CAPITOLO XVIII ISTRUTTORIA DEL GIUDICE EMILIO ALESSANDRINI DEL TRIBUNALE DI MILANO
GUIDO GIANNETTINI
1. Comunicazione giudiziaria a Guido Paglia
Tra i punti più salienti della confessione di Ventura vi era la chiamata in causa del gruppo romano di Avanguardia Nazionale, con il preciso riferimento a due personaggi: Stefano delle Chiaie e Guido Paglia, entrambi già noti alle polemiche politico giudiziarie degli ultimi anni proprio in riferimento ad illazioni alla non estraneità ai fatti per cui è processo. In particolare, Stefano Delle Chiaie era ancora perseguito da un mandato di cattura del Giudice
Istruttore di Roma dell'agosto 1970 per l'imputazione di falsa testimonianza in relazione ai suoi rapporti con Merlino, imputato di strage, assieme a Valpreda ed altri, per i fatti di piazza Fontana. Il nome di Guido Paglia come collegamento romano di Freda era stato già fatto dal Ventura nell'interrogatorio, da lui richiesto, del 20-11-1972. Nel gennaio successivo era stata disposta nell'abitazione di Paglia una perquisizione nel corso della quale erano stati sequestrati vari documenti ed in particolare la minuta di una relazione indirizzata al Cav. Monti che riferiva di una inchiesta condotta dallo stesso Paglia, da Livio Pesce ed Enzo Tortora, tutti e tre giornalisti del gruppo editoriale Monti, per appurare la questione delle due lettere a firma di Lando Dell'Amico e Carlo Cavalli.
Nel contempo, si acquisiva un procedimento inviato in visione dal G.I. di Roma relativo al rinvenimento, il l0 gennaio 1970, di un portafoglio di Guido Paglia contenente, oltre i suoi documenti, anche alcuni fogli di appunti tra cui un elenco di esplosivi. A suo tempo, Paglia era stato interrogato dal P.M. di Roma ed aveva negato la proprietà degli appunti e quindi il procedimento era stato trasmesso al G.I. con richiesta di archiviazione ai sensi 74 C.P.P. Il G.I., disattendendo la richiesta,aveva disposto la formale Istruzione. Tra i fogli di appunti vi era anche un elenco di nomi e relativi numeri telefonici alcuni dei quali appartenenti ad elementi del noto circolo 22 marzo; la circostanza non era priva di interesse ed ad una più,approfondita disamina, il documento appariva scritto con grafia molto simile a quella di Mario Merlino. Inoltre nel foglietto degli esplosivi,.'faceva riferimento ad un notevole quantitativo di tritolo in saponette,e ciò richiamava quanto dichiarato dal Ventura circa la disponibilità di tritolo ("come biscottini") annunciata dal personaggio romano a Freda nell'incontro di Milano del 24 luglio 1969. In base a questi elementi, che parevano confermare la chiamata in correità fatta dal Ventura, veniva inviata al Paglia la rituale comunicazione giudiziaria per i reati consequenziali.
2. Il nome di Giannettini fatto da Paglia
Il 17-5-1973, Paglia veniva interrogato in merito, ma contestava nuovamente la proprietà dei fogli in questione (anche se sul retro di uno di essi vi era una apposizione di suopugno) e negava di aver mai avuto alcun rapporto con Freda, da lui neppure conosciuto. Invece, appariva di maggiore rilevanza. il confronto svoltosi nello stesso contesto tra Paglia ed i giornalisti Melega Gianluigi e Chiodi Roberto, nel corso del quale i tre, pur da differenti angolazioni, in conclusione convenivano sulla ricostruzione di un episodio. E cioè che Paglia, dopo che sui giornali erano trapelate indiscrezioni sul contenuto delle dichiarazioni fatte da Ventura nel corso della sua "confessione" del 17-3-1973,
aveva manifestato ai suoi colleghi cronisti della Sala Stampa presso il Palazzo di Giustizia di Roma, il suo timore di essere arrestato dal G.I. di Milano perché questi aveva ritenuto di identificare in lui il "giornalista romano di nome Guido" che aveva avuto a che fare con l'attività terroristica di Ventura. Quindi, parlando in separata sede con i due giornalisti sunnominati, aveva affermato, invece, che il Guido giornalista romano in questione era Guido Giannettini
e che anzi egli aveva cercato, senza riuscirvi, di prendere contatti con quest'ultimo per chiarire la vicenda.
