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I "sequestratori" del CLN vicentino

 

Chi gestisce il sequestro di beni materiali a Vicenza sembra aver perso il controllo, "aiutato" in questo da ambienti della Polizia che hanno interesse a disfarsi degli uomini della resistenza....

 

 

di Giorgio Marenghi

 

 

 

Dopoguerra vicentino. Alle sparatorie fortunatamente seguono le discussioni ma anche queste non sono poi così pacifiche. Gli strascichi della lunga “guerra civile” hanno esacerbato gli animi e “costruire” o “ricostruire” per qualcuno è una parola, molto spesso solo un insieme di concetti. E la democrazia intanto attende fuori dell’uscio.

 

 

Gli stessi documenti di provenienza CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) parlano di aspetti poco piacevoli per l’amor proprio dei “combattenti della libertà”. “Risulta che le formazioni partigiane danno una prova poco edificante di indisciplina e si abbandonano ad atti inconsulti di vessazione alle popolazioni locali, ad arbitrii e soprusi, sconvolgendo il normale andamento della vita civile. Il Partito Socialista propone la convocazione immediata dei comandanti delle Divisioni “Vicenza”, “Garemi” ed “Ortigara”, davanti a questo Comitato onde discutere in sede al Comitato stesso la situazione della provincia…”.

 

 

Così recita un documento del CLN Provinciale di Vicenza firmato tra l’altro dal comunista Antonio Emilio Lievore e controfirmato dal segretario Bubola in data 12 maggio 1945.

 

 

Ma, come sempre accade nei momenti di transizione dopo i conflitti, i problemi non sono mai di sola natura militare o del riportare un certo “ordine” nelle menti e nel comportamento di giovani abituati a una vita con regole particolari; esistono anche i problemi di interesse, il punto di vista personale prende il sopravvento.

 

 

E’ il caso della vicenda che vi vogliamo raccontare, né romanzo, né caso giudiziario; semplicemente uno spaccato documentato della vita del CLN vicentino, stretto nella morsa di uno scontro tra “onesti” e “disonesti”.

 

 

Tutto inizia il 19 maggio 1945 con un esposto personale firmato da Michele Marzenta nel quale si ipotizza la costituzione di squadre di “volontari partigiani disarmati, accompagnati da agenti di Questura, con pieni poteri di perquisire tutte le abitazioni, in particolar modo quelle vicine alle caserme, ai depositi civili e militari e dell’ex partito fascista…”

 

 

Cos’era dunque successo perché un esponente politico del CLN vicentino sentisse la necessità di simili proposte?

 

 

Il solito saccheggio “popolare”, improvvisato, ma efficace a sentire le lagnanze, che nel giro di pochi giorni dopo la liberazione aveva fatto piazza pulita di magazzini e depositi vari.

 

 

“Dai primi sondaggi ed informazioni…era apparso – recita un documento CLN firmato da Giovanni Castagna, Marzenta Michele, Loris Poletto, Posenato Alberto, Pasqualotto Gino – che molta parte di merci, materiali, oggetti, mobili, viveri, ecc. era stata asportata ovunque, altra parte era ancora abbandonata e soggetta a detrazioni. Si è rilevata quindi subito la necessità di predisporre un apposito invito alla popolazione a restituire quanto indebitamente asportato…”.

 

 

La confusione, sempre secondo i firmatari, deve essere stata veramente molto grande se “…anche i Comandi di Brigata (partigiani) erano a loro volta a conoscenza della cosa…”.

 

 

“L’azione in città (un tentativo di controllo e di recupero, n.d.c.) e dintorni incontrava altre difficoltà; intralcio con similari iniziative della SEPRAL, elementi talvolta ignoti che sequestravano e asportavano non si sa d’ordine di chi, ma vi è di più ( si sfogano gli esponenti del CLN di Vicenza, n.d.c.) i nostri incaricati dichiarati responsabili di abuso d’autorità e minacciati di arresto, mentre i Comandi di Brigata avocano a sé tale compito di recupero…” .

 

 

E la Marina chiede

 

 

Se il CLN si lamenta per il caos anche la Regia Marina Militare non è da meno: qualcuno negli alti comandi si deve essere chiesto dove fossero finiti i materiali e i soldi della Marina Repubblicana, sempre Marina comunque e per di più “arbitraria”, avendo carpito illegalmente il patrimonio dello Stato monarchico.

