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Non solo Libia ora c’è pure la Cina!

1 agosto 2017. Gibuti. Corno d’Africa. Uno spettacolo incredibile fino a poco tempo fa. Sullo sfondo di ampi palazzi di tre o quattro piani di stile quasi mandarino, alla presenza dell’ammiraglio Tiang  Zhong, numero due della Marina Militare cinese e del ministro della Difesa di Gibuti, Ali Hassan Bahdon, accompagnato dal proprio capo di Stato maggiore generale, Zakaria Cheikh Ibrahim sfilano inquadratissimi numerosi reparti delle Forze Armate della Repubblica Popolare Cinese.

 

 

Avete capito benissimo: dal mese di agosto di quest’anno la Cina ha la sua prima base militare all’estero e in particolare, data la grave situazione, in Africa.

 

 

Gibuti (830.000 abitanti) ormai soffre di mancanza di spazio per le basi militari straniere, non so proprio come facciano i governanti del piccolo Stato  a reggere tutte queste massicce installazioni militari: nell’ordine francesi (una delle più grandi basi dell’Armée, 2.000 uomini), americani (una base non da poco e direi strategica, 4.000 uomini), giapponesi, e infine cinesi. Tutto questo è però garantito oltre che dalle entrate delle concessioni (mentre le esportazioni cinesi sono nove volte quelle di Washington) dalla stabilità politica e sociale che questo piccolo Stato è riuscito a raggiungere.

 

 

In ogni caso i cinesi sono gente che paga senza fiatare:  “12,2 miliardi di Euro per infrastrutture, come ferrovie, porti, strade, scuole, edifici amministrativi e l’Istituto Confucio, senza contare l’affitto per il terreno della base, che ammonta a cento milioni di dollari annui. Gli USA ne pagano “solamente” sessanta all’anno per la loro concessione”.(da Cornelia I. Toelgyes-AfricaExpress)

 

 

A parte la base alla luce del sole (che è enorme) altri ventitremila metri quadrati sotterranei, che non sono pochi, si pensa che saranno adattati entro il 2026 a strutture occulte per ospitare attrezzature militari molto importanti e segrete.

 

 

I cinesi nei palazzi che occupano, nelle strutture adatte a magazzini, dall’ampio spazio accordato, possono già oggi alloggiare fino a cinquemila o seimila soldati. Attualmente alcune centinaia di soldati cinesi sono già a Gibuti, specialisti della Marina militare, specialisti dell’esercito, si sono visti anche trasporti truppe blindati, segno che i militari cinesi hanno tutta l’intenzione di proteggere gli immensi interessi minerari ed economici che si sono sviluppati in questi anni di silenziosa e proficua infiltrazione, non solo a Gibuti che è solo una base, ma in parecchi paesi africani subsahariani.

 

 

A garantire lo sforzo cinese è presente la Banca Cinese per l’import-export, e ben diecimila imprese di Pechino con oltre un milione di connazionali sono presenti nell’Africa dell’Est.

 

 

Gli analisti internazionali insistono nel dire che per la Cina questa è una “promozione” a livello di potenza globale.

 

 

E in effetti le forze armate cinesi hanno offerto i loro mezzi navali per reprimere la pirateria che colpisce il traffico commerciale nel golfo di Aden e al largo del Kenia e della Somalia.

 

 

E comunque una mossa come questa non può che spostare qualche equilibrio, infastidire i francesi ad esempio, che si erano considerati fino a ieri i preferiti dai paesi della fascia sahariana e sub sahariana. Ma anche gli americani sono in allarme, al di là della loro presenza in uniforme di gala alla parata militare cinese di Gibuti; più di qualche ufficiale superiore mastica amaro per la presenza dei “musi giallo-rossi”, pionieri di un paese (a dittatura capitalistico-comunista) che si sta muovendo con stile senza strafare.

 

 

Gli unici a non arrabbiarsi sono i pochi soldati (110 uomini) della nostra base di appoggio per la marina (anche loro si sono trovati un buco a Gibuti!), in funzione antipirateria, che non essendo i rappresentanti di una grande potenza possono prendersela con filosofia.

 

g.m.