A questo proposito è bene far rilevare che mai il Ventura, nel corso di tutti i suoi interrogatori aveva fatto riferimento a un Guido giornalista romano; sicché se ne doveva dedurre che le indiscrezioni riprese da Paglia erano state artatamente
messe in circolazione da persone a conoscenza dei rapporti tra Ventura e Giannettini.
3. La perquisizione a casa di Giannettini
Il nome di Giannettini che era stato fatto la prima volta da Lorenzon nel corso della sua deposizione al G.I. di Treviso allorché aveva riferito che le amicizie romane di Ventura erano costituite principalmente da Giannettini e Massari, era poi stato trascurato nel corso dell'inchiesta.Era riapparso, allorché, nella ricordata perquisizione del 10 - 1 – 1973 in casa di Ventura Luigi, era stata rinvenuta una agenda del 1969 del fratello Giovanni che recava gli indirizzi ed i numeri telefonici fra gli altri anche di Giannettini. Le informazioni prese al riguardo consentivano di stabilire che il medesimo, già segnalato negli atti dell’Ufficio Politico della Questura di Roma come estremista di destra appartenente alla formazione “Avanguardia Nazionale”, aveva preso alloggio in Padova la sera del 27 aprile 1969 scendendo presso l’albergo “Monaco”, lo stesso albergo menzionato da Pozzan a proposito dei due personaggi di Roma giunti a Padova per la riunione del 18 aprile precedente.
Un interrogatorio di Ventura (10 maggio 1973) sui vari nominativi delle agendine, aveva trovato l’imputato piuttosto indifferente su quello di Giannettini, da lui definito un pubblicista di destra, senza una collocazione politica ben precisa, studioso di storia, cui aveva indirizzato Lorenzon per la tesi su Céline, da lui conosciuto nel 1967 e con il quale aveva mantenuto generici contatti, senza mai, peraltro, frequentarne la casa.
Una perquisizione veniva effettuata il 15 - 5 – 1973 nella abitazione di Giannettini, che risultava essersi reso irreperibile da circa un mese.
Infatti Torchia Giorgio, titolare della Agenzia di Stampa “Oltremare” presso cui Giannettini prestava la sua collaborazione, riferiva che questi si era assentato da qualche settimana adducendo impegni professionali all’estero; aggiungeva ancora il Torchia che, nel maggio 1972, allorchè sul settimanale “Il Mondo” era apparso un articolo in cui si ipotizzava che la persona che aveva accompagnato Rauti alla nota riunione di Padova del 18 aprile 1969, era proprio Giannettini, questi, con i colleghi dell’”Oltremare” aveva negato di conoscere sia Freda che Ventura e si era ripromesso di sporgere querela contro il settimanale, rinunciando successivamente, valutati i pro e i contro, a questo suo intento.
In casa di Giannettini, dove il datario era fermo al 7 aprile 1973, si rinvenivano una serie enorme di documenti (di cui qualcuno, a titolo di esemplare, veniva sequestrato) che facevano pensare ad una persona dedita alla raccolta e alla catalogazione di notizie per lo più ritagliate sulle pubblicazioni specializzate, di carattere politico-militare.
Ma a far ritenere che l’uomo svolgesse un’attività più particolarmente spionistica era l’incarto di cui all’allegato relativo ad un suo viaggio in una nazione dell’Est, apparentemente come turista, ma in realtà per attingere notizie e prendere contatti con ambienti contrari al regime governativo.
