Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Documentazione del Ministero dell’Interno tratta da “Relazione di consulenza del 15 dicembre 1998” del Prof. ALDO GIANNULI su incarico della Procura della Repubblica di Brescia.

 

Altri documenti convergono con questa descrizione del movimento fascista articolato in più livelli. Molto interessante è il brogliaccio (i fogli sono ripetuti, con qualche lieve modifica, quasi si trattasse di brutte copie di un elaborato)…. Dobbiamo premettere che molte delle notizie contenute in questo rapporto, apparvero sulla stampa di sinistra del tempo i cui ritagli rinveniamo nello stesso fascicolo….., per cui non siamo in grado di precisare se il brogliaccio, che abbiamo fra le mani, sia un riassunto di note confidenziali e rapporti di polizia, o una rielaborazione delle notizie raccolte sui giornali.

 

L'ipotesi più probabile è che si tratti di un testo originato dalla polizia ausiliaria (e ciò spiegherebbe come sia giunto alla stampa di sinistra) successivamente trattato da organi della polizia politica torinese, come fa pensare la scritta finale: “Per copia conforme all'originale, Torino 17 gennaio 1947, il Dirigente la Squadra Politica", che non avrebbe senso in una rielaborazione di articoli giornalistici.

 

 

Nel testo leggiamo:

 

 

« In periodo repubblichino venne organizzato in Milano un movimento di difesa da mettere in atto alla caduta del fascismo. Venne organizzato dal segretario del partito Pavolini, coadiuvato da un certo cav. Sante, dottore di Milano (il Sante è stato arrestato e poi liberato e tuttora riveste una carica importante nell'organizzazione. Sin dal 1944, questa organizzazione era divisa in quattro gruppi:

1 -  ingaggio del personale e quadri

2 - amministrazione e finanziamento

3 - Servizio di propaganda

4 - gruppo militare

Per l'ingaggio del personale si tratta in generale di ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.), almeno per il 90% ed il rimanente proveniente da altri corpi, ultimamente si è provveduto a introdurre molti di questi elementi in reparti partigiani, Cln - Anpi, ed altre organizzazioni.

Amministrazione e finanziamento: innanzitutto il finanziamento viene fatto con i miliardi di PELLEGRINI, con le casse dei vari reparti, e poi si è provveduto ad aprire scuole private, caffè, ristoranti, alberghi e questi, oltre che servire di finanziamento, vengono usati come luoghi di ritrovo....

Gruppo militare: il compito del gruppo militare è larghissimo, i loro servizi consistono in qualsiasi azione militare, di sabotaggio, soppressione ecc. »

 

 

 

Il testo descrive, poi, l'articolazione organizzativa - di stretta impronta militare - e fa cenno ai vari gruppi, in buona parte originati dalla frammentazione correntizia del PARTITO FASCISTA REPUBBLICANO (PFR) alla vigilia della sconfitta ("Nuovo Risorgimento Italiano”, “Italianisti", “ll Gladio", "Roma", "Guardia bianca" ecc.), precisando che uno di questi gruppi - “ltalia Libera" – aveva ramificazioni in Svizzera e "precisamente a Campione" dove vi sarebbe stato un deposito d'armi ed una ricetrasmittente (per la verità, Campione è una enclave italiana in territorio elvetico; la notazione, tuttavia, ha richiamato alla nostra memoria una vicenda molto più recente: il progetto di un colpo di Stato a Campione d'Italia, nel 1974-75, e ci chiediamo se quel progetto non poggiasse le sue fondamenta su una base organizzativa che trovava le sue origini in questo lontano precedente).

 

 

Il richiamo a Pellegrini ed alla Svizzera, peraltro, ci richiamano la vicenda del traffico di seta grezza (tratteremo questo argomento in un prossimo articolo, nota di g.m.).

 

 

Interessante è il brano che segue:

 

 

« Subito dopo l'insurrezione vi è stato un periodo di sbandamento, al quale è seguito il collegamento con gli sbandati e con gli elementi arrestati; a questi ultimi sono pervenuti stampati, opuscoli, cifrari, tessere, collegamenti ed in questo modo si è iniziato, o per meglio dire, ripreso il movimento precedentemente organizzato; in tutte le regioni d'Italia sono entrati in funzione gruppi di divisioni più o meno numerose.

