Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Le lettere

 

Riceviamo e pubblichiamo

 

 

Caro dott. Giorgio Marenghi ho letto il suo commento al mio libro su  www.storiavicentina.it e non posso che ringraziarla per aver colto il reale senso della mia biografia: gli effetti collaterali della guerra che in breve, con una sola parola, si possono definire “dolore”.

 

Dolore assoluto che si diffonde con un’esposizione geometrica, infinita, sia per le vittime che per i carnefici, per i vinti e i vincitori. Per i figli e per  i figli dei figli…. all’infinito.

 

Questo accade perché chi è stato vittima di violenza tende ad essere violento. E’ il “prima” e il “dopo” che Valentino porta a sua giustificazione.

 

Mi dicono che molti sono rimasti delusi perché si aspettavano che io avessi scritto sull’Eccidio di Schio……..ancora! Questi sono i voyeurs della storia, che rivolgono la loro attenzione ai fatti nudi, spogliati di senso se non quello dei “pezzettini di verità” come dice giustamente lei.

 

Il mio libro invece vuole portare un messaggio di amore, che non è necessariamente cattolico  o cristiano, laico o religioso, è amore e basta, senza collocazioni in categorie. 

 

Per amore io non intendo uno sdolcinato sentimento che può spostarsi da un “oggetto” all’altro e che proviene, spesso, dalla psiche, ma intendo un atteggiamento profondo dell’anima che apre all’altro attraverso l’empatia.

 

Purtroppo la maggioranza delle persone sono ancora psicologicamente immature sul piano dell’affettività ed è impossibile per loro comprendere come amare significhi volere il bene dell’altro.  Cosa estremamente difficile perché implica l’uscire dall’egocentrismo laddove solo il nostro pensiero e i nostri sentimenti sono veri ed assoluti, ed accedere, invece, al cuore dell’altro e “sentire”  i suoi bisogni e i suoi sentimenti.  Così si evita di dar da bere all’affamato e da mangiare all’assetato!

 

I miei nonni sapevano benissimo di che cosa io avevo bisogno per superare il trauma di aver perso padre e madre contemporaneamente e me l’hanno dato, serenamente, senza privilegiare il loro dolore per la morte del figlio. Questa è una lezione di vita che auguro a tutti di ricevere e di dare.

 

Nel mio libro c’è questo messaggio e spero ardentemente che sia compreso. Così l’eccidio di Schio non avrà più un mero significato storico ma lo si comprenderà guardando nelle pieghe degli effetti collaterali che l’odio produce.

 

Purtroppo molte persone sono ancora scisse nella loro schizofrenia affettiva: da un lato l’odio cinico che tocca il suo apice col “massa pochi” e dall’altro, magari, una grande tenerezza per il gattino abbandonato. Di nuovo grazie per la sua recensione.

Anna Vescovi