VERBALE DI INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO PAN RUGGERO
(Art. 365, 366 e 367 Cod. proc. pen.)
L’anno 1973 addì 22 del mese di maggio
In Milano Tribunale Ufficio Istruzione
Avanti al G.I. dr. Gerardo D'Ambrosio con la presenza del P.M. dr. E. Alessandrini
E’ comparso PAN Ruggero nato a Rossano Veneto (VI) il 18.1.1948 residente in Rossano Veneto in Via Monte Grappa, 1
Invitato quindi a nominare un difensore di fiducia e ad eleggere domicilio per le notificazioni risponde: Confermo la nomina dell'avv. Sandro Balduzzi, via Barberia 6 del Foro di Treviso - L'avv. Sandro Balduzzi elegge domicilio in Milano presso l'avv. Lucio Rubini, Via Podgora, 12/A.
Si dà atto che si procede all'interrogatorio con l'uso del magnetofono.
G.I. – Dunque Pan, lei si è presentato spontaneamente……
Pan – Sì.
G.I. – Vuole dare dei chiarimenti? Si è ricordato di qualcosa?
Pan – C’è un fatto che è apparso in questi giorni riguardo alla collocazione della data nella quale i fratelli Ventura mi portarono per la prima volta le armi.
Il giovedì dell’altra settimana, l’occasione era stata richiesta da un mio parente di venire da noi e siccome l’ultima volta che era venuto aveva soggiornato in casa di mia nonna….
G.I. – Il famoso parente venuto dalla Svizzera?
Pan – No. ….Allora si ricordano che quella volta li avevano portati ad alloggiare in casa di mia nonna, si trattava dell’estate ’68. E mia nonna in quei tempi non abitava in quella casa in cui abitava al tempo in cui furono portate le armi. Di conseguenza l’autunno successivo non me ne parlarono. Sembrava loro impossibile che avesse cambiato di alloggio durante l’autunno del ’68.
E così io invece ero convinto che la data in cui i Ventura mi avevano portato le armi forse fosse da collocare nell’inverno ’68. Quindi siamo andati a controllare l’allacciamento all’acquedotto e alla rete elettrica, e abbiamo visto invece che era impossibile che fosse così come io credevo.
E quindi, perché mia nonna è stata allacciata all’inizio di aprile ’69 in quella abitazione di via Roma, dove appunto poi io tenni le armi.
Di conseguenza la data in cui furono portate deve essere spostata a dopo aprile ’69.
G.I. – In che periodo del ’69?
Pan – Probabilmente inizio giugno.
G.I. – Quindi, primavera. Non in autunno come sostiene Ventura?
Pan – Assolutamente no. Perché c’è una data che è questa e poi c’è…..Io mi ricordo benissimo che quando lavoravo da Ventura, avevo fatto pressione in tutti i modi che venisse a riprendersi la roba sua.
G.I. – Lei da Ventura in che periodo ha lavorato?
Pan – Circa dall’agosto del ’69 al gennaio del ’70.
G.I. – Ma allora questo non esclude il fatto che le armi potessero esserle state consegnate in autunno. Perché se in ottobre…aveva novembre, dicembre e gennaio, al fine di ottenere da Ventura che venisse a riprendersi le armi.
Il ragionamento suo è logico. Ma fino a un certo punto. Se lei ha insistito con Ventura perché si riprendesse le armi nel periodo in cui è stato a lavorare lì, e siccome è stato dall’agosto ’69 al gennaio ’70….
Il fatto che lei abbia insistito, non dice che le siano state consegnate mai. Che siano state consegnate in autunno.
Pan – Il fatto è che io ero certissimo che si trattasse dell’inverno ’68-69. E non saprei come collegare altrimenti. Io capisco…….Potrei immaginare che dopo il maltrattamento di Freda, il posto, ecc. Ma più tardi no. Sono certissimo. Non ci sarebbe stato modo. Non avrebbe avuto nemmeno modo di ricattare.
G.I. – Dunque, attraverso questa ultima ricostruzione che lei ha fatto, le cose come sarebbero andate esattamente? Diamo per scontato che gliele hanno portate nel maggio-giugno. Che cosa le avrebbero portato?