Questi gruppi di divisioni dipendono dal comando generale che si trova in Napoli e che è comandato da Roatta per la parte militare. Ogni gruppo di divisioni prende il nome da animale e pertanto abbiamo:

Piemonte = Balena

Lombardia = Orso

Liguria = Leone

Venezia Euganea = Tigre

Venezia Tridentina = Rinoceronte

Venezia Giulia = Boa

Emilia = Ippopotamo.

... Nel Veneto si trova l'organizzazione più forte, mentre in Piemonte e Romagna la più debole. »

 

 

Poi il documento descrive minutamente l'organizzazione piemontese, e fornisce qualche notizia sui sistemi di trasporto e costruzione di armi, e fornisce anche il cifrario utilizzato dal gruppo per le sue comunicazioni interne. Interessante è il cenno a Roatta: si ricorderà, che "Dario" indica proprio nei pretoriani di Roatta il nucleo di partenza del "noto servizio" e, dunque, questo documento confermerebbe in pieno questa ipotesi. Ma, ci sono elementi che non persuadono del tutto: Roatta aveva scelto il Regno del Sud e, pur ipotizzando che, all'indomani dell’infortunio stradale che lo portò al processo per i crimini del S.I.M. (SERVIZIO INFORMAZIONI MILITARI), abbia deciso, di ricollegarsi ai fascisti, non sembra molto probabile che questi ultimi potessero accettarlo a capo della propria organizzazione clandestina. Si immagina che i reduci di Salò nutrissero qualche fondata diffidenza nei confronti dell'avventuroso generale.

 

 

Ci sembra, quindi, di poter fare queste ipotesi:

 

a) il rapporto, avendo a disposizione notizie frammentarie, sovrappone notizie riguardanti due fenomeni diversi (il movimento clandestino fascista da una parte, il gruppo degli uomini di Roatta dall'altra) e questo sarebbe coerente con l'ipotesi che l'informativa provenga dalla polizia ausiliaria, che non disponeva certamente della rete informativa del S.I.S (SERVIZIO INFORMAZIONI E SICUREZZA)  e, dunque, non era in grado di valutare pienamente le singole notizie raccolte

 

b) il gruppo neo-fascista identificato dal rapporto era solo una parte del movimento neo-fascista, quella più legata al clandestinismo monarchico (Ail, Raam ecc.), ed, infatti, definisce le Sam "Squadre d'azione monarchiche", il che sarebbe coerente con quanto abbiamo letto sul ruolo di BONCINELLI, AGRIFOGLIO, MALTECCA ecc. (tutti uomini provenienti da ambienti prossimi a Roatta)

 

c) il nome di Roatta venga fuori come effetto della suggestione causata dalla sua fuga, ma in realtà era estraneo alla vicenda

 

d) nel tempo gli schieramenti si erano rimescolati, anche a causa delle interferenze di agenti esterni (il rapporto con i servizi alleati, su cui torneremo fra breve), per cui quello che viene identificato è il risultato di un processo di fusione fra gruppi di diversa provenienza

 

e) una collaborazione fra i neo-fascisti e gli uomini di Roatta esisteva, ma si trattava di due gruppi distinti, uno solo dei quali agli ordini di Roatta.

 

 

Chi scrive queste pagine ritiene più probabile quest'ultima spiegazione, ma, allo stato della documentazione, non è possibile raggiungere alcuna conclusione definitiva sul punto. Tuttavia possiamo assumere questo documento come un ulteriore indizio del coinvolgimento del gen. Roatta nelle attività clandestine monarchico-fasciste del tempo, valutandolo come un pur limitato riscontro alla ricostruzione fornita da “Dario".

 

 

 

Passiamo ora rapidamente in rassegna tre note confidenziali utili a farci comprendere il successivo blocco di documenti:

 

a) dalla nota del 27 novembre 1945… apprendiamo dell'esistenza di una concentrazione di formazioni fasciste (si parla di “varie migliaia di uomini”) al comando dei genn. Enzo Montagna, Enzo Glabiati, Panzera e del col. Gelermini, dislocate nella zona Alpina, con compiti di controllo sul movimento delle armi. Tale raggruppamento avrebbe avuto il suo comando a Monteroni (Brescia) e la sua esistenza sarebbe stata conosciuta dagli Alleati.

