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LE OMBRE DEL SESSANTOTTO VICENTINO E I SERVIZI SEGRETI

 

La spia "anarchica" di Vicenza

 

 

di Giorgio Marenghi

 

 

Scrivere sul periodo sessantottesco (1968-primi anni settanta), a Vicenza, può voler dire anche incappare in alcune brutte sorprese. E quando si ha a che fare con il mondo degli anarchici, di per sé un porto di mare nel bene e nel male, bisogna aspettarsi che queste sorprese abbiano anche un aspetto sgradevole.

 

 

E’ questo il caso della costituzione della “Comune”, un gruppo anarchico, anzi “il” gruppo anarchico della città di Vicenza. Per chi non ha vissuto la stagione del ’68 parlare della “Comune” è come avventurarsi in un buco nero, ma anche per chi ha frequentato, anche solo per poco, l’appartamento di Contrà Porti, arredato in perfetto stile sovversivo (bandiere nere con la “A” cerchiata, bandiera nazionale italiana ridotta a fare da “abbellimento” nel cesso, è assai arduo mettere a fuoco, a distanza di tanti anni, individui, comportamenti, idee, speranze, futili estremismi verbali e generazionali.

 

 

Per la ricostruzione degli avvenimenti di quel periodo ci aiuta molto il Centro di Controspionaggio di Padova. Alcuni fogli, presi in esame per motivi di ricerca storica, hanno infatti attirato la mia attenzione e, poiché “sessantottino” lo sono stato anch’io, non ci ho messo molto a capire l’importanza di ciò che è stato scritto in quegli anni dai nostri “avversari” di Stato.

 

 

“La “Comune” di Vicenza è stata attivata – relaziona il foglio n.10611 di protocollo con intestazione CENTRO C.S. DI PADOVA del 16 novembre 1969 – all’inizio dello scorso mese di settembre ad opera del fiduciario “BRUTO” e di un gruppetto di elementi orbitanti attorno a vari movimenti politici di estrema sinistra e rimasti fino al quel momento in posizione isolata”.

 

 

Quello che riferisce il foglio del Controspionaggio è importante e può essere così sintetizzato: un “fiduciario”, cioè una spia, un confidente, un collaboratore, chiamiamolo come ci pare, mette in piedi un gruppo di “compagni” su imput di un organo dello Stato!

 

 

“BRUTO” viene chiamato, e costui, con questo nome che sa già di tradimento, si mette subito al lavoro.

 

 

Per inquadrarlo meglio, “BRUTO”, a quell’epoca ha già qualche annetto più dei suoi seguaci, proviene da un’altra “Comune”, un edificio di Milano, occupato da anarchici e altri militanti della sinistra extraparlamentare. Gravita nell’area marxista-leninista, è un “maoista” ma poi si “evolve”.

 

 

Ci pensa il foglio del Controspionaggio a chiarirci le idee sull’evoluzione di “BRUTO”.

 

 

“Il fiduciario, dopo aver fatto in modo che venisse dapprima avviato un discorso generale in chiave marxista-leninista, è riuscito gradualmente ad indirizzarlo sui temi propri dell’anarchismo onde definire i reali orientamenti della “Comune” e provocare una selezione automatica degli elementi eterogenei affluitivi inizialmente”.

 

 

Quindi “BRUTO” mette in pratica con abilità i suggerimenti che il Centro C.S. di Padova non gli lesina. Ma seguiamo il racconto degli investigatori che è assai insinuante.

 

 

“Allorchè, poi, l’organismo ha cominciato a delinearsi nella veste voluta, il fiduciario è rientrato nei ranghi lasciando che altri, nel frattempo messisi in luce per capacità organizzative e preparazione politica, prendessero la direzione del gruppo”.

 

 

Bisogna dire che “BRUTO”, consapevole anche dei suoi limiti culturali, ha messo in atto una manovra raffinata, restando così libero di “ascoltare”, essere sempre informato, per relazionare alla centrale del Controspionaggio, senza che nessuno potesse insospettirsi per un suo eccesso di zelo “rivoluzionario”.

 

 

Unica nota un tantino stonata: “BRUTO” abitava nello stesso appartamento della “Comune”, in Via Porti n.4, ma a quel tempo nessuno faceva caso a questi particolari.

 

 

Otto i seguaci del gruppo anarchico, il nucleo fidato di Via Porti, una decina i simpatizzanti. L’attività consiste nella diffusione di volantini di critica al “sistema”.

 

 

“BRUTO” riesce a stabilire contatti con vari gruppi anarchici del Veneto e partecipa pure al Congresso nazionale degli anarchici italiani a Carrara.

 

 

Ma come si mantiene “BRUTO” per vivere, cosa fa? Oltre a piccoli lavoretti, può godere di uno stipendio di lire 60.000 che gli viene concesso per la durata di tre mesi. Poi al termine della “prova”, che ha esito positivo, entra in scena Il Capo Ufficio “D” del Servizio Informazioni Difesa (SID), Colonnello di Stato Maggiore GASCA QUEIRAZZA Federico che consulta altri ufficiali.

