DELLE CHIAIE STEFANO 1

STEFANO DELLE CHIAIE, capo del gruppo neofascista extraparlamentare "Avanguardia Nazionale".

 

RISPOSTA A POZZAN

 

"Nell'apprendere le affermazioni del POZZAN fui assalito da una profonda ira che si tramutò, poi, in disprezzo e pietà. Pietà per questo manichino travestito da uomo che, per un indecifrabile complesso che, spesso, si impadronisce dei mediocri, ha corrisposto con la calunna e l'ingiuria a....distanza ai favori richiesti ed ottenuti. Nel rispondere alle deliranti e banali asserzioni dello squallido personaggio, seguirò un metodo schematico per non incorrere in involontarie omissioni". (Delle Chiaie)

 

 

Questo documento del terrorista Delle Chiaie ci offre uno scenario particolare: i rapporti fra "camerati" in Spagna e soprattutto il problema "POZZAN", esempio macroscopico di "turismo Politico" pagato dai Servizi Segreti nostrani e infedeli... 

 

Udienza 7.6.77 - Tribunale di Catanzaro

 

 

 

POZZAN - "Non ricordo l'epoca in cui ho incontrato Delle Chiaie. L'incontro avvenne per iniziativa di Delle Chiaie che venne a trovarmi a casa".

 

 

RISPOSTA - Nel 1973 risiedevo ancora a Barcellona. Nell'agosto dello stesso anno, mi recai a Madrid con altri camerati per incontrare il comandante Borghese. Si accompagnò a noi in quella circostanza lo stesso individuo che seppi, poi, essere quello che mise in contatto il Pozzan con il S.I.D. (vedai udienza 6.6.77 durante la quale il Pozzan dice: "Ritengo che la persona che ebbe ad intercettarmi a Padova sia la stessa di cui parla Labruna e della quale si è fifiutato di indicarne le generalità").

 

Il giorno dopo il nostro arrivo (siamo nella prima quindicina di agosto), l'individuo in questione mi informò della presenza del Pozzan nella capitale e del suo desiderio di incontrarmi. Ci vedemmo verso le 19 sulla Gran Via all'altezza dell'Hotel dove alloggiavano alcuni miei amici. Il Pozzan era accompagnato dalla moglie e dal figlio. Parlammo a lungo del suo stato soprattutto fisico e la moglie si raccomandò perchè fosse assistito. Mi vennero descritte le condizioni di alloggio e promisi di metterlo in contatto con camerati spagnoli e con l'avvocato Josè Luis Jerez in modo di risolvere, secondo i suoi desideri, la permanenza legale in territorio spagnolo.

Andammo tutti a cena ed il Pozzan raccontò gran parte della sua storia (storia che mi dettagliò nei successivi incontri). Gli rimproverai le false accuse rivolte a Rauti ed i riferimenti, altrettanto falsi, contro di me. Egli confessò di aver avuto suggerimenti in tal senso e sottolineò l'amarezza per quanto dichiarato a STIZ. Parlammo del capitano Labruna (conosciuto da lui anche come Tonino) e lo informai delle sollecitazioni di questi perchè aiutassi Freda, Ventura e lui, ossia il Pozzan stesso.

Pozzan mi descrisse i locali del S.I.D. di via Sicilia e mi parlò dell'altro "ospite" giunto negli stessi uffici due giorni dopo il suo arrivo. Lo presentai successivamente al mio avvocato che si preoccupò, attraverso comuni camerati, di farlo ricoverare in ospedale e di regolarizzare la sua presenza in Spagna (vedasi interrogatorio Pozzan del 6.6.77 e mi rivolsi ad un avvocato a Madrid di cui non intendo fare il nome....). Sarà lo stesso avvocato che, per molto tempo, riceverà la corrispondenza inviatagli dalla moglie.

