Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

PER VICENZA E' STATO IL DELITTO PIU' CLAMOROSO DEL DOPOGUERRA

 

L'omicidio dell'avvocato Tricarico

 

Una storia dai risvolti oscuri dove alcuni partigiani che si distinsero nella lotta ai nazifascisti si macchiarono di un delitto che impressionò l'opinione pubblica e che fece parlare per anni i beneinformati di oscuri patteggiamenti inconfessabili...Di seguito pubblichiamo il testo integrale della sentenza del 1952

 

Da sinistra l'avvocato Pino Ronzani, "Tom" Beltrame e il mandante dell'omicidio dell'avv. Tricarico, Carlo Segato, già comandante partigiano nei "sabotatori" del CLN

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del Popolo Italiano

La Corte di Assise di Vicenza

Composta dai Signori:

1) Dr. VENTURA FRANCESCO       Presidente

2) Dr. GAETA NICOLA                     Giudice

3) ROSSI GAETANO                       G.Popolare

4) GIANI CARLO                              “

5) RONCARI LINO                           “

6) DAL LAGO ELICIO

7) BRUNELLO GIOVANNI

8) TOFFALONI GIOVANNI

 

Ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa a procedimento formale contro

 

1) SEGATO Carlo fu Angelo e fu Bassi Rachele nato il 6 novembre 1919 in Cologna Veneta residente a Verona. Detenuto a Venezia dal 7 luglio 1950

2) DAL CENGIO Raffaello fu Luigi e di Volpato Giovanna nato l’8 aprile 1921 in Vicenza ivi res.

3) PIAZZON Eugenio di Sebastiano e di Giaccon Ida nato il 1 dicembre 1923 in Altavilla Vicentina ivi residente

Dal Cengio e Piazzon detenuti a Vicenza dal 7 luglio 1950

4) PEMPINELLI Giovanni fu Gennaro e fu De Case Carmela nato in Campobasso l’8 agosto 1886 residente a Napoli Piazza Vanvitelli n.15 libero

 

IMPUTATI

I primi tre:

a) di concorso in omicidio aggravato, art. 110,575,577 n.3 C.P. per avere in concorso tra di loro, agendo con premeditazione, il Segato quale mandante, gli altri due quali esecutori materiali, ucciso l’avv. Edoardo Tricarico sparando contro di lui un colpo di pistola alla regione zigomatica destra.

In Vicenza il 16 gennaio 1946.

 

IL SEGATO E IL DAL CENGIO:

b) di omessa consegna di armi, Art.3 D.L.L. 10.5.45 n.234, per avere omesso di consegnare all’autorità una pistola di fabbricazione straniera cal.9

 

IL PEMPINELLI:

a) del reato di favoreggiamento personale aggravato art.378, 61 n.10 C.P. per avere, dopo la consumazione dell’omicidio in persona dell’avv. Tricarico, aiutato Segato Carlo ad eludere le investigazioni dell’Autorità di Pubblica Sicurezza suggerendo a Scavazza Rolando di astenersi dal rivelare quanto era a sua conoscenza circa l’omicidio commesso; fatto commesso con abuso delle sue funzioni di Commissario di P.S.

In Vicenza nell’estate e nell’autunno 1946.

 

b) del delitto di omissione di atti di ufficio Art. 328 C.P. per avere nelle surriferite circostanze di tempo e di luogo omesso nella sua qualità di Commissario di Pubblica Sicurezza, di raccogliere quanto era a conoscenza dello Scavazza e di altri ai fini di identificare gli autori dell’omicidio di cui sopra o quanto meno di acquisire notizie utili allo svolgimento delle indagini di polizia.

 

In esito all’odierno orale pubblico dibattimento

Sentiti i difensori delle parti civili, il P.M. i difensori degli imputati e gli imputati presenti che primi ed ultimi ebbero la parola:

 

 

La sera del 16 gennaio 1946...

La sera del 16 gennaio 1946, verso le ore 19.30, in Vicenza, nello stabile al n.20 di Via Frasche del Gambero, ove aveva il suo studio legale, poco dopo l’esplosione di un colpo di pistola, dai primi accorsi l’avvocato Tricarico Edoardo veniva trovato cadavere sui primi gradini della seconda rampa di scale con il corpo disteso dall’alto in basso, in posizione bocconi, con le mani in tasca e il cappotto rovesciato verso il capo e questo verso gli ultimi gradini della prima rampa di scale in abbondante versamento di sangue.

 

All’ispezione giudiziale eseguita verso le ore 20 circa dal dott. Frisotto sostituto Procuratore del Regno, si rilevava in particolare che il cadavere a bocconi era rispetto a chi scende dalle scale piegato leggermente ad arco con il capo quasi a contatto della parete di destra e i piedi a contatto di quella di sinistra e comprimevasi contro la stessa parete il cappello dell’avvocato.

 

 

Si rilevavano anche larghe pozze di sangue...

Si rilevavano anche larghe pozze di sangue sugli ultimi gradini della prima rampa di scale, macchie di sangue sul passamano della seconda rampa di scale. Sul pianerottolo tra la prima e la seconda rampa di scale veniva rinvenuto il bossolo di un proiettile di pistola calibro 9 che presentava il segno della percussione con il centro leggermente spostato verso l’orlo, e che affidato dal dott. Frisotto all’autorità di P.S. presente per le indagini, purtroppo mai più recuperato.

 

Al primo esame esterno del cadavere al medico Dott……risultò subito evidente che l’avv. Tricarico era stato ucciso con un colpo di arma da fuoco. In sede di autopsia giudiziale tale causale della morte veniva pienamente confermata, emergendo chiaramente che la medesima era dovuta a gravi lesioni del cervelletto e gravi e profonde lesioni del midollo spinale prodotte da proiettile che penetrato dalla regione zigomatica destra era fuoruscito dal collo in corrispondenza della quinta vertebra cervicale. E veniva, altresì prospettata, in relazione alla direzione e decorso del proiettile, probabile l’ipotesi che il colpo era stato sparato quasi di fronte alla distanza non inferiore ai 50 centrimetri e dall’alto in basso, contrariamente a quanto ipotizzato nel primo momento dal dott…..

