Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Documentazione del Ministero dell’Interno tratta da “Relazione di consulenza del 15 dicembre 1998” del Prof. ALDO GIANNULI su incarico della Procura della Repubblica di Brescia. 

 

 

4) Le Sam.

 

 

Anche la documentazione sulle S.A.M. conferma ed approfondisce quanto già emerso nella 12° reI. e nel rapporto del cap. Scriccia. Soprattutto si conferma lo stretto legame fra le S.A.M. ed il P.F.D..

 

Di appartenenti alle S.A.M. iscritti al P.F.D. parla la confidenziale del 18 ottobre 1946 che indica nel bar Egidi il luogo di incontro e in un foglio con la testa del duce stampata in filigrana come elemento di riconoscimento fra gli appartenenti al movimento stesso.

 

Interessante è la Riservata deI 5 dicembre 1946  che dice di un incontro fra i capi romani delle S.A.M. ed esponenti dell'UOMO QUALUNQUE, ai quali, il gruppo delle S.A.M., offriva il proprio appoggio, come servizio d'ordine per i comizi ed altre esigenze similari, in cambio di un finanziamento di 250.000 lire aggiungendo

 

 

 

« Per quanto riguarda il finanziamento, si attenderebbe il benestare del P.F.D., avendo il de Angelis chiesto di poter controllare la destinazione dei fondi»

 

 

e il "benestare" del P.F.D. era evidentemente necessitato da un rapporto di dipendenza gerarchica delle S.A.M. da esso.

 

 

 

La documentazione offre conferme anche sulla tolleranza da parte di settori istituzionali, di cui le S.A.M. avrebbero goduto. L'irata replica di un confidente - che, evidentemente, risponde a qualche rilievo mossogli - ci offre notizie in merito (confidenziale del 12 settembre 1946):

 

 

"... il gen. Montagna non è che il capo di un gruppo delle S.A.M. Negli ambienti responsabili del P.F.D. è considerato come uno che durante il periodo elettorale si è compromesso con la monarchia. Il gen. Griffini ……lo combatte particolarmente.

 

Era, esso, Montagna, allora esponente del partito monarchico per il quale lavorava a contatto con il Prister, Benedettini ed anche Bencivenga. Era il capo dei fascisti monarchici in seno al partito monarchico... Non svolge presentemente attività per l'organizzazione politica del partito, ma per la organizzazione militare di questo (le S.A.M.), a contatto con Georga e Romualdi.

 

I nominativi dei dirigenti del partito vi sono stati comunicati con la relazione base, che è il frutto di 19 mesi di lavoro, e dei rapporti riallacciati all'atto della liberazione come da accordi presi con il capo effettivo durante la sua breve detenzione. E io mi affrettai ad informarvene... La centrale del P.F.D. era caduta quasi per intero nelle mani della Ouestura, ma per interferenze varie i responsabili vennero tutti rilasciati.

 

Autorità dello Stato che si erano seriamente compromesse con Turati, Scorza, Nunzi durante il periodo elettorale, dovettero esse stesse lavorare sotto mano per la scarcerazione dei fermati, i quali minacciavano rivelazioni.

 

Per vostra tranquillità circa i nominativi Turati-Nunzi quali capi effettivi del P.F.D. (il secondo ne è il segretario generale e l'animatore) consiglierei di approfittare della speciale posizione e dello stato di panico attuale di Pollastrini, di promettergli un appoggio agli effetti della sua causa (per quanto personalmente lo riguarda) e di richíedergli tutte le notizie che volete. Sono certo che avrete conferma su quanto vi ho segnalato, in pieno. »

 

 

 

Il cenno alle protezioni politiche, accordate ai dirigenti del fascismo clandestino, dopo incontri In periodo elettorale, richiama irresistibilmente alla memoria i pranzi fra Turati, Nunzi, Scorza e il ministro Romita. Interessante è anche il cenno a Nunzi, presentato come l'animatore del P.F.D. ( avevamo affacciato l'ipotesi che egli fosse il vero "uomo forte" del triumvirato).

 

 

Molto interessante è l'appunto senza data (ma presumibilmente del fine giugno 1946):

 

 

 

« A Venezia, Milano e nella Calabria, ferve il lavoro delle S.A.M., le quali sono sovvenzionate da Giuliano ed il suo aiutante è lo scugnizzo; è partito da Roma un console della Milizia per la Calabria, per incontrarsi con Giuliano. »

 

 

Tornano, quindi, sia la figura dello "Scugnizzo", sia i rapporti del fascismo clandestino con il bandito Giuliano.

 

 

Altre conferme vengono dalla confidenziale deI 6 ottobre 1946 :

 

 

« E' arrivato a Roma, da Brescia, per colloqui con i capi del neo fascismo romano, Ottorino Spinetti, già addetto all'ufficio politico di Palazzo Braschi... Il suddetto lavora per le S.A.M. di Brescia. Pare che sia munito di documenti partigiani. L'agente delle SS Staculi si trova adesso a Roma, proveniente dal Nord dove ha esplicato attività per le S.A.M.. So che deve comunicare clandestinamente con Bernatti, ex spia delle SS ora a Regina Coeli... I giornali parlano dell'arresto del Gran Maestro della Massoneria Pietro Astuni.

