieri; dopo l’8 settembre ‘43, mentre si trova al sud per lavoro-militarizzato presso i cantieri navali, riesce a rientrare a Thiene e nell’ottobre va a trovare l’amico Elio Rocco, a Belvedere di Tezze sul Brenta, che lo inserisce nella “Missione MRS” e nella Resistenza; cattolico, è uno dei maggiori organizzatori della Resistenza vicentina; su di lui pendeva una taglia di 1 milione di Lire. E’ decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare.

- Giovanni Novello; civile.

 

 

I fatti:

 

Gli avvenimenti che portano alla morte dei Comandanti della Divisione partigiana “Monte Ortigara” iniziano al mattino del 27.4.44, a Villa Cabianca di Longa di Schiavon, sede del BdS-SD/ Italienische Sonderabteilung (Banda Carità).

 

Il comandante partigiano “Ermes” Farina è già alla Villa per trattare la resa e la consegna di un “tesoro” frutto di razzie, ma viene convinto della necessità di allargare la trattativa. Con tale obiettivo parte dalla Villa in moto, accompagnato dal sottotenente-SS Antonio Nalin. Dopo aver fallito con Gaetano Bressan “Nino”, comandante della Divisione “Vicenza”, “Ermes” e Nalin tentano di contrattare Giacomo Chilesotti “Loris” e Giovanni Carli “Ottaviano”, comandante e commissario politico della Divisione “Monte Ortigara”. Li incontrano a Novoledo di Villaverla, dove i Comandanti, dopo aver analizzato la situazione e dato le opportune disposizioni per il proseguo delle operazioni, decidono di partire per Longa portando con loro Attilio Andreetto “Sergio” e due capaci staffette, “Zaira” Meneghin e “Lina” Tridenti, utili per diramare gli ordini a trattativa di resa ultimata; decidono inoltre di partire con l’automobile catturata poche ore prima a due ufficiali e un maresciallo della Gestapo (BdS-SD).

 

Sono circa le ore 13:00 quando i Comandanti e i loro accompagnatori si spostano da Novoledo all’incrocio a nord-ovest di Dueville; circa alla stessa ora, in centro al paese, i Paracadutisti-SS si stanno scontrando con i partigiani. Alle 14:30, quando “Zaira” raggiunge i Comandanti all’incrocio, passa per il posto di blocco partigiano una macchina della Croce Rossa seguita da una motocarrozzetta: una o più funeste presenze che li seguiranno per tutto il loro tragitto.

 

Circa alla stessa ora, in piazza a Sandrigo, avviene un tragico e significativo episodio: soldati delle SS eseguono una retata al Caffè Commercio e catturano una dozzina di persone; due di esse, Luigi De Toni e Giordano Bruno Azzolin (comandante e vice-comandante del Btg. territoriale “Sandrigo”, Brigata “2^ D. Chiesa”, Divisione “Vicenza”) trovati in possesso di armi, tentano la fuga: il De Toni si salva, l’Azzolin è ucciso; i tedeschi ordinano il “coprifuoco” e a Sandrigo la gente si spranga in casa.

 

Sono circa le ore 15 quando i Comandanti partono da Dueville: davanti la moto con Nalin e “Ermes”, e dietro l’automobile con Chilesotti alla guida, Carli di fianco e Andreetto dietro con “Zaira”, tutti attenti ai possibili segnali di avvertimento di “Ermes. Circa alle ore 16:00 arrivano a Sandrigo e lo trovano stranamente deserto. Bay-passano la piazza deviando per una via secondaria, ma proprio lungo quel percorso trovano improvvisamente due strani “posti di blocco” che li costringono a svoltare a destra verso Marostica e Bassano. L’auto dei Comandanti subito dopo aver girato, trova un terzo ostacolo: a occupare buona parte della sede stradale sono parcheggiati in fila indiana due o più camion delle SS e, all’arrivo dell’automobile, un altro camion con una mitragliatrice sulla cabina, esce dal lato opposto della strada e chiude quasi completamente la strada. “Ermes” e Nalin, in moto, sono lasciati passare, ma si fermano subito dopo.

 

“Ermes” tenta di aiutare i Comandanti, segnalando ai tedeschi che la macchina è della “polizei” e incitando Nalin a intervenire personalmente, cosa che l’ufficiale delle SS sembra fare, senza stranamente ottenere nulla; anche la successiva fuga di “Ermes” e Nalin è strana: chiusi in 50 metri di strada da decine di tedeschi “minacciosi” e armati sino ai denti, i due riescono comunque a fuggire per i campi. Per i Comandanti la sorte è segnata.

 

La Memoria:

 

Nel luogo dove è avvenuto l’eccidio dei Comandanti della “Monte Ortigara”, in via Roma, a destra dal centro verso Marostica, in prossimità del ponte sul fiume Tesina, si trova il monumento - cippo. Nel luogo dove è stato assassinato Giordano Bruno Azzolin, in piazza, sulla parete esterna a fianco del Caffè Commercio, è collocata la lapide commemorativa.

 

Sino a oggi le ricostruzioni della tragica morte dei Comandanti della “Monte Ortigara”, l’ing. Giacomo Chilesotti “Nettuno-Loris” e l’ing. Giovanni Carli “Ottaviano-Alfa”, hanno sempre ruotato attorno a due “verità” contrapposte: la tesi di chi afferma che è stata solo una tragica fatalità, se non persino una congiura “garibaldina” (Gramola – Binotto); e la tesi di chi parla di un accordo tra l’ala “badogliano-cattolica” della Resistenza e i nazi-fascisti, dove i Comandanti sono eliminati perché contrari a quell’intesa (Ceccato - De Grandis). Le ultime ricerche sembrano invece orientate verso un coinvolgimento diretto nella vicenda di Mario Carità, Alfredo Perillo e del Servizio di Sicurezza delle SS tedesche (BdS-SD), nell’esistenza di uno stretto legame tra la “Strage di Dueville” e la “Strage di Sandrigo”, e nella convinzione che si tratti di una vera e propria trappola congeniata per catturare ed eliminare questi due importanti leader e “primule rosse” della Resistenza veneta.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 

- BdS-SD – Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD - Italienische Sonderabteilung (Banda Carità).

- Mario Carità, Alfredo Perillo, Antonio Nalin e altri.

- Reparto SS-Fallschirmjäger - Paracadutisti-SS.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 27 Aprile 1945. Longa di Schiavon - Novoledo – Dueville – Sandrigo. Una trappola per i Comandanti della Divisione Partigiana “Monte Ortigara”, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2015.

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 27-29 Aprile 1945. Ultimi giorni di guerra a Dueville e la falsa rappresaglia tedesca, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2015.

- Francesco Binotto e Benito Gramola (a cura di), L’ultimo viaggio dei Comandanti Chilesotti, Carli, Andreetto: ricostruzione e antologia - Intervista a Mary Arnaldi – Gli ultimi giorni a Sandrigo di Giovanni Mattiello “Gioanin”, Ed. AVL di Vicenza, Quaderno n° 8 - Marzo 2012, pag. 44-45.

- Benito Gramola, Le donne e la Resistenza. Interviste a staffette e partigiane vicentine, Ed. La Serenissima, Vicenza 1994.

- Benito Gramola (a cura di), Memorie Partigiane di D. Martin e A. Giudicotti – in appendice di Francesco Binotto, Cronaca di una rappresaglia: Dueville 27 aprile 1945, S. Martino di Lupari (VR) 2006.

- Ugo De Grandis, Il “Caso Sergio”. La ricostruzione di un movimento scissionista nel cuore delle Brigate “Garemi”, Schio 2008.

- Egidio Ceccato, Patrioti contro partigiani. Gavino Sabadin e l’evoluzione badogliana della Resistenza delle Venezie, Ed. Cierre, Sommacampagna (VR) 2004.

- Zaira Meneghin Maina, Tra cronaca e storia. La Resistenza nel Vicentino, Ed. Teti, Milano 1989.

- Lia Carli Miotti, Giovanni Carli e l’Altopiano di Asiago, Ed. Zanocco, Padova 1947.

- Anna Chilesotti, Giacomo Chilesotti, Ed. Zanocco, Padova 1947.

- Giuseppe Consolaro, Giovanni Carli, in AA.VV, Cattolici nella Resistenza. La Resistenza Vicentina e Padovana, Ed. Cinque Lune, Roma 1968, pag. 33-109.

- Piergiorgio Gios, Controversie sulla Resistenza ad Asiago e in Altopiano, Ed. Tip. Moderna, Asiago 1999, pag. 62.

- Piergiorgio Gios, Il Comandante “Cervo”, capitano Giuseppe Dal Sasso, Ed. Tip. Moderna, Asiago 2002, pag. 219.

- Maria Anna Pigatti Ranzoli, Giacomo Chilesotti, in AA.VV., Cattolici nella Resistenza. La Resistenza Vicentina e Padovana, Ed. Cinque Lune, Roma 1968.

- Giacomo Chilesotti, La brigata “Mazzini”, operazioni politiche e militari nel Thienese, Università di Padova, Facoltà di Scienze Politiche, Laurea in Storia contemporanea, anno acc. 1976-’77.

- Roberto Caporale, La Banda Carità, Ed. S. Marco, Lucca 2006.

- Mimmo Franzinelli, Squadristi, Ed. Mondadori, Milano 2003, pag. 218.

- Massimiliano Griner, La “pupilla” del Duce. La legione autonoma mobile Ettore Muti, Ed. Bollati Boringhieri, Torino 2004, pag. 129.

- Lorenzo Capovilla e Federico Maistrello, Assalto al Monte Grappa. Settembre 1944. Il rastrellamento nazifascista del Grappa nei documenti italiani, inglesi e tedeschi, Ed. Istresco , Treviso 2012, pag. 103-109.

- Italo Mantiero, Vicende di guerra 1943-1945. Con la Brigata Loris, Ed. AVL, Vicenza 1984, pag. 192.

- Benito Gramola e Roberto Fontana, Il processo del Grappa: dall’ergastolo all’amnistia. Elenco, sintesi e antologia delle carte processuali (1946-1949), Ed. Fraccaro, Bassano del Grappa 2011, pag. 184.

- Carlo Gentile, Intelligence e repressione politica. Appunti per la storia del servizio di informazioni SD in Italia 1940-1945, http://uni-koeln.academia.edu/CarloGentile/Papers/334343/ I servizi segreti tedeschi in Italia,1943-1945.

- Sandrigo 30. Rivista locale n. 6/1985, n. 1/2007 e n. 4/2010.

- Lastego. Rivista locale n. 4/1997.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi: Corte d’Assise Straordinaria (CAS); Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP); Ruoli matricolari e Schede personali; Catasto Italiano 1935-39 e Registri delle partite.

- Archivio Comune di Sandrigo (ACSa); Registro Atti di Morte.

- Archivio Comune di Schiavon (ACSch); Atti 1944-45, Domanda di Sussidio n. 10/9/P dell’8.10.44

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

- Istituto Geografico Militare di Firenze; Mappe d’Italia aggiornate 1935-38, scala 1:25.000 (IGM).

 

 

 

 

 

28 aprile 1945: Marano Vicentino (Alto Vicentino).

 

 

 

Le vittime:

- Giuseppe Cavedon; cl.14, da Marano Vicentino; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, catturato e seviziato, è trucidato il 27.4.45.

- Giuseppe Carollo; cl.26, da Marano Vicentino; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, catturato e seviziato, è trucidato il 27.4.45.

- Giuseppe De Zen; cl.14, da Marano Vicentino; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, catturato e seviziato, è trucidato il 27.4.45.

 

 

I fatti:

 

Sabato 28 aprile ‘45 il paese di Marano Vicentino è presidiato da ingenti forze tedesche. Oltre al reparto del 263° Battaglione Orientale presente in paese dall’anno precedente, giungono altri reparti in ritirata.

 

Per tutta la giornata è stato imposto il coprifuoco; in piazza sono sistemate alcune mitragliatrici e armi pesanti. Verso sera Giuseppe Carollo, operaio meccanico in una locale fabbrica, rientra a casa in bicicletta trasportando dentro un sacco uno o due fucili da caccia. Fermato ad un crocevia da alcuni soldati tedeschi, viene immediatamente tradotto presso le scuole elementari adibite a comando e carcere, del 263° Battaglione Orientale. Viene a lungo torturato con gli elettrodi e probabilmente non ha resistito e parla. Infatti, intorno alle ore 19:00, un reparto tedesco si porta nel cortile dei Mondi dove cerca, ma non trova, il deposito di armi lì immagazzinate; mette al muro una trentina di persone e inizia a perquisire gli immobili; nell’azione una raffica di mitra ferisce lievemente tre persone (Pietro Dal Prà, Antonio Cavedon di 8 anni e Rino Cavedon). Quando i tedeschi se ne vanno, portano con loro anche due uomini: Giuseppe Cavedon e Giuseppe De Zen, tradotti anch’essi nelle scuole elementari. La mattina successiva, il 29 aprile ‘45, il paese è sgombro di tedeschi, infatti, durante la notte hanno dato fuoco a tutto il materiale non trasportabile o in eccesso, compresi i buoi e i cavalli, e sono fuggiti verso nord. Quando partigiani e cittadini entrano nelle scuole elementari, appena dentro la cancellata esterna trovano il cadavere di De Zen con le mani legate: è stato ucciso probabilmente con una raffica di mitra. Poco oltre, lungo la mura divisoria, trovano il cadavere di Cavedon, ucciso con un colpo di mazza alla testa, tant’è che il cervello era sparso in terra. Al primo piano, all’interno della stanza degli interrogatori, trovano il cadavere di Carollo, ancora seduto sulla seggiola, ancora con i cavi elettrici attaccati al corpo, e il viso orrendamente squarciato con dei colpi di pugnale. I tre cadaveri vengono portati in Municipio e ricomposti.

 

La Memoria:

 

All’interno del giardino delle scuole elementari di Marano Vicentino, tornate ad essere luogo di studio ed educazione dopo la drammatica parentesi dell’occupazione nazifascista, è stato edificato un monumento in memoria dei tre uomini, ricordati in paese come “i tre Giuseppe”, uccisi il 27 aprile 1945.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 

- Ost-Bataillon 263. – 263° Battaglione Orientale.

- Fritz Buschmeyer, ... Schrick e altri.

- Altro reparto di SS tedesche non individuato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Piero Casentini, Come quando l’acqua rompe. Marano Vicentino durante l’ultima guerra nei ricordi di chi c’era, Ed. Amm. Comunale, Marano Vicentino (Vi) 2016, pag.55-57.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag.374-375 e 497.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag.236-237, 283-284 nota 46.

- Quaderni di storia e di cultura scledense, n.34, Ed. Libera associazione culturale “Livio Cracco”, di Ezio Maria Simini, Eccidi e sstragi di militari, civili e partigiani nell’alto Vicentino (1943-1945), Schio (Vi) 2014, pag.54.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

 

28 aprile 1945: Barcon di Sarcedo e Thiene (Alto Vicentino).

 

 

 

Le vittime:

 

- Mariano Bonato di Antonio e Rosaria Sartori, cl. 26, nato a Thiene; studente liceale; staffetta partigiana della Brigata “Martiri di Granezza”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”, trucidato dai tedescchi il 28.4.45.

- Stefano Viero; bovaro; civile, assassinato dai tedeschi il 28.4.45.

 

 

I fatti:

 

Nel territorio a ovest del Comune di Sarcedo, al confine con il Comune di Thiene, in località Barcon, lungo la strada provinciale “Gasparona” che collega i centri di Thiene e Sarcedo, dal mattino del 28 aprile si stanno riunendo varie colonne di paracadutisti germanici (Fallschirmjäger). Nel pomeriggio del 28 aprile, durante la cattura in località Barcon di Sarcedo, in via Palazzina, di alcuni civili da utilizzare come ostaggi per la colonna tedesca, viene ferito Elpido Baccarin, cl. 42, e ucciso Stefano Viero, bovaro presso la fam. Pigato. Sempre nelle stesse ore, presso Casa Brazzale (via Europa di Sarcedo), paracadutisti della stessa colonna tedesca, feriscono anche la staffetta partigiana, Mariano Bonato, che trasportato all’ospedale di Thiene muore lo stesso giorno.

 

La Memoria:

Cippo sul luogo del ferimento di Mariano Bonato in Via Europa di Sarcedo.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparti del 1.Fallschirm-Korps - 1^ Divisione Paracadutisti.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Girolamo Bonato (a cura di), Mariano Bonato. 11 ottobre 1926 – 28 aprile 1945. Staffetta partigiana della Brigata Mazzini, Thiene 2006.

- Giacomo Cappellotto, Liverio Carollo, Loris Marcon, Sarcedo: pagine di storia dal 1935 al 1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1990, pag. 83-116.

- Giovanni Sartoratti, Achtung, Achtung! Storie di preti e di Wehrmacht al Barcon, Ed. Gregoriana L., Padova 2003, pag. 107-114.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 401.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 184, 205 nota 23, 231.

 

 

 

 

28/30 aprile 1945: La pianura a sud di Marostica - Bassano – Romano d’Ezzelino e Liberazione di Bassano del Grappa

 

 

 

Le vittime:

- Antonio Busatto di Pietro, cl. 25, da Belvedere di Tezze sul Brenta; partigiano, morto all’Ospedale di Cittadella (Pd) il 5.5.45, per le ferite riportate in combattimento il 30.4.45.

- Giuseppe Maragno di Sante; civile, “ucciso barbaramente dai tedeschi senza alcun motivo” il 29.4.45 a Friola di Pozzoleone (Vi).

- ... Maragno di Sante; civile, “ucciso barbaramente dai tedeschi senza alcun motivo” il 29.4.45 a Friola di Pozzoleone (Vi).

- Luigi Milan di Girolamo e Olga Zitoni, cl. 22; partigiano della 2° Brigata “Damiano Chiesa”, ferito mortalmente in uno scontro con tedeschi a Poianella di Bressanvido il 28.4.45.

- Adolfo Pellanda; civile “ucciso con una raffica di mitra senza alcun motivo” da soldati tedeschi il 29.4.45 a Tezze sul Brenta (Vi).

- Domenico Rossato di Giuseppe, cl.11, da Lupia di Sandrigo; civile, ferito mortalmente dai tedeschi, muore dopo la Liberazione per le ferite riportate.

- Domenico Tasca “Nico”; cl.27, da Nove; partigiano della Brigata “Giovane Italia”, in uno scontro lungo il greto del torrente Brenta, nei pressi di Nove (al confine tra i comuni di Cartigliano e Nove), è ferito mortalmente, colpito al ventre da schegge di bomba a mano tedesca, il 29.4.45.

- Domenico Toffanin, cl. 24, da Cartigliano; partigiano caduto in combattimento a Cartigliano il 29.4.45.

 

 

I fatti:

 

Scontri tra partigiani e tedeschi in tutta l’alta pianura tra il Torrente Astico e il Fiume Brenta. Il 27 aprile, il 2° Gruppo di Combattimento della X^ Mas, di stanza nell’Alto Vicentino, sta tentando di concentrarsi a Thiene, ma i reparti dislocati a Bassano e a Marostica, cioè il Btg. Alpini “Valanga”, il 2° e 3° Gruppo d’Artiglieria “Da Giussano” e “S. Giorgio”, sono fortemente rallentati dalla ritirata tedesca e arrivano a Marostica solo il 28 mattina.

 

La cittadina è circondata dai partigiani scesi dalla pedemontana e la colonna della X^ Mas è costretta a fermarsi a presidio, impossibilitata a continuare la marcia verso Thiene. I tre reparti della X^ Mas si accordano con i partigiani alle ore 20:30 dello stesso giorno: dopo una lunga trattativa condotta dal colonnello Luigi Rodella per le formazioni partigiane e dal capitano Manlio Morelli per la X^ Mas, l’accordo prevede la consegna delle armi della truppa, che può tornare a Bassano (da dove i comandanti della X^ Mas ritengono potranno più facilmente sfuggire agli americani), mentre gli ufficiali e i sottufficiali restano armati. I feriti, tra cui il maggiore Guido Borriello, comandante dei due gruppi d’artiglieria e il capitano Manlio Morelli, comandante del Btg. Alpini “Valanga”, restano a Marostica come ostaggi.

 

Il 28 aprile ‘45, alle ore 18:00, in via Rivaro a Mason Vicentino (Strada provinciale Breganze – Marostica “Gasparona”), una colonna di camion tedeschi viene mitragliata e mitragliata da una formazione americana. Sempre il 28 aprile, le posizioni a S. Piero in Gù e la testa di ponte oltre il Fiume Brenta sono consolidate dal 350° Btg. americano, che lascia procedere verso Treviso la 91^ Divisione, mentre il 351° Btg. avanza rapidamente verso nord.

 

In via Monte Grappa a Quinto Vicentino scontri tra americani e tedeschi che durano 12 ore; scontri tra tedeschi e americani anche in via Chiodo a Bolzano Vicentino. Nella notte il passaggio di un carro armato americano fa crollare il ponte sul Rio Dindarello (strada Povolaro-Lupia di Sandrigo); all’alba viene Liberata e ripulita Sandrigo; alle ore 6:00 del 29 aprile, una Task force avanzata, formata da 4 plotoni di fucilieri a bordo di carri armati e caccia-carri, prosegue l’avanzata ed entra a Marostica alle 8,00.

 

Durante l’avanzata verso Marostica, alcuni carri americani, i partigiani del Btg. garibaldino "Ismene"(Brigata “Martiri della Val Leogra” della Divisione “Garemi”) al loro seguito da Vicenza, e i partigiani locali della Brigata “Giovane Italia” (Divisione “M. Ortigara), attaccano congiuntamente Villa Cabianca a Longa di Schiavon, ancora in mano del BdS-SD/ “Banda Carità”, “...portando all’eliminazione di quel presidio”.

 

Alle ore 13:00, in via Riale a Mason Vicentino, truppe tedesche in ritirata sparano con carro armato e danneggiano l'abitazione di Antonio Nichele di Pietro. A Marsan di Marostica, tre carri armati americani aprono il fuoco contro gruppo di tedeschi asserragliati nella casa rurale di Marco Campagnaro di Antonio.

 

Sempre il 29 aprile ’45, le due cugine Caterina Marcolin e Rosa Marangoni abitanti a Friola di Pozzoleone si sono rifugiate insieme ai bambini nel sottoscala "... per evitare incresciosi dispiaceri sapendo che i tedeschi sparavano all’impazzata. Verso le 16.30 si udirono degli spari in corte e subito dopo sempre sparando vennero nel sottoscala, ci obbligarono ad uscire tutti presero mio marito per il collo, trascinandolo via con loro; noi donne andammo dietro, per cercare di liberare mio marito ma i tedeschi in numero di tre, si girarono verso di noi, sparando al di sopra delle nostre teste allo scopo evidente [di] intimorirci e farci scappare. Difatti, non sapendo che ci tiravano addosso o meno, ci voltammo a scappare, nascondendoci sotto un pagliaio, da dove si continuava a sentire sparare; poco dopo, cessati gli spari sentimmo che una sfollata della quale non so dire il nome, gridava: aiuto, aiuto! Io e mia cugina Marangoni attratte dalle grida corremmo ed ivi giunti trovammo mio cognato, gravemente ferito, che poco dopo morì. Mi incamminai sulla strada per cercare qualcuno per aiutare mio cognato, a circa 15 [metri], con grande dolore, trovai mio marito Maragno Giuseppe fu Sante di anni 51 che era morto. Mio marito era morto, perché colpito da schegge di bombe a mano nel ventre".

 

Il 28 Aprile ’45, a Motta di Costabissara a nord di Vicenza ci sono scontri tra americani e tedeschi con l'uso di artiglieria. Ma il 29, verso Thiene si spingono solo isolate pattuglie dei reparti esploranti americani e nella zona di Schio si concentrano forti contingenti tedeschi: la scelta dei comandi americani di tagliar fuori la ritirata tedesca dal Padovano, puntando a est e a nord-est dopo aver preso Vicenza, lascia la Valle dell’Agno, la Val Leogra, la Valdastico e infine l’Altopiano di Asiago senza il loro appoggio; tocca esclusivamente ai partigiani fronteggiare le ultime fasi della ritirata della Wehrmacht ed è a Schio che si verifica la situazione più drammatica.

 

Anche la situazione di Bassano del Grappa, dove consistenti nuclei armati di tedeschi e fascisti resistono ai partigiani, è molto tesa. In tarda mattinata alcune batterie dell’88^ Divisione americana nei pressi del Collegio Scalabrin, cominciano a cannoneggiare l’abitato. I primi contatti tra le avanguardie americane e i partigiani della Brigata “Giovane Italia” (Btg. “Vanin” e Btg. “Torcellan”) sono avvenuti alle ore 8:00 del mattino in Valle S. Floriano, a nord di Marostica; da Valrovina, in attesa di congiungersi con gli americani a SS. Trinità, altre squadre del Btg. “Torcellan” impegnano i tedeschi in combattimento.

 

Alle ore 14:00 il 3° Btg. dell’88° Regg., appoggiato dai Caccia-carri del 805° Btg e da carri Sherman del 752° Btg., sviluppa l’attacco su Bassano: la Compagnia A da Longa di Schiavon avanza su Friola di Pozzoleone per tenere il guado sul Fiume Brenta; la Compagnia C si spinge fin dentro l’abitato di Bassano del Grappa.

 

Tra l’altro, scontri con utilizzo di artiglieria da ambo le parti, in via delle Fosse, Marioni, Capitel Vecchio, Ferracin, dei Menarola e Borgo Angarano a Bassano del Grappa; in Chiesa Vecchia e S. Vito a Romano d’Ezzelino; in via Bodi a Cassola, americani e partigiani aprono il fuoco con mortai contro un reparto tedesco asserragliato nell’abitazione di Valentino Nichele; a Casoni di Mussolente, via Marini, colpi di granata contro i tedeschi lì barricati, danneggiano le abitazioni di Cesare Favaro di Carlo, Luigi Michieli di Girolamo, Antonia Favero di Valentino; cannoneggiamenti anche a S. Giacomo di Romano d’Ezzelino.

 

Verso le ore 17:00 gli ultimi tedeschi lasciano Bassano del Grappa e mentre americani e partigiani si mettono all’opera per costruire una passerella sul Fiume Brenta, in sostituzione del Ponte Vecchio fatto saltare dai tedeschi, la città si prepara per la grande festa.

 

La sera del 29, tiri di artiglieria tedesca per rappresaglia su Valstaga e Campolongo di Brenta. Il 30 Aprile ’45, giunti a Carpanè di S. Nazario, gli americani rispondono cannoneggiando la retroguardia tedesca.

 

Nelle retrovie si muovono ancora numerosi gruppi di sbandati della Wehrmacht e repubblichini, talvolta pronti a cedere subito le armi, talvolta composti da irriducibili che occorreva ridurre alla ragione con la forza. Scrive il colonnello Avery Cohran, comandante del 350° Fanteria: “I battaglioni fecero uscire varie pattuglie per ripulire l’area dal nemico. L’aiuto dei partigiani fu inestimabile, sia per scacciare i tedeschi sia per fornire importanti informazioni sulla loro posizione e sui loro armamenti. Molte delle piccole città nelle vicinanze vennero liberate. Organizzate e ben coordinate azioni permisero ai partigiani di catturare innumerevoli soldati tedeschi e fascisti.”

 

Proprio a queste operazioni di pulizia venne assegnato nel Vicentino il 350° Regg. Fanteria americano, in riserva divisionale mentre il resto dell’88^ Divisione proseguiva l’avanzata nel Bellunese e in Trentino. Il comando reggimentale si sposta da Sandrigo a Marostica, assieme al 1° Btg., il 2° Btg. a Dueville, mentre il 3° resta a Sandrigo.

 

Alle ore 5:30 del 2 maggio, anche il 350° Regg. si mette in marcia con l’ordine di congiungersi con la 7^ Armata in Austria. Alle 19:45 la colonna americana, in sosta a S. Marino in Valsugana, è informata dalla popolazione che la guerra è finita.

 

 

La Memoria:

 

Sulle rive del fiume Brenta, un grande masso in pietra nei pressi del ponte che segna il confine tra i comuni di Nove e Cartigliano, porta il motto “Fraternità e Pace”, seguito dal nome di Nico Tasca e Kurt Ricter. Due ragazzi, il primo partigiano italiano, l’altro soldato tedesco, nati entrambi il 19 dicembre 1927, uno a Nove, l’altro a Lipsia, e morti la stessa notte del 29 aprile 1945 in due letti vicini dell’ospedale di Marostica, ma assistiti tutti e due amorevolmente dalla mamma di Nico.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

 - BdS-SD – Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD - Italienische Sonderabteilung (Banda Carità).

- Mario Carità, Antonio Nalin e altri.

- Tra gli altri reparti tedeschi non identificati, probabilmente il Luftnachrichten-Betriebsabteilungen zur besonderen Verwendung 11.

- Ludwig Diebold.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, La notte dei fuochi. Racconti della Resistenza, Ed. Avl, Vicenza 2005, pag. 225-228.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag. 314 e 503.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 214-217, 220-225, 313-392, 449 e oltre, 466, nota 1.

- Egidio Ceccato, Patrioti contro partigiani. Gavino Sabadin e l’evoluzione badogliana della Resistenza delle Venezie, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2004, pag. 239.

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 27 Aprile 1945. Longa di Schiavon - Novoledo – Dueville – Sandrigo. Una trappola per i Comandanti della Divisione Partigiana “Monte Ortigara”, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2015.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.52

- Archivio Istituto Veneto per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea (IVSREC), Fondo Procura Militare di Padova; Fondo Divisione “Monte Ortigara”.

- Archivio Procura Militare di Verona (PMVR), Fondo Procura Militare di Padova (PMPD).54

- Archivio privato del prof. Alberto Galeotto, testimonianza-intervista registrata a Ferruccio Manea “Tar”, Malo (Vi) 1990.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

29 aprile 1945: Caldogno

(Alto Vicentino)

 

 

 

La vittima:

 

- Alessandro Lazzaris, cl.16, da Vicenza; partigiano della Divisione “Vicenza”. Morto per “rappresaglia tedesca” il 29.4.45.

