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Un questore da fiction

Il dott. Pupa, questore di Vicenza nel 1972 in una lettera che è un capolavoro…

 

 

QUESTURA DI VICENZA

Div. U.P. n. 00126

Vicenza li 16 novembre 1972

 

OGGETTO: Vicenza – presunto traffico di armi

 

Riservata – Doppia busta a mezzo corriere

 

A S.E. il Capo della Polizia   ROMA

 

 

 

In relazione all’articolo dal titolo “Vicenza al centro di un vasto traffico d’armi?” a firma Gianni FLAMINI, pubblicato l’8 novembre 1972 a pag.11 del quotidiano “Avvenire”, informo V.E. che da tempo circolano negli ambienti di sinistra voci, peraltro assai vaghe, di un presunto esteso traffico di armi e di materie esplodenti ad opera di elementi dell’estrema destra, ma le indagini, per quanto accurate, svolte al riguardo anche dai Comandi dell’Arma dei Carabinieri, non hanno sinora evidenziato situazioni tali da suffragare la fondatezza delle voci stesse, che vengono alimentate in concomitanza di particolari eventi, offrendo ai gruppi interessati il destro a subdole, anche se ben orchestrate, campagna propagandistiche.

 

 

Aggiungo che, nel corso degli incontri, sollecitati dalla federazione P.C.I. per caldeggiare la costituzione del Comitato Provinciale Antifascista Permanente, sorto nel febbraio 1972, i promotori non furono in grado di fornire alcuna, seria indicazione in ordine all’asserito occultamento di notevoli quantitativi di armi, che avrebbero rappresentato un grave pericolo per le istituzioni democratiche.

 

 

Gli spunti ai ricorrenti servizi giornalistici sono stati sovente tratti dall’attività di un noto estremista, P. Fernando, di anni 31, ragioniere, da Thiene, già responsabile provinciale e regionale dei raggruppamenti giovanili M.S.I. nonché dell’organizzazione “Volontari Nazionali”, dichiarato decaduto il 5.2.1972 dall’iscrizione al partito “per aver perseguito scopi inconciliabili con le finalità e i programmi del M.S.I.”

 

 

Per quanto attiene alle specifiche circostanze indicate nell’articolo in parola, mi pregio puntualizzare che:

 

 

- il P., a parte altri precedenti, è stato:

 

 

1°) condannato a £.30.000 di ammenda con decreto del Pretore di Thiene 15-7-1969 per detenzione abusiva di una pistola cal.6,35 e di cartucce della medesima arma, sequestrata dall’Ufficio Politico della Questura a seguito di perquisizione domiciliare;

 

2°) arrestato da personale del citato Ufficio il 19-4-1972 in esecuzione di ordine di cattura, emesso lo stesso giorno dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Bolzano, siccome imputato del delitto di cui all’art. 416, primo, terzo ed ultimo comma del codice penale per avere organizzato e capeggiato, nel settembre 1971, un campeggio paramilitare del M.S.I. a Passo Pennes in Val Sarentino.

 

 

Al P., attualmente in libertà provvisoria, è stata revocata la licenza di porto fucile per uso caccia, oltre che l’autorizzazione a detenere alcune armi da fuoco a suo tempo regolarmente denunciate; gli è stato, inoltre, ritirato il passaporto;

 

 

R. Domenico detto “Nico”, di anni 24, pure da Thiene, molto legato al Petracca, e coimputato nel processo pendente a Bolzano. E’ stato, altresì, colpito dal provvedimento 5.2.1972 della direzione nazionale del M.S.I.;

 

 

- i fratelli S. Sergio e Roberto, rispettivamente di 43 e 28 anni da Thiene, sono notoriamente impegnati nell’azione politica del Movimento Sociale Italiano; il primo è consigliere comunale eletto con la lista presentata dal partito. Non consta, per converso, che l’autorimessa di proprietà del padre, titolare di una ditta di autoservizi, venga utilizzata quale base per traffici illeciti;

 

 

- il ristorante-pizzeria del rione cittadino Villaggio del Sole, segnalato quale abituale ritrovo di capoccia fascisti, è verosimilmente il “Dinosauro, un esercizio ben frequentato, nella cui sala, aperta a tutti, nell’aprile 1972 si incontrarono per un pranzo dirigenti ed iscritti alla CISNAL in vista dello svolgimento delle elezioni politiche.

 

 

Talvolta esponenti locali del M.S.I., sempre durante la campagna elettorale, si riunirono a cena nel ristorante “Al Fogher”, non lontano dal citato rione.

 

 

Non è stato, invece, possibile localizzare la cantina, il cui proprietario sarebbe stato molto vicino a un prefetto repubblichino giustiziato dopo la Liberazione, di certo non a Vicenza;

 

 

- nessuna notizia utile è stata mai acquisita in merito a depositi di armi ed esplosivi, che si troverebbero a Monteviale, a Sant’Agostino (zona periferica di questo capoluogo) e nella frazione di Olmo di Creazzo, ove, nel febbraio c.a., fu arrestato dalla Squadra Mobile di Vicenza certo Mombelli Federico, delinquente comune, per detenzione abusiva di Kg. 2 di tritolo. All’episodio, però, non può attribuirsi alcun significato politico anche se il Mombelli, risulta avere prestato servizio, con il grado di tenente, nelle forze armate della repubblica sociale italiana;

 

 

- sommamente nebulosi anche i riferimenti alle esercitazioni dei neofascisti. Pur non escludendosi che taluno di costoro abbia potuto in qualche occasione sparare colpi di arma da fuoco in aperta campagna, le indagini in passato esperite riuscirono infruttuose;

 

 

- del tutto fantasioso appare il ruolo attribuito a “Gian Maria”, identificato per Gavagnin Gianmaria da Venezia, finito in circostanze imprecisate sull’altopiano di Asiago nell’agosto 1944 e considerato vittima di un attacco dei nazi-fascisti, che costò la vita a una sessantina di partigiani, in uno dei quali si ritenne di riconoscere l’allora giovane veneziano, sedicente studente, e il cui cadavere fu seppellito nel cimitero di Thiene, ove una lapide ricordò per lunghi anni il sacrificio di “Gianmaria M. 6.9.1944”.