 

Avverto che si tratta di un ex confinato, ma anche di un pregiudicato per reati comuni, di un organizzatore di bande dell'Unione Proletaria di Salvarezza, di un informatore del S.I.F. (Servizio Informazioni fascisti) che rimette notizie al comando inglese; di un amico personale di Badoglio, e di uno che aveva inoltrato presso il P.F.D. numerosi organizzati del suo vecchio partito agrario italiano. Ha spesso comunicato clandestinamente con Salvarezza e con l'ufficiale tedesco Giorgio Arcadipane. »

 

 

 

Il cenno al S.I.F. sembra coincidere con quanto affermato dal Corriere Lombardo, così come ricompare la figura del Gran Maestro della Massoneria Pietro Astuni, e, questa volta, non solo in veste di informatore degli inglesi ma anche di agente del S.I.F., amico del maresciallo Badoglio, coinvolto tanto nella torbida vicenda dell'Unione Proletaria di Salvarezza (al cui proposito si conferma che Giorgio Arcadipane era un ufficiale tedesco) quanto nelle attività del P.F.D..

 

 

Sulle attività delle S.A.M. segnaliamo anche

 

a) la lettera della Legione territoriale bolognese dell'Arma, del 2luglio 1946 che parla dell'arresto di alcuni attivisti delle S.A.M. (Armando Alberti, Giuseppe Guerra, Sergio Zanini Carlo Giovanetti, Giorgio Righi, Giuliano Ferrozzo, Paolo Rosa, Romano Meloni, Dina Caprara, Antonio Diolosà, Glauco MorseIli ed Achille Schiassi, tutti giovanissimi, compresi fra i 14 ed 20 anni)

 

b) la nota della Questura di Torino del 29 gennaio 1946 sulle S.A.M. torinesi, connesse al Movimento Nazionalista Italiano, di cui si indicano gli esponenti in Virgilio Venturoli, Luciano Manfredini, Giulio Piazza, Giorgio Montagni, Marco Marzetto, Francesco Jurlaro e Renzo Lanzani. Sul punto si veda anche la lettera al Capo della Polizia del Questore di Torino del 19 gennaio 1946.

 

 

 

5) A.I.L., P.F.D. ed Alleati.

 

 

Dell' A.I.L., ... rintracciamo nelle carte della “Campari"… un elenco di nomi - con ogni probabilità del suo gruppo dirigente - nel quale riconosciamo nomi più volte incontrati, come quello del gen. Sorice, del col. Musco, dei maggiori Giovannini e Carnevali, riconosciamo, inoltre, il nome del figlio del Maresciallo BadogJio, ed, inoltre, leggiamo i nomi di diversi generali (Oddone, Cordelena, Piazzoni) e di altri alti ufficiali. Dunque, una nutrita schiera di militari, integrata anche da un ex Prefetto (Matta), da un direttore di banca (Ballerino) da qualche ex gerarca.

 

Lascia perplessi l'ultimo nome: "Col. Mariani - cap fascista - (così si legge testualmente) e non sappiamo se il riferimento sia al Mariani che abbiamo già incontrato o ad altra persona. In base alle informative precedenti, il Mariani che abbiamo già incontrato era della frazione di sinistra del movimento ed orientato verso il P.S.L.I., dunque, dovrebbe trattarsi di persona diversa, ma, data la spericolatezza dei giochi in atto, non si può affermare con certezza neppure questo.

 

La nutrita schiera di militari (non sapremmo dire, però, quanti in servizio attivo) avvalora l'idea che l'A.I.L. avesse una capacità offensiva non trascurabile e che realmente essa potesse essere al centro delle trame per un possibile colpo di stato di segno monarchico.

 

A proposito di questi tentativi, leggiamo una nota che non richiede particolari commenti, parlando da sola, essa risale al 19 giugno 1946 (diciassette giorni dopo il Referendum ed il giorno dopo la partenza di Umberto di Savoia dall'Italia):

 

 

 

« Neo fascismo - Riferiscono che non si sono mossi, poiché gli manca l'uomo di azione che li diriga; attualmente li dirige un ex generale della milizia. In Sicilia - Milano - Pavia - Torino è in pieno sviluppo. Sono a conoscenza che il re ha abbandonato l'Italia per imposizione del generale Lasch, poiché Tito marciava sulla Venezia Giulia e gli Alleati, specialmente gli Inglesi, non erano preparati e non potevano spargere sangue inglese per una causa italiana »

 

 

 

Iniziamo, in questo modo, ad entrare nel tema dei rapporti fra Alleati e forze eversive di destra. La nota del 16 settembre 1946… ci fa sapere che:

 

 

« E' accertato che gli esponenti sono in continuo contatto con le autorità americane, le quali hanno riconfermato tutto il loro appoggio al movimento purché anche se diretto da elementi del vecchio regime al momento opportuno si presentino uomini nuovi, non compromessi né con il vecchio regime e (forse né con) l’attuale governo, i quali quando saranno al governo, dovranno preparare il terreno per l'eventuale ritorno e valorizzazione di alcuni vecchi della categoria “onesti e capaci" tra i quali Grandi.

