SENTENZA ORDINANZA G.I. CATANZARO DEL 31.7.1976
FORMALE ISTRUZIONE
Estratto da "Delle Chiaie Stefano ed altri... - (Atti trasmessi da N° 9/82-A C.A.Bari)
1) - LA RIUNIONE DEL 18.4.1969: LE ACCUSE DI MARCO POZZAN
Nell’esaminare la posizione processuale di RAUTI è opportuno prendere le mosse dalle accuse formulate nei suoi confronti da Marco POZZAN, cioè dall'unica pagina del processo in cui si fa riferimento concreto al RAUTI stesso come persona legata al Freda da una comune attività di carattere eversivo. POZZAN, interrogato in merito all'identità della persona della quale egli ed il FREDA parlano nella conversazione telefonica intercorsa tra di loro il 18.4.1969, dichiara al Giudice Istruttore di Treviso, il 21 febbraio 1972:
"Ritengo che la persona cui si fa riferimento nella telefonata tra me e FREDA della sera del 18 aprile 1969, persona che dovevo salutare e che doveva ripartire per Roma sia Pino RAUTI. Ritengo anche che costui fosse in arrivo da Venezia o che comunque fosse in transito a Padova. L'arrivo era previsto per le 23 - 23,30. Era atteso dal Freda, dai fratelli Ventura, dal Balzarini, dal Toniolo, da una ragazza, forse la segretaria del FREDA. Mi sono recato all'appuntamento presso lo studio del FREDA dove peraltro ho trovato chiuso. Sono passato allora con la macchina davanti la pizzeria di Via Falloppio pensando che potessero essersi recati là. Non vidi nessuno e ritornai a casa."
Nel successivo interrogatorio del 1° marzo 1972 il POZZAN in parte integra ed in parte modifica tali dichiarazioni e, dopo aver fatto presente che in realtà si trovava anche lui alla stazione, afferma:
"Il RAUTI arrivò con il treno da Mestre e si è presentato in compagnia di una persona che si qualificò, anzi che venne presentata dal RAUTI come pubblicista o giornalista. Dopo lo scambio di saluti e di cortesie convenzionali e cioè dopo alcuni minuti, il FREDA si allontanò con Giovanni VENTURA, Ivano TONIOLO, Pino RAUTI e la persona che lo accompagnava. Non tutti i convenuti sono arrivati simultaneamente. Non ricordo se il Giovanni Ventura arrivò con ritardo. Dopo che il FREDA si allontanò con i sunnominati, tutti gli altri e cioè il BALZARINI, io, Angelo VENTURA, la ragazza e forse qualche altro, se ne andarono per loro conto".
Ed aggiunge: “Incontrai il FREDA dopo diversi giorni ed egli mi accennò al contenuto del colloquio avuto quella sera con il RAUTI. In sostanza mi disse che avevano discusso dell’opportunità di attuare il rientro di Ordine Nuovo nel M.S.I. Mi disse ancora che avevano convenuto di approfittare della tensione politica e sociale in atto inserendosi con iniziative utili ad acuirla."
Ma, interrogato ancora una volta, a seguito di sua richiesta il 4 marzo 1972, il POZZAN assumeva che le riferite dichiarazioni erano false, aggiungendo di non rendersi conto del motivo per cui le avesse rese, ma di ritenere probabile che esse fossero "frutto di uno stato di confusione mentale".
Già è da rilevare che tali dichiarazioni sono di per sé tali, per le modalità con le quali sono state rese e per le numerose infondate circostanze in esso contenute, da indurre a ritenere che il POZZAN abbia volutamente associato a riferimenti veritieri riferimenti falsi (adottando una tattica che sarà comune a tutti i principali imputati di questo processo e nella quale il VENTURA si dimostrerà di gran lunga il più abile di tutti) nel tentativo di inquinare gli elementi di prova e di trarre in inganno i magistrati inquirenti.
Egli non poteva evidentemente negare che la sera del 18 aprile 1969 fosse avvenuta in Padova una riunione di carattere eversivo, quando l'esistenza della stessa trovava implicita, ma chiara conferma nelle dichiarazioni di Ruggero PAN. Ed allora tenta furbescamente di fornire una ricostruzione dei fatti in cui far comparire solo le persone che dalle conversazioni telefoniche intercettate,il cui contenuto gli viene contestato, risultano come probabili partecipanti alla riunione, sempre pronto a modificare tale ricostruzione quando si accorge che essa è in contrasto con le circostanze che, alla stregua di quelle conversazioni, possano ritenersi certe.
Così, ad esempio, egli dice che Giovanni VENTURA era insieme con gli altri ad attendere alla stazione l'arrivo di RAUTI, salvo a precisare che potrebbe essere arrivato con ritardo, quando, evidentemente, gli si fa presente che alle ore 23 il VENTURA si trovava ancora a Treviso.
Vi è una sola persona fra quelle menzionate dal POZZAN, la cui identità non era già nota agli inquirenti; ed il POZZAN, nell’indicarla in Pino RAUTI, afferma una circostanza che è decisamente smentita dalle altre risultanze istruttorie.
2) - LE DEPOSIZIONI DEI GIORNALISTI DEL QUOTIDIANO" Il Tempo"
Renato ANGIOLILLO, all' epoca direttore responsabile del quotidiano "IL TEMPO” ha, infatti dichiarato al Giudice Istruttore di Milano di poter affermare con assoluta certezza che il RAUTI, la sera del 18 aprile 1969, si trovava negli uffici di redazione del giornale.