Dal momento dell'incontro (non da me cercato, ma da lui, attraverso un suo amico sollecitato), nei miei viaggi a Madrid incontrai ed aiutai sempre il Pozzan. Ricordo che, avendolo presentato al Comandante Borghese, dovetti sopportare per lungo tempo i suoi smielati ringraziamenti poiche, mi disse che essendo lui un semp'lice gregario gli avevo concesso un grande onore.

 

POZZAN - "Non ho più rivisto il Delle Chiaie dopo l'incontro sopra riferito".

 

 

RISPOSTA - Dopo il mio trasferimento a Madrid, il sig. Pozzan, come ben sanno i camerati spagnoli ed italiani, s'incontrò con me quasi quotidianamente sino a poco tempo prima della repressione scatenatasi in Spagna con l'avvento della "legalità democratica". Fu per molti mesi ospite fisso, tranne che per dormire, nella casa in cui abitavo e, nei suoi lunghi e lamentosi soliloqui, mi parlò di tutto e di tutti: dei suoi sospetti sul personaggio che lo aveva presentato a Labruna; delle sue disgrazie e delle disillusioni provate nei confronti degli uomini a lungo frequentati. Nè io nè altri demmo mai molta importanza ai suoi sfoghi giudicandoli una conseguenza dello stato psichico nel quale versava.

 

 

POZZAN - "Per esempio ricordo che egli indicò la persona che mi aveva interrogato negli uffici di Via Sicilia nel capitano Labruna..."

 

 

RISPOSTA - Non ho mai indicato nessuno perchè appresi il tutto, sin nei minimi particolari, dal Pozzan. Lui mi disse, ad esempio, che veniva accompagnato, durante il soggiorno offertogli dal S.I.D., al bar Doney di Via Veneto da un sottoufficiale dell'Aeronautica; lui mi disegnò una dettagliata piantina (che ancora conservo) degli uffici di Via Sicilia (dell'esistenza dei quali, fino a quando non me ne parlò il Pozzan, io non avevo la più remota idea); lui si dilungò sul personaggio giunto negli stessi locali nei quali era ospite. Questo ed altro mi disse il signor Pozzan senza che gli chiedessi nulla.

 

 

POZZAN - "Effettivamente Delle Chiaie mi disse che manteneva relazioni con il gen. Miceli, con il gen. Maletti e con il cap. Labruna".

 

 

RISPOSTA - Ringrazio il Pozzan per avermi offerto, con questa affermazione, l'occasione di poter rispondere a quanti sino ad oggi sono andati ripetendo le stesse accuse anche se con più cautela. Deve essere ben chiaro che noi rivendichiamo il diritto di scegliere quelle relazioni che riteniamo utili alla nostra battaglia politica. Non comprendiamo perchè nessuno si stupisca dei contatti di Almirante e di Mancini con Maletti e di quelli di Tedeschi con D'Amato. Se, quindi respingiamo queste insinuazioni è perchè riteniamo idioti e in malafede coloro che con questi particolari personagggi hanno collaborato. Idioti quanti hanno creduto di identificare in essi degli "autentici nazional-socialisti" (così furono definiti da "certi camerati"); in malafede chi ha sfruttato queste relazioni per servile complesso d'inferiorità o peggio, perchè agevolato o ricattato.

 

Noi, dal nostro canto, abbiamo sempre detto no a tali "amicizie" poichè credfiamo che chi arriva ai vertici degli strumenti polizieschi di difesa dello Stato borghese, non può certo essere amico di quanti, con detto Stato, non hanno niente a che vedere.

 

 

[A questo punto Delle Chiaie sviluppa un discorso politico-ideologico che è meglio evitare perchè non c'entra con lo scontro con Pozzan, g.m.] 

[...] 

 

 

 

POZZAN - "Dopo l'arresto alle mie rimostranze all'autorità spagnola mi fu detto che tali rimostranze dovevo rivolgerle ad un italiano e precisamente a Stefano Delle Chiaie".