Pan – Mi portarono una cassa, quella famosa cassa, nel maggio-giugno del ’69; mentre le due sacche mi furono portate in data molto più tardi.
G.I. – Quando?
Pan – Circa all’inizio del ’70.
G.I. – L’esplosivo sarebbe stato contenuto nelle sacche?
Pan – L’esplosivo, da quel che io ho saputo, nella sacca più piccola c’era l’esplosivo.
G.I. – Da chi l’ha saputo?
Pan – L’ho saputo durante il confronto tra Ventura e Comacchio in cui c’ero anch’io.
G.I. – Quindi questo esplosivo le sarebbe stato portato dopo i fatti del 12 dicembre?
Pan – Io voglio dire una cosa, questo fatto qui è stato la causa prossima. Cioè qui si è trattato effettivamente di un errore: la data. ….[…]….Quindi, quando mi portarono la cassa di armi, mi portarono un involucro più o meno di queste dimensioni….
G.I. – Del fascicolo?
Pan – Sì.
G.I. – Di carta?
Pan – D’imballaggio. Chiuso con carta gommata. Poi a dicembre, o a gennaio, mi portò invece quelle due sacche, di cui lei già sa, con in più quelle due pistole che furono poi dimenticate. E assieme a esse quei fogli…..
G.I. – Quali fogli?
Pan – Quei fogli che le dissi di aver visto, in cui c’era la lista dei militari. E poi c’erano delle vleine.
G.I. – Lei le lesse queste veline?
Pan – Io scrissi nella memoria, che i Ventura avevano trovato in casa loro in uno stipite, nella gamba del tavolo c’era una specie di apertura, si poteva aprire levando il cassetto, presero questo materiale, che però si vennero a riprendere molto prima.
G.I. – Queste veline?
Pan – Sì.
G.I. – Lei le ha lette queste veline?
Pan – Io ricordo quello che ho già scritto nella memoria.
G.I. – Cioè?
Pan – Uno, che c’erano delle fotografie e quella famosa frase “Z” che prevedeva attentati in alcune città italiane…..
G.I. – E lei non chiese mai conto di queste veline a Ventura? Erano delle veline piuttosto interessanti….Ha menzionato un certo “Z”……
Pan – O “Z” o “X”. Ma è già scritto nella memoria. Adesso, siccome volevo farla finita….
G.I. – Lei, queste veline le ha lette?
Pan – No. Ho adocchiato. Come posso dire averle lette…..Erano molto incomprensibili, indecifrabili….
G.I. – Avevano una veste particolare queste veline? Come erano fatte?
Pan – C’erano dei fogli di questo genere….
G.I. – Fogli di carta velina o carta extra-strong?
Pan – Di carta più fina.
G.I. – Di questo tipo?
Pan – Di quel tipo.
G.I. – E che c’erano sopra, sigle, numeri? Per ogni velina cosa c’era?
Pan – Non lo so questo.
G.I. – Ma le ha viste queste veline?
Pan – Sì.
G.I. – Le ha lette?
Pan – Un mucchietto…meno di questo.
G.I. – E cosa c’era scritto?
Pan – Quel che mi ricordo l’ho già detto. Erano abbastanza confuse. Cioè nel senso che sembravano abbastanza difficili a capire cosa c’era scritto.
G.I. – Ma dal contenuto di queste veline?
Pan – Di informazioni riservate.
G.I. – Lei cosa intende per informazioni riservate? Date da chi?
Pan – Questo non lo so.
G.I. – Qua c’è effettivamente una velina in cui si parla di “Z”. Lei non saprebbe riportare qua la veste tipografica di queste inquadrature di battute di queste veline che lei ha visto?
Pan – Cioè?
G.I. – Come era organizzata la velina…..
Pan – Era dattiloscritta.
G.I. – Tutta la pagina, metà pagina….?
Pan – Erano scritte un po’ larghe. C’erano delle fotografie: quelle di Pesce….e poi c’erano dei nomi di militari, scritti a mano. Riguardo alla velina non saprei….un foglio dattiloscritto, in genere scritto in largo. Se lo vedessi, lo riconoscerei.
