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Documentazione del Ministero dell’Interno tratta da “Relazione di consulenza del 15 dicembre 1998” del Prof. ALDO GIANNULI su incarico della Procura della Repubblica di Brescia.

 

 

1) I movimenti clandestini di destra dopo la proclamazione della Repubblica.

 

 

La relazione del 12 settembre 1947 … ci offre un inquadramento generale sulla situazione dei movimenti clandestini, monarchici e neo-fascisti, all'indomani della proclamazione della Repubblica.

 

Il relatore partiva dall'esame dei gruppi fascisti, indicando l'epicentro del movimento in Lombardia (ed in particolare a Milano) dove essi avrebbero trovato l'appoggio ed il finanziamento di alcuni industriali.

 

 

Inoltre: « …. Molti degli elementi che fanno parte di tale organizzazione svolgono anche un'azione di spionaggio e sono collegati con l'ex Sim (Servizio di Informazioni Militare) e con generali ed altri esponenti politici o che abbiano influenza sugli altri partiti ufficialmente riconosciuti... Alcuni sono completamente dedicati all'organizzazione militare e ai servizi di informazione segreta, con l'evidente scopo di creare nei loro movimenti una forte struttura che permetta, in caso di una situazione di crisi, di compiere stati di forza. »

 

 

Dal punto di vista politico, il movimento veniva descritto - dall'anonimo autore della relazione - come diviso fra più opzioni: una prima area collegata stabilmente con i gruppi monarchici, una seconda (Patrissi) confluita, invece, all'UOMO QUALUNQUE di Giannini, altri ancora (i fascisti di sinistra) in cerca di contatti con il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani di Saragat (PSLI), nell'auspicio di una sua più decisa caratterizzazione anticomunista.

 

Peraltro, tentativi di aggancio dei reduci fascisti sarebbero stati condotti anche da altri settori politici più a sinistra del PARTITO SOCIALISTA DEI LAVORATORI ITALIANI (PSLI) e, in particolare, la relazione fa cenno a Togliatti. La diaspora politica, peraltro, appariva all'autore come il prodotto del mancato coordinamento dei vari gruppi, privi di una direzione centrale dopo l'aprile del 1945.

 

La prima area, quella in raccordo con i monarchici, manifestava "una tinta prettamente militaresca" e avrebbe goduto di appoggi anche negli ambienti del servizio militare:

 

 

 

“…....uno dei dirigenti massimi di tali gruppi a carattere militare è il Ten. Col.BONCINELLI Ernesto, nato a Prato il 10 febbraio 1890, avvocato e coniugato con la contessa Gros Luisa Maria. Il Boncinelli risiede abitualmente a Milano, in via Aldini 8, ma molto spesso si reca a Roma, ove sta organizzando altri gruppi.

 

Fino al settembre del 1943 si trovava a Roma, addetto al servizio "I" dello Stato maggiore del R. Esercito, e collaborava con il colonnello Agrifoglio che aveva molte leve di comando in seno al vecchio Stato Maggiore. Dopo la liberazione, nell'aprile del 1945, veniva inviato nel nord per fare propaganda monarchica, dietro pressione dei consiglieri di Corte, ai quali BONCINELLI era stato segnalato come elemento attivo e capace.

 

Stabilitosi a Milano, dopo il referendum continuò nella sua attività e, d'accordo con gli industriali della "Caproni" ebbe assegnato un posto che serviva soltanto per schermare la sua vera attività. I suoi abituali collaboratori sono i capitani Maltecca e Tobitz, con i quali opera in stretto contatto con l'ufficio "I" attuale dello Stato Maggiore e con il centro spionaggio di Milano.