 

 

RISPOSTA - Non sono in condizioni di stabilire se questa invenzione è parto della mente contorta del Pozzan (della qualcosa non mi stupirei). Tuttavia se essa fu formulata non è difficile spiegarne la motivazione. Infatti, dopo la morte del Caudillo (Francisco Franco dittatore della Spagna morto il 20 novembre 1975, nota g.m.) più volte mi erano giunti consigli a non svolgere attività politica in Spagna, consigli che respinsi decisamente. [...]

E' bene, comunque, sapere che io, dopo i primi arresti, non solo mi preoccupai, unitamente ad altri camerati italiani e spagnoli, di avvertire quanti erano acora liberi e di avvicinare gli avvocati, ma proposi, in presenza di testimoni, uno scambio tra la mia persona e la libertà dei camerati prigionieri. Per lo scambio furono chieste garanzie che, ci fu detto, non potevano essere date. Devo, oggi, ringraziare la sorte di avvilire la mia solidarietà e di non dover, quindi, rimpiangere quello che, in realtà, sarebbe risultato "un sudicio mercato sulla mia persona".

 

 

POZZAN - "Successivamente all'arresto mio seppi che Delle Chiaie aveva detto ad un componente del suo gruppo che per chi non seguiva le sue direttive la Spagna sarebbe diventata strettina".

 

 

RISPOSTA - Non riesco ad intuire chi del mio gruppo possa aver detto ciò al Pozzan dal momento che, come lui stesso sostiene, "non fu arrestato nessun elemento di Delle Chiaie". Prescindendo da questa "irrilevante" contraddizione c'è da dire che la Spagna è stata piuttosto larga e, per alcuni, anche abbastanza comoda. Chi è giunto in terra Spagnola, e la maggioranza non proveniva da Avanguardia, ha trovato una casa, cibo e, persino, vestiario (vero Pozzan?). 

 

Ha trovato assistenza legale e medica, ha incontrato una volontà, spesso solitaria, di armonizzare le varie tendenze caratteriali. E tutto senza ricatti come il Pozzan spudoratamente afferma, ma pretendendo soltanto lealtà, rispetto reciproco, osservanza delle misure di sicurezza e una fondamentale austerità di vita. Questo, niente di più.

 

 

POZZAN - "...ignoravo la posizione di Delle Chiaie a questo processo".

 

 

RISPOSTA - E' il colmo! La mia posizione in questo processo (Corte di Assise Catanzaro - 1977 - per Piazza Fontana, g.m.) era ben nota a tutti ed in particolare al Pozzan al quale, tra l'altro, avevo rimproverato le dichiarazioni sul mio conto rilasciate a STIZ.

 

 

POZZAN - "Non mi sembra proprio che il Delle Chiaie fosse latitante".

 

 

RISPOSTA - Da chi è fuggito dall'Italia sotto protezione, da chi ha trovato facilmente e senza fatica aiuti e solidarietà non si può certo, pretendere che possa distinguere un latitante da un ....turista.

 

 

Udienza 8.6.77  Tribunale di Catanzaro

 

 

POZZAN - "Escludo che Delle Chiaie mi abbia sottoposto un elenco di domande per un'eventuale intervista".

 

RISPOSTA - Ho trasmesso al POZZAN un elenco di domande per un'intervista nella stanza da pranzo della casa che abitavo a quell'epoca a Madrid. Erano presenti altre persone. Le risposte furono stilate nella stessa circostanza e trasmesse, poi, al giornalista di Panorama Romano CANTORE che chiese la garanzia, sotto parola d'onore, che le stesse non sarebbero state ritrattate. Tengo fede alla parola data e confermo che quanto pubblicato dal giornalista rispondeva integralmente al testo consegnatogli.

 

L'intervista nacque per un motivo preciso. In quei giorni uscì sui giornali la lettera del Pozzan. Fummo colti di sorpresa poichè si era concordato di rivelare nel momento più opportuno le differenti manovre che i corpi separati avevano ideato nel tempo per colpire l'ambiente "nazional-rivoluzionario". Qualche giorno dopo, con alcuni camerati, andai a Leganès ove Pozzan era domiciliato e gli chiesi i motivi che lo avevano spinto al gesto intempestivo. Rispose che della lettera non sapeva nulla e che, anzi, voleva leggerne il contenuto. Venne con noi a Madrid ed in casa mia prese visione del testo pubblicato dai giornali. Affermò che chi aveva scritto la lettera conosceva bene il suo stile. Mostrammo di credergli e discutemmo sul da farsi.