 

b) la nota del 28 novembre 1945 (probabilmente proveniente dalla stessa fonte)… dice di un traffico di armi compiuto da organizzazioni fasciste nella zona compresa fra il Lago Maggiore e Como, ed in particolare nel tratto fra Stabbio ed il confine svizzero.

 

c) la nota del 27 ottobre 1946 (All. 156) che ci fa sapere che, poco prima della sconfitta, Mussolini avrebbe disposto l'accantonamento di circa 500 milioni da mettere a disposizione del futuro movimento clandestino fascista corrispondente "all'attuale Pfd” (PARTITO FASCISTA DEMOCRATICO); indicando come fonte "padre Eusebio”.

 

 

 

Passiamo ora al documento più rilevante: la “ministeriale” del 16 febbraio 1946, che noi conosciamo attraverso una lettera della Questura di Palermo del 12 maggio 1951 che la cita non sappiamo se integralmente o parzialmente:

 

 

« Secondo una segnalazione fiduciaria in data "fine dicembre 1945", ora pervenuta a questo ministero, farebbero parte di una organizzazione clandestina neo-fascista le seguenti persone:

1°) Padre Bietti del Collegio Gallio in Como

2°) padre Enrico della Chiesa di S. Angelo in Milano

30) la signora De Giorgi, abitante in Milano, via Vanvitelli 29, telefono n. 203236.

I predetti sarebbero in relazione tra loro e il padre Bietti sarebbe in corrispondenza con il Rettore del Collegio F. Soave di Bellinzona dove si troverebbe la sede centrale della organizzazione e dove farebbero capo elementi compromessi del passato regime agevolati nell'espatrio dallo stesso padre Bietti. Che li munirebbe anche di abiti clericali.

Inoltre, presso il Collegio Gallio di Corno si troverebbero rifugiati fascisti ricercati e condannati in contumacia. L'organizzazione in parola avrebbe diramazioni a Genova, Torino, Brescia e Roma.

La stessa fonte ha segnalato di avere appreso a Milano che due ufficiali della X Mas si erano recati a Roma per consegnare a Giannini dell 'U.Q. (UOMO QUALUNQUE) importanti documenti e materiale fotografico proseguendo (? parola poco comprensibile) poi per la Sicilia dove andavano ad assumere il comando di un reparto della X Mas ed organizzare altri reparti di S.A.M. (SQUADRE DI AZIONE MUSSOLINI).»

 

 

 

A queste notizie faceva seguito una attività di riscontro da parte del Ministero che portava ad appurare che:

 

a) il "Padre Enrico" di cui alla nota confidenziale doveva identificarsi in ZUCCA Marco (padre Enrico) dell'Istituto Angelicum, sospettato di aver favorito la fuga di Carlo Scorza (uno dei tre leaders del Pfd)

 

b) che padre Zucca aveva favorito altri gerarchi in fuga come l'ex prefetto di Arezzo Bruno Rao Torres

 

c) che lo stesso Zucca aveva presentato domanda di rilascio del passaporto per la Svizzera.

 

 

I rapporti di Zucca con gerarchi rifugiati in Svizzera, come l'ex Prefetto di Milano PARINI, sono confermati anche dalla confidenziale del 19 agosto 1946.

 

Una riflessione a parte merita la confidenziale del "fine dicembre 1945" che aveva originato la "ministeriale" del 16 febbraio 1946, dalla sua lettura apprendiamo che la notizia dell'esistenza dì tale organizzazione clandestina, veniva da un tale ANTONIOLI, giunto a Roma entro la seconda quindicina di dicembre, che, a sua volta, l'avrebbe appresa da certo Ferretti, redattore del giornale “Gong" di Milano.

 

Successivamente, l'Antonioli ed il Ferretti, fingendosi parte del movimento clandestino, erano entrati sia nel Collegio Gallio che all'Angelicum, appurando la presenza in essi di numerosi esponenti repubblichini fra cui Vittorio Mussolini.