 

 

Così a Montecchio Maggiore, sede dell’ex Sottosegretariato per la Marina (RSI), piovono alcuni ufficiali superiori per chiedere conto ai patrioti dei depositi, dei materiali, ed infine dei soldi.

 

 

“Dal sopraluogo effettuato nell’autoreparto, nel quale si trova molto materiale R.Marina in gran parte inefficiente (scrivono il Capitano di Corvetta V.Nasta, il Maggiore A.N. Barelli e il colonnello Comm. Avio della “Commissione di ricognizione”) è stato preso contatto col comandante della Piazza – Tornabene Felice – chiamato “Samuele” del Battaglione Ismene, allo scopo di informarlo dell’incarico della Commissione ed è stato chiesto quale disposizione egli intendeva dare ai suoi uomini che attualmente presiedono ed utilizzano il materiale esistente nell’autoreparto. Come sopra riferito, Tornabene ha esplicitamente dichiarato che è sua intenzione ripristinare l’officina utilizzando questa e gli automezzi in essa giacenti, in modo da costituire una fonte di lavoro e la relativa utilizzazione economica che ne deriverà a favore dei suoi partigiani…”.

 

 

Sempre più sconsolati i tre ufficiali poi concludono: “Lo stato attuale dell’autoreparto e dell’officina annessa constatato dalla Commissione impone l’immediata costituzione di una adeguata sorveglianza dei materiali, perché questi non subiscano ulteriori manomissioni…”.

 

 

La richiesta del terzetto di ufficiali al CLN vicentino si condensa in 4 punti: a) poter prelevare materiale di cui è urgente l’impiego; b) possibilità di poter parlare con un ufficiale “repubblichino”, il Colonnello Bonicelli, ovviamente al fresco alla Caserma Sasso, per avere da lui informazioni sui materiali e ovviamente sui soldi; c) recupero dei valori della ex Marina Repubblicana custoditi nella Cassa di Risparmio di Vicenza; d) nomina di un rappresentante per il recupero dei valori depositati nel convento dei Giuseppini.

 

 

Anche altri enti pubblici si muovono

 

 

Dopo la Marina Regia ora è la volta del RACI (Regio Automobile Circolo d’Italia) di Vicenza che, pure lui indignatissimo, chiede il ritorno nelle sedi appropriate di beni e materiali spariti.

 

 

“Sarei a chiedere l’opportunità – si affaccia timido ma fermo nella sostanza il Commissario Guzzoni – da parte di S.E. (la missiva del 1 giugno 1945 è diretta al Prefetto e al CLN, n.d.c.) di invitare i sigg. Sindaci e i CLN dei vari paesi ad inviare sollecitamente le denuncie dei materiali in loro possesso e di segnalare nel contempo il materiale che è stato occultato nelle varie case di campagna e del quale loro con un po’ di interessamento possono venirne a conoscenza. Questo per evitare un vandalico e sistematico spogliamento degli automezzi reperiti che dura già da troppo tempo e di evitare una scandalosa attività di borsa nera del vario materiale…”.

 

 

Lo stesso Esercito Regio, nella persona del Comandante Giacomo Negroni dello Stato Maggiore Ufficio Servizi, fa presente che numerosi quadrupedi appartenenti alle FF.AA. tedesche sono stati imoboscati dai contadini, mentre le bestie in questione dovevano essere considerate, fino a aprova contraria, preda bellica e quindi appartenenti alle forze alleate.

 

 

La Commissione Recuperi: inizio della saga

 

 

Il caos presente in ogni dove in provincia diventa più consistente mano a mano che ci si inoltra nei meandri di una rinascente burocrazia amministrativa che avrebbe dovuto por mano ad un processo di ristrutturazione, di “ordine”.

 

 

E’ il caso della Commissione Recuperi formata inizialmente da elementi del CLN, provenienti dalle stesse formazioni partigiane combattenti.

 

 

Il dott. Mariano Rossi, Alberto Sinigaglia ed Enrico Busatta, subito dopo la fine delle ostilità, prendono in mano su ordine delle autorità cielleniste il lavoro di recupero di beni, materiali, valori, appartenenti ad enti del passato regime.

 

 

Sono magazzini delle forze armate fasciste repubblicane, depositi di ogni tipo compresi quelli alimentari.

