Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Gli USA coprono con il segreto militare le atomiche schierate in Italia. Le basi di Aviano e Ghedi saranno ancora più segrete. Neppure le ispezioni di sicurezza saranno esenti dal segreto. Nel passato infatti erano state proprio le ispezioni effettuate dall’AIR Force a rivelare alcune falle nella complessa procedura di controllo. Emblematico era stato l’episodio di quelle 6 atomiche che in viaggio negli Stati Uniti da una base all’altra alla fine erano state dichiarate “disperse”. Furono “ritrovate” ma dopo ben trentasei ore.

 

 

Adesso con un voltafaccia spudorato l’AIR Force "cancella" i protocolli di ispezione e li rende “segreto militare”. Quindi i paesi che hanno la disgrazia di ospitare le atomiche americane (come l’Italia che ha il più alto numero di testate in Europa) ora non hanno più nessun appiglio per chiedere almeno la “trasparenza” sulla gestione delle testate atomiche.

 

 

La trasparenza negli anni scorsi era stata assicurata dalla presenza di esperti e di giornalisti che avevano la possibilità di accedere alle informazioni sullo stato di sicurezza (non certo ai codici di lancio o altre procedure).

 

 

Un esperto nucleare di livello internazionale, l’americano Stephen Schwartz spiega: “Questo nuovo ordine riguarda ogni installazione della US Air Force coinvolta nella gestione degli armamenti atomici. Quindi a mio avviso include le basi militari all’estero”.

 

 

Ed è ovvio, le procedure di sicurezza valgono per tutti gli armamenti e impianti di stoccaggio nucleare e l’Italia si trova con due basi (Aviano e Ghedi) che conservano ben settanta bombe sulle centottanta dislocate in Europa.

 

 

Proprio adesso che arriverà in Italia la nuova bomba termonucleare B61-12 in sostituzione della vecchia B61) l’esigenza di avere controllo e trasparenza sulle procedure di sicurezza è ancora più importante.

 

 

Ma perché l’US Air Force cancella una prassi consolidata da anni di esperienze? Stephen Schwartz afferma: “La vera ragione va cercata nelle notizie imbarazzanti riportate dai media…ma questa non è una ragione legittima per secretare queste informazioni che prima erano pubbliche e che non hanno in alcun modo messo a rischio la sicurezza nucleare, anzi probabilmente l’hanno rafforzata”.

 

 

C’è qualcosa che non torna, è come se il segreto militare dovesse coprire anche l’incompetenza nei controlli.

 

 

In America i giornalisti affrontano la scottante questione chiedendosi se ci si deve appellare al Freedom of Information Act. Ma gli osservatori sono pessimisti: “Queste informazioni sono ormai coperte da segreto, sarà difficile, se non impossibile, ottenerle tramite la legge”.

 

 

In Italia? Noi siamo seduti sulle atomiche americane da anni, siamo degli esperti nell’indifferenza. Le notizie, e questa in particolare, vengono date e poi subito dopo tolte dalla circolazione. Così si fa una bella figura (la libertà di stampa) e poi se ne fa un’altra di brutta (l’opportunismo politico – non disturbare il manovratore).

 

[notizia rivelata da Stefania Maurizi di “Repubblica.it il 20 luglio 2017 e tolta dalla direzione il 21]