 

Egli è stato ed è tutt'ora fra i più attivi organizzatori dell'Armata Italiana di Liberazione (A.I.L.) di cui fa parte anche il generale SORICE (oltre Messe), la quale, come è noto, affianca il Partito Liberale. Tale alleanza è stata sollecitata al fine di non mantenere frammentate le forze monarchiche, e quindi di permettere agli uomini facenti parte di tali gruppi organizzati dal Boncinelli e dall'Ail di orbitare intorno ad un partito politico, dal quale potessero ricevere aiuti, appoggi. Il Boncinelli, inoltre, dirige un reparto operante a Milano dei RAAM che, come è noto raggruppano elementi già appartenenti alle brigate nere, monarchici, neofascisti ecc.

 

Molte riunioni egli le tiene in Via Durini presso la sede della società areonautica Caproni, facendo finta di svolgere sue mansioni, ma in realtà ricevendo e prendendo contatti con tutti gli elementi a lui vicini. L'azione informativa dei gruppi organizzati dal Boncinelli diretta continuamente a screditare il Governo e l'istituzione repubblicana, segnala gli espedienti e gli attivisti dei partiti di sinistra.

 

Attualmente cercano anche di penetrare nelle forze cattoliche, e all'uopo si servono del sacerdote don BICCHIERAI il quale sembra anche che faccia da intermediario per far giungere ai dirigenti della Dc tutte le notizie che il Boncinelli con la sua organizzazione raccoglie, contro prefetti, funzionari, questori ecc. che siano di sinistra, affinché De Gasperi pensi a radiarli o a renderli innocui nelle mansioni che occupano.

 

 

 

Sempre il prof. GIANNULI commenta:

 

Un altro gruppo di questa area veniva indicato in quello raccoltosi intorno ai giornalisti Ugo Manunta, Concetto Pettinato e De Gregori (il nome non è indicato). L'ultimo dei tre, peraltro, viene indicato come convergente verso il Msi, da poco costituito, ed al quale l'anonimo relatore dedica particolare attenzione:

 

 

« Forse fra tutti i movimenti fascisti questo è fra i più interessanti e con idee chiare... Il denaro ed i mezzi per l'organizzazione è dato da un grande industriale sembra di Milano, tale Tavozzi Angelo, che provvede a quanto è necessario. Attualmente, (dopo) la fine del giornalista De Agazio, ha preso le redini del movimento Secondo AMADIO.. (che) tende a dare al movimento un'impronta caratteristicamente sindacale Per la parte militare di tale movimento se ne occupa il capitano Algonzino. Altri membri attivi sono l'avv. Bedenti E.M., Caprotti,Francesca, Gamba Carmelo, Venanzetti Michele, Franzetti Pietro, Cruciani Antonio, tutti provenienti dal fascismo della repubblica sociale. »

 

 

 

La relazione si conclude con l'esame dei gruppi fascisti in collegamento con la sinistra e particolarmente consistenti in Lombardia, a Torino, Savona, Genova e Roma. Il tentativo attribuito ad essi sarebbe stato quello di arrivare ad una fusione fra le istanze socializzatrici della Rsi (18 punti di Verona e legge sulla socializzazione delle imprese, peraltro, mai applicata) e quelle del neo-riformismo saragattiano. Personaggio di punta di tale operazione politica sarebbe stato il dott. Luigi Pesce che, uscito dal Partito Fascista Democratico a seguito di contrasti con il suo capo, Gatti,

 

 

« fondò con il Mariani, nuovo capo dei fascisti progressisti del Nord, un gruppo attorno al giornale dissidente "Lega Fascista della Rinascita"»

 

 

che, peraltro, ebbe vita breve, in quanto, dopo il referendum, Pesce puntò decisamente verso il Psiup (che non aveva ancora subito la scissione saragattiana), mentre Mariani preferì inserire suoi seguaci nell'ambiguo movimento partigiano di Andreoni.

 

Incidentalmente, notiamo che Leccisi, nelle sue memorie parla di un Mariani, presentatogli come ex generale della Gnr, e dice di essere stato catturato subito dopo averlo incontrato, lasciando intendere che questi lo avesse indicato agli agenti di Ps appostati nei dintorni.

