CAPITOLO X ISTRUTTORIA DEL GIUDICE EMILIO ALESSANDRINI DEL TRIBUNALE DI MILANO
GLI INDIZI PER LA STRAGE
1: Gli avvisi di procedimento
2. Gli indizi
3. Gli atti all’A.G. di Milano
4. Le lettere di DELL’AMICO
5. Scarcerazione di RAUTI
6. Deposizione testimoniale di Attilio, Bruno RIFFESER, Carlo CAVALLI e ing.ZONI
1) Gli avvisi di procedimento
La ritrattazione di POZZAN, peraltro, non veniva ritenuta valida dal G.I. e veniva spiegata come dettata da quel clima di paura, che già era stato posto in rilievo dal PAN nel suo memoriale e che trovava ulteriore conferma nel comportamento processuale di altri coimputati minori, quali ad esempio, BALZARINI e TONIOLO.
Anzi, a questo punto, il G.I. di Treviso, sulle conformi richieste del P.M., ritenuto che dalle indagini fin lì svolte erano emersi indizi tali da concretizzare l’ipotesi che FREDA e VENTURA fossero responsabili degli attentati anche del 12 dicembre (i quali non erano altro che la logica progressione di tutti i precedenti già contestati e che trovavano origine dagli accordi eversivi di cui la riunione padovana del 18.4.1969 era stata un esempio), inviava avvisi di procedimento in ordine al reato di strage ed a quelli consequenziali non solo a FREDA e a VENTURA G. ma anche a RAUTI, in quanto, allo stato, si doveva ritenere operante il comune piano eversivo, anche per il 12 dicembre.
2) Gli indizi
Gli indizi relativi, fino a quel momento acquisiti, possono così riassumersi:
Possesso da parte degli imputati di armi ed esplosivi anteriormente al 12.12.1969, provato dalle seguenti risultanze:
a) ritrovamento delle armi in casa del MARCHESIN e dei 35 candelotti di dinamite indicati da COMACCHIO e zanon, occultati in relazione alla strage (confessione PAN);
b) dichiarazioni di LORENZON concernenti le armi da guerra viste, verso la fine del settembre 1969, nell’appartamento di VENTURA in via Manin di Treviso: armi simili, ma non identiche a quelle poi rinvenute presso MARCHESIN;
c) le dichiarazioni di PAN relative alla proposta fattagli da FREDA di affittare un appartamento da adibire a deposito di esplosivo (fine aprile 1969);
d) le dichiarazioni di COMACCHIO (confermate dalla deposizione del vigile urbano di Crespano del Grappa – 8v.Vol.VIII fol. Del 9.3.1972) – relative alla ricerca, da parte di Angelo VENTURA nel febbraio 1970 di un rustico sulle alture del Montello da adibire a nascondiglio delle armi.
