Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Ci stanno prendendo per i fondelli! Sveglia! Ma quale Unione Europea! Sul confine del Niger con la Libia passa tutto il traffico dei migranti cosiddetti “economici”. A sorvegliare il confine ci sono 250 parà della Légion étrangére, le truppe di Macron, la “nuova promessa”. Balle! La Legione Straniera francese è lì per dare la caccia ai jihadisti e delle colonne dei migranti non gliene frega niente!

 

 

Per di più il Niger alimenta l’industria nucleare francese con i giacimenti di uranio. Per questo motivo i francesi non mollano. Tante parole ma niente fatti. Un esempio: Gentiloni si è speso per far approdare una missione militare italiana per coordinare gli sforzi e addestrare una guardia di frontiera seria, sia sul versante nigerino che sul versante libico.

 

 

Fino ad ora è solo vento e caldo per giunta. La base di Madama (Niger) dove stazionano i Mirage, i blindati e i parà della Légion resta fortemente francese. A Niamey (la capitale) l’intelligence francese lavora 24 ore al giorno, e le priorità sono l’uranio e i jihadisti. I migranti? Ci penserà l’Italia, tanto dal confine di Ventimiglia Macron ha detto di non far passare nessuno.

 

 

Abbiamo un governo marionetta, qualche volta dei ministri si impennano (Minniti ad esempio) ma poi gli unguenti diplomatici di Gentiloni riportano tutto all’interno di una grande commedia. Ormai la situazione è chiara, sono solo i media che oscurano in gran parte o non danno il risalto necessario alle notizie chiarissime che provengono dal teatro africano.

 

 

In marcia ci sono trecentomila africani (cifra che va rivista per difetto) che passano per i valichi (una volta presidiati dai gendarmi di Gheddafi) del Sahara, sugli inesistenti confini tra Niger e Libia. Al crocevia di Agadez, ci sono uomini e donne (cooperanti li chiamano) con le pettorine dell’IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), una agenzia che si occupa di salute e organizzazione in sicurezza dei “viaggi della speranza”.

 

 

Ah sì! Di speranza ce n’è sicuramente tanta! Il personale lavora con entusiasmo, riorganizza le carovane, offre supporto sanitario e alimentare, acqua compresa. Poi? Poi il deserto. E non scherziamo: il deserto dappertutto. E sapete cosa succede quando le lunghe colonne di pick up, camion stracarichi di umanità e masserizie, varcano gli inesistenti confini libici? Che all’improvviso compaiono le milizie, che non sono altro che dei delinquenti mascherati da miliziani.

 

 

Ogni ras libico fa capo alla sua tribù, e l’economia libica delle tribù che gestiscono il traffico dei disperati si mantiene sul taglieggiamento delle centinaia di migliaia di poveri disgraziati che una manina “neocolonialista” ha spinto in bocca ai carcerieri del deserto.

 

 

Se a Séguédine, terra nigerina, c’erano i parà della Légion che salutano indolenti dall’alto dei blindati le masse dei diseredati, nelle oasi e nei villaggi libici la musica cambia di colpo. Gli attori ora sono, come ho accennato, nient’altro che dei sadici delinquenti, che in parte operano per il governo islamista di Tripoli e in parte lavorano per le milizie della città-Stato di Misurata.

 

 

I fortunati che riescono ad uscire dalle prigioni libiche e vengono dirottati verso la costa sono già stati ripuliti di tutto quello che avevano e quindi non c’è, non esiste il migrante che paga il viaggio davanti al barcone, come penserebbe un qualsiasi turista italiano abituato alla biglietteria per andare in Sardegna con una nave.

 

 

No! I disgraziati vengono finanziati per l’ultimo strappo (direzione Italia) da ONG a cui non piace apparire. Così pagato il biglietto di andata i libici danno l’ok, forniscono le guide o fanno chiudere tutti e due gli occhi alla famosa “guardia costiera libica”, che ci sta costando fior di quattrini, regalati e gettati al vento dai nostri governi “umanitari”. Di questo passo io suggerirei di non chiamarci più italiani, perché siamo o stiamo per diventare i pulcinella del Mediterraneo. Il nostro governo in Africa sta collezionando figuracce a tutto spiano. Ultima prova? L’incontro tra il generale Haftar e il leaderino di una porzione di Tripoli senza che l’Italia fosse invitata.

 

 

La realtà è che siamo un paese senza un governo, disprezzato da tutti, e inascoltato da tutti. A volte penso che i francesi si ricordino ancora di come siamo entrati in guerra con loro nel 1940 attaccandoli alle spalle, o di come i tedeschi abbiano vissuto la farsa dell’8 settembre con una monarchia in fuga ed un esercito lasciato allo sbando.

 

 

Forse i calcoli politici sono ad un livello molto più alto ma non è detto che non pesino anche queste cose….

 

 

g.m.