 

 

 

La cosa più interessante è che nella nota si leggono queste due frasi:

 

 

« ... gli si propose di informare il compagno Giuseppe Gracceva... Un nostro compagno si è già recato in Svizzera per prendere contatto con la centrale fascista»

 

 

Compagno? Un appellativo decisamente insolito fra confidenti della polizia. Quanto a Giuseppe Gracceva, con ogni probabilità si tratta del noto militante socialista che, con Pertini e Valiani, aveva diretto le formazioni socialiste e azioniste nella difesa di Roma, il 9 settembre del 1943, e poi aveva diretto l'apparato clandestino del Psiup. Questi due elementi fanno pensare che la segnalazione sia venuta da elementi della polizia ausiliaria, con ogni probabilità ex partigiani socialisti, dunque è probabile che l'indagine sia stata svolta al di fuori dei canali della polizia ordinaria, e dunque, abbia finito per assemblare notizie di diversa provenienza, senza potersi giovare del retroterra archivistico ed organizzativo del S.I.S., che, da parte sua, circoscrisse le indagini successive all'identificazione di padre Zucca e poco altro.

 

E’ da notare, però, che la segnalazione è di diversi mesi precedente al trafugamento del cadavere di Mussolini dal Musocco (cimitero di Milano, nota di g.m.) ed, a maggior ragione, alle susseguenti indagini che portarono all’identificazione di Padre Zucca come il custode della salma. E, dunque, gli informatori della polizia ausiliaria non avevano fiutato male la pista.

 

 

Meno chiaro è il senso di un altro testo: un elenco di indirizzi telefonici milanesi, senza data e senza alcuna intestazione che permetta di capire a cosa si riferisca. Il documento presenta molti elementi di stranezza:

 

a) l'intestazione in tedesco (Telefon Verzeichnis) ma il contenuto è in italiano (anche nelle note che, talvolta, affiancano i nomi)

 

b) Telefon Verzeichinis, testualmente, sta per "elenco telefonico” ma, a leggere attentamente, ci si accorge che, in realtà, si tratta di un indirizzario generico, dato che, su 90 persone elencate, solo di 9 si indica il numero di telefono;

 

c) accanto al nome di altre 9, compare un numero compreso fra il 1893 ed il 1919 che, con ogni probabilità, si riferisce all'anno di nascita

 

d) di 4 persone si aggiungono qualifiche di tipo militare (tenente, capitano, colonnello di una legione di Camicie Nere, sabotatore e spionaggio).

 

Il testo finisce con questa annotazione:

1 ufficio Stampa = 2 donne

2 ufficio Copia e Archivio = 1 donna

3 ufficio Anagrafico = 1 donna

4 ufficio Investigativo = 2 uomini e 5 donne

5 ufficio Informazioni = 5 uomini e più

6 ufficio Amministrazione = 1 donna

7 ufficio Fotografico

AN = 7787»

 

 

che sembra l'organigramma di un piccolo servizio informativo. L'insieme suggerisce che si tratti del testo fornito da un informatore che si preoccupa di dare tutti gli elementi in suo possesso su ciascuna persona elencata (l'indirizzo, l'anno di nascita, il numero di telefono, le note caratteristiche - di Mariani si precisa che ha un andatura irregolare per i postumi delle ferite - ecc.); inoltre, ………la presenza di ufficiali, uno dei quali esplicitamente indicato come comandante di una legione di Cc.Nn (Camicie Nere), fanno pensare che si tratti probabilmente di un elenco di appartenenti al movimento fascista clandestino.

 

Tuttavia, colpiscono due nomi, quello di Pietro Antonioli (che ci richiama l'Antonioli incontrato poco prima  come infiltrato della polizia ausiliaria nel movimento fascista clandestino) e quello di Mariani (che ci richiama il Mariani che LECCISI indica come suo sospetto delatore). E, dunque, potrebbe anche trattarsi di un elenco di informatori del S.I.S. nel movimento clandestino.

 

Segnaliamo, fra gli altri, il quarto nome "Bruno Lorisi Piero", che richiama, in qualche modo, il Lorisi di cui alla nota di "Dario” (informatore dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, nota g.m.) del 4 aprile 1972.