Ricerca ed acquisto, da parte degli imputati, di congegni a tempo (timers) dello stesso tipo di quelli usati in tutti gli attentati del 12 dicembre 1969; acquisizione di nozioni tecniche per la loro utilizzazione; approntamento di un timer con un circuito elettrico a pila; ricerca di cassette metalliche, provati dai seguenti elementi:
a) acquisto da parte di FREDA, intorno al 20.9.1969, di n.50 timers da 60’ in deviazione, marca DIEHL, presso la ditta Elettrocontrolli di Bologna che li aveva a sua volta ricevuti dalla ditta GAVOTTI di Milano (vedi in proposito le registrazioni telefoniche di FREDA con FABRIS e la Elettrocontrolli di Bologna del 19.9. 1969; le dichiarazioni di FABRIS, l’originale della fattura in data 18.9.1969 della ditta Gavotti di Milano)
b) dichiarazioni del FABRIS relative all’”amico di Treviso” per conto del quale FREDA avrebbe comprovato i cogegni, nonché dalla visita di VENTURA nello studio di FREDA, colloquio dei due sui timers, ricezione da parte di VENTURA di un timer consegnatogli da FREDA;
c) dichiarazioni di FABRIS relative alla richiesta di FREDA di consigli tecnici per ottenere con i timers, appositamente collegati a pile, l’incandescenza di un filo nichel-cromo al termine della corsa del temporizzatore nonché richiesta di acquisto (poi effettuato) di m.5 di filo nichelcromo (settembre-ottobre 1969)
d) dichiarazioni di LORENZON sull’esibizione, da parte del VENTURA, verso la fine di settembre 1969 (e quindi in stretta concomitanza con l’acquisto fatto da FREDA) di un timer già collegato con dei fili ad una batteria elettrica, con l’avvertenza che era già pronto per l’uso;
e) dichiarazioni di COMACCHIO relative alla proposta fattagli dal VENTURA, ai primi dell’ottobre 1969, di esercitarsi all’impiego, in ordigni esplosivi, di un tipo di temporizzatore (un timer di fabbricazione tedesca identificato poi in quello della DIEHL in deviazione) che nel contempo gli consegnava;
f) dichiarazioni del FABRIS circa l’intendimento di FREDA di utilizzare i temporizzatori in cassette metalliche ermeticamente chiuse e la ricerca di un tipo delle dimensioni di circa 20 x 20 cm.;
g) dichiarazioni di PAN relative alla richiesta fattagli dal VENTURA, verso il settembre 1969, di procurargli delle “scatole di ferro”, con riferimento ai discorsi già fattigli in occasione degli attentati sui treni dell’agosto, dove erano state adoperate delle cassette di legno, come contenitori, che invece, per i futuri attentati, dovevano essere sostituiti con contenitori metallici, allo scopo sia di provocare un danno maggiore sia di evitare il rischio che gli ordigni eventualmente inesplosi potessero essere esaminati dagli inquirenti (“che qualche poliziotto furbastro potesse metterci il naso”);
h) dichiarazioni dell’ing. Teonesto CERRI relative allo impiego, in tutti e 5 gli attentati del 12 dicembre, di timers della Dhiel da 60’ come temporizzatori e di cassette metalliche portavalori come contenitori.
Anticipata conoscenza degli attentati da parte di Angelo VENTURA, provata da:
a) dichiarazioni di COMACCHIO relative alla confidenza ricevuta da VENTURA Angelo, alcuni giorni prima del 12 dicembre 1969 quando gli aveva detto: “tra poco sarebbe avvenuto qualcosa di grosso; in particolare una marcia di fascisti a Roma e qualcosa che sarebbe avvenuta nelle banche”;
b) dichiarazioni della ZANON Ida relative alla visita fattale da VENTURA Angelo la mattina del 12 dicembre presso i magazzini COIN di Padova ove lei prestava servizio come commessa e successivo invito alla stessa di ricordare quella circostanza: donde il sospetto di precostituzione di un alibi;
Viaggio in incognito di Giovanni VENTURA il giorno 11 dicembre; reiterati viaggi a Roma nei giorni precedenti;presenza di VENTURA a Roma il giorno 12 dicembre, provato da:
a) accertamenti presso l’ufficio notifiche della Questura di Roma relativi ai soggiorno alberghieri del VENTURA;
b) dichiarazioni di LORENZON (“telefonai l’11 dicembre a casa di VENTURA a Castelfranco e mi rispose la nonna dicendomi – dopo aver osservato che a me, in quanto amico del nipote poteva confidare la cosa – che Giovanni era da poco ritornato a casa e subito era ripartito, forse per Milano”);
c) dichiarazioni di POZZAN circa il viaggio da Padova a Roma del VENTURA G., in treno, la mattina del 12 dicembre 1969;
Affermazioni di VENTURA Angelo il pomeriggio della strage, provato da:
dichiarazioni di PAN in relazione alla visita fattagli da Angelo VENTURA verso le ore 17/18 del 12 dicembre, quando lo aveva raggiunto nella sua abitazione e tutto trafelato gli aveva detto: “E’ successa una carneficina: però mio fratello non c’entra”.