 

Dopo la nascita del PSLI, MARIANI e PESCE si ritrovarono uniti nella simpatia verso il nuovo partito ed, a tale scopo, ottennero l'appoggio del conte Roero (che mise a disposizione il denaro necessario), il quale a sua volta li mise in contatto con l'architetto Moretti, il colonnello CERTO, il dottor LEPPO (che era stato fra i medici personali di Mussolini) e con un tal Mauro Fabio, un ex membro del Partito Fascista Repubblicano.

 

Alcuni di questi personaggi - e certamente Mauro Fabio - erano, però, segretamente subordinati al generale Serra (già appartenente alle FF.AA della Rsi) che sabotò il tentativo di Mariani e Pesce;

 

 

 

« Ma, in seguito il signor Moretti, il Leppo ed altri 65 vennero arrestati per opera ai danni dello Stato ma in seguito vennero rilasciati dall'Ispettore Fantaffi... non appena che il Fantaffi venne a sapere che gli elementi arrestati erano al pari di lui iscritti alla Massoneria.

 

Il Mauri in tutto questo se la scampò, ma dovette fare un certo periodo (di) vita randagia, in quanto sopra di lui gravavano gravi accuse, come di aver diretto l'Ufficio Informazioni sotto la repubblica di Salò, alle dipendenze di BUFFARINI GUIDI, e poiché in seguito, caduto il vero fascismo, si seppe che egli faceva opera di reclutamento di fascisti d'accordo con il sottosegretario repubblichino Giorgio Pini di cui egli era amico, il Mauro (sic) poi si ritirò da ogni attività clandestina e finirono cosi i suoi rapporti col Pesce e col Mariani.

 

I quali, invece, continuarono la loro azione, e tramite un certo De Luca già agente dell'Ovra, in un primo tempo e poi passato, verso il 1941-42, al servizio di informazione americano, entrarono in contatto con Sandro BELTRAMINI, socialista, che nella clandestinità era addetto al servizio informazioni militare americano. Da cui ne derivò i contatti fra neo-fascisti diretti dal Pesce e dal Mariani col Beltramini, socialista del Psli, il quale, d'accordo con altri membri della sua direzione, come BONFANTINI, Valcarenghi e Viotto, controllano tali forze neo-fasciste ma repubblichine, e a poco a poco, dietro direzione di convincimento, cercano di immetterle nel PSLI.

 

Naturalmente i patti fra gli esponenti del Psli ed il Pesce ed il Mariani finirono di non poter accettare i fascisti accusati di crimine. Il Pesce ed il Mariani si occupano quindi oggi di lavorare negli ambienti neofascisti, e di far pressione sopra di loro affinché si orientino e successivamente si iscrivano, nel Psli, eccetto i grandi gerarchi e i colpevoli di crimini di guerra. »

 

 

 

Come si vede (commenta ALDO GIANNULI), la relazione tratteggia tutte le principali linee lungo le quali si svolgerà la vicenda dei neo fascisti nell'immediato dopoguerra: la presenza di gruppi clandestini legati all'ex servizio della Rsi, il tentativo di costituirsi in forza politica autonoma - prima attraverso l 'UOMO QUALUNQUE, poi con il Msi), i rapporti con i monarchici, in particolare dell'ARMATA ITALIANA DI LIBERAZIONE (Ail), la fronda di sinistra in relazione con i socialisti moderati di SARAGAT e Bonfantini, infine, i rapporti con i servizi di informazione americani e l'ambiguo ruolo delle logge massoniche di rito scozzese.

 

 

 

2) Il servizio segreto della RSI dopo il 25 aprile

 

 

Il documento più rilevante è certamente la relazione del 18 agosto 1946 dalla quale stralciamo i passi più importanti:

 

 

 

“I quadri della organizzazione clandestina del Partito Fascista Repubblicano furono tracciati da PAVOLINI e da OLO NUNZI quando al Nord si ebbe netta la percezione della sicura imminente sconfitta.

