Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Una giornata d’autunno avanzato, Marghera, 23 novembre 1973. Intorno il paesaggio industriale del Petrolchimico. All’improvviso uno schianto. Un boato e molta gente ha la percezione che sia caduto un areo, le fiamme e il fumo si levano alti nel cielo, vicini, troppo vicini ad un bunker per lo stoccaggio del fosgene. Il pericolo è nell’aria, poi rientra. Marghera può tirare un sospiro di sollievo.

 

 

Chi invece non è per nulla sollevato è il vertice militare dell’Aeronautica, a cui viene segnalata la perdita di un Douglas C-47 Dakota. I quattro membri dell’equipaggio sono morti sul colpo. Bravi piloti, si comincia a parlare di incidente e si terrà questa linea per molto tempo.

 

 

Ma c’è a Roma, nelle palazzine dei Servizi Segreti Militari, chi ha già capito tutto. Chi ha le informazioni giuste per inquadrare gli avvenimenti sotto una luce esatta. Comincia a girare nell’ambiente militare il nome in codice dell’aereo precipitato: “Argo”, poi completato in “Argo 16”.

 

 

I Servizi sono in allarme, loro sanno, e devono nascondere tutto il possibile. La versione soprattutto: tacitare la stampa, affermare sempre con decisione che di incidente si deve parlare.

 

 

Altro paesaggio, anno, mese, giorno, luogo diverso. E’ il 1997, giorno 23 del mese di ottobre e ci troviamo negli Uffici del Comando Nucleo Centrale Polizia Tributaria di Roma, via dell’Olmata. Gli inquirenti sono schierati dietro ad un tavolo, per importanza si nota il Giudice Istruttore Carlo Mastelloni, accanto che lo assiste l’Ispettore Superiore Maurizio Bensa, della DIGOS di trieste.

 

 

Davanti a loro c’è Pietro Buffone, nato a Rogliano (Cosenza) il 2 gennaio 1918, residente in Via del Municipio n.1, già parlamentare della Repubblica, già Sottosegretario alla Difesa.

 

 

Il Buffone, mani in pasta con i militari per esigenze del suo lavoro, cerca di inquadrare i fatti e di collaborare con il magistrato. Gli conviene, anche perché il giudice Mastelloni ha fama di duro.

 

 

Parla il Sottosegretario alla Difesa Pietro Buffone

 

 

“…io nel 1973 prima della caduta di Argo 16 ero a conoscenza del fatto che personale del SID aveva proceduto all’arresto di cinque terroristi arabi ad Ostia i quali  avendo in dotazione dei missili stavano preparando un attentato ad un aereo di linea israeliano. Di tanto ebbi notizia dal Generale VIOLA che era stato a Capo dell’Ufficio D del SID (ve lo ricordate quell’ufficietto che funzionò così bene per la strage di Piazza Fontana?, n.g.m.) e che all’atto della cessazione di questo incarico ebbe il comando della Scuola di Cesano……(…)…Venni messo al corrente della cosa, dal Gen. VIOLA, che sovente veniva informalmente, da Ufficiali, contattato per questioni interne e circa la funzionalità del Servizio.

 

 

Avevo anche rapporti stretti con l’Amm. HENKE perché dovevo stilare e studiare le norme necessarie al funzionamento del Servizio stesso.

 

 

Il Gen. VIOLA mi disse che l’aereo ARGO 16 era stato impiegato dunque per rimpatriare dei terroristi in Libia.

 

 

La questione venne trattata direttamente dal Capo del Servizio, Generale MICELI, ignorando il responsabile del Settore che era il Generale MALETTI, successore di VIOLA al reparto D; per cui, pervenuto l’ordine di scarcerazione dei due, il MICELI ordinò l’operazione da effettuarsia con l’aereo del SID; tale operazione speciale risultò ostentata e rischiosa perché era inconcepibile che un aereo quale l’ARGO 16, con raggio limitato d’azione venisse impiegato per questo rimpatrio.

