VERBALE DI INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO PAN RUGGERO

(Art. 365, 366 e 367 Cod. proc. pen.)

 

 

L’anno 1972 addì 11 del mese di GENNAIO

In Treviso Carcere Giudiziario 

Avanti al G.I. dr. Giancarlo STIZ

 

 

E’ comparso l’imputato sotto indicato il quale viene invitato a dichiarare le proprie generalità, ammonendolo – a norma dell’art. 366 p.p. C.P.P. – delle conseguenze cui si espone chi si rifiuta di darle o le dà false.

 

L’imputato risponde: Sono e mi chiamo PAN RUGGERO, nato a Rossano Veneto (VI) il 19/1/1948, ivi residente, viale Monte Grappa n.1, attualmente in servizio militare presso la Scuola A.U.C. di Fanteria di Ascoli Piceno, celibe, studente universitario, incensurato, nullatenente.

 

E’ mio difensore di fiducia l’Avv.to Sandro BALDUZZI di Treviso – con studio in via Barberia, 6 – Treviso – non presente benchè avvisato.

 

Intendo rispondere.

 

 

Confermo integralmente le circostanze di cui alla memoria che le ho trasmesso l'8 gennaio scorso. Ho tardato a riferire i fatti per un duplice timore e cioè sì perchè temevo di poter essere coinvolto nella vicenda processuale o meglio nella attività associativa terroristica del Freda, sia pure per il timore, che ho tuttora, che il Freda metta in atto le promesse rappresaglie fisiche e morali.

Comunque quanto ho esposto nella predetta memoria è tutto quanto so ed è tutta la verità.

A.D.R.:  Quando il Freda mi parlò del suo programma nel suo ufficio nel quale mi condusse dopo che lo ebbi incontrato occasionalmente davanti al bar di via S.Biagio, enunciò così la sua tesi:

Mi disse che già da alcuni anni eseguiva attentati e che aveva intenzione di potenziare tale programma terroristico approfittando della tensione sindacale che si delineava per l'autunno. Il programma quindi era di potenziamento del gruppo e conseguente potenziamento della attività terroristica. Chiesi in particolare al Freda quale scopo si prefiggesse e egli mi rispose testualmente: "quando il muro sta per cadere non bisogna puntellarlo ma bisogna aiutare gli altri a farlo cadere. Poi si vedrà e questo ancora non ti deve interessare!".

Insistetti chiedendo se avrebbe preferito un tipo di regime come quello dei colonnelli greci ed egli mi rispose evasivamente che per lui tale regime sarebbe stato già qualcosa di meglio di quello attuale.

 

 

A.D.R.:  Dai discorsi fattimi dal Freda prima e dal Ventura poi ed anche dalle confidenze da entrambi fattemi circa la loro attività terroristica, compresi che i due erano uniti da interessi identici, nonostante l'apparente contraddizione ideologica e la sostanziale contraddizione di interpretare "la tradizione". Ricordo a tale proposito che nell'ultimo colloquio ad Ascoli Piceno con Ventura Giovanni contestai allo stesso la mia intuizione ed egli rispose dandomi in sostanza ragione. Ricordo ora che Ventura ebbe anche a dirmi nel passato che aveva impegnato i suoi capitali per il Freda. Una conferma la diede pure il Freda il quale, tornando da Ascoli Piceno, mi disse che il Ventura si era rovinato per causa sua.

 

 

A.D.R.:  Ho incontrato Freda in casa Pozzan due sole volte. La prima quando venne col Trinco e commentò il libro "Cavalcare la tigre"; la seconda quando vennero anche altre persone che io non conoscevo. Infatti non le avevo mai viste. C'era un uomo sui trent'anni con la barba, una persona di mezza età di corporatura robusta e altri che non so descrivere. C'era anche una signora, che stava appartata con la moglie del Pozzan. La conversazione tra gli uomini era in atto al mio arrivo ed è continuata me presente per circa 10 minuti. Io mi sono poi allontanato perchè avevo dei compiti di istituto: gli altri sono rimasti. Alla mia presenza si era parlato di programmi di attentati dinamitardi. Il discorso era serio e impegnato.

 

L'Ufficio dà atto che a questo punto è presente l'avv. Balduzzi.

 

 

A.D.R.:  Io non sono stato interpellato. Parlava quasi esclusivamente il Freda. Il Pozzan era presente.

 

 

A.D.R.:  Diedi la cartella al Freda nel precedente incontro in casa Pozzan. Fu il Pozzan a dirmi: "prendi la cartella piccola con la cerniera lampo e Freda mise nella cartella libri del Pozzan. La cartella l'avevo avuta da mio padre alcuni anni prima ed era di color nero, finta pelle. La chiusura lampo era solo sulla parte superiore della cartella. Credo che mio padre abbia avuto la cartella dalla fabbrica Girardi di Rossano. L'interno era foderato con stoffa a quadrettini sul rosso. La parte terminale della chiusura lampo era rotta ed era stata cucita con filo.

 

 

A.D.R.:  Quando il Freda mi spiegò il suo programma nel suo ufficio mi impose anche di compiere degli attentati. Prima mi spiegò i suoi programmi, poi alle mie obiezioni si infuriò facendomi una filippica violenta e ricca di minacce, poi mi disse testualmente "tu devi fare degli attentati. A settembre ho bisogno di te e di altri. Tienti pronto e cerca anche altre persone".

 

 

A.D.R.:  Il Ventura viceversa non mi propose di compiere attentati e con me ha tenuto un comportamento tranquillizzante. E' per questo motivo e anche perchè avevo bisogno di soldi che rimasi a lavorare da lui, finchè non mi resi conto anche della sua pericolosità!

 

 

A.D.R.:  Non ho mai sentito nominare Gamba Maurizio. Non ho mai frequentato l'Istituto di Filosofia del Diritto. Ho frequentato esclusivamente il Liviano. Non ho mai sentito nominare Monet Antonietta.

 

 

A.D.R.:  Non ho mai visto nè al Configliachi, nè da Pozzan, nè dal Freda il libro di A. Lorenzoni "Le Istituzioni di Diritto Pubblico del Regno Lombardo Veneto".

 

 

A.D.R.:  Sono stato assunto al Configliachi senza raccomandazioni del Freda ma per intervento di un amico tale Aldo Bordignon di Rossano già assistente da due anni al Configliachi, Prestai lavoro al Configliachi nei mesi di marzo aprile 1969.

 

L.C.S.  RUGGERO PAN

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