 

Essendosi rinvenuto il portafogli e tutti gli altri oggetti che normalmente portava si escluse che l’omicidio fosse stato determinato dal fine di lucro e si riteneva che il movente dovesse ricercarsi in ragioni personali di rivalità professionale o di vendetta per onore, e particolarmente in ragioni politiche.

 

 

Agevolato da una buona preparazione...

Agevolato da una buona preparazione e dalle particolari situazioni del momento nelle difese penali specie politiche andava per la maggiore. Esuberante aveva dato adito a dicerie di relazioni intime anche con mogli di imputati e di detenuti da lui difesi. Aderito al movimento della resistenza si era anche iscritto al Partito Comunista, ma nell’autunno del 1945 non avendo ottemperato alle direttive circa la difesa dei fascisti era stato espulso dal partito stesso.

 

 

Intanto era venuto a conoscenza di notizie compromettenti...

Intanto era venuto a conoscenza di notizie compromettenti gli esponenti del movimento della resistenza che avevano assunto le più alte cariche pubbliche della città e procuratosi dai partigiani e specie dai fascisti che aveva difeso la relativa prova documentale stava per avvalersene, sembra inviandola a Roma a S.E………e producendole nei processi politici contro i fascisti.

 

Aveva già scritto qualche articolo sul Giornale di Vicenza e stava finanziando il giornale “La nazione” diretto da Cerchio Luigi ex segretario dell’ANPI ed espulso come lui dal Partito Comunista. Con questi sino alla sera precedente il delitto si era incontrato nel suo studio per concretare una lista di……con la quale si sarebbe presentato candidato nelle elezioni dell’aprile 1946.

 

 

Indubbiamente egli sapeva anche che di tale sua attività...

Indubbiamente egli sapeva anche che di tale sua attività erano a conoscenza i suoi avversari e che questi erano decisi a troncarla anche nel sangue dato che negli ultimi tempi nel rincasare di sera si faceva sempre accompagnare dal nipote Tricarico Attilio o dal dott. Giandominici procuratore legale praticante nel suo studio e dato anche che qualche giorno prima del delitto parlando con la moglie ebbe a ripetere testualmente: “questa settimana è la decisiva, o l’uno o l’altro deve sparire”.

 

Nella settimana prima del delitto o in qualche precedente durante lo svolgimento del processo per l’eccidio di Grancona nel quale egli difendeva l’imputato Schiavo per avere rivolto una domanda dal pubblico in aula fu apostrofato con le parole: traditore – fascista”.

 

Nel pomeriggio mentre era in aula veniva chiamato con urgenza per una telefonata e al ritorno si dimostrò più preoccupato di quanto si era già dimostrato prima. Durante una interruzione dell’udienza pomeridiana si portava nel gabinetto dell’avvocato Bernardini Mario in funzione da P.M. presso la stessa Corte Straordinaria d’Assise e buttando su di una sedia la sua toga ebbe in modo sconfortato a dire testualmente: “Se sapessi quello che mi capita – sono stufo, arcistufo – con questa faccenda non si può più far niente – hanno il coraggio di minacciarmi – i partigiani cominciano a far schifo”.

 

 

Soggiungeva che essi si arricchivano con i camion di stato...

Soggiungeva che essi si arricchivano con i camion di stato per i quali aveva tanto lavorato senza ricevere nemmeno un ringraziamento, ma che lui aveva dei documenti con i quali avrebbe potuto mandarli in galera tutti.

 

Terminata l’udienza rientrava nel suo studio, ma chiamato a mezzo telefono ritornava verso le ore 19 circa negli uffici della Procura della Corte d’Assise Straordinaria per conferire con il capo dell’ufficio istruzione dott. Borrelli Alfonso.

 

Dopo 15-20 minuti usciva da tale ufficio e si accompagnava con il segretario della Procura Pegoraro Primo. Giunti all’angolo del Bar Vicenza si congedava dal Pegoraro avviandosi verso via Due Ruote che immette poco dopo in via Frasche del Gambero ove aveva il suo studio.

 

 

Stava evidentemente salendo gli ultimi gradini...

Stava evidentemente salendo gli ultimi gradini della seconda rampa di scale, quando da individui in agguato nell’angolo interno destro (per chi sale) del prossimo pianerottolo dopo un duro scambio di parole gli veniva esploso il colpo di pistola che facendolo cadere all’indietro giù per la scala lo rendeva immediatamente cadavere.

 

La Biagini Tasca in Scavazza che abitava nel piano superiore allo studio e aveva il laboratorio da sarta nello stesso pianerottolo dello studio e che, a suo dire, in quella sera era in attesa dell’avvocato Tricarico per aver notizie di un suo figlio detenuto aveva invero in un primo momento avvertito dei passi di persone salire le scale, ma scesa a tale pianerottolo non aveva visto nessuno e dopo dieci minuti aveva distinto bene nel portone e sulle scale i passi e la voce dell’avvocato che parlava in modo concitato come se dicesse: “ma voi siete pazzi” e poi in tono più abbassato e dopo un breve silenzio aveva sentito l’esplosione del colpo di pistola, un tonfo e dei passi affrettati di gente che si allontanava di corsa.

 

 

Due individui infatti uno di statura piuttosto alta...

Due individui, infatti, uno di statura piuttosto alta e l’altro più bassa immediatamente dopo lo sparo sono stati visti uscire di corsa dal portone dello studio e da via Frasche del Gambero dirigersi e scomparire nella vicina via Due Ruote da ben tre persone, Bertacco Augusto, la………  Fumagalli.

 

E circa dieci minuti prima dello sparo un individuo che in atteggiamento sospetto camminava lungo via Frasche del Gambero guardando la finestra dello studio dell’avvocato Tricarico era stato visto e notato dall’avvocato Gavazzi armarsi. E poco prima due individui in tal atteggiamento sospetto erano stati visti dal padre di Bruna Romeo che abitava nello stesso caseggiato.

 

 

Qualche sera dopo il delitto il prof. Don Frigo...