 

 

I fatti:

 

Il 29 aprile 1945, il partigiano della Divisione “Vicenza” Alessandro Lazzaris è presumibilmente caduto tra Vicenza e Caldogno, colpito da qualche isolato reparto tedesco in ritirata e saccheggio. Il repertorio dei vicentini caduti nella guerra la indica come ucciso in “rappresaglia tedesca”.

 

La Liberazione di Caldogno avviene proprio il 29.4.45 ad opera di parte del Btg. “Livio Campagnolo” della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi”.

 

 

La Memoria:

Le lastre in pietra ospitate nel giardino antistante il Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza ricordano Alessandro Lazzaris tra i caduti della lotta di Liberazione.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- AA.VV., Vicenza e i suoi caduti 1848-1945, Ed. Amm. Comunale di Vicenza, Vicenza 1988, pag. 467-487.

- www.albodoroitalia.it/reg/veneto/vicenza/com.

 

 

 

 

29 aprile 1945: La Liberazione di Montecchio Precalcino

(Alto Vicentino).

 

 

Le vittime:

 

- Pietro Campana di Andrea e Luigia Martini, cl.09, da Montecchio Precalcino; già Fante 31° Regg.Fanteria, Divisione “Siena”, sull’Isola di Scarpanto (Mar Egeo); è dichiarato “disperso” in combattimento contro reparti tedeschi il 9 settembre 1943.

- Luigi Chemello di Roberto e Anna Meda, cl.25, nato a Sarcedo e residente a Montecchio Precalcino; già Artigliere a Verona; catturato dai tedeschi il 13 settembre 1943 e internato in Germania; rimpatriato il 14 luglio 1945, è ricoverato presso l’Ospedale Militare di Verona; muore per Tbc, contratta in prigionia, il 6 maggio 1949, presso l'Ospedale Civile di Thiene.

- Antonio Francesco Dall'Osto “Toni” di Margherita, cl.22, da Montecchio Precalcino; già Geniere nel 6° Regg. Genio, partigiano, comandante di Distaccamento della Brigata “Alesonatti”, 4^ Div.Garibaldina, che opera nelle Valli di Lauro (To), partecipa alla Liberazione di Torino, dove viene ferito mortalmente da un cecchino fascista a Porta Nuova; muore presso l'Ospedale Civile di Torino il 2 maggio 1945.

- Irma Gabrieletto Moraro di Antonio e Campagnolo Caterina, cl.26, da Montecchio Precalcino; civile, è ferita a morte il 29.4.45, giorno della Liberazione, presso il Mulino Cortese e il negozio dei Martini Petenea, in Levà Bassa di Montecchio Precalcino, da un colpo di arma da fuoco involontariamente esploso da un patriota; muore durante il viaggio verso l’Ospedale Civile di Sandrigo.

- Mario Giaretta di Faustino e Maria Gioria, cl.24, da Montecchio Precalcino; già Artigliere del 4° Regg. Art. Contraerea, aggregato alla Div. “Bergamo” di stanza a Spalato-Split (Croazia); dopo l’8 settembre 1943, con il suo reparto resiste sino al 27 agli attacchi tedeschi; costretti alla resa è internato in Germania (IMI n. 102152), muore nello Stammlager di Lintfort, presso Rheinberg, il 23 novembre 1944.

- Vittorio Lavarda di Primo Antonio e Anna Bassi, cl.04, nato a Dueville e residente a Montecchio Precalcino; Carabiniere della 27^ Sezione Mista CCRR aggregata alla Div. “Acqui” a Cefalonia; è catturato dai tedeschi e internato (IMI n. 03603), è dichiarato “disperso”.

- Bruno Leoni di Sante e Graziosa Rebellato, cl.18, da Montecchio Precalcino; già “Reduce dal Fronte Greco e Russo” e decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare, con il 3° Regg. Art. Alpina, Div. “Julia; partigiano dal maggio 1944 della Brigata “Loris”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “M. Ortigara”; morto per Tbc, contratta in guerra, il 9 ottobre 1947.

- Giuseppe Lonitti “Marcon” di Bortolo e Marcon Caterina, cl.20, nato a Sandrigo e residente a Montecchio Precalcino e dirigente della locale Azione Cattolica; già Artigliere, partigiano, comandante del Distaccamento di Montecchio Precalcino della Brigata “Loris”, Gruppo brigate “Mazzini”, Div. “M. Ortigara”, muore in combattimento in Via Astichello, il 29.4.45, giorno della Liberazione di Montecchio Precalcino; è decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

- Domenico Augusto Marchiorato di Pietro e Maria Retis, cl.18, da Montecchio Precalcino; partigiano della Brigata “Mazzini”, il 12 agosto 1944 è catturato e deportato in Germania presso il Lager di Affndorpf (n. 2099); è rimpatriato il 22 maggio 1945 e ricoverato presso l'Ospedale Militare Territoriale di Verona; muore per Tbc, per i postumi della deportazione, il 31 maggio 1948 a Montecchio Precalcino.

- Giuseppe Alessandro Benvenuto Mussi di Vittorio e Angela Altissimo, cl.19, da Montecchio Precalcino; è dichiarato “disperso in mare” il 9 Settembre 1943 per l'affondamento da parte tedesca, al largo della Sardegna, della Corazzata “Roma”, nave ammiraglia della Flotta Militare Italiana.

- Massimiliano Peruzzo di Massimiliano e Erminia Gabrieletto, cl.19, da Montecchio Precalcino; già autiere del 24° Btg. Genio Artieri a Gianina (Grecia); catturato dai tedeschi il 13 settembre 1943 e internato in Germania (IMI n. 93715), muore nello Stammlager XVII/A Kaisersteinbruch, presso Vienna il 10 marzo 1945.

- Giuseppe Saccardo di Girolamo e Elisabetta De Poi, cl.26, da Montecchio Precalcino; partigiano della Brigata “Mazzini, il 12 agosto 1944 è catturato e deportato in Germania presso il Lager di Leihtmberg, con il fratello Bruno; muore a Berlino, il 21 aprile 1945.

 

 

I fatti:

 

Montecchio Precalcino è liberato il mattino del 29 aprile 1945 dai locali Distaccamenti del Btg. “Livio Campagnolo” della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi” e della Brigata “Loris”, Gruppo Brigate “Mazzini”, Divisione “Monte Ortigara”.

 

Occupato il Municipio e sistemata a difesa la mitragliera da 20 mm, preda di guerra della “Loris”, i responsabili partigiani e il CLN concordano che il comando militare del paese, il “Comando Militare della Piazza”, sia assunto a turni di 15 giorni: prima da Vinicio Cortese “Nereo”, comandante locale della Brigata “Mameli”, e poi da Giuseppe Lonitti “Marcon”, comandante locale della Brigata “Loris”.

 

È stabilito anche il potenziamento delle iniziative finalizzate a dare soluzione al problema della difesa dei centri abitati e della popolazione dalle violenze e dai saccheggi dei nazi-fascisti in ritirata: sono potenziati i posti di blocco agli accessi principali e contemporaneamente organizzato un servizio di staffette che in contatto con i paesi vicini, siano in grado di segnalare tempestivamente eventuali gruppi di nazi-fascisti in movimento.

 

In tarda mattinata, poche ore prima dell’arrivo dell’avanguardia americana, una prima staffetta arriva in Municipio con la notizia che un gruppo di circa 15-20 tedeschi, facendosi precedere da alcuni civili presi come ostaggi, dalla periferia nord di Dueville stanno salendo per via S. Anna in direzione di Levà di Montecchio Precalcino: un inseguimento che inizia subito e avrà termine in Contrà Maldi, sulle colline di Sarcedo, con la liberazione degli ostaggi e la cattura di 47 tedeschi che lì si erano asserragliati.

 

Poco dopo la prima, arriva in Municipio una seconda staffetta: porta la notizia che da Contrà Capellari-Astichello di Dueville è in arrivo un gruppo di tedeschi, già distintosi in violenze e razzie: nella necessità di fermarli perde sfortunatamente ed eroicamente la vita Giuseppe Lonitti, comandante locale della Brigata “Loris”. Una morte che con quella della giovane Irma Gabrieletto, rendono tragica una giornata che doveva essere finalmente di festa.

 

Tra i caduti di Montecchio Precalcino nella “Guerra di Liberazione”, oltre a Livio Campagnolo assassinato il 20.4.44, troviamo i partigiani Antonio Francesco Dall’Osto e Bruno Leoni; i deportati Domenico Augusto Marchiorato e Giuseppe Saccardo; gli IMI Vittorio Lavarda, Massimiliano Peruzzo, Mario Giaretta e Luigi Chemello; i militari Giuseppe Mussi e Pietro Campana.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Italo Mantiero, Vicende di guerra 1943-1945. Con la Brigata Loris, Ed. AVL, Vicenza 1984, pag.209.

- Palmiro Gonzato e Lino Sbabo, C’eravamo anche noi. Ricordi della Resistenza a Montecchio Precalcino, Ed. ANPI, Vicenza 1996, pag.111-113.

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, Montecchio Precalcino. Albo d’Onore dei Combattenti la “Guerra di Liberazione” (8 settembre 1943-29 aprile 1945), Ed. CSSMP, Montecchio Precalcino (Vi) 2006, pag.229-230.

- Documentario in dvd, Resistere a Montecchio Precalcino. Storia della Guerra di Liberazione 1943-1945 nei luoghi del presente, Ed. CSSMP, Regia Diego Retis e Pierluigi Dossi, Montecchio Precalcino (Vi) 2011. Lungometraggio storico della durata di 133 minuti, suddivisi in 13 capitoli.

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, Pietre della Memoria, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2014.

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 12 agosto 1944. Il rastrellamento di Montecchio Precalcino, Ed.CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2014.

- Pierluigi Damiano Dossi “Busoi”, 27-29 aprile 1945. Ultimi giorni di guerra a Dueville e la falsa rappresaglia tedesca, Ed. CSSMP in www.studistoricianapoli.it., Montecchio Precalcino 2015.

- Archivio Parrocchiale di Montecchio Precalcino, Avvisi settimanali 1942-55.

 

 

 

 

30 aprile 1945: La Liberazione di Breganze

(Alto Vicentino).

 

 

I fatti:

 

Il 30 aprile i partigiani del Btg. “Marchioretto” della Brigata “Mameli”, Divisione “Garemi” e del Btg. “Cinque Martiri”, Brigata “Martiri di Granezza, Divisione “Monte Ortigara” liberano Breganze.

Di comune accordo il “Comando Piazza” è assunto dal dott. Luigi Zoso (di Antonio, cl.17, da Breganze), comandante dal Btg. “Cinque Martiri”. Il 10 maggio è catturato e giustiziato a Breganze il brigatista, capitano a Thiene della 22^ BN di Vicenza, Ezio Gaspare Rosin.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Liverio Carollo (a cura di), Dall’Isonzo al Chiavone. Vicende di guerra del partigiano Attilio Crestani, Ed. Amici della Resistenza ANPI-AVL, Thiene 2012, pag.179.

- Quaderni Breganzesi di Storia, Arte e Cultura del Gruppo di Ricerca Storica di Breganze, novembre 2014, n. 27, articolo di Carlo Maculan, Anni cruenti. Breganze 1943-1945. Nel 70° anniversario dei “Cinque Martiri” e di tutti i caduti della Resistenza, pag. 53-60.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

La montagna vicentina.

 

26/29 aprile 1945: La Liberazione di Recoaro, Valdagno e Cornedo Vicentino (Valle dell’Agno)

 

 

 

Le vittime:

 

- Millo Bortolo Beltrame; civile, trucidato dai tedeschi il 28.4.45 al Ponte dei Marchesini di S. Quirico.

- Francesco Dani; partigiano della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, caduto in combattimento il 26-27.4.45 a Valdagno.

- Giovanni Lora; partigiano della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, caduto in combattimento il 26-27.4.45 in località Campagna di Valdagno.

- Vittorio Lucchesi; di Valdagno, insegnante; civile, ucciso dai tedeschi il 26.4.45 a Maglio di Sotto di Valdagno.

- Gianni Peretti; cl.37, da Valdagno; civile, ucciso sulla porta di casa a Valdagno il 26.4.45.

- Giovanni Sartori; civile, trucidato dai tedeschi il 28.4.45 al Ponte dei Marchesini di S. Quirico.

- Antonio Ferrari; operaio laniero; partigiano della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, caduto in combattimento il 26-27.4.45 a Valdagno.

- Francesco Dal Lago, mugnaio; partigiano della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, caduto in combattimento il 26-27.4.45 a Valdagno.

- Vittorio Liotto, manovale; partigiano della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, caduto in combattimento il 26-27.4.45 a Valdagno.

- Francesco Bicego; operaio; partigiano della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, caduto in combattimento il 26-27.4.45 a Valdagno.

- Francesco Novello, cl.27; civile, partigiano della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, caduto in combattimento il 26-27.4.45 a Valdagno.

- Danilo Torrente; partigiano del Distaccamento “Mario Ceccon” della Brg. “Martiri della Valle dell’Agno”, Brigata “Stella”, trucidato dai tedeschi il 28.4.45 al Ponte dei Marchesini di S. Quirico.

- Rino Torrente; partigiano del Distaccamento “Mario Ceccon” della Brg. “Martiri della Valle dell’Agno”, Brigata “Stella”, trucidato dai tedeschi il 28.4.45 al Ponte dei Marchesini di S. Quirico.

- Ugo Zordan; partigiano della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, ferito mortalmente in combattimento il 26-27.4.45 a Valdagno, muore due mesi dopo.

 

 

I fatti:

 

Nella Valle dell’Agno, dopo la partenza del Comando di von Vietinghoff da Recoaro (OBSW) e delle truppe del presidio di Valdagno, la 4^ Compagnia “Turcato” della BN “Faggion” di Vicenza che non ha seguito gli alleati tedeschi nella loro ritirata, è pronta per partire per Milano; ma il tentativo fallisce a causa dell’avanzata americana e i presidi di Valdagno, Recoaro e di Cornedo sono costretti a cedere le armi ai partigiani.

 

Del tutto diversa la scelta dei funzionari della Direzione Generale di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno repubblichino, della Compagnia Autonoma Agenti e degli addetti all’Autocentro. Il vice capo della Polizia e capo dell’Ovra, Guido Leto, da due giorni ha informato i comandi partigiani che la Pubblica Sicurezza sarebbe passata armi e bagagli dalla loro parte. Così avvenne nella giornata del 26: gli ex nemici si mettono a disposizione del CLN di Valdagno, che può contare anche sulle armi pesanti dell’Autocentro e sul cospicuo bottino guadagnato con la resa della BN.

 

A Valdagno è di stanza anche un reparto della X^ Mas, il Gruppo “Gamma”, un’unità speciale di incursori subacquei. E’ l’unico reparto della X^ che non si arrende né agli Alleati, né ai partigiani, ma che, al contrario, è riconosciuto ufficialmente da partigiani e CLN per la sua autonoma collaborazione alla liberazione della città, pur non partecipando ad alcun combattimento; il Comando dei “Gamma” si oppone alla distruzione da parte tedesca dello Stabilimento Marzotto e media con successo più di una volta con reparti tedeschi in transito.

 

Nella Valle dell’Agno l’insurrezione comincia giovedì 26 aprile e si può dire conclusa il 29 aprile ‘45. Il 26 aprile il CLN di Valdagno, esautora il commissario prefettizio Caterino Marchetti55 e assume il potere.

 

Sono giorni confusi, pericolosi, perché a gruppi di sbandati si alternano formazioni ancora efficienti e dotate di blindati e armi pesanti, che devono attraversare centri abitati in cui le formazioni partigiane stanno prendendo posizione. Il più delle volte le colonne passano dopo aver parlamentato, ma a volte si arriva a veri scontri con i partigiani. Un problema su tutti preoccupa il CLN e partigiani della valle, è che i tedeschi in ritirata vogliono distruggere gli stabilimenti “Marzotto”. In realtà la struttura industriale italiana non ha più nessun valore strategico e tattico per i tedeschi, mentre ne conserva uno molto alto sotto l’aspetto “politico”: la sua conservazione è una opportunità da non perdere per accumulare crediti preziosi per il difficile dopoguerra; una occasione unica che vale bene il disobbedire agli ordini di Hitler di fare “terra bruciata”. E’ evidente, però, che il CLN e le formazioni partigiane, non potendo conoscere le decisioni degli alti comandi tedeschi, temono realmente che le industrie vengano distrutte e fanno quanto nelle loro possibilità per evitarlo. 

 

 

 

A Recoaro Terme il mattino del 26 aprile il Btg. “Romeo” della Brigata “Stella” occupa il centro. Il 27 mattina un colonna nazi-fascista in ritirata, composto da Flak, SS, GNR e BN, fa razzia.

 

A Cornedo Vicentino il locale Distaccamento della Brigata “Rosselli” entra in azione il 27, poi rinforzato dal Distaccamento del Btg. “Brill” della Brigata “Stella”, comandato da Oreste Fioraso “Binda”. A Brogliano, tra il 27 e il 28 aprile, in appoggio ad un gruppo di volontari locali, interviene il Distaccamento “Riccardo” del Btg. “Brill” della Brigata “Stella”, comandato da Santo Montagna “Battaglia”. A Trissino i partigiani vengono a contatto con colonne tedesche la mattina del 27 aprile.

 

I combattimenti contro le colonne della Wehrmacht di passaggio sono estremamente duri e i più sanguinosi avvengono a Valdagno nella notte tra il 26 e il 27 quando i partigiani, quasi tutti della Brigata “Rosselli”, affrontano a distanza di poche ore due colonne tedesche al Ponte dei Nori e lungo Viale Regina Margherita; sono otto i caduti partigiani: Francesco Bicego, Francesco Dani, Francesco Dal Lago, Antonio Ferrari, Vittorio Liotto, Giovanni Lora, Francesco Novello, Ugo Zordan).

 

A Maglio di Sotto di Valdagno, Vittorio Lucchesi, un insegnante di meccanica presso le locali scuole di Avviamento Professionale, nella serata del 26 scende in strada per portare una bottiglia di vino ad un suo ex allievo (Vittorino Urbani), impegnato in combattimento; sorpreso allo scoperto dal fuoco dei tedeschi, è colpito a morte. Sempre il 26, a Valdagno, mentre le truppe tedesche sono in ritirata, è ucciso intorno alle ore 6:00 del pomeriggio il piccolo Gianni Peretti, di 8 anni, colpito da un proiettile al petto mentre è davanti alla porta di casa.

 

Moltissimi sono i prigionieri catturati, ma dato l’esiguo numero di partigiani presenti, vengono spesso disarmati e poi lasciati liberi di proseguire la loro strada.

 

Colonne tedesche in ritirata continuano a passare per la Valle dell’Agno per tutto il 27 e 28 aprile, sia provenendo da sud che da ovest. Momenti di estrema tensione si verificano sabato 28, quando una colonna che proviene da Altissimo e che si faceva precedere da 16 ostaggi, 9 donne e 7 uomini, tra cui il parroco don Luigi Bevilacqua, il cappellano don Vittorio Cailotto e il segretario comunale Eugenio Candiago (il patriota “Enigma”), attraversa il centro di Valdagno dopo una difficile trattativa. L’accordo prevede il rilascio dei 16 ostaggi a Maglio di Sopra, sostituiti da 5 giovani di Valdagno, e il libero passaggio sino a Recoaro. La colonna è poi attaccata dal Btg. “Romeo” tra Staro e Valli del Pasubio, costringendola alla resa.

 

Il 28, alle 2:00 del mattino, un gruppo di autoblindo e carri armati tedeschi transita velocemente per Valdagno; all’alba una nuova colonna investe con il fuoco delle sue armi pesanti gli uomini del Btg. “Martiri Valle dell’Agno” e gli agenti della P.S. e Autocentro, che stanno posizionando due mitragliatrici Breda 37. Probabilmente, è la stessa colonna che alle ore 7:00 incrocia al Ponte dei Marchesini l’ambulanza che trasporta all’ospedale Rita Sartori, ferita a San Quirico di Valdagno dalle raffiche sparate da una precedente colonna; con lei ci sono il padre, un vicino e due partigiani di scorta; i tedeschi non fanno prigionieri e uccidono sul posto con un colpo alla testa i partigiani Danilo e Rino Torrente, il padre di Rita Giovanni Sartori e il loro vicino Millo Bortolo Beltrame.

 

Il 29, a Recoaro Terme, i tedeschi fanno saltare una piccola polveriera presso un rifugio vicino a via Capitello – Lovato, sulla strada che porta a Passo Xon, Staro e Valli del Pasubio. Il 30 aprile un reparto dell’804° Btg. Caccia-carri della 91^ Divisione americana arriva a Valdagno e prende in consegna centinaia di prigionieri tedeschi.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparti tedeschi non individuati.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

 

- Maurizio Dal Lago, Giorgio Trivelli, 1945. La fine della guerra nella Valle dell’Agno. Geheim!, Ed.Lions Club di Valdagno, Valdagno (Vi) 1999, pag. 38 e 62.

- Giancarlo Zorzanello, Maurizio Dal Lago (a cura di), Sempre con la morte in gola. Archivio storico della Brigata Stella – Divisione Garemi 1 gennaio – 22 settembre 1945, Ed. Menin, Schio 2008, pag.74.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 140-141, 180-182, 204, nota 20.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag.372, 374.

- “Enigma” Eugenio Candiago, La passione del Chiampo, Valdagno 1945, pag.322-324.

- Il Giornale di Vicenza del 27.4.46.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.56

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

 

26/30 aprile 1945: la liberazione di Schio

(Val Leogra).

 

 

Le vittime:

 

- Silvio Busato “Lino”; cl. 14; partigiano del Btg. “Apolloni”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, membro del Cln di Torrebelvicino e già designato futuro sindaco del paese, caduto in combattimento a Villa Zamperetti di Torrebelvicino il 29.4.45.

- Antonio Calli; cl. 1891; patriota, caduto in combattimento a Contrà Piani di Torrebelvicino il 28.4.45.

- Damiano Chioccarello, cl. 1884, civile, gestore dell’Osteria “Al bersagliere”; muore colpito da una granata tedesca alla periferia ovest di Torrebelvicino il 29.4.45.

- Enrico Cittadino, cl.1876, nato a Messina e residente a Schio, generale di brigata a riposo, mutilato di guerra e padre di un componente del CLN di Schio; civile, ucciso dai tedeschi il 29.4.45, mentre è affacciato a un finestrone dell’Ospedale civile di Schio. 

- Olinto Corà; cl. 09; partigiano del Btg. “Barbieri”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, ucciso in combattimento in Piazza a Magrè, Corte Castaldi, il 28.4.45.

- Arturo Costa di Basilio e di Luigia De Marchi, cl.16, nato a Santorso e residente a Schio; patriota, ucciso in combattimento dai tedeschi il 29.4.45, durante la Liberazione di Schio.

- Rizzieri Costenaro di Giovanni e Angela Costenero, cl.19, nato a Lusiana e residente a Schio, calzolaio; partigiano, ferito durante l’assalto al caposaldo tedesco presso l’Italcementi del 29.4.45, muore il 30.4.45 all’Ospedale Civile di Schio.

- Angelo Dalle Nogare, cl. 12, da Torrebelvicino, operaio; patriota caduto in combattimento fuori Schio, sulla strada per Torrebelvicino il 28.4.45.

- Virgilio Danieli; cl. 17; patriota, ucciso in combattimento dai tedeschi il 27.4.45, durante la Liberazione di Schio.

- Angelo Donatello di Silvio e di Amelia Trevisan, cl.18, nato a Mossano e residente a Schio, fabbro fonditore; staffetta partigiana, ferito gravemente durante l’assalto al caposaldo tedesco presso l’Italcementi il 29.4.45, more il giorno successivo.

- Silvio Fabrello; patriota, ucciso in combattimento dai tedeschi il 29.4.45, durante la Liberazione di Schio.

- Gemma Filippi di Giuseppe e Rina Valmorbida, cl.26, da Valli del Pasubio; staffetta partigiana del Btg. “Apolloni”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, è uccisa il 29.4.45 sulla strada per Torrebelvicino, località Riva del Cristo presso il Villaggio “Pasubio”, durante l’assalto al caposaldo tedesco della Torretta.

- Mario Fochesato; cl. 11; partigiano del Btg. “Apolloni”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, caduto in combattimento in località Campagnola di Torrebelvicino il 29.4.45.

- Francesco Gravini di Giuseppe e di Artuso Francesca, cl.21, nato a Malo e residente a Schio; patriota, si aggrega ai partigiani del Btg. “Ramina-Bedin” e muore in combattimento in località Cappuccini il 29.4.45.

- Nello Manozzo “Elmo”; reduce alpino di Russia; partigiano de Btg. “Apolloni”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, muore in combattimento sul crinale del Monte Enna il 27.4.45.

- Livio Marcante di Livio Tito e Maria Marzotto, cl.18, nato a Pescara e residente a Schio; patriota, ferito mortalmente in combattimento il 29.4.45, durante la Liberazione di Schio; muore il 3.5.45.

- Antonio Marchioro, cl. 19; patriota, ucciso in combattimento dai tedeschi il 29.4.45, durante la Liberazione di Schio.

- Gisella Maturi di Guido e Eugenia Palnello, cl.21, da Schio, apprendista magazziniera al Lanificio Rossi; civile, uccisa dai tedeschi il 29.4.45 mentre si affaccia da un abbaino della sua casa in via Cavour verso Piazza Rossi a Schio.

- Elio Novello; cl. 22; patriota, caduto in combattimento tra Schio e S. Vito di Leguzzano, all’altezza del Torrente Giara, il 29.4.45.

- Giovanni Pavin; cl. 01; partigiano territoriale del Btg. “Fratelli Bandiera”, Brigata “Martiri della Val Leogra, Divisione “Garemi”, caduto in combattimento a Contrà Piani di Torrebelvicino il 28.4.45.

- Mario Pettinà; cl.20, da Poleo di Schio, contadino; patriota, ferito in combattimento nei pressi della sua fattoria il 28.4.45, muore il 29 aprile 1945.

- Gaetano Arturo Sandri; cl. 08; partigiano territoriale del Btg. “Fratelli Bandiera”, Brigata “Martiri della Val Leogra, Divisione “Garemi”, caduto in combattimento a Contrà Piani di Torrebelvicino il 28.4.45.

- Corinno Signore “Libero”; cl.24, da Schio; partigiano del Btg. Territoriale “Fratelli Bandiera”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, ferito alla colonna vertebrale in piazzetta Garibaldi il 29.4.45, muore il 16.7.45 all’ospedale di Schio.

- Guerrino Thiella “Aquila” di Francesco e Silene Dalla Vecchia, cl.15, da Santorso; partigiano del Btg. “Ramina-Bedin”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, caduto in combattimento durante l’attacco al Municipio di Schio il 29.4.45.

- Antonio Trentin “Burrasca”; cl. 20; partigiano del Btg. “Apolloni”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, caduto in combattimento a Villa Zamperetti di Torrebelvicino il 29.4.45.

 

 

 

I fatti:

 

I partigiani hanno già acquisito da giorni il pieno controllo della fascia collinare e montana; ora puntano su Schio. Per i vertici della Divisione Partigiana “Garemi” il salvataggio delle fabbriche rappresenta un obiettivo primario in funzione della ripresa del dopoguerra e nei giorni successivi, infatti, sono diramati ordini generali di attacco anche in funzione di una protezione delle industrie. Le esigue unità repubblichine rimaste a Schio sono chiuse nelle loro caserme. Per fughe e defezioni varie le forze fasciste sono ridotte ad appena 26 brigatisti neri della “Faggion” e 150 militi della GNR, di cui 130 del Btg. “Firenze” e 20 della 2^ Compagnia Ausiliaria. L’ intimazione di resa fatta pervenire alle ore 12:00 del 27 aprile dal Comando “Garemi” al comandante delle forze repubblichine, non ottiene risposta: i fascisti restano asserragliati nelle loro caserme e chi ci riesce fugge autonomamente.

 

Il primo approccio partigiano nei confronti dei tedeschi è del 26 aprile e passa attraverso una proposta di resa che vede inizialmente coinvolte le autorità ecclesiastiche di Schio. Il tentativo fallisce, tanto che dal Comando divisionale vengono emanati i relativi ordini d’attacco, fissato precisamente per le 15:00 del 27 Aprile, giorno successivo, e fatti pervenire alle varie formazioni.

 

Nello stesso tempo però Nello Boscagli “Alberto”, comandante della “Garemi”, tenta con i suoi collaboratori un secondo estremo tentativo, avvalendosi di una persona di fiducia, membro del CLN di Schio, probabilmente si tratta dell’Ing. Mario Cittadino. Sembra che il negoziato tra partigiani e tedeschi prenda il via nel pomeriggio del 27 aprile, con contatti tra il Comando “Garemi” e il Comando piazza tedesco di Schio: i partigiani vogliono impedire la distruzione delle fabbriche e gli altri impianti industriali, ed evitare alla popolazione i rischi di una lotta all’interno della città; i tedeschi, pretendono di proseguire verso il Trentino indisturbati.

 

Malgrado le trattative in corso, a Poleo di Schio il 27 aprile vi è almeno una rappresaglia nazi-fascista: in via Ravagni, è data alle fiamme la casa rurale di Sante Cortiana di Celestino.

 

Comunque, il previsto attacco partigiano viene sospeso e viene raggiunta una sorta di tregua; la trattativa continua tutta la notte del 27, ma senza approdare a nessun accordo definitivo: i partigiani controllano le vie di fuga di Vallarsa, Terragnolo, Folgaria, Val d’Astico e Lavarone e quindi chiedono la resa incondizionata; i tedeschi, propongono invece un accordo che permetta loro di uscire senza combattere da Schio, in cambio rinunciano ai piani di distruzioni e riconoscono quali forze belligeranti i reparti partigiani.