 

Il “movimento clandestino neo-fascista” come allora si denominava – aderente alla Internazionale fascista costituita al Nord con la partecipazione e l’adesione dei “camerati” della organizzazione detta dei “LUPI MANNARI” (combattenti della vecchia guardia Hitleriana) detta ora delle EDELWEISS – funzionava a Roma e in Italia (meglio nella parte dell’Italia occupata dagli alleati) attraverso gli elementi che allora vi furono segnalati.

 

Molto denaro (la somma ammonta a numerosi milioni di lire) destinato alla riorganizzazione era stato dato in consegna (con la conoscenza dei Generali GRIFFINI e BARBERA) – il GRIFFINI è ora libero – ai “camerati” che abbiamo ora l’onore di segnalare.

 

Precedentemente all’insurrezione OLO NUNZI (vasta cultura, grande ascendente sulla gran massa, organizzatore di grande preparazione sindacale e politica)  lavorava nell’ufficio E – doppione della organizzazione ufficiale – del p.f.r. con mansioni direzionali, a contatto con SILVESTRI, ZERBINO ed altri socialisti del Nord per una azione in comune da sferrare al momento opportuno contro i comunisti.

 

L’attuale partito fascista detto anche P.F.D. (Partito Fascista Democratico) fusosi con i fascisti della vecchia guardia – fra i quali si annoverano i componenti della Guardia Armata, altrimenti noti come membri della banda – BARDI-POLLASTRINI – si compone in maggioranza di “camerati” già facenti parte delle brigate nere e si serve per fini propagandistici e organizzativi di giovani ritenuti fedelissimi, nati, vissuti, educati in clima fascista, i quali appaiono forniti di buona cultura politica e poiché lautamente retribuiti non esplicano attività diversa da quella loro assegnata dalla Direzione Centrale.

 

L’organizzazione clandestina neofascista non ha rapporti con la Falange Spagnola. Ogni tentativo di presa di contatto ha avuto finora esito negativo. ……(…) Ha però contatti con i fascisti Brasiliani – indigeni ed italiani – i quali operano alle dipendenze di IPPOLITO, ottimamente accreditato presso le locali autorità statali – e con i fascisti e i nazisti argentini (indigeni, italiani, tedeschi).

 

CONCETTO PETTINATO ha l’incarico di mantenere, tramite amici della stampa estera contatto col P.N.F. Britannico, il quale lavora alla luce del sole. Il P.N.F. inglese ha presentemente allo studio l’eventuale adesione alla Internazionale Fascista.

 

Questa ha sede in Italia, per quanto rimanga a stabilirsi il luogo sicuro.

 

L’organizzazione capillare del p.n.f. riceve ordini dai seguenti membri del Comitato Centrale:

 

NUNZI OLO, via Castelfidardo 52….Il NUNZI è autore con BOMBACCI e MUSSOLINI della stesura dei famosi 14 punti di Verona. Nel Nord ha retto sostanzialmente, anche se non ufficialmente, il vecchio P.F.R.

Augusto TURATI (capo del nuovo partito di cui NUNZI è segretario generale)

SCORZA CARLO. Scorza ha avuto recentemente frequenti contatti con il generale MESSE per una eventuale azione da sferrare contro le armate di TITO se e quando la situazione internazionale lo consentirà. Tale azione ha mero carattere patriottico antibolscevico. MESSE è, in ciò d’accordo oltre che con SCORZA, con il Generale MURATORI ed altri alti esponenti fascisti “nonostante le smentite ufficiali”. SCORZA ha in parte la direzione delle SAM (Squadre Azione Mussolini). Le SAM dispongono di vere e proprie formazioni armate, perfettamente equipaggiate. Le SAM della provincia di Bergamo sono alle dirette dipendenze dell’ex vice Federale ed ex vice segretario del P.F.R. ROMUALDI, membro in fluentissimo dell’attuale centrale neo-fascista.

