Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

(Traduzione dall’inglese di un articolo di Graeme Baker)

Gli Stati Uniti hanno costruito una base militare nei territori del sud della Libia, come rivelato da documenti, poiché Washington vuole rafforzare la sua presenza in Libia anche se Donald Trump continua a ripetere che non c’è nessun ruolo nel paese.

 

 

La documentazione rilasciata grazie ad una richiesta sulla libertà di informazione dimostra che una “postazione d’emergenza” fin dal 2015 è presente nei pressi di Al-Wigh, un’oasi nel deserto del Sahara molto vicina ai confini con il Niger, il Ciad, e l’Algeria.

 

 

La base sorge vicino alle strade del contrabbando che partono dal Niger e dal Ciad, usate da migliaia di migranti diretti alla costa africana, ed è posizionata in una regione dove i trafficanti di armi riforniscono la Libia, il Niger, il Ciad e il Mali.

 

 

La base è elencata come “non permanente” e il suo status attuale e la forza sono sconosciute. Tuttavia i documenti dimostrano che la struttura di comando US in Africa, Africom, ha impostato i piani per la conversione delle “postazioni d’emergenza” in basi semi-permanenti adatte all’uso di una rapida reazione di forze US.

 

 

L’articolo, di Tom Dispatch, rivela che la strategia di Africom, si appoggia su Djibouti, e che dozzine di basi stabili o installazioni “semi-permanenti” sono presenti nel continente.

 

 

La dislocazione comprende basi in Mauritania, così come una rete di siti circonda l’Africa tropicale.

 

 

Mentre non è noto se la base libica è ancora operativa, il comandante uscente di Africom, Darryl Williams, lo scorso anno affermò come le basi diventeranno centrali nella strategia americana: “Abbiamo molte basi essenziali, appena abbozzate, con fiori, se volete, in Africa in questo momento”.

 

 

I documenti sono stati rilasciati alcune settimane dopo che il Presidente Donald Trump disse che gli Stati Uniti non hanno affari in Libia, nonostante numerosi rapporti dimostrino che truppe US e aerei stazionanti nel nord della Libia, combattono lo Stato Islamico nelle città del nord inclusa Sirte.

 

 

“Io non vedo un ruolo in Libia. Credo che gli Stati Uniti in questo momento abbiano molti ruoli. Noi rivestiamo un ruolo ovunque”, così disse Trump il 21 aprile 2017, aggiungendo che la priorità del paese in Libia era lo Stato Islamico.

 

 

I documenti ottenuti da Tom Dispatch tutti concentrati su piani di operazioni del 2014 e del 2015, riportano di 36 basi Africom in 24 paesi africani.

 

 

Basandosi sull’articolo, un portavoce di Africom disse che il numero (di basi) era salito a 46 nel 2017, includendo 15 “postazioni di emergenza”.

 

 

Mattia Toaldo, senior research fellow al Consiglio Europeo delle Relazioni Estere, disse che la conferma dell’esistenza delle basi non sarebbe una sopresa, “"Dato che quello specifico triangolo tra la Libia, Niger e Algeria è una posizione chiave per il controllo dei percorsi di entrambi i movimenti, jihadista e  contrabbando".

 

 

Toaldo ha detto pure che altri poteri internazionali hanno presenze in quest’area: “I francesi hanno una base importante a Madama, proprio vicino al confine del Niger, un territorio pieno di strade contrabbandiere”.

 

 

“Anche i tempi di creazione delle basi sono interessanti – il 2014 vide la disgregazione del governo libico, l’estendersi dei combattimenti e pure l’apparizione dello Stato Islamico”.

 

 

Il 2017 per la politica di Africom rappresenta la più grave minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti in Africa, a causa di “violente organizzazioni estremiste” – ma si nota anche la presenza di Cina e Russia sul Continente.

 

 

“Alcune parti dell’Africa rimangono un terreno di scontro tra ideologie, interessi economici e prospettive: uguaglianza, benessere e pace sono spesso respinti dall’estremismo, dall’oppressione e dai conflitti”.

 

 

“L’ambiente strategico sviluppa instabilità che le violente organizzazioni estremiste propongono a popolazioni frantumate”.

 

 

“Una tattica flessibile attraverso supporti per la sicurezza locale e “postazioni d’amergenza”, permette opzioni multiple durante lo svolgersi delle crisi”.

 

 

I rapporti che sono pervenuti da “Middle East Eye” ci hanno rivelato che il personale militare americano con base a Bengasi, che faceva parte di una forza multinazionale di aiuto a Khalifa Haftar, un generale dell’era di Gheddafi, di fatto si opponeva al governo centrale con base a Tripoli.

 

 

Una serie di intercettazioni, riportate da “Middle East Eye”, dimostrò che piloti USA, dell’Inghilterra e UAE volavano su Bengasi.

 

 

Tuttavia, alcune coordinate menzionate nelle trasmissioni hanno fatto capire che l’area di volo era ben al di là della costa nord.

 

 

Gli Stati Uniti hanno anche aiutato le forze del governo con attacchi aerei contro le postazioni dell'ISIS a Sirte, aiutando i gruppi che stringevano d’assedio la città.

 

 

 

Graeme Baker

 

 

Graeme Baker è un giornalista con esperienza di reporter per l’edizione in inglese di Al Jazeera, il Daily Telegraph e The Independent. Questo articolo è stato tradotto al meglio e ringraziamo per questo “PATRIOTS WHITOUT BORDERS” e “LIBYA TRIBUNE”.