Gli americani hanno assunto l'impegno di non fare intervenire gli inglesi nell'eventuale colpo di stato, che loro finanzieranno non appena iniziato. ... Hanno definito l'Italia "barca senza remi" e dichiarato che lanceranno il prestito all'Italia quando sarà ottenuto quanto sopra.»

 

 

 

Altre notizie vengono dall' appunto confidenziale del 20 agosto 1946:

 

 

« ...Risulta da fonte attendibile che gli anglo-americani a Roma stanno studiando attentamente il fenomeno neo fascista in Italia. Il Col. BROD, odierno capo del "C.I.C." (Counter Intelligence Corps) a Roma, se ne occupa personalmente col massimo interesse; parimenti se ne occupa NETZ della polizia criminale alleata; ed il servizio segreto inglese ha istituito a Roma un reparto speciale per le informazioni e le indagini relative al neofascismo. »

 

 

 

A cosa servisse tale lavoro investigativo sul neo fascismo, tuttavia, ce lo schiariscono altri due documenti. Il primo, un promemoria dell'Ufficio Politico della Questura di Roma del 25 ottobre 1946 (dunque, di pochissimo successivo al precedente documento),dice:

 

 

 

« Si conferma la notizia divulgatasi, secondo la quale il noto Augusto Turati avrebbe lasciato, giorni fa, Roma varcando la frontiera francese, diretto a Parigi, munito di passaporto Usa»

 

 

 

Si badi che non si tratta di una nota confidenziale, ma di un appunto della polizia e la “conferma" fa pensare che siano state svolte indagini ed il fatto abbia trovato riscontri.

 

Avevamo espresso qualche perplessità sulla scelta dell'ex gerarca eretico Turati a capo del nuovo partito fascista, ipotizzando che la sua nomina dipendesse dalla esigenza di trovare un nome spendibile fuori del mondo fascista, alla ricerca di interlocutori esterni, questa circostanza del “passaporto Usa" ci dice anche verso chi il P.F.D. intendeva spendere il suo ambasciatore.

 

Sul viaggio di Turati si dilunga anche la nota del 29 ottobre 1946 , che, dopo aver detto della intesa tattica fra P.F.D. e monarchici, propiziata dalla venuta a Roma di una “personalità proveniente da Lisbona" (città in cui si era rifugiato Umberto di Savoia) afferma:

 

 

 

« ...Personalità dell' Alto Comando Alleato incoraggiano questi piani" da un punto di vista soprattutto antibolscevico". Il passaporto internazionale rilasciato dagli alleati a Turati è parte integrante del suddetto programma d'azione. Turati si è assentato da Roma col proposito di incontrarsi in Francia con rappresentanti delle destre monarchiche e antibolsceviche. Visiterà poi Lisbona e, dopo un incontro con Franco, si recherà in America (pare per un colloquio privato con Truman) »

 

 

 

Per la verità, né il colloquio con Franco né, ancor più, quello con Truman (che, nel gennaio successivo, riceverà a stento e con grande freddezza persino il Presidente del Consiglio De Gasperi) sembrano molto probabili. Al contrario è interessante la specificazione sui motivi per i quali a Turati era stato concesso il passaporto dagli Alleati.

 

Questi documenti ci permettono di capire meglio il senso dei comportamenti degli Alleati nei confronti della destra eversiva. Come abbiamo avuto modo di dire..., gli Alleati erano attraversati da più orientamenti al loro interno e che, in particolare vasti settori delle gerarchie militari, non nascondevano la loro propensione verso l'estrema destra, ma abbiamo anche avvertito sulle esitazioni degli Alleati nel seguire la destra eversiva sino alle ultime conseguenze. E i documenti appena illustrati confermano questa alternanza di promesse (in finanziamenti per il colpo di stato, ma solo dopo che esso sia partito; l'assicurazione di tener fermi gli inglesi ecc.) e di cautele (LASCH che impone al Re di abbandonare il paese, l'indisponibilità ad ingaggiare uno scontro armATO con i titini; ecc., di blandizie (il passaporto a Turati, l'incoraggiamento al piani eversivi spinto sino a discutere dell'eventuale rivalorizzazione di ex gerarchi come GRANDI) ma anche la preoccupazione di tenere il fenomeno sotto controllo (lo studio del Colonnello Brod, le indagini della polizia criminale alleata).

 

Quello che emerge, come minimo comun denominatore dei comportamenti delle varie anime interne allo schieramento degli Alleati, è il coltivare un buon rapporto con l'estrema destra, ma solo in funzione di gruppo di pressione verso i partiti centristi di governo (e soprattutto la Dc di De Gasperi) che restavano gli interlocutori privilegiati. Insomma, i rapporti con la destra come tattica e quelli con il centro come strategia; alla destra era lasciato, al massimo, un ruolo di eventuale carta di riserva da giocare in situazioni estreme o qualora il centro non si fosse dimostrato adeguato alle esigenze valutate dagli Alleati.

 

 

Bari 5 settembre 1999

Il consulente tecnico Prof. ALDO GIANNULI