MORETTI. (Architetto, residente a Milano. E’ membro della direzione e federale di Milano. Ha comunicato recentemente il numero complessivo degli iscritti nella sua provincia. Si tratta di 35.000 uomini inquadrati secondo il sistema dell’organizzazione a catena o di cellula di 10 uomini)

CONCETTO PETTINATO. (Membro della Direzione, braccio destro di NUNZI)

Conte TEODORANI. (Genero di Mussolini Arnaldo), recapito clandestino in via degli Scipioni)…addetto all’assistenza dei detenuti e all’Ufficio legale dei medesimi, esponente e tenace sostenitore della tendenza fascista-comunista….

RATTI Franco e PUCCI Italo dirigono il fascismo romano e laziale…L’organizzazione romana conta 30.000 iscritti. Vi è poi la massa fascista cosiddetta fluttuante. Nel periodo elettorale erano presenti a Roma 70.000 fascisti e moltissimi dirigenti delle ex Divisioni Littorio, Folgore ecc.

 

La nota brigata “monarchica” MAMELI – che non era affatto monarchica – era agli ordini di PUCCI e di RATTI …..L’organizzazione militare del neo-fascismo è curata dal Generale MURATORI (che ebbe recentemente come suo luogotenente certo “Gianni”…ed un colonnello dell’Esercito – di cui rimetterò le generalità – che nel 1936 era tenente della Milizia addetto all’UPI del comando generale alle dipendenze di Fontana e Belrlese.

 

Dirige tale organizzazione un colonnello di Stato Maggiore in servizio che, nel periodo elettorale aveva ordine, ordine in seguito ritirato, di tentare la conquista violenta del potere.

Disponeva di 20.000 uomini armati. Aveva a tale scopo allacciato rapporti anche con ufficiali dell’Aeronautica, fra i quali vi è il col. FOSSA Marco. Il Fossa è stato adesso diffidato…perché a contatto con la polizia alleata. Personalmente risulta che ha rimesso notizie al P.C. a carico della Commissione Alleata.

 

Il Generale DIAMANTI lavora dalla sua clinica a contatto con SCORZA…Durante il periodo elettorale NUNZI-TURATI-PETTINATO hanno avuto contatti diretti con personalità dello Stato.

 

La Direzione Centrale rendeva noto, per quanto riservatamente, che membri del partito avevano conferito con BONOMI, DE GASPERI, per l’interessamento, non richiesto…..Altri elementi della Direzione trattavano nello stesso periodo riservatamente con TOGLIATTI per la pratica realizzazione della presa di contatto preliminare dei dirigenti la tendenza TEODORANI…”RIVOLTA IDEALE” e “ROSSO E NERO” vengono finanziati da TOGLIATTI.

 

Lavora inoltre per il neo-fascismo clandestino, la contessa CARELLI…ex informatrice di POLLASTRINI”.

 

 

 

Il prof. ALDO GIANNULI aggiunge in proposito:

 

 

Sui tentativi di PAVOLINI – di cui NUNZI era segretario – di mantenere in vita il fascismo dopo la sconfitta – attraverso una rete di organizzazioni segrete - …..appare qui una conferma netta sia dei piani di sopravvivenza del servizio, che del ruolo in essi svolto da OLO NUNZI. Meno pacifico sembra, invece, il passaggio relativo all’assenza di rapporti fra il movimento clandestino neo-fascista e il regime spagnolo, che sembrerebbe pienamente contraddetto dalla nota del SIS al Questore di Roma del 23 novembre 1946:

 

 

« E'stato riferito che i gruppi clandestini neo-fascisti sarebbero in contatto con elementi residenti all'estero, specie nei paesi di lingua spagnola, con l'aiuto di elementi responsabili dei paesi stessi. Così l'addetto militare spagnolo a Roma ... costituirebbe un efficace trait d'union fra questi elementi, e, per suo tramite, arriverebbero in Italia parecchie migliaia di pesetas che, cambiate alla borsa nera, andrebbero a costituire i fondi segreti dei gruppi stessi. Fra l'altro, l'addetto militare in parola avrebbe fatto entrare in Italia una rilevante somma proveniente dal Brasile, ove sarebbero stati venduti, a scopo di propaganda, film cosiddetti fascisti, quale "L'Alcazar", tenuti nascosti dal regista Bassoli che abita nella stessa casa dell'ufficiale spagnolo Non si sa se tale ufficiale agisca privatamente o se il suo governo sia al corrente dei fatti.

