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Freda e Feltrinelli: mettiamoci assieme poi vedremo...

 

 

Dal processo in Corte di Assise di Catanzaro (anni 1977-1979) per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 emergono documenti assai illuminanti circa le strategie dell'estrema sinistra e dell'estrema destra. Il leader nazista Franco Freda e il leader comunista-eversivo Giangiacomo Feltrinelli si studiano e sotterraneamente programmano un attacco violento allo Stato. Questo è il convincimento dell'avvocato di Parte Civile Odoardo Ascari (che patrocina i parenti delle vittime della strage). Seguendo il ragionamento del legale troveremo degli agganci inquietanti tra sinistra e destra estreme, con riferimenti alla cellula di Ventura e Loredan e all'infiltrazione (fasulla?) dell'ex partigiano vicentino Alberto Sartori, considerato molto vicino a Feltrinelli e ai suoi GAP... 

 

 

 

 

Pagina 15 da Capitolo II “Le cause ideologiche” – memoria dell’avvocato Odoardo Ascari, legale di Parte Civile al processo di Catanzaro per la strage di Piazza Fontana. 

 

 

Così l’avvocato Ascari si rivolge ai Giudici della Corte all'udienza del mese di Ottobre del 1978

 

 

[...]   La crisi dello Stato italiano, nell'ambito di una crisi più vasta che investiva l'intera Europa, apriva al centro dello Stato un vuoto di potere: cavalcando vecchie idee spacciate per nuove, spesso riesumando testi che ormai la storia ha smentito e condannato, diversi gruppi andavano all'assalto del potere, cercavano di riempire quel vuoto, indicando come punto di partenza suggestivo, per la loro azione, lo stato di disgregazione in cui questa società si trovava.

E quali erano coloro che avevano maggiore aggressività? Erano quelli che Burkhardt  (Jacob, storico svizzero, 1818-1897) – un secolo e più fà – chiamava i semplificatori.

 

 

Egli scriveva: “Nel delizioso ventesimo secolo, l'autoritarismo alzerà nuovamente il capo, e sarà un terribile capo. Il quadro che mi faccio, dei terribles semplificateurs, che domineranno l'Europa, non è piacevole: nuda forza al comando e il silenzio dell'opposizione. Per conservare il potere, i capi dovranno conquistare i settori più turbolenti delle masse”.

 

 

"Questi pretendono che succeda sempre qualcosa, altrimenti non crederanno alla marcia del Progresso. Una cosa dopo l'altra, tutto dovrà essere sacrificato: l'ordine sociale, la proprietà, la religione, le regole dell'educazione, la cultura. La gente non crederà più nei principi, ma nei Salvatori. Abbiamo la prospettiva di lunghe e volontarie schiavitù sotto vari capi".

 

 

Quale terribile e magnifica lungimiranza! Ma andiamo avanti. D’altra parte, veniva a scomparire, anche nella realtà politica, qualunque specie di soluzione di centro. In un senso che chiamerei crociano. La tragedia della diversità delle generazioni esplodeva;  è storia di sempre che vecchi e giovani siano portati a distinguere, in una troppo rigida antitesi di ombra e di luce, il presente e il passato: i vecchi, inclini a considerare se stessi e il proprio tempo come il migliore che sia mai esistito, i giovani inclini alla convinzione opposta.

 

 

Ma, per generazioni e generazioni, il dissidio si era sempre composto nella continuità: invece. allora, esso esplodeva in tutta la sua virulenza.

 

 

Si ripetevano gli avvenimenti succedutisi all’indomani dell’altra grande guerra. Quando teorie totalitarie erano nate dalla sconfitta e dalla distruzione di un mondo e avevano portato all'instaurazione di regimi totalitari in parecchie regioni d'Europa.

 

 

E così come all' indomani dell'ultima guerra, fattasi più acuta, la crisi del pensiero, sparita la "medietas", e sfasciatesi le strutture portanti della società, venivano all'attacco forze estremamente agguerrite.

 

 

Ma questa volta il gioco veniva complicato dal fatto ulteriore che in sede internazionale altre forze da molte parti. e anche fuori dai confini italiani. avevano interesse alla distruzione di questo sistema. Interesse opposto se si vuole, quanto ai fini ultimi, ma identico. quanto ai fini immediati: abbattere quel regime democratico contro il quale si può dire tutto, ma a favore del quale milita sempre la vecchia osservazione di Churchill che quando si ò cercato di fare meglio è andata peggio.