 

 

ATTENZIONE! SIAMO IN PIENA FASE DI MANOVRA DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI...

E' evidente che Pozzan, di sua iniziativa sta portando il gruppo di Padova o quel che ne resta a sbattere contro Avanguardia Nazionale. E' possibile che ciò dipenda dal suo temperamento e anche dal logoramento dell'esilio spagnolo ma a noi vengono alla memoria il dissidio sottotraccia tra Freda e Delle Chiaie, degli appoggi che entrambi hanno potuto godere, Freda con Giannettini faceva perno sul generale Maletti (Capo del Reparto D del SID), mentre Delle Chiaie cercava di barcamenarsi tra il Generale Miceli e il Ministero dell'Interno, nella persona di D'Amato. Due erano le linee dei Servizi, una filoaraba di Miceli, l'altra filo israeliana di Maletti. Ma una solo era la via d'uscita dal fallimento della strategia delle bombe. Occorreva ora favorire le Brigate Rosse e i nuovi gruppi del terrorismo nero, Ordine Nero, poi i NAR. Piazza Fontana doveva continuare con altra gente e altri progetti....(nota,g.m.)

 

 

In questo intermezzo è opportuno pubblicare anche ciò che dice il giornalista di "Panorama", Romano CANTORE, che ebbe il compito di intervistare sia Pozzan che Delle Chiaie. Cantore afferma: "Sono stato io a curare le due interviste con Marco Pozzan e Stefano Delle Chiaie pubblicate sul n, 524 di "Panorama" rispettivamente con il titolo "Mi dissero: taci o sei morto" e con il titolo "Il tritolo lo mise Labruna" (pagg.52 e segg.).

"Il colloquio non venne da me registrato; io presi appunti mentre il Delle Chiaie parlava". "Nonostate le mie insistenze, il Delle Chiaie non volle assolutamente fare il nome dell'industriale italiano il quale "per mezzo di un comune amico" lo aveva messo in contatto con il capitano LABRUNA." "Il Delle Chiaie mi riferì ancora la questione del biglietto da visita dato a Pozzan, di cui ebbe poi a parlare Pozzan nella sua intervista." "Per quanto concerne l'intervista con Pozzan, faccio presente che in realtà non ho incontrato direttamente Pozzan. Fu il Delle Chiaie che mi disse di essere in grado di fornirmi le risposte del Pozzan alle domande che io eventualmente avessi potuto porgli. Io compilai un questionario con una serie di domande per il Pozzan e lo consegnai al Delle Chiaie prima di ripartire da Madrid per Milano. Il 26 aprile, nel pomeriggio, il Delle Chiaie mi telefonò alla redazione milanese di "Panorama" e mi dettò le risposte del Pozzan. Preciso che il Delle Chiaie mi chiamò per comunicarmi le risposte del Pozzan e che io richiamai subito dopo (ad un numero di telefono che egli mi fornì) per evitare che egli sostenesse la spesa della telefonata.".

"Desidero infine farle presente un'altra circostanza riferitami da DELLE CHIAIE (il giornalista si sta rivolgendo al Giudice Istruttore Gianfranco MIGLIACCIO di Catanzaro, nota g.m.) e poi non pubblicata sul giornale: Delle Chiaie disse che Pozzan, mentre si trovava a Roma, aveva parlato con Maletti. Il Delle Chiaie precisò che Pozzan era stato a colloquio con Maletti per oltre tre ore".

 Non ho altro da dichiarare. L.C.S.  Romano CANTORE

 

 

POZZAN ALLO SCOPERTO...