Qualche sera dopo il delitto il prof. Don Frigo Antonio, in forma riservatissima riferiva al Procuratore del Regno dott. Borrelli nella sua casa di abitazione di avere appreso quasi in confessione da uno studente universitario (identificato poi per il Beltrame Dino detto “Tom”) che era stato da questi riconosciuto in uno dei due individui che si allontanavano di corsa dalle adiacenze del portone dello studio del Tricarico con il bavero del capotto alzato il Dal Cengio Raffaello, noto partigiano che in quel periodo di tempo viveva in casa e fungeva quasi da “guardia del corpo” del prof. Carlo Segato, già vicecomandante della divisione partigiana “Vicenza” e dopo la liberazione vicequestore politico di Vicenza e al momento del delitto vicesindaco di Vicenza in rappresentanza per il Partito Comunista, e decorato di medaglia d’argento al valor militare per le eccezionali doti e virtù militari dimostrate nella lotta della resistenza.

 

Informato di tale particolare circostanza, il questore dott. Langella investiva delle indagini il commissario capo Pempinelli Giovanni che a sua volta si fece aiutare dal vicecommissario aggiunto dott. Tandoi.

 

 

 

Questi qualche tempo dopo riferiva al...

Questi, qualche tempo dopo, riferiva al sostituto Procuratore del Regno dott. Frisotto che in una pistola consegnata all’armaiolo della Questura da parte dello stesso Dal Cengio Raffaello era stato notato un difetto sul funzionamento del percussore identico a quello che si era desunto sulla pistola usata per l’omicidio Tricarico dal segno riscontrato sul bossolo che era stato rinvenuto sul luogo del delitto (f.81 vol.II).

 

La stessa circostanza veniva riferita da uno dei Commissari della stessa Questura al dott. Borrelli (f.35 vol. II).

 

 

Il dott. Carlo Saccardo riferiva allo stesso dott. Tandoi....

Il dott. Carlo Saccardo riferiva allo stesso dott. Tandoi un colloquio da lui avuto la sera del 12 gennaio 1946 con l’avvocato Tricarico nel suo studio, nel quale tra l’altro il Tricarico gli confermò che era anche a sua conoscenza che la cattura che aveva portato alla morte il Fraccon, Presidente del Comitato di Liberazione clandestino era stata determinata da delazione di un certo Mariano e dallo stesso prof. Carlo Segato.

 

Nonostante il risultato di tali indagini queste venivano senza alcun palese motivo improvvisamente interrotte, prima della chiusura dall’aprile 1946, il dott. Tandoi veniva trasferito ad Agrigento ed il promemoria dallo stesso lasciato sull’esito delle indagini stesse veniva archiviato in sigla dal Commissario capo Pempinelli.

 

 

Soltanto il 5 gennaio 1948 le indagini potettero essere riprese...

Soltanto il 5 gennaio 1948 le indagini potettero essere riprese direttamente dall’autorità giudiziaria a seguito delle rivelazioni spontaneamente fatte al Procuratore della Repubblica di Vicenza dott. Frascino Giovanni nelle carceri giudiziarie di quella città da un detenuto imputato di concorso in omicidio e precisamente dallo Scavazza Rolando la di cui madre Bisognin Teresa la sera del delitto era in attesa del Tricarico per avere notizie proprio di lui.

 

Rivelazioni che trovando rispondenza con le emergenze già acquisite ed aggravando i sospetti che dalla stessa derivavano nei confronti del Dal Cengio e dello stesso Segato ha dato inizio a quella istruzione formale che acquisendo prove nei confronti degli stessi e del Piazzon Eugenio si è concluso con il rinvio a giudizio degli stessi ed anche del commissario-capo Pempinelli che aveva cercato di favorirli interrompendo le indagini ed inducendo lo Scavazza a non rivelare quanto era a sua conoscenza circa le modalità e gli autori dell’omicidio.

 

 

Rivelava lo Scavazza che nei due tre mesi prima del delitto...

Rivelava lo Scavazza che nei due tre mesi prima del delitto l’avv. Tricarico gli aveva confidato di aver ricevuto delle lettere anonime minatorie e di non sentirsi tranquillo sulla sua incolumità personale da parte del Segato e dei due individui che a lui si accompagnavano tanto che indicandoli un giorno per istrada ebbe a richiamare la sua attenzione raccomandandogli di fissare bene i loro lineamenti perché solo da costoro gli sarebbe potuto derivare del danno.

 

Precisava lo Scavazza che in seguito ebbe la possibilità di aver conferma di tale seria preoccupazione del Tricarico poiché ebbe modo di rivederli in atteggiamento sospetto nei dintorni dello studio.

 

Non li riconobbe ma ebbe l’impressione che il più alto dei due individui lo aveva visto frequentare l’oreficeria Righetto.

 

Esibitegli in visione due fotografie, l’una del Dal Cengio e l’altra del Piazzon dichiarava subito di riconoscere in entrambi i due individui nuovamente a lui segnalati dal Tricarico.

 

E il Righetto confermava che più volte il Dal Cengio aveva frequentato il suo negozio di oreficeria. Successivamente in sede di istruzione formale dichiarava, però, di non riconoscere tra le persone che gli venivano presentate tra cui il Dal Cengio e il Piazzon i predetti due sconosciuti.

 

 

Ma il sacerdote Sette don Giuseppe riferiva che aveva appreso...

Ma il sacerdote Sette don Giuseppe riferiva che aveva appreso che correva voce di misfatti nei confronti del Dal Cengio, tanto che essendo questi fratello di un sacerdote sentì il dovere di interpellarlo e pur avendo lo stesso vivamente negato lo consigliò di abbandonare la compagnia del Segato.

 

E riferiva, altresì, il don Sette che il Busatta Enrico, che aveva militato nella divisione “Vicenza” insieme al Segato, gli comunicò che lo si accusava “di essere coinvolto nell’omicidio Tricarico insieme allo stesso Segato”.

 

E lo stesso don Sette non escludeva che in confessione lo stesso Busatta gli aveva confidato di essere stato istigato dal Segato a sopprimere l’avv. Tricarico e di avere respinto tale istigazione.

 

 

Il Busatta recisamente negava tale circostanza ma...

Il Busatta recisamente negava tale circostanza, ma in un primo momento ammetteva che più volte il Segato lo aveva incitato a tenersi pronto a combattere i fascisti, e al dibattimento in confronto con lo stesso don Sette ha finito con l’ammettere che prima del delitto il Segato gli aveva chiesto se voleva partecipare “ad un’operazione importante”, sembra però, che gli fosse stato fatto in tale occasione il nome dell’avv. Tricarico.