Io non mi inoltrerò oltre in una indagine di questo tipo. Ma era pure necessaria una premessa per dare una spiegazione dei motivi ideologici che hanno spinto i mandanti a trovare degli esecutori per questo piano di eversione. E nella ricerca di queste spinte ideologiche, il lavoro di scavo degli atti processuali mi ha portato a risultati sconcertanti.

 

Le "coincidenze"

 

La Casa Editrice NS ("Nuova Sinistra" o "Nuovi Strumenti"; sono state diverse le versioni), la NS di Nino Massari, tanto per intendersi, si qualificava di sinistra avanzata, ma aveva per anima Giovanni Ventura, che fascista era ed è, a mio avviso, sempre stato. Della NS avremo occasione di parlare a lungo perchè fa parte della vicenda di Giovanni Ventura.

 

 

Ebbene, tale Casa Editrice iniziava le sue pubblicazioni con un testo di Stirner: "L'Unico". Stirner è, in realtà, sostenitore di un violento radicalismo politico.

 

 

Nella presentazione si ammetteva che "STIRNER viene considerato, a torto, come il più radicale degli individualisti anarchici e dei così detti immoralisti". E’ strano che scrivendo dal carcere di Porta Portese, a Giovanni Ferraro, Roberto Mander, giovane teorico degli "anarchici", così si esprimesse:

 

 

"Per quanto riguarda le opere di Stirner credo che siano uscite tutte (in 2 vol. le opere minori e in 2 vol. l'Unico). Dovrebbe essere uscito anche il “Mutuo appoggio” di Kropotkin e il Lenin del Sorel, anzi fammelo sapere . Leggetelo bene Stirner e parlatene a tutti quei ... che girano di fuori che lo liquidano sotto una o due etichette, quando per esempio parla del "potere dell'amore"!!".

 

 

E' strano che il medesimo testo abbia suscitato tanto interesse e venga tanto esaltato dai rappresentanti di due parti che dovrebbero essere all'opposto; Mander da una parte che scrive ai compagni, "leggetelo bene, Stirner", e Giovanni Ventura dall’altra. E Mander si lasciava sfuggire, più oltre, in quella lettera, questa preziosa ammissione: “L’azione per l’azione è il fascismo del 22-23, spesso la demarcazione fra fascismo ed anarchia sembra tanto sottile e questo è dovuto solo alla nostra incapacità di chiarire la posizione, guarda che il fascismo della prima ora è riuscito a prendere tanti aspetti pratici della dottrina anarchica: il disprezzo per la legge, gli insegnamenti distorti di Sorel”.

 

 

Quale incredibile confusione di idee e quale strano destino, se è vero, come è vero, che, poi, gli amici di Stirner finiscono tutti con un timer in mano.

 

 

Giovanni Ventura qualche timer in mano, sottratto o no, lo ha avuto.

 

 

Per quanto riguarda Mander, il 5/11/1975 il G.I. presso il Tribunale di Roma, riferendosi proprio a lui, si rivolgeva al G.I. presso il Tribunale di Catanzaro, dicendo che "gli imputati sono stati trovati in possesso di timers Dhiel 60 m/n/ (a deviazione) venduti in Italia dalla ditta Gavotti di Milano (Via Washington n.83)".

 

 

Lo stesso giudice istruttore chiedeva che gli venissero comunicate le complete generalità di certo Pitzalis e la sede della ditta Targhindustria, "elementi tutti che risulterebbero acquisiti nel corso del procedimento penale contro gli imputati Freda e Ventura in relazione agli attentati del 12 dicembre".

 

 

Che strano destino! Si parte da posizioni opposte con un testo di Stirner in mano e si arriva con un timer a disposizione: Mander vi è arrivato a 23-24 anni alla data del 12-12-69; Ventura vi è arrivato un pò più tardi.

Ma, come identici sono i punti di arrivo, identico era il punto ideologico di partenza.

