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DE RIZZO SI ERA SFILATO DALLE PRESSIONI DEL GRUPPO ARMATO

 

 

 

La confessione di De Rizzo

 

 

Verbale "minore" dato che l'arrestato non prese parte al massacro. Ma ugualmente importante per alcuni particolari. Il fatto che tutti in caserma "Ramina Bedin" fossero a conoscenza completa dei fatti. E anche le date dei primi approcci di "Teppa" fanno andare indietro e di molto le lancette dell'orologio.

 

 

 

 

Exhibit No. 18

 

Prigioni di S.Biagio.     Agosto 20/1945

De Rizzo Ermenegildo di Michele nato a Marano Vic. Il 13 Aprile 1925 ed ivi residente.

 

 

 

Facevo parte del battaglione Ramina Bedin della Brigata “Martiri della Valleogra”, dalla data del 1 maggio 1944 sino al giorno della liberazione. Poi passai nei ranghi della polizia partigiana di Schio dove presta vo servizio alla caserma Cella.

 

Verso il 25 di Giugno, “Teppa” mi fece una proposta, dicendomi che lui era del parere di uccidere tutti i detenuti politici della prigione di Schio.

 

Mi chiese se io sarei stato contento a prendere parte nel eseguire questo suo piano. Io gli risposi “Sì”, ma però senza riflettere. Poi ci ripensai e decisi di non accettare questa sua proposta.

 

Per qualche giorno egli non me ne parlò più. Mi ricordo che disse di effettuare questo piano mediante l’impiego di esplosivi per fare saltare in aria la prigione. Io lo sconsigliai dato che dentro in quelle prigioni abitavano i custodi con le loro famiglie e che anche tutti quelli che erano detenuti per reati comuni non meritavano una tale sorte.

 

Più tardi me ne parlò ancora, ed era circa il giorno 28 – 30 giugno. Io gli risposi di no decisamente.

 

Egli provò di farmi convinto dicendo che c’era anche “Attila” – “Guastatore” di nome Franceschini Renzo, lui, “Teppa”, di nome Bortoloso Valentino e Santacaterina Aldo “Quirino”.

 

Credo che egli abbia fatto cenno ad altri nomi, però non sono sicuro e non ricordo.

 

Mi raccontò che si doveva servire di due individui sconosciuti, i quali dovevano prendere e portare via Pezzin Giuseppe, per poi appropriarsene delle chiavi della prigione, e con l’uso di queste, entrare nelle celle, e commettere l’eccidio.

 

Io rifiutai lo stesso.

 

Durante questi giorni tutti i componenti della polizia facevano i commenti sul massacro che doveva avvenire giacchè dentro nella caserma se ne parlava.

 

Mi ricordo di aver sentito che si doveva entrare con dieci o dodici uomini nella prigione per sparare contro ai fascisti.

 

Passarono un pochi di giorni ed i discorsi erano sempre quelli che si facevano in caserma.

 

Una festa, non ricordo bene se sia stato il 29 giugno o il 1 luglio, io mi trovavo a Schio e passai davanti al Comando Partigiano “Ramina Bedin”.

 

Mi sentivo un po’ d’appetito, e decisi di andare dentro per fare uno spuntino. Mi avvicinai alla porta del magazzino e sentendo delle voci che venivano da questa stanza, io ho aperto la porta ed entrai.

 

La voce di “Pegoraro” – “Nello” o “Guido” – “Teppa” Bortoloso Valentino – Attila – Nino Faccin, “Gandi” Ciscato Italo, e Piva credo che ci fosse, però non posso dire di sicuro. “Sita” stava fermo in istrada.

 

Notai dal loro atteggiamento quando che apersi la porta, che dovevano essere stati discorrendo di cose piuttosto riservate, e che non vollero che io mi fossi accorto, perché cambiarono subito tono e discorso.

 

Vedendo che io ero indesiderato, io li salutai e me ne andai a casa.

 

Pochi giorni prima che si avesse la notizia del massacro “Teppa” mi disse che era quasi giunto il momento per mettere il piano in azione.

 

Io gli feci capire che non volevo saperne di nulla e che non avrei preso parte. Io me ne andai a casa, me ne stetti a discorrere con dei vicini di casa, circa sino alle 11,30. Queste persone si chiamano Zambon Flora, e Zambon Vito, Zambon Libera, Carli Antonio, Scodro Lorenzo, Toti Antonio, e Gualtiero Giovanni. Poi me ne andai a letto.

 

Alla mattina ho sentito dalla gente che a Schio era successo il massacro nelle prigioni. Allora mi sono reso conto che quelli che avevano fatto i piani li avevano portati a termine, e perciò io non avendo avuto nulla a che fare col massacro, mi vestii di festa e me ne andai verso Thiene per incontrare mio fratello che rimpatriava dalla Germania. Arrivati a casa, mi sono trattenuto a discorrere e poi verso le ore 4.00 mi avviai per Schio, dove dovevo entrare in servizio per le ore 7.00.

 

Questo è successo il giorno 7 luglio 1945.

 

A Schio il popolo faceva i commenti sul fatto compiuto, però non ho sentito nessuno di quelli che avevano fatto i piani per l’eccidio arrestato Franceschini Bruno “Guastatore”. – Mi avvertì che avevamo cambiato di alloggio e che dovevamo trasferirsi alle Scuole Marconi. Io me ne andai e preso tutto il casermaggio in mia consegna ed il moschetto, mi portai la roba alle scuole.

 

Ho scritto e letto il presente resoconto di mia buona volontà senza essere minacciato e senza promessa alcuna.

 

 

Mi firmo

De Rizzo Ermenegildo

 

Avvertenza: questo verbale è stato probabilmente battuto a macchina da personale diverso e anche la sede della testimonianza è tale. Gli errori di grammatica, i vuoti che ci sono nel verbale denotano che il personale era di qualità piuttosto scadente. Infine non c’è la controfirma di John Valentino, agente C.I.D. della 5^ Armata, il che fa pensare che il De Rizzo fosse già considerato una figura “minore”.