4. Giannettini autore dei rapporti informativi di Ventura
Per quanto poi riguardava i suoi rapporti con Ventura, si rinvenivano:
a) dattiloscritti battuti con la medesima macchina da scrivere difettosa adoperata per le veline dei “rapporti informativi” trovati nella cassetta di sicurezza di Montebelluna;
b) i timbri con i tamponi rossi identici a quelli con cui erano state fatte le apposizioni sui frontespizi di alcuni rapporti; in più, risultavano adoperati tutti e solo i timbri relativi a quelle apposizioni;
c) numerosi fogli scritti a mano da Giannettini, la cui grafia era la medesima con cui erano state fatte alcune correzioni sui rapporti informativi di Ventura;
d) alcuni numeri del settimanale “Lo Specchio” in cui erano riportati sotto forma di articoli firmati da Adriano Corso, alcuni dei rapporti informativi. Un rapido accertamento presso la redazione del periodico, acclarava che Adriano Corso era uno pseudonimo di Guido Giannettini.
5. Le dichiarazioni di Ventura su Giannettini
Contestati a Ventura questi rilievi, nell’interrogatorio del 24 - 5 – 1973, l’imputato confermava che l’”amico italiano” che l’aveva presentato all’”amico rumeno” altri non era che Giannettini, autore anche dei rapporti informativi in suo possesso.
Appare opportuno riportare il testo del verbale di interrogatorio per analizzare le affermazioni gravi ed inquietanti fatte dall’imputato a tale proposito:
………. I nostri incontri ebbero ad oggetto scambio reciproco di informazioni. Del resto i rapporti si intensificarono solo successivamente, nel 1968 e 1969.
D.R. Ci scambiavamo informazioni di politica internazionale. Il Giannettini faceva il “consulente” per due organismi dello Stato.
D.R. Uno dei due organismi era lo Stato Maggiore della Difesa.
Domanda: qual è l’altro?
Risposta, dopo un lungo silenzio: il S.I.D. Il Giannettini forniva informazioni al S.I.D. nell’ambito di un rapporto organico. Rapporti più stretti egli aveva poi con il Capo di Stato Maggiore della Difesa Esercito.
Domanda: chi era?
Risposta, dopo lunga esitazione: il generale Aloja.
Domanda: che tipo di informazioni le forniva Giannettini?
Risposta: avevo un interesse editoriale e personale per avere notizie di politica internazionale relative agli aspetti meno appariscenti, ma più veri, dei fenomeni che determinano la politica internazionale. Il riferimento era soprattutto relativo alle operazioni del “partito americano” in Italia; le notizie fornitemi dal Giannettini in parte sono riportate sul libro “gli attentati e lo scioglimento del Parlamento”. Faccio presente che Giannettini ebbe rapporti solamente con le parti e gli organismi dello Stato di cui ho fatto menzione, che difendevano le istituzioni.
A tal proposito è necessario accennare alla contrapposizione di concezioni, impostazioni e vedute sui ruoli istituzionali e funzionali delle Forze Armate, interpretati e rappresentati dagli ambienti militari che facevano capo al generale De Lorenzo.
Il dissidio e la disparità di vedute tra questi due settori interni agli organismi di difesa dello Stato, riguardava proprio il delicato nucleo di interessi istituzionali proprio della repubblica democratica, che, se per l’uno ambiente (Aloja) doveva essere garantito e protetto sul piano costituzionale, per l’altro ambiente (De Lorenzo) era l’occasione per ipotesi e pratiche volte a modificare l’assetto istituzionale della Repubblica.
Giannettini si interessava ed operava per lo sganciamento delle posizioni italiane dalle cristallizzazioni di cui agli accordi sul Mercato Comune e la NATO; aveva in altri termini un atteggiamento molto vicino a quello della sinistra gaullista.
G.I.: Posto che fu il Giannettini ad avvicinarla e non lei a cercare il Giannettini, quale tipo di informazione il medesimo desiderava che lei gli fornisse?