 

Dalla Pozza Romeo, che era stato l’organizzatore del movimento partigiano nella provincia di Vicenza e che aveva avuto alle sue dipendenze il Segato e che aveva avuto molti rapporti con l’avv. Tricarico, confermava che questi gli aveva confidato che era in possesso di documenti compromettenti nei riguardi di molti che avevano fatto il doppio gioco.

 

Riferiva, inoltre, lo stesso Dalla Pozza di aver appreso dal Busatta Enrico che il Piazzon Eugenio gli aveva confermato di essere stato insieme al Dal Cengio gli esecutori della uccisione del Tricarico.

 

Il Busatta in confronto di Dalla Pozza non lo negava ma precisava di averlo soltanto desunto dal fatto che, avendo un giorno incontrato il Piazzon ed avendolo interrogato nella sua veste di ex comandante partigiano, aveva ammesso che il delitto era stato consumato dai partigiani e non aveva escluso di fronte ad una specifica domanda di avervi anche lui partecipato.

 

 

Pur non ufficialmente incaricato alle indagini il Maresciallo dei Carabinieri...

Pur non ufficialmente incaricato alle indagini il Maresciallo dei Carabinieri, Cacciavillani Vasco, precisava che parlando con il prof. Rossi Mariano, ex comandante partigiano, lo stesso più volte gli aveva indicato come elementi pericolosi del movimento della resistenza tra gli altri il Dal Cengio Raffaello e lo stesso Segato Carlo.

 

Precisava inoltre, che il 15 luglio 1948, dalle ore 10 alle ore 11, nella sede della Democrazia Cristiana di Vicenza lo stesso Rossi Mariano, appellandosi alla massima riservatezza e discrezione almeno fino a quando non aveva completato le pratiche per l’espatrio e ciò a scanso di possibili rappresaglie, gli aveva assicurato che il Dal Cengio Raffaello gli aveva confermato di essere stato l’autore materiale del delitto con il concorso di un altro, su incarico entrambi del Segato Carlo.

 

Ed accertava che la confessione era stata dettagliata in tutti i suoi particolari e precisamente che in un primo momento il Segato gli aveva messo a fianco un ex marinaio e che non avendo questi avuto animo di partecipare all’impresa lo sostituì con un altro, e che dopo aver più volte insieme al nuovo compagno pedinato ed appostato il Tricarico la sera del 16 gennaio 1946 lo attesero sulle scale del suo studio che facesse ritorno dalla Corte di Assise Straordinaria e quando egli vi giunse  e confermò a sua domanda che era proprio l’avvocato Tricarico gli esplose il colpo di pistola che lo rese cadavere;

 

che giunti sulla soglia del portone e visto il suo compagno impressionato gli offrì una sigaretta dicendo: “Va là, non aver paura, prendi e fuma”;

 

che usciti erano passati dalla piazza e percorsa via Due Ruote si erano portati al Bar Vicenza dove avevano consumato una cioccolata ciascuno;

 

che congedatosi dal compagno si era recato in casa Segato ove aveva spostato la lancetta in modo da crearsi un alibi circa l’ora della sua presenza in casa Segato;

 

che d’accordo con lo stesso Segato aveva introdotto nella pistola di marca spagnola oltre il caricatore completo un’altra cartuccia di marca tedesca in camera di scoppio al fine di dimostrare eventualmente che nessun colpo mancava dal caricatore;

 

e che per quanto attiene al mandante avevano gravi questioni politiche in relazione ai processi nei quali il Tricarico difendeva, e questioni personali in quanto si era notata un’assiduità della moglie del Segato nello studio dell’avv. Tricarico.

 

 

Il Rossi in sostanza confermava di aver avuto dal Dal Cengio...

Il Rossi in sostanza confermava di aver avuto dal Dal Cengio tale informazione rilevando che si era indotto a svelarla al Cacciavillani a seguito dei dissidi avuti con lo stesso Dal Cengio e nel timore che questi, come aveva fatto con il Tricarico, sarebbe stato senz’altro capace di uccidere anche lui come da minaccie più volte fatte.

 

Rettificava a riguardo del movente che il Dal Cengio non gli aveva mai detto la ragione che lo aveva spinto ad agire, se non di avere operato che per incarico del Segato.

 

E rettificava a riguardo delle modalità di esecuzione che il Dal Cengio gli confidò che il giorno del fatto aveva atteso che uscisse dalla Corte d’Assise e lo aveva preceduto sulle scale di casa e che prima di uscire dalla casa Segato per attuare l’impresa aveva cercato di anticipare l’ora della sveglia che poi rimise a posto al suo ritorno; ed infine che l’altra persona che si era accompagnata al Dal Cengio era rimasta fuori dello stabile e che si trattava di un ex marinaio successivamente espatriato in Francia.

 

 

In base a tali risultanze veniva il 3 luglio 1950....

In base a tali risultanze veniva il 3 luglio 1950 emesso mandato di cattura contro il Dal Cengio, il Segato e lo stesso Piazzon.

 

Arrestati, tutti negarono la partecipazione alla consumazione del delitto.

 

Di essi, però, il Piazzon ammetteva che effettivamente più volte in casa sua il Segato parlando del processo per l’eccidio di Schio come opera contro i partigiani da parte dei fascisti di cui uno era l’avv. Tricarico, gli aveva proposto di assumersi l’incarico con il Dal Cengio di eliminare lo stesso Tricarico seguendolo all’uscita dal Tribunale e cogliendo in tale occasione il momento opportuno per attuare l’impresa.

 

Affermava lo stesso Piazzon che, mentre il Dal Cengio si era dimostrato favorevole, egli aveva cercato di svicolare non condividendo tale idea tanto che il Segato non appena si accorse gli disse che ripensando meglio aveva trovato il suo uomo nella persona del Veronese Guido che, secondo lui, era più deciso.

 

 

Affermava inoltre il Piazzon che su desiderio dello stesso Segato...

Affermava, inoltre, il Piazzon che su desiderio dello stesso Segato egli stesso andò in casa del Veronese e che questi da lui informato dell’incarico che il Segato intendeva conferirgli, pur rilevando la gravità dell’impresa, non si dimostrò contrario purchè il Segato lo avesse poi aiutato in qualche modo a riparare all’estero eventualmente in Francia.

 

Ed assicurava, infine, che non avendo trovato il Segato quando accompagnò a casa sua il Veronese, successivamente si disinteressò completamente per cui non sapeva se il Veronese avesse o meno partecipato all’azione delittuosa.

