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1969 - Da Thiene a Raossi:

alla scoperta dei depositi di armi

 

 

 

di Giorgio Marenghi

 

 

Storia di una indagine condotta dal Servizio segreto civile italiano (Ufficio Affari Riservati) e da quello tedesco in provincia di Vicenza

 

 

 

 

21 febbraio 1969. Non ci poteva essere giornata più adatta per scuotere dalle sedie d’ufficio i segugi della sicurezza nazionale. Nelle stanze della Divisione Affari Riservati, al Ministero dell’Interno a Roma, suona improvvisa l’allerta Veneto, anzi per l’esattezza una allerta per la provincia di Vicenza.

 

 

“Non bastassero tutte le rogne che fanno del Belpaese una polveriera, adesso ci si mette pure la Vandea Bianca!”, sbotta il Prefetto Umberto D’Amato, da sempre il Capo Supremo del Servizio segreto civile del Viminale.

 

 

Sulla scrivania in noce massiccio colma di ricordi, di penne di valore e naturalmente di fascicoli che fanno la felicità del Capo, fa capolino un foglio con la scritta SEGRETO. Accanto al titolo che scatena subito l’attenzione di D’AMATO segue un sottotitolo: PREMESSA.

 

 

“Allora siamo alle solite – borbotta il Capo Servizio – questi non hanno niente e mi vendono merce riciclata!”

 

 

Ma a una lettura più approfondita l’umore del Capo, già nero come al solito quando si è di primo mattino, cambia lentamente, man mano che davanti ai suoi occhi scorrono veloci le righe dattiloscritte dell’appunto “Per sua Eccellenza”.

 

 

 

L’appunto indica Vicenza e la sua fascia pedemontana

 

 

“ Da una fonte segreta abbiamo saputo l’interesse di importanti funzionari della S.D.S. che vorrebbero procurarsi delle armi dall’Italia ”. (La sigla dovrebbe corrispondere alla famosa associazione degli Studenti Socialisti tedeschi guidati in quegli anni da Rudi Dutschke, nota di g.m.)”.

 

 

“L’ubicazione dei depositi d’armi viene descritta come segue: 1° - deposito d’armi: da Thiene una automobile verso Vicenza. Da lì si prosegue in direzione di Verona. Dopo un viaggio di circa 45 minuti alla media di 50/60 Km. h….immediatamente dopo la diramazione per il paese di Arzignano…..In questo posto la strada corre parallelamente alla linea ferroviaria. Sulla parte sinistra della strada direzione Verona, (Autostrada), si trova una collina sulle cui pendici si possono vedere (dalla strada) due edifici ”.

 

 

“ Da uno degli edifici si erge una torre quadrata da sembrare un castello. Dalla strada principale, una stradina serpentina porta ai due edifici che sono costruiti con pietre naturali. Nell’edificio con la torre quadrata si trova una trattoria ”.

 

 

“ Nella cantina di questo edificio, i cui ambienti sono assicurati con porte di ferro, si trovano molte casse messe su piccoli cavalletti. In queste casse si trovano fucili avvolti in panni di lino in parte già leggermente arrugginiti. L’eccezionale lunghezza di tali fucili ed il congegno di chiusura di vecchio tipo, fanno supporre trattarsi probabilmente di armi vecchie in uso nella prima guerra mondiale ”.

 

 

“ Inoltre vi si trovano delle pistole, bombe a mano con manico ed una mitragliatrice fissata su due ruote con caricatore a tamburo ”.

 

 

“ 2° deposito d’armi: da Thiene con automobile verso Schio. Da lì per una strada con valichi in direzione Rovereto fino ad un paese che si chiama RAOSSI. Questo paese è composto da sole tre case. Da Raossi a piedi per un sentiero stretto e ripido che conduce in montagna si raggiunge dopo circa 45 minuti di marcia a piedi un vecchio casolare. Da lì dopo altri tre o quattro minuti di marcia a piedi si giunge a una grotta nella roccia che è chiusa da un portone di legno ”.

 

 

“ La grotta è profonda 25-30 metri. In fondo a questa grotta si trovano diversi barili di legno che dovrebbero contenere della dinamite. In qualche cassa si trovano dei fucili e delle baionette innestabili agli stessi, nonché delle pistole. Queste armi si trovano in uno stato sorprendentemente buono “.