 

E’ bene sottolineare che i tedeschi hanno realmente l’intenzione di distruggere tutte le industrie di Torrebelvicino, Schio, Piovene Rocchette e Arsiero: alla mattina del 28 aprile arriva a Schio con questo compito un apposito reparto tedesco di SS guastatori del SS-Wehrgeologen-Btl 500 - 500° Battaglione genio fortificazioni – SS, e i piani per distruggere tutto sono presentati al maggiore Otto Laun, comandante la Piazza di Schio e comandante della Scuola per armi congiunte del 1° Corpo Paracadutisti. A Laun, è stato precedentemente ordinato di mantenere percorribili, a tutti i costi, le strade che da Schio permetteranno ai reparti del 1.Fallschirm-Korps di raggiungere il Trentino e che proprio a Schio hanno il loro “punto di raccolta” dopo la ritirata dal Po.

 

Il comandante la Piazza di Schio, per non tradire i propri commilitoni, decide di impedire qualsiasi devastazione della città, che scatenerebbe la reazione partigiana e bloccherebbe il passaggio dei paracadutisti, e impone ai guastatori tedeschi di bruciare tutti i progetti sotto i suoi occhi.

 

Verso sera del 27 aprile, nonostante sia arrivato dal Comando di Brigata l’ordine di non passare all’attacco, un partigiano del Btg. “Apolloni” piazzato con un mortaio da 81 mm sul crinale del Monte Enna, spara verso una colonna tedesca che tenta di lasciare Schio e raggiungere Rovereto; la reazione tedesca è immediata e alle mitragliatrici si unisce un cannone, che centra in pieno la piazzola da dove ha sparato il mortaio e uccide, Nello Manozzo “Elmo”. Altri caduti partigiani di quel giorno sono almeno due, tra cui Virgilio Danieli.

 

Il 28 aprile, in Contrà Piani di Torrebelvicino, in uno scontro tra partigiani e tedeschi, perdono la vita i partigiani territoriali Giovanni Pavin e Gaetano Arturo Sandri e il patriota Antonio Calli. Sempre in quelle ore, fuori Schio, sulla strada per Torrebelvicino, viene ferito mortalmente anche il patriota Angelo Dalle Nogare.

 

Il 28 pomeriggio una lunga colonna della Wehrmacht si snoda lungo la strada Malo-San Vito di Leguzzano-Schio, nei pressi dell’incrocio della “Madonnetta”, tra Case di Malo e S. Vito, la colonna viene ripetutamente mitragliata da quattro cacciabombardieri americani. A richiederne l’intervento è Ferruccio Manea “Tar”, comandante del Btg. “Ismene” della Brigata “Martiri della Valleogra”, tramite “Dardo” e “Colombo” della missione inglese “Ruina-Fluvius”. Nella colonna ci sono anche reparti paracadutisti della 1^ e 4^ Divisione e molti automezzi già attaccati il 26 a Priabona, sempre dagli uomini del “Tar”, e che sono stati riparati: la colonna viene annientata completamente.

 

Nel tardo pomeriggio del 28 le trattative tra il Comando “Garemi” e il Comando Piazza tedesco non ha ancora trasformato la delicata tregua in un accordo definitivo. E’ intenzione dei partigiani passare all’attacco.

 

Alle ore 18:35, dal Comando Divisione “Garemi” al Comando Brigata “Martiri della Val Leogra”, sono inviate disposizioni riguardanti le formazioni incaricate di filtrare in città e di prendere possesso degli stabilimenti e degli edifici strategici (centralino, cabina di trasformazione, ecc.). Il documento ribadisce comunque che sono ancora in corso delle trattative e quindi raccomanda di non essere aggressivi nei confronti dei tedeschi, di non procedere ad attaccare le loro basi ed evitare spargimento di sangue.

 

Nemmeno mezzora più tardi parte dal Comando “Garemi”, al Comando di Brigata e per conoscenza a tutti i comandi di battaglione, l’ordine di attacco: “Sia dato ordine ai battaglioni di entrare in Schio nel più breve tempo possibile ...”. E’ un ordine che soprattutto per motivi tattici, spingono il Comando Brigata a prendere tempo.

 

Nella notte i partigiani fanno saltare il ponte sul Torrente Timonchiello (via Sasasegoli - Timonchiello a Santorso), e fanno saltare il ponte sulla strada Magrè-Monte di Magrè (via Guizza, località Mulandora).

 

Domenica 29 Aprile, a Schio viene sottoscritto lo “storico accordo” tra i comandanti della 1^ Div. Paracadutisti, generale Karl Lothar Schulz, e della Divisione garibaldina “Garemi”, Nello Boscagli “Alberto”. In cambio del libero transito da Schio a Piovene Rocchette, i paracadutisti tedeschi si impegnavano a ritirarsi dalla città, a non saccheggiare e a non fare uso delle armi, nonché a riconoscere come “forza belligerante” le formazioni partigiane della “Garemi”.

 

Truppe tedesche in ritirata per la Val Leogra si scontrano con i partigiani all’altezza di Contrà Asse di Valli del Pasubio: i tedeschi coprono la loro ritirata resistendo tra le case e dirigendo i loro cannoni su Contrà Ballini.

 

Alle ore 12:00 di domenica 29 aprile ‘45 ha inizio, al suono delle sirene delle fabbriche, la battaglia finale per la Liberazione di Schio. Si combatte in varie parti della città, dalle zone periferiche al centro storico. Vi prendono parte numerosi patrioti, che si uniscono ai partigiani.

 

Il Btg. “Barbieri”, partito dalle sue posizioni a sud-ovest di Schio, in località Siberia, punta su Magrè e i caposaldi tedeschi al Castello di Magrè, in centro e a S. Vito di Leguzzano. Muore in Via Piazza a Magrè, Corte Castaldi, il partigiano Olinto Corà. Prima di ritirarsi i tedeschi fanno saltare il deposito munizioni collocato nella galleria-rifugio antiaereo al Castello di Magrè, in via Fontana, causando ingenti danni ai fabbricati vicini. Presso il Torrente Giara, tra Schio e S. Vito, in uno scontro tra paracadutisti e partigiani cade il patriota Elio Novello.

 

Il Btg. “Ramina-Bedin”, opera da nord, destra Torrente Timonchio, sul fronte Capuccini-Ressecco-Maso. Nei combattimenti perde la vita il partigiano, Guerrino Thiella “Aquila”. Il Btg. territoriale “Fratelli Bandiera” sparano dai tetti, dalle terrazze, dalle finestre, dai portici e presidiano i vari stabilimenti. E’ ferito mortalmente in combattimento il partigiano Corino Signore.

 

Il Btg. “Apolloni”, copre un fronte d’attacco che corre da Valli del Pasubio a Poleo di Schio passando per Enna e Torrebelvicino; a questo reparto spetta il compito più impegnativo: penetrare a Schio da ovest liberando la Strada nazionale del Pasubio, che è fortemente presidiata dai tedeschi del Regg. Artiglieria della 1^ Divisione Paracadutisti, che a Torrebelvicino controllano anche l’abitato.

 

Verso le 15,00 le pattuglie partigiane raggiungono i luoghi prefissati aggirando i capisaldi periferici dei paracadutisti tedeschi: le posizioni alla Riva del Cristo ad ovest; del Cimitero vecchio e del Castello di Magrè a sud; della Fabbrica cementi ad est; la città, ad esclusione delle scuole Marconi passa sotto il controllo della Brigata “Martiri della Val Leogra”. Alle ore 15,30 la bandiera del Btg. “Barbieri” sventola in Municipio.

 

Nel pomeriggio, nell’attacco al caposaldo tedesco presso la Italcementi, cadono in combattimento, Rizieri Costenaro, Angelo Donadello, Gemma Filippi e Mario Pettinà. Alle 19:30, alla periferia ovest di Torrebelvicino, durante uno scontro a fuoco tra partigiani e tedeschi, una granata sparata da un carro armato colpiva in pieno il civile Damiano Chioccarello. Altri caduti di questa giornata sono: Arturo Costa, Silvio Fabrello, Francesco Gravini, Livio Marcante e Antonio Marchioro.

 

Sempre il 29, presso la Valletta dei Frati, vengono giustiziati dai partigiani quattro repubblichini della 22^ BN di Vicenza, Sebastiano Celesti, Giovanni Rizzello e il figlio Ennio, Antonio Fin. In Piazzetta Garibaldi è giustiziato il brigatista Salvatore Grosso, il cui corpo è poi portato in Valletta. Sempre il 29, a Santorso, è giustiziato il brigatista Giacomo Gatto. Il 1° Maggio sono giustiziati anche il Mario Bucciani, Leonello Maoli, e Crescenzio Siena, tutti della GNR, Btg. “Firenze”.

 

Il 30 aprile arrivano gli americani a Schio, non si fermano; portano via subito i prigionieri tedeschi e il giorno seguente quelli del Btg. “Fulmine” della X^ Mas, ritornano solo il 3 maggio.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- I “Grünen Teufel”, i “Diavoli verdi” della 1^ Fallschirmjäger Division, 1° Divisione paracadutisti.

- Altri reparti tedeschi non identificati, probabilmente della Flak ed SS.

- 9^ Compagnia di Schio della 22^ brigata nera “Faggion” di Vicenza.

- Sebastiano Celesti, Antonio Fin, Salvatore Grosso, Giacomo Gatto, Giovanni e Ennio Rizzello.

- 2^ Compagnia Territoriale Provinciale - Btg. “Firenze” della GNR di Schio.

- Mario Bucciani, Lionello Maoli e Crescenzio Siena.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Quaderni della Resistenza - Schio, Vol.14, Ed. "Gruppo Cinque" (Emilo Trivellato, Valerio Caroti, Domenico Baron, Remo Grendene, Giovanni Cavion), Schio (Vi) 1981, pag.740, 743.

- Ezio Maria Simini, ... e Abele uccise Caino. Elementi per una rilettura critica del bimestre della “resa dei conti”. Schio 29 aprile – 7 luglio 1945, Schio 2000, pag. 27-29.

- Luca Valente, Una città occupata. Schio-Val Leogra settembre 1943 – aprile 1945, Vol.III, Ed. Menin, Schio (Vi) 2001, pag.138-138, 155-156, 158-161, 237-238, 438, nota 3.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 380, 437-438 e nota 3, 450.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

27 aprile 1945: Treschè Conca di Roana

(Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

Le vittime:

 

- Vittorio Biekar di Francesco, cl.1886, da Trieste e sfollato a Treschè Conca di Roana; patriota, rastrellato e fucilato il 27.4.45.

- Luigi Busato detto Gigi “Remo” di Leonardo, cl.27, nato a Chiampo e residente a Chiuppano; partigiano della Brigata “Pino”, catturato e trucidato il 27.4.45.

- Rino Carlassare di Girolamo, da Mosson di Cogollo del Cengio; partigiano della Brigata “Pino”, caduto in combattimento il 27.4.45.

- Giuseppe Cicchellero “Paù – Carrè”; da Carrè, partigiano della Brigata “Mameli”, caduto in combattimento il 27.4.45.

- Lucinio Rocco Cossovich Pellegrini di Tommaso, cl.1897, da Lussingrande (Pola) e sfollato a Treschè Conca di Roana, maestro elementare; patriota, rastrellato e fucilato il 27.4.45.

- Rocco Dadich di Cristoforo, cl.10, da Zara e sfollato a Treschè Conca di Roana, patriota, rastrellato e fucilato il 27.4.45.

- Virginio Dal Prà di Nicola, cl. 25, da Chiuppano; partigiano della Brigata “Mameli”, catturato e trucidato il 27.4.45; è decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare.

- Mario Frigo di Pietro Giacinto, cl.18, da Treschè Conca di Roana, mutilato; patriota, rastrellato efucilato il 27.4.45.

- Mario Mattioli di Umberto, cl.1889, da Sacile (Ud), impiegato alla Todt di Treschè Conca di Roana; patriota, rastrellato e fucilato il 27.4.45.

- Romolo Mazzacavallo di Giacomo, da Mosson di Cogollo del Cengio; partigiano della Brigata “Pino”, caduto in combattimento il 27.4.45.

- Pasquale Misiano di Carmelo, cl.22, da Reggio Calabria, già carabiniere e impiegato alla Todt di Treschè Conca di Roana; patriota, rastrellato e fucilato il 27.4.45.

- Giovanni Panozzo Lughetto di Sabino, cl.1895, da Treschè Conca di Roana; patriota, rastrellato e fucilato il 27.4.45.

- Giovanni Battista Panozzo Lughetto di Antonio, cl.1874, da Treschè Conca di Roana, patriota, rastrellato e fucilato il 27.4.45.

- Giovanni “Gejo” Panozzo Pellarin di Giuseppe, cl.01, da Treschè Conca di Roana; patriota, ucciso con la figlia nella loro casa il 27.4.45.

- Giuseppe Panozzo “Corda” di Giuseppe, da Treschè Conca; partigiano della Brigata “Pino”, caduto in combattimento il 27.4.45.

- Irma Panozzo Pellarin di Giovanni, cl.26, da Treschè Conca di Roana; patriota, uccisa con il padre nella loro casa il 27.4.45.

- Francesco detto Cesco Rudella “Kaki - Turno” di Bortolo, cl.26, da Chiuppano; partigiano della Brigata “Mameli”, catturato e trucidato il 27.4.45.

- Valentino detto Tino Terzo di Michele, cl.26, da Chiuppano; partigiano della Brigata “Pino” catturato e trucidato il 27.4.45.

- Giovanni Usmiani di Giuseppe, cl.01, da Zara e sfollato a Treschè Conca di Roana; patriota, rastrellato e fucilato il 27.4.45.

- Giovanni Volpe; cl.24, da Chiuppano; partigiano della Brigata “Mameli”, caduto in combattimento il 27.4.45.

- Vincenzo Valente Ceci di Pietro Antonio e Maria Spiller, cl.06, da Treschè Conca di Roana; patriota della Brigata “Pino”, scampa miracolosamente alla fucilazione ed è ferito all’occhio sinistro e ad un braccio; i tedeschi, credendolo morto, lo lasciano a terra tra i cadaveri delle altre persone assassinate; un altro civile, all’inizio della sparatoria, è ferito ad una coscia da una raffica partita da alcuni tedeschi, ma riesce a mettersi in salvo riparando in una abitazione.

 

 

I fatti:

 

Dal 26 aprile, il Btg. “Pretto” della Brigata garibaldina “Pino”, Divisione “Garemi”, ha scontri a fuoco con truppe russe e tedesche che tentano di salire in Altopiano per la strada del “Costo” e la Val Canaglia, in seguito ai quali i partigiani catturano dei prigionieri. Sempre dal 26, a Castelletto di Rotzo, la Compagnia “Nembo” della “Pino” è impegnata a impedire ai tedeschi di salire in Altopiano da Pedescala, in Val d’Astico. Stesso incarico dovrebbe continuare svolgerlo il Btg. “Pretto” in Val Canaglia, impedendo ai tedeschi di salire da Cogollo del Cengio per la strada del “Costo”. Ma il “Pretto” viene presumibilmente distratto da altri impegni operativi, come contro un reparto tedesco che da Cima Arde (estremo versante sud della Val d’Assa, sopra Pedescala) sta creando grossi problemi alla “Nembo” al Castelletto, e contro truppe che in camion da Asiago tentano di dirigersi perso le fortificazioni della “Linea blù” realizzate dalla Todt sul versante sud dell’Altopiano.

 

Sta di fatto che il 27.4.45 una colonna motorizzata tedesca riesce indisturbata a salire per la strada del “Costo”, ad attraversare tutta la Val Canaglia e arrivare indisturbata nel primo pomeriggio sino a Contrà Fondi di Treschè Conca. I partigiani, colti impreparati, nel velleitario tentativo di bloccare i tedeschi o forse per l’errore di qualcuno, aprono il fuoco. La posizione strategicamente inadatta, la superiorità numerica dei tedeschi e quella del loro armamento, hanno subito la meglio: muoiono armi in pugno cinque partigiani e altri quattro, feriti, vengono catturati e trucidati sul posto. Anche Irma Panozzo e il padre sono uccisi e la loro casa data alle fiamme. Al termine dello scontro, dieci uomini residenti nelle contrade Fondi e Cavrari sono rastrellati dai tedeschi, che li fucilano “sopra il giuoco delle bocce dell'Osteria «O che vino buono»”, “lassù sul Joch”, “sopra la galleria del treno”; alla morte scampa una sola persona, Vincenzo Valente Ceci. Quattro sono le case saccheggiate e date alle fiamme in Contrà Lughetti, e quattro in Contrà Fondi, nonché otto fabbricati saccheggiati e in parte danneggiati in via Maggiore a Cesuna.

 

Solo il 28.4.45, il giorno dopo la strage, il Btg. “Pretto” riesce a bloccare nuovamente l’accesso all’Altopiano della Val Canaglia, posizionandosi sulle dorsali delle Mandre e delle malghe di Cerasana, sino al Ponte di Campiello, e facendo saltare il ponte stesso, “e questo mise fine alla paura che ci potessero essere altre colonne tedesche che cercassero di arrivare al nord transitando per l’altopiano”.

 

Il 29.4.45 la Brigata “Fiamme Verdi” della “7 Comuni”, invia in appoggio alla “Pino” 60 uomini della 1^ Compagnia “M. Lemerle” che da Bocchetta Pau’ si posizionano fin sopra la Val Canaglia e la strada del “Costo” (Cima del Gallo e Monte Croce). La stessa sera il reparto SS e Flak che aveva bivaccato a Cogollo del Cengio tenta di salire in Altopiano ma viene bloccato e costretto a tornare sui suoi passi.

 

 

La Memoria:

 

In Contrà Fondi è stato eretto un monumento indicante i nomi dei caduti partigiani e delle vittime civili dello scontro avvenuto il 27 aprile 1945. Nel 1979 viene eretto un cippo in Contrà Cavrari, ma non indicante i nomi delle vittime. 

- Su Il Giornale di Vicenza del 29 luglio 2010, nell’articolo La strage di Treschè Conca, a firma di Giorgio Spiller, viene ingiustamente affermato, e erroneamente dichiarano i “testimoni”, che i partigiani presenti a Fondi sono tutti dei “foresti” (non del paese), dei “bociasse” (ragazzini) e senza un capo; è inesatta anche l'affermazione che i dieci ostaggi siano tutti dei “civili”, “per la gran parte estranei alla Resistenza”:

- Non è certo un ragazzino il comandante della pattuglia partigiana che a Fondi ha pagato un alto tributo di sangue. Infatti Francesco Rezzara, per gli amici “Ceschi”, nome di battaglia “Elios”, cl.22, da Chiuppano, è un “Reduce di Russia” del 3° Artiglieria Alpina della “Julia”.

- E’ presente allo scontro anche il partigiano Virgilio Panozzo Ostarello “Fieramosca” da Tresché Conca, che non è certo un “foresto” né un “bociasa”.

- Il parroco di Treschè Conca definisce quei partigiani “...i nostri Patrioti...”.

- Vincenzo Panozzo Cenci, che parla di “...quattro compagni cadono supini...”, non è un civile, ma un patriota della Brigata “Pino”.

- Anche Giovanni “Gejo” Panozzo Pellarin, è un patriota della Brigata “Pino”; infatti, come testimonia la stessa figlia Rosi, “Me pupà jera zo in Valdassa soto Sculazzon, el vivea coi partigiani...” (il mio papà era giù in Val d’Assa, sotto Contrà Sculazzon, e viveva coi partigiani).

 

Pure i quattro ostaggi istriano-dalmati sono dei patrioti, cioè dei collaboratori della Resistenza e legati ai partigiani: i loro figli e nipoti sono “partigiani combattenti” della Brigata “Pino”: ad esempio, Rocco Dadich ha il figlio Umberto partigiano, così come partigiani della “Pino” sono gli zaratini, Angelo Bocsich, Silvano Bressan, Giuseppe Dall'Olio, Vittorio Demori, Tullio Dellavia, Giovanni Godnich e Paolo Ziliotto. Lo stesso lo si può tranquillamente affermare per gli altri ostaggi locali e per i due impiegati della Todt, noti collaboratori della Resistenza. Infine, gli sfollati istriano-dalmati non sono “vittime del tragico esodo...” causato delle “persecuzioni della nascente Jugoslavia”, ma “profughi di guerra” giunti in Altopiano ben prima della resa dei conti tra slavi e italiani.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparti tedeschi non individuati.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 333, 361-362.

- Pierantonio Gios, Controversie sulla Resistenza ad Asiago e in Altopiano, Ed. Tip. Moderna, Asiago 1999, pag.79.

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag. 29, 103, 183-184.

- Pierantonio Gios, Il Comandante “Cervo”, capitano Giuseppe Dal Sasso, Ed. Tip. Moderna, Asiago 2002, 51.

- Comitato Veneto-Trentino, Brigate d’assalto “Garemi”, Padova 1978, Elenco Caduti, pag. 161-173.

- Virgilio Panozzo, La Resistenza in Tresché Conca, 1943-1945, Australia 2010, pag. 27-28, 34-37.

- Virgilio Panozzo, I partigiani a Treschè Conca tra storia e miti, in QV - Quaderni Vicentini, n. 1 – 2014.

- Francesco Rezzara, “Ruski karasciò”. Dalla Campagna di Russia alla Resistenza, Chiuppano (Vi) 2010, pag. 63.

- Augusto Slaviero, Parla uno della Garemi, Ed. Odeonlibri-Ismos, Schio (VI) 2006.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova 2007, pag. 405.

- Giorgio Spiller, Treschè Conca e Cavrari terre partigiane. La strage del 27 Aprile 1945. Testimonianze e Documenti sulla Brigata “Pino”, AVL - Quaderni della Resistenza Vicentina, n. 9, Vicenza 2013.

- Luigi Calderaro, “Tresché Conca, silloge storico illustrativa, Vicenza 1986.

- Paolo Paoletti, L’ultima vittoria nazista. Le stragi impunite di Pedescala e Settecà, Ed. Menin, Schio (Vi) 2002, pag.115.

- Quaderni di storia e di cultura scledense, n.34, Ed. Libera associazione culturale “Livio Cracco”, di Ezio Maria Simini, Eccidi e sstragi di militari, civili e partigiani nell’alto Vicentino (1943-1945), Schio (Vi) 2014, pag. 42-43.

- Il Giornale di Vicenza del 12.9.1945, 3.11.2004 e 29.7.2010.

- Archivio parrocchiale di Treschè Conca di Roana, Libro Cronistorico, Aprile 1945.

- Archivio privato Vescovi-Residori, relazione 1^ Compagnia “M. Lemerle” della Brigata “Fiamme Verdi”.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi: Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP); Danni di guerra.60

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino. 

 

 

 

 

27/28 aprile 1945: La Liberazione della Valle del Chiampo e Arzignano.

 

 

 

Le vittime:

 

- Attilio Coffele “Lingia”; partigiano della Divisione “Pasubio” del comandante Marozin “Vero”.

- Maurillo Concato “Olga” di Carlo, cl. 16, da Arzignano, studente universitario; partigiano del Btg. “Martiri di Arzignano” della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, ucciso in combattimento il 28.4.45 a S. Vitale di Montecchio Maggiore.

- Nino Dalli Cani di Antenore, da Arzignano; civile, ucciso dai tedeschi il 27.4.45.

- Cornelia Lovato “Amelia” di Leonardo ed Elena Marzotto, cl.23, da Arzignano, sorella di Giovanni “Pepe” caduto durante l’Operazione “Timpano” nel settembre ’44; staffetta partigiana della Brigata “Stella”, cade in combattimento a S. Vitale di Montecchio Maggiore il 28.4.45.Il Btg. femminile della Brigata “Stella”, Divisione “Garemi", prende in quei giorni il nome di Btg. “Amelia”.

- Angelo Massignan “Finco”; partigiano della Divisione “Pasubio” del comandante Marozin “Vero”.

- Marino Meneguzzo di Vittorio e Elvira Marzuli, cl. 1884, da Novale di Valdagno; patriota, catturato dai tedeschi a Campanella di Altissimo, il suo corpo è ritrovato lungo il ciglio della strada tra Valli del Pasubio e Passo Pian delle Fugazze il 5.5.45.

- Giovanni Moretto di Giuseppe, cl.24, disegnatore alla “Pellizzari”; partigiano della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”, cade in combattimento al Castello di Arzignano il 28.4.45.

 

 

I fatti:

 

Nel pomeriggio del 27 aprile, un reparto tedesco, passando davanti al Molino Dalli Cani, spiana i fucili contro il capofamiglia Antenore e i suoi due figli Nino e Giovanni: quest’ultimo riesce a disarmare della rivoltella uno dei tedeschi, ma l’ufficiale scarica il suo fucile mitragliatore sulla famiglia, ferendo in più parti Antenore e Giovanni, e uccidendo Nino.

 

Il gruppo germanico viene subito affrontato da partigiani del Btg. “Veronese” della Brigata “Stella”, in collaborazione con un gruppo del Btg. “Martiri di Arzignano” della Brigata “Rosselli”: ci sono 9 tedeschi uccisi, 7 feriti e 4 prigionieri.

 

Intorno alle ore 4:00 del mattino del 28 aprile ‘45 una pattuglia tedesca irrompe nella casa di montagna di Marino Meneguzzo, sita in località Campanella di Altissimo. L’anziano uomo, antifascista e vecchio socialista, è in contatto con la Brigata “Rosselli” che agisce nella zona. I tedeschi cercavano probabilmente il figlio Franco, non trovandolo in casa decidono di portarsi via l’anziano padre. Il cadavere di Marino Meneguzzo viene trovato il 5 maggio ‘45 sul ciglio della strada statale 46 del Pasubio, ucciso con vari colpi di arma da fuoco.

 

Sempre il 28, una pattuglia partigiana in perlustrazione, ha uno scontro a fuoco con un reparto tedesco; cadono in combattimento il partigiano della Brigata “Rosselli”, Maurillo Concato “Olga”, e la staffetta della Brigata “Stella”, Cornelia Lovato “Amelia”.

 

Liberata l’Alta Valle da parte del Btg. “Giorgio Veronese” della Brigata “Stella”, Divisione “Garemi”, sabato 28 aprile entra ad Arzignano il Btg. “Martiri di Arzignano” della Brigata “Rosselli”, Divisione “Vicenza”. Il Comando Piazza mandamentale è assunto da Gio Batta Danda “Vestone”, comandante della Brigata. Dal CLN, guidato dal democristiano Danilo Turra, sono nominati comandante e vice comandante della Polizia partigiana il tenente Mario Moterle “Orazio” e il sottotenente Alessandro Anesini; vengono precettati al servizio tutti gli ex Carabinieri residenti ad Arzignano. Il 29 arrivano le prime autoblinde americane e il 30 aprile, il prof. Gianfranco Volpato è eletto Sindaco di Arzignano.

 

Venerdì 4 maggio, in serata, giunge da Milano con due auto, accompagnato da alcuni armati, Giuseppe Marozin “Vero”, comandante della disciolta Divisione “Pasubio”; nel tentativo di allontanarlo ne nasce una sparatoria, nel corso della quale rimangono uccisi nel piazzale antistante le Officine Monticello i partigiani già della “Pasubio”, Attilio Coffele “Lingia” e Angelo Massignan “Finco”. E ferito lo stesso Marozin “Vero” e Luigi Intelvi “Tigre”, comandante del Btg. “Veronese” della Brigata “Stella”.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparti tedeschi non individuati.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Vittoriano. Nori, Arzignano nel vortice della Guerra 1940-1945, Arzignano, 1989, pag.216, 219, 232-239.

- Giancarlo Zorzanello, Maurizio Dal Lago (a cura di), Sempre con la morte in gola. Archivio storico della Brigata Stella – Divisione Garemi 1 gennaio – 22 settembre 1945, Ed. Menin, Schio 2008, pag.74.

- Benito Gramola (a cura), La formazione del Partito d’Azione vicentino. La brigata “Rosselli”, Divisione partigiana “Vicenza”, Ed. Rossato, Valdagno 1997, pag. 156.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi: Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP); Danni di guerra.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

 

27/28 Aprile 1945: Monte Pian di Malo

(Prelessini Orientali).

 

 

 

Le vittime:

- Giuseppe Gasparini “Vieni”, cl. 23, da Schio; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto in combattimento a Monte Pian nella notte tra il 27 e il 28 aprile ’45.

- Giuseppe Bertoldo “Rosso”, cl. 28, da Malo; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto in combattimento a Monte Pian nella notte tra il 27 e il 28 aprile ’45.

 

 

 

I fatti:

 

Attacco-imboscata tedesco contro il Comando del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, a Monte Pian di Malo. Nella notte ha luogo una sparatoria di cui è protagonista un reparto tedesco giunto lì grazie ad una o più spie. Si pensa ad un ulteriore tentativo di eliminare Ferruccio Manea “Tar” da parte, o esponenti del CLN di Malo, o di fascisti decisi ad eliminare un pericoloso avversario che, nel dopo Liberazione, poteva esigere giustizia a loro danno, ma più probabilmente la vicenda si inserisce nel progetto del BdS SD/“Banda Carità” di eliminare gli esponenti più importanti della Resistenza Vicentina.

 

Nella sparatoria rimangono uccisi due garibaldini, Giuseppe Gasparini “Vieni” e Giuseppe Bertoldo “Rosso”, probabili vittime di uno scambio di persona a causa del colbacco che indossano, simile a quello del “Tar”.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- BdS-SD – Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD - Italienische Sonderabteilung (Banda Carità).

- Mario Carità

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Patrizia Greco, Nome di battaglia Tar: biografia di Ferruccio Manea, comandante della Brigata Ismene, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (VR), 2010, pag.231-235.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

 

27/29 aprile 1945: La Liberazione della piana di Asiago

(Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

I fatti:

 

Anche ad Asiago e Canove i partigiani sono intenzionati a far capitolare le forti guarnigioni tedesche, rinforzate proprio in quei giorni dall’arrivo di un contingente proveniente da Col d’Isarco (Bz). Alla mattina del 26 sono occupati dai partigiani delle “Fiamme Verdi”, del Gruppo Brigate “7 Comuni”, Divisione “Monte Ortigara”, Mezzaselva e Roana, sul versante destro della Val d’Assa, le contrade a nord di Asiago e a est la rotabile di Gallio per Foza ed Enego. E’ infine occupata anche Camporovere, che costituisce il passaggio obbligato di ogni ritirata verso nord, ma già a sera il Comando della “7 Comuni” ritiene più conveniente abbandonare il paese. A svolgere opera di mediazione con il comando tedesco e chiamato prima l’arciprete di Asiago monsignor Fortunato e dal 27 don Domenico Rigoni Marcant. Di fronte all’intransigenza tedesca i capi partigiani accantonano il progetto di un attacco al centro abitato e optano perché i tedeschi se ne vadano in fretta e semmai attaccarli ai fianchi, fuori dai paesi, lungo la Val d’Assa.