G.I. – Questa Z come era? Era così?
Pan – O era X o era Z.
G.I. – Tra virgolette?
Pan – Una persona che si chiamava o Z o X.
G.I. – Che diceva questa persona?
Pan – Che prevedeva attentati nelle città italiane. Ma mi sembra di averlo anche scritto. E queste qui me le portarono assieme. Però se le ripresero presto. Io non chiesi motivo a Giovanni Ventura, a parte che non lo vedevo e poi sarebbe stato…Io non so come spiegarlo. ……..Avevo molti timori e degli stati d’animo…in quei momenti. E’ molto difficile capire per uno che…A un certo momento non vorrei essere stato come uno che avrebbe preferito al limite….perchè a ogni modo la cosa….
G.I. - Lo coinvolgeva.
Pan – E poi tutto nell’insieme, fino adesso. Di avere avuto sempre questo timore.
G.I. – E questi documenti le furono portati assieme alle due sacche dopo il 12?
Pan – Sì.
G.I. – Dopo gli attentati?
Pan – No. Non ricordo….
G.I. – Ma che furono portati, lei li vide quando le prelevarono da questa gamba di questo tavolino?
Pan – No. Mi furono portati e li vidi che li prelevavano dalla gamba di questo tavolino.
G.I. – Quindi lei era in casa di ventura?
Pan – Sì. Lavoravo da Ventura.
G.I. – Li prelevarono di là e dissero: Questi li porti a casa tua…. Glieli dettero la o li portarono loro?
Pan – Li portarono loro. Adesso non potrei dirlo….Comunque so che lo stesso giorno, senz’altro delle armi. E mi sembra di aver sentito Giovanni Ventura, di aver detto: “Guarda qua cosa c’era dentro! Per fortuna non l’hanno trovato”.
G.I. – A chi lo diceva?
Pan – Ad Angelo. Anzi si è arrabbiato con Angelo. Per questo ho pensato che effettivamente, cioè sono stato confermato nella mia opinione, che fosse stato in gennaio questo fatto qua.
G.I. – Dopo la perquisizione?
Pan – Esatto!
G.I. – Questo, però le sembra.
Pan – Questo, molto meno chiaro.
G.I. – A lei questi documenti che Ventura dice: “Guarda qua! Meno male che non l’hanno trovato”, se li porta a casa e non li legge nemmeno?
Pan – Li ho visti…li ho letti.
G.I. – Li ha letti tutti?
Pan – No. Li ho girati…ho guardato….Però la maggior parte sembrava un linguaggio da iniziati……Un convegno di giovani comunisti in Ungheria….e poi non ho maggiori ricordi….
Difesa – Quando il mio cliente nelle carceri di Treviso scrisse quel memoriale per il giudice Stiz a penna, e ovviamente non poteva farne una copia per me. Successivamente gli chiesi, dato che non potevo disporre subito, sebbene fosse il memoriale del mio cliente, dell’originale, che mi riassumesse per mio uso e consumo quel che aveva scritto nel memoriale.
Se lei mi consente, rileggo questo punto…….
G.I. – Sì.
Difesa – “So che vidi, a proposito dello stipetto, fra queste carte una lista di nomi di militari e due veline dattiloscritte, in alcune delle quali erano attaccate delle fotografie. Ricordo bene quella di Danilo….Alcuni fogli parlavano dei comunisti, altri di organizzazioni extraparlamentari italiane. ……….Ricordo questa frase: Z prevede in autunno attentati nelle maggiori città italiane, organizzati dal gruppo Monti…”.
Pan – Esatto! Il gruppo Monti. Però al giudice Stiz ho detto: “Sono sicurissimo. E’ impossibile che io non l’abbia scritto”.
Difesa – “In quella occasione i Ventura mi affrontarono, dicendo di avere delle armi che dovevano assolutamente sparire. Ma alla loro precisa domanda, ripeto, ho risposto che non ero assolutamente disposto a compromettermi ancora di più per causa loro.
