VERBALE DI INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO PAN RUGGERO

(Art. 365, 366 e 367 Cod. proc. pen.)

 

 

L’anno 1971 addì 15 del mese di dicembre

In Treviso Carcere Giudiziario ufficio Magistrati

Avanti al G.I. dr. Giancarlo STIZ

 

 

E’ comparso l’imputato sotto indicato il quale viene invitato a dichiarare le proprie generalità, ammonendolo – a norma dell’art. 366 p.p. C.P.P. – delle conseguenze cui si espone chi si rifiuta di darle o le dà false.

 

L’imputato risponde: Sono e mi chiamo PAN RUGGERO, nato a Rossano Veneto (VI) il 19/1/1948, ivi residente, viale Monte Grappa n.1, attualmente in servizio militare presso la Scuola A.U.C. di Fanteria di Ascoli Piceno, celibe, studente universitario, incensurato, nullatenente.

 

E’ mio difensore di fiducia l’Avv.to Sandro BALDUZZI di Treviso – con studio in via Barberia, 6 – Treviso – che assiste all’interrogatorio.

 

Intendo rispondere.

 

A.D.R.:  Poco dopo la consegna della cassa di armi da parte dei fratelli Ventura, il Ventura Giovanni mi disse che aveva spedito all'indirizzo dell'abitazione di mia nonna dei pacchi di libri. Mi meravigliai e chiesi spiegazioni del perchè. Egli mi rispose che stava riordinando il magazzino di Treviso e che non dovevo preoccuparmi perchè si trattava di libri di "Stirner". In quel periodo io lavoravo presso lo studio bibliografico di Castelfranco Veneto, e quindi eravamo nel gennaio 1970. Rimasi meravigliato perchè mi avvertì che il corriere "Domenichelli" aveva recapitato presso l'abitazione di mio zio MARCHIORI Enzo, essendo disabitata la casa di mia nonna, quattro pacchi.

 

Telefonai subito al Ventura e mi rispose al telefono la madre alla quale dissi che erano arrivati i pacchi e che avvertisse il figlio di venirli a prendere. Verso sera arrivò il Ventura Angelo infuriato perchè avevo telefonato alla madre dicendo che avevo fatto maloe perchè il telefono era o poteva essere sorvegliato. Io non mi rendevo conto della cosa e per di più il Ventura Angelo si rifiutò di ritirare i pacchi aggiungendo che contenevano libri che loro non potevano riprendere o tenere.

 

In definitiva mi disse che dovevo tenerli io. Non sapendo che decisione prendere ne parlai con la signorina ORLANDO e la pregai di tenerli Lei per il momento. Così portai i quattro pacchi in un magazzino sito sul retro dell'abitazione ORLANDO.

 

A.D.R.:  Non aprii neppure i pacchi perchè non volevo neppure sapere che cosa contenessero. Guardai però le indicazioni o meglio le etichette incollate sui pacchi. Mi pare di ricordare che si riferivano ad una casa editrice di Roma, forse la ENNESSE.

 

A.D.R.:  Quando il Ventura Angelo venne a ritirare la cassa delle armi gli chiesi di ritirare anche i pacchi dei libri. Egli mi rispose testualmente: "E' roba tua, arrangiati tu, sbarazzatene tu".

 

A.D.R.:  Quando i fratelli Ventura vennero ad Ascoli Piceno la prima volta, parlammo di questi pacchi. Le cose si svolsero esattamente così: Prima il Ventura Giovanni mi mise al corrente di quanto era successo e cioè del ritrovamento delle armi e delle chiacchiere che giravano a Castelfranco sulle dichiarazioni rese dal COMACCHIO e sulloa detenzione da parte mia della cassa. Fino a quel momento io non avevo parlato con mio padre al telefono in quanto non potetti ricevere la sua telefonata della sera precedente. Parlai con lui dopo che i Ventura se ne erano andati. La perquisizione in casa mia avvenne la sera di quel giorno, per cui non potevo sapere del ritrovamento della pistola.