 

 

Negava il Dal Cengio non solo la partecipazione al delitto...

Negava il Dal Cengio non solo la partecipazione al delitto ma anche quanto affermato dal Piazzon. Ma al confronto di questi finiva con l’ammettere di essere stato presente quando il Segato fece la proposta di eliminare Tricarico e di avere anche concordato con lui sull’intenzione di punire i fascisti.

 

Senonchè a confronto con il Segato, pur non negando di averlo fatto ritrattava tale ammissione ritenendo che indubbiamente l’aveva fatta in un momento di turbamento mentale di cui spesso andava soggetto perché in sostanza non era equilibrato.

 

Ma sottoposto a perizia psichiatrica veniva con relazione del dott. Luigi Zanni ritenuto in pieno possesso della facoltà di intendere e di volere.

 

 

E il Segato Carlo affermando che nei giorni in cui il delitto...

E il Segato Carlo, affermando che nei giorni in cui il delitto è stato commesso si trovava a Roma, recisamente negava non solo di avere istigato o comunque dato l’incarico ad uccidere ma altresì di aver fatto la proposta affermata dal Piazzon.

 

Ed in confronto di questi manteneva tale negativa insistendo nel dire che non era stato lui a dare l’ordine e neanche a fare la proposta.

 

Non escludeva però di aver parlato dei fatti di Schio e di avere anche disapprovato la condotta dei fascisti.

 

Ed ammetteva di essere a conoscenza che successivamente all’espulsione dal Partito Comunista l’avvocato Tricarico era stato ritenuto pericoloso perché “durante il tempo che aveva mantenuto contatti con il Partito stesso sarebbe riuscito a carpire dei segreti”.

 

 

A dibattimento il Piazzon ritrattava l'accusa contro il Segato...

A dibattimento il Piazzon ritrattava l’accusa contro il Segato e respingeva quella contro di lui fatta dal Busatta attraverso la rivelazione al Dalla Pozza Romeo, e il Dal Cengio pur confermando di aver fatto la confessione così come testualmente riportata dal Rossi Mariano affermava che non rispondeva a verità ma che era una delle sue tante fanfaronate.

 

Osserva la Corte che non può ritenersi tale una confessione dettagliata che trova pieno riscontro in tutte le modalità di attuazione del delitto e contro chi la ha resa si sono acquisiti elementi di prova, sia pure di natura indiziaria che nel loro insieme assurgono a prova di efficacia decisiva.

 

 

E' infatti il Dal Cengio e solo il Dal Cengio che prima...

E’ infatti il Dal Cengio e solo il Dal Cengio che prima ed immediatamente dopo la consumazione del delitto viene notato in atteggiamento sospetto nei pressi dello studio dell’avv. Tricarico, luogo del delitto.

 

Lo accertano il Don Frigo, la Scavazza ed anche il Malachin Carlo e lo stesso nipote della vittima, Tricarico Attilio.

 

Questi rivedendolo per la prima volta al processo lo ha subito identificato per quello che qualche sera prima del delitto era nei pressi del portone dello studio in evidente attesa proprio dell’avvocato con il quale ebbe a scambiare anche qualche parola.

 

E il Malachin Carlo ricorda che nella stessa sera del delitto, subito dopo l’udienza della Corte d’Assise, vide l’avvocato Tricarico accompagnarsi con il Dal Cengio, tanto da far sospettare per la coincidenza dell’ora (18.30 circa) che sia stato poi in piazza schiaffeggiato proprio da lui come ricordato dalla Faresin Elda.

 

 

Ed è vano sollevare dubbi sull'attendibilità...

Ed è vano sollevare dubbi sull’attendibilità delle loro deposizioni quando non si prospetta alcuna ragione seria di sospetto.

 

Spontanea, invece, è stata quella del Tricarico Attilio, conseguente solo al riconoscimento del Dal Cengio.

 

Disinteressata quella del Malachin in quanto controproducente al suo intento di attribuire ad altri la consumazione del delitto.

 

Veritiera anche quella della Scavazza almeno per tal parte perché trovò subito conferma nella deposizione del Righetto quando accertò che la persona che lo Scavazza aveva indicato come segnatagli sospetta dalla vittima aveva effettivamente frequentato il suo negozio di oreficeria ed era proprio il Dal Cengio.

 

D’altronde anche la parte della deposizione dello stesso relativa alle lettere anonime e alle minaccie ha avuto piena conferma in quella della Irene Flory, Trivanni Attilio e Arturo, Dalla Pozza Romeo, ecc……e non può apparire strano che l’avvocato si confidasse con lo Scavazza, già pregiudicato, né se ne serviva come confidente della malavita come ha accennato Ferrio Anselmi, vecchio amico dello stesso avvocato Tricarico.

 

Animata da solo spirito di giustizia quella del Don Frigo e da ritenersi veritiera anche se il Beltrame, ex comandante partigiano e compagno di lotta del Segato e del Dal Cengio evidentemente preoccupato delle conseguenze non l’ha pienamente confermata, ove che si raffronti all’esito delle prime indagini che già segnalavano il Dal Cengio l’esecutore materiale del delitto.

 

 

Anche se il dott. Tandoi ha finito con il dire di avere tutto dimenticato...

Anche se il dott. Tandoi ha finito con il dire di avere tutto dimenticato forse per l’evidente preoccupazione di fare la stessa fine dell’avvocato Tricarico, come ebbe a dire al Maresciallo di P.S. Ferrauto, dopo avergli mostrato una lettera anonima con minaccia di morte se non avesse desistito dalle indagini, il Tricarico Attilio, gli agenti di pubblica sicurezza Crisafulli e Pianelli Aldo ricordano di aver appreso poco dopo il delitto dallo stesso Tandoi che aveva già scoperto gli autori del delitto e il Tricarico Attilio ebbe anche ad indicargli quale esecutore materiale proprio il Dal Cengio.

 

A piena conferma, il Maresciallo di PS Cattani Lino accerta, altresì, che lo stesso commissario Pempinelli due anni dopo della consumazione del delitto, gli assicurava che il Tandoi aveva identificati gli autori del delitto nel Dal Cengio ed anche nel Segato e che non aveva proceduto contro di loro per la posizione preminente del Segato dicendo testualmente: “Tu chiacchieri bene, ma come si poteva fare, il Segato era vice questore politico e il Dal Cengio era il suo braccio destro”.

