LE PERIZIE (sui godroni e sui silenziatori; la perizia sui timers; sui morsetti; la Bussoletta; sulle molle; sull’attacco “a vite” o a “faston”; ecc.) è un capitolo estremamente tecnico. Ci siamo permessi di saltarlo.

CAPITOLO XIX ISTRUTTORIA DEL GIUDICE EMILIO ALESSANDRINI DEL TRIBUNALE DI MILANO

 

RICHIESTA AL SID

 

 

1. La richiesta al SID

 

Le gravi affermazioni di Ventura circa il ruolo di Guido Giannettini, a suo dire agente del SID, per il quale egli Ventura si era infiltrato nel gruppo operativo di Freda, arrivando anche al punto di collocare degli ordigni, non potevano non essere controllate alla fonte. E infatti, con missiva del 27-6-73, il G.I. informando l’organismo dello sviluppo delle indagini, chiedeva al capo del SID quali rapporti il Servizio avesse avuto negli anni 1968 e 1969 con il giornalista Guido Giannettini e se fosse vero quanto affermato dall’imputato Giovanni Ventura nel corso dell’interrogatorio del 24-5-73.

 

La risposta del SID, nella sua lapidaria burocraticità non faceva che aumentare la perplessità. Il capo del SID, con la sua nota riservata del 12-7-73, comunicava di non poter aderire alle richieste, in quanto le notizie erano coperte dal segreto politico e militare.

 

A questo punto, il G.I. tramite il P.G. di Milano, inoltrava rapporto al Ministro di Grazia e Giustizia per rimuovere l’ostacolo costituito dall’asserito segreto.

 

Peraltro la procedura di cui all’articolo 352  u.c. C.P.P. era stata applicata per analogia, in quanto la norma la prevede espressamente solo nel corso dell’esame testimoniale. Per procedere contro il teste per reticenza è necessaria l’autorizzazione del Ministro di Grazia e Giustizia, il quale viene informato dal P.G. competente sulla base di un rapporto redatto dal Giudice.

 

2. La deposizione dell’ammiraglio Henke

 

Per uscire dalle secche procedurali veniva richiesto all’Amm. Eugenio Henke, attualmente Capo di Stato Maggiore della Difesa ed all’epoca Capo del SID, nella sua prerogativa di Grande Ufficiale, di indicare la data ed il luogo per rendere testimonianza. Il 24 ottobre 1973, l’ammiraglio Henke veniva informato dello sviluppo delle indagini e delle dichiarazioni del Ventura e quindi gli veniva chiesto quali notizie fossero pervenute al SID in ordine agli attentati dell’agosto 1969, ed in che epoca la confidenza su Merlino fu ricevuta dal SID. L’alto ufficiale dichiarava:

 

Per quanto riguarda la prima domanda, ritengo opportuno premettere che tra i compiti istituzionali del SID non rientra quello di svolgere indagini su fatti di cui si occupa la Magistratura e la Polizia giudiziaria. Naturalmente, su richiesta della P.G. ed in caso di attentati, possiamo attivare a titolo di collaborazione, anche le nostre fonti di informazione.

 

Per quanto riguarda gli attentati del 12-12-1969 non posso che riportarmi a quanto riferito al Giudice Cudillo con la mia nota 9-7-1970.

 

Per quanto riguarda gli attentati sui treni dell’8-9 agosto, non ricordo che siano state attivate le nostre fonti di informazione, né che ci siano giunte informazioni dai nostri confidenti. Una cosa però posso dire con assoluta certezza, e cioè, che se informazioni fossero giunte, sarebbero state immediatamente trasmesse agli organi di P.G. incaricati delle indagini.

 

Per quanto riguarda la seconda domanda, a distanza di tanto tempo, non posso ricordare il giorno in cui fu ricevuta dal Capo del C.S. di Roma l’informazione.

 

Per quanto riguarda infine la terza domanda, poss dire, con assoluta certezza, che in relazione agli attentati di cui Lei mi ha fatto mensione, nessuna informazione pervenne al SID, oltre quella riferita al dott. Cudillo. Devo ritenere, quindi, posto che tutte le informazioni di un certo rilievo venivano immediatamente a me riferite dai dirigenti dei vari settori, che Giannettini non abbia mai riferito né direttamente né indirettamente al SID informazioni sugli attentati. A me personalmente, peraltro, non è mai risultato che il Giannettini fosse o meno un informatore del SID. In quanto io, come Capo del SID, non conoscevo e non potevo conoscere l’identità degli informatori.