 

Alle prime luci dell’alba del 28 i tedeschi partono da Asiago: la Villa di proprietà dell'Ing. Oro, nei pressi della Villa Comunale, già occupata da reparti tedeschi di paracadutisti, è data dagli stessi alle fiamme al momento della loro partenza alle ore 3:00 del 28.4.45. Nella notte dal 28 al 29 aprile, anche il presidio di Canove si arrende.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparti tedeschi non individuati.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag.186-189.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag.337-339.

- Antonio Urbani, Anni Ribelli. Ricordi di vita e di lotta partigiana sull’Altopiano, Valdagno (Vi) 2004.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di Guerra.63

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

 

28 aprile 1945: Mosson di Cogollo del Cengio

(Val d’Astico).

 

 

Le vittime:

 

- Bruno Dal Prà di Francesco, da Caltrano; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”.

- Teresiano Rossi di Carlo, da Caltrano; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”.

- Giovanni Zenari di Pietro Forcin, da Caltrano; partigiano della Brigata “Martiri di Granezza”.

 

 

I fatti:

 

Il 28 aprile in prossimità della frazione di Mosson nel Comune di Cogollo del Cengio, un attacco partigiano ad una colonna tedesca provoca una violenta reazione: i tedeschi danno alle fiamme alcune abitazioni e uccidono due partigiani e ne feriscono mortalmente un terzo che muore il 1 giugno.

 

“Sabato notte 28 aprile 1945 venne a riparare a Cogollo un nucleo di tedeschi SS (dei più feroci) con cannoni e autoblinde: circa 300. Il generale e il suo stato maggiore si accasò in canonica. Il parroco, non potendo far altro, fece buon viso agli intrusi, per cui tutto andò bene ed alla sera della domenica seguente partirono, [...] Sembra che questi SS abbiano provocato il disastro di Pedescala”. Non prima di aver tentato, respinti, di salire in Altopiano per la strada del “Costo” e la Val Canaglia.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto SS tedesche non individuato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 236.

- Pierantonio Gios, Clero Guerra e Resistenza nelle relazioni dei Parroci, Ed. Tip. Moderna, Asiago 2000, pag. 6.

- Giovanni Borgo, Michele Serra, Mosson e oltre. Dalle memorie di don Carlo Frigo missionario salesiano, Seghe di Velo (Vi) 1983, pag. 188-200.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag. 364, 501.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di Guerra.64

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

28/29 aprile 1945: Staro – Valli del Pasubio

(Val Leogra)

 

 

 

La vittima:

 

- Antonio Storti “Sandrin”, cl. 22; partigiano del Btg. “Romeo”, Brigata “Stella”, Divisione “Garemi”, caduto in combattimento tra Staro e Valli del Pasubio il 28.4.45.

 

 

I fatti:

 

Ad Altissimo, in Val Chiampo, il mattino del 28 aprile una colonna di circa 400 tedeschi prende in ostaggio 9 donne e 7 uomini, tra i quali il parroco, don Luigi Bevilacqua, il cappellano don Vittorio Cailotto e il segretario comunale Eugenio Candiago (il patriota “Enigma”). Le staffette partigiane, tra le quali anche una suora, avvisano tutte le pattuglie di non sparare. E’ informato il CLN e i partigiani di Valdagno perché predispongano per una trattativa. Il negoziato avviene a Figigola di Valdagno ed è condotto dal maggiore tedesco comandante la colonna e Andrea Marigo, un interprete della “Marzotto”, e due partigiani. Dopo alcuni momenti di forte tensione si giunge ad un accordo: i 16 ostaggi vanno liberati a Maglio di Sopra e sostituiti sino a Recoaro da 5 giovani di Valdagno; alla colonna viene garantito il libero passaggio sino a Recoaro.

 

Nel pomeriggio, alla colonna arrivata a Recoaro (già controllato dai partigiani del Btg. “Romeo”) viene chiesta la resa, ma i tedeschi si rifiutano e proseguono per Valli del Pasubio. A Staro vengono rilasciati i 5 ostaggi e la colonna prosegue. I partigiani del Btg. “Romeo” si schierano sopra la strada Staro-Valli, in località Fonte Reale, tra Contrà Riva e Griglio, dove il comandante rifiuta per la seconda volta la resa. Viene aperto il fuoco contro circa 900 m di colonna, e dopo tre ore di combattimento si arrendono 250 uomini e sono raccolti sei feriti. Sul campo cadono 17 tedeschi, tra cui il maggiore comandante. Cadono anche due partigiani, Antonio Storti “Sandrin” e ...

 

Verso le ore 22:00, avvertiti dai tedeschi scampati all’agguato, da Valli del Pasubio salgono due mezzi corazzati che si fermano nei luoghi dello scontro, salgono verso Staro, poi a Passo Xon. Uno dei due conducenti sfonda il muro di una trattoria e di un’abitazione convinto di posizionarsi, oltre il fabbricato, nella posizione migliore per controllare la strada che sale da Recoaro e quella che sale da Staro; viceversa trova il vuoto e precipita fermandosi su una “masiera”.

 

Nel pomeriggio del 29 i tedeschi fanno scoppiare una serie di mine in prossimità di Contrà Griglio per distruggere due ponti ed ostruire definitivamente la strada per Passo Xon e la Valle dell’Agno. Alle ore 15:00, il capitano-SS Wasmuth abbandona con i suoi uomini Valli del Pasubio dirigendosi verso Pian delle Fugazze; fanno saltare i ponti alle loro spalle in Contrà Zoppati e in Contrà Gisbenti.

 

Nel pomeriggio a Valli del Pasubio, un gruppo di 30 uomini della GNR, del famigerato Btg. “Firenze”, con mogli e bambini al seguito, vengono catturati dai partigiani: tre di essi, Ferruccio Govoni, Innocenzo Masetti e Eliseo Falavena, vengono giustiziati a Valli del Pasubio il 1° Maggio; Mario Bucciani, e Leonello Maoli, sono invece condotti a Schio e lì giustiziati lo stesso giorno.

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- 2^ Compagnia, SS-Wehrgeologen Btl (mot) 500

- capitano-SS Fitz Wasmuth

- 2^ Compagnia Territoriale Provinciale - Btg. “Firenze” della GNR di Schio.

- Ferruccio Govoni, Innocenzo Masetti e Eliseo Falavena, Mario Bucciani e Lionello Maoli.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Quaderni della Resistenza - Schio, Vol.10, Ed. "Gruppo Cinque" (Emilo Trivellato, Valerio Caroti, Domenico Baron, Remo Grendene, Giovanni Cavion), Schio (Vi) 1981, pag.540-545.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 235 e nota 43.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di guerra.66

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

28/29 aprile 1945: Torrebelvicino

(Val Leogra).

 

 

 

Le vittime:

 

- Antonio Calli; cl.1891, da Torrebelvicino; civile, è ucciso dai tedeschi il 28.4.45 presso la sua abitazione in Contrà Piani, assieme ai partigiani Pavin e Sandri.

- Damiano Chioccarello; cl.1884, da Torrebelvicino, gestore dell’osteria “Al Bersagliere” in località  Valdelle; civile, morto per un colpo di granata sparato da un carro armato tedesco il 29.4.45.

- Angelo Dalle Nogare; cl.12, da Torrebelvicino; civile, ferito mortalmente dai tedeschi il 28.4.45, muore il 3.5.1945 all’ospedale di Schio.

- Giovanni Pavin; cl.01; partigiano territoriale del Btg. “Fratelli Bandiera”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, è trucidato dai tedeschi a Contrà Piani di Torrebelvicino il 28.4.45.

- Gaetano Arturo Sandri di Arturo e Giovanna Dalle Fusine, cl.08, da Magré di Schio; partigiano territoriale del Btg. “Fratelli Bandiera”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, è trucidato dai tedeschi a Contrà Piani di Torrebelvicino il 28.4.45.

 

 

I fatti:

 

Alla vigilia della Liberazione, nella sera del 28 aprile 1945, il gruppo di partigiani territoriali della zona di Torrebelvicino e Pievebelvicino si preparano all’attacco finale. Gaetano Arturo Sandri, Giovanni Pavin e altri si portarono in Contrà Piani dove hanno precedentemente occultato armi e munizioni. Individuati dalle vedette tedesche appostate su Monte Castello, sono attaccati da militari tedeschi provenienti da due direzioni. Partigiani e patrioti allora tentarono di disperdersi, essendo stati sorpresi ancora non completamente armati. Sandri e Pavin cercarono riparo in casa di Antonio Calli, ma sono uccisi insieme al padrone di casa dal tiro incrociato dei militari tedeschi.

 

Poche ore prima Angelo Dalle Nogare, operaio tessile al Lanificio Rossi di Schio, mentre rientra a Torrebelvicino in bicicletta, dopo la riva del Cristo, un gruppo di soldati tedeschi a bordo strada gli intimò di fermarsi, ed è colpito all’addome da un proiettile di fucile e cadde a terra ferito. Ricoverato presso l’ospedale di Schio nel reparto di Chirurgia, more alle ore 13:00 del 3 maggio 1945.

 

Domenica 29 aprile 1945 in località Valdelle si scatena un violento scontro tra partigiani e tedeschi. Questi ultimi, dotati di carro armato, spararono un colpo di granata contro l’Osteria Al Bersagliere, uccidendo l’anziano gestore Damiano Chioccarello.

 

 

La Memoria:

Calli, Dalle Nogare e Sandri sono riportati nella lapide dedicata ai partigiani di Torrebelvicino nel locale cimitero.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Quaderni della Resistenza - Schio, Vol. 6 e 14, Ed. "Gruppo Cinque" (Emilo Trivellato, Valerio Caroti, Domenico Baron, Remo Grendene, Giovanni Cavion), Schio (Vi) dal 1978 e 1981, pag.311-312 e 740-743.

- Luca Valente, Una città occupata. Schio-Val Leogra settembre 1943 – aprile 1945, Vol. III, Ed. Menin, Schio (Vi) 2000, pag. 139.

- Luca Valente, L’ultima battaglia. La conclusione della guerra a Schio e nell’Alto Vicentino nel diario del maggiore dei paracadutisti Otto Laun 22-30 aprile 1945, edizioni Menin, Schio, 2002; pag. 101-102.

- Luca Valente, Un paese in trappola: occupazione fascismo e resistenza a Torrebelvicino (1943-1945), Ed. Menin, Schio (Vi) 2003, pag.224-225.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

28/29 aprile 1945: Enego

(Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

I fatti:

 

La sera del 28 aprile, una colonna tedesca numerosa e ben equipaggiata si presenta in Contrà Cornetta intenzionata a scendere in Val Brenta. I partigiani, temendo che volessero bruciare Enego, decidono di affrontarla. Nella notte la popolazione viene invitata a nascondersi nei boschi. E’ tentata la resa dei tedeschi, ma senza successo. Nel pomeriggio del 29 la colonna è lasciata attraversare il paese deserto mentre i partigiani appostati ne seguivano le mosse. Quando i tedeschi superano il centro abitato, in località Giardinetto i partigiani attaccano. La colonna è dispersa: sei automezzi e i tedeschi superstiti sono catturati.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag.186.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

 

28/30 aprile 1945: Pedemontana Altopiano 7 Comuni da Breganze a Marostica.

 

 

 

Le vittime:

 

- Angelo Bonato, da S. Eusebio di Bassano; patriota della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, ucciso in combattimento in Contrà Brombe di Conco.

- Cristiano Brunello, da Contrà Spelonchette di Conco; patriota della Brigata “Fiamme Verdi” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, ucciso in combattimento in Contrà Brombe di Conco.

- Bruno Campagnolo di Antonio; partigiano della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”; muore in combattimento a Crosara-S. Luca di Marostica.

- Gio Batta Corrà di Francesco, cl 04, da S.Luca di Crosara - Marostica; patriota della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”; muore in combattimento presso Contrà Predemaule di Sopra – Contrà Stabile di Sotto di Lusiana.

- Antonio Crestani “Toni Leru”, cl. 13, da Vallonara; partigiano della Brigata “Giovane Italia”, muore in combattimento alle ore 20:00 davanti all’attuale Hotel Rosina, in località Fantini di Valrovina - Bassano.

- Francesco Antonio Crestani di Giuseppe, cl.11, Contrà Brombe di Conco; partigiano della Brigata “Giovane Italia”, ucciso in combattimento in località Fantini di Vallonara - Marostica.

- Lino Crestani di Pietro, cl. 22, nato a S. Giovanni Lupatoto (Vr) e residente a Predipaldo di Marostica; partigiano della Brigata “Giovane Italia”, ferito mortalmente in combattimento, muore all’ospedale di Marostica alle ore 16:00 del 30.4.45.

- Giuseppe Galvan, cl. 19; patriota del Btg. “R. Arnaldi”, Brigata “Martiri di Granezza” muore in combattimento tra Breganze e S. Giorgio di Perlena.

- Paolo Garzotto di Giuseppe, cl. 10, da Contrà Rìgine, Valle di Sopra - Lusiana; partigiano della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”; muore in combattimento in loc. Remeston di S. Caterina di Lusiana.

- Giuseppe Giacomazzo; ex finanziere residente a Fontanelle di Conco; patriota della Brigata “Fiamme Verdi” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, ucciso in combattimento in Contrà Brombe di Conco.

- Stefano Guerra Guizze di Antonio, da Molvena; partigiano della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”; muore in combattimento il 30.4.45 a Crosara-S. Luca di Marostica.

- Francesco Lunardon; patriota della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, ucciso in combattimento in Contrà Brombe di Conco.

- Guido Pellegrino Marchi di Giuseppe, da Salcedo; partigiano della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, ucciso in combattimento a Mure di Molvena.

- Giulio Moro, da Valrovina di Bassano; patriota della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, ucciso in combattimento in Contrà Brombe di Conco.

- Giuseppe Oriella, da S. Michele di Bassano; patriota della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, ucciso in combattimento in Contrà Brombe di Conco.

- Beniamino Passarin di Bernardino, cl. 23, da Crosara di Marostica; partigiano della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”; muore in combattimento il 30.4.45 in Valletta dell’Erta, località “Gorghi Scuri” di Valle S. Floriano - Marostica.

- Federico Pedon di Giovanni, cl. 25; partigiano della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, muore in combattimento nei giorni della Liberazione.

- Giovanni Rizzolo, da Lavarda di Fara Vicentino; partigiano della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”; muore in combattimento a Crosara-S. Luca di Marostica.

- Lorenzo Rossi, cl. 08, da Vallonara di Marostica; patriota della Brigata “Giovane Italia”, muore in combattimento alle ore 15:00 in località Stroppari di Valle S. Floriano.

- Giovanni Simonetto, cl. 22, da Vallonara di Marostica; civile, ferito mortalmente a Valle di S. Floriano - Marostica, muore all’ospedale di Marostica il 2.5.45.

- Antonio Tasca Volpini; cl.1882, da Valle di S. Floriano - Marostica; patriota della Brigata “Giovane Italia”, trucidato con la famiglia nella sua abitazione in via Sedea di Valle di San Floriano - Marostica, il 29.4.45.

- Anna Crestani in Tasca, cl. 1883, nata a Vallonara di Marostica e residente a Valle di S. Floriano - Marostica; civile, trucidata in via Sedea a Valle di San Floriano - Marostica, il 29.4.45.

- Bianca Tasca in Gazzola, cl. 18, da Valle di S. Floriano - Marostica; civile, trucidata in via Sedea a Valle di San Floriano - Marostica, il 29.4.45.

- Antonia Gazzola, cl.44 (5 mesi), da Valle di S. Floriano - Marostica; civile, trucidata in via Sedea a Valle di San Floriano - Marostica, il 29.4.45.

- Antonio Tommasi di Pietro, cl. 18, da Conco; partigiano della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”; muore in combattimento in località Remeston di S. Caterina di Lusiana.

- Bortolo Toniazzo di Giovanni, cl. 21, da Crosara; partigiano della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”; muore in combattimento il 30.4.45 in Valletta dell’Erta, località “Gorghi Scuri” di Valle S. Floriano - Marostica.

- Antonio Vivian “Berna”, cl. 1888, nato a Schiavon e residente a Valle S. Floriano; patriota della Brigata “Giovane Italia”, è ferito mortalmente presso il Capitello-Monumento ai Caduti di Valle S. Floriano, muore verso le 24:00 all’ospedale di Marostica.

 

 

I fatti:

 

In quei giorni i tedeschi tentano in tutti i modi di salire sull’Altopiano dei 7 Comuni, sia nel tentativo di posizionarsi sulle postazioni difensive della “Linea Blu” realizzata dalla Todt, che successivamente, vista l’impraticabilità della cosa, per dirigersi verso il Trentino. I partigiani, da parte loro, hanno l’ordine di impedire che ciò avvenga, sia al fine di obbligare i tedeschi ad incanalarsi nelle due valli maggiori (del Leogra, Astico e del Brenta), più facilmente controllabili e attaccabili dall’aviazione Alleata e dai reparti partigiani, che per limitare i saccheggi e le violenze contro la popolazione, i paesi e le contrade della pedemontana e dell’Altopiano.

 

In questi ultimi giorni di lotta, la fucilazione da parte partigiana, e talvolta la rabbia scaricata della stessa popolazione contro molti soldati tedeschi catturati, trova le sue motivazioni nelle violenze gratuite perpetrate dai tedeschi in ritirata e dal loro utilizzo della “tecnica della civetta”; infatti, in non poche situazioni i tedeschi fingono la resa per poi aprire improvvisamente il fuoco contro i patrioti scatenando così successivamente l’ira partigiana.

 

Il 28.4.45, alle 20:30, la X^ Mas presente a Marostica (Btg. Alpini “Valanga” e 2° e 3° Gruppo d’Artiglieria “Da Giussano” e “S. Giorgio”) si arrende alle forze partigiane e al CLN locale. Lo stesso giorno, per impedire ai tedeschi di salire verso l’Altopiano i partigiani della Brigata “Giovane Italia” si scontrano tra le colline di S. Benedetto e Borgo Berga, e quelli delle “Fiamme Rosse” in loc. Remeston di S.Caterina di Lusiana nella “Battaglia di Monte Canotto del Cunchele”.

 

Nella notte tra il 28 e il 29 si arrende a Marostica anche una colonna tedesca.

 

Alle 6:00 del mattino in Valle S. Floriano, aerei americani in appoggio ai partigiani colpiscono duramente camion tedeschi che si dirigono verso le località Capitelli, Vallonara e Marostica. Mitragliano anche due automobili tedesche dove perde la vita un giovane autista italiano, Giovanni Simonetto.

 

Nel mattino di domenica 29 aprile i partigiani combattono appoggiati dalla popolazione valida, compresi i parroci (armati di bastoni, forche e qualche fucile) anche in Valle S. Floriano, ma nel primo pomeriggio, per rappresaglia, in Via Sedea i tedeschi penetrano nell'abitazione della famiglia Tasca e uccidono padre, madre, figlia e nipote: saccheggiano e danno tutto alle fiamme, corpi compresi.

 

Sempre il 29, tra Breganze e S. Giorgio di Perlena, una colonna composta da circa 80 tedeschi, preceduti da un carro armato tentano di raggiungere Salcedo e l’Altopiano, ma i partigiani della Squadra di S.Giorgio, comandata da Toni Guerra (Btg. “R. Arnaldi”, Brigata “Martiri di Granezza”), fanno saltare un ponte dopo Villa Malvezzi e arroccati dalle Case Galvan e Nicoli, si oppongono riuscendo a far retrocedere i tedeschi.

 

Nel tardo pomeriggio del 29 i tedeschi tentano di salire per la vallata del Laverda, con un carro “tigre”, ma all’altezza della Val Piglia, presso Contrà Predemaule di Sopra – Contrà Stabile di Sotto, i tedeschi trovano la strada interrotta: i partigiani l’hanno fatta saltare assieme ad alcuni ponticelli. Sempre il 29 in via Torricelle di Lugo Vicentino, scontro tra tedeschi che tentano di salire in Altopiano e partigiani: tra l’altro l’abitazione di Alessandro Leoni di Domenico e Corona Castello, cl. 1898, causa mitragliamento tedesco, viene danneggiata e in parte bruciata.

 

Scontri anche a Mason, Crosara S. Luca, Mure di Molvena e, all’alba del 30 aprile, in Valletta dell’Erta, località “Gorghi Scuri”, a Crosara S. Luca, Casanova alle Grizze, in zona Predipaldo e Contrà Brombe di Conco. Il 2 maggio, un gruppo di abitanti di S. Caterina di Lusiana, intenti a riattivare la strada in località Ciglio, vengono improvvisamente assaliti da un gruppo di tedeschi. Il pronto intervento dei partigiani permette di catturare tutti i tedeschi.

 

 

La Memoria:

 

Gli 8 caduti di Valle S. Floriano sono ricordati nel tempietto al bivio della strada per la chiesa parrocchiale. I partigiani Passarin e Toniazzo sono ricordati dove caddero da un cippo con fotografia in località “Gorghi Scuri” in Valletta di Valle S. Floriano - Marostica. I partigiani Francesco e Lino Crestani sono ricordati nel Monumento ai Caduti di Rubbio e Predipaldo (Colonna mozza con croce incisa) a Rubbio di Bassano, lungo la strada per Monte Caina. I patrioti Giacomazzo e Brunello sono ricordati, con gli altri Caduti di Conco nella Lotta di Liberazione, a Bocchetta Conco (Passo Stretto) con un Cippo mozzo con croce incisa; Brunello è ricordato anche a Rubbio di Bassano nel Monumento ai Caduti di Rubbio – Conco e Bassano del Grappa, e Predipaldo di Marostica. Il partigiano Marchi è ricordato nel Monumento dei Caduti di Salcedo. Il Comune di Conco è decorato con Croce di Guerra al Valor Militare.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparti tedeschi non individuati.

 

 

Per aver partecipato all’uccisione di Francesco e Lino Crestani, e alla Strage dei Tasca, sono catturati e fucilati la sera del 30.4.45, a Erta di Crosara - Marostica, dai partigiani della Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”: Feldwebel K. Becher; stabsfeldwebel (maresciallo maggiore), cl. 14; Gerhard Schmidt, oberfeldwebel (maresciallo), cl. 24; Werner Friedemann, soldat (soldato), cl. 20; altri 9 tedeschi appartenenti allo stesso gruppo sono fucilati a Fontanelle di Conco.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- “Zaira” Meneghin Maina, Tra cronaca e storia. La Resistenza nel Vicentino, Ed. Teti, Segrate (Mi) 1989, pag. 120-121.

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag. 181-185, 240.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 260, 339-341, 362-363, 392-394.

- Pierantonio Gios, Controversie sulla Resistenza ad Asiago e in Altopiano, Ed. Tip. Moderna, Asiago 1999, pag. 179-181.

- Pierantonio Gios, Clero, Guerra e Resistenza nelle relazioni dei Parroci, Ed. Tip. Moderna, Asiago (VI) 2000, pag. 39-40, 46, 49, 105, 146, 161, 185.

- Benito Gramola (a cura di), Tullio Carlesso. Da Marsan alla Cabianca. Vicende dei patrioti del battaglione “Vanin” (Brigata “Giovane Italia”), Fara Vicentino 2015, pag. 119-132, 168-173.

- Elena Carano, Oltre la Soglia. Uccisioni di civili nel Veneto 1943-1945, Ivsrec, Padova 2007, pag. 368-369, 502 e 505.

- Benito Gramola, Tino Marchetti, Maria Grazia Rigoni, “Tu che passi sosta e medita”. Monumenti, cippi e lapidi della Resistenza sull’Altopiano, Ed. AVL, Quaderno n° 3, Vicenza 2003, pag. 63-65.

- “4 ciacole fra noialtri de Conco”, rivista locale, n. 40, gennaio 1995.

- Romeo Covolo (a cura di), Rigoni Pasqua Marina “Zurla”. La moglie del partigiano. “Ricordi e confessioni della moglie del Comandante “Broca”, Ed. AVL, Quaderno n. 10 Luglio 2014, pag. 133 e 151.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi: Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP); Danni di guerra.67

- Archivio privato Giulio Vescovi – Sonia Residori, Relazione 2° Btg., Brigata “Fiamme Rosse”.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP). 28/30 aprile 1945: La ritirata tedesca in Val Brenta.

 

 

Le vittime:

 

- Giovanni Baratto, cl. 24; partigiano, muore in combattimento il 28.4.45.

- Cristiano Benacchio; partigiano, fucilato a Solagna il 28.4.45.

- Pietro Boaria, da Foza; partigiano, fucilato a Carpanè di Valstagna il 28.4.45.

- Getullio Caenaro; albergatore di Cismon del Grappa; civile, ucciso da un cecchino tedesco il 28.4.45.

- Pietro Campesan, cl. 14; partigiano, caduto in combattimento contro SS tedesche il 30.4.45 in località Cornon di Solagna.

- Romolo Cavalli, cl. 26 da Valstagna; partigiano, caduto in combattimento contro SS tedesche il 30.4.45 in località Cornon di Solagna.

- Bruno Fabris; partigiano, ucciso dai tedeschi a Valstagna il 29.4.45.

- Dino Ferrazzi; partigiano, ucciso dai tedeschi a Valstagna il 29.4.45.

- Armando Gemo di Ludovico, cl. 13, da Bassano del Grappa; partigiano, caduto in combattimento il 29.4.45.

- Angelo Mocellin; partigiano, fucilato a Solagna il 28.4.45.

- Camillo Sasso; civile, ucciso dai tedeschi a Valstagna il 29.4.45.

- Remigio Serradura, cl. 24, da Solagna; partigiano, caduto in combattimento contro SS tedesche il 30.4.45 in località Cornon di Solagna.

- Dino Todesco; cl. 25, da Solagna; partigiano, torturato e trucidato a Solagna il 29.4.45.

- ... una donna; uccisa in località Bettina di Campese; civile, morta il 25.4.45 nel crollo della sua abitazione colpita dall’artiglieria tedesca.

- ... un banbino; ucciso in località Bettina di Campese; civile, morta il 25.4.45 nel crollo della sua abitazione colpita dall’artiglieria tedesca.

- ... un vecchio di Solagna; civile; ucciso dai tedeschi a Solagna il 29.4.45.

- ... un civile di Solagna; ferito mortalmente dai tedeschi a Solagna il 30.4.45.

- ...“parrocchiano” di Cismon del Grappa; civile, ucciso dai tedeschi durante la ritirata.

- ...“parrocchiano” di Cismon del Grappa; civile, ucciso dai tedeschi durante la ritirata.

 

 

 

I fatti:

 

La sera del 25.4.45, a Campese di Bassano del Grappa, i partigiani catturano il presidio repubblichino posto a guardia del ponte-canale; il loro obiettivo è di far saltare il ponte, anche per rendere inutile un secondo bombardamento Alleato. Tedeschi e repubblichini della BN di Pove del Grappa, nel tentativo di impedire l’azione partigiana, ingaggiano un conflitto a fuoco che “...durò 3 ore” e “Fu la sera più tragica e paurosa per gli abitanti della parrocchia”. Allo scontro partecipa anche un cannone tedesco che spara anche contro le case “...site in località “Bettina”, causando la morte ad una donna e ad un bambino”.

 

Sabato 28 a Bassano del Grappa i tedeschi fanno saltare ciò che rimane del Ponte degli Alpini. A Campolongo, i partigiani fanno saltare un muraglione del canale industriale parallelo alla strada destra Brenta per ostacolare la ritirata tedesca.

 

Il 28, a Carpanè di Valstagna, viene fucilato vicino ai gradini della Chiesa il partigiano Pietro Boaria, e a Solagna sono catturati e fucilati i partigiani Angelo Mocellin e Cristiano Benacchio, nella zona di Bassano del Grappa cade in combattimento il partigiano Giovanni Baratto. Sempre il 28, a Cismon del Grappa, un cecchino tedesco uccide l’albergatore Getullio Caenaro, e salgono a tre “i parrocchiani” morti durante la ritirata.

 

Domenica 29 a Valstagna, verso le ore 9:00, tedeschi colpiscono a tradimento i partigiani Bruno Fabris e Dino Ferrazzi, verso le ore 11:00 uccidono anche un civile, Camillo Sasso. A Solagna le SS tedesche torturano e uccidono il partigiano Dino Todesco e verso sera “un buon vecchio”; nella zona di Bassano del Grappa cade in combattimento il partigiano Armando Gemmo.

 

A Cismon del Grappa, sono giustiziati dai partigiani due brigatisti della 2^ BN Mobile “Mercuri”, padre e figlio: Adolfo e Igino Girardi. Un secondo figlio, Sandro, è morto durante il rastrellamento del 1 aprile ’45, sempre a Cismon del Grappa. Lunedì 30, per garantirsi la fuga i tedeschi sparano con i cannoni da 88mm contro gli abitati di via Stazione di Carpanè e Contrà Lora Alta di Valstagna, arrecando gravi danni a molte abitazioni.

 

Sempre il 30, a Solagna, in località Cornon, i partigiani attaccano una compagnia SS che si è insediata nelle fortificazioni costruite dalla Todt. Si combatte per tutta la mattina e solo verso le 13 i tedeschi vengono sconfitti: 3 i caduti in combattimento tra i partigiani e un civile ferito mortalmente.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- Reparti tedeschi non individuati.

- Distaccamento di Pove del Grappa, 8^ Compagnia della 22^ BN “Faggion” di Vicenza.

- 2^ brigata nera mobile “Mercuri”.

- Adolfo e Igino Girardi.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag. 168, 183, 185.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 391, 403.

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag. 11, 32, 73, 173-174.

- Elena Carano, Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto, 1943-1945, Ivsr-Università di Padova, Padova, 2007, pag. 374, 501 e 505.

- Damiano Rech, A Nord del Grappa. Protagonisti e testimoni raccontano la guerra e il rastrellamento a Seren, Isbrec, Belluno 2005, pag. 183.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi. Corte d’Assise Straordinaria (CAS); Danni di guerra.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

29 aprile 1945: Contrà Selva di Montebello Vicentino

(Prelessini Meridionali).