 

 

Se in quel momento effettivamente non era più il vicequestore politico...

Se in quel momento effettivamente non era più il vice questore politico, il Segato già vice comandante della divisione “Vicenza”, comandante della Piazza di Vicenza, ricopriva cariche importanti in città ed era vicesindaco in rappresentanza del Partito Comunista e per i suoi precedenti e per l’ambiente in cui viveva era ancora molto temuto.

 

E il Dal Cengio notoriamente viveva in casa Segato e per loro piena ammissione era tra l’altro addetto alla difesa personale dello stesso Segato.

 

Se al momento della confessione fatta al Rossi era alle dipendenze di questi lo doveva all’interessamento del Segato con il quale continuò a mantenere rapporti di piena cordialità.

 

 

Che d'altra parte la confessione anche nella versione più limitata...

Che, d’altra parte, la confessione anche nella versione più limitata riportata dal Rossi in udienza (v.verbale 285) trova pieno riscontro nelle modalità di esecuzione del delitto. Lo si rileva particolarmente:

 

1) dall’identità del numero degli esecutori come dedotta dalla circostanza che due sono state le persone viste allontanarsi dal portone dello studio dopo lo sparo;

 

2) dall’identità del momento in quanto effettivamente l’avv. Tricarico stava facendo ritorno dalla Corte d’Assise ove era stato a conferire con il Procuratore di Stato Borrelli;

 

3) dalla corrispondenza del luogo di esecuzione ove stettero in agguato sulla seconda rampa di scale dello studio come si è dedotto dal rumore dei passi di persone che salivano notati dalla Bisognin Teresa poco prima del delitto e dalla posizione in cui è stato poi trovato il cadavere;

 

4) dalla corrispondenza della direzione del colpo e cioè verso la faccia, come si è accertato dalla perizia necroscopica;

 

5) della possibilità nel Segato di crearsi un alibi (?) essendo egli effettivamente fuori Vicenza.

 

 

Si è precisato poi nella stessa confessione che d'accordo con il Segato...

Si è precisato poi nella stessa confessione che d’accordo con il Segato, fu usata una pallottola di marca diversa da quella della pistola, in aggiunta al caricatore completo, per allontanare ogni sospetto anche in caso di reperto della pistola.

 

Ove si tiene presente che il bossolo rinvenuto presentava il segno della percussione spostato verso l’orlo e tale aspetto fu rilevato proprio sulla pistola del Dal Cengio (deposizione Grotto?) tecnicamente non si esclude che il difetto stesso sia stato determinato proprio dall’uso di una pallottola di marca diversa da quella della pistola

 

Si è precisato anche di aver spostato le lancette della sveglia della casa Segato in modo da far apparirvi un’ora diversa da quella reale e crearsi così un alibi.

 

 

Ed infatti a tal scopo si sono fatte sentire le due sorelle Sterchele...

Ed infatti a tal scopo si sono fatte sentire le due sorelle Sterchele ma le loro deposizioni sono state controproducenti in quanto smentite dal complesso delle altre risultanze basate su di una versine con evidenza inverosimile.

 

Giunte in casa Segato verso le ore 18 vengono trattenute dalla moglie del Segato che a loro dire mai prima di allora avevano visto, niente meno per oltre due ore e cioè fino a quando non è stata fatta la telefonata che annunciava l’uccisione dell’avvocato Tricarico.

 

E ciò nonostante che avrebbero dovuto far ritorno in serata a Lonigo e l’ultimo treno in partenza era alle ore 19.30 e cioè in tempo da consentire alla signora Segato di trascorrere oltre un’ora in loro compagnia e ad esse di soddisfare tale desiderio e nel contempo di fare ritorno a casa come stabilito.

 

E quello che è più strano la signora Segato non ricordava più tali particolari ma solo che aveva delle visite e che aveva come domestica la Gasparin Rina che, invece, a dire di questa fu assunta al suo servizio un mese dopo il delitto.

 

 

Tuttavia si ritiene che il Dal Cengio potè dare una versione...

Tuttavia si ritiene che il Dal Cengio potè dare una versione così precisa delle modalità di esecuzione del delitto perché lo aveva appreso dalla lettura dei giornali.

 

A prescindere che non è stata fornita in proposito alcuna prova, ma non si potrà mai sostenere di aver appreso da tale lettura che era stata usata una pistola di marca spagnola ed esplosa una pallottola di marca tedesca e tanto meno che ciò era stato concordato con il Segato e che questi era il proprietario della pistola ed ancor meno che l’uccisione era avvenuta per incarico del Segato che aveva conferito l’incarico anche ad un marinaio che venne poi sostituito da un altro che si dimostrò piuttosto timido e pauroso tanto che egli dovette subito dopo lo sparo e prima di uscire dal portone confortarlo offrendogli una sigaretta.

 

Ipotizzare poi che tali circostanze sono il prodotto della sua fantasia malata non è consentito perché la perizia psichiatrica ha accertato la pienezza delle facoltà mentali e si è fornito nell’istruttoria e nel corso dello stesso dibattimento la piena consapevolezza delle proprie parole.

 

Non è consentito anche perché l’accusa può essere confermata e cioè quella che l’uccisione dell’avvocato Tricarico è avvenuta per incarico del Segato trova anche riscontro nell’esito delle prime indagini e nella causale dell’interruzione delle medesime, come riferito dal Pempinelli al Maresciallo Cattani…ma anche nelle rivelazioni fatte dal Piazzon, confermate dallo stesso Dal Cengio davanti al Consigliere Istruttore ed infine nell’esito delle indagini fatte dal Maresciallo Cacciavillani, che riguardano proprio il Segato quale organizzatore che cerca dapprima nella coppia Busatta- Nozze Aquilino, poi in quella Dal Cengio-Fantin, e quindi in quella Dal Cengio e un ex marinaio che viene sostituito col Piazzon, gli esecutori materiali del delitto.