 

 

Già poc’anzi avevamo visto come sorgessero dubbi e perplessità all’interno del CLN sul funzionamento degli istituti predisposti al risanamento delle amministrazioni.

 

 

Per la Commissione Recuperi lo “scandalo” non tarda ad arrivare: il 5 giugno 1945 una lettera del CLN vicentino informa il Questore, dott. Luigi Follieri, che ai tre signori sopra nominati il CLN intende “affiancare” un gruppetto composto da cinque persone di vari partiti politici, stipendiati all’uopo dallo stesso Comitato di Liberazione.

 

 

Come se non bastasse, quasi per una sorta di strisciante gradualismo il CLN in data 18 giugno fa presente al dott. Mariano Rossi che il gruppetto dei cinque deve intendersi come nucleo di una ricostituenda Commissione Recuperi.

 

 

E il 23 giugno, puntuale, arriva il colpo finale: “A seguito della nomina della Commissione Recuperi di cui già vi è stato scritto in data 18 corrente, vi facciamo noto che tale commissione ha l’incarico da questo CLN di assumere tutti i poteri relativi alla faccenda in parola. Di conseguenza, voi e tutti gli altri della Commissione che vi sono stati a lato finora siete d’ora in poi esonerati dall’incarico che avete ricevuto e vorrete cortesemente assistere la Commissione, sia per le consegne, sia per tutte le delucidazioni del caso…”.

Firmato Antonio Emilio Lievore, Presidente del Comitato di Liberazione provinciale di Vicenza.

 

 

 

Il tono della lettera non lascia dubbi: il CLN si è deciso a scaricare i tre, Mariano Rossi per primo, avendo appurato che “qualcosa” è successo nel funzionamento della commissione e giubila tutti con toni da ultimatum.

 

 

Naturalmente il 23 giugno Mariano Rossi si prende la magra soddisfazione di puntualizzare: “Cari amici, prima di scrivere certe lettere, siete pregati di interrogare il “colpevole” e poi agire. Spero non si ricadrà negli errori del passato che tanto nocumento hanno arrecato all’Italia ma si agirà con un certo buon senso. Vi restituisco la lettera che non è consona all’opera da me svolta e nello stesso tempo vi annuncio che ritorno alla vita privata. Mariano Rossi…”.

 

 

Cos’era successo lo spiega il Questore

 

 

A questo punto bisogna pur capire qualcosa in questo tourbillon di accuse e controaccuse: cos’era successo di tanto grave nella Commissione Recuperi del CLN vicentino?

 

 

La spiegazione la fornisce, a suo modo ovviamente, nientedimeno che il Questore di Vicenza Luigi Follieri, il quale intrattiene una fitta corrispondenza con le autorità del CLN provinciale e con il Prefetto Giuriolo.

 

 

La cosa è comprensibilissima poiché sia Follieri che Giuriolo che Lievore si conoscono “politicamente” e personalmente per il ruolo importante svolto nelle vicende della cospirazione.

 

 

Dunque Follieri spiega il 25 giugno alle autorità il senso degli avvenimenti:

 

“Come è noto gli avvenimenti del 28 aprile u.s. determinavano tanto nel capoluogo che in provincia una esplosione di rappresaglia contro i fascisti, manifestatasi con casi di violenza, non tutti finora accertati, e mediante fermi e perquisizioni, personali e domiciliari nei confronti di fascisti.

Trattavasi di una reazione incontrollata ed incontrollabile da parte degli organi di polizia, le cui sedi peraltro, furono in quei giorni occupate dalle forze aderenti al movimento di libertà nazionale. Sorsero così iniziative varie, quali la creazione di corpi di polizia, la istituzione di servizi di sicurezza, requisizioni, perquisizioni ed arresti, atti questi ultimi che hanno ora messo i normali organi di P.S. di fronte ad un “fatto compiuto”, imponendo il dovere di esaminare e disciplinare nei modi di legge gli atti stessi, specialmente per quanto s’attiene alla polizia giudiziaria.

A Vicenza gli elementi allora operanti improvvisarono un “ufficio recupero beni dei fascisti” con sede fluttuante tra la Questura, la Caserma S.Domenico e la Caserma Sasso, ove veniva versato quanto proveniente da perquisizioni personali e domiciliari, compresi i valori degli arrestati, nonché da “così dette requisizioni”. Pare che inizialmente non venisse fatta alcuna annotazione dei versamenti, mentre poi sarebbe stato istituito un registro che tuttora esisterebbe come registro di carico.