 

 

 

La vittima:

- Lino Zecchetto “Brunetto” di Antonio e Maria Gaiatto, cl.20, nato a S. Stino di Livenza (Ve), residente a Vicenza e sfollato a Montebello, primo di cinque fratelli, già presidente dei giovani di Azione Cattolica di San Felice in Vicenza e studente di Pedagogia all’Università di Torino; già ufficiale della Brigata “Sassari”, 151° Regg. Fanteria in Croazia, partigiano, prima nel Btg. “Guastatori” del Comando Militare Provinciale, poi commissario della Brigata “Martiri di Grancona”, Divisione “Vicenza”, cade in combattimento in Contrà Selva di Montebello il

- Mario Dalla Gassa; cl. 22, da Montebello; partigiano, caduto in combattimento a Contrà Selva di Montebello il 29.4.45.

- Enrico Polesato; cl.26, da Montebello; partigiano, caduto in combattimento a Contrà Selva di Montebello il 29.4.45.

- Girolamo Selmo; da Zermeghedo; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, Divisione “Vicenza”, trucidato dai tedeschi in prossimità di Zovencedo. 

- ...; da Zermeghedo; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, Divisione “Vicenza”, trucidato dai tedeschi in prossimità di Zovencedo.

- ...; da Zermeghedo; partigiano della Brigata “Martiri di Grancona”, Divisione “Vicenza”, trucidato dai tedeschi in prossimità di Zovencedo.

- Raffaele Rigotti; staffetta partigiana della Brigata “Martiri di Grancona”, Divisione “Vicenza”, muore dopo la Liberazione per malattia contratta in guerra.

 

 

I fatti:

 

Qualche giorno prima, la squadra partigiana comandata da Lino Zecchetto “Brunetto”, e composta dai fratelli Bruno e Aldo Zecchetto e altri tre partigiani di Zermeghedo, tra cui Girolamo Selmo, tende vari agguati a pattuglie tedesche al fine di disarmare al fine di renderle inoffensive. Sulla via del ritorno la squadra si divide, e mentre i tre fratelli Zecchetto riescono a raggiungere la loro base, gli altri tre sono intercettati e trucidati dai tedeschi.

 

Il 29 aprile, al Comando partigiano insediatosi presso l’ex Stazione dei Carabinieri di Montebello, giunge notizia di soldati tedeschi si sono asserragliati nella fattoria della famiglia Dalla Valle, in Contrà Selva. Lino Zucchetto “Brunetto” con un gruppo dei suoi partigiani si porta sul luogo, e si rende conto che oltre alle SS tedesche all’intero dell’abitazione con in ostaggio donne e bambini, altri si sono posizionati nei cunicoli, nei fienili e un po’ dappertutto. I partigiani tentano una sortita, ma inferiori di numero e armamento diventano facile bersaglio. Lino Zucchetto è colpito da una bomba a mano.

 

Cadono anche Mario Dalla Gassa ed Enrico Polesato, altri vengono feriti. Altri tedeschi intanto accorrono dal versante opposto della valle. Solo il provvidenziale arrivo di un carro armato americano e di tardivi rinforzi, mette in fuga i tedeschi, poi catturati.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto SS tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Carlo Segato, Flash di vita partigiana. Altavilla Vicentina e dintorni, Altavilla Vicentina (Vi) 1999, pag.179.

- Bruno Munaretto, Michele Crispino, Lino Zecchetto, Ed. La Serenissima, Vicenza 1995, pag.112-113, 115-121.

- Benito Gramola, Annita Maistrello, La divisione partigiana Vicenza e il suo battaglione guastatori, Ed. La Serenissima, Vicenza 1995, pag. 88 e 127.

 

 

 

 

29 aprile 1945: Seghe di Velo d’Astico

(Val d’Astico).

 

 

 

La vittima:

 

- Mario Giovanni Schiro di Gaetano; da Contrà Schiri di Cogollo del Cengio; partigiano, torturato e impiccato a Seghe di Velo il 29.4.45.

 

 

I fatti:

 

Durante la notte tra sabato 28 e domenica 29 aprile, «una compagnia di tedeschi con armi pesanti, cannoni e un carro amato» entrò in Villa Lampertico Valmarana a Seghe di Velo. Sulla spianata della Villa sono piazzati i cannoni e il mattino presto, verso le sei, alcuni soldati salgono per entrare nel centro abitato, ma appena giunti «furono accolti da colpi di fucili e mitra sparati dai partigiani: due tedeschi (l’obj. Sachner e l’ogfr.Jaschinsky) rimasero uccisi e gli altri si dettero alla fuga. Come rappresaglia entrarono subito in azione i cannoni, che colpirono il campanile. Un partigiano che inseguiva i tedeschi fuggenti fu preso e barbaramente impiccato davanti alla porta della chiesa di Seghe».

 

Il partigiano è Mario Schiro e abita con i genitori in una casa adiacente il Ponte degli Schiri. Il parroco di Cogollo del Cengio scrive che volendo da solo disarmare alcuni soldati tedeschi, è ucciso con una fucilata. Il cadavere poi è impiccato alla porta della chiesa di Seghe e vi resta esposto fino a lunedì 30 aprile, perché i tedeschi da Arsiero, sparano col cannone sull’abitato e sul Ponte degli Schiri. Inoltre, il ponte è guardato a vista da soldati “russi” che hanno occupato la sua casa tormentando suo padre, Gaetano: «I russi volevano a tutti i costi violentare una figlia, portar via il denaro e bastonarono e minacciarono di uccidere ad ogni momento il povero capo di famiglia». Tutti gli abitanti di Contrà Schiri si sono rifugiati sui monti vicini «tra le piante».

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- Ost-Bataillon 263 – 263° Btg. Orientale.

- Altro reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Sonia Residori, L’ultima valle. La Resistenza in Val d’Astico e il massacro di Pedescala e Settecà (30 aprile e 2 Maggio 1945), Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2015 (da bozza Niente altro che polvere, pag. 167-168).

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Danni di Guerra.71

- Archivio Parrocchiale di Velo d’Astico, Registro delle sepolture, n.12/1945.

- Archivio Parrocchiale di Cogollo del Cengio, Cronistorico, pag. 356-357.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (Vi).

 

 

 

 

29 aprile 1945: Stoner di Enego

(Altopiano 7 Comuni).

 

 

 

La vittima:

 

- Giovanni Frison di Angelo, cl. 01, da Stoner; partigiano Btg. “Dalla Costa”, Brigata “Fiamme Rosse” del Gruppo Brigate “7 Comuni”.

 

 

I fatti:

 

In questi ultimi giorni di guerra i tedeschi, talvolta appoggiati da carri armati, cercano di salire sull’Altopiano per raggiungere poi la Valsugana e il Trentino via Enego o Lavarone; prendono ostaggi, saccheggiano e seminano ovunque terrore. In non poche situazioni, i tedeschi fingono la resa per poi aprire improvvisamente il fuoco contro i patrioti. Domenica 29.4.45, tedeschi partono da Gallio e scendono a Stoner di Enego per la strada di Marcesina, scontrandosi più volte con i partigiani di Enego, che avevano fatto saltare il ponte sulla Valgadena. Nei pressi di Stoner, un pattuglione di circa 20 SS tedesche si presenta davanti ad un posto di blocco partigiano sventolando fazzoletti bianchi in segno di resa. I tedeschi aprono improvvisamente il fuoco uccidendo il partigiano Giovanni Frison, per poi dileguarsi immediatamente nel bosco. Vengono ben presto circondati da altri partigiani ed annientati quasi completamente.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco SS non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag. 126-127, 136, 182, 232.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 65, 358, 393-394, 416.

- Pierantonio Gios, Controversie sulla Resistenza ad Asiago e in Altopiano, Ed. Tip. Moderna, Asiago 1999, pag. 9-35, 181-182, 186.

- “Zaira” Meneghin Maina, Tra cronaca e storia. La Resistenza nel Vicentino, Ed. Teti, Segrate (Mi) 1989, pag. 71-72, 85, 173-174, 245.

- Benito Gramola, Tino Marchetti, Maria Grazia Rigoni, “Tu che passi sosta e medita”. Monumenti, cippi e lapidi della Resistenza sull’Altopiano, Ed. AVL, Quaderno n° 3, Vicenza 2003, pag. 66-67.

- Antonio Orfeo Vangelista, Guerriglia a nord, Ed. Vangelista, Milano 1995, pag. 247-250.

- Luigi Viero, Eco dei miei colli, Ed. Suman, Padova, 2001, pag. 78-80.

- Vittorio Marangon, Val Brenta, valle partigiana, Ed. Centro Studi E. Lucini, Padova, 1996, pag. 109.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondo Danni di Guerra.72

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

30 aprile 1945: Fontanelle di Conco

(Altopiano 7 Comuni).

 

 

I fatti:

 

Il 2 maggio ’45, presso l’Asilo di Fontanelle di Conco sono fucilati 9 tedeschi dai partigiani del Gruppo Brigate “7 Comuni”, Brigata “Fiamme Rosse”, Btg. “Orsato Severino”, comandato da Davide Mariani “Dino”. La vicenda raccontata da don Pierantonio Gios, come in molte altre occasioni, non corrisponde al vero.

Le dure parole di condanna della fucilazione formulate da don Antonio Favero, “eccidio barbaro...vendetta e furore di un energumeno intervenuto...”, attestano chiaramente che nulla sapeva degli antefatti. Infatti, è da addebitare a questo gruppo tedesco e ad altri 3 loro commilitoni fermati e giustiziati ad Erta di Crosara, i 9 partigiani caduti (Rossi, Crestani e Vivian, Passarin e Toniazzo in Valle di S. Floriano, i due Crestani di Predipaldo, Giacomazzo e Brunello), ma soprattutto la Strage dei 4 componenti la famiglia Tasca in Via Sedea in Valle di S. Floriano.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Reparto tedesco non identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag.433.

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag. 65.

- Romeo Covolo (a cura di), Rigoni Pasqua Marina “Zurla”. La moglie del partigiano. “Ricordi e confessioni della moglie del Comandante “Broca”, Ed. AVL, Quaderno n. 10 Luglio 2014, pag.133.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

30 aprile/2 maggio 1945: Pedescala e Settecà

(Val d’Astico).

 

 

 

Le vittime:

 

Strage di Pedescala:

- Antonio Angeli di Francesco, cl. 09; marito di Ada Cruciani di Cesare da Pedescala; maresciallo della GNR della Strada, capo magazziniere presso la Scuola della GNR della Strada di Piovene Rocchette;

- don Fortunato Carlassare di Margherino, cl. 10; parroco di Pedescala;

- Margherino Carlassare di Fortunato, cl. 1879; padre del parroco;

- Lucia Crivellaro in Pretto di Antonio, cl. 07; moglie di Pretto Giovanni Antonio di Matteo;

- Valentino Dal Pozzo di Nicolò, cl. 1887;

- Silvio Fabrello di Angelo, cl. 10; residente a Piovene Rocchette;

- Angelo Gerosa di Giuseppe, cl. 1874;

- Augusto Gerosa di Giuseppe, cl. 1878;

- Attilio Giacomelli di Francesco, cl. 1900;

- Augusto Giacomelli di Francesco, cl. 07; marito di Marangoni Lucia;

- Bruno Giacomelli di Giovanni, cl. 23;

- Francesco Giacomelli di Francesco, cl. 03;

- Francesco Giacomelli di Giovanni, cl. 1859;

- Francesco Giacomelli di Nicolò, cl. 1899;

- Giovanni Giacomelli di Francesco, cl. 1892;

- Giuseppe Giacomelli di Pietro, cl. 1894;

- Leonardo Giacomelli di Giovanni, cl. 1888;

- Leonardo Giovanni Giacomelli di Rocco, cl. 11;

- Pietro Giacomelli di Pietro, cl. 1868;

- Rocco Giacomelli di Leonardo, cl. 1884;

- Pasquale Celestino La Lampa di Girolamo, cl. 1880; residente a Vicenza; marito di Gemma Giacomelli da Pedescala; brigatista (sergente maggiore) della 22^ BN “Faggion di Vicenza e torturatore a “Palazzo Littorio” con Angelo Bruno Girotto “Paltan” e il tenente Umberto Bronco;

- Amabile Lorenzi di Antonio, cl. 1874;

- Letizia Lorenzi di Giovanni, cl. 06;

- Angela Marangoni di Gio Batta, cl. 29;

- Antonio Marangoni di Gio Batta, cl. 1900;

- Caterina Marangoni di Gio Batta, cl. 1850;

- Francesco Marangoni di Francesco Sante, cl. 11;

- Gio Batta Marangoni di Sante, cl. 1897;

- Giovanni Matteo Marangoni di Antonio, cl. 12;

- Giovanni Pietro Marangoni di Matteo, cl. 13;

- Guido Marangoni di Giovanni, 15;

- Leonardo Marangoni di Antonio, cl. 1872;

- Leonardo Marangoni di Gio Batta, cl. 1888;

- Leonardo Marangoni di Matteo, cl. 1885;

- Lucia Maria Marangoni in Pretto di Antonio, cl. 1884; moglie di Pretto Giovanni di Nicola;

- Matteo Marangoni di Matteo, cl. 1880;

- Simeone Mattielli di Giovanni, cl. 1885;

- Antonio Mazzucco di Francesco, cl. 1896;

- Giovanni Nicolussi di Cristiano, cl. 1868;

- Giovanni Panozzo di Michele, cl. 04;

- Luigi Panozzo di Giovanni, cl. 06;

- Claudio Pretto di Giovanni Battista e Giovanna Dal Pozzo; cl. 40;

- Francesco Pretto di Francesco; cl. 1890;

- Franco Pretto di Francesco, cl. 28;

- Giacomo Coronello Pretto di Giuseppe, cl. 10;

- Gio Maria Pretto di Giuseppe, cl. 1893;

- Giovanni Pretto di Giovanni, cl. 1884;

- Giovanni Antonio Pretto di Matteo; cl. 01; ucciso all’alba del 2 giugno; marito di Lucia Crivellaro di Antonio;

- Giovanni Pretto di Nicola; cl. 1875; marito di Lucia Maria Marangoni;

- Giovanni Battista Pretto di Nicolò, cl. 10; papà di Claudio;

- Margherita Pretto di Gio Batta; cl. 80;

- Nicola Antonio Pretto di Francesco, cl. 10;

- Nicola Michele Pretto di Michele, cl. 21; partigiano della Brigata “Pasubiana”;

- Simone Pretto di Giuseppe, cl. 1895;

- Florio Spagnolo di Giovanni, cl. 28;

- Luigino Spagnolo di Giovanni, cl. 33;

- Antonio Stenghele di Francesco, cl. 10;

- Domenico Stenghele di Giovanni, cl. 1891;

- Francesco Stenghele di Francesco, cl. 1875;

- Giovanni Stenghele di Francesco, cl. 1857;

- Gio Batta Stenghele di Gio Francesco, cl. 1875;

- Giovanni Gianni Stenghele di Domenico, cl. 32;

- Paolina “Lina” Tornaghi in Giacomelli di Francesco, cl. 10;

 

Strage di Forni e Settecà:

- Angelo Baldiserotto di Antonio; ex IMI o Todt;

- Giovanni Bernar di Matteo o Gio Batta;

- Quirino Dama di Giuseppe, da Verona; geometra nella Todt;

- Domenico Dellai di Domenico;

- Pietro Dellai di Giovanni;

- Pietro Dellai di Pietro;

- Rino Dellai di Domenico;

- Angelo Guerra di Luigi; ex IMI o Todt;

- Giuseppe Lorenzi di Giovanni;

- Giuseppe Lorenzi di Dionisio;

- Matteo Lorenzi di Gaetano;

- Domenico Marzarotto di Francesco;

- Angelo Montagna di Pilo;

- Silvano Pasetto di Vittorio;

- Alfredo Peroni di Cesare; ex IMI o Todt;

- Giovanni Antonio Protto di Giovanni;

- Cipriano Santolin di Giovanni; ex IMI o Todt;

- Giorgio Sella di Patrizio, da Settecà;

- Ignoto, da Cassino (Fr); ex IMI.

- Partigiani caduti in combattimento:

- Matteo Dal Pozzo di Augusto, cl. 23, da Rotzo; partigiano della Brigata “Pino”, Divisione garibaldina “Garemi”, caduto in combattimento lungo la strada del Piovan, tra Pedescala e Rotzo il

- Alessandro Moschin “Mantova”, cl. 21, nato a Mantova; partigiano della Compagnia “M. Lemerle”, Brigata “Fiamme Verdi”, Gruppo Brigate “7 Comuni”, caduto in combattimento lungo la strada del Piovan, tra Pedescala e Rotzo il

- Alfeo Stefani di Giacomo Giovanni, cl. 25, da Rotzo; partigiano della Brigata “Pino”, Divisione garibaldina “Garemi”, caduto in combattimento lungo la strada del Piovan, tra Pedescala e Rotzo il

 

Altre vittime:

 

- Sisto Pretto rimane ferito alla schiena il 30 aprile mattina, nello scontro al ponte di Pedescala tra tedeschi e partigiani-civili del paese.

- Giovanni Gastone Giacomelli di Attilio; 13 anni; presente nel monumento dedicato ai caduti della strage, è viceversa morto il 30 maggio per lo scoppio di una bomba con cui giocava.

 

 

 

La situazione militare:

 

Le colonne tedesche entrate in Val d’Astico, superata Contrà Busatti di Lastebasse, a causa della strada che si fa tortuosa, l’ingente traffico, gli attacchi partigiani e dell’aviazione Alleata, e le relative continue interruzioni, sono costrette a rallentare di molto la loro ritirata. Nella zona, tutte le altre vie di comunicazione verso la Val d’Adige e la Valsugana (Passo della Borcola per la Val Posina da Arsiero; Folgaria e Fiorentini per Tonezza da Barcarola di Valdastico; Val d’Assa per Rotzo e Roana da Pedescala; Val Brenta per Enego) oltre che ancora più tortuose, sono controllate dalle formazioni della resistenza armata; tornare indietro non è più possibile perché ormai la retroguardia tedesca ha già fatto saltare tutti i ponti e comunque gli Alleati stanno avanzando.

 

Infatti, in quei giorni i tedeschi tentano inutilmente di salire sugli altopiani dei 7 Comuni e di Tonezza, o di entrare in Val Posina, sia nel tentativo iniziale di posizionarsi sulle postazioni difensive della “Linea Blu” realizzata dalla Todt, che successivamente, vista l’impraticabilità della cosa, per dirigersi verso il Trentino. I partigiani, da parte loro, hanno l’ordine di impedire che ciò avvenga, sia al fine di obbligare i tedeschi a percorrere la Val d’Astico, più facilmente controllabile e attaccabile dall’aviazione Alleata e dai reparti partigiani, che per fermare i saccheggi e le violenze contro la popolazione di paesi e contrade delle valli secondarie e degli altopiani.

 

Nel pomeriggio del 26.4.45, a Sessi di Castelletto di Rotzo, una località che dall’Altopiano dei 7 Comuni guarda verso la Val d’Astico, all’inizio della strada che scende verso Pedescala, un reparto dell’ Ost Bataillon 263, probabilmente intenzionato a posizionarsi sulle balze del Bostel (nelle fortificazioni della “Linea Blu”), viene attaccato dai partigiani della Compagnia “Nembo” (comandata da Giovanni Giacomelli “Nembo”) della Brigata garibaldina “Pino”; è presente anche Giovanni Garbin “Marte”, il comandante della “Pino”. Ne segue un combattimento molto violento che si protrae per un paio d’ore.

 

Sono costretti ad intervenire altri due reparti tedeschi, in aiuto del primo, uno con intenso fuoco di mitragliatrici da Cima Arde, a nord di Forte Corbin ed estremo versante sinistro della Val d’Assa, l’altro mettendo in funzione i suoi mortai da località Torre (torre scaligera). Il reparto della “Pino” è costretto a ripiegare lasciando sul terreno due partigiani (Stefani e Dal Pozzo), ma riuscendo comunque a obbligare i “russi” a ripiegare a loro volta verso Pedescala, e a rinviare la salita di nuovi reparti tedeschi verso l’Altopiano dei 7 Comuni.

 

Il 28, a Velo d’Astico, il Btg. “Marzarotto” della Brigata garibaldina “Pasubiana” occupa il paese, ma è costretto allo sgombero da un contrattacco del 263° Battaglione “russo”. Tedeschi e “russi” di retroguardia, durante la notte del 28 bloccano la strada che collega Velo d’Astico con Arsiero (via Perale), demolendo mediante scoppio di mina un grosso pilone in cemento già predisposto allo scopo.

 

Il 29 fanno saltare Ponte Pilo che collegava Piovene Rocchette con Cogollo del Cengio, successivamente fanno saltare il ponte stradale che attraversa il torrente Posina a Seghe di Velo, ed infine fanno scoppiare una mina precedentemente predisposta sotto un piccolo ma strategico ponte sulla strada provinciale Arsiero-Barcarola, al bivio per Contrà Pria e Maglio. Sempre il 29, a Velo d'Astico, in località Fabbrica (via Brandilini), cannoneggiamento tedesco a copertura della ritirata.

 

Ancora il 29, è battaglia anche alla Costa del Vento, sopra Barcarola lungo la vecchia “Strada del monte” che porta a Tonezza, i tedeschi sono ricacciati indietro lasciando in mani partigiane un grosso bottino di armi e 24 prigionieri.

 

Il 30, cannoneggiamento tedesco di copertura verso Arsiero, e viene fatto saltare anche il ponte-viadotto ferroviario sul torrente Posina (rotabile Velo-Arsiero e linea ferroviaria Thiene-Arsiero).

 

In Val Posina, “Un’autocolonna tedesca inoltratasi fino al paese di Posina veniva attaccata dal nostro locale presidio; 3 macchine venivano distrutte ed una catturata, Inoltre il nemico perdeva 12 uomini. L’autocolonna era costretta a ritornare in direzione Arsiero. In località Castana veniva nuovamente attaccata da un altro distaccamento. Altre 2 macchine venivano distrutte e 5 nemici rimanevano sul terreno”.

 

Sempre il 30 aprile, al Castelletto di Rotzo la Compagnia “Nembo” della Brigata garibaldina “Pino”, che dal 26 aprile è impegnata a respingere i continui tentativi tedeschi di salire in Altopiano, è ancora sotto attacco; in suo aiuto arrivano 2 compagnie della Brigata “Fiamme Verdi” (“M. Zebio” e “M. Lemerle”), e un centinaio di partigiani del 1° e 2° Btg. della Brigata “Fiamme Rosse”, tutti del Gruppo Brigate “7 Comuni”. Ancora nella notte (“bufera di vento e neve” – “bufera di grandine, di neve e di vento”) tra il 30 aprile e il 1 maggio e durante tutta la giornata successiva, i reparti tedeschi tentano di salire da Pedescala verso Rotzo, ma sono ancora respinti malgrado la copertura garantita loro dal martellare dalla loro artiglieria (almeno 3 pezzi di “Flak 88”). Verso serra, alle 18, in uno degli ultimi scontri cade il partigiano “Mantova” e, Mario Mosele “Greco” è gravemente ferito. Alle ore 3,00 del 2 Maggio, i tedeschi desistono definitivamente.

 

 

I fatti:

 

Gli autori delle stragi di Pedescala e Settecà sono certamente da ricercare tra quei reparti di retroguardia, che dal 26 aprile tentano inutilmente di utilizzare le vie di fuga alternative alla Valle dell’Astico ormai intasata, cioè la Val Posina e gli altopiani “dei 7 Comuni” e Tonezza. A scatenare la loro furia criminale è stata soprattutto la rabbia impotente di non riuscire a salire sull’Altopiano dei 7 Comuni. Una battaglia che è continua a fasi alterne dal 26 aprile alla sera del 1 giugno, tra i partigiani arroccati sui costoni del Castelletto, e i nazi-fascisti che malgrado i cannoni, le mitragliatrici e i mortai posizionati a Barcarola, Pedescala e Forni, e i continui attacchi di fanteria, non riescono a passare. Ma probabilmente non è solo questo a scatenare la rabbia dei nazi-fascisti; infatti:

 

 

- Nel tardo pomeriggio del 28 aprile, arrivano a Settecà, quattro uomini, tre in divisa SS e uno in abiti civili: sono agenti dei servizi segreti tedeschi, il BdS-SD. Una squadra di partigiani della “Garemi” li cattura, ma due di loro riescono successivamente a fuggire. Restano in mano partigiana solo l’italiano Silvio Varotto e il viennese Anton Deutsch.

 

- Nelle prime ore del 30 aprile il 263.Ost-Bataillon, da giorni accampato a Pedescala-Barcarola e Forni, e fino ad allora impegnato a tentare di sfondare gli accessi agli altopiani, parte per l’alta valle in direzione Carbonare e il Trentino. Il paese di Pedescala si svuota, ma vi rimangono ancora tedeschi e “russi” isolati. Un gruppo di partigiani e civili di Pedescala, “penetrarono nelle abitazioni, aiutandosi in alcuni casi con scale, e catturarono una ventina di soldati che stavano dormendo nelle case occupate e nell’asilo del paese”. Ma qualcuno di quei soldati riesce a fuggire.

 

- Al primo mattino del 30 aprile, molti abitanti di Pedescala, civili e partigiani, anche alcune donne, bambini e forse lo stesso parroco, cominciarono a raccogliere le armi abbandonate dal nemico, probabilmente per organizzare la difesa del paese, come d'altronde è già avvenuto in molti altri paesi nella pedemontana in quei giorni. Ma “verso le 9.30-10.00, al ponte che dalla strada provinciale SS 350 porta a Pedescala, un gruppo di civili e di partigiani si scontrò con alcuni soldati tedeschi”. (S. Residori)

 

 

Dal momento dello scontro e l’aggressione vera e propria a Pedescala passò un certo intervallo di tempo e nel frattempo gli “uomini capaci di maneggiare le armi si impossessarono chi di pistole, chi di mitragliatrici, chi di fucili, chi di mortai. Alcuni fra i più coraggiosi si attestarono in località Roncati a un centinaio di metri in linea d’aria dalla strada provinciale Valdastico, altri sopra il paese in località Chiesetta del Redentore”. Verso le 11:00 arriva in paese una colonna tedesca, che si apre la strada anche con uno o più carri armati. Ogni resistenza è vana: un carro armato “passa per le vie del paese, incendiando le case con il lanciafiamme e gettando a destra e a sinistra bombe a mano. Contemporaneamente i nazifascisti penetrano nelle case, rincorrendo i fuggiaschi e uccidendo con i mezzi più crudeli quanti riescono ad afferrare. Costringono i vivi a gettare i cadaveri sul fuoco e subito uccidono anche quelli”. (S. Residori)

 

Contemporaneamente le truppe tedesche procedono all’occupazione anche di Forni e Settecà: tutte le donne e i bambini sono cacciati dalle case e riuniti a parte, nelle scuole comunali, mentre gli uomini rastrellati vengono rinchiusi nei locali del Dopolavoro che si trova nella piccola piazza del paese. Alle 17 di quel pomeriggio gli uomini in ostaggio (62) sono divisi in due gruppi: da una parte 15 “forestieri”, ossia 7 reduci dalla Germania e 8 tecnici della Todt che si erano fermati a Forni per aspettare la fine della ritirata tedesca, 16 abitanti di Forni e 1 di Settecà, per un totale di 32 persone, dall’altra tutti gli altri (30). Quindi, fatto uscire il gruppo dei 32 ostaggi, li avviano verso Settecà passando attraverso il ponte sull’Astico. Alle prime case, sono fatti entrare in un sottoportico e quando «fummo entrati tutti, arrivò un tedesco con un grappolo di bombe a mano, che gettò in mezzo a noi. Contemporaneamente alle bombe a mano, sventagliate di mitraglia dalle porte e dalle finestre, ad altezza d’uomo». Dieci ostaggi rimangono subito uccisi, gli altri più o meno gravemente feriti. Poiché il fuoco non si è sviluppato a sufficienza con le granate, i soldati tornano a Forni a prendere la benzina per bruciare il fabbricato e i cadaveri. Per sfuggire alle fiamme divampate, gli ostaggi feriti e illesi cercano una via d’uscita. La sentinella posta sul campanile di Forni si accorge che gli ostaggi stavano fuggendo e dà l’allarme: si scatena una caccia all’uomo, alcuni sono inseguiti fino al vicino paese di Forme Cerati; taluni sono subito catturati: «Ci ripresero e ci allinearono sull’argine» ...; i morti in tutto furono 19, 12 abitanti di Forni, 6 reduci dalla Germania e tecnici della Todt, e il giovanissimo Giorgio Sella di Settecà; 13, di cui 7 feriti, riuscirono a salvarsi.

 

“La lunga e dolorosa giornata di lunedì 30 aprile stava finendo e verso le 20, con il buio, ambo le parti diminuirono l’intensità degli attacchi fino a quasi cessare del tutto. A Pedescala i soldati erano diventati predoni: venne rubato di tutto, dagli oggetti preziosi al denaro, alla biancheria di casa e personale. [...] Ciò che non riuscirono ad asportare venne distrutto”. Basta dare un’occhiata alle richieste di “Danni di Guerra” presentati nel dopoguerra all’Intendenza di Finanza, per avere un’idea della vastità dei danni arrecati alla popolazione.

 

“Le poche persone rimaste in paese dovettero stare al loro servizio. Dopo aver ucciso i loro uomini, padri, mariti e fratelli, costrinsero le donne del paese a preparare da mangiare nelle case dove si erano accasermati: «quasi tutte le galline del paese servono a tale scopo: il vino, i grassi, i salami che la povera gente teneva gelosamente in riserva per il ritorno dei prigionieri, passa in loro proprietà. Intanto avviene qualche caso triste ... una famiglia è visitata da un bruto ... in qualche altra famiglia altri casi si ripetono ...»”. (S. Residori)

 

Verso le ore 6 del 1° maggio rientra in funzione l’artiglieria tedesca contro le postazioni dei partigiani dell’Altopiano e questi dalle gallerie di Castelletto rispondono. Alle 11 inizia un nuovo attacco della fanteria nazi-fascista, che viene definitivamente respinto alle ore 16. Un ultimo attacco, nuovamente respinto, ha inizio due ore più tardi.

