CAPITOLO XX ISTRUTTORIA DEL GIUDICE EMILIO ALESSANDRINI DEL TRIBUNALE DI MILANO
ANTONIO MASSARI
1. La spedizione dei libretti clandestini
La figura di Massari, che fino ad allora non aveva dato luogo a particolari perplessità, apparendo anzi egli come la persona dalla cui posizione ideologica di “uomo di sinistra” il Ventura riceveva il paravento alla sua attività, aveva cominciato a destare interesse dopo le dichiarazioni di Franzin del giugno 1973; infatti il teste rivela che Mariangela Ventura, da lui sollecitata, nel marzo precedente, a fare pressione sul fratello perché raccontasse al Giudice tutta la verità, gli aveva riferito che Massari le aveva detto che Giovanni non doveva assolutamente fare il nome di Giannettini.
I sospetti su Massari erano diventati più consistenti allorchè nel settembre del 1973 il G.I. riprendeva, una volta acquisiti gli atti del fallimento della ENNESSE (di cui erano soci Massari e Ventura), gli accertamenti relativi alla spedizione in data 20-1-1970 di quattro pacchi della seconda serie del “libretto rosso” effettuata dalla ENNESSE a Ruggero Pan; si ricorderà che questi aveva chiesto in proposito spiegazioni a Ventura, il quale gli aveva detto che erano libri pericolosi che lui in quel momento non poteva tenere. Si ricorderà anche che Pan aveva occultato i pacchi presso la fidanzata Giuseppina Orlando, la quale poi li aveva distrutti allorchè Pan era stato incriminato per le armi di Castelfranco Veneto unitamente a Freda e Ventura.
Dalle bolle di spedizione acquisite risultava che a fare la spedizione dei libretti clandestini era stato Antonio Massari. Un altro particolare rilevante era che i libretti erano stati consegnati dallo stampatore proprio il 10 dicembre 1969.
2. L’arresto di Massari
Interrogato come teste, Massari cadeva in una serie di contraddizioni, sfiorando il grottesco, e così veniva arrestato per testimonianza reticente; reinterrogato, ammetteva di avere effettuato la spedizione e dichiarava trattarsi di copie del “libretto rosso”, cioè de “La giustizia è come il timone…”, nonostante che la Orlando avesse detto che si trattasse invece di altro opuscolo, il “Programma del Fronte Popolare Rivoluzionario”.
Ma la posizione di Massari precipitava allorchè veniva interrogato lo stampatore, individuato attraverso gli atti della ENNESSE, Duilio Panzironi.
Questi, dopo aver vinto l’iniziale esitazione, ammetteva di aver stampato un opuscolo clandestino a ciò sollecitato da Massari, il quale, accompagnato da Ventura, non solo gli aveva promesso un sollecito pagamento, ma aveva anche scelto la copertina rossa, e gli aveva raccomandato di far sparire le tracce della pubblicazione. In seguito gli aveva dato le bozze da correggere e Massari gliele aveva poi restituite.
Massari, messo alle strette, ammetteva il fatto ma continuava pervicacemente a sostenere che si trattava de “La Giustizia…”, veniva pertanto arrestato su mandato di cattura del G.I. per associazione sovversiva con Ventura.
Ma, a questo punto, la posizione di Massari andava valutata diversamente, in quanto, sia per gli attentati del 12 dicembre, sia per quelli dell’8 agosto, gli alibi di Ventura si appoggiavano a lui.
Infatti, per la sera dell’8 agosto, Ventura aveva giustificato la sua presenza a Roma con la necessità di stipulare dinanzi al notaio la cessione di quote per il suo subentro a Loiacono Vito quale socio della ENNESSE.
In serata, quindi, si era recato con Massari, Giannola, Trapani e Testa a cenare in un ristorante del centro, dove si erano trattenuti fino ad oltre la mezzanotte: le bombe di Roma, invece, erano state collocate sui treni intorno alle ventitré.
Per il 12 dicembre, Ventura, una volta arrivato a Roma alle ore 17,20, si era recato in via Lazio alla Lerici, dove aveva incontrato Massari. Insieme erano poi andati a casa di questi, dove avevano cenato, commentando amaramente la notizia degli attentati appresa dal Telegiornale. Quindi era rimasto a dormire sul divano.
A suo tempo, interrogati, Giannola, Trapani, Testa e lo stesso Massari avevano escluso di essere stati a cena insieme tra di loro e con Ventura, la sera dell’8 agosto; in particolare Testa e Trapani non erano a Roma.