Giovanni Ventura mi affrontò dicendo che un’eventuale scoperta da parte della polizia dei loro affari, avrebbe coinvolto me per il fatto che già possedevo delle armi loro. Risposi decisamente che non volevo saperne. Disse che era tardi per tirarmi indietro. Che dovevo a lui se Freda non era ritornato a impormi di mettere bombe. Che non potevo tirarmi indietro.
Effettivamente mi sentivo in cattiva coscienza per il fatto che bene o male la mia borsa era servita, ecc.”
P.M. – Ma lei quando l’ha avuto questo?
Difesa – Subito dopo la sua scarcerazione di Treviso.
P.M. – Un anno e mezzo fa.
Difesa – E’ l’unica copia praticamente.
G.I. – Fotografie di questo tipo?
Pan – No. Fotografie normali.
G.I. – Allora, questa pagina, numero 29, di questo fascicolo?
Pan – No. Non era di questo tipo. Ecco! Più simile a questa….Adesso non saprei….Se lei mi potesse mostrare…C’è scritto del Gruppo Monti? Perché io pensavo fosse quello delle confezioni Monti. Ecco! E’ questo senz’altro. Questa pagina mi ha colpito, perché messa così….
G.I. – Va bene!
Pan – Io spero che lei si accorga quando io ho qualcosa dentro lo stomaco, quando l’ho buttata fuori. Il discorso è questo qua: io mi sono fatto un esame di coscienza….Non so se è un discorso che può interessare, altrimenti passo ad altre cose.
G.I. – Beh! Ha fatto l’esame di coscienza, e allora?
Pan – Perché dopo l’ultimo incontro soprattutto mi ero messo in uno stato d’animo molto…..Siccome mi era quasi nato un senso di colpa, così ho parlato con alcune persone che mi conoscevano bene….Per me è chiaro. Non è che io abbia qualcosa da nascondere. Se effettivamente avessi delle responsabilità, non sarebbe neppure di lei, di questo tribunale, delle leggi, che io avrei paura. Purtroppo invece mi sono appropriato di certe idee…..
G.I. – Comunque, quali erano le altre cose da aggiungere?
Pan – Aspetti….le ho anche scritte. Ecco! Posso leggerle qualcosa se vuole.
G.I. – Sentiamo.
Pan – Il Ventura fece dei discorsi un po’ strani anche prima del ’69. Io lo conoscevo in qualche modo, era una persona molto strana. Esercitava su di me un notevole fascino. Era composto e serio. Era molto diverso da quel che lei può vedere adesso. Mi scrutava dentro.
Ho già detto che mi ero aperto del tutto a lui, e riconoscevo in lui una superiorità rispetto a me. Ricordo pezzi di discorsi…..Parlava di un gruppo di persone qualificate. Intendeva con ciò ai miei occhi persone progredite nelle sapienze avi, di cui anch’io mi occupavo.
Tuttavia in questo gruppo esisteva anche un aspetto operativo non meglio specificato. Ed ebbi l’impressione che per queste persone l’aspetto sapienziale fosse subordinato a quello politico o meta politico.
Un’altra volta si diede importanza di distribuire tali persone qualificate in punti chiave. Forse un discorso di attentati non fu fatto, oppure se fu fatto non lo ricordo. Una volta gli chiesi un parere riguardo una prospettiva buddista e mi rispose: “Non queste cose ti devono interessare. Ma come fare a pezzetti i nemici”.
Quanto alla libreria Ezelino e agli amici che aveva a Padova, credetti di capire si trattava di persone che affrontavano insieme la lettura di testi sacramentali. Infatti Freda aveva fama di essere quello che li leggeva e li commentava.
Tuttavia un discorso che il Ventura mi fece e di cui….delle Banche. Cioè nel ’69, circa il settembre o l’ottobre, il Ventura col suo modo di fare: “Potrebbe darsi….potrebbe essere…Il prossimo attentato potrebbero essere Banche”……………Questo discorso di Banche, insomma.
E poi c’è una cosa che ancora più mi stupisce, il fatto che quando scoppiarono le bombe di Piazza Fontana, io non pensai che fossero loro. In effetti io credevo, oppure supposi più tardi, che eventualmente loro fossero a conoscenza con le persone che ne sapevano di più su queste cose.