 

“Sia a Forni che a Pedescala, il movimento degli automezzi tedeschi durò per tutta la notte tra l’1 e il 2 maggio, fino alla loro partenza, all’alba. Alla fine si sentì un gran silenzio”. “Quel mattino, poco prima della partenza, secondo la testimonianza del medico Costalunga, i soldati uccisero Giovanni Pretto Mattion che dopo esser rimasto nascosto per due giorni sotto il tombino di una vasca di liquami, era uscito dal nascondiglio scambiando il silenzio di quel mattino per il cessato pericolo. Gli diedero fuoco, ma bruciò solo parzialmente”. (S. Residori)

 

 

 

I fratelli Caneva e Victor Piazza agenti del BdS-SD:

 

Nella “notte tra il 28 e il 29 aprile arrivarono in paese, a Pedescala, i fratelli Caneva. [...] Giovanna Dal Pozzo con il marito Giovanni Pretto gestiva l’osteria al Monumento in via Albania al n.1, al di là della chiesa. Durante gli interrogatori degli inquirenti americani, nel giugno del 1945, sostenne che Antonio Caneva, il più giovane dei fratelli, [...] era entrato nel suo esercizio nella notte del 28 aprile per mangiare [...]. Il Caneva si presentò pure al parroco del paese «per ottenere delle informazioni sui nomi dei garibaldini di Pedescala, sui quali era stato informato». Uno dei fratelli Caneva, ma non viene specificato quale, aveva «messo su un ufficio e mangiava» a casa di Antonio Busato a Forni, dove, affermò un teste, passò la notte tra il 28 e il 29 aprile. Antonio Caneva tornò all’osteria al Monumento il mattino dopo, a chiedere un po’ di latte. [...] Anche Carlo Moro, stradino di Pedescala e partigiano, quel mattino vide un Caneva, non sapeva precisare quale, ma dall’uniforme indossata, il grado e la posizione in cui lo vide (vicino all’osteria del Monumento) molto probabilmente si trattava ancora di Antonio [...] Victor Piazza e Antonio Caneva erano certamente presenti in Valdastico per tutta la giornata del 29 aprile. Probabilmente si trovava in paese anche Adelmo dal momento che era molto protettivo nei confronti del fratello minore, ma l’unico Caneva sicuramente riconosciuto dai testimoni era Antonio. Fin dai primi interrogatori del 1945, e per decenni, i sopravvissuti al massacro di Pedescala hanno indicato la presenza certa di Bruno o di Adelmo Caneva, facendo una gran confusione tra i due. Nelle deposizioni rese agli inquirenti americani, diverse persone affermarono che uno o due fratelli Caneva erano presenti durante il massacro, ma nessuno li aveva incontrati e nessuno sapeva dire chi li avesse realmente visti, se non un generico «gente del paese». E l’unico che all’epoca affermava di averlo visto, faceva confusione. Nicola Pretto Coronetta, impresario della Todt, conosceva Adelmo Caneva perché insieme con il cap. Casadei lo aveva arrestato il 5 gennaio 1945 e al procuratore Borrelli il 28 luglio 1945, nel verbale di istruzione sommaria, dichiarò: «Conosco Caneva Adelmo quello del braccio anchilosato e posso accertare che al lunedì 30 aprile egli era a Pedescala nel momento della strage». In udienza della Corte d’Assise però rettificò: «Il 29 aprile 1945 ho visto il Piazza a Forni assieme a Bruno Caneva. Faceva la spola fra i comandi di Forni e Pedescala», ma ormai, a gennaio del 1947, era già avvenuta l’identificazione tra “il Caneva con braccio anchilosato” e Bruno Caneva e Nicola Pretto pensò bene di rettificare la sua testimonianza a favore della tesi prevalente in paese, ma retrodatando la presenza. [...] Bruno Caneva secondo i documenti, che per la verità lasciano un margine di incertezza, rimase ricoverato in strutture ospedaliere, e dall’ospedale di Caldogno proprio alla fine di aprile venne trasferito in quello di Merano, e poi in Germania. Abbiamo visto in precedenza che i testi a suo favore nel dopoguerra ne parlarono invece come di un militare nel pieno delle sue funzioni ed attivo tra Asiago e Vicenza. Le testimonianze dei sopravvissuti di Pedescala lo ritrassero con un particolare piuttosto preciso: «Uno dei fratelli ha un braccio rigido come risultato di una ferita» (Carlo Moro). «No, non era quello con il braccio rigido» (Giovanna Dal Pozzo). Come facevano a conoscere il particolare del braccio rigido senza averlo visto fuori dell’ospedale?”

 

“Molti testimoni sostennero che tra i massacratori ci fosse anche un Caneva, senza essere in grado di specificare quale dei fratelli, che indicava ai tedeschi le case da bruciare.” (S. Residori).

 

“Il 7 giugno 1945 fu formata la Commissione che si recò non solo a Pedescala e a Settecà per interrogare i testimoni e far luce sulle due stragi, ma anche a Tresche Conca, una località vicina, frazione del comune di Roana sull’altopiano dei Sette Comuni, per indagare sull’eccidio compiuto dai tedeschi in quel luogo solamente tre giorni prima, il 27 aprile 1945. Dalla posizione dei documenti all’interno del materiale archivistico, appare evidente che la Commissione alleata riteneva collegate tutte e tre le stragi, ma la convinzione rimase un’idea non corroborata da nessun elemento valido né dalle prove materiali né dalle testimonianze assunte. Di fatto, però, il 5 dicembre 1946 il col. JAGD Tom H. Barratt comunicava al War Crimes Branch che le indagini erano state chiuse il precedente 2 maggio 1946 dal momento che non risultava coinvolto personale americano o inglese e che era stato trasmesso il materiale al Governo italiano. Sappiamo poi che una volta in Italia il fascicolo finì in quello che viene ormai comunemente chiamato “armadio della vergogna”, un armadio contenente centinaia di fascicoli processuali sui crimini nazisti, “dimenticato” per decenni nei locali della Procura Generale Militare, a palazzo Cesi a Roma. Il fascicolo relativo al massacro di Pedescala-Settecà (contente però anche i documenti relativi a quello di Tresche Conca) divenne il n. 2102 recante la triste intestazione di «Contro: Piazza, Caneda [sic] (Brigata Nera) e 33 militari saldatori [sic] delle SS», che il procuratore generale militare Enrico Santacroce archiviò provvisoriamente il 14 gennaio 1960 «poiché, nonostante il lungo tempo trascorso dalla data del fatto anzidetto, non si sono avute notizie utili per la identificazione dei loro autori e per l’accertamento della responsabilità». ...Il procedimento aperto dalla Procura militare di Padova nel 1989 «nei confronti di ignoti militari della FF.AA. germaniche», su due istanze presentate da Giuseppe Stenghele, e ben presto chiuso, fu riaperto dapprima nel 1996 su richiesta di Francesco Stenghele, quando venne ritrovato in Argentina, Bruno Caneva, che la voce popolare indicava assieme a Victor Piazza, come uno dei due italiani, riconosciuti dai paesani e sicuramente presente al massacro e poi due anni più tardi su sollecitazione del Comitato vittime civili di Pedescala che aveva consegnato ulteriori documenti probanti. Il procedimento venne definitivamente archiviato dal procuratore militare Roberto Rivello il 21 luglio 2000, in quanto all’epoca dei fatti esistevano tre fratelli Caneva di Asiago, Bruno, Adelmo e Antonio, ma i sopravvissuti non erano riusciti ad identificare correttamente quale dei tre era stato visto in paese durante il massacro”. (S. Residori)

 

La Memoria:

- Monumento ai Caduti di tutte le guerre di Pedescala con le lapidi dei 64 morti nella strage e, verso il cimitero, il “Viale dei Martiri”, dove ogni albero riporta il nome di una vittima. Monumento della Parrocchia di Forni ai Caduti di tutte le guerre con i nomi dei 19 morti nella strage. Nel 1983 il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, decora il Comune di Valdastico con la Medaglia d’Argento al Valore Militare, medaglia che però è rifiutata da una parte della popolazione di Pedescala con la seguente motivazione:

 

«Spararono poi sparirono sui monti [sott. i partigiani], dopo averci aizzato contro la rabbia dei tedeschi, ci lasciarono inermi a subire le conseguenze della loro sconsiderata azione. Per tre giorni non si mossero, guardando le case e le persone bruciare. Con quale coraggio oggi proclamano di aver difeso i nostri cari?».

Una sorta di autogiustificazione che riproponeva lo slogan riportato su un manifesto affisso pubblicamente e che, commentarono i giudici in una sentenza, costituiva «la provocazione più grave, ai limiti del vilipendio». (S. Residori)

 

“[...] Il 2 maggio è il giorno della capitolazione delle forze tedesche in Italia, ma anche il giorno della strage di Avasinis, piccola frazione del comune di Trasaghis in provincia di Udine, località dove sono uccisi 51 abitanti, tra cui 5 bambini e due donne anziane. Dopo il massacro i soldati delle SS prendono 40 donne in ostaggio, utilizzandole come “scudi umani” e minacciando di ucciderle se i partigiani li attaccavano. Due di loro sono violentate fino al mattino successivo, quando un colpo di pistola alla nuca pone fine al loro martirio. Ad Avasinis si parla di un gruppo di partigiani che vogliono contrastare la ritirata tedesca, a Pedescala di raffiche sparate dai monti circostanti e per 65 anni si è discusso e litigato se a sparare sono stati i partigiani o giovani civili. Si deve considerare che la presenza tedesca in Italia è contraddistinta da una continua ritirata, lungo tutta la penisola italiana, a volte più lenta, altre volte più rapida, lasciando dietro a sé una lunga scia di massacri di civili inermi, anche in zone prive di partigiani, come l’Italia meridionale che non ha neppure visto nascere il movimento partigiano. [...] In alcuni luoghi dove sono avvenute le stragi naziste, la memoria dei superstiti è molto sicura nell’attribuire la colpa a coloro che li attuarono, cioè ai soldati tedeschi. Più spesso, tuttavia, i tedeschi sono stati per così dire dimenticati, e la memoria delle stragi presenta un carattere comune: ovunque i superstiti hanno trovato un capro espiatorio per il lutto, un colpevole che si colloca in ambito locale. I tedeschi, così, diventano un’entità quasi non umana, una furia della natura quasi incolpevole, simili alla peste o alla grandine che nei tempi passati seminavano distruzione e morte. Colpevoli, invece, sono i partigiani individuati come responsabili, perché sono uomini dei paesi vicini o comunque della stessa terra, persone con le quali la vita continua e che si possono fare carico della colpa dell’orrore attraverso la quale elaborare il lutto. Anche a Guardistallo (Pi), come a Pedescala, i partigiani vennero incolpati non solo di aver ucciso il tedesco, ma di non essere intervenuti durante la strage in aiuto alla popolazione. [...] Nel corso del tempo, poi, si è costruita la memoria del massacro subìto ad opera dei sopravvissuti che hanno dovuto superare il trauma del ricordo, lo choc psicologico della perdita cruenta dei propri cari. Dal momento che i colpevoli non sono mai stati processati e condannati, e che le uccisioni appaiono senza una valida causa, i superstiti furono incapaci di dimenticare, obbligati a ripensare ancora e ancora alle azioni passate (cosa avevano fatto i partigiani, i fascisti repubblichini, i tedeschi, loro stessi) per comprendere perché la strage è avvenuta. Si produsse così un racconto che si è formato di bocca in bocca, che raccoglie le varie fila dei ragionamenti ripetuti all’infinito, sempre uguali a se stessi, con i quali si cerca di dare un senso a questi eventi terribili e che spesso identificano un colpevole, un capro espiatorio ... e non c’è dubbio che i partigiani, per colpire i quali spesso le stragi sono state compiute, si prestano molto ad incarnare questo ruolo, diventando la causa prima del massacro. [...] Si può certamente affermare che, nell’ambito della lotta armata, alcune azioni dei partigiani sono militarmente, tatticamente, logisticamente sbagliate. Inoltre, non è possibile dare per scontato che sempre le scelte compiute dai partigiani siano inevitabili, perché sarebbe l’equivalente di operare la stessa semplificazione di chi sostiene che gli ufficiali e i soldati tedeschi che si macchiano di azioni inumane non hanno alternativa al loro comportamento a causa degli ordini che ricevono. Ma non possono essere considerate la causa del massacro. [...] Ciò che per i cittadini di Pedescala è la vita, per i soldati tedeschi era un lavoro da sbrigare la mattina, per continuare a vivere la sera come se nulla fosse accaduto. [...] Per i tedeschi uccidere è diventato un’occupazione talmente banale che non vi facevano più caso. Per quanto accaduto a Pedescala non sono necessarie una causa o un motivo particolare. Qualsiasi occasione poteva andare bene. [...] i tedeschi sono in guerra da sei anni ed è “normale” che si aspettino un attacco nemico, perché ne hanno occupato il paese e massacrato la gente (come del resto in tutta Europa). La guerra è sempre fatta di attacchi del nemico. Ma la popolazione di Pedescala è vittima di quella parte dei tedeschi che ha trasformato la guerra in sterminio di civili. Nella memoria locale il tedesco rimane l’esecutore materiale della strage, paradossalmente sprovvisto, tuttavia, di una personalità e di una responsabilità morale e politica. Una sorta di forza della natura, dotata di un enorme potere distruttivo, che però non nuoce se fosse stata lasciata indisturbata. La colpa si appunta su chi si è preso la responsabilità di sparare, di reagire ai soprusi. [...]”. (S. Residori).

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- BdS-SD – Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD;

- Adelmo Caneva, Antonio “Tonin” Caneva, Carlo Bruno Tripoli Caneva del BdS- SD/“Banda Carità”.

- Victor Piazza, del BdS-SD di Roncegno-Rovereto.

- Silvio Varotto e Anton Duethe, agenti BdS-SD di Padova.

- 7. Kompanie SS-Ordnungspolizeiregimen "Schlanders".

- Leo Becker e Karl König, della 7a Kp. SS PolizeiRegiment Schlanders.

- Ost-Bataillon 263. – 263° Btg. Orientale.

- 1. e 4. Fallschirmjäger Division, 1.Fallschirm-Korps.

- 13. Kompanie Grenadier-Regiment 289 della 98. Infanterie Division.

- 2. Kompanie SS-Wehrgeologen-Bataillon (mot.) 500.

- Friedrich Wachsmuth (o Wosmuth).

- LeichteFlak-Abteilung 914.

- Altro reparto SS tedesche non meglio identificato.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pio Rossi, Achtung banditen, Ed. Menin, Schio (Vi) 2005, pag. 101- 108, 143-146, 147-156.

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag. 190-191.

- Sonia Residori, L’ultima valle. La Resistenza in Val d’Astico e il massacro di Pedescala e Settecà (30 aprile e 2 Maggio 1945), Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2015.

- Sonia Residori, La banalità del massacro, recensione Istrevi al libro di Paolo Paoletti, L’ultima vittoria nazista, e pubblicato nel libro di Pio Rossi, Achtung banditen, pag. 147-156.

- Sonia Residori, Il gueriero giusto e l’anima bella. L’identità femminile nella Resistenza Vicentina (1943-’45), Ed. Centro Studi Berici-Istrevi, Sossano (Vi) 2008, pag. 33 e 42.

- Sonia Residori, La “pelle del diavolo”: la giustizia di fronte alla violenza della guerra civile (1943-1945), Ed. Istrevi – Quaderni sulla Resistenza e la RSI, Vicenza 2010.

- Luca Valente, Una città occupata. Schio – Val Leogra, settembre 1943-aprile 1945, 2 Vol., Ed. Menin, Schio (VI) 2000.

- Paolo Savegnago e Luca Valente, Il mistero della Missione Giapponese. Valli del Pasubio, giugno 1944: la soluzione di uno degli episodi più enigmatici della guerra nell’italia occupata dai tedeschi, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (Vr) 2005, pag. 381-384, 411.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 380, 431-432.

- Luca Valente, I geologi di Himmler. L’SS-Wehrgeologen-Bataillon 500 tra Veneto e Trentino: dalla rappresaglia della Laita (Tretto di Schio, 30 novembre 1944) all’ipotesi Pedescala, Ed. Cierre – Istrevi, Sommacampagna (VR) 2007.

- Luca Valente, Una città occupata. Schio-Val Leogra settembre 1943 – aprile 1945, Vol. III, Ed. Menin, Schio (Vi) 2001, pag. 148-153.

- Enzo D’Origano, Diari della Resistenza. Spaziando per la Val Leogra e dintorni, Vol. VI, Ed. Menin, Schio, 1995, pag. 568, 573-577.

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 388-389, 394, 404 note.

- Pierantonio Gios, Controversie sulla Resistenza ad Asiago e in Altopiano, Ed. Tip. Moderna, Asiago 1999, pag. 117-119.

- Pierantonio Gios, Clero, Guerra e Resistenza nelle relazioni dei Parroci, Ed. Tip. Moderna, Asiago 2000,

- Pierantonio Gios, La Chiesa padovana durante i primi tre anni di guerra (giugno 1940-maggio 1943), FIVL di Padova, Conselve (PD) 1989, pag. 105.

- Egidio Ceccato, Il sangue e la memoria. Le stragi di Santa Giustina in Colle, San Giorgio in Bosco, Villa del Conte, San Martino di Lupari e Castello di Codego (27-29 aprile 1945) tra storia e suggestioni paesane, Centro Studi Ettore Luccini, Padova 1999, pag. 69-73, 92, 104-105, 118.

- Emilio Franzina, “la provincia più agitata”. Vicenza al tempo di Salò attraverso i Notiziari della Guardia nazionale repubblicana e altri documenti della Rsi (1943-1945), Ivsrec, Padova 2008, pag.92.

- Quaderni della Resistenza - Schio, Ed. "Gruppo Cinque", n.10/1980, pag. 500-501.

- Diari della Resistenza. Da Santacaterina, spaziando per la Val Leogra e dintorni, n. 1 e 3, di E. D'Origano, Ed. Menin, Schio 1994, pag. 180-120 e 184-186.

- Lia Carli Miotti, Giovanni Carli e l’Altopiano di Asiago, Ed. Zanocco, Padova 1946, pag. 261-276.

- Franco Giustolisi, L'armadio della vergogna, Ed. Nutrimenti, 2004, pag. 93, 196-209.

- Gerhard Scheiber, La vendetta tedesca 1943-1945. Le rappresaglie naziste in Italia, Ed. Mondadori, Milano 2000, pag. 227.

- Mimmo Franzinelli, Le stragi nascoste. L’armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, 1943-2001, Ed. Mondadori, Milano 2002, pag. 154.

- AA.VV., Contributo per una storia del Gruppo Divisioni Garibaldine “A. Garemi”, Comitato veneto-trentino Brigate d’Assalto Garemi, Ed. Tip. Greselin, Torrebelvicino (VI) 1978, pag. 161-172.

- Paolo Paoletti, L’ultima vittoria nazista. Le stragi impunite di Pedescala e Settecà, Ed. Menin, Schio (Vi) 2002.

- Umberto Dinelli, La guerra partigiana nel Veneto, Ed. Marsilio, Venezia 1976, pag. 86, 213.

- Armando Gavagnin, Vent’anni di resistenza al fascismo, Comune di Venezia, Venezia 1979, pag. 528.

- Marco Borghi, Per una storia delle stragi naziste (aprile-maggio 1945), pag. 88, 92, 95-96, in www.centrostudiluccini.it.

- Enzo Collotti – Renato Sandri – Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 1° Vol., Ed. Einaudi, Torino 2000, pag. 264.

- Raimondo Luraghi, Resistenza. Album della guerra di Liberazione, Ed. Rizzoli, Milano 1995, pag. 148.

- AA.VV., Enciclopedia dell’antifascismo, Vol. IV, Ed. La Pietra, Milano 1989, pag. 498.

- Ernesto Brunetta, Dal fascismo alla Liberazione, Consiglio Regionale del Veneto – ISRTV, Treviso 1977, pag. 254.

- Benito Gramola (a cura di), Intervista a Christopher Woods “Colombo” (6 settembre 2004) - Magg. John P.Wilkinson “Freccia”: una morte senza misteri (8 marzo 1945), Ed. AVL, Quaderno n. 5, Vicenza 2006, pag. 76.

- Roberto Battaglia, Storia della Resistenza italiana, Ed. Einaudi, Torino 1953/1970, pag. 659.

- Giovanni De Rosa, I cattolici nella Resistenza nelle Venezie, Ed. Il Mulino - Ist. L. Sturzo, Bologna 1997, pag. 103-104.

- Ricciotti Lazzero, Il sacco d’Italia. Razzie e stragi tedesche nella repubblica di Salò, Ed. Mondadori, Milano 1994, pag. 351.

- Edoardo Pittalis, Dalle tre Venezie al Nordest, 1° Vol 1900-1950, Ed. Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 2002, pag. 179.

- Edoardo Pittalis, L’ultima guerra, Ed. Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 1990, pag. 266, 368-369.

- Ruggero Quintavalle, Domenico Volpi, L’ultimo atto. Cinque comuni, una Resistenza, Ed. Unigrafica, Zero Branco (TV) 1983, pag. 33-40, 43-47, 207.

- Ezio Maria Simini, ...E Abele uccise Caino. Elementi per una rilettura critica del biennio della “resa dei conti”, Ed. Marcolin, Schio (VI) 2000, pag. 33-40, 207.

- Marco Pirina, Guerra civile sulle montagne, 2 Vol., Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimur”, Pordenone 2002, pag. 211-213.

- Dario Venegoni, Uomini, donne e bambini nel Lager di Bolzano Una tragedia italiana in 7.982 storie individuali, Fondazione Memoria della Deportazione/Mimesis, Milano 2005, pag. 298.

- Archivio di Stato di Trento (ASTN), Fondo Sentenze Corte d’Assise Straordinaria (CAS).74

- Archivio Tribunale di Vicenza (ATVI), Fondo Sentenze Corte d’Assise Straordinaria (CAS).75

- Archivio Procura Militare di Verona (PMVR), Fondo Archivio Procura Militare di Padova (PMPD).

- Archivio Istituto Veneto per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea (IVSREC), fondo Procura Militare di Padova.

- Archivio privato Giulio Vescovi - Sonia Residori: Relazioni della 2° Btg., Brigata “Fiamme Rosse”, 1^ Compagnia “M. Lemerle” e 3^ Compagnia “M. Zebio” della Brigata “Fiamme Verdi”.

- Archivio privato Valerio Caroti: Breve cenno storico della Brigata Pasubiana; Relazione delle azioni compiute dagli uomini del Btg. “Cirillo Bressan” dal 30 marzo 1945; Attività del Btg. “Battisti” dal giugno 1944 al 5 maggio 1945.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), fondi: Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP); Danni di guerra.78

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

30 aprile/7 giugno 1945: Valdagno

(Valle dell’Agno). La resa dei conti.

 

 

I fatti:

 

A Valdagno, l’ “ultimo atto” si consuma tra lunedì 30 aprile e lunedì 7 maggio con la fucilazione di 5 dei brigatisti della “Turcato”, maggiormente coinvolti in azioni sanguinose contro partigiani e antifascisti. Il 30 aprile ’45, congiuntamente sottoscritto dal CLN di Valdagno e dalla Brigata “Stella” è affisso un manifesto che annunciava che “al campo sportivo di Valdagno sarà fatta giustizia nei confronti di tre criminali capi responsabili della locale ex Brigata Nera. La popolazione è invitata ad assistere all’esecuzione della sentenza, che avrà luogo oggi 30 aprile 1945 alle ore 18”.

 

All’ora stabilita una scorta di agenti della Divisione generale di Polizia conduce nel campo sportivo Emilio Tomasi, Italo Capovilla e Luigi Andrighetto, che posti al muro di fronte alle tribune colme di gente, sono giustiziati da un plotone d’esecuzione della Brigata “Stella”.

 

Il 4 maggio è la volta di Giovanni Visonà, esponente di primo piano della brigata nera. E’ condotto nella Valletta Facchini di Sinistra, lo stesso luogo dove il 23.2.45, insieme ad altri due giovanissimi brigatisti, ha torturato e ucciso il partigiano Attilio Dalla Bona “Gian”, il medico della “Stella”, e lì giustiziato dai partigiani. Lunedì 7 maggio è giustiziato al cimitero di Valdagno, Saverio Lora detto “Bronsetto”.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- 4^ Compagnia “Turcato” di Valdagno della 22^ brigata nera “Faggion” di Vicenza.

- Emilio Tomasi, Italo Capovilla e Luigi Andrighetto, Giovanni Visonà, Saverio Lora.

 

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Maurizio Dal Lago, Giorgio Trivelli, 1945. La fine della guerra nella Valle dell’Agno. Geheim!, Ed.Lions Club di Valdagno, Valdagno (Vi) 1999, pag.57-58.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

1 maggio 1945: Tonezza

(Altopiano di Tonezza).

 

 

 

I fatti:

 

Il 1 maggio ‘45, i partigiani territoriali di Tonezza e del Btg. “Bressan”, Brigata “Pasubiana”, posizionati a difesa di Tonezza, visto il disastro di Pedescala, dopo breve interrogatorio, giustiziano una ventina tra tedeschi, “russi” e repubblichini, tra cui probabilmente il comandante del Ost-Bataillon 263, il “Boia di Marano”, Friz Buschmeyer.

 

Sono stati fatti prigionieri due giorni prima durante il tentativo di salire da Barcarola, in Val d’Astico, a Tonezza, giustiziati, e i loro corpi gettati nella voragine della “Rosetta”, sopra Contrà Sella, vicino a Contrà Via, a 500 metri dalla strada che porta a località Fiorentini e Folgaria (Tn). Si assumono piena responsabilità della rappresaglia, il vice-comandante del Btg. “Bressan”, Pietro Sartori “Colombo” e il comandante del Distaccamento di Tonezza, Giuseppe Costa “Ivan”.

 

Il 30 marzo 1950, il Comune di Tonezza certifica il recupero alla “Rosetta” di 7 resti di soldati tedeschi e della spia repubblichina, Bruna Triestina Sesso, più altre ossa umane. Il 14 giugno ‘54, i Vigili del Fuoco recuperano i resti di altri 12 soldati tedeschi: in totale 19 tedeschi, che il 15 ottobre ’57 vengono traslati dal Cimitero Civile di Tonezza, al Cimitero Militare Tedesco di Costermano (Vr). Secondo Luca Valente, la seconda esumazione avvenne invece un anno dopo, il 14 giugno ’55, e vengono riportati alla luce i resti di 15 persone: in tutto le salme recuperate sarebbero state quindi 23, di cui alcune italiane e tra queste probabilmente quella del tenente della X^ Mas, Gino Pernigotto.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- Ost-Bataillon 263.

- Friz Buschmeyer e altri.

- Reparti tedeschi non individuati.

- Hans Muller, Helmut Graeber, Friedrich Depper, Jakob Angerer, Heinz Plump, Gunther Bornwasser, Fritz Wust, Friz Pietremuz, Wilhelm Krop, Herbert Winkler, Fritz Bolter, Karl Weineck, Ervin Sperl, Fritz Wille, Paul Strhlendorf, Hermann Schultheis, Anton Greime, Rudi Herdlick, Gunter Roth e altri.

- 22^ brigata nera “Faggion” di Vicenza,

- Bruna Triestina Sesso e altri.

- X^ Mas.

- Gino Pernigotto e altri.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. pag. 442-444, nota14.

- Alberto Galeotto, Brigata Pasubiana del Gruppo Formazioni A. Garemi, Vol. I, Fara Vicentino (Vi) 2016.

- Archivio privato Valerio Caroti “Giulio”, Attività del Btg. “Battisti” dal giugno 1944 al 5 maggio 1945.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

1 maggio 1945: Carrè

(Alto Vicentino).

 

 

 

I fatti:

 

Il 1 Maggio, a Carrè, presso il cimitero, nello stesso luogo dove sono stati fucilati i 5 partigiani, su sentenza del Comando Brigata “Mameli”, è giustiziato Mario Pedrelli, da Genova, sottufficiale del Btg. “Fulmine” della X^ Mas.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- Btg. “Fulmine”, X^ Mas.

- Candido Mario Pedrelli.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag. 20-21.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

2 maggio 1945: E’ ufficialmente proclamata la fine delle ostilità in Italia.

 

 

 

2 maggio 1945: S. Pietro Valdastico

(Val d’Astico). Eliminazione spia nazi-fascista.

 

 

I fatti:

 

Verso sera del 2 maggio ’45, proveniente da Lonigo, arriva a Pedescala l’Ispettore della Divisione Garibaldina “Garemi”, Alberto Sartori “Carlo”. Viste le distruzioni e i morti, si dirige a S. Pietro Valdastico: “In quei momenti di contrasto tra felicità, dolore e rabbia, arrivò una macchina nera, portava sul davanti una targa con la scritta ‹Ispettore di zona›. Scese Alberto con altri tre. Alto, magro, portava una sahariana e pantaloni amaranto, stivali neri, mitraglietta in spalla. Era livido, pallido, stravolto: aveva visitato Pedescala” (LL. Sella)

 

Dopo aver cercato inutilmente il podestà Giuseppe Stefani e il figlio dott. Ernesto Stefani, si reca a prelevare il fratello, l’impresario edile e collaborazionista Adolfo Stefani; lo fa salire in macchina e parte a forte velocità, ma poi si blocca, spara una scarica in aria e lo lascia libero. Si ferma a casa di Narciso Bonifaci, reggente del fascio repubblichino del paese e titolare di un negozio di alimentari, e lo obbliga a seguirlo.