 

 

 

3) Il Partito Fascista Democratico.

 

 

Comprensibilmente, il S.I.S. dedicava particolare attenzione al Partito Fascista Democratico, che una nota confidenziale del 15 novembre 1946 accredita come punto di riferimento di un movimento di oltre 500.000 persone nel solo Nord - in altro documento si parla di 100.000 clandestini organizzati nella sola Emilia.

 

Per la verità, queste stime sembrano eccessive, ove si consideri che, un anno e mezzo dopo, il M.S.I. (Movimento Sociale Italiano) - unico partito dichiaratamente neo-fascista presentatosi alle elezioni politiche - otteneva 526.570 voti in tutta Italia e solo 120.000 nell'Italia del Nord: pur considerando che:

 

 

a) una parte del clandestinismo fascista abbia votato per i monarchici,

 

b) un'altra per il Psli (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani – di SARAGAT)

 

c) una terza per la Dc (Democrazia Cristiana)

 

d) un'altra, infine, si sia astenuta per convinzione o perché impossibilitata a recarsi al seggio (anche se l'amnistia c'era già stata), si deduce che la stima di 500.000 fascisti clandestini nel solo Nord è certamente eccessiva: anche nel 1953, quando l'effetto diga anticomunista della Dc si era attenuato e l'attrazione del P.S.L.I. sull'estrema destra era calata, il Msi, che pure aumentò considerevolmente i suoi suffragi, nel Nord non andò oltre i 400.000 voti.

 

 

Ma, per eccessive che tali stime potessero essere, resta che il clandestinismo fascista fu un fenomeno ragguardevole che, nel Nord, probabilmente raggiunse quello di diverse decine di migliaia di persone e che il P.F.D. si presentò, in un primo momento, come il punto di coagulo più consistente dell'intera area.

 

Non stupisce, dunque, che il S.I.S. vi dedicasse particolare attenzione, aggiornando periodicamente una scheda base in cui erano raccolti tutti i dati sensibili dell'organizzazione.

 

In tale scheda troviamo l'elenco del gruppo dirigente, nel quale riconosciamo, oltre al trio TURATI, NUNZI, SCORZA, i genn. Griffini, Montagna, Diamanti, Montanari, Di Nardo, Sacco, Leonardi, Romagna - quasi tutti provenienti dalla Gnr - gli ex federali Romualdi e Arrivabene ed altri personaggi che abbiamo già incontrato, come l'architetto Moretti, il conte Teodorani, Ezio Maria Gray, Concetto Pettinato, Arnaldo Genoino, Ugo Manunta.

 

A Roma troviamo altri personaggi già incontrati, come la contessa CARELLI, o personaggi interessanti come il dott. Lamberto Pesci, ex capo dell'Upi di Palazzo Braschi, o l'intera famiglia POLLASTRINI.

 

 

Interessante il paragrafo sui finanziamenti:

 

 

« … provengono In parte dal Brasile, auspice l'ex federale Ippolito, in parte dalla stampa per l'interessamento di certo Pocobelli, ex squadrista, ex combattente della guerra di Spagna, da personalità ignota del Portogallo, da Donegani di Milano, dal gen.Sacco (proprietario di industrie alberghiere nel nord) dal Comm. A. Chiavolini, dal gen. Domenico Gulizia, dal barone Lazzaroni, tramite il De Cesare; da Vittorio Mussolini, dal Conte Teodorani, dagli utili di un'industria per esportazioni esercitata da Turati e da Nunzi per conto dell'Inghilterra e dell'America.»

 

 

 

Passaggio notevole che merita approfondimento:

 

1) torna, confermato, il tema dei finanziamenti dal Brasile; Andrea Ippolito era stato effettivamente federale in varie città fra cui Roma (12 novembre 1936 - 9 novembre 1939) e Milano (22 dicembre

1940 - 17 novembre 1942)

 

2) le “imprese alberghiere" del gen. Sacco richiamano alla mente quanto letto nel discusso brogliaccio, che, peraltro, trova conferma anche relativamente alla copiosa presenza di ufficiali della G-N.R. nel gruppo dirigente centrale e nei quadri periferici del partito

 

3) Donegani è certamente il noto imprenditore milanese

 