 

 

Le ambivalenti idee di Freda

 

 

Veniamo a più preoccupanti coincidenze. Io non posso tacere, sempre restando alle premesse, la tendenza a dire la verità, sui propri programmi in generale dei “terribili semplificatori”.

 

 

Qualcuno ha già osservato che coloro che hanno queste idee le preannunziano: il male si è che, in un primo tempo, nessuno crede loro. Non voglio paragonare personaggi lontani e storicamente terribili ai piccoli personaggi di questo processo, ma resta il fatto che, in "Mein Kampf", Hitler aveva scritto tutto quello che avrebbe fatto. anche se nessuno gli aveva creduto.

 

 

Ma andiamo avanti.

 

 

In una sua pubblicazione – mi riferisco alla “Disintegrazione del Sistema” – Freda scriveva:

 

 

“Per la organizzazione dello Stato Popolare sarà necessaria la eliminazione della proprietà privata in tutte le sua espressioni, con le uniche eccezioni rappresentate dai beni di consumo individuali". "La proprietà dovrà essere soltanto pubblica e i singoli beni faranno parte del patrimonio dello Stato".

 

 

(la Corte veda quali singolari coincidenze tra posizioni ideologiche apparentemente contrarie ed estreme si possono riscontrare negli atti! )

 

 

"Eliminate le sovrastrutture umanistiche e le sublimazioni scientiste, la scuola sarà rigorosamente funzionalizzata, sì che la formazione scolastica venga subordinata alle esigenze produttive dello Stato Popolare".

 

 

“L’Amministrazione della Giustizia – riportata concretamente alla sua funzione di fatto di ordine amministrativo – si dirigerà esclusivamente alla punizione dei crimini commessi contro l’ordinamento popolare dello Stato”.

 

 

“Nessun atto – anche se espressamente previsto - che si riveli lesivo dell'ordinamento popolare dello Stato e, quindi criminoso, rimarrà impunito".

 

 

"Le pene consisteranno nei lavori forzati. ,. per i crimini più gravi contro l'ordinamento popolare dello Stato e la proprietà pubblica sarà contemplata la pena di morte".

 

 

 

E’ il Codice Sovietico che parla?

 

 

"MILIZIA POPOLARE. Al posto dei vari organi al servizio dello Stato borghese (polizia, carabinieri. Esercito, etc.) verrà costituita la MILIZIA POPOLARE, organicamente ed esclusivamente composta di elementi volontari, rigorosamente selezionati per le varie funzioni”.

 

 

E' un fascista marxista che parla?

 

 

Un rivoluzionario bolscevico non scriverebbe diversamente.

 

 

Ecco perchè Freda scrive a Luigi Roberti: "Per il volgo dico che la posizione ideologica meno lontana dalla mia è quella marxista. Dio Giudeo!

 

 

Mander direbbe: "Dio capitalista".

 

 

Ma andiamo avanti.

 

 

"Ora che il nostro discorso volge al termine, è opportuno aggiungere che esso non solo è destinato agli uomini del nostro seguito, della nostra organizzazione, ma è anche rivolto ad altri: sia a coloro che si oppongono al sistema attuale, dopo aver militato nelle organizzazioni borghesi della destra neofascista, sia a coloro che respingono il regime presente dopo aver militato nelle formazioni (vorremmo qualificarle anche in questo caso: borghesi) della sinistra revisionista”.

 

 

E più oltre: "L'appello rivolto a quegli uomini che , secondo gli schemi parlamentari compongono le frange alla estrema destra del sistema, può dirsi chiuso. Noi, tuttavia, vogliamo rivolgerci a coloro che rifiutano radicalmente il sistema, situandosi oltre la sinistra del regime, sicuri che anche con loro potrà essere realizzata una leale unità di azione nella lotta contro la società borghese…”.

 

 

“L'obiettivo che forma il compito politico e anima l'agire nell'ordine storico temporale sia per entrambi il medesimo: distruggere il sistema borghese. Che identica sia l'esigenza di organizzare la vita dello Stato al di fuori della dialettica economica borghese; che in eguali termini di necessità si ponga l'aspirazione a stroncare le strutture classiste su cui la borghesia poggia il proprio prepotere; che la medesima tensione di lotta spinga e mobiliti entrambi a reintegrare l'uomo - reso libero dai vincoli alienanti che la dittatura borghese gli ha imposto - nella libertà e dignità che gli competono”.