L'ultima affermazione di Delle Chiaie su Pozzan fa pensare alla ferita data da uno scorpione. E' a questo punto oltremodo evidente che è in corso una guerra intestina tra i militanti di Avanguardia Nazionale e Pozzan (e dietro a lui il capitano LABRUNA e il gen. Maletti). E' una questione di tempi e di strutture. In parole povere Piazza Fontana è fallita, per non far fallire anche il progetto C.I.A. (la famosa operazione CHAOS varata nel 1966) con gli addentellati dei vari gruppi bombaroli neri occorre spazzare via i vecchi leader e immettere carne fresca nell'ambiguo mondo del terrorismo di destra...(nota,g.m.)

 

 

Riprendiamo con la "Risposta a Pozzan" scritta dal Delle Chiaie. 

 

 

Udienza 9.6.77  Tribunale di Catanzaro

 

 

POZZAN - "...Delle Chiaie...ebbe a nominare il Ministero dell'Interno ...e...il Dott. Federico D'Amato....Delle Chiaie mi disse esplicitamente che aveva dei rapporti con il suddetto ufficio e col suddetto dottore...".

 

 

RISPOSTA - La collaborazione del Pozzan con il duo Maletti-Labruna continua...del resto la sua disponibilità a servire il sistema è collaudata: è, infatti, il primo ad aiutare a "far girare il timone della giustizia borghese" nella direzione della "pista nera"; è lui che, verbalizzato da STIZ, manda nelle "galere democratiche" Rauti; è il Pozzan che gode della protezione del gruppo filo-sionista del gen. Maletti.  [...]

"Troppo importanti i personaggi da coprire e quindi urgeva trovare i "nuovi mostri". La scelta cadde su un altro degli elementi scomodi per il sistema ma. evidentemente si procedette con approssimazione di notizie. Infatti, dopo l'utilizzazione del Pozzan che per primo con le sue accuse dette il via alle indagini sulla pista nera (Delle Chiaie qui dimentica il ruolo di tutti i "chiacchieroni" veneti, g.m.) e le confessioni dell'equivoco Ventura (che, guarda coincidenza, cerca contro ogni evidenza ed in sincronia con il Pozzan ed i servizi di coinvolgermi), il duo Maletti-Labruna inciampò in un imprevisto: Giannettini. Costui, uomo del SID, era amico del gruppo padovano e, quindi, poteva rappresentare un pericoloso legame: come giustificare, infatti, la presenza di un "elemento controllato" nel gruppo scelto per essere incolpato della strage? Si imponeva d'urgenza il problema di cambiare nuovamente i responsabili....".

 

ERRORE DI PROSPETTIVA

Qui il Delle Chiaie si sbaglia, sopravvaluta sè stesso e la sua formazione. In realtà la visione del SID è più ampia, si guarda oltre le miserie di Freda, Ventura, Pozzan, ecc. Se si deve scegliere di cambiare passo è meglio la mossa del Ministero dell'Interno che ha una sua creatura, "ORDINE NERO" con dei leader riciclati ma in pugno. Oppure se anche questo non dovesse funzionare si concede il via libera allo spontaneismo stragista di Bologna, con i NAR a fare da parafulmine. E poi non dimentichiamo mai il comportamento delle BR, a fare da cornice agli sforzi dei fascisti...

 

Ma continuiamo a seguire il match tra Delle Chiaie e Pozzan.

 

 

POZZAN - "Delle Chiaie mi disse che veniva frequentemente e disinvoltamente in Italia".

 

 

RISPOSTA - Sono entrato in Italia ed il Pozzan ne fu messo al corrente tanto che mi fece pervenire, proprio in Italia, un biglietto (che ancora conservo) con il quale mi chiedeva un parere circa la sua intenzione d'inviare una lettera-dichiarazione a Rauti nella quale intendeva ritrattare le accuse ingiustamente mossegli. Gli risposi che condividevo l'iniziativa e mi felicitai per la decisione presa. Preciso che in Italia sono entrato ed uscito a mio rischio e pericolo. Se altri non l'hanno fatto è perchè, evidentemente, soffrono....di insufficenza epatica". 