 

Il principio per cui la testimonianza de relata ex parte actoris non ha valore che di semplice indizio non può quindi con evidenza essere richiamata nella fattispecie, ove il contenuto della deposizione Rossi Mariano è stato ammesso dallo stesso Dal Cengio e, oltre ad avere il conforto nell’esatta corrispondenza delle modalità di esecuzione del delitto, trova riscontro in molteplici altre testimonianze riguardanti anche il movente del delitto stesso che, ricollegate fra loro, si confermano in modo da avvalorare gli indizi che invidualmente concordano sino a farli assurgere e spiegare nel loro insieme prova decisiva per l’affermazione della penale responsabilità nei confronti del Dal Cengio e dello stesso Segato.

 

Né vale di contro opporre l’intervenuta ritrattazione del Piazzon, non solo perché basata su giustificazioni non provate e non convincenti, ma anche perché la rivelazione a cui si riferisce fu da lui spontaneamente fatta e confermata anche successivamente con ben due lettere allo stesso Consigliere Istruttore e soprattutto perché piena conferma in quella del Busatta e del Cacciavillani.

 

E così dicasi per la ritrattazione Dal Cengio, relativamente alla conferma della rivelazione Piazzon, anche perché da lui stesso ammesso di averla spontaneamente fatta davanti al Consigliere Istruttore e di aver assunto il contenuto della medesima nelle confessioni fatte al Rossi a giustificazione della propria partecipazione al delitto.

 

 

Una maggiore conferma della loro veridicità...

Una maggiore conferma della loro veridicità sta, invece, nell’avere in sostanza concordemente accertato che dal Segato nel conferimento dell’incarico ad uccidere fu assunta un’unica giustificazione e precisamente quella di eliminare nell’avvocato Tricaricoun fascista od un abile difensore dei fascisti e soprattutto un fascista pericoloso alla cui opera si attribuiva, a dire del Piazzon, in autunno, il processo contro i partigiani per l’eccidio di Schio (nonostante sia stato difensore di uno degli imputati), e pericoloso anche perché era riuscito a carpire dei segreti al Partito Comunista, come ha riferito lo stesso Segato.

 

Che in tale giustificazione si identifichi il vero movente che ha determinato il delitto non è da escludersi in quanto effettivamente il Tricarico era uno degli avvocati che era quasi sempre presente al banco della difesa dei fascisti.

 

E che, d’altra parte, ciò avesse effettivamente irritato i partigiani ed in particolare gli ambienti comunisti viene confermato dal fatto che proprio per non avere voluto rinunciare alla difesa dei fascisti è stato espulso dal Partito Comunista.

 

E che tale irritazione si sia manifestata anche in minaccie serie lo si desume dal fatto che non appena apprese dalla Follini, una signorina di studio e figlia di un comunista che non sarebbe stata dai comunisti tollerata la sua difesa a favore dell’ex federale fascista Passuello, egli subito declinò l’incarico.

 

 

Del resto parlando con l'avvocato Bernardini...

Del resto parlando con l’avvocato Bernardini come sopra ricordato, con la telefonista Favignano, con il Ferrauto e con il Rossi e con lo stesso Capannari, lo stesso avvocato si confidò che era minacciato pur non precisando da chi, e tanto che preoccupato per la sua incolumità personale si faceva sempre, specie la sera nel fare ritorno a casa, accompagnare dal nipote Attilio Tricarico e dall’avv. Giandominici suo collega di studio.

 

Ma allo stesso Bernardini, al dott. Borrelli, al Ferrauto e al suo amico Furio, diceva anche di essere in possesso di documenti compromettenti per alcuni esponenti politici più in vista della città.

 

 

Dall'Umberto Usai e da altri fascisti viene confermato...

Dall'Umberto Usai e da altri fascisti viene confermato che il Tricarico cercava di avere da loro documenti compromettenti contro tali esponenti e dall’Usai in particolare, quello che avrebbe provato che il bombardamento di Vicenza era stato voluto dagli stessi partigiani componenti il Comitato di Liberazione.

 

Soltanto il Passuello, però, precisa che ottenne da lui tutti i documenti che aveva contro gli esponenti politici partigiani e tra cui uno anche che riguardava il Segato.

 

 

Nel dialogo Tricarico-Saccardo riportato nel rapporto...

Nel dialogo Tricarico-Saccardo riportato nel rapporto del dott. Tandoi è proprio il Segato unitamente ad un tal “spaventa” che viene dallo stesso ing. Saccardo indicato quale delatore del Fraccon, membro del Comitato di Liberazione clandestino, che per tale delazione venne arrestato ed anche ucciso.

 

Pur essendo stato identificato in un altro il vero delatore, l’ing. Saccardo spiega che in realtà in tale dialogo intendeva riferirsi alla voce che al momento dell’arresto del Fraccon effettivamente correva in Bolzano Vicentino.

 

Don Cesare Girardi, parroco di Campedello che ha assicurato che lo stesso tenente tedesco Erke che procedette all’arresto del Fraccon ha escluso che la delazione fu fatta dal Segato, ha però aggiunto di aver appreso dallo stesso Fraccon prima del suo arresto che la parte sinistra lo voleva escludere dal movimento e che in precedenza aveva avuto uno scontro proprio con il Segato.

 

 

Non nega poi lo stesso Segato quanto affermato dal fascista...

Non nega poi lo stesso Segato quanto affermato dal fascista Guiotto che effettivamente la sera del giorno in cui venne arrestato accompagnò i fascisti a Tavernelle  e ad Altavilla a prelevare delle armi dai nascondigli e ad operare degli arresti di partigiani.

 

Affermava però che sarebbe stato per lui inutile negare in quanto il Licini, che era passato dal movimento della resistenza ai fascisti, era a conoscenza degli stessi nascondigli ed ove si trovavano i partigiani.

 

Senonchè il Tommasi Augusto che venne in quella sera arrestato, parlando nelle carceri di Padova con il Prof. Nicoletti ebbe a dirgli che era stato lo stesso Segato ad indurlo a svelare ai fascisti ove erano nascoste le armi, tanto che avrebbe proprio per tale fatto esclamato “Io non ne capisco niente!”.

 

 

Diverse inoltre sono state le versioni che sono state fatte....

Diverse inoltre sono state le versioni che sono state fatte dallo stesso Segato relativamente alla sua fuga dalle carceri, tanto da avvalorare quanto il Dalle Vedove Achille dice di aver appreso dalla guardia repubblicana Mistrorigo, e cioè che la fuga era stata in realtà agevolata dal tenente fascista Di Fusco, in compenso delle delazioni e delle promesse allo stesso fatte come affermato dallo stesso Guiotto.