 

 

"Entrambi vogliamo compiere ciò che deve essere fatto: arrivare sino alla foce. Se per noi giungere alla foce significa aver compiuto solo una parte del viaggio, mentre per costoro il viaggio è terminato ( o segue direzioni diverse) ciò non toglie che il viaggio lungo il fiume debba essere per entrambi compiuto e che le correnti debbano essere per entrambi superate".

 

 

"Ciò assume per gli uni e per gli altri i caratteri di un'identica certezza che a entrambi pone l'esigenza di una unità operativa in una leale strategia di lotta".

 

 

"E' per questo, per stroncare l'infezione borghese, che gli uni e gli altri devono unificarsi intorno al medesimo obiettivo di lotta, ed entrambi devono formare un unico fronte operativo (Feltrinelli sarà d’accordo con Freda come vedremo) superando decisamente tutte le forme di dogmatismo intellettualistico e rompendo seccamente con tutte le manifestazioni di compiacimento pseudo rivoluzionario”.

 

 

"Occorre, infine, che la lotta unitaria al sistema per la eversione del sistema precisi i propri veri obiettivi in modo radicale. Fuori da soluzioni soffocate da vincoli legalitari e riformistici in quei termini coerneti drastici e risolutivi che solo la violenza possiede".

 

 

 

Queste, e non altre, erano le ambivalenti idee di Freda, che nella diciottesima telefonata [intercettata, n.d.r.] dice al suo interlocutore che il programma è il seguente: “Trasferire, poi, trasferire i fatti in una critica eversiva al regime, trasferire dal piano della giustizia formale, della giustizia del regime a un piano effettivamente, di scelta popolare, trovi molte adesioni anche in ambienti che non sono ideologicamente affini, insomma”.

 

 

Proseguiamo.

 

 

E’ singolare come la risposta indiretta a questo appello di unione di tutte le forze eversive sotto un’unica bandiera, venga data da Feltrinelli.

 

 

Prima di leggerle, vogliamo ricordare che, a pagina 13 del “libretto rosso” di Freda, si leggono parole di chiara simpatia e solidarietà per Eliana Vincileoni, coinvolta nel processo contro gli anarchici Braschi, Faccioli, Pietro Della Savia e altri, molto vicina, assieme al marito Corradini, a Feltrinelli.

 

 

E’ proprio il secondo capitolo del “libretto rosso” dal titolo “Giustizia Popolare e Legalità Borghese” che si apre con una lancia spezzata in favore di una donna cara a Feltrinelli.

 

La risposta di Feltrinelli

 

 

Eccovi dunque la risposta di Feltrinelli, rivolta naturalmente non a Freda, ma a "Saetta" [uno dei capi più importanti dei Gruppi di Azione Partigiana, G.A.P. già clandestini a quel tempo, n.d.r.).

 

 

“Abbiamo parlato - vi si legge – “di complementarietà delle nostre forze a Milano, della auspicabilità di un processo di avvicinamento, di integrazione e di coordinamento tanto sul piano operativo, quanto su quello logistico e politico”.

 

 

”Torniamo ai problemi della integrazione possibile delle nostre forze. Io ritengo che esistano in proposito le seguenti ipotesi:

1) Non se ne fa niente. Le nostre forze restano separate e distinte, operano sotto sigle diverse, ma continuano a darci l'un l'altro una mano così come è stato fatto in passato , ogni qualvolta sorgono problemi specifici.

 

2) Si affronta il problema dell' integrazione tramite la creazione di uno stato maggiore milanese e di altri Sm. (Stati Maggiori) nell'area metropolitana Nord e dei rapporti che intercorrono tra questi nuclei dirigenti: si esaminano le caratteristiche, si definiscono le competenze e l'autonomia di questi Sm., si scelgono i compagni che devono farne parte e si procede ad una integrazione reale in cui scompaiono vecchi confini e caratterizzazioni”.

 

 

“Si potrebbe qui aprire una discussione su quale è il nostro obiettivo: quello di creare una forza militare di una specifica matrice oppure una forza completa politica e militare, un vero centro di potere politico e militare) che attinga da tutte le disponibilità che vi sono in questa o quella matrice in un processo unificante intorno ad una teoria, una strategia ed una prassi”.