Ventura, dopo esitazione: ottenne da me una serie di indicazioni su richiesta degli organismi per cui lavorava e di cui ho detto prima.
Domanda: che tipo di informazioni?
Risposta: sulla destra.
G.I.: Non mi pare che il Giannettini avesse bisogno di rivolgersi a Lei per avere informazioni sulla destra.
Risposta: le informazioni riguardavano una parte precisa della destra.
Domanda: quali informazioni fornì al Giannettini in concreto?
Risposta: in sostanza tutte quelle informazioni che io ho poi dato a Lei nei vari interrogatori.
G.I.: in sostanza fornì, quindi, a Giannettini tutte quelle informazioni che nel corso dei precedenti interrogatori, Lei mi ha detto di aver fornito al Redattore italiano di una rivista ed al suo amico rumeno.
Risposta del Ventura: In buona sostanza, sì.
Domanda: non era per caso il Giannettini la persona che le presentò il rumeno? Era il Giannettini che le dava i rapporti che poi sono stati sequestrati nella sua cassetta di sicurezza?
Risposta di Ventura dopo lunghissima esitazione: era Giannettini.
Domanda del P.M.: risponde Ventura: il rumeno esiste effettivamente e mi è stato presentato dal Giannettini.
Domanda: era Giannettini che scriveva le veline e i cosiddetti rapporti informativi segreti?
Ventura: era il Giannettini che li scriveva elaborando le informazioni del gruppo di informatori con cui era collegato. Non conosco altri informatori di Giannettini.
Domanda: a chi venivano date le veline?
Risposta del Ventura: il Giannettini le passava al SID; è certissimo che le veline furono sempre e tutte passate al “SID”, oltre, naturalmente, a tutte le altre informazioni passate verbalmente. Lo so perché me l’ha detto lo stesso Giannettini e perché mi risulta da altra fonte che in questo momento non voglio dire. Giannettini era in contatto anche con ambienti della sinistra gaullista francese ed una copia delle veline veniva consegnata anche a questo ambiente.
Domanda: di questo ambiente faceva parte Dominique De Roux?
Risposta: non lo so, bisogna chiederlo a Giannettini. Io so solo che Giannettini conosceva De Roux, tant’è vero che a quest’ultimo il Lorenzon fu presentato proprio da Giannettini.
D.R. E’ probabile che io abbia incontrato Giannettini nel dicembre 1969, prima del 12. Certamente, comunque, l’ho incontrato nei giorni immediatamente successivi alla strage, una seconda volta, dopo che era stata eseguita la perquisizione a casa mia, o meglio, dopo che ero stato sentito dalla polizia.
La prima volta seppi dal Giannettini che il giorno 13 vi era stata una riunione al Ministero degli Interni nel corso della quale si era delineato un contrasto tra Vicari (Capo della Polizia) ed il Ministro Restivo.
Vicari aveva sostenuto che bisognava orientare le indagini a destra e Restivo voleva, per motivi strettamente politici, che la responsabilità degli attentati fosse attribuita al più presto ad un ambiente di sinistra. Ricordo in particolare che questa notizia mi colpì e mi nauseò per il fatto che sul sangue ancora caldo delle vittime, si prendessero delle posizioni politiche così precise, aprioristiche e strumentali.
D.R. Quando dissi a Lorenzon che solo due persone potevano aver dato notizia sul mio conto, provocando la perquisizione, facevo riferimento a Giannettini ed al romeno. Non sospettai mai di Freda, perché alcuni fatti contestatimi non erano da questi conosciuti.
D.R. Nel corso dell’incontro avuto con Giannettini alla fine di dicembre, parlai ovviamente della perquisizione e dell’interrogatorio che avevo subìto. Il Giannettini si mostrò stupito, ma soprattutto stizzato per la notizia relativa all’abbattimento di Nixon,o, meglio, del tentativo di lanciar bombe sul gruppo che si dirigeva verso l’elicottero.