 

Arrivano in una piazza gremita: “Dalla macchina scese un uomo, pallido nella sua lunga mantella nera e si sedette su un cippo vicino alla fontana. Alcuni si allontanarono per uno strano presentimento: non volevano assistere a quella tragica scena”. (LL. Sella)

 

Qualche altro particolare si apprende dalla sentenza a carico di Alberto Sartori emessa dalla Corte d’Assise di Vicenza il 29 febbraio 1956: “Il Sartori nel prelevarlo (Narciso Bonifaci) pronunciò questa frase (da che si ricava il movente da cui è spinto): «Vieni subito con me a vedere a che cosa si sono ridotti i 20 anni di fascismo a Pedescala». Il fatto è accertato in base alla deposizione della moglie della vittima che lo vide prelevare, a quella di numerosi testi che assistettero all’uccisione e ammesso dall’imputato negli interrogatori resi.

 

Scrive mons. Antonio Toldo: “Non trovando né il Podestà, né il figlio, ed essendo costretto a rilasciare il fratello Adolfo, per le preghiere e le pressioni della sua numerosa famiglia, prese Narciso Bonifaci Bàise, Segretario del Fascio Locale, lo condusse in piazza e freddamente, verso le 20,30, lo uccise con arma da fuoco e poi ripartì immediatamente.”

 

Anche Pietro Marchioretto “Mirko”, comandante del Btg. “Bressan” della Brigata “Pasubiana”, ricorda quei momenti: “Mi trovavo nella piazza di S. Pietro Valdastico il 2 maggio 1945 quando giunse Carlo [...] si rivolse a me e io gli feci un breve rapporto della situazione ...Gli dissi che Adolfo Merlo, Narciso Bonifaci... Non mi lasciò finire e mi chiese: «Narciso Bonifaci? Ma non lo avete fucilato?». Gli risposi: «No, perché?». Allora Carlo mi disse: ‹«Ma non avete ricevuto l’ordine di giustiziarlo in gennaio?». Gli risposi che non ne sapevo nulla e che io tale ordine non l’avevo mai ricevuto. Carlo si allontanò e ricomparve di lì a poco in automobile e lo vidi scendere con il reggente del fascio, intimandogli di mettersi in mezzo alla piazza e, gridando «Viva l’Italia libera», gli sparò una raffica di mitra. In quello stesso momento udii il Presidente del locale CLN, “Judek”, Italo Giacomelli, gridare: «Giustizia è fatta».

 

Ricalca questa dichiarazione un successivo documento congiunto, a firma ancora di “Mirko”, di Giovanni Cerbaro “Goti” e Albino Broccardo “Gordon”.

 

La fine del Bonifaci obbliga a ricapitolarne brevemente gli antecedenti e a raccontarne il seguito: “Nel febbraio ’44 il podestà Giuseppe Stefani fece chiamare in segreto uno degli iniziatori della Resistenza in Val d’Astico, Giuseppe Bonifaci “Bepi de Marco”, chiedendogli sorprendentemente se voleva sostituirlo nella carica. Alcuni giorni dopo anche il segretario del fascio locale, Narciso Bonifaci, gli ripeté la singolare proposta. “Bepi de Marco” rifiutò, chiedendogli però aiuti alimentari per la banda che aveva messo assieme, ottenendoli a prezzi vantaggiosi.

 

Tuttavia, secondo Italo Franco Giacomelli “Judek” detto “Gobbo”, gli sarebbero giunte voci di un doppio gioco di Bonifaci, il quale avrebbe finto di essere un elemento affidabile, mentre invece avrebbe fatto la spia. Inoltre, in una dichiarazione scritta dello stesso “Judek” risalente al 1960, si afferma che “Carlo” avrebbe avuto «un colloquio sereno con Narciso Bonifaci», in cima alla Pontara, nel corso del quale “Carlo” gli avrebbe chiesto la collaborazione, ricordandogli di avergli in precedenza salvato la vita. Sempre secondo “Judek”, Bonifaci avrebbe escluso categoricamente ogni collaborazione, promettendo però che si sarebbe astenuto dal nuocere ai partigiani; “Carlo” lo avrebbe allora minacciato di rappresaglia se non avesse mantenuto questa promessa. Successivamente, dopo il rastrellamento in Val d’Astico del 7 gennaio 1945, uno degli internati nel lager di Bolzano, proprio Giuseppe Bonifaci “Bepi de Marco”, fece trapelare l’informazione secondo cui la denuncia sulla cui base erano stati effettuati arresti e deportazioni era da ascriversi a Narciso Bonifaci.

 

[...] la staffetta Miro Lorenzi di Forme Cerati portò il messaggio di “Bepi de Marco” nel bunker del Comando “Mameli” sui colli delle Bragonze, dove “Carlo” allora si trovava.

 

Il Comando della Brigata “Mameli” si riunì come tribunale di guerra, nelle persone di Alberto Sartori “Carlo-Loris” (commissario), Roberto Vedovello “Riccardo” (comandante), Vincenzo Lumina “Coriolano-Villa” (vice comandante) e Maria Luisa Urbani “Juna” (vice commissario), condannando a morte il Bonifaci. La sentenza non venne però eseguita subito...

 

Nel processo del 1956, Sartori, mentre si trovava da anni in Venezuela, venne condannato in contumacia per l’uccisione di Bonifaci a 20 anni di reclusione, condonati (non amnistiati) in seguito a vari provvedimenti di clemenza postbellici,[...] Tornato in Italia a fine giugno 1958 e stabilitosi in un primo tempo a Padova, Sartori si prodigò con energia per una revisione del processo, adducendo a motivo che il Bonifaci era stato condannato a morte dal Tribunale di guerra della “Mameli” nel gennaio-febbraio 1945 e che la sua uccisione a S. Pietro Valdastico il 2 maggio successivo ne sarebbe stata la conseguente esecuzione. Sartori, chiedeva piena riabilitazione, rifiutando i benefici dell’amnistia del 1959 nel frattempo intervenuta.

 

Lo sforzo di “Carlo” lo indusse a riprendere i contatti coi vecchi compagni di lotta, in particolare Aldo Santacaterina “Leone”, con Pietro Marchioretto “Mirko” e Italo Franco Giacomelli “Judek”, potenziali testimoni a difesa che non erano stati sentiti nel processo in contumacia del ’56.

 

L’11 febbraio 1960, Sartori si recò con un testimone a Garda, presso la Casa di cura dove si trovava ricoverato “Judek”, e così ne scrive il 24 febbraio successivo a “Mirko”: «[...] Egli (“Judek”) ha detto tutto e le sue dichiarazioni saranno raccolte anche da un notaio. Quando leggerai quella roba rimarrai sbalordito!» Negli stessi giorni in cui Sartori scriveva a “Mirko”, “Judek” stava preparando una dichiarazione scritta, suddivisa per punti, contenente le sue rivelazioni: [...]

7) – Fu [...] una notte davanti alla «Segheria Vecchia», nei prati dell’Astico, che il «Maestro Nardin”» mi confidò la verità circa la effettiva pericolosità del Bonifaci Narciso. Mi disse che tale reggente del fascio soleva imbucare le lettere, indirizzate ai Comandi tedeschi con le denunce sulla identità dei Patrioti, fuori dalla vallata perché diffidava della famiglia dell’Ufficiale Postale di Valdastico e della stessa federazione fascista di Vicenza, dove, secondo lui, si annidavano troppe spie.

Aggiunse che una di queste lettere era stata affidata a lui stesso e che apertala, invece di imbucarla, l’aveva distrutta. Fu in tale occasione che seppi dal maestro “Nardin” Sella che con molta probabilità Narciso Bonifaci non sarebbe arrivato a tanta infamia se non ci fosse stata una persona, più fanatica e pericolosa di lui a costringerlo a farlo, minacciandolo che in caso contrario lo avrebbe denunciato alla federazione fascista. Mi disse il nome di tale persona: “Toniti Nicola”, aggiungendo che gli constava che questi, per proprio conto, inviava delle denunce al Comando tedesco di Schio.

8) Non rivelai mai tali confidenze al Comando partigiano perché questo era stato l’impegno d’onore che avevo assunto con il maestro “Nardin”. Egli infatti subordinava la sua collaborazione alla precisa condizione che il Comando non ne fosse informato, limitando la nostra opera ad una azione di sorveglianza e di estrema prudenza nei confronti di questi due fascisti. Egli giustificava tale condizione in questi precisi termini: «Se il Comando partigiano conosce la verità, le due spie verranno irrimediabilmente eliminate. Ciò significa trasformare in pochi giorni la valle in un inferno di strage e di fuoco».

 

Io condividevo in pieno tale apprensione e, credendo che questo fosse il bene della popolazione, raddoppiavo la mia vigilanza. Credetti pertanto che il mio dovere fosse di tacere e di assumerne la responsabilità. Questa si rivelò più tardi ben tremenda!

 

[...] (A. Galeotto)

La rivelazione che dietro a Narciso Bonifaci c’era un personaggio ancora più fanatico e infido è alla base del volantino dal titolo “LA VERITÁ”, privo di data ma presumibilmente distribuito in Val d’Astico poco dopo il memoriale di “Judek”. Esso, su due facciate, è rivolto ai cittadini e ai partigiani della vallata ed è firmato “il Comando Gruppo Divisioni d’Assalto Garibaldi “A. Garemi”. L’autore, dallo stile inconfondibile e riconoscibilissimo, dev’essere lo stesso Alberto Sartori e il fatto che il foglio sia stampato in tipografia suggerisce un gran numero di copie distribuite.

 

Dopo aver ricordato l’esecuzione della spia Bonifaci e i suoi presupposti, si punta il dito contro il personaggio rimasto per tanti anni nell’ombra: “...C’è però un uomo in Valdastico che ben sa, nel segreto del suo rimorso, di essere l’autentico responsabile morale del triste destino di quella spia! Invano egli cercherà scampo all’ombra di altissime ed effimere protezioni! Il rimorso lo deve rodere sino alla morte! Fu egli infatti, coperto dall’irresponsabile silenzio di chi sapeva e non parlò, a ricattare continuamente l’allora segretario politico fascista minacciando di denunciarlo alla federazione fascista se non avesse fatto le denunce ai tedeschi. Se a quest’uomo rimane ancora un’ombra di coscienza e di virile coraggio, getti la maschera e si assuma le sue gravissime responsabilità morali. Avanti Antonio TOLDO (Toniti Nicola)! Vedremo ora se tale spia ricattatrice ed infame troverà l’ardire di intentare causa alla RESISTENZA! Allora finalmente avremo l’occasione di documentare davanti alla Giustizia, con amplissima documentazione, le nostre affermazioni e di sgravare un Partigiano di una falsa accusa. Ci rattrista intanto il pensiero che il pane ed il lavoro di tanti Cittadini “non emigrati” debbano ancora dipendere da tali tristi figuri!”

 

Dei molti Toldo esistenti nel Comune di Valdastico, del ramo “Nicola” c’erano due famiglie abitanti in Piazza a S. Pietro ed esercenti la macelleria; repubblichino e di nome Antonio uno solo.

 

Il podestà Giuseppe Stefani, uccel di bosco con la famiglia e sfuggito alle ricerche di “Carlo”, è arrestato al suo rientro e finisce in carcere a Schio dove trova la morte nell’eccidio del 6-7 luglio ’45.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- Narciso Bonifacio Baise, Adolfo Stefani Merlo, Giuseppe Stefani Merlo, Ernesto Stefani Merlo, Luigi Leonardo Sella detto “Maestro Nardin”, Antonio Toldo Nicola detto “Toneti”

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag.156-157.

- Luigi Leonardo Sella Buja, Diario di un emigrante, Seghe di Velo d’Astico (Vi) 1997.

- Alberto Galeotto, Brigata Pasubiana del Gruppo Formazioni A. Garemi, Vol. I, Fara Vicentino (Vi) 2016.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

2/8 maggio 1945: Arsiero

(Val d’Astico) La resa dei conti.

 

 

 

I fatti:

 

Mercoledì 2 maggio sono arrestati diversi componenti del partito fascista repubblichino di Arsiero e Velo d’Astico; 20 persone sono arrestate e condotte in prigione a Velo d’Astico, tra cui: la maestra e segretaria del fascio femminile Maria Meneghini in Locarno detta “la Petacci” e la figlia Luciana, la maestra Antonietta Comelli in Brambai, Marcella Brambati, sfollata da Imperia, Giovanni Borgo “Dovigo”, il capostazione Carlo Marchi, Gino Calvi e Giovanni Scolari; altre 22 donne sono rinchiuse nel Municipio di Arsiero, in attesa di processo per collaborazionismo, tra cui: Gianna Borgato, Fernanda e Maria Arduin, Jolanda Castellani, Silvana Borgato, Laura Brambati, le maestre Bruna e Maria Porra, Rita Martini con le sorelle, e altre.

 

Alle ore 23:00, presso il Municipio di Arsiero, cominciano gli interrogatori da parte di una commissione composta dal farmacista dott. Dal Favaro, dall’orefice Silvio Zambon, Pietro Vicentini, il dott. Dal Molin da Padova e da Adriano Borgo Potèco. Il giorno successivo, il 3 maggio, alle 16:00, le prigioniere sono fatte salire su un palco davanti al Municipio, sul quale salgono i barbieri per raparle a suon di musica. Poi sono fatte scendere e a colpi di mitra fatte marciare al “passo dell’oca”.

 

Il trattamento riservato alla Meneghini è molto meno goliardico: dal carcere di Velo d’Astico, legata su un carro, viene portata ad Arsiero; arriva in Piazza dove viene processata dal “Tribunale del Popolo” formato dal CLN locale: Mario Pittarello, ex podestà e futuro Sindaco; il dott. Antonio Costalunga, medico condotto; il dott. Dal Favaro, farmacista; Tullio Ziche, oste; Adriano Borgo Potèco; Silvio Zambon, orefice; Rosina Meneghini “Katia I”; Giovanni Busato “Piave”.

 

Il 7 maggio Maria Meneghini è condannata a morte e messa “alla gogna” al cospetto dei paesani. L’8 maggio, la sentenza viene eseguita da 5 partigiani (Giovanni Busato “Piave”, Paolino Busato “Ardito” e altri tre), in località Strenta di Arsiero, presso quello che doveva diventare l’ospedale tedesco in galleria realizzato dalla Todt per la “Linea Blu”.

 

I nazi-fascisti coinvolti:

- Gino Calvi, Maria Meneghini in Locarno, Augusto e Luciana Locarno, Ulderico Locarno, Carlo Marchi, e altri.

 

 

Bibliografia e fonti:

- Alberto Galeotto, Brigata Pasubiana del Gruppo Formazioni A. Garemi, Vol. I, Fara Vicentino (Vi)  2016.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

3 maggio 1945: Pedescala e Rotzo

(Val d’Astico e Altopiano 7 Comuni).

Eliminazione spie nazi-fasciste.

 

 

I fatti:

 

Le due spie del BdS-SD, Silvio Varotto e Antonio Duethe, hanno giustificato la loro presenza in valle perché di passaggio, di essere partite in bicicletta da Padova il 28, dirette a Trento. Giunte a Forni di Valdastico sono state fermate dal partigiano Umberto Zaltro, per ordine di Germano Baron “Turco”, comandante della “Pasubiana”; sono, prima imprigionate in una grotta e il 3.5.45 giustiziate a Rotzo. In realtà, come abbiamo già sottolineato, in Val d’Astico c’era in quei giorni una presenza massiccia di agenti del BdS-SD.

 

Nel dopoguerra, in clima di restaurazione, della morte dei due vengono accusati i partigiani e patrioti delle brigate “Pasubiana” e “Pino” della Divisione garibaldina “Garemi”: Claudio Dal Pozzo di Anselmo, Augusto Sella “Franz” di Giorgio, Giovanni Giacomelli “Tullio” di Augusto, i fratelli Giovanni e Carla Slaviero, Umberto Zaltro di Girolamo, Giovanni Giacomelli “Nembo” di Leonardo e Silvio Giacomelli di Silvio.

 

Malgrado la sentenza dell’11 aprile 1950 dichiari il non doversi procedere contro gli otto imputati “per essere il reato estinto per amnistia”, anche in questa vicenda giudiziaria postbellica, come in molte altre, si possono intravvedere sullo sfondo spiate, preti zelanti e giudici sul cui anti-fascismo è lecito avere qualche dubbio. Sempre il 3 maggio, i partigiani della Brigata “Martiri della Val Leogra”, conducono 18 fascisti, già detenuti nelle carceri di Schio, a Pedescala. Sono portati sul luogo della strage e successivamente sono portati ad Arsiero per essere giudicati. Quattro di loro sono nuovamente prelevati da Arsiero e riportati a Pedescala per essere giustiziati, ma la popolazione inferocita, soprattutto donne, anticipa il plotone partigiano e sopprime, facendoli letteralmente “a pezzi”: Riccardo Roso, Antonio Mioli, Anselmo Canedi e Domenico Marchioro.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- Silvio Varotto, Antonio Duethe, Riccardo Roso, Antonio Mioli, Anselmo Canedi e Domenico Marchioro.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Controversie sulla Resistenza ad Asiago e in Altopiano, Ed. Tip. Moderna, Asiago 1999, pag. 119 e 134.

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag.111-112.

- Ezio Maria Simini, ... e Abele uccise Caino. Elementi per una rilettura critica del bimestre della “resa dei conti”. Schio 29 aprile – 7 luglio 1945, Schio 2000, pag. 47-48.

- Alberto Galeotto, Brigata Pasubiana del Gruppo Formazioni A. Garemi, Vol. I, Fara Vicentino (Vi) 2016.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

4 maggio 1945: Vattaro di Vigolo Vattaro

(Altopiano della Vigolana – Tn). Agguato nazi-fascista.

 

 

Le vittime:

 

- Pasquale Arduini “Silvio ferroviere” di Silvio e Rosa Zecchinelli, cl. 23, da Asiago; partigiano della Brigata “Fiamme Verdi”, Gruppo Brigate “7 Comuni”, Divisione “Monte Ortigara”, caduto a Vigolo Vattaro il 4.5.45. Decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare.

- Giovanni Cera di Domenico, cl.14, da Camporovere di Roana, sposato con Maria Bonato, operaio; già Alpino, partigiano della Brigata “Fiamme Verdi”, Gruppo Brigate “7 Comuni”, Divisione “Monte Ortigara”, caduto a Vogolo Vattaro il 4.5.45. Decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare.

- Giovanni Cera “Casatellaro” di Valentino, cl.23, da Camporovere di Roana; già del Genio Alpini, partigiano della Brigata “Fiamme Verdi”, Gruppo Brigate “7 Comuni”, Divisione “Monte Ortigara”, caduto a Vogolo Vattaro il 4.5.45. Decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare.

- Rodolfo Corradin; da Bolzano, ma residente ad Asiago; patriota.

- Romeo Penner di Albino, cl.15, da Lavarone (Tn), meccanico e boscaiolo; già Artigliere Alpino (5° Regg. Art. Alpina, Divisione “Pusteria”; Fronte Occidentale nel ‘40, Fronte Greco-Albanese nel ‘40-’41 e Montenegro nel ’41-’42; ammalato di malaria è rimpatriato e congedato nel gennaio ’43), aderisce alla Resistenza collaborando con il CLN di Lavarone e la Brigata “Pasubiana” della Divisione garibaldina “Garemi”; il 4 maggio si aggrega ai partigiani della “7 Comuni” ed è ucciso a Vigolo Vattaro.

- Gianna Trosely di Giuseppe; cl.19, da Zara e sfollata a Camporovere di Roana; partigiana della Brigata “Fiamme Verdi”, Gruppo Brigate “7 Comuni”, Divisione “Monte Ortigara”, caduta a Vigolo Vattaro il 4.5.45. Decorata di Medaglia d’Argento al Valor Militare.

- Domenico Zotti; cl.01, da Camporovere di Roana, sposato con 5 figli, operaio; partigiano della Brigata “Fiamme Verdi”, Gruppo Brigate “7 Comuni”, Divisione “Monte Ortigara”, caduto a Vigolo Vattaro il 4.5.45. Decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare.

 

 

I fatti:

 

Asiago è stata liberata dai partigiani già da qualche giorno e il Comando del Gruppo Brigate “7 Comuni” si è installato nell’Albergo “Croce Bianca”. Nel pomeriggio del 3 maggio arriva dalla pianura una pattuglia corazzata inglese (2 autoblindo), con militari indiani. L’ufficiale Alleato chiede di essere scortato da un gruppo di partigiani della “7 Comuni” lungo il tragitto Asiago-Lavarone. La proposta è accolta e si fissa ormai la partenza per il mattino successivo, cioè il 4 maggio.

 

La colonna è così composta: in testa le due autoblindo inglesi, poi l’autocorriera con circa 25 partigiani e in coda un’autovettura con il comandante Giulio Vescovi “Leo” e tre partigiani. Lungo la strada vengono rimossi vari ostacoli posti dai tedeschi.

 

A Lavarone, dove l’accoglienza da parte della popolazione è ottima, si notano gruppi di tedeschi ancora armati, ma in atteggiamento pacifico: evidentemente hanno ricevuto la notizia della resa delle truppe tedesche in Italia (ore 14:00 del 2 Maggio).

 

Alle 11:00 le due autoblindo proseguono per la Valsugana e Trento. Alle 14:00, dopo aver disarmato i tedeschi a Lavarone Chiesa, l’autocorriera, al comando di Francesco Urbani “Pat”, riparte con destinazione Trento, per partecipare alla Liberazione della città; il comandante “Leo”, con un piccolo gruppo di partigiani, rimane invece ancora un po’ a Lavarone, dove un capitano tedesco si è consegnato con il suo reparto.

 

L’autocorriera prosegue tranquillamente fino all’altezza di Centa S. Nicolò, dove notano una casa con due sentinelle tedesche; in un attimo alcuni partigiani le disarmano, entrano nella casa e catturano anche un generale, quasi certamente Heinz Trettner: probabilmente si tratta del Comando di ciò che resta del 4° Div. Paracadutisti, probabilmente lo stesso reparto che ha compiuto la strage di Pedescala, essendo questa l’ultima retroguardia tedesca prima di Vattaro.

 

Il generale confessa ai partigiani di essere all’oscuro della fine delle ostilità in Italia, e propone comunque a “Pat” di inviare a Vattaro il capitano con l’ordine di resa per il suo reparto; il generale sembra dare le istruzioni concordate al suo subalterno, che subito dopo prende posto su una motocicletta con sidecar e parte accompagnato da due partigiani. Intanto anche “Leo” giunge a Centa S. Nicolò dove prende in consegna un’altra trentina di prigionieri che invia, con le armi raccolte, a Lavarone.

 

Mezzora dopo la motocicletta, con il generale tenuto in ostaggio a Pian dei Pradi, parte anche l’autocorriera, ma dei tre uomini che gli hanno preceduti non si hanno più notizie; giunti alle prime case di Vattaro, notano gruppetti di soldati tedeschi armati, ma con una fascia bianca al braccio e in atteggiamento pacifico. Improvvisamente compaiono tre autoblinde tedesche cariche di paracadutisti: una sorpassa l’autocorriera andando a posizionarsi dietro; le altre due si fermano davanti a circa 40 metri. Bastano pochi istanti perché, senza una parola, senza un gesto, i tedeschi aprano il fuoco; contemporaneamente i partigiani si buttano fuori dall’autocorriera disperdendosi, ma lasciando sul terreno sette morti; due partigiani, pur feriti, tra cui Francesco Urbani “Pat”, riescono con altri otto a salvarsi; i rimanenti vengono catturati e si sottraggono alla morte solo grazie all’intervento di un reparto americano.

 

Probabilmente gli uomini di Trettner hanno infierito sui corpi dei partigiani caduti: ad esempio, il cadavere di Romeo Penner, secondo il medico condotto di Vigolo, ha una ferita provocata da un colpo di baionetta nella parte destra del torace.

 

Il 1° Corpo Paracadutisti e con essa la 4^ Divisione del generale Heinz Trettner, si arrende agli americani alle ore 1:15 del 5 maggio 1945.

 

La Memoria:

 - A ricordo dei sette caduti partigiani, è stata posta una lapide a fianco dei caduti di Vigolo Vattaro nella seconda guerra mondiale. Un cippo ricorda i sette partigiani nel luogo dove avvenne la strage, nel piazzale dell’Hotel Tomei in Via Trento a Vattaro.

 

Nonostante non ci siano state vittime tra la popolazione civile, la memoria di questa comunità si presenta tuttora problematica e controversa: l’accusa che i civili muovono ai partigiani è quella di aver messo in pericolo l’incolumità degli abitanti. In realtà, è evidente che l’azione tedesca rappresentò una sorta d’intimidazione nei confronti dei partigiani. È interessante notare come le ricerche condotte da Luca Valente abbiano evidenziato una responsabilità anche da parte Alleata. Secondo lo studioso vicentino, il generale Trettner aveva avuto il via libera all’imboscata dal colonnello Franklin Miller della 88. Divisione di fanteria americana, che si trovava in quei giorni a San Cristoforo con l’incarico di trattare la cessione delle armi direttamente con gli alti comandi del 1. Corpo paracadutisti.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- 4. Fallschirmjäger-Division, 1. Fallschirm-Korps – 4^ Divisione paracadutisti del 1. Corpo paracadutisti.

- Heinz Trettner.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Storia della Divisione Alpina “Monte Ortigara” 1943-1945, Ed. La Serenissima, Vicenza 1975 e 1997, pag. 192-194.

- Luca Valente, Dieci giorni di guerra. 22 aprile-2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino, Ed. Cierre, Sommacampagna (Vr) 2006, pag. 285, nota 54, 462-463, 473, nota 21.

- Pierantonio Gios, Fascismo, Guerra e Resistenza sull'Altipiano: l'itinerario religioso-pastorale dell'Arciprete di Asiago Bartolomeo Fortunato (1932-1946) Ed. tip. Moderna, Asiago 1995, pag. 207.

- Pierantonio Gios, Il Comandante “Cervo”, capitano Giuseppe Dal Sasso, Ed. Tip. Moderna, Asiago 2002, pag. 57-58.

- Michele Battini, Paolo Pezzino, Guerra ai civili: occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944, Ed. Marsilio, Venezia 1997.

- Lorenzo Gardumi, Maggio 1945: “a nemico che fugge ponti d’oro”: la memoria popolare e le stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, Ed. Fond. Museo Storico del Trentino, Trento 2008.

- Archivio di Stato di Vicenza (ASVI), Fondo Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP).

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).88

 

 

 

 

4 maggio 1945: Buso della Speluga e Colle dello Spigolo - Lusiana

(Altopiano 7 Comuni). La resa dei conti.

 

 

 

I fatti:

 

Il 29 aprile ‘45, i partigiani della Brigata “Fiamme Rosse”, del Gruppo Brigate “7 Comuni”, giustiziano e gettano nella voragine del Buso della Spaluga, a Covolo di Lusiana, 13 militi del CST e un sergente tedesco loro comandante, che avevano partecipato al massacro delle Lore del 1.3.45. Il 4 maggio ‘45 anche il capitano tedesco Sanden, comandante il Reparto del Corpo di Sicurezza Trentino di Lusiana, cioè colui che ha ordinato il massacro delle Lore, è giustiziato personalmente da Antonio Carollo “Toni Sajo” e da Battista Carollo “Titon”, rispettivamente padre (di Antonio, Giuseppe e Silvano) e fratello (di Giovanni e Giuseppe), nonché cugino di Domenico Carollo: i sei giovani trucidati in Val delle Lore; “Toni Sajo” era stato picchiato, torturato e, dopo avergli ammazzato tre figli, lo avevano costretto, con le botte, a passare in rassegna le scarpe tolte ai 6 ragazzi morti, per vedere se conosceva quelle dei suoi figli. Sanden è giustiziato presso il Colle dello Spigolo, presso Contrà Gaspari, proprio sopra la Val delle Lore e Contrà Lore, in un punto in cui si vede tutta la zona della rappresaglia.

 

Il 5 maggio ’45, Marco Minozzo da S. Luca di Crosara - Marostica, “moralmente un triste figuro”, “soggetto disonesto e qualificato come spia”, è anch’egli giustiziato e gettato nel Buso della Speluga.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- Trientiner-sicherungs-verband - Corpo di Sicurezza Trentino (CST) di Lusiana.

- ... Sanden.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Resistenza, Parrocchia e Società nella diocesi di Padova 1943-1945, Ed. Marsilio-Ivsrec, Venezia 1981, pag. 417.

- Renzo Cappozzo, Lacrime della mia terra, Fara Vicentino (Vi) 2007, pag. 210-216.

- Benito Gramola, La storia della “Mazzini” raccontata da “Folco” ai giovani d’oggi. Memorie Partigiane, Thiene 2008, pag. 83-84.

 

 

 

 

6 maggio 1945: Strada del “Costo” – Cogollo del Cengio

(Pedemontana Altopiano 7 Comuni). La resa dei conti.

 

 

 

I fatti:

 

Il 6 Maggio, lungo la strada del Costo sopra Cogollo del Cengio è catturato e giustiziato sul posto da tre partigiani della Brigata “Mameli”, Armando Loris Marchiorello, del Btg. “Fulmine” – X^ Mas, ritenuto complice dell’uccisione dei 5 fucilati di Carrè.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- Btg. “Fulmine” della X^ Mas.

- Armando Loris Marchiorello.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Pierantonio Gios, Clero, guerra e Resistenza. Le Relazioni dei parroci delle parrocchie della diocesi di Padova in provincia di Vicenza, Ed. Tip. Moderna, Asiago, 2000, pag.21.

- Banca Dati Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

9 maggio 1945: Montecchio Maggiore

(Ovest Vicentino) Attentato nazi-fascista.

 

Le vittime:

 

- Valentino Bedin “Altromonte” di Giulio, cl.24, nato ad Altavilla; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Mario Cappellazzi “Bocia” di Domenico, cl.28, nato a Gambugliano; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Angelo Cecchetto “Leo” di Fiorindo, cl.01, nato a Monteviale; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Flora Cecchetto “Walchiria” di Angelo, cl.28, nata a Valdagno; partigiana del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Mario Cenzato “Ciccio” di Attilio, cl.20, nato a Vicenza; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Alfredo Cenzato o Cenzi “Cannibale” di nn, cl.25, nato a Sovizzo; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore. 

- Luigi Fiana “Tempesta” di Giuseppe, cl.16, nato a Gambugliano; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Bortolo Fortuna “Motore” di Valeriano, cl.14, nato a Castelgomberto; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Giovanni Fortuna di Valeriano, nato a Castelgomberto; patriota del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Lino Fortuna “Diretto II” di Alessandro, cl.20, nato a Castelgomberto; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore. 