 

 

Quando parlo di ostentazione alludo allo scalo a La Valletta (Malta) ed alla successiva partenza per la Libia.

 

 

L’operazione fu anche fatta per ingraziarsi Gheddafi che era molto munifico verso chi collaborava con lui.

 

 

In pratica, il rimpatrio dei cinque venne deciso per compiacere il leader libico. Tra il SID ed il leader libico si era creato un rapporto non certo istituzionale, visto che era gestito direttamente dal Capo del Servizio MICELI che non aveva all’uopo impiegato l’Ufficiale preposto a tale settore.

 

 

Io ricordo che mi era stato detto che l’ARGO 16 era stato regalato dagli Stati Uniti al SIFAR ed in particolare al Gen. DE LORENZO in virtù dei grandi servigi resi dal nostro Servizio di Sicurezza alla CIA.

 

 

Il colloquio tra me ed il Generale  VIOLA che era dell’Esercito, Arma Fanteria, si era svolto proprio dopo la caduta del velivolo avvenuta nel novembre del 1973 ed il predetto mi espose la sua tesi secondo la quale si era trattato di un attentato: il velivolo militare era infatti atterrato a Venezia che era un Aeroporto non militare; l’equipaggio del velivolo peraltro era composto da uomini d’esperienza; appena involato il medesimo velivolo era scoppiato in volo poi precipitando a Marghera. Mi disse poi che trattandosi di un aereo perfettamente efficiente l’ipotesi del sabotaggio era più che fondata.

 

 

In sostanza il VIOLA non mi disse chi a monte gli avesse dato informazioni tali da fare questo ragionamento però confidandosi aveva voluto lanciarmi un messaggio secondo il quale vi era uno stato di cose nell’ambito del SID che non andava.

 

 

Il VIOLA peraltro dopo avere chiaramente alluso a responsabilità in proposito del servizio israeliano aggiunse anche che il servizio americano poteva avere avuto una sua funzione nell’organizzazione dell’attentato visto che era stato utilizzato per l’operazione a pro dei Libici anche il velivolo da loro a suo tempo regalato.

 

 

Queste notizie al VIOLA erano giunte dagli ambienti militari attraverso gli Ufficiali del Servizio che con lui ancora si andavano incontrando nonostante egli fosse cessato dall’incarico presso l’Ufficio D.

 

 

In sintesi posso affermare di avere saputo dal Generale VIOLA che l’azione dell’abbattimento dell’aereo era scaturita da una collaborazione tra il servizio israeliano e quello americano.

 

 

Argo 16 e strage di Fiumicino

 

 

A distanza di poco più di un mese si verificò la strage di Fiumicino per opera di elementi arabi (34 morti e 15 feriti, coinvolto il Boeing 707 della PAN AM, volo 110 per Beirut-Teheran delle 12,45; seguì poi un dirottamento su aereo LUFTHANSA fino a Kuwait City – n.g.m.). Ebbene dopo questi fatti, appresi dal MALETTI che l’evento era stata la conseguenza del sabotaggio esperito nel velivolo ARGO 16.

 

 

Nessuno era presente al colloquio che avvenne a Roma davanti a Montecitorio, ove di tanto in tanto mi incontravo o con MALETTI o con LA BRUNA o con entrambi.

 

 

Ritenevano i predetti che io fossi in grado di rappresentare a che punto era giunto il degrado del SID al Presidente della Repubblica: di qui il fatto che mi cercassero.

 

 

Poiché ritenni le notizie acquisite sia su ARGO 16 che su Fiumicino preoccupanti per le istituzioni chiesi udienza al Presidente Leone che mi fu accordata subito.

