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Gentiloni incontra Fayez al Serraj!

 

 

Dopo l’incontro-schiaffo (all’Italia) di ieri 25 luglio, oggi il quasi leader libico di un pezzo di Tripoli, Fayez al Serraj (di ritorno dal padrone Macron) incontra il nostro leader, l’unguentoso Paolo Gentiloni. Che non è neanche uno che le cose non le conosce, è che appare inadeguato alla sfida che c’è in atto tra Africa, Europa (si fa per dire), America di Trump e tanti altri attorelli (soprattutto arabi, strapieni di petro-dollari).

 

 

Tra i due “statisti” (non sappiamo dirvi chi è il più importante) si farà il punto sui colloqui avuti dal nostro ministro degli Interni, Marco Minniti, che il 13 luglio a Tripoli si è intrattenuto con i sindaci della costa (ma che controllano poi?) e del sud della Libia (qui viene da ridere perché lì non c’è nessuno che controlla).

 

 

Ma cosa si sono detti Minniti e i capi tribù (perché tali sono, e non chiamiamoli “sindaci”!)? Avranno certamente discusso di “controlli”? Di soldi? (Probabilmente). O hanno preso categoriche decisioni sul disarmo delle milizie locali, sul disarmo della città-Stato di Misurata, una delle plaghe (e dei problemi) più marcescenti della situazione politica libica.

 

 

Ma restiamo ai nostri due concittadini, Gentiloni, l’unguento del Signore, e Minniti, senza un pelo sulla testa ma pieno di idee. I due, assieme sono una forza, ed è auspicabile per tutti noi che qualcosa portino a casa. Da Serraj? Ma non scherziamo! Serraj è una marionetta che al confronto Alfano emerge in tutta la sua grandezza e carisma di leader.

 

 

Più semplicemente sentiranno, se Serraj se le fa scappare, le notizie e le idee che ha in testa il presidente francese Macron. Adesso poi che i francesi sanno che l’Italia ha in mente di inviare alcune unità (magari una sola) per il solito “dispiegamento” a ridosso delle coste della Libia, onde poter avviare un serio programma di addestramento della Marina libica, si faranno in quattro per sabotare.

 

 

Naturalmente è da escludere tassativamente che i nostri marinai possano svolgere in prima linea un “contrasto” al traffico di esseri umani gestito dalle milizie della costa, le stesse che sostengono il governo Serraj e che si fanno delle matte risate ogni volta che si sente parlare di italiani.

 

 

Comunque noi, o meglio il governo, ha inviato nel porto di Tripoli la nave “Vaccaro” della Guardia di Finanza, sempre come “supporto, aiuto, formazione” (e relativo sperpero di soldi) per quattro menarrosti libici che non rispondono agli ordini di nessuno.

 

 

Sul versante dei militari (Ministero della Difesa) il pessimismo è di casa. Vi ricordate quando la nostra ministra Pinotti straparlava di attaccare i barconi sul bagnasciuga? Quell’ipotesi era circolata ma poi fu colata a picco dai soliti politici d’annata.

 

 

Adesso è tutto più sfumato, il quadro è assolutamente “gentiloniano”. Così l’Italia riceverà le sue quote di africani, farà scuola a quattro beduini in divisa da marinai, dirà di sì a Serraj e contemporaneamente al suo grintoso nemico, il generale Khalifa Haftar, comandante dell’unico esercito decente di stanza nella parte est del paese.

 

 

La commedia va avanti, il popolo italiano ci si appassiona, è a puntate. Quindi non perdetevi la fiction di Gentiloni con Serraj. Ne vale la pena!

 

g.m.