UNA DICHIARAZIONE SENZA DATA CONTENUTA IN TRE CARTELLE DATTILOSCRITTE A FIRMA MARCO POZZAN.

 

6071-95 FALDONE 102 P.656 (IL MEMORIALE DI MARCO POZZAN)

(TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI CATANZARO sentenza ordinanza G.I. del 31-7-1976) 

 

 

 

[...]  In tale dichiarazione il POZZAN esponeva quanto segue: 

 

Egli era stato intercettato dagli uomini del SID verso la fine del 1972; ai primi di gennaio del 1973 si era trasferito a Roma in un appartamento in Via Sicilia che il SID usava come base, mascherata da società distributrice di pellicole cinematografiche;

 

il comandante di tale nucleo del SID era un certo TONINO che gli aveva detto essere sposato e con prole, che gli altri chiamavano dottore e che, dalle fotografie apparse sui giornali, aveva riconosciuto essere il capitano Antonio LABRUNA;

 

"naturalmente" lo avevano interrogato a più riprese, soprattutto in merito a FREDA ed all'inchiesta in genere: erano molto interessati alla sua deposizione contro Pino RAUTI, "deposizione impostagli da CALOGERO e STIZ e che successivamente aveva ritrattato, in quanto palesemente falsa, così come aveva ritrattato tutto il resto";

non era stata presa nei suoi confronti alcuna delle cautele che "ragionevolmente" si aspettava: aveva alloggiato nell'ufficio ed aveva dormito in un divano letto; era uscito regolarmente, almeno tre volte al giorno, non solo per consumare i pasti, ma anche per lunghe passeggiate;

il documento con cui era partito era intestato a Mario ZANELLA (il nome era stato scelto da TONINO, dopo avergli chiesto se aveva preferenze): il viaggio era stato differito di qualche giorno perchè vi era qualcun altro (forse una donna) da fare uscire e la cui partenza era più impellente della sua;

la partenza era avvenuta a Fiumicino: tutte le formalità erano state espletate da loro e, al varcare la dogana, TONINO si era limitato ad un cenno quasi impercettibile al funzionario di servizio;

"Naturalmente" tutte le spese erano state sopportate dal SID, dato che egli non era in grado di sopportarle; prima di accordargli l'aiuto per l'espatrio, TONINO gli aveva detto di dover chiedere la preventiva autorizzazione al suo superiore, il quale, a sua volta, doveva chiederla ad un altro ("credo ANDREOTTI");

arrivato a destinazione, aveva dormito in un albergo assieme al suo accompagnatore, il quale, il mattino successivo, si era fatto ridare il passaporto che egli aveva usato e se ne era andato; dopo il suo espatrio non si erano più interessati alla sua persona.

 

LE COMUNICAZIONI GIUDIZIARIE AL GENERALE MALETTI ED AL CAPITANO LABRUNA - I PRIMI ACCERTAMENTI

 

Emesse le rituali comunicazioni giudiziarie nei confronti del generale MALETTI e del Capitano LABRUNA per il delitto di concorso in favoreggiamento personale continuato di Marco POZZAN, venivano immediatamente disposti i primi accertamenti per verificare, da un lato, se il memoriale provenisse effettivamente dal POZZAN e, dall'altro, se quanto in esso affermato corrispondesse in tutto od in parte a verità.

Veniva così disposta perizia grafica per accertare se le firme "Marco POZZAN" in calce ai tre fogli dattiloscritti inviati dal VENTURA fossero di pugno dello stesso POZZAN e veniva citata la moglie di quest'ultimo, Emma DELLA GUARDA; contemporaneamente venivano disposte indagini al fine di accertare se effettivamente fosse partita dall'aeroporto di Roma Fiumicino per l'estero, nel gennaio del 1973, una persona a nome Mario ZANELLA.

La DELLA GUARDA s'avvaleva della facoltà di cui all'art.350 C.P.P. (ancorchè non potesse più farlo in quanto aveva già deposto, nel presente procedimento, davanti al Giudice Istruttore di Milano), ma, interpellata, per incarico di questo Giudice Istruttore, dal comandante della Squadra di P.G. Carabinieri di Treviso, confermava di avere fatto da tramite fra il marito ed il VENTURA per la consegna a quest'ultimo del memoriale.