Affermazioni di VENTURA Giovanni all’indomani della strage, desunte da:
dichiarazioni di LORENZON in relazione ai commenti alla strage fatti da VENTURA nel pomeriggio del 13 dicembre, al ritorno da Milano, quando gli aveva detto che la strage era stata frutto di un errore, che a Milano le cose non erano state organizzate bene, e che non si rendeva conto del perché l’ordigno inesploso non avesse funzionato, lamentandosi anche che nessuno si fosse mosso né da destra né da sinistra, e che pertanto sarebbe stato necessario fare qualcosa d’altro.
Ancora le dichiarazioni fatte da VENTURA al LORENZON circa i suoi incontri prima e dopo il 12 dicembre con una persona (forse a Milano) che lo aveva messo al corrente del programma di eseguire attentati in luoghi chiusi e che in seguito si era dimostrata amareggiata per l’avvenuta strage; propositi manifestati dal VENTURA di limitarsi in futuro ad agire esclusivamente quale finanziatore, visto quello che era successo.
Disegno del sottopassaggio della B.N.L. di Roma, provate da:
dichiarazioni di LORENZON sullo schizzo del sottopassaggio della B.N.L. disegnato da VENTURA alla sua presenza il 4.1.1970, con il commento relativo ai rischi corsi dall’attentatore sia per il posto sia per il breve margine di tempo in cui era stata collocata la bomba.
3) Atti all’A.G. di Milano
Tutti gli atti del procedimento venivano trasmessi all’A.G. di Milano, competente in ordine ai fatti di strage del 12 dicembre, e, per connessione, di tutti i fatti rilevati nel corso dell’istruttoria.
4) Le lettere di DELL’AMICO
Unitamente a tutti gli altri atti dell’istruttoria, il G.I. di Treviso trasmetteva due lettere che un giornalista del quotidiano “PAESE SERA” il giorno 17.3.1972 gli aveva prodotto dopo che in un plico anonimo erano state recapitate alla redazione del giornale.
Entrambe, scritte su carta intestata “CAMERA DEI DEPUTATI” – Giornalisti parlamentari – “ in sostanza si riferivano a dei contatti tra RAUTI e l’industriale petrolifero Attilio MONTI ed ad un finanziamento di L. 18.500.000 effettuato dal secondo al primo.
L’interesse delle lettere per la istruttoria in corso qualora ne fosse stata stabilita l’autenticità era evidente, ove si tengano presenti anche i riferimenti al ruolo del gruppo industriale MONTI (contenuto nelle riportate schede dei rapporti informativi trovati in possesso del VENTURA) quale finanziatore di una certa strategia politica che non escludeva anche una serie di attentati da effettuarsi nell’arco del 1969.
La prima lettera, datata Roma 7.7.1969, a firma dell’avvocato Carlo CAVALLI, indirizzata al “Cavaliere del Lavoro Attilio MONTI Presidente Poligrafici – il Resto del Carlino – BOLOGNA.
Il dattiloscritto dice:
“Illustra Cavalier MONTI, dopo il colloquio con DELL’AMICO e RAUTI ho capito bene la natura ed i limiti dell’iniziativa. Per il mio campo, sono a disposizione: felice soprattutto di collaborare con Lei “(Avv. Carlo Cavalli)”. Quindi, a mano, “Cordialmente Cavalli”.
La seconda, anch’essa dattiloscritta, con la sola firma “Lando Dell’Amico” redatta a mano, e datata 18 settembre 1969 e indirizzata al “Comm. Bruno Riffeser, Direttore Generale SAROM Grattacielo Galfa – Milano” dice:
“Carissimo Riffeser, ho versato, come d’accordo, L.18.500.000 (diciottomilioni-cinquecentomila) al giornalist Pino RAUTI con assegni “Credito Italiano” del 16 u.s. Se debbo conteggiare l’uscita per la “Montecitorio”, dovrei reintegrare la somma con la procedura normale di fine mese in conto Eridania.