Pertanto la Questura viene a trovarsi con migliaia di arrestati, l’esame dei quali, ai fini di giustizia, è in corso, mediante la compilazione degli atti di polizia giudiziaria, verbali di fermo e di interrogatorio, mentre nulla può fare per regolarizzare le perquisizioni ed i sequestri e gli atti di carattere patrimoniale, mancando una pratica possibilità di costituire, come prescritto, reperti singoli o depositi giudiziari ed atti conservativi di custodia, distintamente per singole operazioni, di cui non esiste alcuna traccia di controllo. In sintesi, allo stato delle cose l’ufficio creatosi il 28 aprile u.s. con la denominazione di recupero dei beni dei fascisti, ha un ammasso di beni mobili, di oggetti, di valori, somme di denaro, con un registro di carico compilato dallo stesso ufficio. Non diversa presumesi la situazione in provincia.

Ora, riuscendo ben difficile la ricerca di responsabilità di fatti ed atti verificatisi, in un periodo di movimento incontrollato di masse, quale le reazioni popolari seguite al 28 aprile u.s., si segnala la situazione stessa per quei provvedimenti ritenuti del caso. Quest’ufficio sommette all’esame la proposta di elaborare un provvedimento che colpisca di sequestro tutti quanti i beni di provenienza illegale (requisizioni, fermi, perquisizioni e singoli) di cui enti e persone siano venuti in possesso a seguito degli avvenimenti del 28.4.1945, nominando un sequestratario col compito di raccogliere tali beni ovunque si trovino e di fare quanto occorre per stabilirne la provenienza ed assicurarne la custodia.

Allo stesso ufficio del sequestratario potrà essere affidato il compito di costituire i reperti giudiziari per i casi in cui i proprietari sono stati o verranno denunziati all’Autorità Giudiziaria, di restituire, tramite gli uffici di P.S., i beni di quelle persone a carico delle quali non si procede e di devolvere all’Erario quanto resta di ignota provenienza. In Vicenza il sequestratario potrebbe essere coadiuvato, nei suoi lavori, dalla Questura ed in provincia dai comandi dei Carabinieri. Attualmente l’ufficio che ha accolto tali beni ha sede presso la Caserma S.Domenico, sita nella via omonima”.

 

 

Il Questore: un velocista

 

 

Il buffo della vicenda, e la lettera lo conferma in maniera eclatante è che il buon Luigi Follieri, il Questore nominato dal CLN vicentino, mentre il 25 giugno scrive la lettera alle “autorità” facendo serie e sane proposte, ha all’attivo delle mosse e contromosse già esplicate, rese concrete, atti materiali o giuridici.

 

 

E’ Michele Marzenta, a prospettarci una ipotesi inquietante: che il questore mentre chiedeva il permesso di sequestrare già sequestrava.

 

Ma sentiamo il Marzenta:

 

”…Il giorno 25 c.m. mentre si stava prendendo visione del magazzino per il trasferimento di questi al di fronte collegio Cordellina, si presentò personalmente il sig. Questore il quale pose il fermo su tutto il materiale esistente nel suddetto magazzino, che come a suo dire doveva servire per colmare i debiti della Caserma Sasso, ammontanti a più di un milione. In seguito all’intervento del Presidente del Comitato il fermo fu tolto. Due giorni dopo, come da informazioni ricevute dal capo magazzino, sig. Quirici Plinio, venni a sapere che il Questore aveva nuovamente posto il fermo sul materiale del magazzino. Siccome non si sa fino a quando sarà possibile a questa commissione prendere possesso e disporre liberamente secondo gli accordi avuti col CLN del materiale esistente nel magazzino, rendiamo noto che nel magazzino esistono dei generi alimentari facilmente deperibili e si prega quindi di voler provvedere con urgenza allo sblocco affinchè la commissione possa agire secondo le necessità”.

 

 

Rincara la dose delle critiche di parte CLN la stessa Commissione Recuperi che in una sua nota del 2 luglio ricorda alle sempre più “rosicchiate” (in quanto a legittimità) autorità cielleniste che “…tale intromissione (del questore, n.d.c.) è senza dubbio arbitraria, non tanto per mancanza di autorità, quanto per mancanza di competenza. Agli ordini del Questore si sono ad un certo punto aggiunti quelli del Prefetto e quelli del Procuratore del Regno, i quali tutti si sono sentiti in dovere di emettere ordini e di far buoni di prelevamento del materiale”.