 

 

L'INTERROGATORIO DEL GENERALE MALETTI DEL 6.3.1976

 

 

Mentre erano in corso di espletamento i citati mezzi istruttori, si presentava spontaneamente, in data 6 marzo 1976, il generale MALETTI, il quale dichiarava che, avendo letto su alcuni organi di stampa, ancora prima di ricevere la comunicazione giudiziaria, notizie sul memoriale a firma Marco POZZAN e non ricordando assolutamente niente di tale vicenda, si era rivolto al capitano LABRUNA per avere da lui eventuali chiarimenti; che il capitano LABRUNA gli aveva dichiarato che nel gennaio del 1973 effettivamente era stato munito di regolare passaporto, a cura del reparto D, tale ZANELLA Mario, cioè una persona con la quale lo stesso capitano LABRUNA aveva stabilito un contatto, essendo sua intenzione affidargli il compito di introdursi negli ambienti degli eversivi italiani emigrati in Spagna; che per orientare meglio i ricordi che le parole del capitano LABRUNA avevano destato in lui, si era rivolto al tenente colonnello VIEZZER, suo segretario all'epoca in cui comandava il Reparto D e lo stesso gli aveva confermato, dopo avere effettuato ricerche negli archivi dell'ufficio, che risultava una richiesta del detto Reparto al Ministero degli Esteri per il rilascio del detto Reparto al Ministero degli Esteri per il rilascio di un passaporto a tale ZANELLA Mario.

 

 

Il generale MALETTI dichiarava poi che il capitano LABRUNA aveva tentato già nell'ottobre del 1971 di mettersi in contatto con Junio Valerio BORGHESE, allora residente a Madrid, con lo scopo di infiltrare qualche elemento nel gruppo che faceva capo allo stesso per controllarne le mosse, ma aveva potuto ottenere solo un colloquio telefonico con il BORGHESE; che nell'estate dell'anno successivo lo stesso LABRUNA aveva tentato di mettersi in contatto con Stefano DELLE CHIAIE, anche lui residente in Spagna, ma questa volta del tutto infruttuosamente e che aveva allora ritenuto opportuno tentare d'aggirare l'ostacolo, infiltrandosi nei gruppi che facevano capo a tali persone attraverso lo ZANELLA; che egli aveva dato il suo assenso all'operazione ed aveva raccomandato al capitano LABRUNA di fare accompagnare lo ZANELLA in Spagna da un sottufficiale del SID; che l'operazione era però naufragata perchè lo ZANELLA, giunto in Spagna, aveva fatto perdere le sue tracce al detto sottufficiale, maresciallo ESPOSITO; che il passaporto secondo quanto gli aveva riferito il capitano LABRUNA era rimasto in possesso dello ZANELLA.

 

Il generale MALETTI dichiarava, inoltre, di non sapere assolutamente niente sull'identità dello ZANELLA, tranne che si trattava di una persona, introdotta negli ambienti di destra, che era stata presentata al capitano LABRUNA da una fonte: non aveva mai saputo, perciò, che lo ZANELLA era il POZZAN, "posto che tale identificazione fosse autentica".

 

Quanto al POZZAN, non lo aveva mai conosciuto; ne aveva sentito semplicemente parlare, non ricordava quando per la prima volta, come di persona coinvolta nella strage di PIazza Fontana.

 

 

LE INFORMAZIONI DEL SID E DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

 

 

Veniva allora rivolta richiesta al SID e al Ministero degli Affari Esteri di trasmettere i rispettivi fascicoli relativi al passaporto rilasciato allo ZANELLA nonchè allo stesso SID di comunicare tutte le notizie di cui disponesse in merito all'operazione di cui aveva parlato il generale MALETTI e, soprattutto, in merito all'identità dello stesso ZANELLA.

 

Il SID trasmetteva una minuta di richiesta di passaporto ordinario al nome di ZANELLA  Mario, in data 13.1.1973, significando che a tale minuta non era unita alcuna fotografia e che non gli era possibile, pertanto fornire alcun chiarimento circa l'identità dello ZANELLA.

 

Comunicava, inoltre, che non esisteva alcun fascicolo od altro precedente relativo al predetto ZANELLA e che era, pertanto, da ritenere, in relazione a quanto affermato dal generale MALETTI, che il contatto avuto con lo ZANELLA fosse stato del tutto occasionale e contingente, che il passaporto intestato allo ZANELLA non era in possesso del Servizio.

 

Perveniva contemporaneamente il fascicolo del Ministero degli Affari Esteri: la fotografia apposta sulla richiesta di rilascio di passaporto trasmessa dal SID era quella di Marco POZZAN.

 

 

LE NUOVE COMUNICAZIONI GIUDIZIARIE

 

 

Le ultime risultanze istruttorie e, in particolare, la clamorosa conferma documentale delle dichiarazioni del POZZAN determinavano l'emissione, in data 15 marzo 1976, di nuove comunicazioni giudiziarie: nei confronti del generale MALETTI, del capitano LABRUNA e del tenente colonnello VIEZZER (il quale aveva attestato, nella dichiarazione sostitutiva di certificati inviata al Ministero degli Affari Esteri per il rilascio del passaporto, che la firma dello ZANELLA era stata apposta in sua presenza, (previo accertamento della sua identità personale) per concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici aggravata e nei confronti del maresciallo Mario ESPOSITO per concorso nel favoreggiamento di POZZAN.