L'ANGIOLILLO ha chiarito che, allorchè aveva saputo che veniva attribuito al RAUTI un viaggio a Padova nella notte del 18 aprile 1969, aveva preso visione sia delle schede di presenza che delle edizioni dei giorni 18 – 19 – 20 aprile. Vedendo sull'edizione del 19 aprile 1969 il corsivo di RAUTI "La paura del servo", aveva ricordato immediatamente che, la sera del giorno precedente, verso le ore 18, aveva convocato nel suo ufficio il RAUTI e Marcello LUCINI, capo dei servizi interni, per affidare al RAUTI stesso l’incarico di stendere un pezzo in relazione ad un comunicato emesso nel pomeriggio dall’Ufficio Politico del Partito Comunista Italiano e di cui aveva avuto notizia nella riunione di tutti i capi servizio avvenuta al pari degli altri giorni, fra le 17,30 e le 18,30.
Vedendo poi l'edizione del 20 aprile 1969, aveva ricordato pure che la stessa sera in cui aveva conferito l'incarico a RAUTI di redigere il detto corsivo, si era presentato nel suo ufficio Giuseppe D’Avanzo, addetto alla sezione esteri – che normalmente scriveva articoli tecnici. Il D’AVANZO gli aveva mostrato un numero della rivista ”Selenia", rappresentandogli l'opportunità di muovere alcune critiche a tale rivista.
Non aveva condiviso il suo punto di vista tecnicistico ed aveva ritenuto opportuno impostare, invece,la critica da un punto di vista politico: poichè l'uomo più adatto a scrivere una critica del genere era RAUTI, lo aveva convocato di nuovo nel suo ufficio, gli aveva spiegato, alla presenza del D'AVANZO, come dovesse essere impostato l'articolo e gli aveva conferito l'incarico di scriverlo, con la collaborazione dello stesso D'AVANZO.
Tali dichiarazioni sono state confermate dai giornalisti Marcello LANBERTINI, Giuseppe D'AVANZO e Marcello LUCINI, ciascuno dei quali ha ancorato il suo personale ricordo della presenza di RAUTI a Roma nella sera del 18 aprile 1969 a precisi riferimenti di luogo e di tempo.
Così, in particolare il LAMBERTINI ha ricordato che la sera del 18 aprile il RAUTI gli chiese che reazione avesse provocato negli ambienti del Palazzo di Giustizia un articolo da lui scritto, dal titolo "Togliatti domò nel 1946 la rivolta di S.Vittore con esercito e cannoni", pubblicato sull'edizione di quel giorno; il D'AVANZO, che ebbe due colloqui col RAUTI, uno verso le ore 23,30 del 18 aprile ed uno verso le ore 1,30 del 19, in merito alla stesura dell'articolo di critica alla rivista "Selenia”; il LUCINI, che la sera del 18 aprile il RAUTI era al lavoro in redazione, seduto ad una scrivania sita accanto alla sua, nella stessa stanza.
Tali dichiarazioni meritano evidentemente credito non per le persone qualificate dalle quali provengono e per l'estrema precisione delle circostanze sulle quali esse si fondano , ma anche per il riscontro che trovano nei documenti esibiti. Nè, ad eccezione delle dichiarazioni di POZZAN, vi sono altri elementi che conducano alla presenza di RAUTI a Padova la sera del 18 aprile 1969: chè, anzi, gli accertamenti eseguiti in molteplici direzioni con zelo e con scrupolo, pur nei limiti obiettivi determinati dal fatto che hanno avuto inizio a tre anni di distanza dall'avvenimento, hanno sempre portato ad escludere tale presenza.
VALUTAZIONE DEL COMPORTAMENTO DI MARCO POZZAN
Certo rimane da chiarire perchè POZZAN abbia chiamato in causa il RAUTI; è questo il solo vero problema che il comportamento del POZZAN pone, non potendo invero attribuirsi soverchia importanza alla ritrattazione che, in quanto immotivata, non è tale da sminuire il valore delle precedenti dichiarazioni e nella parte in cui sono rispondenti al vero e nella parte in cui sono frutto di deliberata menzogna: si vuole, cioè, dire che il POZZAN non parlò in stato di confusione mentale, come vorrebbe far graziosamente credere, ma obbedì, nel rendere tutte le sue dichiarazioni, ad un preciso disegno. Quale appunto esso fosse, non è dato sapere.
L'importanza che al POZZAN ha attribuito il SID che nella persona del capo del Reparto D e del suo diretto collaboratore, ha commesso gravissimi reati pur di sottrarlo ai magistrati inquirenti, gli conferisce un rilievo che rende ancora più inquietante, l'interrogativo.
Riassume perciò, attualità l'ipotesi già fatta da altri, sia pure in limiti più ristretti, in precedenti fasi dell'istruzione: il POZZAN potrebbe avere fatto il nome del RAUTI per distrarre le indagini degli inquirenti, mediante tale falsa indicazione, dalla persona che effettivamente si recò a Padova.
Ma si tratta solo d'una ipotesi, destinata a rimanere tale, almeno fino a quando il POZZAN, potrà continuare a godere del comodo rifugio all'estero procuratogli dagli uomini dei nostri servizi di sicurezza.
(da 6071-95 FALDONE 102 pp.453 e segg.)