- Gabriele Lusco “Lupo” di Antonio, cl.22, nato a Lucca; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Leandro Marcante “Robespierre” di Silvio, cl.18, nato a Montemezzo di Sovizzo; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Bernardino Persineti “Rosso” di Antonio, cl.23, nato ad Arcugnano; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Lino Satto o Satta “Belva” di Giuseppe, cl.25, nato Altavilla; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Luigia Scorzato di Antonio; patriota del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Michele Valtinoni “Ferro” di Luigi, cl.25, nato a Sovizzo; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Umberto Viretti “Pluto” di Vittorio, cl.09, nato a Torino; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Pietro Vlaniri o Flamiri “Carlo” di Giorgio, cl. 25, nato a Monselice (Pd); partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Antonio Zanotto “Boccia” di Igino, cl. 22, nato a Gambugliano; partigiano del Btg. “Ismene” Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

- Giovanni Zanotto “Topo” di Igino, cl.23, nato a Gambugliano; partigiano del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, morto la notte del 9.5.45 nell’esplosione dell’Asilo Nido di Montecchio Maggiore.

 

 

I fatti:

 

La notte tra l’8 e il 9 maggio 1945, una potente esplosione fa saltare in aria l'Asilo di Montecchio Maggiore adibito a caserma dei distaccamenti “Frà Sardo”, “Diavolo” e “Lampo” del Btg. “Ismene”, Brigata “Martiri della Val Leogra”, Divisione “Garemi”, dove rimangono uccisi 18 partigiani e 2 patrioti.

 

Anche il comandante “Tar”, Ferruccio Manea, non ha mai escluso nessuna ipotesi: attentato oppure incidente:

“La verità sulla strage non si conoscerà. Ho visto quello che era rimasto dell’asilo dopo l’esplosione, era completamente crollato. Se l’esplosione è avvenuta in cantina, nessuno dei presenti poteva raccontare come, perché i più vicini erano stati fatti a pezzi, nessuno era sopravvissuto. Può anche essere stata una stupidaggine dei nostri, qualcuno che sia andato a toccare le bombe, oppure anche qualche fascista che abbia messo una bomba a tempo, tutto è possibile. Ci fu anche uno che tempo dopo andava a raccontare in giro di aver messo lui la bomba. Probabilmente era solo uno che si vantava per niente, ma non aveva avuto una buona idea, perché fu fatto sparire”.

 

Sull’episodio sono svolte delle indagini da parte della Polizia Partigiana e Alleata, indagini che da parte italiana vengono affidate all’ispettore delle brigate “Garemi” Alberto Sartori “Carlo-Loris”, che ha poi inviato un dettagliato rapporto al capitano Dal Sasso, comandante della Polizia Partigiana di Vicenza, ma di cui non vi è più traccia. E’ sperabile che copia degli atti sia almeno stata conservata dall’AMG (Allied Military Government – Amministrazione Militare Alleata) e quindi forse rintracciabile negli archivi americani da poco resi disponibili agli studiosi. Si sa però, che del fatto è stato formalmente accusato il capitano delle brigate nere vicentine Renato Longoni. Infatti, nel processo che si è svolto davanti alla Corte d’Assise di Venezia contro la “Compagnia della Morte” di Vicenza, nella sua deposizione, Alberto Sartori ha affermato di aver svolto minuziose indagini sull’esplosione di Montecchio, nel corso delle quali un brigatista datosi alla macchia, Palmiro Gastaldi, ha accusato il Longoni di aver provocato la strage.

 

Nel processo di Venezia, il Longoni, non ha risposto di questa strage perché imputato solo di collaborazionismo, e a detta della stampa di allora, “quanto prima comparirà davanti ai giudici popolari di Vicenza”. Ma quel processo non si terrà mai. Resta la convinzione che non si sia trattato di un incidente, ma di una strage impunita.

 

Oltre la distruzione completa dell’asilo, crolla anche una abitazione in Via Lorenzoni, proprietà Giadani Vittoria e abitata dalla famiglia sfollata di Vicenza (Attilio Mattioli di Giuseppe), e subisce gravi danni anche il fabbricato di Giuseppe Parise di Benedetto.

 

La Memoria:

Lapide difronte alla facciata dell’asilo in via Lorenzoni a Montecchio Maggiore.

 

 

Dopo la Liberazione, della presenza anche nel Vicentino di “bande nazi-fasciste”, ne parla anche l’intelligence Alleata:

- “Nell’Italia settentrionale, le sacche di resistenza fascista continuavano a causare problemi. [...] Gruppi isolati di fascisti armati saccheggiavano le case e rubavano il bestiame. L’intelligence alleata ricevette un rapporto secondo il quale uno dei capi era un ufficiale tedesco disertore delle SS” (Eric Morris, La guerra inutile. La campagna d’Italia 1943-1945, Ed. Longanesi, Milano 1993).

 

- A nord di Schio, nell’area circostante il Lago di Fimon e nei Colli Berici sono ancora attive tre bande nazi-fasciste, e la sicurezza britannica arresta, a luglio ’45, gli agenti nemici Giordano Forcolin, Lamberto Pesci, Otto Lehmann-Brokhause e Anna Maria Zehentner.

 

- Il Comando alleato sceglie di tenere in efficienza un certo numero selezionato di partigiani appartenenti alle formazioni foranee per contrastare bande armate di tedeschi e fascisti ancora attive e combattive nella parte nord della provincia [di Vicenza].

 

- In provincia di Vicenza, nella seconda metà di agosto, cresce la criminalità comune formata da ex repubblichini e tedeschi: bande armate di uomini in divisa e col volto coperto circolano in Val d’Astico e nelle contigue zone alpine, rubando e saccheggiando.

 

- Nell’autunno ’45 un gruppo armato neofascista è segnalato in località Torreselle di Isola Vicentina: cinque-sei uomini e una donna. Come numerose sono le segnalazioni dell’Ufficio Politico e della Polizia Partigiana al CLNP di Vicenza:

 

- Nella zona che va da Monteviale a Castelgomberto viene segnalato una squadra di 12 uomini comandata dall’ex brigadiere della polizia ausiliaria Luigi Prospero, la quale taglieggia le popolazioni della zona, lavorando di notte, hanno cercato di prelevare un capo dei partigiani, una donna è stata vista più volte recarsi a portare viveri in quella zona.

 

- Il capitano Longoni Renato, dopo la Liberazione è visto, ancora nel luglio '45, circolare armato con altri dieci sui monti sopra Castelgomberto.

 

- Dopo la Liberazione, ancora nel luglio '45, Alcide Fiore si nasconde nella zona di Monte S. Lorenzo a Montecchio Maggiore, assieme al maggiore Antonio Boni; il collegamento è tenuto da Nuccia Cisco "Nucci" di Montecchio Maggiore; nel marzo '46 risulta ancora libero e operativo nella zona di Creazzo, in contatto con la “Banda Comparin”. 

 

- Giovanni Comparin evade dalle Carceri di Padova in Piazza Castello; nel gennaio '46 è visto transitare per Vicenza e sembra sia a capo di una banda SAM operante nei Colli Berici e Basso Vicentino.

 

- Palmiro Gastaldi, fa parte di un gruppo di brigatisti che continua ad operare contro i partigiani anche dopo la Liberazione, almeno sino al 12 maggio 1945. Partecipa all’attentato dinamitardo contro i partigiani alloggiati presso la caserma/asilo di Montecchio Maggiore.

 

- Il vice comandante la GNR di Vicenza, Angelo Maestrini, sembra organizzare un gruppo di resistenza, il “Gruppo Maestrini”, sui Prelessini Orientali, tra Passo Xon e Priabona, e tra il 30 aprile e il 22 maggio ’45 i nazi-fascisti si scontrano ripetutamente con i partigiani saliti a sul M. Civilina di Recoaro per snidarlo.

 

 

Pure Il Giornale di Vicenza, nel dicembre-gennaio 1945-46 riferisce qualcosa sull’argomento:

- Il Giornale di Vicenza del 22.12.45, “Una SAM anche a Vicenza? Sappiamo i nomi di 11 uomini e 3 donne”.

- Il Giornale di Vicenza del 10.1.46, “I Cadetti di Vicenza. Una squadra di polizia speciale per scoprire i movimenti neofascisti”.

- Il Giornale di Vicenza del 15.1.46, “Così minacciano i fascisti del P.I.F. ...Insorgeremo in armi e, liberati i nostri fratelli, ripeteremo la marcia su Roma...”.

- Il Giornale di Vicenza del 24.1.46, “Bombe”.

- Il Giornale di Vicenza del 25.1.46, “Bombe” e “Un ragazzo mette in subbuglio polizia, partigiani e carabinieri”.

 

 

Malgrado queste notizie, la sensazione è che non si sia voluto approfondire, ma anzi minimizzare e insabbiare l’intera vicenda, forse per non preoccupare l’opinione pubblica, o per chissà quali altri accordi di “riappacificazione”. E così come la sparizione della relazione di Sartori al capitano Dal Sasso, il mancato processo a Longoni e a Fiore, il silenzio e l’inattività degli Alleati, anche il comunicato pubblico affisso prontamente dall’Amministrazione Comunale di Montecchio Maggiore, non fa altro che accrescere i sospetti:

 

 

UNA GRAVE SCIAGURA HA COLPITO IL NOSTRO PAESE

Una tremenda esplosione, dovuta a caso fortuito non bene determinato, esclusa quindi per concorde ammissione di persone responsabili ed inquirenti, ogni ipotesi di sabotaggio, ha distrutto lo stabile dell’Asilo Infantile e provocato numerose vittime tra i VALOROSI PATRIOTI, lì accasermati per la tutela dell’ordine pubblico.

IL COMITATO DI LIBERAZIONE E L’AMMINISTRAZIONE CIVICA di MONTECCHIO MAGGIORE anche a nome di tutta la cittadinanza si associano al gravissimo lutto del BATTAGLIONE “ISMENE” e delle FAMIGLIE così duramente colpite, e mandano alle vittime il memore saluto.

Montecchio Maggiore, 10 Maggio 1945.

I funerali avranno luogo SABATO 12 corr. alle ore 10 a spese del Comune. Ad essi sono invitati tutti i cittadini.

 

 

Un ulteriore elemento inquietante della vicenda è l’appartenenza, o quantomeno la vicinanza, di tutti i possibili esecutori della strage al servizio d’intelligence nazista, il BdS-SD e alla “Banda Carità”, quasi l’attentato contro i garibaldini a Montecchio Maggiore fosse una ulteriore esibizione di capacità per “...dimostrare agli Alleati, “in piccolo”, come ha scritto Zimmer, la propria professionalità e l’efficacia dell’azione anti-comunista” (C. Gentile).

 

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- Una banda armata nazi-fascista.

- Renato Longoni, Alcide Fiori, Giovanni Comparin, Palmiro Gastaldi, Luigi Prospero, Antonio Boni, Nuccia Cisco “Nucci” e altri.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Giancarlo Zorzanello, Maurizio Dal Lago (a cura di), Sempre con la morte in gola. Archivio storico della Brigata Stella – Divisione Garemi 1 gennaio – 22 settembre 1945, Ed. Menin, Schio 2008, pag. 366-367.

- Sergio Fortuna e Gianni Refosco, Tempo di guerra. Castelgomberto: avvenimenti e protagonisti del secondo conflitto mondiale e della Resistenza, Ed. Odeonlibri Ismos, Castelgomberto(VI) 2001, pag.139-144, 184-185.

- Marco Ruzzi, Spionaggio, controspionaggio e ordine pubblico in Veneto. Aprile-dicembre 1945, Ed. Cierre-Istresco-Iveser, Sommacampagna (Vr), 2010, pag. 65, 70-74, 96, 114, 129.

- Sonia Residori, La “pelle del diavolo”: la giustizia di fronte alla violenza della guerra civile (1943-1945), Ed.Istrevi – Quaderni sulla Resistenza e la RSI, Vicenza 2010, in http://

http://www.istrevi.it/lab/page/qe_map.php?p=17-LB-QR01-Residori

- Emilio Franzina, Vicenza di Salò. Storia, memoria e politica fra Rsi e dopoguerra, Ed. Agorà, Dueville (Vi) 2008, pag. 83-84.

- Giuseppe Sartori, La sera del Corpus Domini. Memorie sull’eccidio dei Sette Martiri di Grancona, Ed. ANPI Grancona, Brendola (Vi) 1996, pag.88-105.

- Ezio Maria Simini, Malga Zonta. La ricostruzione di un’eroica vicenda partigiana malamente contestata, Ed. Marcolin, Schio 2002, pag.50-51.

- Elio Girelli, Il palombaro del Pasubio, Venezia 1987, pag.100.

- Il Giornale di Vicenza del 22.12.45, 10.1.46, 15.1.46, 24 e 25.1.46, 10.5.46;

- Il Gazzettino del 10.5.46.

- Archivio di Stato di Vicenza, Fondo Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale (CLNP); Danni di guerra.

- Banca dati del Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

 

- 25^ brigata nera “Capanni” di Forlì e Cesena.

- Angelo Aguzzoni, Benito Castagnoli, Alfredo Cimatti, Giovanni Fabbroni, Ermanno Guardigli, Olindo Lazzarini, Luigi Montanari, Odone Picchi, Nello Picchi, Egisto Ragazzini, Libero Rossi, Francesco Sampieri, Giuseppe Simoncelli, Domenico Valbruccoli,

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Benito Gramola, La 25^ brigata nera “A. Capanni” e il suo comandante Giulio Bedeschi. Storia di una ricerca, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (VR) 2005, pag.28-29, 87-98.

- Banca dati del Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

 

15 maggio 1945: Monte Civillina di Recoaro Terme

(Valle dell’Agno-Prelessini Orientali). La resa dei conti.

 

 

I fatti:

 

La colonna della GNR partita da Vicenza al comando del ten. colonnello Angelo Maestrini, aggrega a Schio anche il Btg autonomo GNR "Toscana", e il 26 aprile ‘45 ripiega con il consenso partigiano verso Rovereto.

 

La colonna è composta pure da molti famigliari e masserie varie. La lentezza della colonna, la paura di un attacco partigiano o aereo Alleato, il proposito di scappare con la “cassa” del Comando Provinciale della GNR di Vicenza, o la risolutezza di continuare la lotta sui monti del Vicentino, qualunque sia il vero motivo, sta di fatto che il Maestrini, con quasi tutti gli ufficiali e altri militi repubblichini, superato Pian delle Fugazze abbandona la colonna e se ne va autonomamente.

 

Del gruppo, denominato “Gruppo Maestrini”, fanno parte almeno 13 persone: Angelo Maestrini, Emanuele Viaggio, Antonio Fassano, Dino Spadacci, Alfonso Giuliani, Aldo Meozzi, Bruno Pietro Pasquali, Dante Menotti Stefanini, Fernando Stefanini, Salvatore De Montis, Ennio Nadal, Ruggero Olivotto, Bruno Colla. Tutti questi repubblichini risultano dispersi, caduti o giustiziati sul Monte Civillina, tra la Valle dell’Agno e la Val Leogra, fra il 30 aprile e il 22 maggio ’45: 5 (Maestrini, Fassano, Giuliani, Stefani, Olivotto), risultano “dispersi”; 2 (De Montis e Colla), incerti, perché le fonti neofasciste non concordano; 6 (Viaggio, Spadacci, Meozzi, Pasquali, Menotti Stefanini e Nadal) sono certamente giustiziati o caduti in combattimento contro un reparto della Polizia Partigiana, appositamente organizzato per cercare di snidare le bande nazi-fasciste presenti dopo la Liberazione anche sui Prelessini Orientali.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- 219° Comando Provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana di Vicenza.

- Angelo Maestrini, Bruno Colla, Salvatore De Montis, Antonio Fassano, Alfonso Giuliani, Dante Menotti Stefanini, Ennio Nadal, Bruno Pietro Pasquali, Dino Spadacci, Fernando Stefanini, Emanuele Viaggio.

- Compagnia “OP” del Btg. OP “Firenze” o “Toscana” di Schio.

- Aldo Meozzi, Ruggero Olivotto.

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Banca dati del Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

17 maggio 1945: Località Tezze di Covolo - Lusiana

 (Altopiano 7 Comuni). La resa dei conti.

 

 

I fatti:

 

Una squadra della Polizia partigiana aggregata alla Questura di Forlì, forata da ex partigiani dell’8^ Brigata “Garibaldi Romagna” (Annibale Bertaccini, Renato Morigi Bruno Servadei, Bruno Savelli e Dino Sughi), giunge a Thiene il 17 aprile ’45, con un regolare elenco di repubblichini romagnoli da prelevare, firmato dal CLN di Forlì. Dopo aver contrattato il Comando Militare della Piazza di Thiene, dalla succursale delle carceri di Thiene presso le Scuole di avviamento professionale, prelevano 14 brigatisti della 25^ BN “Capanni” di Forlì-Cesena: Angelo Aguzzoni, Benito Castagnoli, Alfredo Cimatti, Giovanni Fabbroni, Ermanno Guardigli, Olindo Lazzarini, Luigi Montanari, Odone Picchi, Nello Picchi, Egisto Ragazzini, Libero Rossi, Francesco Sampieri, Giuseppe Simoncelli, Domenico Valbruccoli. Caricati su un camioncino, i 14 brigatisti sono portati a Valle di Sopra in territorio di Lusiana, e dopo un tratto di strada a piedi, poco prima di Località Tezze di Covolo, circa a q. 400, sono fatti scendere in una trincea costruita dalla Todt per la “Linea Blu”, e lì giustiziati.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- 25^ brigata nera “Capanni” di Forlì e Cesena.

- Angelo Aguzzoni, Benito Castagnoli, Alfredo Cimatti, Giovanni Fabbroni, Ermanno Guardigli, Olindo Lazzarini, Luigi Montanari, Odone Picchi, Nello Picchi, Egisto Ragazzini, Libero Rossi, Francesco Sampieri, Giuseppe Simoncelli, Domenico Valbruccoli.

 

Bibliografia e fonti:

 

- Benito Gramola, La 25^ brigata nera “A. Capanni” e il suo comandante Giulio Bedeschi. Storia di una ricerca, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (VR) 2005, pag.28-29, 87-98.

- Banca dati del Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

 

19 maggio 1945: Località Costalunga della Valle dei Fagari – Arsiero

(Val d’Astico) La resa dei conti.

 

 

 

I fatti:

 

La stessa squadra della Polizia partigiana di Forlì, che il 17 aprile ha prelevato dalla carceri di Thiene i 14 brigatisti della 25^ BN “Capanni”, poi giustiziati a Tezze di Covolo in territorio di Lusiana, il giorno seguente prelevano dalla sua abitazione di Thiene Augusto Battistini, sempre della “Capanni” e lo interrogano pesantemente presso le scuole-prigione.

 

Nel pomeriggio dello stesso giorno i partigiani di Forlì tornano alle scuole-prigione con un secondo elenco, e prelevano altri 12 brigatisti, più Camillo Bondi, maggiore della “Capanni” preso presso l’Ufficio Sfollati dove si è imboscato. Li portano tutti e 13 nel greto del torrente Igna nei pressi di Novoledo di Villaverla, dove vengono interrogati, e forse dove dovrebbero essere giustiziati, ma poi li riconducono a Thiene.

 

Il giorno seguente la squadra di Forlì ritorna alle scuole-prigione e preleva 11 brigatisti: Camillo Bondi, Giordano Mazzocchi, Amedeo Fiuzzi, Aldo Sibirani, Aldo Arrigoni, Guido Garafani, Sergio Morghenti, Amleto Rocchi, Romeo Santarelli, Mario Savoia e Dino Valentini, ma non Augusto Battistini, Amos Tafani e Egisto Casadei, forse perché ritenuti erroneamente meno coinvolti, o più probabilmente perché il giorno precedente hanno collaborato. Dopo un tragitto in camion da Thiene alla Trattoria “Speranza” sulla strada Arsiero-Valdastico, il gruppo prosegue a piedi per Val Tezze sino ai Casoni di Marani, e da lì raggiungono la località Costalunga della Valle dei Fagari, a circa q. 800, dove, in una trincea realizzata dalla Todt per la “Linea Blu”, vengono giustiziati.

 

Il 4.3.58, i cinque partigiani che hanno giustiziato ad Arsiero e Lusiana i 25 brigatisti della 25^ BN “Capanni”, vengono processati dalla Corte di Assise di Vicenza, che gli condanna a 20 anni per “omicidio colposo pluriaggravato”, ma senza “premeditazione”. Infatti, le malefatte dei brigatisti non giustificano secondo i giudici l’azione dei partigiani, pur tuttavia devono ammettere che i “neri” di Romagna sono stati dei violenti difensori del fascismo, non presentabili certo come degli innocenti Abele. Pertanto, oltre alle “attenuanti generiche”, agli imputati la Corte vicentina applica l’indulto (non l’amnistia), previsto dal D.P. n.922 del 19.12.53, e li rimette in libertà.

 

I nazi-fascisti coinvolti: 

- 25^ brigata nera “Capanni” di Forlì e Cesena.

- Camillo Bondi, Giordano Mazzocchi, Amedeo Fiuzzi, Aldo Sibirani, Aldo Arrigoni, Guido Garafani, Sergio Morghenti, Amleto Rocchi, Romeo Santarelli, Mario Savoia e Dino Valentini, Augusto Battistini, Amos Tafani e Egisto Casadei

 

 

Bibliografia e fonti:

 

- Benito Gramola, La 25^ brigata nera “A. Capanni” e il suo comandante Giulio Bedeschi. Storia di una ricerca, Ed. Cierre-Istrevi, Sommacampagna (VR) 2005, pag.28-29, 87-98.

- Banca dati del Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli” di Montecchio Precalcino (CSSMP).

 

 

 

 

Altri episodi minori o poco documentati

 

25 Aprile 1945 – Vicenza. Non è nota la circostanza in cui avviene l’uccisione di Giuseppe Bicego, cl.07, nato a Creazzo, civile e tramviere, l’unica fonte disponibile parla di “rappresaglia tedesca” (AA.VV, Vicenza e i suoi caduti, cit., pp. 396-487).

 

25 Aprile 1945 – Enego (Altopiano 7 Comuni). Rappresaglia nazi-fascista: in Contrà Gasperini di Enego è distrutta per incendio causato da colpi d’arma da fuoco la baracca ad uso fienile proprietà di Domenico Grego di Sebastiano (ASVI, Danni di guerra, b. 232, fasc. 15903).

 

25 Aprile 1945 – Bassanese; muore in combattimento il partigiano Fioravante Fior (cl. 20).

 

25/26 Aprile 1945 – Campese di Bassano del Grappa (Val Brenta). Azioni partigiane. I partigiani cominciano a premere ai fianchi le colonne di automezzi in transito: al calar della sera viene disarmato il presidio repubblichino di Campese e ingaggiata una violenta battaglia di tre ore contro i tedeschi; nella notte è interrotta la strada comunale della destra Brenta - Bassano-Campese-Valstagna - fatto che costringe i tedeschi a dirottare tutto il traffico lungo la strada sulla sinistra Brenta.

 

Durante uno scontro, una raffica tedesca uccide Amabile Lazzarotto in Zannoni, civile. Nella notte è ucciso sul ponte di Carpanè un soldato tedesco (Herman Kimen), intento a far segnalazioni agli automezzi in transito. (PA. Gios, Resistenza, Parrocchia e Società, cit., pag. 331).

 

25/26 Aprile 1945 – Valle S. Floriano di Marostica (Pedemontana Altopiano 7 Comuni). Saccheggi dei nazi-fascisti in ritirata. Tra l’altro, in via Prai, 450 soldati russo-tedeschi pernottano e saccheggiano l’abitazione di Elisabetta Bassetto di Gio Batta in Crestani (ASVI, Danni di guerra, b.232 fasc.15920).

 

26 Aprile 1945 – Vicenza. La sera del 26, soldati tedeschi uccidono il civile Angelo Sella, cl.1889, impiegato, e rubano quanto aveva con sé (ASVI, Danni di guerra, b.211 fasc.14610).

 

26 Aprile 1945 – località Valvore Coston di Velo d’Astico (Val d’Astico). Rappresaglia nazi-fascista con incendio della casa rurale di Ferruccio Tresso di Paolo (ASVI, Danni di guerra, b.224 fasc.15396).

 

28 Aprile 1945 – Malo (Prelessini Orientali). I tedeschi fanno saltare il ponte in ferro “Proa” sul torrente Livergon e che porta al Castello e alla Chiesa di S. Maria (ASVI, Danni di guerra, b.267, 273, 322, 327, fasc.18212, 18590, 22437, 22906, 22928, 22929).

 

1 Maggio 1945 - Cassola (Bassanese). Reparti semoventi americani, a conoscenza della presenza nella zona di gruppi di sbandati tedeschi, si portarono in via Bodi, dove dopo un breve scontro a fuoco con l’impiego di artiglieria di piccolo calibro, mitragliatrici e armi leggere, hanno ragione del nemico (ASVI, Danni di guerra, b. 254, fasc. 17356).

 

2 Maggio 1945 – Zovencedo (Prelessini Orientali). La resa dei conti. A Zovencedo, è giustiziato il messo comunale, spia e collaborazionista, Paolo Caldini.

 

3 Maggio 1945 – Enego (Altopiano 7 Comuni). La resa dei conti. Nella zona di Enego sono catturati e giustiziati dai partigiani del Btg. “Dalla Costa”, Brigata “Fiamme Verdi” del Gruppo Brigate “Comuni”, il farmacista bassanese Ernesto Dall’Oglio e Vittorio Tolfo, agenti del BdS-SD/”Banda Carità”.

 

10 Maggio 1945 – Torrebelvicino (Val Leogra). Resa dei conti. E’ catturato e giustiziato in zona Torrebelvicino il brigatista della 25^ BN “Capanni” di Forlì-Cesena, Remo Bagattin; si è agregato probabilmente alla colonna della X^ Mas che segue i tedeschi in ritirata.

 

17 Maggio – Salcedo (Pedemontana Altopiano 7 Comuni. La resa dei conti. Leonida Munari (di Sante), maestro elementare e maresciallo della GNR del Distaccamento di Thiene, che ha svolto un importante ruolo in zona nei rastrellamenti, catture e deportazioni, è giustiziato a Salcedo il 17.5.45 (ASVI, CLNP, b.11 fasc.3, b.15 fasc.7; PA. Gios, Clero Guerra e Resistenza, cit., pag. 146-147).

 

22 Maggio – Cismon del Grappa (Val Brenta). Resa dei conti. A Cismon del Grappa, è catturato e giustiziato dai partigiani del Btg. “Dalla Costa”, Brigata “Fiamme Verdi” del Gruppo Brigate “7 Comuni”, Desiderio Lotto, agente del BdS-SD/ “Banda Carità”.

 

 

Note

1 - “Dai 20-30.000 partigiani ancora in armi dopo i rastrellamenti dell’autunno-inverno, si sale in marzo a 80.000, a 130.000 alla vigilia dell’insurrezione, a 250.000 all’indomani della Liberazione” (S. Pelli, La Resistenza in Italia, cit., pag. 134).

2 - Sulla questione “ponti d’oro” si veda in Quaderni della Resistenza – Schio, 14° Vol., Ed. “Gruppo cinque”, pag.721-725.

3 - G. Cox, La corsa per Trieste, cit., pag. 197 (Geoffrey Cox è a capo dell’Intelligence Officer della 2^ Div. Neozelandese); sul ruolo delle forze partigiane nell’opinione degli Alleati si veda anche: E. Ceccato, Il sangue e la memoria, cit., pag. 268-271.

4 - «Il 26 aprile 1945 verso le ore 11,30 appena uscito dal carcere di S. Biagio ove ero detenuto dai nazifascisti, percorrevo in compagnia di mia moglie e di mio figlio il C.so Padova, giunto all’altezza dell’ex posto Ufficio Polizia Investigativa venni ad incontrarmi mentre usciva da tale ufficio con Vancini che prontamente estrasse la pistola di tasca gridandomi: “Delinquente chi ti ha messo fuori?”. Sopraggiunse di corsa il Cap/no Rossi (Capo di detto Ufficio) che frapponendosi con gesti e preghiere fece allontanare il Vancini e il Marchesi che armato prontamente di parabellum s’era affacciato dalla porta di detto Ufficio. Il Cap/no Rossi mi pregava di allontanarmi al più presto dal luogo e mi consigliò di nascondermi” (ATRVI, CAS, Sentenza n. 39/46-43/46 contro Salmi Amleto, Zatti Pietro, Foggi Osvaldo e Vancini Vittoriano, denuncia presentata da Romano Giuseppe dell’8/8/1945, c.9).

5 - Approfondimenti nel capitolo: Uomini e reparti nazifascisti.

6 - ATRVI, CAS, Sentenza n. 29/45 - 40/45 contro Corsini Guido, c.42.

7 ASVI, Danni di guerra, b.255 fasc. 17391.

8 - ASVI, Danni di guerra, b.350 fasc.24994.

9 - ASVI, Danni di guerra, b.198 e 200 fasc.13522, 13727, 13771.

10 - Mancini Romolo; da Pescara, con moglie ed 8 figli, residente a Caltrano in via Roma, Contrà Villa; è il commissario prefettizio, nonché segretario politico e comandante (maresciallo) del Distaccamento BN di Caltrano. E’ nell’elenco dei repubblichini disponibili a “mimetizzarsi” o a seguire il suo reparto in caso di occupazione Alleata. (ASVI, CAS, b.7 fasc.543; ASVI, CLNP, b.11 fasc.3; PA. Gios, Clero Guerra e Resistenza, cit., pag. 5; PA. Gios, Resistenza, parrocchia e società, cit., pag. 267, 330).

17 - Approfondimenti nel capitolo: Uomini e reparti nazifascisti.

18 - Il fascicolo della Procura militare di Padova lo indica come quarta vittima dell’eccidio. MARIA OIANI MENON/vittima innocente/delle orde nazi-fasciste/26-4-1945.

19 - Le fonti giudiziarie attribuiscono la responsabilità dell’eccidio a non meglio identificati soldati tedeschi in ritirata.