 

 

Sempre nel mese di novembre del 1969 il Tenente Colonnello, Comandante del Centro C.S. di Padova, Giorgio SLATAPER stabilisce infine le modalità di pagamento: “BRUTO” verrà retribuito in base alle notizie che riuscirà a fornire, in base al “rendimento”.

 

 

A questo punto la “Comune” di Vicenza ha un filo diretto con gli organi segreti dello Stato.

 

 

Dalla documentazione del Centro C.S. di PD abbiamo anche le date esatte con cui vengono siglati i fascicoli contenenti il materiale informativo. Che non inizia in novembre 1969 ma parecchio tempo prima e che forse è il motivo per cui “BRUTO” abbandona la Comune di Milano.

 

 

Il fascicolo n.1960-2-99-279 con oggetto “Fonte BRUTO di CS PD” ci fornisce i seguenti dati:

 

 

Protocollo 5359 - 31 luglio 1967 - Atto 1

Protocollo D/64067/1^ - 5 agosto 1967 - Atto 2

Senza numero – 11 ottobre 1969 – Atto 5

Protocollo 10611 – 16 novembre 1969 – Atto 28

Protocollo 10648 – 17 novembre 1969 – Atto 29

Senza numero – 16 marzo 1970 – Atto 47

Il fascicolo n.1966-225-4-4/bis-11 con oggetto “Fiduciario BRUTO”

Protocollo 5162 – 24 luglio 1967 – Atto 1

Protocolo 7286 – 28 agosto 1969 – Atto 7

Protocollo 04/7227/S-P – 6 settembre 1969 – Atto 8

Protocollo 10636 – 16 novembre 1969 – Atto 9

Protocollo 1059 – 12 febbraio 1973 – Atto 13

Protocollo 5574 – 16 luglio 1973 – Atto 15

Protocollo 7776 – 7 ottobre 1973 – Atto 16

Protocollo 905 – 14 febbraio 1977 – Atto 20

Protocollo 04/217/S – 19 febbraio 1977 – Atto 22

 

 

Ma in altri fogli del C.S. risulta che la fonte “BRUTO” abbia iniziato il suo lavoro di “spia” già nel lontano 29 marzo 1965 e non nel Veneto ma a Trieste, quindi manipolata da quel Centro C.S.

 

 

Il 22 – 4 – 65 è a Trieste, lo stesso il 27 – 5 – 65, e anche l’11 – 6 – 65. Ma l’1 – 8 – 67 affronta una “valutazione” e il 31 luglio del 1967 inizia a lavorare per il Centro C.S. di Padova.

 

 

La lista della corrispondenza (le lettere inviate da “BRUTO al Centro C.S. di Padova) è lunghissima, c’è anche una lettera spedita il 22 dicembre del 1969, la n.11781, dopo la strage di Piazza Fontana a Milano. Probabilmente una informativa sullo stato d’animo dei “compagni” di Vicenza a fronte dell’attentato. Una lettera in particolare mi ha incuriosito, la n.7286 del 28 agosto 1969 con oggetto: “costituente Comune – Vicenza”. Cosa significa? Che tempo prima che la “Comune” prendesse vita, il fiduciario “BRUTO”, contattato dal Centro C.S. di Padova stava attrezzando l’appartamento di Via Porti di tutto l’occorrente, in attesa del “via!” nel settembre dello stesso anno.

 

 

Fra le varie informative che la Fonte “BRUTO” ha fornito al Controspionaggio emerge per la sua importanza il rapporto di conoscenza e di scambio di notizie fra la “spia” e Alberto Sartori, considerato “esponente di maggior rilievo del Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista) – filocinese - . Infatti “BRUTO” riesce ad attivare gli agenti del C.S. che con una operazione “OCP” hanno monitorato Sartori e compagni durante una riunione segreta tenutasi a Camin (PD).

 

 

Probabilmente anche per questo la Fonte “BRUTO” riceve in data 12 febbraio 1973 dal Capitano dei CC. Comandante del Centro, Gerardo CAPOTORTO, una valutazione di “OTTIMO RENDIMENTO”. Gli viene anche erogato un premio.

 

 

Poi nel 1977 il contatto tra “BRUTO” e il Centro C.S. si interrompe. La “spia” vicentina ha lavorato comunque per ben dieci anni, inserita in profondità nell’ambiente della sinistra.

 

 

“BRUTO” muore nel 2015 e riceve da “compagni” vicentini poco prudenti una commemorazione con i fiocchi. La parola “compagno” si spreca e anche quella di “anarchico”. E’ mancato poco che qualcuno non abbia proposto la posa di una statua a ricordo.

 

Giorgio Marenghi