Veniva, inoltre, in pari data emessa altra comunicazione giudiziaria nei confronti del MALETTI e del LABRUNA per concorso col GIANNETTINI nel delitto di tentata procurata evasione di Giovanni VENTURA.

 

 

L'INTERROGATORIO DEL CAPITANO LABRUNA del 18.3.1976

 

 

Il 18 marzo 1976 il capitano LABRUNA si presentava per rendere le sue dichiarazioni in merito ai fatti che gli erano stati contestati con le predette comunicazioni giudiziarie. Dichiarava che nel 1972, avendo saputo, nel corso delle indagini relative alle attività eversive del gruppo che faceva capo a Valerio BORGHESE, che Stefano DELLE CHIAIE era il capo dell'organizzazione paramilitare del gruppo stesso, si era recato in Spagna ed aveva tentato, con l'aiuto di una fonte che l'aveva accompagnato, di stabilire un proficuo contatto con il DELLE CHIAIE stesso.

 

L'operazione, però, non era riuscita perchè il DELLE CHIAIE, per collaborare, aveva chiesto somme di denaro eccessive ed altri aiuti che egli non poteva dargli. Rientrato in Italia, aveva avuto un contatto con un'altra fonte, la quale gli aveva detto che gli poteva presentare una persona che era a sua volta in grado di metterlo in contatto con persone rifugiatesi in Spagna e vicine a DELLE CHIAIE.

 

La persona presentatale dalla fonte gli aveva detto di chiamarsi Mario ZANELLA e di essere disposta ad accompagnarlo in Spagna.

 

Gli aveva chiesto se avesse il passaporto e lo ZANELLA gli aveva risposto di no; aveva allora ricavato i suoi dati anagrafici da una carta d'identità che lo ZANELLA gli aveva esibito, aveva compilato lui stesso la richiesta di passaporto e l'aveva fatta firmare dal tenente colonnello VIEZZER, che era allora capo della segreteria del Capo del Reparto D, generale MALETTI; ovviamente, prima di fare tutto ciò, aveva avuto il beneplacito dello stesso generale MALETTI.

 

Poichè lo ZANELLA gli aveva detto che non sapeva dove abitare in Roma, lo aveva ospitato per due giorni (se non ricordava male) negli uffici di Via Sicilia. Rilasciato il passaporto allo ZANELLA, lo aveva fatto accompagnare a Madrid dal maresciallo Mario ESPOSITO. Aveva poi ricevuto una telefonata da Madrid da parte di quest'ultimo, che gli aveva comunicato che lo ZANELLA, allontanatosi per prendere contatto con alcune persone, non si era più ripresentato all'appuntamento fissato: gli aveva risposto di trattenersi in Spagna ancora per un po' di tempo per l'eventualità che lo ZANELLA si facesse vivo e poi di rientrare.

 

Il LABRUNA escludeva di avere mai saputo che lo ZANELLA era in realtà il POZZAN e negava la verità di tutte le circostanze enunciate nel memoriale ad eccezione di quelle da lui esposte nell'interrogatorio.

 

Quanto al nome della fonte che gli aveva presentato lo ZANELLA, dichiarava che non intendeva rivelarlo perchè temeva di esporre la fonte stessa a gravi pregiudizi per la sua incolumità personale. Temeva, inoltre, che la rivelazione della fonte potesse esporre anche la sua persona a gravi rischi.

 

 

L'INTERROGATORIO DEL MARESCIALLO MARIO ESPOSITO

 

 

Il successivo giorno 28 era il maresciallo Mario ESPOSITO a presentarsi per rendere il suo interrogatorio. L'ESPOSITO dichiarava che il 15 gennaio 1973 aveva accompagnato a Madrid in aeroplano, a seguito di incarico ricevuto dal capitano LABRUNA, tale ZANELLA Mario. Il capitano LABRUNA gli aveva spiegato che lo ZANELLA avrebbe dovuto consegnargli qualche cosa o metterlo in contatto con una persona.

 

Arrivati a Madrid, egli e lo ZANELLA si erano recati a Piazza di Spagna, dove lo ZANELLA, secondo quanto gli aveva detto, doveva prendere contatto con una persona; gli aveva chiesto se era il caso che lo accompagnasse e lo ZANELLA gli aveva risposto che non era opportuno; gli aveva allora fatto presente che lo avrebbe aspettato nella stessa Piazza di Spagna e che, qualora avesse tardato, lo avrebbe trovato all'Albergo "BARRAJAS", dove avrebbe alloggiato.