4) dell'attività di import export di Turati e Nunzi, parla anche la nota confidenziale del 18 ottobre 1946, che probabilmente è stata utilizzata per compilare questo "galleggiante", e che aggiunge altri particolari interessanti:

 

 

« ... La direzione centrale del partito dispone di un natante battente bandiera Sanmarinese con il quale, d'accordo con gli Alleati, Nunzi, Turati, Scorza lavorano in esportazioni (la direzione del natante è devoluta al Nunzi); ma anche In contrabbando di armi per uso del partito e nell'espatrio di clandestini; che lo stesso gruppo traffica in valuta estera (pesetas) per trarne utile destinato all'amministrazione del partito. Si tratta di notizie certe... ma della massima segretezza. P.S. l'accordo con gli Alleati si riferisce unicamente alle esportazioni. »

 

 

La questione del natante, a sua volta, torna in un’altra nota confidenziale del27 ottobre 1946, dalla quale sappiamo che per la costituzione delle varie società di esportazione e l’acquisto di due natanti - di proprietà del P.F.D. - sono state versate azioni per un valore di 400 milioni.

 

 

Anche qui, qualche riflessione torna utile:

 

1) dell'accordo con gli Alleati torneremo a parlare fra breve, qui ci limitiamo a notare che il patetico post scriptum che circoscriverebbe l’accordo alle sole esportazioni fa sorridere: non è molto probabile che americani ed inglesi ignorassero le molteplici attività dell'import - export di Nunzi e Turati. D' altra parte, nel "galleggiante" si parla, con meno pudori, di "esportazioni esercitate da Nunzi e Turati per conto dell'Inghilterra e dell'America".

 

2) E' palmare che l'attività di import - export era un trasparente paravento per finanziare il P.F.D., e la stessa tecnica di finanziamento (sempre orientata verso l'area della pesetas) sarà adottata venti anni dopo da Ordine Nuovo.

 

3) colpisce l'analogia della ingente cifra versata per la costituzione delle società e l'acquisto dei natanti (400 milioni, quasi 35 miliardi in moneta attuale) e quella accantonata da Mussolini a favore del futuro movimento clandestino (500 milioni) di cui alla nota confidenziale del 27 ottobre 1946, tanto da pensare che  - detratta la parte impegnata per le spese immediate - mantenimento dei clandestini, espatri, ecc.) si tratti esattamente degli stessi soldi.

 

 

Il "galleggiante" fornisce queste altre notizie

 

a) conferma gli stretti rapporti con le S.A.M., aggiungendo che gli ufficiali che le dirigono ricevono un soldo di 10.000 lire al mese; si conferma anche !'intesa con Messe per l'azione in Venezia Giulia (dove sarebbero in corso trattative per l'inquadramento delle S.A.M. costituite dai profughi giuliano-dalmati; si indicano quali dirigenti centrali delle S.A.M. Scorza, Moretti, Romualdi, Montanari, Montagna, Barbolani, Italo Pucci, tutti dirigenti del partito; si noti, peraltro, il riferimento all'intesa per l'azione in Venezia Giulia che richiama quanto già detto a proposito del fallito incidente di frontiera.

 

b) si indicano una serie di partiti e correnti di altri partiti (Partito Fusionista Italiano, frazione Patrissi dell'Uomo Qualunque, Fronte degli Italiani, organizzazione del principe Pignatelli ecc;) quali organismi fiancheggiatori del partito

 

c) si confermano i contatti con la corrente saragattiana del Psiup (che, di li a breve, si costituirà in P.S.U.), ed ancor più con la destra monarchica di Selvaggi, Bencivegna, Tamborra. Si precisa che, per opera del partito monarchico, i dirigenti del P.D.F. sono stati messi a contatto con il capitano Pisani del Servizio di Informazioni Militare (il che fa tornare in mente l'operazione Boncinelli a Milano)

 

d) gli iscritti sarebbero addirittura 900.000 con un seguito elettorale stimato intorno ai 3 milioni di voti  (e di questa sopravalutazione del movimento abbiamo già detto)

 

e) il P.F.D e le S.A.M. disporrebbero di depositi d'armi a Brescia, Venezia, Palermo, Roma, Milano ed in Venezia Giulia.