 

Nel Brasile, l'altro capo dell'organizzazione risalirebbe ad un ex federale di Roma, del quale non si è ancora conosciuto il nome, che vuolsi sia emigrato laggiù con passaporto "nansen" fornito dalle Autorità Vaticane. Tale ufficiale spagnolo professerebbe pubblicamente sentimenti fascisti ed avrebbe dichiarato che tutti coloro che si sono rivolti alla sua Ambasciata hanno avuto aiuto ed appoggio, aggiungendo di essere coperto dall'immunità diplomatica...

 

Anche attraverso altre vie, i gruppi clandestini comunicherebbero con l'estero e così si è sentito parlare di numerosa corrispondenza importante, che sarebbe partita ed arrivata tramite una libreria di Roma, e Casa editrice ed istituto analogo che ha, già per suo conto, numerosi rapporti con l'estero.»

 

 

 

A ben vedere, questa nota del S.I.S. contraddice solo apparentemente il documento precedente, e non perché contenga una riserva sul carattere personale dell'azione dell'addetto militare spagnolo (non è molto probabile che un addetto militare possa svolgere una attività tanto delicata per propria iniziativa e senza che il suo governo lo consenta; d'altra parte, lo stesso ufficiale avrebbe dichiarato che “chi si è rivolto alla sua Ambasciata ha avuto aiuto ed appoggio", il che fa pensare ad una azione ufficiosa, ma non individuale), ma perché la nota del 18 agosto 1946, non escludeva in toto rapporti fra organizzazioni fasciste e regime spagnolo, anzi, confermava che latitanti e ricercati fascisti e nazisti si trovavano in Spagna ed erano utilizzati in funzione di spionaggio e controspionaggio.

 

Dunque, veniva negato che vi fossero contatti politici fra il neo fascismo clandestino e gli spagnoli (infatti, si parla di “Falange", cioè del partito, mentre non si fa riferimento ai servizi di sicurezza iberici), ma questo non esclude affatto che rapporti potessero esistere ad altro livello e attraverso altri canali, e non ci sembra un caso che tali rapporti fossero tenuti dall'addetto militare (che, come ogni addetto militare d'Ambasciata, di qualsiasi paese, sarà sicuramente stato un operatore in contatto con il proprio servizio militare).

 

D'altra parte, abbiamo visto… che, per il tramite di Giuseppe Cambareri, gli spagnoli finanziavano le attività del clandestinismo fascista in Italia: dunque i rapporti esistevano sotto forma di cover operations, mediate da un personaggio come Cambareri. Peraltro, abbiamo anche altri elementi che fanno pensare ad un rapporto fra Spagna e servizio della Rsi: come è noto, Marcello Petacci (fratello dell'amante del duce e personaggio molto ben inserito nelle attività informative della Rsi) arrestato dalla polizia partigiana, venne trovato in possesso di un falso passaporto spagnolo, fornitogli dal consolato di Spagna a Milano ed i membri sopravvissuti della famiglia Petacci trovarono asilo in Spagna.

 

Inoltre, durante l'autopsia di Mussolini, venne trovata, nella tasca dei suoi pantaloni, una lettera del consolato di Spagna a Milano che asseriva che il portatore era un cittadino spagnolo per il quale si chiedeva di agevolare il rimpatrio (verosimilmente, il documento non era destinato ad un uso da parte di Mussolini, ma venne passato a questi da Claretta Petacci nelle ultime ore prima della fucilazione.

 

Dunque, le rappresentanze diplomatiche spagnole collaborarono attivamente al salvataggio dei gerarchi fascisti, e ciò, probabilmente, avveniva in un’area assai prossima a quella del servizio di sicurezza della Rsi  - come la vicenda di Marcello Petacci fa pensare - ma questo non implicava anche una collaborazione a livello politico.