3. Il viaggio Roma-Padova
Massari, in un primo momento, deponendo ancora come teste, il 25-10-1973, affermava che in data successiva e prossima all’8 agosto aveva fatto un viaggio in treno, di pomeriggio-sera, unitamente a Ventura per recarsi da Roma a Padova (in un primo tempo, a mo’ di lapsus, aveva detto Venezia) e quindi, con la vettura del fratello di Ventura, Angelo, da Padova a Castelfranco Veneto.
Infatti, qualche giorno prima, in aereo, aveva mandato la sua convivente, Galante Elvira (che aveva partorito un mese prima ed aveva bisogno di riposo) a Castelfranco Veneto, ospite della famiglia Ventura; lui si era invece trattenuto a Roma, sia per la faccenda del trasferimento delle quote ENNESSE fissato per l’8 agosto, sia per curare da presso l’ultimazione della stampa del primo volume edito dalla ENNESSE, cioè gli scritti minori di Max Stirner. Dopodichè aveva raggiunto la convivente…[…]
4. La bomba sul treno Venezia-Roma
Quaranta (29-10-1973), sempre parlando del “consiglio di famiglia” in casa Ventura nel marzo 1973:
“…A quel punto Mariangela, direi quasi con candore, esclamò: “E se c’entrassero quelli della sinistra?”….
Mi sorprese non tanto l’affermazione ma l’assoluta tranquillità e serietà con cui Mariangela l’aveva fatta. Per questa ragione, al termine dell’incontro, e mentre gli altri si stavano allontanando, presi da parte la Mariangela e la portai nel mio studio. Le chiesi di spiegarmi in maniera chiara le ragioni della sua affermazione. La Mariangela mi rispose esattamente: “Mettere le bombe sui treni è più facile di quanto tu possa pensare; è bastato al Massari prendere il treno da Roma, arrivare a Venezia, scendere e mettere la bomba su un treno che, in coincidenza da Venezia, partiva per il Sud. Il Massari si fermò da noi alcuni giorni”.
La Mariangela non mi disse esplicitamente se il Massari fosse insieme al fratello Giovanni, ma la sensazione che ebbi io fu che Ventura e Massari fossero partiti insieme da Roma. Appena appresa la circostanza, di corsa raggiunsi Ghidoni che era già in strada e gli riferii puntualmente quanto mi aveva poco prima riferito Mariangela.
L’avv. Ghidoni esclamò: “Se è vero allora c’entra anche con la strage di Milano. Comunque ne parlerò subito con la Mariangela”.
Al Massari venivano contestate queste circostanze, che egli respingeva; nel corso del confronto con Ventura (disposto per risolvere le contraddizioni delle dichiarazioni dei due su vari punti, tra cui il fatto della seconda serie di libretti che il Ventura aveva già ammesso trattarsi del “Programma del Fronte popolare rivoluzionario”, mentre il Massari aveva fino allora spergiurato trattarsi de “La Giustizia…”), lo aveva messo a parte delle affermazioni di Mariangela.
Il confronto dava la misura dei rapporti fra Massari e Ventura; era significativo che Massari, il quale fino a quel momento aveva sostenuto determinate tesi, dinanzi alle opposte dichiarazioni di Ventura, immediatamente si spostava sulle posizioni di questi.
Ciò valeva per il libello clandestino, per l’alibi del 12 dicembre e per la circostanza relativa alle bombe collocate “sotto il tavolo di Restivo” qualche giorno prima del 12 dicembre. Va a quest’ultimo proposito ricordato quanto a suo tempo rilevato da Lorenzon e che cioè, a detta di Ventura, già il giorno 11 dicembre la Polizia di Roma era in allarme perché qualche giorno prima era stata collocata la bomba suddetta; a dargli la notizia, assolutamente certa, era stato un suo amico (di cui non faceva il nome) che abitava a pochi metri dalla abitazione di Restivo.
Ventura aveva manifestato serie preoccupazioni qualora gli inquirenti avessero scoperto la circostanza da lui confidata a Lorenzon.
Si era poi accertato che Massari abitava effettivamente a poche decine di metri dall’abitazione del Ministro ed era quindi sorto il sospetto che fosse stato lui a dare l’informazione a Ventura; Massari negava ma poi immediatamente, nel confronto con Ventura, nello stesso giorno, ammetteva.
Era evidente la gravità delle informazioni di Mariangela Ventura, confermate indirettamente anche dal difensore del fratello (quanto al punto che fossero state fatte), in quanto, oltre ad essere accusatorie nei confronti di Massari, lo erano molto di più nei confronti del fratello, poiché ne compromettevano tutta la tesi difensiva avanzata con la “confessione” del 14-4-1973: se infatti Massari e Ventura erano coinvolti come collocatori materiali negli attentati sui treni dell’agosto, non si poteva più credere al ruolo di informatore di Giovanni ed alle sue resipiscenze con Freda.