 

3. Il promemoria del SID in data 17 dicembre 1969

 

Dopo il colloquio con l’amm. Henke, il SID dava più ampia evasione alla richiesta del G.I. del 27-6-1973. Pur fermo restando il diniego di confermare o smentire eventuali rapporti con Giannettini (ciò in ossequio al principio connaturato in tutti i Servizi Informativi di non rivelare mai il nome delle fonti), il SID inviava una relazione informativa sul predetto (dalla quale risultavano anche i suoi collegamenti nel 1971 con il fuoruscito rumeno Parvulescu), nonché la fotocopia della notizia confidenziale ricevuta dal C.S. di Roma il 16 dicembre 1969 in ordine agli attentati del 12. Eccone il testo integrale:

 

17 dicembre 1969 – Secondo notizie confidenziali pervenute: - l’esecutore materiale degli attentati dinamitardi a Roma sarebbe l’anarchico Merlino Mario, per ordine del noto Stefano Delle Chiaie.

 

Il Merlino intenderebbe sostenere, in primo tempo, un proprio alibi secondo il quale, il 12 c.m. e nelle ore delle deflagrazioni degli ordigni, egli avrebbe compiuto una passeggiata e, se messo alle strette, dichiarare, come extrema ratio, che, in quelle ore di quel giorno, si sarebbe trovato con lo Stefano Delle Chiaie dal quale potrebbe essere sostenuto nel suo alibi. Quest’ultimo, invece, non si sarebbe trovato in compagnia del Merlino ed, anzi, sarebbe stato in tutt’altro luogo; 

 

- Il Merlino conoscerebbe bene il sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro in via San Basilio e suo padre sarebbe amico del direttore della Banca dell’Agricoltura di Milano;

 

- il Delle Chiaie avrebbe disposto che l’esecuzione a Roma fosse effettuata dal Merlino, avendo avuto ordine per tali attentati da tale Serac;

 

- il Merlino, per incarico del Delle Chiaie, dovrebbe essere anche l’autore materiale dell’attentato contro la Legione CC “Lazio”;

 

- Gli attentati all’Altare della Patria sarebbero stati compiuti per puro caso: gli ordigni erano destinati alle banche della zona, ma avendo queste già chiuso, gli attentatori se ne sarebbero disfatti collocandoli sul monumento. L’ordigno esploso alla Banca di Milano non avrebbe dovuto causare vittime umane, ma avrebbe dovuto esplodere quando la banca era chiusa. Per ostacoli frappostisi ai tempi di esecuzione dell’attentato, lo scoppio sarebbe avvenuto con anticipo;

 

- Non è improbabile  che altri simili attentati vengano effettuati prossimamente presso grandi magazzini.

 

Inoltre la fonte ha riferito che gli attentati avrebbero un certo collegamento con quelli organizzati a Parigi, nel 1968 e la mente organizzatrice degli stessi sarebbe tale Y. Guerin Serac, cittadino tedesco, il quale: risiede a Lisbona, ove dirige l’Agenzia “Aginter Presse”; viaggia spesso in aereo e viene in Italia attraverso la Svizzera; è anarchico, ma a Lisbona non è nota la sua ideologia; ha come aiutante tale Leroj Roberto - residente a Parigi – B.P. 55-83-La Seyne sur Mer; a Roma ha contatti con Stefano Delle Chiaie; ha i seguenti connotati: anni 40 circa, altezza metri 1,78 circa, biondo, snello, parla tedesco e francese; è certamente in rapporti con la rappresentanza diplomatica della Cina Comunista a Berna. – Merlino e Delle Chiaie avrebbero commesso gli attentati per farne ricadere la responsabilità su altri movimenti.

 

4. Le indagini sul promemoria

 

Poiché risultava che il C.S. aveva immediatamente trasmesso la confidenza ricevuta nel testo sopra redatto agli organi di Polizia Giudiziaria della Capitale, veniva interrogato il ten. Col. Pio Alferano, all’epoca Comandante del nucleo di P.G. dei CC. Di Roma, sulle indagini svolte dal suo Ufficio in base all’informazione ricevuta.