 

 

D’Amato dà l’ordine: scoprire cosa bolle nel Vicentino!

 

 

Al Capo, dopo la lettura, l’umore gli si guasta del tutto. “Ma come è possibile che mi portino “appunti” di questo tipo, qui non ci si capisce nulla, e poi cosa andiamo a scoprire…le armi del 15-18? “

 

 

Poi il Responsabile della Sicurezza Nazionale afferra il telefono e fa quello che ha sempre fatto: dirigere, coordinare, quella banda di poliziotti, approssimativi a volte, ma pur sempre un manipolo di professionisti.

 

 

L’ordine viene dato. L’Ufficio Affari Riservati invia in missione in Veneto, a Vicenza, una squadra della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza. L’obiettivo è chiaro o almeno dovrebbe esserlo: seguire le indicazioni dell’appunto SEGRETO e fare una relazione al Prefetto D’AMATO senza toccare niente, in attesa di ordini ulteriori.

 

 

Così viene fatto e il 28 febbraio 1969 arriva un altro APPUNTO per il sig. Direttore della Divisione.

 

 

“ Riferisco alla S.V. che la missione nel Veneto, compiuta con l’incaricato tedesco dell’Ufficio di Colonia, ha avuto esito negativo “.

 

 

Si può immaginare con margini di certezza elevati quale sia diventato il clima nelle stanze della Direzione della Sicurezza Nazionale. Comunque continuiamo a leggere l’APPUNTO perché ci fornisce molti particolari che in breve daranno alla vicenda una connotazione alquanto intrigante.

 

 

Il flop è parziale poiché il Servizio tedesco sa parecchio…

 

 

 

“ In provincia di Vicenza……” il flop è completo.

 

 

“ In provincia di Trento,……da Raossi….non abbiamo trovato gli elementi di cui alla segnalazione “.

 

 

L’ultimo capitoletto dell’APPUNTO è già più interessante:

 

 

“ Secondo l’inviato tedesco, le armi non sarebbero destinate né a studenti di sinistra della Germania, né ad anarchici etc. italiani, bensì alla “resistenza greca”, via Jugoslavia. Il Sig. HAUSER incontrerà a Berlino l’informatore, al quale presenterà le foto scattate nei due punti del Veneto, chiedendo maggiori particolari. In caso positivo pensa che lo rimanderanno in Italia per un secondo sopralluogo “.

 

 

“ L’Ufficio tedesco non vorrebbe intervenire – una volta localizzati i depositi – nella speranza di ottenere la segnalazione di altri punti, con materiale più moderno “.

 

 

 

Quindi la segnalazione iniziale ha acquistato nel frattempo una dimensione internazionale. Non solo la sinistra studentesca di Berlino ma addirittura il coinvolgimento della resistenza greca e di una organizzazione italiana dedita al traffico delle armi. Fin qui i due APPUNTI sono un po’ avari di contenuti. Da notare però la presenza di un incaricato dei servizi segreti tedesco-occidentali, che cura il coordinamento con i “colleghi” italiani.

 

 

Ma vediamo lo svolgersi degli avvenimenti.

 

 

 

Il terzo Appunto…

 

 

Il 27 maggio 1969 arriva un terzo APPUNTO per il Sig. Direttore della Divisione.

 

 

“ Ha telefonato oggi alle 16 da Colonia il Sig. HAUSER, Funzionario dell’Ufficio di Tutela della Costituzione, per avvertire che il giorno 4 giugno giungerà a Verona con altra persona (il confidente), sempre per localizzare i noti due depositi d’armi, per i quali venne compiuto un primo viaggio presso Vicenza e nel Trentino “.

 

 

Poi c’è la Relazione…

 

 

Il 7 giugno 1969 arriva sulla scrivania del Capo una RELAZIONE che fa il punto sulla situazione delle indagini. L’estensore della nota si riferisce al giovane di Berlino (il confidente) e …finalmente sappiamo che è un giovane appartenente al movimento della contestazione tedesca (SDS). Poi l’estensore ci ricorda che il tentativo di seguire la descrizione dei luoghi dei presunti depositi ha avuto esito negativo.

 

 

I fatti che seguono – già citati dagli appunti – vedono il funzionario dei servizi tedeschi tornare a Berlino per contattare il confidente per convincerlo a seguirlo in Italia per un secondo sopralluogo.