 

 

Al Presidente Leone rappresentai che le cose al servizio andavano malissimo perché si era creata una situazione per cui il rapporto con i Libici lo manteneva il Capo del Servizio con le conseguenze del caso: gli parlai del sabotaggio ad ARGO 16 e di Fiumicino, avendo appreso da MALETTI che quest’ultima strage era stata organizzata certamente dai Servizi Libici d’accordo con MICELI il quale qualche giorno prima dei fatti si era incontrato con emissari libici e la coincidenza tra detti contatti e l’episodio di Fiumicino era risultata straordinaria.

 

 

Non posso aggiungere particolari del colloquio con MALETTI perché si trattava di conversazioni tra persone “che si capivano” e Fiumicino è la conseguenza dell’ARGO 16”. Non vi era bisogno di precisazioni.

 

 

Quanto all’incontro tra i libici e MICELI prima della strage tanto pure ebbe a riferirmi il MALETTI.

 

 

Il Presidente Leone durante il colloquio accordatomi chiamò PICELLA, Segretario Generale, per rappresentargli che io avevo chiesto la destituzione del Capo del SID e allo stesso PICELLA aggiunse: “Sia chiaro che alla formazione del prossimo Governo ricordi al Presidente del Consiglio incaricato che non firmo i decreti di nomina se non vi è la designazione dell’On. Buffone nel Governo con l’incarico di Sottosegretario alla Presidenza per il riordino dei Servizi di Sicurezza.

 

 

Alla fine del 1973, ripeto, ero Sottosegretario alla Difesa.

 

 

Il PICELLA esclamò che era una scelta opportuna e chiese di parlare con me da solo. Mi condusse nella stanza della Segreteria generale e mi sottopose a una sorta di interrogatorio dal contenuto del quale capii che lo stesso gradiva conoscere le mie fonti informative sullo stato in generale del SID.

 

 

Io mi limitai a rispondere evasivamente cercando di comprendere perché in sostanza difendesse il capo del SID. Infatti due giorni dopo MICELI venne da me al Ministero della Difesa per chiedermi perché avevo chiesto la sua testa al Presidente.

 

 

Al che io gli precisai per evitare false interpretazioni da parte del suo informatore, che avevo chiesto la promozione di MICELI medesimo con destinazione al Corpo d’Armata di Milano ma che egli avrebbe dovuto lasciare il SID perché incompatibile dopo la serie degli eventi accaduti e delle molteplici deviazioni attuate, non pertinenti al servizio d’istituto.

 

 

Il MICELI mi obiettò che decisioni del genere spettavano ai suoi ed ai miei superiori; io replicai che nell’esercizio della delega non avevo superiori e che egli non doveva giudicare personaggi che lo difendevano (PICELLA, n.g.m.) più potenti di me.

 

 

Al suo sorriso precisai: “io sono potente perché non ambizioso ma onesto per cui lei non disporrà mai in misura idonea di petrodollari di Gheddafi per comprare la mia onestà. Sono deputato in carica e ho a disposizione la tribuna parlamentare dalla quale denunciare malefatte e responsabilità all’intero popolo italiano”.

 

(documento firmato dall'onorevole Pietro Buffone e controfirmato dal giudice Carlo Mastelloni)

 

 

E oggi?

 

Questa lunga relazione al giudice Mastelloni da parte del sottosegretario Buffone nel 1997 a me ha suggerito qualche divagazione sul tema degli attentati di questi giorni. Come opinione pubblica noi siamo estremamente vulnerabili nei giudizi, cosa sappiamo di quello che accade dietro le quinte di un attentato?

 

 

Sicuramente i terroristi dell’ISIS sono all’opera oggi, sappiamo che sono dei fanatici, solo che dietro a loro si muovono anche i loro “cacciatori” e io non so che differenza ci sia (sempre) nelle loro azioni. La politica estera (o anche interna) di uno Stato non è una pianura verde con tanti fiorellini, a parer mio assomiglia più ad una fogna, dove annegano tutte le nostre belle idee sulla democrazia.

 

g.m. 

 

(Nella foto in apertura il generale, e Capo dei Servizi Segreti Militari, Vito Miceli)