 

 

La tenaglia si stringe

 

 

La legittimità per il CLN è sempre più una merce rara e costosa. E Alleati e autorità del governo del Re fanno a gara per limitare le funzioni politiche e burocratiche delle commissioni istituite dagli organismi “partigiani”.

 

 

E le lamentele si fanno sempre più numerose e frequenti: in data 12 luglio la Commissione Recuperi stigmatizza che “nei primi giorni di giugno u.s. veniva posto il fermo, a mezzo di un agente di questa Commissione, ad un dato quantitativo di materiale automobilistico (gomme) esistente presso la ditta Cavenaghi di Viale Verdi città. Dovendo provvedere in questi giorni al ritiro di detto materiale, abbiamo avvertito la ditta suddetta di tenere pronte dette gomme a nostra disposizione. Senonchè a nostra richiesta la ditta rispondeva di aver avuto ordine dalla Commissione del RACI a non consegnare detto materiale alla Commissione recuperi della Caserma S.Domenico. Ci siamo recati pertanto alla Commissione del RACI per chiarire detta questione…

Il Comando Militare Alleato aveva nel frattempo comunicato al RACI che sole giuridicamente riconosciute erano la Commissione Recuperi del RACI, la 21^ squadra recuperi della Marina e dell’Aeronautica. Esposto quanto sopra, è chiaro ed evidente che continuare nella nostra opera di recupero vuol dire incorrere nel pericolo di sanzioni da parte del Comando Alleato o, in ogni caso, trovarsi in condizioni di lavoro rese impossibili appunto da questa posizione di inferiorità giuridica…

L’opinione di questa Commissione, appunto, è che sia inutile e ingiustificato il continuare in queste condizioni, tanto più che, come espresso altre volte con detto Comitato, l’ostruzionismo e gli ordini e contrordini di tutte le autorità cittadine, più o meno grandi, ordini che sono anche di oggi stesso, hanno mal disposto l’animo a chi si era assunto questo lavoro con buona volontà, serietà e dirittura morale. Si rischia, insomma, specie per quanto riguarda componenti la Commissione, di far la parte dei pagliacci. E questa è una cosa che nessuno, almeno si crede, è disposto a fare neanche se può interessare il Comitato di Liberazione”.

 

 

Entra in scena il CLN vicentino

 

 

La vicenda della Commissione Recuperi è comunque agli ultimi atti: ora entra prepotentemente alla ribalta il CLN di Vicenza che già aveva fatto presente il suo pensiero con l’esonero del dott. Mariano Rossi.

 

 

E infatti il Presidente Antonio Emilio Lievore in una tempestosa riunione del 14 luglio “riferisce dei gravi abusi della Commissione Recuperi”.

 

 

Nell’occasione si delega l’avvocato Rumor a continuare le pratiche presso la Prefettura e si dichiarano “nulle le assegnazioni fatte arbitrariamente in precedenza senza l’autorizzazione di questo CLN”.

 

 

Molto probabilmente si sono chiuse le porte della stalla dopo che i buoi se ne sono andati; poiché da tutte le parti piovono richieste di rimborsi, il 13 luglio l’Ufficio Stralcio della Marina aveva richiesto insistentemente la restituzione di somme per complessive lire 301.450, mentre giorni prima il Distretto Militare e il 26° Deposito Misto avevano pestato i piedi per lire 779.704.

 

 

E se si aggiunge che il 16 luglio la stessa Commissione Recuperi deve ingoiare il rospo dell’espulsione mascherata da “cessato servizio” di quattro personaggi, se ne può dedurre che il quadro è completo.

 

 

Testualmente si afferma: “Per quanto riguarda gli elementi di cui ai nn.3 e 4 si ha ragione di ritenere, anche se accuse precise non possono essere fatte, in seguito ad informazioni avute, che il servizio prestato dai suddetti non fosse del tutto ispirato e conforme a principi di onestà. Tenuto presente, pertanto, che il loro servizio poteva benissimo essere assunto da altro personale già in forza si è proceduto alla loro liquidazione. Firmato: Adrogna”.