 

 

Poi al punto A della RELAZIONE affiorano altri dettagli e un cenno al coinvolgimento di un misterioso collaboratore italiano:

 

 

 

“ A) Il giovane di Berlino ricordava di essersi addentrato, sulla macchina di “ FRANCO “ residente a Thiene (VI) in una valle fra Vicenza e Verona, dove la strada correva parallela ad una ferrovia elettrificata, con la linea aerea sostenuta da pali in cemento; sui binari, aveva notato vagoni di tronchi e frutta “.

 

 

“ Con tali elementi, mi sono recato al Compartimento FFSS di Verona e, consultando le carte, ho accertato che l’unico punto corrispondente alla descrizione era la tratta Altavilla-Montecchio-Valdagno. Solo i pali di sostegno dei fili dell’elettrificazione sono qui in ferro, ma molto simili nella forma e nel colore a quelli in cemento, tanto da rendere plausibile un errore “.

 

 

“ B) Il confidente ricordava che “ FRANCO “ lo condusse in una fattoria, composta da due corpi di fabbrica ed una torre centrale, su una collina; questa fattoria aveva l’aspetto di un castello medioevale “.

 

 

[…] “ E’ stato, tuttavia, possibile appurare che il confidente di Berlino – che aveva fatto il primo viaggio con “ FRANCO” in condizioni di grande stanchezza e, in parte, di sera e di notte – stava sovrapponendo due distinti ricordi; la fattoria (dove sarebbero nascoste le armi) ed una torre, dove i due si erano recati più tardi per un colloquio “.

 

 

 

Era una casa di pietra…

 

 

Dai ricordi del confidente alla fine la fattoria viene identificata. Si trova sulla statale n.246 a 400-500 metri dall’inizio della località di Valdagno, sulla destra.

 

 

Pure il secondo deposito viene identificato. Il giovane di Berlino aveva parlato di una grotta, ma non si trattava di una caverna ma di un “ ambiente di pietra, con soffitto piatto, dal quale gocciolava acqua..”.

 

 

Quindi era una casa in pietra, a monte di una fattoria, vicina ad una parete di roccia sovrastante, in abbandono e in rovina salvo il piano inferiore chiuso da una porta in ferro.

 

 

 

Dai documenti esce il nome di Feltrinelli!

 

 

L’estensore della RELAZIONE precisa poi alcuni punti molto importanti che caratterizzano la matrice politica dell’organizzazione che sovraintende a questi depositi.

 

 

 

“ Il Funzionario tedesco, indipendentemente dalle ricerche dei due luoghi-deposito, mi ha confidato:

 

 

1) “ FRANCO “ avrebbe rivelato al berlinese che dietro la faccenda delle armi c’è FELTRINELLI, tanto che coloro che, prima di acquistarle, vogliono ispezionarle, devono prendere contatti con l’editore, a Milano;

 

 

2) ci sarebbero altri depositi (2 o 3) con materiale ancora più moderno ed efficiente. Il berlinese non sa la dislocazione; “

 

 

 

La situazione del 1969….in bilico

 

 

La persona che ha portato il confidente della polizia tedesca (e dei Servizi), l’italiano “ FRANCO “, viene segnalato come “uomo di sinistra”, che gira attorno ai partiti della sinistra tradizionale. Questa informazione fa capire quanto fosse grave la situazione politica in Italia nei mesi del 1969. Infatti Feltrinelli aveva già costituito i GAP (Gruppi di Azione Partigiana) e questa vicenda è molto presumibilmente tutta interna a questa organizzazione.

 

 

D’altronde lo Stato, con i suoi apparati stava preparando la “ campagna d’autunno ” che sarebbe sfociata in un “pronunciamento militare morbido” (ma la cosa non funzionò a causa dell’attentato di Piazza Fontana).

 

 

 

Altri particolari importanti…

 

 

 

Il documento continua rivelando altri particolari:

 

 

3) “ FRANCO “ ha incarico di curare i depositi, visitando i contadini che li custodiscono. Nel primo viaggio, il berlinese vide Franco parlare con parecchie persone, fra cui il proprietario di una fabbrica di laterizi che si trova dirimpetto alla fattoria;

 

 

4) Le armi sarebbero destinate in parte al movimento clandestino greco, e queste dovrebbero essere portate via Trieste-RFPJ (Jugoslavia) con auto francesi, da greci; in parte alla SDS di Berlino. Qui per motivi di propaganda politica si vogliono armi italiane e non di fabbricazione “orientale”.