 

Lo ZANELLA però, non si era fatto più vivo ed egli, verso le ore 23 dello stesso giorno 15 gennaio, aveva telefonato al capitano LABRUNA per fargli presente quanto era successo. Il capitano gli aveva detto di attendere ancora un po' e di rientrare poi in Italia: egli aveva pernottato presso il citato albergo e la mattina seguente aveva fatto rientro in aeriplano in Italia; il passaporto era rimasto in possesso dello ZANELLA. L'ESPOSITO negava di essere stato a conoscenza della vera identità dello ZANELLA.

 

 

LA DEPOSIZIONE DEL MARESCIALLO GIUSEPPE PASIN

 

 

Poichè il maresciallo ESPOSITO dichiarava di non sapere se il POZZAN avesse effettivamente pernottato negli uffici di Via Sicilia, venivano sentiti, il 25 marzo 1976, gli altri due sottufficiali che prestavano servizio insieme con lui, all'epoca, presso detti uffici: il maresciallo Nicola GIULIANI ed il maresciallo Giuseppe PASIN.

 

Il primo si dichiarava all'oscuro di ogni cosa, ma il secondo confermava che le modalità del soggiorno romano presso gli uffici del SID erano quelle che il POZZAN aveva esposto nel suo memoriale; escludeva, solo, ovviamente, che vi fossero stati colloqui, almeno alla sua presenza, tra il capitano LABRUNA ed il POZZAN e che il suo Ufficio stesse curando in quei giorni l'espatrio di un'altra persona.

 

 

L'INTERROGATORIO DEL TENENTE COLONNELLO ANTONIO VIEZZER

 

 

Anche il tenente colonnello Antonio VIEZZER si presentava spontaneamente, il 29 marzo 1976, per rendere l'interrogatorio.

 

1) - Egli premetteva di essere stato segretario del Capo del Reparto D del SID, generale MALETTI, dall'agosto 1971 all'aprile 1974, data del suo passaggio in ausiliaria e di avere avuto compiti esclusivamente amministrativi. La qualifica "Comandante del Distaccamento" era puramente fittizia in quanto in seno al Reparto D non esisteva alcun distaccamento e gli serviva per la valutazione caratteristica del personale, per il governo anche disciplinare del personale stesso e per la firma della corrispondenza con altri organi ed uffici dello Stato. Tra le varie incombenze affidategli v'era anche quella di firmare le richieste di rilascio di passaporto per il personale del Reparto.

2) - Nel novembre 1972 il capitano LABRUNA gli aveva chiesto d'inoltrare al Ministero degli Affari Esteri una richiesta di passaporto per un suo collaboratore civile. Poichè era la prima volta che gli veniva chiesto di inoltrare una istanza per il rilascio di passaporto a persona non del Reparto D, aveva ritenuto opportuno prospettare al generale MALETTI la singolarità della questione. Il generale MALETTI gli aveva detto che non vedeva grande differenza tra quanto aveva fatto fino ad allora e quanto avrebbe dovuto fare. Aveva insistito, facendogli presente che avrebbe dovuto autenticare la fotografia di una persona che non conosceva, in quanto, trattandosi di una fonte del capitano LABRUNA, quest'ultimo certamente non l'avrebbe fatta comparire alla sua presenza; ed aveva aggiunto che, ciò facendo, egli si sarebbe esposto a delle responsabilità, ma che anche lui (generale MALETTI), impartendo l'ordine, avrebbe assunto analoghe responsabilità.

Il generale MALETTI gli aveva risposto che aveva la sua garanzia, nonchè quella del capitano LABRUNA, ufficiale di P.G.

A seguito di tale colloquio, aveva inoltrato la richiesta del passaporto, che era stato poi ritirato personalmente dal capitano LABRUNA (se non ricordava male tale circostanza) presso il Ministero degli Esteri. Il generale MALETTI gli aveva detto che il passaporto rimaneva in carico al N.O.D. (Nucleo Operativo Diretto): quanto al nome del collaboratore al quale era stato rilasciato il passaporto, riteneva di non poterlo rivelare per ragioni di riservatezza, trattandosi di una fonte del Servizio.

3) - Il 13 gennaio 1973 si era presentato nuovamente a lui il capitano LABRUNA, il quale gli aveva fatto analoga richiesta per lo ZANELLA, dicendogli che questa volta l'istanza era talmente regolare che avrebbe potuto inoltrarla secondo la prassi burocratica normale e avrebbe potuto lasciare agli atti di ufficio la relativa minuta (la volta precedente - precisava il teste - aveva trasmesso la dichiarazione sostitutiva al Ministero degli Esteri per mezzo del capitano LABRUNA, senza lasciare alcuna minuta agli atti).

Stralcio di alcune parti dalla Sentenza-Ordinanza del G.I. del Tribunale Civile e Penale di Catanzaro - in data 31/7/1976 - riguardanti l'imputato POZZAN Marco e alcuni ufficiali del SID (6071-95 Faldone 102 pagg. 454-667)

 

 

 

 

 

 

 

 

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