 

Infatti, la storiografia in merito è abbastanza concorde nel sostenere che la Spagna franchista avrebbe tollerato l'eventuale presenza di Mussolini sul proprio suolo, ma fingendo di non conoscerne l'identità e negando, comunque, l'asilo politico. Una simile mossa avrebbe gravemente compromesso la delicata situazione politica della Spagna che veniva a trovarsi come l'unico regime apertamente fascista in Europa, all'indomani della fine della guerra.

 

D’altra parte, il regime spagnolo mostrò sempre molta tiepidezza nei confronti dei movimenti neo fascisti europei - Msi incluso - per almeno tutti gli anni quaranta e cinquanta: infatti la Falange non aderì mai a nessun coordinamento internazionale come il Movimento Sociale Europeo o il Nuovo Ordine Europeo (sul punto si veda la primamrelazione di perizia di questo stesso ctu all’Ag milanese), mentre, invece, mostrò vivo interesse per il gruppo italiano di Ordine Nuovo, ma, ancora una volta, sul piano dell’attività informativa…

 

Al contrario, la nota del Sis rafforza il documento del 18 agosto 1946, perchè conferma la "pista brasiliana” e fornisce ulteriori particolari.

 

Notiamo incidentalmente che Cambareri era, appunto, un cittadino brasiliano, applicato all' ambasciata di quel paese a Roma. Peraltro, ancora negli anni sessanta il Brasile rappresentava una tappa d'obbligo dei dirigenti missini a caccia di finanziamenti.

 

Altro elemento interessante della nota è il cenno a due alti ufficiali della Milizia, Fontana e Berlese, che abbiamo già incontrato in un altro documento…,quali elementi in contatto con il Sim coinvolti nel caso dei fratelli Rosselli.

 

Infine, diversi personaggi citati nel testo del18 agosto 1946 (i genn. Montagna e Diamanti, la contessa Carelli, per non dire di Nunzi, Scorza e Turati) compaiono in numerosi altri documenti, anche di diversa provenienza, ed in modo convergente con quanto asserito dal documento qui esaminato.

 

Il testo disegna, da un lato, la fitta attività di "diplomazia segreta" fra i gruppi neo fascisti ed i maggiori esponenti dei partiti antifascisti (tutti: dalla Dc al Pci,), dall'altro delinea la complessa organizzazione clandestina del neo fascismo. Tralasciando i molti gruppi spontanei operanti in quel momento, possiamo distinguere almeno tre livelli in cui esso si articolava:

 

1) un braccio politico, il Partito Fascista Democratico, clandestino ma impegnato ad ottenere la sua legalizzazione, ed avente carattere, se non di massa, di organizzazione diffusa e con decine di migliaia di iscritti (le cifre fomite dalla relazione - 35.000 iscritti a Milano, 30.000 a Roma - sono quasi certamente esagerate, ma dal confronto con i documenti esaminati…, si ricava che il Pfd, aveva comunque diverse migliaia di iscritti in tutta Italia e forse qualche decina di migliaia).

2) un braccio armato, le Sam, molto più selettivo e, naturalmente, ancor più clandestino

3) un gruppo centrale che raccordava i due settori precedenti, composto da Scorza, Turati e Nunzi.

 

 

E qui sorge il dubbio che il terzo gruppo altro non fosse che il sopravvissuto servizio informativo della Rsi: come abbiamo visto il piano per la sopravvivenza di una organizzazione clandestina fascista ruotò essenzialmente intorno a Pavolini e - in minor misura -  Graziani, per cui, la presenza di Nunzi - di cui sono noti i legami particolarmente stretti di collaborazione con Pavolini-  nel triumvirato costituisce un forte elemento indiziano in questo senso.

 

Altri documenti convergono con questa descrizione del movimento fascista articolato in più livelli….

 

(Foto di apertura: Alessandro Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano, ideatore del clandestinismo fascista) 

 

(continua alla prossima puntata)