Ma non ho mai pensato a una loro partecipazione. E dove invece io persi su tutto fu nel carcere di Treviso, quando c’era la convinzione assoluta che avevano Comacchio, i particolari. Loro che conoscevano meglio di me il caso Lorenzon……
E poi appunto mi sono trovato in un certo momento in una situazione difficile da spiegare…..
Difesa – Questa non è una novità. Però a me avevi detto che avevi qualcosa da dire.
Pan – L’altra novità è questa: siccome quando mi furono portate queste seconde armi fui talmente preso di contropiede che, non potei portarle in casa di mia nonna ma in casa di mio zio, …[…]…E poi dopo un po’ le trasportai di là….
G.I. – Allora le portò lei non Ventura questo secondo stock di armi?
Pan – No. Con la macchina. Venne Angelo Ventura con la Mini.
G.I. – A casa sua?
Pan – No. Venne a casa di mio zio.
G.I. – Perchè lei abitava con suo zio?
Pan – No. Lei deve sapere questo: praticamente questa seconda volta portarono le armi, mi fu veramente imposto, costretto….Siccome mia nonna non era a casa e dovevo pur pigliare all’istante li portai a casa di mio zio. Dopo un certo tempo li portai da mia nonna, dove vennero a riprenderle. E di là, da mia nonna, poi vennero dimenticate quelle due pistole di cui lei sa. Una fu trovata da Ventura.
Ecco! Guardi, adesso posso dirlo effettivamente….Lei l’altra volta ha detto: “Si scarichi come Lorenzon!”. Posso dirlo chiarissimamente qua: non ho più nulla da aggiungere! Se vuole spiegazioni su queste cose, mi sono scritto tutto qua. Mi sono fatto un esame di coscienza e non posso più, neanche per la salute, continuare a tenere queste cose.
G.I. – Domande da fare?
Difesa – Volevo invitare il Pan ad essere più preciso su alcune circostanze. Perché mi pare che in questa sede abbia un po’ attenuato quel che mi ha detto. Siccome deve effettivamente scaricarsi, perlomeno deve farlo con maggior precisione.
Se lei mi consente, signor Giudice, io ritengo…… Penso che sia contenuto anche nell’altro memoriale quello che scriveva a proposito di Ventura. Perché poi lui ha continuato a parlare della solita faccenda, che Ventura aveva un atteggiamento più umano nei suoi confronti.
Disse: “Ebbi sempre la sensazione di questo fatto. Il Ventura stesso mi fece capire che mi avrebbero sì lasciato in pace, ma che io non potevo essere tranquillo, sapendo che ero a conoscenza di certe cose. Sono certo che anche le successive confidenze fattemi dal Ventura si inquadrano in questo tentativo di fami sentire in qualche modo legato a loro, e di farmi capire che questo tipo di rapporto era già quanto di meglio mi potessi aspettare.
Verso la metà del mese Giovanni Ventura, tuttavia, tornò sull’argomento delle bombe. Disse (mostrandomi un giornale dove trattava le bombe messe sui treni): “Queste le abbiamo messe noi”.
Approfittai, per tenere a Giovanni Ventura, persona che mi sembrava più dolce di Freda, un discorso analogo a quello che avevo tenuto a quest’ultimo; circa l’inutilità e l’assurdità di tali gesti.
Ventura risponde che nemmeno a lui piacciono queste cose. E tuttavia erano necessarie. Perché se tutti si fossero limitati allo studio, non ci sarebbe stata possibilità di azione politica. Mi ricorda a questo proposito certi suoi amici di Torino che sul piano politico avevano rinunciato a un genere di azione e si erano dati a tradurre e pubblicare libri.
E che per di più, si erano accasati e sposati. Aggiunse che non questo si addice al rivoluzionario, il quale doeve fare violenza a sé stesso, se necessario, pur di favorire la rivoluzione.
Anche lui disse che in subordine non vedeva connessione tra queste cose e la tradizione, ecc.”
Difesa- Ma vorrei che precisasse di più. Perché a me aveva detto qualcosa di molto più preciso a proposito delle seconde sacche, o della prima volta delle armi, circa l’esplosivo di cui abbiamo parlato prima: la confezione, carta con la gomma intorno…..