 

 

5) Il Servizio di Colonia ritiene che non si debba agire sui due depositi individuati:

 

a) per poter avere la possibilità di rintracciare anche gli altri;

b) per non bruciare l’importantissima “fonte” di Berlino, il solo che sappia dei due luoghi di cui qui si tratta.

 

 

 

“ Il Funzionario non era autorizzato a rivelare i punti suesposti, perciò, di fronte al Servizio di Colonia, l’Ufficio (cioè l’UFFICIO AFFARI RISERVATI – italiano – nota g.m.) ignora gli scopi, il finanziatore, il sistema di trasporto e praticamente tutto quanto eccede il semplice punto della localizzazione dei depositi rivelati dal berlinese ”.

 

 

 

Le indagini italiane e quelle tedesche…

 

 

L’Ufficio Affari Riservati ora punta a delineare i tratti politici e anagrafici di “ FRANCO “, entrato prepotentemente nell’indagine a seguito delle rivelazioni del confidente berlinese dei Servizi tedeschi. Il Capo della Polizia chiede notizie circa il possesso di una autovettura da parte dell’italiano, vuole altresì sapere il suo numero telefonico privato, dove abita e se gode di qualche altro punto di appoggio.

 

 

Il personaggio è seguito costantemente, le sue generalità sono note e anche l’area politica di riferimento.

 

 

I Servizi tedeschi considerano peraltro “ FRANCO “ un collaboratore di FELTRINELLI e passano questa informazione in maniera “discreta” ai colleghi italiani.

 

 

Sul versante dei depositi i tedeschi premono perché siano lasciati “dormire” anche se i colleghi italiani temono che un ritardo nell’intervento possa permettere uno svuotamento dei depositi stessi ed il trasporto delle armi in altre località.

 

 

L’11 giugno il Servizio tedesco “concede” all’Ufficio Affari Riservati di agire su un solo deposito e di lasciare tranquillo il secondo per almeno tre mesi.

 

 

Il 12 settembre forze di polizia fanno irruzione nel primo deposito ed il 3 ottobre 1969 nel secondo. Fallimento totale. Non vengono trovate neanche le tracce (carta oleata, stracci, ecc.) segno che i depositi erano gestiti da “professionisti” in gamba oppure che l’ipotesi investigativa non aveva retto. Però è difficile che una fonte interna all’SDS di Berlino, dopo aver compiuto il famoso viaggio tra Thiene e Raossi non abbia “registrato “ nulla, per quanto riguarda gli spostamenti e le informazioni avute da “ FRANCO “.

 

 

 

Le accuse di Pisetta

 

 

Le indagini dunque segnano il passo, i depositi si sono rivelati luoghi vuoti e “ben puliti”. I documenti dell’Ufficio Affari Riservati giungono fino al 1972 senza più offrire elementi importanti. Lo sconcerto per la “sconfitta” è però mitigato dalla scomparsa di Giangiacomo FELTRINELLI e dalle informazioni ricevute da Marco PISETTA, un aderente alle Brigate Rosse (di prima generazione) la cui credibilità è apparsa a molti osservatori assai “costruita”. L’accusa di Pisetta di aver ricevuto ospitalità dall’italiano “ FRANCO “ non ha suscitato molti entusiasmi nell’ambiente giornalistico.

 

 

E’ possibile un paragone con oggi?

 

 

Se nel 1969 alcuni uomini della sinistra tradizionale furono attratti dalla personalità di FELTRINELLI a causa di una situazione disastrosa per la democrazia italiana, oggi, con una sinistra inebetita e quasi azzerata, con una democrazia violata e minacciata giornalmente, potrebbe darsi che si sviluppino effetti irrazionali di rigetto della convivenza politica.

Chi è convinto che la democrazia sia preferibile alla ferocia politica di tutte le forme di estremismo in questo periodo politico deve stare in guardia, non girare la testa dall’altra parte, il fascismo o l'oltranzismo rosso-bruno hanno imparato a mascherarsi.

 

Giorgio Marenghi