 

 

 

Due cose sono singolari: la concordanza delle idee di Freda con quelle della Sinistra Rivoluzionaria; la concordanza delle idee di Freda e Feltrinelli sulla necessità di una forza unica rivoluzionaria che "attinga da tutte le disponibilità che vi sono in questa o quella matrice".

 

 

Abbiamo detto in premessa della presenza di forze internazionali interessate a rovesciare gli equilibri interni di alcuni Stati. […] Dirà poi Freda che non bisogna preoccuparsi del “dopo”, incitando i “compagni” a cooperare nella “lotta comune”.

 

 

Ecco il testo terribile: “Noi pensiamo che la prima parte della nostra azione politica debba essere quella di favorire l’installazione del caos in tutte le strutture del regime. E’ necessario cominciare a minare l’economia dello Stato per giungere a creare confusione in tutto l’apparato legale..”.

 

 

“A nostro avviso la prima azione che dobbiamo lanciare è la distruzione delle strutture dello Stato sotto la copertura dell’azione dei comunisti e dei filocinesi. Noi, d’altronde, abbiamo già elementi infiltrati in tutti questi gruppi; su di loro evidentemente dovremo adottare la nostra azione: propaganda o azioni di forza che sembreranno fatte dai nostri avversari comunisti e pressioni sugli individui che centralizzano il potere ad ogni grado”.

 

 

"Ciò creerà un sentimento di antipatia verso coloro che minacciano la pace di ciascuno e della nazione; d'altra parte ciò peserà sull'economia nazionale. A partire da questa situazione noi dovremo rientrare in azione nei quadri dell'esercito, della magistratura, della chiesa al fine d'agire sull'opinione pubblica, d'indicare una soluzione, dimostrare la carenza e l'incapacità dell'apparato legale costituito o di farci apparire come i soli a poter fornire una soluzione sociale politica ed economica adatta al momento ....”

 

 

“La prima fase è dunque questa: infiltrazione, informazione e pressione dei nostri elementi sui nuclei vitali dello Stato ..."Per condurre tale azione è evidente che bisogna disporre di grossi mezzi finanziari; bisognerà agire in questo senso, affinchè il più gran numero possibile di uomini possa consacrarsi alla lotta in Italia e per corrompere e finanziare i gruppi politici che possono esserci utili.

 

 

 

Alberto Sartori, seguace di Feltrinelli? Capo militare dell’area marxista-leninista o dirigente dei G.A.P.?

 

 

 

Scegliamo, ora, i capitoli più utili (scritti dall’avvocato Odoardo Ascari) per la nostra ricostruzione delle strategie di Freda e Feltrinelli, andando a verificare i comportamenti di figure, ancora oggi giudicate “immacolate” da circoli di estrema sinistra, ormai fossilizzati nel culto di icone ambigue e politicamente spregiudicate. g.m.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scrive l'Avv. Ascari: "Affrontiamo ora il tema della infiltrazione posta in essere da Ventura per ordine di Freda, esattamente identica, nelle motivazioni e negli scopi, a quella perseguita, attraverso Merlino, da Delle Chiaie". [il riferimento è alla creazione del circolo anarchico “22 Marzo”, con la presenza appunto di Merlino, fascista di Avanguardia Nazionale ed amico di Stefano Delle Chiaie, n.d.r.)

 

 

Qual’era il programma?

 

 

[…]  Quello che caratterizza l’opera di Ventura, coerentemente con la sua caratteristica di ambiguità, è che la sua opera di infiltrazione comincia costantemente con un aggancio di natura economica, come per Pan (assunto come commesso nella libreria) e per Comacchio al quale fu promesso un lavoro più remunerativo.

 

 

La stessa tecnica fu, come subito vedremo, usata per agganciare Sartori, Loredan e Massari, addirittura associati da Ventura in imprese di vaste dimensioni - almeno nel programma - di natura editoriale o libraria.

