Sito Storico e Blog di Giorgio Marenghi - Storia Veneta - Eversione - Opinioni su fatti politici

Questa, come si evince dal titolo, è una lettera aperta al direttore del quotidiano VVOX.it ( un giornale veneto - on line - nato dalla cessazione di un altro quotidiano, “LA NUOVA VICENZA”). Parlo di Alessio Mannino. Fornisco subito alcune informazioni sul soggetto perché tutti i ragionamenti che poi farò su quello che dice Mannino devono avere riscontri ed un quadro anche territoriale preciso.

 

 

Dunque Mannino nasce il 17 luglio 1980 a Palermo. E’ laureato in Scienze della Comunicazione e vive oggi a Vicenza. Dirige il quotidiano on line, come ho già detto, VVOX.it.

 

 

Beh, dirà il lettore, cosa ha combinato questo Alessio Mannino? Nulla di riprovevole per quanto riguarda il vivere comune rispondo io. Solo che mi ha irritato. E adesso spiego il perché.

 

 

Basta cliccare sul suo profilo nel suo sito (purtroppo devo fargli pubblicità, non ci si scappa) per capire di cosa si tratta. Il motivo, diciamo, del contendere fra lui e me si basa sulle sue dichiarazioni intorno al famoso episodio del campeggio di Chioggia-Sottomarina (Punta Canna-Altra Cosa), quel campeggio di 650 posti gestito da un fascista fegatoso (Gianni Scarpa, 64 anni), a sentir lui, “antidemocratico” oltre che seguace del Duce e autore di una serie infinita di cartelli, di regole, appositamente ideate per il suo campeggio. “La democrazia mi fa schifo”, “qui valgono le mie regole”, “i tossici li sterminerei”, ecc. ecc.

 

 

 

Non vale la pena soffermarsi sul “camerata” Scarpa e sulla sua “letteratura”. Piuttosto affrontiamo quel che ha detto sul suo giornale il direttore Alessio Mannino.

 

 

Mannino parte da Adamo ed Eva. Non parte dalla “notizia”, da bravo professionista prima ci sbrodola tutti i motivi per cui l’Italia va male (ma li sapevamo già, non occorreva che ci dimostrasse la sua sapienza sociologica) e poi come ciliegina sulla torta alla fine ci fa comprendere che di Scarpa si trattava, il buon vecchio Scarpa che deve avergli fatto un grande piacere a Mannino difenderlo con motivi sdrucciolevoli e ambigui.

 

“Son discorsi che si sentono, nelle chiacchiere fra la gente comune. Ma restano chiacchiere, piene di banale ignoranza e normali castronerie. Come sempre, però, c’è chi confonde le faccende serie con quelle non serie, e quindi fa di un caso umano un caso politico: no pasaran, fermeremo il rigurgito neofascista sul bagnasciuga, spiaggia libera dai fasci e via imbecillando. L’antifascismo come passatempo sabbionaro, evasione estiva, vacanza di ogni senso della misura e delle proporzioni. E per favore non si venga a riprendere la arendtiana “banalità del male”: qui di male fatto a qualcuno non c’è l’ombra, al massimo un ombrellone”. (Alessio Mannino)

 

 

Chiarisco. E ovviamente preciso: come fa un palermitano di 37 anni a sproloquiare sul fascismo, lui, che la resistenza non l’ha mai “vissuta”, almeno come persona che recepisce le sensazioni storiche e culturali di un ambiente territoriale ben preciso come quello veneto.

 

 

Che ne sa lui, o  meglio cosa ha sentito lui delle storie della resistenza? Che ne sa Mannino delle polizie fasciste nel Veneto della RSI?

 

 

Che ne sa Mannino, della tradizione orale dei vecchi partigiani (erano quasi 4000 solo nella provincia di Vicenza e forse anche di più)?

 

 

Cosa ne sa Mannino dei servizi segreti fascisti che hanno deciso di gestire nel Veneto del dopoguerra l’infiltrazione di centinaia di quadri fascisti all’interno dei partiti democratici?

 

 

Cosa ne sa Mannino della strage di Brescia, della cellula nera di Padova (siamo negli anni 69-70), di Franco Freda (nazista) e di Giovanni Ventura (sodale e infiltrato nella sinistra)?

 

 

Cosa ne sa Mannino di Piazza Fontana che è la strage con bombe venete (e fasciste)? Io avevo 21 anni quando è scoppiata la bomba e ci siamo subito mobilitati, noi “studenti antifascisti”.

 

 

Cosa ne sa dei continui scontri degli studenti di sinistra con le squadracce del MSI o dei neonazisti di Padova e delle altre città del Veneto?

 

 

Alla fine cosa ne sa Mannino per permettersi di banalizzare un episodio (senz’altro “minore” ma emblematico di un venticello neofascista che spira in questo periodo) che come minimo ci ha ricordato con quali personaggi i democratici italiani hanno a che fare?

 

 

Come si permette Mannino di usare il termine antifascista, lui che dell’antifascismo dimostra di non conoscerne il vero contenuto?

 

 

Come vede caro Direttore, non basta essere un giornalista professionista per capire le cose, occorre viverle.

 

 

Lei con la sua superficialità ha offeso i sentimenti di molte migliaia di persone, qui nel Veneto.

 

 

Conosco il suo sito e so che lei si batterà sempre perché (facciamo un esempio) “FORZA NUOVA” (neonazisti) possa avere la possibilità di dire la sua e di manifestare. Lei infatti dice: “Un vero antifascista non dovrebbe vietare mai”.

 

 

Ma lei cosa conosce del fascismo? I film? Vada a farsi un giretto dalle parti di Palazzo Giusti, a Padova, dove c’era la cosiddetta “Banda Carità”, specializzata nelle torture agli antifascisti. E comunque si ricordi che banalizzando qui e banalizzando là molte teste rasate cominciano a mettersi strane idee in testa, si allargano, intervengono nel "sociale", poi pestano, si infilano nei consigli comunali, pestano di nuovo, ecc. 

 

Non stiamo parlando di persone normali, stiamo parlando di gente che ha il busto di Mussolini e di Hitler in casa! Gente che ride quando parla dei campi di sterminio!

 

 

Caro Direttore, appurato che lei è un superficiale (spero che sia solo questo) la diffido ad usare il termine “antifascista” come fosse una gomma da masticare.

 

 

Giorgio Marenghi