G.I. – Questo pacco quando le fu portato?
Pan – Assieme alla cassa.
G.I. – Cioè all’inizio?
Pan – Sì.
G.I. – E questo secondo pacco, lei non ha saputo mai che cosa contenesse questo pacco sigillato con strisce gommate?
Pan – Sì. Conteneva esplosivo.
G.I. – Che tipo di esplosivo conteneva?
Pan – Si trattava di una polvere esplosiva che non avrebbe riportato alcun pericolo, perché anche se la carta fosse andata a fuoco, essa avrebbe bruciato sciogliendosi e senza fare danno.
P.M. – Ha mai visto nello studio di Ventura una rivista di teologia della Università di……
Pan – No. Nello studio di Ventura si ricevevano le pubblicazioni dell’Unione Italiana per il progresso della Cultura.
P.M. – Pubblicazioni in francese non ne riceveva?
Pan – Non ho mai visto riviste in francese.
P.M. – A Torino chi frequentava?
Pan – A quanto diceva, quelli là delle Edizioni di Studi Tradizionali, via 25 aprile. Che erano tutte persone perbene, a giudicare da come ne parlava. Era gente che si era messa a tradurre i testi orientali e pubblicava la rivista di Studi Tradizionali. Infatti nella libreria di Ventura c’era tutta la serie completa di Studi Tradizionali. Si erano messi a tradurre testi sacri.
P.M. – Facciamo fare una fotocopia di quegli appunti.
Difesa – Di questi che ho letto?
G.I. – Sì.
Difesa – Volevo, sig. Giudice D’Ambrosio, se lei ritiene sufficientemente chiarita all’inizio di questo interrogatorio quella che è stata l’occasione per precisare queste date?
G.I. – Adesso verbalizziamo.
G.I. – Mi sembra di aver capito che era venuto uno zio.
Difesa – Dei parenti dalla Sicilia, che erano stati ospiti due anni prima. E hanno detto: “Se vengono dove li portiamo?”. – Come l’altra volta, la casa della nonna – Ma l’altra volta dove sono stati? In quella prima, o in quella dopo, della nonna?
Hanno incominciato ad avere dubbi su questo, e sono andati a vedere l’acquedotto quando era stato messo.
G.I. – Esattamente sarebbero andati nel ’68 una volta e sarebbero andati adesso….
Difesa – Nel ’68 in stazione sarebbe andato suo padre e li ha portati a casa della suocera, cioè della nonna. E nell’inverno ’68-’69 la nonna non abitava in via Roma.
G.I. – Ha mai sentito nominare Giannettini?
Pan – Ventura aveva un libretto di Giannettini.
G.I. – Quale libretto?
Pan – Un libretto rosso, che c’era scritto “Tattica della Rivoluzione”. Ne avrà avuti dei pacchetti di quei libretti lì.
G.I. – Che erano rossi?
Pan – Sì.
P.M. – Ma la copertina com’era?
Pan – In cartoncino. Forse ne avrò anch’io uno a casa. Forse l’avrò buttato via. Ma so che mi era passato per le mani.
G.I. – Saprebbe riconoscere questo librettino, se lo vedesse?
Pan – Sì. Era un po’ più grosso di questo qua, con delle scritte.
G.I. – Ha visto solamente questo?
Pan – Niente altro. Tutti quei nomi che sono apparsi, non li ho mai sentiti nominare.
G.I. – E sul fatto che Comacchio non le abbia detto del pacco, lei come lo giustifica?
Pan – Questo è stato il discorso che mi ha fatto Comacchio….
G.I. – Cioè?
Pan – Aveva visto sull’involucro del pacco il nome di una persona, che certamente a suo parere non aveva nulla a che fare con questi qua. Per cui, per non crearle dei disturbi, aveva eliminato la carta.
G.I. – Dove glielo disse questo?
Pan – In carcere.
G.I. – E non aveva parlato del pacco?
Pan – Non aveva parlato del pacco. Si vede che l’aveva messo insieme all’altro.
(Ultima riga mancante. Fine dell’interrogatorio di Pan Ruggero del 22 maggio 1973)