 

 

La misura è colma

 

 

La saga continua: se da parte del CLN provinciale si tende alla criminalizzazione, a torto o a ragione non ci è dato intendere, sul fronte opposto si irrigidiscono gli atteggiamenti, si fanno i conti e si parte all’attacco. Ed i cinque del gruppetto insediato proprio dal CLN devono ora difendersi dalle accuse che precedentemente erano state rivolte al terzetto capitanato dal dott. Mariano Rossi, segno questo che nella metodologia della Commissione Recuperi non molto era cambiato.

 

 

“Dagli atti di questa Commissione non risulta che codesto Comitato (il CLN, n.d.c.) abbia mai chiesto rendiconto circa i gravi abusi commessi dalla Commissione stessa. La Commissione si ritiene direttamente responsabile del suo operato e avrebbe pertanto desiderato essere interpellata su questioni ch’essa ha deciso con giusto criterio: è una mancanza di delicatezza che non è possibile fare a meno di rimarcare”.

 

 

Ma ormai la delicatezza nei rapporti tra CLN e Commissione è andata a farsi friggere e la lettera del 18 luglio con l’intestazione della Commissione Recuperi suona come campana a morto.

 

 

Il 25 luglio su foglio intestato la Commissione sembra avere un guizzo: il Battaglione “Tasca” pare proprio abbia commerciato o venduto del materiale che non avrebbe dovuto nemmeno toccare con un dito.

 

 

Il listone del maltolto parla chiaro, tutta roba che doveva essere inventariata e stoccata sotto sorveglianza. Per di più ci si mette di mezzo il solito Questore, Luigi Follieri, che in data 27 agosto sussurra malevolo:

 

“Questa mattina un cittadino della provincia mi ha presentato una denuncia relativa ad alcune irregolarità messe in atto da un componente della Commissione Recupero. Pertanto al fine di stabilire le relative responsabilità ho disposto d’accordo con il Commissario per la Provincia (il Prefetto, n.d.c.) di: a) bloccare i magazzini della Commissione; b) sollecitare presso le competenti autorità la nomina di un sequestratario. Riferisco a titolo di cronaca e per le conseguenti deduzioni, che questa mattina il rag. V.E. da me invitato, a mezzo di un agente, in ufficio ha tagliato la corda. Mi riservo al termine dell’inchiesta, impostami dalle superiori esigenze della giustizia e dell’onestà, di rimettere dettagliato rapporto alle competenti autorità”.

 

 

Il canto del cigno: la protesta degli operai

 

 

L’agonia comunque è finita: anche se un’ultima protesta degli operai della Commissione potrebbe dare l’impressione di una lotta ancora in corso per rivendicare il ruolo e la funzione di un istituto “benemerito”.

 

 

Il 22 ottobre un cahier de doleances firmato da un collettivo di operai mette i puntini sulle “i” e traccia un quadro interessantissimo.

 

 

“Il giorno 27 agosto – questo il documento – alcuni agenti della Questura di Vicenza si presentavano in Caserma S.Domenico e, fatta una sommaria perquisizione agli uffici ed al magazzino, posero il sequestro a tutto il materiale che si trovava in detta caserma, sigillando le porte degli uffici e del magazzino. Nessuno seppe spiegarsi il motivo del sequestro: furono messe guardie armate alle porte ed il lavoro della Commissione Recuperi venne sospeso. Si disse che doveva essere fatto un controllo e che la cosa sarebbe durata al massimo una settimana.

 

Ma ben presto parve evidente che non si poneva nessuna fretta nel fare questo controllo sia per scarso interessamento della Questura sia della Prefettura. Si cominciò naturalmente a pensare male della Commissione Recuperi: si parlava di somme enormi sparite e di ingenti quantitativi di materiale requisito e poi venduto privatamente.

 

Ci vollero 20 giorni, prima che si decidesse di fare questa inchiesta. I risultati, per quanto riguarda i membri della Commissione e gli operai della stessa, furono assolutamente negativi, tranne qualche caso che era già stato preventivamente portato a conoscenza del CLN dal rappresentante del Partito Comunista e dal rappresentante del Partito d’Azione presso la commissione stessa”:

 

 

 

Dalla lettera degli operai si capisce anche che le autorità ormai non si fidavano più di nessuno e che il CLN era considerato meno del due di briscola. Tanto che sulla merce sequestrata si continuò a fare prelevamenti, ma questa volta da parte della Polizia che si arrogò il diritto di far sparire un motocarro ed un furgone. Segno questo, che dopo tanto caos qualcuno aveva fatto suo il metodo.