Il Giannettini infatti pensava che, essendo questa notizia molto riservata, potessero derivarne per lui deterioramenti nei rapporti di reciproca informazione che aveva con ambienti tedesco-orientali.
Erano stati proprio questi ambienti tedesco-orientali, infatti, a dare notizia del tentativo che sarebbe stato posto in essere contro Nixon nel momento in cui si sarebbe avviato all’elicottero.
D.R. Giannettini conosce la lingua tedesca.
D.R. Ho mostrato qualche volta i rapporti, ma solo in due occasioni ho consegnato fotocopie degli stessi. Una prima volta, credo nel luglio 1969, consegnai fotocopia di tutti i rapporti che allora avevo a Sartori a Napoli. Il Sartori a sua volta, come egli stesso mi disse, li passò all’Ambasciata Albanese. Della cosa è a conoscenza anche Quaranta in quanto il Sartori disse di aver consegnato la fotocopia dei rapporti per l'Ambasciata Albanese anche a Quaranta.
Dopo la mia scarcerazione avvenuta nel 1971, anzi preciso nel 1970, altra fotocopia di tutte le veline fu consegnata da mio fratello o da Franzin alla “Legazione Commerciale Cinese". Poiché Franzin negherà questa circostanza, si faccia descrivere da mio fratello la sede della Legazione Cinese. Preciso che Quaranta, che era stato in Cina, suggerì di portare alla Legazione Commerciale le fotocopie delle veline, ed altri documenti politici che riguardavano la scuola e la situazione politica in Italia.
D.R. Quaranta era a conoscenza del mio rapporto con Giannettini e sapeva che io mantenevo questo rapporto oltre che per fornire informazioni sul gruppo Freda, anche per entrare in contatto attraverso canali francesi e romeni, con Pechino, per fini politico-editoriali. Del resto, quando io fui scarcerato per la prima volta e quando i rapporti non erano stati sequestrati, cercai di entrare in contatto con ambienti comunisti, dapprima con il senatore Gianquinto e quindi con il senatore Terracini. L'episodio delle armi purtroppo fece precipitare la situazione e questi contatti non si svilupparono. Riuscii, cioè, a parlare con Gianquinto. Ma non con Terracini, con il quale peraltro era già stato preso un appuntamento. Intendo precisare che nei periodi durante i quali sono stato detenuto, i rapporti con Giannettini sono stati mantenuti da mia sorella Maria Angela. Intendo precisare che quando ricordai il nome di Guido Paglia, attraverso mia sorella, feci chiedere al Giannettini se fosse proprio quello il nome che gli avevo passato a suo tempo. Il Giannettini confermò a mia sorella che il nome che io avevo passato era proprio quello di Guido Paglia ed aggiunse che, da altro canale, aveva saputo che collegato a Paglia vi era Adriano Thilgher. Questo nome, invece, a me non diceva niente in riferimento agli attentati in quanto a tale proposito il nome non mi fu fatto mai da Freda.
Lo scopo per il quale ho avvicinato ambienti ufficiali del partito comunista riguardava l’esigenza di chiarire in sede politica, attenta e sicura, tutta la complessità dei fatti sopra riportati.
6. Le testimonianze di Franzin e Quaranta.
Queste dichiarazioni di Ventura, soprattutto per la parte relativa ai suoi rapporti con Giannettini ed indirettamente con il SID, il quale, in ultima analisi sarebbe stato sempre informato dell’attività terroristica del gruppo Freda nel corso dell’anno 1969, dovevano essere ovviamente verificate con la necessaria attenzione.
Venivano quindi, innanzitutto, assunte le testimonianze di Franzin Elio e Quaranta Mario, autori di quel libro “Gli attentati e lo scioglimento del Parlamento”, edito da Ventura nell’autunno 1970, l cui proposizioni parevano echeggiare il contenuto dei “rapporti informativi” e le attuali dichiarazioni dell’imputato.
