Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Dopoguerra italiano al Nord. Estate 1945. Zona di Schio. Qui ha luogo (6-7 luglio) una operazione stragista di parte “garibaldina” (Divisione Garemi) contro i prigionieri fascisti delle carceri.
Conosciamo i fatti, anche se superficialmente dato che gli americani hanno portato via tutto il materiale della loro investigazione, e che la parte che è venuta alla luce è quella che è stata “pulita” dagli investigatori. Vale a dire che i verbali riferiscono solo quello che è stato scritto sulla macchina dattilografica e non quello di cui si è concretamente dibattuto.

 

 

Ma, anche se fosse tutto “pulito” e corretto, resta il fatto che negli archivi ci sono tutti i nomi di coloro che sono stati investigati e tutto il materiale “d’ombra”, ipotesi, circostanze, piste investigative che non sono approdate in tribunale.

 

 

Se gli americani si sono comportati in questo modo hanno avuto le loro ragioni. Quali?

 

 

Diciamo che gli Alleati avevano certamente una loro strategia per il dopoguerra italiano. E che il Nordest pullulava di agenti segreti che intendevano condizionare la nascita della nuova Italia uscita dal fascismo e dalla guerra.

 

 

E’ su questa strategia che dobbiamo sforzarci di condurre le nostre analisi, per il momento sganciate da documentazione d’archivio, ma che ugualmente possono aiutarci a mettere a fuoco quella particolare situazione del periodo di “transizione” (si veda l’articolo precedente).

 

 

Abbiamo detto americani ma ci sono anche gli inglesi a complicarci il quadro. E non solo gli inglesi, ma anche il SIM italiano (Servizio Informazioni Militari), sciolto dagli Alleati ma risorto clandestinamente ad opera del generale Roatta e trasformatosi nel “noto servizio” che vivrà a lungo fino agli anni 80 del secolo.

 

 

Per non parlare dei servizi del mondo comunista, primo fra tutti l’NKVD (Commissariato del Popolo per gli Affari interni) tallonato e, probabilmente per gli stati europei, superato dal GRU (dipendente dallo Stato Maggiore delle Forze Armate Sovietiche).

 

 

La nostra ipotesi di coinvolgimento nella “strategia della tensione” dell’anno 1945 si basa sui programmi politici di Stalin, capo supremo dello Stato sovietico. Stalin era consapevole dei rapporti di forza con le “democrazie” occidentali, Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Commonwealth, ed era decisamente contrario all’espansione di “rottura” degli equilibri territoriali e politici nell’Europa Occidentale.

 

 

Per questo motivo i suoi servizi di spionaggio avevano l’ordine di contrastare il più possibile i gruppi partigiani della Resistenza italiana. “Ercoli”, Palmiro Togliatti, a capo del PCI, la pensava esattamente come Stalin, e in più considerava la “resistenza armata” una grana politica di cui disfarsi gradualmente, con la smobilitazione e il recupero dei partigiani nel partito e nelle lotte di massa sindacali.

 

 

Queste sono le motivazioni “segrete” ma non tanto di Togliatti e di Stalin. Ma adesso vediamo cosa comporta questa presa di posizione di Stalin nei confronti dei partigiani italiani.

 

 

L’ordine al Gru sovietico significa molte cose: 1) garantire gli aiuti di “facciata” ai quadri della resistenza comunista, senza esagerare; 2) sviluppare cellule di agitatori partigiani comunisti (osservanti fedeli della linea sovietica) che devono sviluppare il programma di “strategia della tensione” sul territorio del nord Italia coinvolgendo gruppi partigiani e provocando la reazione dei servizi alleati e delle forze del governo regio. L’obiettivo è chiaro: fermare il “vento del nord” e impedire ai comunisti di fare colpi di testa di tipo insurrezionale.

 

 

Come si può concretizzare questo programma? Ovviamente con la violenza, visto che si era appena usciti da una guerra mondiale non era certo un problema basarsi su atti violenti per destabilizzare ancora di più la situazione civile della parte nord dell’Italia.

 

 

E’ questo il motivo per cui il programma di Stalin si fa forte della strategia repressiva di parte Alleata e del governo regio.

 

 

L’eccidio di Schio (ma non solo quello di Schio, anche quello di Ferrara e di molti altri centri del Veneto) quindi potrebbe far parte di questa “strategia del terrore” in cui “servizi segreti”, anche di sponda opposta, hanno collaborato nei fatti ad “incendiare la prateria”, per poi ricavarne un guadagno in termini politici.

 

 

Se guardiamo alla documentazione emersa finora è un fatto che l’OZNA (servizi segreti jugoslavi nel 1945 ancora stalinisti) era profondamente infiltrata nel Nord Italia. E nel 1945, sicuramente OZNA significa anche GRU (o NKVD).

 

 

Più in profondità dobbiamo allora ragionare e cercare i segnali di una presenza “estremista” nei gruppi partigiani comunisti, una presenza che non segue la “via italiana al socialismo” battezzata da Togliatti con la famosa “svolta di Salerno” del 1944.

 

 

Il rifiuto dell’unità patriottica per la guerra di Liberazione è il segno evidente di una strategia conflittuale di matrice “sovietica” o “alleata”. Tramare a tutti i costi per organizzare un “esercito comunista” in contrasto con gli altri gruppi della Resistenza è il tratto distintivo di chi è legato alla strategia di Stato dell’Unione Sovietica (o degli USA). Si tratta perciò, oggi, di ritrovare la documentazione (compito non facile ma non impossibile) che individui quale degli attori citati si sia reso responsabile del disordine dell’estate 1945.

 

 

Stalin o Harry Truman? O tutti e due insieme?

 

Abbiamo tutto il tempo per riparlarne, magari aprendo un dibattito sulla questione.

 

Giorgio Marenghi