Infatti, sul treno indicato da Mariangela (il Venezia-Roma delle ore 1,10), l’ordigno era stato collocato proprio in uno scompartimento ed era esploso in località Mira, causando il ferimento di un viaggiatore. Si ricorderà che, a dire del Ventura, egli aveva troncato i suoi rapporti con il gruppo di Freda dopo gli attentati dell’agosto, in quanto, contro il programma convenuto, erano state collocate anche bombe negli scompartimenti, oltre che nelle toilettes, cagionando il ferimento di più persone. Egli aveva protestato con Freda, il quale, però gli aveva confermato che il gruppo romano di Delle Chiaie, non solo aveva deciso il collocamento egli scompartimenti, ma anche la progressiva pericolosità dei futuri attentati. Per questo veniva richiesta la deposizione testimoniale di Mariangela Ventura, la quale avrebbe così potuto chiarire eventuali cattive interpretazioni fatte dal Quaranta sulle sue confidenze, o al limite negare di averle fatte o di averle fatte per fuorviare gli interlocutori.
Ma Mariangela preferiva avvalersi del diritto, a lei riconosciuto come congiunta dell’imputato, di non rendere testimonianze.
5. L’alibi di Massari
Massari, vista la situazione, modificava con la collaborazione di Galante Elvira, Diego Giannola e una tale Anna Lorenzetti, le sue prime dichiarazioni, sostenendo che nell’agosto 1969 aveva avuto una relazione sentimentale con quest’ultima, la quale, come disegnatrice, gli aveva fatto le bozze della copertina del volume di Max Stirner, finito di stampare il 15 agosto. Con la ragazza era andato, nei giorni di Ferragosto, a trovare i parenti a Torre Annunziata. Era quindi rimasto, dopo la partenza della Galante per Castelfranco, a Roma, tranne una puntata di un solo giorno certamente successivo all’8 agosto, in occasione del viaggio in treno con Ventura da Roma a Padova.
Si rendeva quindi necessario puntualizzare il giorno del viaggio per avere la conferma o la smentita alla confidenza fatta da Mariangela a Quaranta. Secondo la Galante, lei era partita in aereo, in data che non sapeva precisare; dopo tre, quattro giorni, era stata raggiunta da Massari a Castelfranco, dove si era trattenuta sino a poco prima della fine del mese.
Non era possibile acquisire i biglietti del viaggio della donna a Castelfranco; però dalla cartella clinica del ricovero ospedaliero per la metro raggia conseguente al parto, risultava che era stata dimessa dal “S.Camillo” di Roma il 2 agosto 1969.
La Lorenzetti affermava di avere conosciuto Massari ai primi di agosto e di averlo frequentato assiduamente fino al 24, data del rientro della Galante a Roma; e se Massari si era allontanato da Roma in quel periodo l’aveva fatto per non più di un giorno; nei giorni di Ferragosto erano andati insieme a Torre Annunziata.
Il Pan, a suo tempo aveva riferito (e riconfermato nell’interrogatorio del novembre 1973) che aveva appreso degli attentati sui treni allorchè Ventura, mostrandogli un giornale della sera che riportava la notizia, con caratteri di scatola in prima pagina e con la riproduzione di una cartina geografica dell’Italia, gli aveva detto che “erano stati loro”.
Si poteva stabilire che il giornale in questione era, con tutta probabilità, il Corriere di Informazione del 9 agosto (che riportava anche la cartina) ed in ogni caso un quotidiano del 9, sabato, (la domenica i giornali del pomeriggio non escono e Pan non si recava a lavorare presso la studio bibliografico di Ventura a Castelfranco).
Quindi Ventura, che l’8 si trovava a Roma, il 9 pomeriggio-sera era già a Castelfranco.
Ventura si era trattenuto nel Veneto certamente i giorni 10, 11, 12 o 13 mattina, in quanto in questo periodo, come risultava dalle loro agende, dalle schede alberghiere e dagli atti compiuti, Tomba, Sestili e Maggiore erano andati a Treviso e Castelfranco per gettare con lui le basi della costituzione legale della Litopress, con visita al commercialista dr. Pandolfi di Treviso. Erano ripartiti poi il 13.
Posto che bisognava trovare in questo torno di tempo la data di un viaggio da Roma a Padova, di Massari insieme a Ventura, tenendo presente che il 14 Massari era già a Roma (sia per la stampa dell’ultimazione del volume di Stirner sia per il viaggio con la Lorenzetti a Torre Annunziata), l’unica data possibile era quella del pomeriggio-sera tra l’8-9 agosto, quando appunto era stata collocata la bomba riferita da Mariangela.