I due, esponenti qualificati di quella sinistra extraparlamentare di Padova, di orientamento filocinese (il Quaranta era stato a suo tempo in Cina, su invito del Partito Comunista Cinese) davano una versione dei fatti sostanzialmente conformi; in particolare dichiaravano di aver conosciuto Ventura verso l’ottobre 1969, allorchè questi aveva messo a disposizione i locali della sua libreria di Treviso (SBL) per farvi tenere una conferenza a Franzin. Verso il giugno del 1970, aveva loro manifestato il progetto di pubblicare, come editore, una collana economica ispirata al pensiero democratico e socialista. In questo contesto, Ventura aveva stampato il loro libro “Gli attentati….”, dopo che si era presentato loro come angosciato delle accuse “pazzesche” di Lorenzon ed aveva avuto da parte del Sartori (leader del Partito Comunista d’Italia - marxista leninista – linea rossa) l’assicurazione sulla genuinità dei suoi sentimenti democratici.
Escludevano però di aver utilizzato per la stesura del libro, le schede dei “rapporti informativi” che Ventura non aveva mai dato loro, ma di cui solo genericamente aveva parlato il Sartori al Quaranta. Le uniche schede ricevute erano quelle relative alle bande autonome fasciste (di cui all’appendice del volume) del gruppo di Freda, che a dire del Ventura, gli erano state date dall’Agenzia di Stampa “Oltremare” di Roma. Dei rapporti dell’imputato con il Giannettini e della loro finalità erano venuti a conoscenza soltanto nel marzo del 1973, allorchè era giunto a Padova il giornalista Piero Sanavio del settimanale “Il Mondo” e si era incontrato con loro per uno scambio di opinioni. In quell’occasione, il giornalista aveva loro detto che la persona con cui il Ventura aveva dei collegamenti era “Giovannetti” o “Giovannini” pubblicista de “Il Secolo”, il quale, a sua volta, era legato a Dominique De Roux, titolare della Casa Editrice l’”Herne” di Parigi, sospettato di essere un agente della CIA e fratello dell’avvocato De Roux, difensore di quelli dell’OAS.
Sanavio intanto era in grado di riferire ciò su De Roux, in quanto egli aveva pubblicato un suo studio presso quell’editore.
Dopo questo incontro, Franzin aveva visto la sorella del Ventura, Maria Angela e l’aveva esortata a convincere il fratello a dire ai Giudici la verità sulle veline prima che questi ci arrivassero attraverso le loro indagini.
Dal verbale di interrogatorio di Franzin del 15 - 6 – 1973: Ad un certo punto dissi a Mariangela, spazientito: senti, dì a Giovanni che parli perché i Giudici lo sanno già; sanno di Dominique De Roux, sanno che le veline sono sue (così credevo!). La Mariangela disse quindi: “ma io non vorrei che fossero del SID”.
Assunsi un atteggiamento scettico ed incredulo ed a questo punto la sorella di Ventura….accompagnandomi a piedi verso il Pedrocchi, mi raccontò tutto. Mi disse che le veline erano del SID, perché ella si incontrava con Giannettini, che sicuramente lavorava per il SID. Mi disse ancora di essere andata a chiedere a Giannettini di fare altre veline in modo che si vedesse che erano documenti di “sinistra”. Aggiunse che c’era un problema tecnico, quello della macchina da scrivere, perché i caratteri dovevano essere identici a quelli dei rapporti sequestrati. Parlò di una “Olivetti” dell’ufficio postale di Roma.
Credo che la sorella di Ventura abbia parlato a seguito di un equivoco. Io avevo fatto considerazioni di apprezzamento sulle veline (quelle delle bande neofasciste) ed avevo fatto il nome, accanto a quello di De Roux, di “Giovannetti”. Lei mi disse: “ma tu il libro di Giannettini l’hai letto?”, evidentemente capendo Giannettini per Giovannetti. La Mariangela aggiunse pure che Giannettini le aveva detto che “loro” potevano fare scappare Ventura. Non solo; mi disse anche che lei, Giudice, aveva cercato di farsi ricevere dal Capo del SID, ma che questi aveva rifiutato (così le aveva detto Giannettini).