 

 

Relativamente al P.F.D., merita qualche cenno una vicenda particolare: quella della campagna contro l'allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, che, essendo già stato membro del Parlamento austriaco prima della Guerra Mondiale, veniva accusato di essere stato chi, con la sua delazione, aveva permesso il riconoscimento - e quindi l'impiccagione - di Cesare Battisti. Un' accusa particolarmente infamante per un capo di governo, tanto più che l'accusa di essere "austriacante" era anche uno dei motivi ricorrenti della propaganda del P.C.I. Su questa campagna del P.F.D. la documentazione è fittissima e costante.

 

Dalla nota del 19 agosto 1946 apprendiamo che a tale campagna prendevano parte anche l’ex ministro d'Italia a Berna Tamaro, l'ex prefetto di Milano Parini e Padre Zucca (una ulteriore conferma del raccordo fra Padre Zucca e il P.F.D., che andava ben al di là della semplice assistenza a dei latitanti).

 

Nella 12° reIazione (più avanti riprenderemo i contenuti di questa relazione del prof. Aldo Giannuli, nota di g.m.) abbiamo avuto modo di segnalare le pressioni su De Gasperi da parte di Alleati e destre, notiamo che questa campagna appare in perfetta sintonia con esse.

 

 

 

Un'ultimo documento merita una citazione, la confidenziale del 19 ottobre 1946:

 

 

« Recentemente, in casa del conte Cerretani, in Firenze, si è tenuto un pranzo al quale hanno partecipato Turati, Scorza, Nunzi, lo stesso Cerretani e l'on. Romita. Questa notizia appresa dallo scrivente per bocca del Nunzi è stata confermata dal "camerata" dr. C. del partito fusionista. E' il secondo pranzo offerto dal conte Cerretani alle suddette quattro personalità, perchè il primo ebbe luogo, pure a Firenze, durante il periodo elettorale. »

 

 

Che il P.F.D. avesse intavolato conversazioni con gli esponenti della destra socialista, come Romita, lo si è letto in mille altri documenti – qui abbondantemente citati - ma che i dirigenti di un partito clandestino si incontrino a pranzo con il Ministro degli Interni non è davvero cosa usuale e conferma quanto fosse "speciale" la clandestinità nella quale il P.F.D. agiva.

 

Resta un ultimo punto: le carte non ci dicono come sia finito il P.F.D.. Di fatto, alle elezioni del 1948 esso non si presentò e, successivamente, se ne perdono le tracce. Eppure abbiamo visto che - per quanto le stime del S.I.S. potessero essere eccessivamente ampliate - il partito disponeva di una organizzazione non proprio irrilevante.

 

A questo proposito notiamo che diversi suoi esponenti (Romualdi e Gray, per citare i più noti) si ritroveranno ben presto nel Msi, e questo ci fa pensare che ci sia stata una tacita confluenza di una buona parte del P.F.D. nel M.S.I., mettendo in ombra quei personaggi più facilmente identificabili con il vecchio regime (Scorza, Nunzi, Turati o i generali della Gnr). E ciò sembrerebbe confermato anche da quel che si legge nel volume della De' Medici (che, in qualche modo, è parte di un progetto di storia del M.S.I. varata sotto gli auspici dello stesso partito nei tardi anni ottanta):

 

 

«.. tra il settembre e l'ottobre precedenti (del 1946) si era tenuta una riunione di rappresentanti di tutte le correnti fasciste: Ezio Maria Gray, Augusto Turati, Carlo Costamagna, Roberto Cantalupo, Giorgio Pini, Nino Tripodi e Alberto Giovannini.

Si trattava per lo più di ex dirigenti del fascismo-regime; in poco tempo la tendenza mutò e a questi subentrarono i più giovani, generalmente reduci della R.S.I., mentre i gerarchi del "ventennio", come Turati, furono lasciati in disparte, un po' per opportunità, un po' perché i più giovani finivano per riconoscersi nell'esperienza della R.S.I. intesa come inveramento di un fascismo del quale il regime aveva rappresentato una fase compromissoria e borghese. » (DE MEDICI, op.cit.)

(continua)