 

Poi il Ventura Giovanni mi chiese che cosa avevo fatto dei pacchi di libri che mi aveva spedito. Sono sicuro che fu lui a parlarmene e non io. Gli risposi che si trovavano nel magazzino della casa di una ragazza. Volle saperne il nome e indirizzo che si annotò su una scatola di fiammiferi svedesi. Voleva altresì che scrivessi alla ragazza di consegnare a lui Ventura i pacchi. Io non aderii a tale richiesta e dissi che avrei telefonato io direttamente alla ORLANDO. Telefonai effettivamente alla signorina e dopo averle spiegato le cose la pregai di distruggere tutti i pacchi.

 

A.D.R.:  Ho agito così perchè valutata la situazione mi sono reso conto di essere stato coinvolto deliberatamente nel loro pasticcio. Perciò ho pensato che l'unico modo di uscirne era quello di distruggere il materiale che altrimenti in loro mano poteva provocarmi un danno ancora maggiore.

 

Ripeto che non ho mai visto il contenuto dei pacchi. Ho parlato successivamente con la ORLANDO la quale mi assicurò di aver bruciato tutto il materiale nella caldaia del termosifone e di avere buttato le ceneri nel gabinetto. Mi disse che aveva visto il contenuto e che si trattava di libretti sulla cui copertina o meglio di libretti che esponevano il programma di un partito o fronte popolare rivoluzionario.

 

A.D.R.:  Ricordo che durante il viaggio di Ascoli - Padova fatto con il FREDA e FACHINI ad un certo punto il discorso cadde anche sui pacchi di libri che erano in deposito dalla ORLANDO. Dai discorsi fattimi era chiaro che il FREDA sapeva della esistenza di tali libretti. Quando mi pregò di ritornare all'indomani alla stazione autocorriere di Padova per riferirgli l'esito del colloquio che avrei dovuto fare con il mio avvocato, e saputo che forse mi sarei fatto accompagnare dalla ORLANDO, il FREDA insistette perchè andassi all'appuntamento con la ORLANDO perchè così, aggiunse, che avrebbe potuto accertarsi direttamente con lei circa l'effettiva distruzione dei libretti.

 

Quando il Ventura Giovanni venne ad Ascoli la seconda volta volle sapere se la ragazza aveva effettivamente distrutto i libretti. Io lo rassicurai.

 

A.D.R.:  A proposito della mia frase resa spontaneamente in sede di confronto e che suona in questi termini: Il Freda non ha fatto alcuna pressione nei miei riguardi", intendo aggiungere: Ad un certo momento del discorso il Freda mi disse in tono momentaneamente severo "Non credere Ruggero che sapendo queste cose tu possa stare tranquillo".

 

Rivedendo ora l'insieme della situazione questa frase del Freda potrebbe avere un particolare significato. Quanto sopra ho dichiarato è tutto ciò che posso dire riguardo i miei rapporti con il Ventura ed il Freda ed è la pura verità. Niente altro ho avuto in comune con i predetti.

 

A.D.R.:  Prendo visione di lettere intestate della ENNESSE editrice e pur affermando che la sigla non è identica a quella esistente sui pacchi dei libretti, posso dichiarare ricordando ora meglio che si leggeva chiaramente che provenivano dalla ENNESSE di Roma. Faccio presente del resto che quando parlai con il Ventura Angelo dei pacchi di libri con la scritta ENNESSE che mi erano arrivati da poco egli non negò che il pacco provenisse da lui e dal fratello Giovanni., anzi ammise sostanzialmente tale provenienza dicendomi che si trattava di libri compromettenti, che egli ed il fratello Giovanni non potevano tenere e che pertanto dovevo tenere io. Di fronte a tale circostanza io decisi di portare i pacchi presso l'abitazione della ORLANDO con la speranza che i Ventura si decidessero a riprenderli prima o poi.

 

Voglio far presente di essermi trovato nella circostanza in una situazione di menomata libertà di agire in quanto i libri, che erano stati definiti come oggetti pericolosi e compromettenti, mi erano arrivati a mia insaputa e contro la mia volontà, i fratelli Ventura non vollero sapere di riprenderli ed io fui pertanto costretto a tenerli nel luogo sopra menzionato nell'attesa che si chiarisse la situazione.

 

Nego in definitiva ogni volontà favoreggiatrice nella detenzione sia dei libri sia delle armi.

 

L.C.S.   RUGGERO PAN

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