Va da sé, come ho fatto notare stamane per telefono al Cav. Monti, che per esborsi straordinari di questa entità non sono ancora attrezzato.
Per il giornalista Stinchelli, a Parigi, tutte le passate collaborazioni sono state saldate, chiuse. Ho spedito a Bologna le notizie per l’On. Preti che, dalla “Poligrafici”, aveva richiesto l’amico Ing. Zoni. Sono, purtroppo, incomplete, ma controllatissime.
Cari saluti ed a presto rivederci a Roma. “(Lando Dell’Amico)”.
5) Scarcerazione di RAUTI
Il Magistrato milanese, pertanto, proseguiva l’istruttoria su tre direzioni:
1) ulteriori accertamenti in relazione ai timers (acquistati da FREDA ed ai quali era cointeressato VENTURA) con riferimento al possibile loro utilizzo nella strage del 12 dicembre;
2) accertamenti relativi alla fonte dei rapporti informativi trovati in possesso del VENTURA, nei quali, per quello che più direttamente concerneva i fatti in esame, si prevedevano espressamente una serie di attentati terroristici come momento di una particolare strategia politica in svolgimento;
3) Accertamenti sulla posizione di RAUTI e sui suoi legami con eventuali finanziatori.
Su quest’ultimo punto, da una parte si disponevano indagini alla Guardia di Finanza sugli assegni circolari del Credito Italiano richiesti il giorno 16 settembre 1969 (che peraltro non davano esito particolare); dall’altra, all’esame testimoniale del Direttore e quattro redattori del quotidiano “IL TEMPO”, i quali, sulla base della ricostruzione delle edizioni del giornale nei giorni 18, 19 e 20 aprile, assicuravano la presenza di RAUTI in Roma, nella Redazione del giornale, nelle ore serali e notturne del 18 aprile 1969.
Pertanto il G.I., il 24 aprile 1969 sulle conformi richieste del P.M., ordinava la scarcerazione del RAUTI per insufficienza di indizi, ma, permanendo motivi di sospetto, stanti le precise e reiterate dichiarazioni di POZZAN (che non potevano essere annullate da una successiva, immotivata ritrattazione) poneva all’imputato l’obbligo della presentazione settimanale al Commissariato di zona.
Il 7 maggio successivo, RAUTI veniva eletto deputato al Parlamento nelle liste del partito MSI-DESTRA NAZIONALE e così veniva esonerato da quell’obbligo.
6) Deposizione testimoniale di Attilio MONTI, Bruno RIFFESER, Carlo CAVALLI e Ing. ZONI
Peraltro, nel frattempo, al fine di controllare l’autenticità delle lettere prodotte dal PAESE SERA, erano stati interrogati, come testi, LANDO DELL’AMICO (che disconosceva la firma in calce alla lettera 18.9.1969 ed affermava di non aver mai scritto una lettera del genere), Carlo CAVALLI (che assumendo la falsità della lettera 7.7.1969 ma l’autenticità della propria firma) adombrava l’ipotesi che il falsario avesse utilizzato una delle lettere, con la scritta autografa “Cordialmente Cavalli” con cui abitualmente usava accompagnare la spedizione di articoli o documenti.
Dal canto loro, RIFFESER, da una parte, assicurava di non aver mai ricevuto una lettera siffatta da Lando DELL’AMICO, con il quale non intratteneva particolari rapporti; MONTI invece negava di essere mai stato messo al corrente di una lettera simile ed, in ogni caso, di aver mai fatto finanziamenti a RAUTI o a gruppi fascisti.
Nella perquisizione alla SAROM, si rinveniva, sul conto ERIDANIA del mese di settembre, per il giorno 30, 1969, la scheda relativa ad un versamento di L. 18.432.000, che dagli interessati veniva spiegato come riferentesi alla fornitura di combustibile dalla SAROM allo stabilimento della ERIDANIA in Russi di Ravenna.
Anche ZONI assicurava che le notizie, che in detta lettera lo riguardavano, erano destituite di fondamento.