 

POZZAN - "Conosceva gli indirizzi di tutti i fuoriusciti....chi non si è assoggettato a lui come me, è stato arrestato dall'autorità spagnola".

 

 

RISPOSTA - In Spagna i militanti di Avanguardia non chiesero mai asilo politico e, perciò, mai dovettero comunicare alle locali autorità il proprio domicilio. La nostra presenza in Spagna era semiclandestina nel senso che, pur circolando con una certa libertà, conservavamo i nomi di copertura ed il segreto domiciliare. Altri ritennero, e tra questi Pozzan, di dover chiedere asilo politico con tutte le conseguenze del caso.

Dopo la morte del Caudillo e i noti fatti di Montejurra, la situazione di tutti i fuoriusciti cambiò notevolmente. Furono aumentate le misure di sicurezza per coloro le cui foto erano apparse sui giornali e per chi non aveva chiesto l'asilo. A peggiorare la situazione contribuì certo Michele Di Bella (giornalista radiato dall'Albo) condotto tra noi da uno degli elementi, poi, arrestato con il Pozzan. Il Di Bella fornì ad alcuni settimanali di sinistra alcuni dati sulla pizzeria e sulla nostra comunità. Gli articoli che ne seguirono ci costrinsero, come prima misura cautelativa, a chiudere il locale.

Questo momento segna la rottura definitiva tra noi ed un gruppo di esiliati di alcuni dei quali, da quel momento, ignorammo domicilio ed attività. Continuando la campagna-stampa, i più esposti tra noi cambiarono domicilio imponendo il segreto assoluto sullo stesso....[....] Quando improvvisamente ci furono i primi arresti (da notare che tutti gli arrestati avevano chiesto asilo politico e comunicato il proprio domicilio alla polizia) avvertimmo immediatamente quanti avemmo possibilità di contattare o far contattare. Disponemmo, per i militanti di Avanguardia, immediate situazioni di ripiego. Questo permise che nessuno venisse preso.

 

[...] La casa che io ed altri due camerati abitavamo, e che fu, nel quadro delle soluzioni di ripiego abbandonata (ci perdoni il Pozzan la previdenza che ci ha permesso sino ad oggi senza particolari "protezioni" di rimanere liberi), ricevette la visita della polizia. Il Pozzan era uno dei cinque a conoscenza dell'ubicazione della casa. Infatti ...il Pozzan aveva ricevuto l'indirizzo essendo stato da noi invitato con la moglie ed il figlio per il fine anno. E' vero che lo attendemmo invano!

 

 

POZZAN - "Dopo qualche tempo venne a trovarmi in carcere uno spagnolo....il quale mi disse che se avessi aderito a collaborare con Delle Chiaie...".

 

 

RISPOSTA - La bassezza morale del Pozzan si manifesta soprattutto nella distorsione di questo episodio per il quale dovrebbe essermi grato, Quando fu arrestato la nostra prima preoccupazione fu il suo stato morale e fisico, ambedue già vacillanti in circostanze normali. Mi rivolsi perciò, allo "spagnolo" e gli chiesi di interessarsi del caso cercando di accelerare la pratica di espulsione ed evitare, così, al Pozzan una permanenza prolungata nel carcere. Muovemmo per lui (come del resto per gli altri) tutte le personalità con le quali avevamo un rapporto personale. Voler far passare un gesto di solidarietà per un atto di presunto ricatto è veramente desolante. 

 

Ovviamente la versione di Delle Chiaie è qui preponderante rispetto alle posizioni di Pozzan, che ogni tanto emergono nelle domande. Però Pozzan dalla sua ha la serie dei verbali di interrogatorio dove danneggia la credibilità di Delle Chiaie senza alcuna remora. Ormai per il lettore il fatto tra i due è noto, come è alla luce del sole il mercato orrendo che i servizi segreti italiani hanno gestito, attraverso la copertura dei misfatti della cosiddetta destra "nazional-rivoluzionaria".

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