 

 

 

Alberto Sartori, il personaggio della trama grigia…

 

 

Occupiamoci ora di Sartori (scrive l’avv. Ascari). "Questo Sartori Alberto, che nella Cart. S/7 del RUS Padova, allegato 3/147, pag.256, risulta ex-seminarista, amico di Curcio, di obbedienza cinese, e che nel maggio 71, secondo il suo compagno di partito Angiolo Gracci, “ha segretamente svolto negli ultimi due anni una azione di “contro infiltrazione”, sgominando un gruppo di provocatori fascisti”, in realtà non sgominò niente e nessuno, ma solo la logica".

 

 

[Su questa affermazione dell’avv. Ascari non siamo d’accordo, anche perché quale sia stata la posizione ideologica e organizzativa di Sartori egli ebbe colloqui importanti con il magistrato STIZ di Treviso a proposito della cellula neonazista di Freda-Ventura. Che poi l’abbia fatto per proteggere sé stesso dal rischio di essere coinvolto nel processo di Catanzaro questo è un altro paio di maniche….G.M.]

 

Questo strano esponente della "Linea Rossa" (dice Ascari) del partito marxista-leninista, si troverà infatti coinvolto nella "Litopress", l'impresa editoriale centrale, per così dire, di Ventura e Freda,.......nata da una idea di Ventura con i soldi di Loredan e Guarnieri; a Sartori veniva dato un compenso mensile di 500.000 lire......".

 

[Ma i soldi per Sartori non bastavano mai ed ecco le iniziative strampalate, come il viaggio in Svizzera, subito dopo la strage di Piazza Fontana, per cercare finanziamenti sul progetto di stampare pubblicità sui rotoli di carta igienica, fazzolettini intimi, ecc. Tutto frutto del cervello dell'ex partigiano (e fino a prova contraria capo dell'ala militare dell'area filocinese) g.m..]

 

Loredan, esponente di Ordine Nuovo coinvolto nella strategia dell'infiltrazione neo-nazista, aggiunge di suo: "  

"Il Sartori mi parlò invece della possibilità di vendere acquavite albanese allo scopo di finanziamento del partito (il P.C.d'I. m-l, n.d.r.) ed aggiunse che il partito doveva essere finanziato ad ogni costo."

"Mi propose anche di interessarmi della vendita di quadri rubati a Roma. lo risposi sdegnosamente che non potevo seguirlo su questa linea!" [da avv,Odoardo Ascari, memoria di Catanzaro 1978]

 

 

Conclusioni (ma provvisorie)

di Giorgio Marenghi 

 

 

Sartori dunque, sempre lui. E' dagli anni quaranta, durante la Resistenza, che in molti gli stanno alle calcagna, lo accusano di essere una spia (degli Inglesi), poi nel dopoguerra con il suo rovinoso rientro dal Venezuela lo stesso Partito Comunista a cui è iscritto lo tiene d'occhio. I soldi che ha guadagnato con il suo lavoro di imprenditore in Venezuela secondo un ispettore del PCI sembra siano serviti per l'acquisto di numerosi immobili nei dintorni di Via Crispi, a Ponte Alto e in altre località.

 

 

All'aspetto economico però deve essere aggiunta una attività furibonda tutta rivolta contro il PCI. Riunioni a Milano con gli "eretici" filocinesi del momento, riunioni ovunque nel Veneto per creare una base di sostegno per un nuovo partito. Il PCI per Sartori è diventato un partito "revisionista" e per difendere e sviluppare il progetto comunista occorrono uomini nuovi ed un partito tutto nuovo.

 

 

Sartori brucia tutte le tappe e, dopo essere stato espulso nel 1964 da una sezione vicentina del PCI per mano di Ferrer Visentini, non ha più remore e in poco tempo sale gli scalini della nomeklatura del nuovo partito comunista italo-cinese.

 

 

Viene nominato nel Comitato Centrale, poi diventa responsabile dei partigiani, e qui per il Servizio Segreto Militare (S.I.D.) la sua carica si trasforma in "responsabile militare" per l'area emme-elle.

 

 

Ora, riallacciandoci ai ragionamenti dell'avv. Odoardo Ascari, a rigor di logica una persona che ha una simile responsabilità non può certamente essere estraneo all'ambiente dei G.A.P. o all'ambiente di Giangiacomo Feltrinelli. Il SID è convinto che Sartori svolga la sua attività di rappresentante come copertura, e che la sua persona sia salita molto in alto nella organizzazione del "terrorismo" europeo di matrice filocinese.

