Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Oggi si parla di profughi. Ogni giorno per la verità, o profughi o “migranti economici”. L’ondata che arriva dall’Africa e che passa per il buco libico oltre che il caldo ci regala decine di migliaia di uomini e donne a cui  la politica appiccica le etichette che servono agli scopi reconditi delle ONG e delle nazioni-ombra.

 

 

Io però quest’oggi, con un salto nel tempo, vorrei ricordare al lettore le ondate di profughi che durante la seconda guerra mondiale “invasero” l’Italia del Nord, allora in mano ai tedeschi e allo stato fantoccio neo-fascista (RSI).

 

 

Una congerie umana di famiglie di militari, oppure coloni, agricoltori, burocrati dell’amministrazione dello Stato , che dall’Est (Slovenia-Jugoslavia) o dal Sud (Roma) premeva e fuggiva davanti all’orda “plutocratica e negroide” (come la ritraevano i manifesti della propaganda di Salò).

 

 

Con circolare 1622 (Prefettura di Vicenza – firmata da Neos Dinale) del 29 gennaio 1944, infatti,  il governo neo-fascista istituiva d’incanto “l’Ente Nazionale per l’assistenza ai profughi e la tutela degli interessi delle Provincie invase”. Un carrozzone (o carrozzino) che intendeva intanto censire da subito tutti i profughi, individuare gli “indigenti”, l’entità dell’assistenza dovuta, e cercare di sviluppare i contatti tra gli “indigeni” del Nord (chiamati abitanti delle “terre libere”) e i nuovi arrivati.

 

 

Come? Con conferenze, perdinci!, che normalmente “alimentano il comune amor di Patria”, con “manifestazioni culturali, artistiche e sportive”, con “mostre che stimolino le iniziative personali”, con “ricerche storiche e letterarie che rievochino le glorie dei paesi da cui i profughi provengono”, con “l’istituzione di ritrovi a carattere regionale”, ove “si cimentino i vincoli di solidarietà e di fratellanza” (sic).

 

 

Mi è subito corso il pensiero alle formazioni partigiane che erano già impegnate a frequentare corsi sportivi su e giù per le nostre montagne, e che avrebbero potuto organizzare delle gite per i nuovi venuti.

 

 

Poi però questi pensieri mi hanno rabbuiato, anche perché dove si potevano mettere queste migliaia di profughi cacciati dalla barbarie demo-pluto-giudaico-massonica? In pianura? Nelle Prealpi? A Marghera? Nella Marca Trevigiana?

 

 

C’erano i bombardieri alleati (cioè alleati, piano, erano quelli dei “negroidi”) che occupavano lo spazio aereo e che, per addestramento, ogni tanto lasciavano cadere dell’esplosivo.

 

 

Poi, diciamo le cose come stanno, i partigiani non erano gente molto educata, si sentivano a casa loro e dover dividere quel poco di cibo (già stigmatizzato come “rubato” dai contadini egoisti) con magari ex militari delle “camicie nere” o con allegre donnine amanti di qualche gerarchetto di provincia, per di più anche “terrone” e fascista, risultava un’operazione destinata a sicuro fallimento.

 

 

Ma niente paura! Lo Stato (fantoccio) ha la schiena dritta e sa cosa vuole il popolo! La circolare (frutto di un intellettuale-marcia su Roma-alzate i labari) ora entra nel “vivo”. Bisogna essere ottimisti ed allora ai nuovi arrivati il Duce offre “trasmissione di radio-messaggi, con l’aiuto della Croce Rossa, “mediante conversazioni radio, attraverso le quali si possa stabilire un contatto più vivo ed immediato tra le persone di famiglia”.

 

 

Ed è giusto! Cosa ci voleva! Solo che davanti a questo afflato di generosa sollecitudine in camicia nera mi sono un pochino bloccato. E se nell’aere si fossero intrecciati i messaggi dei familiari con quelli delle varie missioni “alleate” che chiedevano lanci di armi per le formazioni partigiane? Vi immaginate che confusione?

 

 

“Ciao mamma, sono a Marostica…dove? Ma nel veneto…e lì a Roma come va?..zzzzzz. coglione togliti da questa frequenza…zzzz….non ci fate caso è un profugo fascista…siamo d’accordo allora…le coordinate sono….Alberta? Sì sono io Marco! Guarda che qui il partito è solido ed in armi, vinceremo!....zzzz…ma va a fa un…topo nero! Allora le coordinate…sono…..” e via discorrendo.

 

 

Comunque anche se le frequenze erano intasate, i potenti mezzi di Salò avevano il piano B. “Lanci periodici da aeroplani nelle Provincie invase, di fogli e opuscoli, contenenti le notizie dei profughi…”.

 

 

Solo che i pochi aerei della rinata aviazione neo-fascista avevano già il loro daffare per ostacolare e convincere gli apparecchi “negroidi” ad evitare le città d’arte del Nord.

 

 

Ma andiamo avanti. Il programma assistenziale "salotino" scheda i profughi, ne dipinge a tutto tondo un bel profilo, c’è l’indigente, quello che è fuori ma solo temporaneamente, c’è il sinistrato, quello che ha lasciato i patrimoni nelle terre invase (ma poi ghe torno mi), il militare che si è portato dietro anche i figli e che adesso per sbarcare il lunario gli hanno un offerto un lavoro a tempo determinato: fare il rastrellatore!

 

 

Insomma una umanità così varia e percorsa da fremiti di amor patrio che erano anni che non si vedeva!

 

 

Poi c’è pure il libretto con la qualifica di “profugo”, che però nei centri abitati si impara presto a nascondere in tasca, e nei negozi è una fatica convincere la commessa a sbirciare di lato perché gli altri non vedano. Quanto è brutta l’invidia!

 

 

Altro problema la casa. Di infilare i profughi in centri o “campi”, non se ne parla. Ce ne sono già ma con usi diversi. Bisogna occupare le case sfitte. A Schio e Vicenza ci provano, ma poi ci sono i soliti danni collaterali, più pesanti nella città del Palladio, tutta colpa degli Alleati!

 

 

Alla fine il “profugato” diventa parte del paesaggio sociale veneto, l’idioma è un po’ un problema, i romanacci si sentono da distante, i fiorentini pure, e gli sguardi della gente…che problema! Vivere gomito a gomito, specialmente quando ci si rifugia nelle gallerie antieree. “Buongiorno! Lei è di Roma? Mmmm….diciamo dintorni….E lei, ….? Io vengo da Bologna…e ma quando torno, glieli faccio mangiare io ai partigiani i tortellini….Brutto imbecille, nascondi il distintivo del PFR e stai zitto che altrimenti qui ci fanno un mazzo….

 

 

Però la gente veneta è sempre stata generosa e di alterchi per queste cosuccie non ce ne sono mai stati……Con i profughi del 1944-45 l’integrazione è andata benissimo! (Fine della quasi fanta-storia)

 

Giorgio Marenghi