P.M.: Effettivamente ci dissero che non c’era.
Teste: La Mariangela mi disse ancora che, a dire di Giannettini, assolutamente il SID avrebbe impedito la costituzione di un nuovo governo di centrosinistra.
D.R. Queste cose le disse allorchè io insistetti a che Ventura parlasse. Ella mi disse: “Ma guarda che il SID protegge Giovanni, hanno detto che possono fare fuggire Ventura quando vogliono e rifiutano di collaborare con D’Ambrosio”.
D.R. Gli incontri tra Mariangela e Giannettini avvenivano, a detta di lei, sempre in maniera molto complessa e mai a casa di Giannettini; non so se avvenissero tramite Massari. Mariangela però mi disse che Massari le aveva detto che Giovanni non doveva assolutamente fare il nome di Giannettini e che lui poteva trovare un altro avvocato al posto di Ghidoni. Ciò sempre nel contesto del discorso che io facevo perché parlasse.BLei, come sua madre, del resto, temevano sul serio che se Ventura avesse parlato, sarebbe stato ucciso mentre, in caso contrario, il SID lo avrebbe protetto.
Inoltre il Franzin ammetteva di essersi interessato, su sollecitazione di Angelo Ventura, a presentare Comacchio alla Legazione Commerciale Cinese di Roma, per la vendita di macchine da maglieria. Escludeva, però, di aver consegnato alla Legazione le copie delle veline, di cui, per di più, all’epoca (1971), ignorava l’esistenza.bvFranzin riferiva anche che, dopo la prima incarcerazione, questi, nel contesto di un discorso sulla efficacia politica di un’azione terroristica, aveva esclamato: “Io ho messo le bombe sbagliate!”.
Entrambi i testi, infine, facevano notare la convergenza, di orientamento culturale tra la N.S. (la casa editrice di Ventura e Massari) e le “Editions de l’Herne” (di Dominique De Roux) e che il libro, recentemente pubblicato da Massari sui movimenti anarchici in Italia, sembrava aver utilizzato informazioni del tipo di quelle che forniva Giannettini.
7. Atteggiamento di Freda
In tutta questa fase (dalla “confessione” di Ventura alla identificazione di Giannettini), Freda, sottoposto a tre interrogatori (7-4-1973; 5-5-1973; 25-5-1973), manteneva quel suo atteggiamento distaccato. Dinnanzi alle accuse, pesanti, mossegli da Ventura, egli si limitava ad affermare che questi era un mentitore, un “sicofante” ed un calunniatore, dinanzi alla esibizione dell’appunto relativo alla telefonata a Rauti e Maggi per la perquisizione subita da Ventura il 18-12-1969, non dava alcuna spiegazione, ma dichiarava solo che “se il Giudice ritiene di aver già acquisito la prova, non vedo che ragione abbia di provocare una mia risposta” (fol. 6 dell’interrogatorio 5-5-1973); alla domanda se conoscesse Giannettini, rispondeva affermativamente e che anzi aveva rapporti di amicizia con lui, il quale un paio di volte che era passato per Padova, era andato a trovarlo; sapeva che era autore dell’opuscolo “Tecniche della guerra rivoluzionaria” e, quindi, un esperto di cose militari; comunque, gli sembrava strano che potesse essere un Agente del SID. Infine, escludeva anche ogni suo rapporto di intimità con Delle Chiaie e Paglia, conosciuti da lui in epoca lontana e non più frequentati.
Soltanto in relazione alla incriminazione di Claudio Orsi per gli attentati sui treni, esclamava: “Le dò la mia parola d’onore che Claudio Orsi non c’entra assolutamente niente!”; al che il G.I. gli aveva fatto osservare che intanto la sua assicurazione sulla estraneità di Orsi avrebbe potuto aver valore, in quanto egli avesse ammesso di aver organizzato o comunque partecipato agli attentati oppure di conoscere chi li aveva organizzati ed eseguiti.