 

 

Di qui a conoscere, almeno a grandi linee le strategie dei vertici della "sinistra rivoluzionaria", ci corre poco. E il "regalo" fattogli da Loredan e da Ventura che lo "convincono" a venire in Veneto per prendere posto in una confusa ditta editoriale (Litopress) lo porta a breve distanza dal "leader" neo-nazista Freda.

 

 

Sartori frequenta assiduamente Giovanni Ventura, il braccio destro di Freda, e, a mio parere, ha capito fin dai primi istanti dell'incontro di Napoli nel 1969 che c'è sotto qualcosa di grosso. Non sono per niente d'accordo che la sua "politica di sicurezza" si sia svolta solo all'interno dell'area m-l, (Angiolo Gracci e compagnia), sono invece convinto che Sartori si sia dato da fare per coinvolgere parecchi militanti della "sinistra" extraparlamentare in un "gioco" tutto suo (con mandanti ancora da decifrare), accreditando Ventura come un "compagno" autentico e sincero.

 

 

Questo perchè? Perchè Sartori era un imbecille e se l'aveva bevuta tutta la storia che gli avevano raccontato Loredan e Ventura?

 

 

No, nella maniera più assoluta. Sartori - come l'avvocato Ascari suggerisce - faceva sicuramente parte del "reseau" di Feltrinelli e le informazioni che aveva erano le stesse che aveva l'editore. Quindi conosceva i GAP, l'avvocato Lazagna, era amico di Renato Curcio, che in quel momento curava il Collettivo Politico Metropolitano, in attesa di dare il via alla sua creatura, le "Brigate Rosse".

 

 

 

Salta tutto il progetto eversivo nazi-comunista...

 

 

 

Ma il 12 dicembre 1969, invece di "integrare" le forze anti-sistema pur ideologicamente diverse (Freda + Feltrinelli), fa saltare il progetto. E Sartori, su imput delle centrali di Milano non perde una parola o una iniziativa della cellula di Freda,Ventura e Loredan. Obiettivo: conoscere lo sviluppo della loro strategia, almeno per avere una alternativa e non restare fuori del gioco.

 

 

Per questo motivo (i morti non contano, credetemi, a quel livello vanno bene sia Piazza Fontana e anche i tralicci di Feltrinelli o il delitto della banda XXII Ottobre con Cavallero che spara su un impiegato di banca) il nostro filocinese segue Ventura e le rivelazioni di Guido Lorenzon ( tutto questo materiale lo si trova qui, in Storia Vicentina). Ma Sartori, in concreto, invece di agire per la sua "missione antifascista" fa perdere alla Magistratura più di un anno di tempo, stendendo una cappa di disinformazione su Ventura fino al momento in cui il suo punto debole (i soldi) lo porta a scontrarsi frontalmente con il suo ex sodale ed editore.

 

Allora deve fare una inversione ad U e attivare tutti i mezzi, anche i più disonorevoli per portare allo scoperto Ventura e Freda.

 

 

Sia ben chiaro che questo è un ragionamento politico che si basa sulle intuizioni dell'avvocato Ascari per quanto riguarda il connubio nazisti-filocinesi, ma si basa anche su documenti autentici (non contraffatti) dei Servizi Segreti Militari (si leggano i link del SID nel mio racconto: "NERO BIANCO E ROSSO"), documenti che non sono la VERITA' assoluta, ma siccome sono informative utili per le indagini sarebbe illogico che il SID inviasse a sè stesso carte false.

 

 

Per Sartori la strada per ottenere una documentazione seria e definitiva è ancora lunga. Il periodo della Resistenza ha aperto degli spiragli sulle sue "tecniche", il dopoguerra (Eccidio di Schio compreso) lo ha coinvolto e anche il Venezuela, con le accuse dei Servizi, concorre a disegnare un profilo a tinte fosche. Diciamo che per fortuna (si fa per dire) Sartori si è impelagato nella stagione del terrorismo degli anni settanta, mostrando un volto dalle mille sfaccettature.

 

 

Sta all'informazione democratica fare chiarezza su questa persona.

 

Giorgio Marenghi