 

 

L’equivoco fu chiarito soltanto nel 1970 e alla vicenda fu dato ampio rilievo dalla stampa. Trattasi di individuo, già collaboratore della CISNAL di Venezia, ricoverato in ospedale psichiatrico e minato dall’alcool. Sembra, invero, assai poco credibile che si possa fare affidamento su un soggetto, ridotto a una larva umana;

 

 

- il figlio di un noto magistrato di Vicenza, cui si fa cenno nell’ultima parte del servizio apparso sul quotidiano milanese, si identifica per il dott. Giovanni B. , di anni 28, coniugato, residente anagraficamente a Mestre, figlio del cons. dott. Nicola B., sostituto procuratore della Repubblica., al quale i movimenti di sinistra fanno colpa di avere falsamente denunciato l’ex giudice istruttore di Treviso, dott. Giancarlo STIZ, cui il magistrato vicentino ha mosso l’addebito di avere ordinato a un sottufficiale del Nucleo Polizia Giudiziaria dei Carabinieri di quella sede una illegale perquisizione nel suo domicilio per conseguire l’arresto del dott. Marco Balzarini, assistente universitario, residente a Padova e genero del dott. B., imputato di favoreggiamento nel noto procedimento penale contro FREDA e VENTURA.

 

 

Non risulta che il dott. Giovanni B., il quale partecipa ad un concorso in magistratura, frequenti ambienti dell’estrema destra né altri elementi legittimano il sospetto di un collegamento con l’organizzazione asseritamente dedita al traffico di armi.

 

 

Il locale Nucleo Investigativo dei Carabinieri ha portato a conoscenza dell’articolo in questione il Procuratore della Repubblica di Vicenza, che ha affidato all’Ufficio Politico della Questura di Milano l’incarico di interrogare il giornalista FLAMINI perché siano specificate in dettaglio le notizie pubblicate.

 

 

Il tema trattato dall’inviato Gianni Flamini è stato ripreso il giorno successivo (9 novembre 1972) da Marco SASSANO in un articolo dal titolo “Traffico d’armi per i crimini dei fascisti”, apparso a pag.7 del quotidiano “Avanti”. In tale articolo, per la parte riguardante il figlio del dott. B., sono riportate alcune frasi, che rivelano chiaramente una intesa tra i due giornalisti.

 

 

Il Sassano riserva non trascurabile rilievo al caso dell’assistente universitario padovano, tuttora latitante, e del di lui suocero ne “La politica della strage”, recentemente pubblicato per i tipi Marsilio Editori di Padova nella collana “Interventi”.

 

 

Desidero assicurare l’Eccellenza Vostra che, mentre nulla sarà trascurato per approfondire risultanze che dovessero in prosieguo presentare interesse ai fini della identificazione dei responsabili di eventuali violazioni delle norme vigenti in materia di armi e di esplosivi, non si mancherà di esercitare la più attenta vigilanza nei confronti di quanti diano luogo a qualsivoglia sospetto, in ispecie se legati a movimenti estremisti.

 

 

Giova, per ultimo, considerare che i rastrellamenti effettuati, così come le occasionali scoperte, non hanno mai portato al ritrovamento di materiali NATO in questa provincia che, secondo certi organi di stampa, non sarebbe estranea a traffici su scala internazionale: il quotidiano “L’Unità”, ad esempio, in un articolo pubblicato a pag.5 in data 1° aprile 1972, indicava nel Colonnello TILLIN uno dei capi dell’attività in questione, ma l’ufficiale risultò sconosciuto anche al Comando USA-SETAF e alla V. ATAF di Vicenza.

 

Con deferente ossequio.

 

IL QUESTORE

(Giuseppe Pupa)

 

 

 

Alcune osservazioni di Giorgio Marenghi

 

Veramente terribile questa lettera del Questore di Vicenza dott. Pupa in data 16/11/1972. Se il Capo della Polizia in quegli anni avesse ricevuto lettere tutte di questo tenore, mi viene da dire: povero Ministero degli Interni! La superficialità e la “contiguità professionale” con il magistrato vicentino (e pure con il figlio che aveva molte cose da nascondere) dimostrano una solidarietà di categoria che ostacola la ricerca della verità.

 

E poi: proprio negli anni “caldi” delle varie strategie terroriste un funzionario dello Stato si permette di giocherellare con i “traffici di armi”, per il dott. Pupa, probabilmente, sempre considerati “presunti”. 

 

Le righe finali sono uno schianto: davvero il Comando USA ha negato l’esistenza del Colonnello TILLIN? Ma è incredibile! Per il dott. Pupa, molto simile al questore del Commissario Montalbano, è una bestemmia dubitare della buona fede delle Istituzioni!