 

L’Ufficiale faceva presente di ricordare certamente l’interrogatorio di Stefano Delle Chiaie al riguardo, effettuato dai CC ed alla presenza di qualcuno dell’Ufficio politico della Questura; ma che comunque di tutte le indagini svolte esistevano gli atti agli uffici del Nucleo.

 

Ed infatti, ad un ordine di esibizione in tal senso del G.I., il magg. Ruggero Placidi, attuale Comandante del Nucleo, consegnava il fascicolo in questione, del quale il magistrato, dopo averne preso visione, disponeva l’acquisizione di alcuni documenti, tra cui la copia della notizia confidenziale e di accertamenti vari compiuti su Stefano Delle Chiaie nel novembre 1969. Nessuna indagine risultava invece svolta su Guerin-Serac e su Roberto Leroj.

 

Veniva pertanto ascoltato il ten. col. Giorgio Genovesi, all’epoca Comandante del C.S., il quale, nel confermare che era stato il suo Ufficio a ricevere, da fonte attendibile, le confidenze di cui al pro-memoria 17-12-1969,  pur escludendo che fosse stato Giannettini l’informatore, tuttavia dichiarava di non poter rivelare il nome della fonte. Affermava anche che il SID non aveva fatto alcuna indagine su Guerin-Serac e su Leroj, avendo investito la Polizia giudiziaria delle indagini.

 

Siccome risultava che anche l’Ufficio politico di Roma aveva ricevuto il suddetto promemoria del SID, si faceva richiesta a quell’Ufficio per conoscere eventuali indagini su quei nominativi. Ed infatti risultava che l’Ufficio politico (che metteva a disposizione tutti i fascicoli relativi), da vari anni seguiva ogni segnalazione relativa alla presenza in Italia di Guerin-Serac. Questi, la cui vera identità non era mai stata accertata in quanto utilizzava perlomeno cinque nominativi diversi, era comunque stato un ufficiale dell’OAS, che dopo lo scioglimento del gruppo ed i relativi processi in Francia aveva preso stanza a Lisbona dove, sotto il lavoro di copertura della Aginter Presse, in effetti dirigeva il movimento di destra “Ordre et Tradition”, improntato a programmi razzisti e terzaforzisti, collegato con quello italiano di Ordine Nuovo di Pino Rauti.

 

L’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno a sua volta produceva una dettagliata documentata relazione sui programmi e le finalità di “Ordre et Tradition”, soprattutto in riferimento alle finalità operative che in Italia venivano interpretate dagli uomini di Ordine Nuovo.

 

5. I documenti di Freda

 

Sulla base di queste notizie si prendeva in esame una pubblicazione sequestrata a Franco Freda il 9-4-1971. Si tratta di ciclostile datato 3 maggio 1969, in cui si parla di un congresso internazionale tenutosi a Barcellona dal movimento Nuovo Ordine Europeo che riecheggia le comuni finalità di Ordre et Tradition e di Ordine Nuovo.

 

Quello di Barcellona era indicato come il 10° congresso; i due precedenti erano stati tenuti nel ’65 e nel ’67 a Milano. Si richiedevano quindi all’Ufficio politico di Milano eventuali relazioni di servizio su quei due congressi e i nominativi dei partecipanti. Risultava così che a quello del 1965 si era messo in luce il Delle Chiaie, mentre in quello del 1967 si era evidenziata la figura di Roberto Leroj. Non va neppure taciuto in questo contesto che nel dattiloscritto sulle “bande autonome neofasciste”, (consegnato da Ventura a Comacchio e da questi trasmesso al giudice), che risulta corretto dalla scrittura di Freda, allorchè si parla di quest’ultimo, (ed in ultima analisi si deve ritenere una “autobiografia”), si dice che abbia contatti frequenti con la Legazione Cinese di Berna e, che anzi da quest’ultima avrebbe ricevuto il finanziamento per la pubblicazione del “libretto rosso”.

 

Inoltre, riferisce Ventura (e la cosa appare convalidata da una lettera di Freda a Fachini del 26-1-1970 acquisita agli atti), Freda, il quale era stato invitato dal Commissario Federale del M.S.I. di Padova, Gianni Swich, a tenere un ciclo di conferenze ai giovani iscritti sulla dottrina dello Stato, venne poi esonerato in quanto il Segretario nazionale del Partito, on. Giorgio Almirante aveva ricevuto informazioni riservate da alti ufficiali dei CC, secondo cui Freda era un agente maoista e che il SID stava indagando su di lui per un traffico di armi.

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