Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Queste note rappresentano una integrazione all’articolo di “PRIMO PIANO”: Freda e Feltrinelli: mettiamoci assieme e poi vediamo”. Sono spunti di conversazione tra un delinquente comune ed un carabiniere: oggetto dello scambio di informazioni il rapporto tra la organizzazione di Feltrinelli e la banda di Fumagalli, un rapporto “mercenario” che collegava personaggi di estrema destra con l’estrema sinistra.

 

 

Gli anni Settanta sono tutti da riscrivere!

 

 

Una località della Lombardia, marzo-aprile del 1973. Campi e capannoni, case modeste, interno confortevole, sul tavolo una bottiglia di whisky. Seduti sul divano due personaggi conversano fittamente. Uno è un ladro, di professione, l’altro è un carabiniere, appartenente al nucleo investigativo di Sondrio. Il nome lo tralasciamo. L’importante è quello che viene detto.

 

 

Il Rossi, questo il cognome del “ladro”, si sente a disagio. Non si tratta solo di roba da smerciare o “soffiate” da girare ai Carabinieri in cambio di qualche favore o di un occhio di riguardo, il peso sullo stomaco riguarda altro, si parla di armi, attentati, cose grosse, cose da Milano.

 

 

Il carabiniere invita il Rossi a decidersi, a confidarsi, a fargli capire per bene di cosa si tratta. E qui si apre un libro che volerà oltre le caserme dei Carabinieri della zona e che planerà poi sulla scrivania dei magistrati di Brescia. Rossi confida all’amico “sbirro” i suoi rapporti con Carlo Fumagalli, un uomo di mezza età, chiacchieratissimo ex partigiano “bianco” della Valtellina, in odore di traffici di tutti i tipi, impelagato in situazioni losche e “politicizzate”.

 

 

Come mai non arrestate il Fumagalli? – chiede a bruciapelo il Rossi al carabiniere. – E perché mai dovremmo arrestarlo? – risponde il militare. “Perché quando Fumagalli era latitante nessuno lo voleva arrestare per via delle sue conoscenze alla Questura di Milano, lì egli vi si recava spesso”.

 

 

Novembre 1973, ore 21, casa del Rossi. Stessa compagnia, sempre un bicchiere di whisky e molta tensione, maggiore della volta scorsa. Il Rossi ha paura, vada per il ladro, è il suo lavoro – precisa al carabiniere – ma non intende più fare il “dinamitardo”.

 

 

“Qui bisogna parlarci chiaro” – spinge il carabiniere. “Sì, hai ragione, devo togliermi dai guai, ….Fumagalli mi ha chiesto di entrare nella sua organizzazione…..ha un capannone a Segrate, è vicino al traliccio dove è morto da poco il Feltrinelli. Devi sapere che Feltrinelli e Fumagalli erano soci, anzi l’editore passava ogni mese a Fumagalli la somma di lire 800.000 più le spese che erano per la copertura dell’attività che veniva svolta nel capannone, c’erano anche 5 o 6 operai che venivano anch’essi pagati dal Feltrinelli”.

 

 

“Quando saltò sul traliccio era solo” – ma quelli del capannone intervennero subito  e montarono la scena. Portarono fuori un furgone (che poi risultò intestato al prof. Fioroni di “Potere Operaio”).”

 

 

“Io l’ho conosciuto il Feltrinelli, anche Saba, Fioroni, e ….altri, inoltre ho saputo che sia Feltrinelli che Fumagalli erano in contatto con un conte di Treviso, proprietario di una cantina ben fornita (appare evidente il collegamento con il conte Piero Loredan della cellula di Freda-Ventura, n:d.r.).

 

 

“Guarda che Feltrinelli e Fumagalli erano collegati con le Brigate Rosse, avevano anche un deposito di esplosivi nella zona di Milano. Ora il deposito è rimasto nelle sole mani di Fumagalli……”

 

 

Qui termina il resoconto del Carabiniere sulle confidenze del Rossi con l’aggiunta del parere suggerito dal ladro politicizzato: “L’idea di Fumagalli e di Feltrinelli era che, essendo ormai lo Stato arrivato ad un punto tale di crisi, occorreva che qualcuno o da destra o da sinistra intervenisse con la forza, e cioè con atti di terrorismo e di strage, fino a costringere qualcuno dello stesso Stato a intervenire con maniere forti, e cioè con l’Esercito”.

 

 

[Informazioni tratte da un verbale rilasciato dai magistrati al capitano Massimo Giraudo del ROS-Carabinieri]