 

Difatti il Serafin Emilio accerta di avere appreso dallo stesso Segato, all’indomani della fuga, che era riuscito ad attuarla buttandosi da una finestra del terzo piano dopo aver fatto saltare con un chiodo un bulloncino dell’inferriata e dopo essersi tolto le scarpe.

 

Il Bressan Gaetano ex comandante della divisione “Vicenza” riferisce di avere appreso dallo stesso Segato che era riuscito a passare attraverso l’inferriata e poi si era aggrappato alla grondaia e che da questa si era lasciato cadere a terra da una altezza di 4 o 5 metri rimanendo stordito per alcuni minuti.

 

Il Segato invece accerta che mentre era nella sua cella sfinito per le sevizie subbìte, vedendo un ferro dell’inferriata schiodato ebbe l’idea di buttarsi giù per dare termine alle sue sofferenze, alla vista, però, del vuoto ebbe paura ma nel rientrare perdette le forze e precipitò dal terzo piano svenuto. Nonostante ciò non riportò alcunché da impedirgli di riprendersi e di dileguarsi.

 

 

Una ventina di giorni prima del delitto è lo stesso Segato...

Una ventina di giorni prima del delitto è lo stesso Segato che affidando la difesa di alcuni suoi amici arrestati per commercio clandestino di oro all’avvocato Ettore Gallo, provoca un incidente professionale fra questi e l’avv. Tricarico in quanto i predetti avevano già l’assistenza come legale dello stesso avv. Tricarico

 

Per tali episodi e rilievi osserva la Corte che pur ritenendo quale causale del delitto quella politica sopra ricordata non si sente di potere escludere che altre motivazioni abbiano potuto concorrere a suscitare nel Segato di eliminare nell’avvocato Tricarico un elemento pericoloso non solo per i segreti che aveva carpito durante la sua presenza nel Partito Comunista ma anche per quelli altrettanto gravi che lo riguardavano direttamente.

 

E poiché era notoriamente temuto, anche negli ambienti della polizia, venne fermato dal Pempinelli il maresciallo Cattani, si ha così la spiegazione del perché proprio il Segato ebbe ad assumersi l’organizzazione del delitto.

 

 

In relazione ordunque anche al mandante del delitto...

In relazione, ordunque, anche al mandante del delitto, appare evidente la responsabilità del Segato e quella dello stesso Dal Cengio oltre per la sua notoria spregiudicata arditezza, per la sua qualità di “braccio destro” dello stesso Segato per il quale indubbiamente non solo la galera ma anche la vita avrebbe volentieri rischiato.

 

Non altrettanto può ritenersi a carico del Piazzon, nei confronti del quale non può che riportarsi che una pretesa confessione che dallo stesso avrebbe avuto il Busatta e da questi riferita al Dalla Pozza Romeo, il quale ebbe a deporla al Consigliere Istruttore. Indubbiamente il Busatta dal modo in cui ebbe ad esprimersi il Piazzon può aver tratto la convinzione che questi gli aveva senz’altro confermato di essere stato uno degli esecutori dell’omicidio.

 

Infatti alla domanda allo stesso rivolta circa la sua partecipazione alle diverse fasi dell’esecuzione del delitto il Piazzon rispondeva: eh! Espressione che secondo il tono con la quale veniva pronunciata poteva ritenersi senz’altro conferma agli interrogativi che venivano rivolti.

 

D’altra parte lo stesso Piazzon ha ammesso che anche a lui il Segato ebbe ad affidargli l’incarico di uccidere il Tricarico.

 

Illeggibile…non smentito, ha anche accertato di essere stato sostituito dal Veronese Guido. E poiché questi trovasi effettivamente in Francia, ove chiedeva, a dire dello stesso Piazzon, di essere inviato a compenso della sua partecipazione al delitto.

 

E poiché non il Veronese ma il Piazzon è un ex marinaio non è escluso che affermando che a sostituire l’ex marinaio sia stato incaricato il Piazzon nell’esecuzione del delitto il Cacciavillani abbia confuso anche perché il Rossi accerta di non avergli mai fatto tale nome, come sostenuto dallo stesso Cacciavillani.

 

Ne deriva che se anche si ravvisi nella confessione fatta al Busatta un grave indizio che, in concorso e ricollegato alla sua rivelazione in rapporto di causa ed effetto concretizzi una prova, questa non può con evidenza essere ritenuta sufficiente per l’affermazione della sua responsabilità.

 

[Seguono note tecniche e poi viene riportata la sentenza]

 

 

Sentenza

Per questi motivi la corte

 

Visti gli articoli….dichiara non doversi procedere contro PEMPINELLI GIOVANNI perché estinti i reati a lui ascritti per morte dell’imputato; dichiara non doversi procedere contro SEGATO CARLO  e DAL CENGIO RAFFAELLO in ordine al reato di omessa consegna d’armi perché estinto per amnistia di cui all’art…; assolve PIAZZON EUGENIO dall’imputazione di concorso in omicidio aggravato per insufficienza di prove e ne ordina la immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa; dichiara SEGATO CARLO e DAL CENGIO RAFFAELLO colpevoli di concorso in omicidio aggravato come a loro rispettivamente ascritto e concesse le attenuanti generiche di cui all’art….li condanna alla pena di 20 anni di reclusione per cadauno, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, al pagamento delle spese di custodia preventiva e a quelle processuali e tassa di sentenza, nonché al risarcimento dei danni in solido tra loro a favore delle parti civili, TRICARICO ANGELINA, MERCEDES e GIULIANO fu EDOARDO, BENE FLORES ved. TRICARICO e TRICARICO ARTURO da liquidarsi in separata sede ed al pagamento delle spese di costituzione che si liquidano in Lire 200.000 a favore del difensore avv. TOFANIN PAOLO, in Lire 150.000 per cadauno ai difensori avv. TOSO GIOVANNI  e DEVOTO ed in lire 100.000 al difensore avv. CAVALIERI BRUNO. Dichiara condonati complessivamente anni 14 e mesi 4 della pena detentiva inflitta sia al SEGATO  che al DAL CENGIO per effetto del D.P. 22-6-1946. […]

 

Vicenza li 9 marzo 1952

 

Il Presidente

Dott. Ventura Francesco